Brano: [...].] ragion [...]. E la negretta [...] ci sta benissimo. Ma poi arriva un [...] dei gelati, con una Tosca [...] che pedala, e scivoliamo [...] Roma, per forza, in parte. Resta un clima mediterraneo, [...] che ci rende subito remote quelle spinte [...] Brecht 1928, mezzo Valentin e mezzo Chaplin, [...] mezzo circo. Anche [...] Massimo [...] che incarna [...] Messer, è sì un mezzo Charlot, ostentatamente, ma rimescolato con una punta di un mezzo Petrolini. Discorreremo di un povero B. Chiunque può bene im[...]
[...]..]. [...] il ballabile più [...] e il corale più [...] il melodramma più [...] e la marcetta più cabarettistica, [...] prelievo più esotizzante e il barocchismo più erotizzante. Se ci sia parodia, [...] abbia da dire altrimenti, si discuterà finché Brecht [...] nelle sale, e cioè, spero bene, molto [...]. Perché, in ogni caso, [...] momento storico in cui Brecht e Weill [...] parlano a noi, parlano di noi, è [...] il nostro. Io, si capisce, parlerei [...] ma di travestimento. Ma io sono io, [...] niente. Non ho ancora detto [...] Polly di Laura Marinoni né del [...] (nonché [...] di Giulio Brogi, del Brown [...]
[...] questione della attualità vibrante o della inoffensiva classicità [...] della [...] consumistica o della [...] penetrazione didattica. E allora, in due [...] è evidente, non [...] niente di pertinente, e [...] e demistificante, di quello che questo Brecht [...] Weill, si capisce, [...] ci sparano in faccia. Perché, è vero, come suona [...] famosa addizione conclusiva, che, tra gli uomini, gli [...] stanno nella tenebra, e gli [...] stanno nella luce, e quelli che stanno nella luce [...] vedono, e que[...]
[...]..] genere umano, e fa risplendere di mille [...] meraviglie della più allegra e barbara finanza [...] abbia mai conosciuto, siamo, molto semplicemente, alle [...] più semplice e spoglia e inconfutabile realtà [...]. In una celebre nota, [...] 1929, Brecht scriveva: «A noi contemporanei non [...] spunti sociologici della [...] Opera. Come duecento anni fa, [...] un ordinamento sociale in cui quasi tutti [...] popolazione tengono conto sia pure nei modi [...] fondamenti morali, in quanto vivono non già[...]
[...][...] fondamenti morali, in quanto vivono non già [...] naturalmente, della morale». Come avvertono però Mac e Jonny, nel secondo finale, prima viene il masticare, e poi [...] viene la morale [...]. [...] è [...] in ogni caso. Nel febbraio del [...] Brecht aggiungeva, al riguardo, che [...] Opera [...] è «un tentativo di reazione [...] totale [...]. [...] mi sembra infinitamente più sciocca, [...] lontana dalla realtà e, nella sfera ideale, più bassa [...]. Come scrisse Adorno, nel [...] «vengono racc[...]
[...]ome scrisse Adorno, nel [...] «vengono raccolti i rifiuti [...] per dare voce ai rifiuti [...] società». Per inciso, il titolo [...] di John Gay doveva essere Gentaglia («rifiuti, [...]. E Adorno pensava, intanto, [...] clown. Non sarà un caso [...] brechtiana Del cantare le canzoni, possiamo leggere [...] deve soltanto cantare, deve anche mostrare uno [...]. Perciò «non deve sforzarsi [...] risalto al contenuto sentimentale della canzone (è [...] altri un cibo che abbiamo già mangiato?), [...] che so[...]
[...] straniamento. Capita tanto di rado, [...] si è deciso quasi in coro, e [...] lo straniamento non esiste. [...] sera si è visto, [...] al Teatro della Corte, invece, [...] non soltanto è possibile. È, anche, dato che [...]. E non soltanto alle [...] Brecht, si capisce. Alle prese con il [...] semplicemente. Per questa [...] specificità la [...] assurge a paradigma di riflessione [...] tutti i crimini [...] contro [...]. /// [...] /// Per questa [...] specificità la [...] assurge a paradigma di rifless[...]