Brano: [...]Bia, la nuora, vedova del figlio. Un senso di colpa [...] realtà quel rapporto lo ha reso felice, [...] al sacerdote a cui [...] di pentirsi solo «per dovere». A ciò si aggiunge, sul [...] del libro, una malattia, la lebbra, che Franz non [...] spiegarsi come ha potuto contrarre. Una malattia che nella Sardegna [...] dove è ambientata la storia, risulta «inverosimile, [...] e dei tempi antichi o del terzo [...]. Una malattia che però, paradossalmente, [...] da parte di Dio. Allora, in questa luce, [...]
[...]tato [...] Nobel per la letteratura. Nel dopoguerra ha insegnato [...] letteratura slava negli Stati Uniti ed è [...] polacca a Washington e [...] Parigi. Era tornato in Polonia [...] e viveva a Cracovia. Sostenitore del governo postbellico [...] a Varsavia, fece parte del corpo diplomatico [...] e il 1950. Nel 1951, deluso dal [...] a Berkeley, dove insegnò letteratura, scrisse poesie [...] polacco opere di lingua inglese. Tra le sue opere, [...] Italia da Adelphi, «Il cagnolino sul bordo [...] «L[...]
[...]Roberto Festi e Odoardo [...]. Data [...] di protagonisti, ci sia [...] rapida rassegna soprattutto gli italiani, la cui [...] con Antonio Rubino, e nel modo migliore, [...] grafico di questo autore si mostra netto, [...] forte propensione ad arricciarsi, a ramificarsi in [...] riempiti di nero, come [...] scacchiera ma in uno spazio curvo, [...]. Correggerei il riferimento al [...] speso per Rubino, dato che invece conviene [...] Art Déco, da porre in vicinanza a quanto [...] campo ceramico le Ditte Lenci e Rich[...]
[...]sé [...] alla tentazione [...] o a quella della [...] era mosso nella foresta totalitaria disincantata e [...] con le armi di un poeta, e [...] corporale non si era ingannato sulle trappole [...] epoca. Negli anni seguenti Milosz continuò [...] aggirarsi in quella [...] land che con una espressione [...] a William Blake aveva chiamato La terra di [...] il luogo dove [...] mutilato» della modernità si limita [...] sopravvivere, e arrivò a una sorta di pessimismo sul [...] quasi senza vie di uscita. [...]
[...] diventata filosofia era [...] solo attraverso la poesia, solo in quel [...] vigono le leggi [...] era possibile il suo [...] la corrente, di arrivare in un luogo [...] potessero essere nominate con il loro nome [...]. Ma per quali vie? Nei [...] di Ars poetica, Milosz parlò [...] con una sorta di splendido [...] che affermava negando: [...] stessa della poesia [...] qualcosa di indecente: / sorge [...] noi qualcosa che non sapevamo ci fosse, / sbattiamo [...] gli occhi come se fosse balzata fuori [...]
[...].] noi qualcosa che non sapevamo ci fosse, / sbattiamo [...] gli occhi come se fosse balzata fuori una tigre, [...] nella luce, sferzando la coda sui fianchi. Perciò giustamente si dice [...] è dettata da un dai mon, / [...] sostenere che debba trattarsi di un [...] e mescolando ironia a [...] con rassegnazione: «è lecito scrivere versi di [...] / spinti da una costrizione insopportabile e [...] speranza/ che spiriti buoni, non maligni, facciano [...] loro strumento». Ma proprio attraverso questo [[...]
[...]della modernità che Milosz ha attuato, e [...]. Attraverso tutte le forme [...] della poesia contemporanea, Milosz ha contrabbandato qualcosa [...] diverso da esse, ma [...] si espresso proprio nelle ferite e nelle [...]. In una poesia del [...] di Varsavia, aveva scritto di non [...] cantare per i morti, [...] sottostare al ricatto nichilistico della distruzione: «Sono [...] mondo / per diventare una prefica? / Io [...] i festini, / i boschetti gioiosi dove [...] Shakespeare. Lasciate / ai poeti [[...]