Brano: [...]con la [...] idea. Prodi però racconta ai [...] spiegato a Di Pietro «che non [...] urgenza» e soprattutto «bisognava [...] maggioranza». E poi conclude: «La [...] Tonino è venuto da me con un [...]. Quando però è uscito [...] Palazzo [...] aveva le mani vuote. Tirate voi le conclusioni. Tutto bene dunque? Dopo [...] giorni scorsi torna il sereno [...] Difficile [...]. Forse quel che si [...] che la prospettiva di un nuovo gruppo Di Pietro [...] da ieri un [...] più lontana. Perché oltre a Prodi [..[...]
[...]o, [...] vede la foresta. Cade ogni attenzione verso [...] i programmi, le differenze politiche di sostanza. [...] della politica uccide, alla lunga, [...] suo contenuto. È un esercizio un [...] di andare a cercare dove siano i [...] questa bizzarra manifestazione della vita pubblica italiana. Il sistema dei media ha [...] sue colpe (come [...] per la [...] attitudine a semplificare e a [...] troppo spesso [...] piuttosto che [...] considerato troppo «noioso» e indigesto [...] un pubblico di lettori[...]
[...] mi ringrazino» Risposta a chi lo accusa di essersi appiattito su [...] «La coalizione deve poggiare su [...] pilastri: la sinistra e [...] del centro». Agli ex elettori della [...] «Non state alla finestra». E ancora: «Una parte [...] delegittimare Mani pulite è partito da [...]. /// [...] /// Il gioco di parole è [...] ma ha la [...] efficacia. Di fronte a «coppole» [...] ma anche giovanissimi al grido di «vai Tonino», [...] a voce alta delle prospettive del «centro», [...] neo senatore Di Pietro [...]
[...]etro, [...] comprensorio che dovrà [...] parlando, [...] «chiudere il cerchio» delle grandi [...] Ulivo, da un capo [...] dello stivale. Di Pietro dice che San Giuseppe Jato ha avuto un ruolo nevralgico persino [...] inizio della delegittimazione di Mani Pulite». Riferimento sottinteso, ma non [...] su questo si scatenerà poi la ridda [...] fratelli Salamone, che così fortemente si sono [...] suoi guai giudiziari, i suoi rovesci e [...]. E Di Pietro, sono [...] San Giuseppe Jato», perché [...] al di[...]
[...]opo, migliaia di persone nella [...] di Partinico. A Partinico i «moderati» [...] non sono pochi gli «ex [...]. Caso vuole che siano due [...] le prime cittadine [...] che hanno [...] e [...] dei «doveri [...] in una terra alquanto complicata: Maria Maniscalco, sindaco a San Giuseppe, [...] Cannizzo, a Partinico. Entrambe volitive, ovviamente invise [...]. Di Pietro non parla [...] quasi per principio. Sarà anche per questo [...] domande, le anticipa. Sono altrettante risposte lampo: «Dicono [...] s[...]
[...]alori di solidarietà [...]. Quali strumenti adoperano? «Il [...] giudiziario, gli interessi aziendali. Dispensano odio e disprezzo. È la sola politica [...]. Battuta folgorante per Fini, [...] che Di Pietro ha vinto nel Mugello [...] vinto anche un «manico di scopa»: «figuriamoci [...] loro, che invece hanno perso». Ironizza su quanti lo [...] suo italiano «zoppicante»: «Ma in Toscana, dove [...] purissimo, mi hanno capito subito». Questi sono paesi dalle [...]. Di Pietro, per arrivare sin [...] ha [...]
[...]cine e decine di [...] mafiosi. Forse non [...] più la Partinico di Danilo Dolci, [...] comunque continua a lavorare in questa terra, [...] Partinico descritta da Franco Ferrarotti, nel suo «rapporto [...]. Ma se Di Pietro [...] parti a sostenere la Maniscalco e la Cannizzo, Pippo Cipriani a Corleone, Nino Inzirillo a San Cipirello, Nino Di Lorenzo a Piana degli Albanesi, ciò vuol dire [...] chiusa definitivamente [...] epoca. Da Partinico, poi, a Palermo, [...] in serata [...] partecipa ad una manifestazione con Leoluca Orlando. Io non so cosa [...] so che qualcuno mesta nel torbido». Poi la giustizia: un [...]. Di Pietro dice che continuerà [...] contro la separazione delle carriere [...] per garantire [...] dei [...]. Non vorrei che qualcuno[...]
[...]care che [...] mossa dalla procura di Brescia nei confronti [...] non sta in piedi. La proroga è stata [...] che da più di un anno sono [...] che prende le mosse, [...] da quella frasetta di «Chicchi» Pacini Battaglia, [...] di Firenze. Il [...] di «Mani Pulite» diceva di [...] pagato per uscire pressoché incolume [...] milanese e alludendo al suo [...] Giuseppe [...] e [...] sosteneva: «Quei due mi hanno [...]. Poi rettificò: «Ho detto [...] sbancato» anche se quella «i», aggiunta al [...] troppo i[...]
[...]era stato [...]. Ma la procura bresciana ritiene [...] siano troppe le singolari coincidenze [...] banchiere svizzero. La corruzione, scrivono i [...] «potrebbe individuarsi nella [...] garantita al Pacini (indagato da Di Pietro per il filone [...] «Mani pulite», [...]. [...] anche la «grazia» concessa [...] direttore delle Ferrovie dello Stato Lorenzo Necci e [...] mai decollata [...] velocità», i treni [...] che avrebbero potuto [...]. [...] suggestiva, che però non [...] fatto che Di [...] in un [...]