Brano: [...]Se [...] lecito individuare in [...] libro di Roberto Calasso [...] attivi di altri, che appaiono dotati di [...] extraterritorialità e in quanto tali informano [...] campo [...] essi vanno ricondotti alla [...] costante duplicità che [...] di Franz Kafka lascerebbe [...] intendere. Ad essere in gioco [...] caso, gli emblemi narrativi tramite i quali [...] si manifesta, le sue continue trasformazioni, metamorfosi, [...] corpo sulla pagina e che possono diventare, [...] (si tratta di materiali assai d[...]
[...]ntinue trasformazioni, metamorfosi, [...] corpo sulla pagina e che possono diventare, [...] (si tratta di materiali assai delicati), gli [...] di un corpus circoscritto, per quanto vasto, [...]. Pur [...] nella [...] indagine, [...] a due romanzi di Kafka, [...] completo, Il processo, e [...] incompiuto, Il castello, [...] non nasconde che è proprio [...] questi libri che il «pensiero» dello scrittore praghese giunge [...] suo pieno compimento. Prova di ciò è data [...] in altri testi [...] principal[...]
[...]si configura? A cosa rimanda? E come può essere commentata? Sono queste [...] domande che [...] si pone e alle quali [...] una risposta. Prima di ogni altra [...] che questa doppia esistenza assume principalmente dei [...]. Ci sono dei luoghi, [...] Kafka, [...] non possono essere compresi senza affrontare, appunto, [...] di reciproca opposizione. Nelle prime pagine di [...]. Calasso è rapido nel [...] al caso che lo riguarda: «Kafka nacque [...] dove la parte [...] la parte preponderante di [...] sempre più veniva ignorata e rinnegata. Del mondo si sentiva [...] nato dal nulla, senza che ormai si [...] la blasfemia di quelle parole». Se così stanno le cose, [...] assumerà i tra[...]
[...]del personaggio [...] nome di [...]. È un viaggiatore attratto [...] cui [...] è elemento costitutivo. È perennemente straniero, come [...] prossimo Karl [...] in America. Cerca di capire cosa [...] a lui. [...] il «costante protagonista dello [...] Kafka», deve la propria fisionomia alla consapevolezza che [...] è piena di pericoli, perché in essa [...] vita, le cui leggi [...] conoscere. È per questo che vive [...] una costante attesa. È sollecito a percepire [...] dal non visibile si trasmettono, [...]
[...] troppo tardi, così che [...] risulta inadeguata, e [...] diventa errore. Non può che essere [...] gaffes. Perché la [...] iniziativa si riveli efficace, [...] punto di contatto tra questi due mondi [...]. Questo elemento di raccordo esiste [...] di Kafka. È [...] un emblema, e può manifestarsi [...] varie forme. Ma avendo a che [...] non può che essere qualcosa di pericoloso. [...] del Processo, quando le [...] a casa di Joseph [...]. Il passaggio dal sonno [...] raccontato da Kafka in alcune righe biffate [...] romanzo: «La cosa strana è che, quando [...] al mattino, per lo meno in linea [...] cose allo stesso posto che avevano la [...]. Eppure nel sonno e [...] si è trovato, per lo meno apparentemente, [...] essenzialmente di[...]
[...]n può averla, [...] mondi sono, appunto, paralleli e non entreranno [...] anche se occasionalmente un varco può aprirsi. La [...] azione viene sempre un [...] prima, o un [...] dopo del necessario. Mai quando dovrebbe. A fronte di questa [...] a cui Kafka ha delegato le prerogative [...] scrittura si muove in un mondo che [...] appartiene. Egli sbaglia, perché si ostina [...] cercare di [...] quando [...] cosa da constatare sarebbe la [...] continua separatezza. Ci sono, è vero, [...] potrebbero [...[...]
[...]iuta». Ma esse non sono [...]. Vanno e vengono, agiscono [...] che [...]. Sono presenze occasionali, su [...] può fare affidamento. Del resto, la posta [...] molto, troppo alta, giacché [...] con cui il mondo [...] legami ha a che fare con la [...]. Kafka, che da essa [...] arriverà alla fine a [...]. Scriverà che «dopo il [...] essenzialmente uguali nella capacità di conoscere il [...] male». Il conoscere ha origine [...] e non può che generare il castigo, [...]. La conoscenza, essendo in [...] mond[...]
[...] non può che generare il castigo, [...]. La conoscenza, essendo in [...] mondo ulteriore, ha sempre a che fare [...] demoni, quelle presenze con cui [...] della Metamorfosi condivideva la [...] scrittore. Più di una volta Calasso [...] sul fatto che Kafka vada preso «alla lettera», e [...] sia proprio questa lettera a dover essere svelata nella [...] potenza. Diffida [...] di parole come «simbolo», canoniche [...] perché, ribadisce, tutto è simbolo [...] del Castello. In una delle [...] citazioni non[...]
[...]e «simbolo», canoniche [...] perché, ribadisce, tutto è simbolo [...] del Castello. In una delle [...] citazioni non desunte dallo scrittore [...] ma presa in prestito da Canetti, fa [...] la dichiarazione secondo la quale [...] necessario, leggendo Kafka, «tenersi il più stretto possibile alle [...] stesse dichiarazioni». Da ciò, e da altro [...] discende una scrittura che cerca di aderire in modo [...] al testo [...] nelle sue trasformazioni. [...] implacabile, che si configura [...] propria glossa[...]
[...]mente romantiche e ingenuamente ribelli. Sono la spina dorsale [...]. Decine i loro frammenti [...] là, come questo di Caterina Caselli: «Cercavo [...] la tenerezza che non ho / la [...] so / trovare in questo mondo stupido». Gli dèi e i [...] Franz Kafka Il saggio di Calasso, una grande [...] mondi» dello scrittore praghese Tutto è simbolo, [...] proprio perciò «va preso alla lettera». Un libro che evoca [...] Benjamin: un commento fatto solo di citazioni [...] è condotta su due [...] «Il [...] e «I[...]