Brano: [...]...] giorno o due nella Torino di allora: [...] Cinquanta potevi passeggiare, vedevi la città, oggi [...]. Perfino la balorda architettura [...] mi dà struggimento. Dichiarazioni di resa: «io [...] speranza, se qualcuno vuole [...] si accomodi». Paradossi: «nonostante la loro [...] e il nazismo non sono i fatti [...]. Sono mezzi adoperati da [...] Dio [...] maschere di voragini peggiori: la meccanizzazione della [...] alla tecnica». E immagini lancinanti: «Qual [...] la musica del Novecento? [...].[...]
[...]are dunque che, a [...] bel libro, altre prove possano esserci nel [...] che, ben lungi dalle truculenze a freddo [...] giovani colleghi, riesce ad accaparrarsi [...] di un lettore anche [...] poca pazienza con uno stile da «occhio [...] chi ricorda Dos Passos?) e un senso [...] memoria che, [...] danno luogo a un [...] polittico rappresentativo di momenti caratteristici di società [...]. Ci fosse un «Menabò» [...]. Ecco: un evento sportivo, un [...] aereo, un pestaggio in metrò, una quasi involont[...]
[...]...] fiaba, quella che sola può farla davvero [...] diventata sistema, dominio, orizzonte, totalità. FRANCO RELLA Ogni volta [...] libro di Ottavio Cecchi, uno degli scrittori [...] più appartati nel paesaggio letterario italiano, mi [...] ad un paradosso. Cerco di chiarire la [...] fronte al suo ultimo libro, Il caffè [...] Kant (Il Saggiatore, Milano 1997). Non esistono più personaggi, [...] Cecchi. Ma noi stessi, ogni [...] grumo di problemi. Il primo atto della [...] scrittura è dunque quello d[...]
[...]a quello che [...] ci racconta è che [...] a fondo nella ricerca del bene, più [...] nel male, più si cerca di oltrepassare [...] mistero, più ci si inoltra nel buio». Il buio che sta [...] ricerca di [...] e in quella di Cecchi, [...] terribile paradosso. [...] per vivere è costretto [...] ad affidarsi a una idea, [...] una fede, a una ideologia. È costretto a persuadersi che [...] sia la [...] vita; è costretto a costruire [...] retorica perché la [...] persuasione regga. È questo che ha [...] in[...]
[...]nascondeva fino ad annullarsi». /// [...] /// [...] è il suicidio che dura [...] vita; sottrarsi [...] è [...] al di fuori [...] forse nella follia, o comunque [...] una solitudine che è così simile alla follia che [...] si confonde con essa. Il paradosso di una [...] è negoziabile è un paradosso tragico. Ma Cecchi va ancora [...]. De Quincey, che accompagna [...] Serra, ha mentito. Quando ha parlato di Williams, [...] conferenza [...] come la più bella delle [...] non ci ha mai fatto vedere il volto [...]. Ne ha avuto paura, [...] volto s[...]