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Oggi esploriamo un paesaggio [...] racconto di un uomo che, appena [...] a convivere con il [...] il suo triplo. [...] che accompagna il testo [...] Tiziano Campi LO SCRITTORE [...] e la famiglia [...] del racconto che pubblichia-mo [...] è Manlio [...]. [...] è un drammaturgo na-poletano. Ha scritto numerose commedie [...] rappresentate sia in Italia che in altri [...] particolare in Francia e in Germania). I temi preferiti da [...] sono i rapporti [...] della famiglia, in particolare [...] e «malati» che carat-terizzano spesso le famiglie [...]. Protagonisti delle sue commedie sono [...] quasi sempre una madre e un fi-glio o un [...] e una sorella, o me-glio le difficili relazioni che [...] tra di loro. Tra i titoli più importanti [...] sue [...] teatrali, vogliamo [...] due: «Uscita [...] e «Regina ma-dre». Da poco, troppo poco [...] adattato a convivere con il mio doppio. Si comprenderà, di conseguenza, lo [...] e [...] che provai nel [...] faccia a faccia con il [...] tri-plo. Ma procediamo per ordine. Era una di quelle giornate [...] cominciano male: dolori alla schiena, vagotonia diffusa, e il [...] di una pratica [...] Tributi, più volte rimandata e [...] penalizzata da una multa in crescita esponenziale. E quel maniaco della [...] del mio doppio che non si decide [...] bagno libero! Mi faccio un al-tro [...] moka da tre, per un ammontare di [...] di tenere vispo e ricco di iniziative [...] appena raggiunto da un proiet-tile al [...]. E infatti le mani, [...] irrefrenabile tre-more, stormiscono come foglie al vento, [...] a portare a termine il montaggio degli [...] la caffettiera, e comunque non riesco ad [...] spolve-rata di miscela debordi produ-cendo uno sfregio [...] del fornello. [...] la spugnetta, maledi-zione! Laviamo subito, altri-menti chi [...] fobico di Doppio! È a tutti gli [...] co-niugale. Che però si usura [...]. Anche perché gli manca [...] che in non pochi matri-moni risolve i [...] allen-ta in una certa mi-sura le tensioni [...]. Non mi si chie-da [...]. Gradirei venire preso in [...]. I sostenitori del contrario [...] hanno incon-trato un autentico doppio, con il [...] interdet-to ogni tipo di effu-sione. Per [...] corto, con il doppio non [...] fa [...] si litiga soltanto. Il caffè, vivaddio, sta [...]. Non faccio a tempo [...] tazzina, la mia tazzi-na personale -Dop-pio vi [...] fondo un picco-lo adesivo con le [...] iniziali: ma, es-sendo anche [...] ha fatto che confondere le acque ancora [...] allo-ra si è reso necessa-rio praticare una [...] della mia; la [...] no, ha preteso che [...] così, a conti fatti sono solo io [...] di ferirsi il labbro, se non sta [...] a tempo, ripe-to, a versarmi il caffè, [...] porta. Chi può essere, a [...] della mattina? E lui: «Noi doppi [...] imbecille! Quanto è vero Iddio! E intanto tocca a [...] aprire. I doppi non aspet-tano [...]. Mi seguite? No, mi sca-valca a [...] pari e chiede diretta-mente di [...]. [...] da non [...]. Come se con le [...] io gli facessi perdere del tempo prezioso. Mi dà del creti-no, [...]. E così mi tiro la [...] sui piedi. Me la tiro, sissignore. Di-versamente, lui non avrebbe [...] farmi notare che non mi ha dato [...]. Schiumo di rabbia, ma [...] senso di evitare una scena-ta, là, sul [...] passo dalla tromba delle scale che, come [...] del resto, è fatta appositamente per strombazzare [...] -nella fattispecie i sette piani del condominio [...] mi ha preso in ostaggio e minaccia [...] mia proposta di riscatto. Dentro ragioneremo di tut-to». E me lo tiro [...]. La [...] voce portata, non-ché plastificata [...] mi investe come [...] non richiesta di quella doccia [...] ancora non mi è riu-scito di fare. Che verme! Che co-stui sarebbe venuto a [...] intendo. E recita la parte [...] si erge a docente in tema di [...] a suo dire sarebbero esclusi dalla pos-sibilità [...]. Vatti a fidare di [...]. So-prattutto del tuo! Ma Triplo è di [...] mi osserva, mi scruta. Ragionare? Con uno che [...] nella vita in maniera così sleale, così [...] Ec-co, [...] sto mettendo in mutande davanti a costui. Sempre la stes-sa storia. Laddove avrei potuto [...] giù per le scale, [...] pieno diritto. [...] senza nemmeno [...] la parola. Un caffè! Un caffè avvelenato è [...] un altro per sbarazzarsi di una presenza [...]. /// [...] /// E spudorata-mente, anche. Davanti alla fac-cia compunta [...] Triplo. No, io ho pensato [...] vero, preparato con tut-ti gli accorgimenti possibili [...] anche più buono del solito. Ecco: la vanità come [...] di-gnità. Che schifo! /// [...] /// Dio, quanto lo odio! Ma già, un amico di [...] bel tipo che da [...] sta rinchiuso nel mio bagno, [...] che lo trova interessante al pun-to da venire fin [...] a [...] può mai essere un campione [...] simpatia? [...] qualcosa mentre fini-sco di prepararmi», [...] Doppio [...] del bagno. E le sue parole, [...] minima sfumatura di delica-tezza, sono lame di [...] si piantano nella schiena mentre armeggio al [...] la miscela del caffè, con il filtro, [...] che si rifiuta di farsi avvitare. So comportarmi ci-vilmente, io! E [...] sono a mollo in [...] sudo-re: il sudore del pentimento. Perché mi sono scoperto [...] tanto banale? Perché ho rivelato a terzi [...] astiosa è il sale della nostra convivenza? Perché [...] i panni sporchi del mio risen-timento verso Doppio [...] Triplo? Bisogna essere davvero inetti per offrire [...] la crisi della propria [...] che, dal canto suo, cerca per [...] uno spiraglio attraverso il [...] detta coppia, e poi maga-ri prendere il [...] o di quel componente? Di questo o [...]. E già, chi ha detto [...] sia in pericolo proprio la mia testa? Potrebbe [...] la [...] di Doppio inten-do. Finora la mia natura [...] mi ha spinto a crede-re di essere [...] due, il de-signato [...]. È questa la prima [...] di [...] volgere in mio favore [...] delicato spareggio. Mentre bado al caffè [...] uscire mi godo la rara soddi-sfazione di [...]. /// [...] /// Mi basterà ricorrere al [...] innegabili doti di conversa-tore che non mi [...] a terra, [...] con cui ho appreso [...] ogni tipo di poltrona, avendo cura di [...] e poi tener-mi il ginocchio superiore con [...] dita incrociate, perché Doppio, decisamente più rozzo [...] indietro sulla via che mena [...] esca da un siffatto [...] tagliato fuori per sempre. In quel punto Doppio [...]. Che sgualdrina! Avverto addosso un senso [...]. Non so bene perché, [...] mi appare viziata da un che di [...] mi sento fortemente a disagio, di più: [...] affatto. Triplo deve essere di [...] avviso, è evidente. Come il co-bra in [...] incantatore, fissa [...] dietro il quale si [...]. /// [...] /// È immobile, quasi non [...]. Gli piacciono i [...] allora. Che lurido porco! Ma porco e ancora [...] che mi sono prefisso di conquistare a [...] la benevolenza di un simile gallinaccio! E ugualmente tor-no alla [...] «La [...] ideale per pranzare fuori por-ta. Conosco un ri-storantino, niente [...] tavoli sotto una [...] al chilometro sedici del-la. Un drappo nero mi [...] sugli oc-chi: non ci vedo più. Da Mem-mo, ho sentito [...] so-no sbagliato! È con me che [...] la prima volta. E lui appena può [...] primo venuto, non ha neanche quel minimo [...] per cambiare scenario, no: se non è [...] non si diverte. E in un lampo [...] allo stesso bicchiere e mi copro di [...]. [...] finito il suo [...] la folle paura di [...] se è pronto ad abbattere ogni barriera [...] e in favore di un estraneo [...] rassomi-glianza con noi non [...] a [...] dei nostri -che a [...] essere anche portatore sano di innomi-nabili flagelli. Sento [...] fenico sotto la lingua. Ma non mi posso [...]. Sarebbe co-me [...] a nozze, quei due. Ne parlerebbero fino al [...] giorni. /// [...] /// E io non sono [...] ridere di me due esseri immondi come [...]. Un momento, un mo-mento! Quello è il mio [...]. Ma un istante più [...] so dire come e perché -sen-to la [...] insiste con [...] disgustosamente que-rulo di chi [...] mendi-care perfino le mortificazioni: [...] con voi, non vi [...]. Pagherò io, per tutti [...]. E mangerò a un [...] se voi volete parlare a [...]. [...] con voi, vi scongiuro, non [...] lasciate so-lo in casa. Vi scongiuro! Mi co-pro gli occhi [...]. Sento sbattere la porta [...] loro voci allontanarsi giù per i vari [...]. /// [...] /// E la trom-ba della [...] trom-ba che si rispetti, dilata quel lo-ro [...] di me. Lo dilata fino al diapason [...] oltre addirit-tura. Soltanto allora mi avvedo [...] in ginocchio. Mi sollevo a fatica [...] aves-sero fatto [...] di vec-chiaia nelle giunture. Con passo di automa [...]. Perché? Ma perché non [...] è palese. Al mio appa-rato autolesionistico [...] dichiarare del tutto appagato, [...] strazio: la vista di quei due, Doppio [...] Triplo, [...] sgam-bando giulivi escono dal cortile e dalla [...] neanche la delicatezza di voltarsi indietro per [...] a chi in de-finitiva ha permesso loro [...] via appaia-ti. Una gelosia livida, bitumino-sa [...] cui è lastri-cato il cammino che conduce [...] fruga nelle viscere. E non è sufficiente [...] considerazione che non ci sarà vero e [...] che tra doppi (i tripli sono sol-tanto [...] doppi) non si arriva mai ad effusioni [...]. Rimango alla finestra fin-ché [...] buio. Ma non li ve-do [...]. Possibile che si siano [...] Sento [...] che mi mancheranno. Sia [...] che [...]. E molto anche. Cor-ro allora alla tromba [...] grido. Sì, proprio co-sì. Nella speranza che la [...] una volta il suo dovere nel più [...]. Poi me ne andai [...]. Senza mettere niente sotto [...]. Non ne avrei avuto [...] né la forza, del resto. Era andata ma-le fin [...] ho già avuto occasione di dire: dolori [...] diffusa, e il rovello di quella cer-ta [...] Tributi, che neanche quel giorno sarei riu-scito a [...]. Manlio [...] I viaggi di Campi Tiziano Campi [...] nato a Lucca nel 1953. Vive da sempre a Sarzana, [...] Li-guria. Ma anche a Milano, perché [...] incisione [...] di Bre-ra. Campi realizza per lo [...] e spazi nei quali riversa alcuni motivi [...] dei viaggi e della [...] infanzia. Nella titolazione dei suoi lavori [...] anche col suo nome: [...] senza [...] e [...] sono, rispet-tivamente, i titoli della [...] prima per-sonale [...] (presso [...] a Vero-na) e [...] chiusasi due giorni fa allo Studio Cavalieri di Bologna. Ha esposto, tra [...] alla collettiva [...]. [...] presso la Promotrice di Torino, [...] alla mostra dal titolo [...]. Vatti a fidare del [...] Doppio [...] Autoritratto di un corpo Anche Tiziano Campi gioca spes-so con il [...]. /// [...] /// Che può essere [...] corpo che ricalca, e si [...] con la propria terra (la cartina della Liguria). Oppure può essere un [...] ossia le 600 monete [...] faccia stampata. Le ha esposte nel [...] di Cassino [...] curata da Bruno Corà. In [...] Campi, [...] monete in cerchio, [...] lo spazio, tutto femminile, della [...] il mausoleo di una matrona romana. Con Aldo Grazzi [...] in Umbria [...] di «Viaggiatori sulla Flaminia», [...] al 30 agosto e disseminata tra Trevi [...] Spoleto. Ai due è toccato [...] Ponte Sanguinario: due arcate di un ponte ro-mano che [...] sotto una piazza di Spoleto. [...] Campi si è riprodotto 12 [...] mettendo in bilico su assi di le-gno altrettante grandi [...] in [...] è al martirio dei cristiani [...] forse, anche a quello dei tossici. Presentando la mostra, tenuta a Spoleto nel [...] , Aldo Iori ha ben [...] la genesi dei lavori di Campi: [...]. Coloro che non si [...] nel duplicato di se stessi, ignorano fino [...] di intolleranza giunga questo . /// [...] /// Coloro che non si [...] nel duplicato di se stessi, ignorano fino [...] di intolleranza giunga questo . (0) (0) ![]()
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