Brano: [...]alle fondamenta la realtà del dominio e [...] per Fortini, è [...] realtà del mondo presente). In questo orizzonte. Fortini ha dovuto assumere [...] tipo moralistico e pedagogico: egli è stato [...] affascinanti maestri di pedagogia e moralismo «rivoluzionari»: [...] a «correggere» se stesso e gli altri, [...] «errore» che poteva insidiare i comportamenti intellettuali [...]. Rispetto alle posizioni culturali, [...] che sembravano contraddire il difficile movimento della [...] suo esito necessario, [...]
[...]cattolica ed è proprio [...] madre che il giovane intellettuale [...] il cognome a [...] dal 1940. Fortini compie gli studi [...] dove si laurea in legge (1939) e [...] (1940). In questo periodo ha [...] ermetico, divenendo amico di poeti come Mario Luzi, Alfonso Gatto, dello scrittore Vasco Pratolini. La [...] poesia nasce [...] ma già nel primo suo [...] di versi. Foglio di via (del [...]. [...] con Giacomo Noventa, la [...] letteratura e Riforma letteraria lo opporranno, in [...] severo rigore mo[...]
[...]] nel teatro universale della lotta e della [...] ossessivo alla violenza del mondo, quella attesa [...] assolutamente altro», destinato a bruciare tutte le [...] presente, abbiano dato luogo da una parte [...] a incongrue mitizzazioni di eroi e rivoluzioni [...] ostinata di tragiche catastrofi, e [...] a negazioni di interi [...] ad incomprensioni e censure intellettuali; lo sguardo [...] «finale» della politica ha finito per far [...] della quotidianità, del minuto scambio sociale, dei [...] comun[...]
[...]rdo [...] «finale» della politica ha finito per far [...] della quotidianità, del minuto scambio sociale, dei [...] comunicazione globale, [...] fisico, materiale, biologico di [...] vita normale di questo paese concreto. La tensione verso [...] rivoluzionario ha fatto sottovalutare la [...] ed ora, la concretezza dei [...] collettivi, le condizioni [...] ed esterno. [...] ad un mondo integrale [...] «separatezza» [...] (altra peculiare ossessione di Fortini [...] tanta «nuova sinistra») si è risolt[...]
[...] denuncia [...] delle «colpe» di chi non [...] fa conto si è trasformata in una sacralizzazione [...] in una rimozione verso le [...] condizioni e motivazioni sempre nuove e appunto imprevedibili; annunciare [...] tali termini la necessità della rivoluzione è equivalso a [...] ma anche a rifiutare ogni [...] di vero intervento sulle storture piccole e grandi della [...] società in cui si è comunque inseriti. Dietro la classicità della [...] Ma Fortini è stato anche poeta: nel suo essere [...] da un [...]
[...]d [...] spezzarsi, il moralismo va in frantumi. Dietro il rinvio al [...] piglio [...] si cela un tetro [...] nero umore di chi bene conosce la [...] la resistenza assoluta del presente; anche la [...] Fortini pretenderebbe di concentrarsi sulla rivoluzione e [...] linguaggio, ma nel suo fondo essa si [...] che è «dopo», che emana da una [...] facendo i conti della fine, e per [...] fine che non anticipa nulla, in cui [...] si azzerano nel momento stesso in cui [...] scena. Come suggerisce una poesi[...]