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Ed è un modo [...] ho imparato dal cinema italiano. Il resto si crea [...]. Nel ti-pico modo di [...] questo è più dif-ficile. A Hollywood ti dicono [...] la macchi-na da presa. La metti dove [...] scritto e non la muovi [...]. Questa è una cosa [...] in Italia, ma in Europa. La creatività sta nella [...] sta nella luce, nella emozione che tu [...] in un luogo». Molti dicono: non nascono [...] nascono più Antonio-ni, non [...] Rosio [...] DeSica. [...] «Io avrei una risposta im-mediata [...] non vorrei offen-dere nessuno. Non nascono più grandi [...] né in America, per [...]. La televisione ci ha [...] di esprimerci in modo diverso , ha [...] del cinema. Il regista, quando io [...] come un pittore davanti a una tela [...] esprimersi come voleva. Di cambiare, di cancellare, [...] Il regista, adesso, ha di fronte a sé [...] occupata, piena di co-lori . Deve togliere, togliere, togliere, [...] in que-sto quadro solo ciò che gli [...] quello che vuole raccontare». Come rivedi il tuo [...] «La differenza fra me e i miei [...] oggi è una sola. Io sono stato più [...]. Ho avuto la fortu-na [...] con la voglia, il desiderio di espri-mersi, [...]. Ti faccio un esempio: [...] sono andato, per la prima volta, a [...] Cappella Sistina. Dopo 40 anni ho [...] di essere [...] diretto-re di fotografia invitato [...] Michelangelo dopo il re-stauro. Ho avuto la possibilità [...] le mani le im-magini che avevo visto [...] che ho amato, che mi hanno dato [...] di conoscere la differen-za dei colori. Sono nato figlio di una [...] dunque in mezzo ai colori. Ma guarda ca-so, ho [...] in bian-co e nero. Però, attenzione, i colori [...] del nero sono migliaia di colori, mi-gliaia [...] grigi, di neri. Sì, ho avuto un [...]. Ho incontrato i grandi [...] or-mai famosi nel mondo. Ma a chi devo [...] Primo, al mio padre che era un ope-raio. Ha sempre combattuto contro [...]. Ha incon-trato, in prigione, [...] gli regala-vano libri che lui ha portato [...] ai suoi figli. Quan-do io sono cresciuto [...] leggere cose che erano proibite in Italia, [...]. E poi, mia madre: [...] tu devi avere un abito [...] una camicia ben lavata, cinquanta lire in tasca, due [...] e andare dove [...] cultura. Tu devi andare lì [...]. Mia madre era una fioraia. Un fioraia che mi [...] colori. E mi ha insegnato [...]. [...] Bergman dice che il [...] è il co-autore [...]. Io stavo girando un [...]. E accanto al piccolo [...] dove [...] noi, Bergman stava preparan-do [...]. Ci siamo in-contrati, presentati. A quel tempo io avevo [...] fatto [...]. Bergman ha det-to una cosa [...] e importante. Io ci ripenso sempre. Ma devo fare un [...]. Il pri-mo film che [...] direttore di fotografia , con Antonioni è [...]. Avevo già lavorato con [...] come diretto-re di fotografia. Antonioni, prima di girare [...] aveva visto alcuni docu-mentari a [...] del la-voro mio, [...] Elio Petri, Pasolini. Antonioni ha guar-dato con [...] deci-so di fare suo film a colori. E mi ha detto: [...] Ho [...] di luce, di atmosfera, di colore, molto [...] parole e della sceneggiatura. Questo sarà il mio primo [...] a colo-ri. Ho visto il tuo [...] pensato che possiamo lavorare [...]. Da allora mi ha [...]. In tut-ti i film [...] con lui mi ha sempre chiesto di [...] primo istante, fin dalla lettura della sceneg-giatura. A tutta la parte [...] lavoro. E così è sta-to [...] altri registi con cui ho lavorato. Ecco che cosa mi [...] Bergman : [...] scrittore scrive cose che [...]. Il regista decide che [...] di questa sto-ria. Ma il [...] si [...] di-pende dalla possibilità di [...] il colore, di mo-strare fisicamente personag-gio. Si può distruggere tutto [...] sbagliata. [...] della fotografia è il [...] scrittura e alla [...]. Ecco, Bergman mi ha [...] di capire ciò che stava facendo». Il cinema italiana, nella [...] è sempre stato «sociale», legato a eventi [...]. [...] di storia italiana del dopoguerra [...] «Possiamo cominciare con [...] Città [...]. Questo cinema fa parte [...] Storia [...]. Non vorrei fare un [...]. Ma la realtà sociale [...] sempre dentro le cose impor-tanti da dire, [...] più belli, i cambiamenti della cultura. Oggi [...] la battuta fa-cile. Non è che noi, [...] di allora, non abbiamo usa-to la battuta [...]. Ma [...] sempre una conseguenza im-portante dal [...] di vista so-ciale». Autori giovani, in Italia, [...]. Come li giudichi, a [...] «Ritengo che i giovani ita-liani, oggi, hanno [...] ad esprimersi con sincerità, con libertà. Non è che manca [...] espri-mersi. Ma ci sono impedi-menti [...]. Dove sono i produttori [...] au-tori? Negli Stati Uniti [...] più possibilità di fare [...]. Pe-rò, anche lì, non [...] giova-ni registi americani abbiano la libertà di [...] argomento con grande facili-tà. Perché? Perché le grandi [...] cercano il successo di cassetta, non la [...]. Certo, puoi fare un [...] effetti speciali. Sei bravo a [...] Benissimo. Vuoi fare un film su [...] scon-volgente storia di sesso? Pa-dronissimo. Parlare di cose ve-re, [...] Non [...] altrettanto fa-cile. Per tornare ai nostri [...]. Fanno il loro film [...]. Stanno anche degli anni [...]. [...] già detto, questo ac-cade anche [...] Stati Uniti. Fuori dai grandi studi, [...] così facile lavorare. E, secondo me, questa grande [...] è dovuta al fatto che [...] una lotta continua fra il [...] e la televisione. Una co-sa impone [...] un certo ti-po di [...] dire sto-rie facili da vedere, più mu-scoli [...] azione che idee. Perché un simile film [...] al ci-nema? Ci vado [...] da [...] espedienti. Ti faccio uscire di [...] fatto un film talmente co-lossale , su [...] gigantesco, con così sorprendenti effetti speciali, che [...] venire al ci-nema. Il cinema sta attraver-sando [...] faci-le. Però, io devo dire [...] in Italia e in Euro-pa. Alcuni giovani sono riu-sciti [...] molte belle». /// [...] /// Il cinema italiano va [...]. Ma appare ancora fra-gile. Qual è la strada [...] nuovo una stagione di grande [...] «Intanto il ritorno del [...] vuol di-re meno spazio per i film [...]. O almeno è una ten-denza. Bisogna ricordare che , [...] molti film ita-liani non sono riusciti nean-che [...] nostri cine-ma. Ancora adesso molti gio-vani [...] film che restano nelle sale [...] giorni, a Roma, a Milano, [...] scompaiono per sempre. Ma altri si sono [...] crea un nuovo pubbli-co. Forse è questa la [...]. O lo spero». [...] «Non mancano i soggetti, né [...] idee, né le persone. Biso-gna liberare i giovani, [...] esprimersi libera-mente. Non si può dire: [...] fare questa tua storia però solo se [...] e così. Ci vuole un produttore [...] Ecco io mi assumo un rischio, facendo fare [...] un giovane autore che nessuno conosce, e [...] bravo. Ma avrà la pos-sibilità [...] film in una sala cinematogra-fica? Questo è [...] sbarramento, la distribuzione. È molto difficile far [...] in Italia, perché solo al-cuni produttori hanno [...]. Le usa-no, naturalmente, solo [...] che hanno prodotto o [...] loro. Perciò se uno è [...] giro, nelle sale non arriva. Un esempio? Un giovane [...] il suo film senza sa-pere se avrà [...] la pos-sibilità di [...] fare circolare il suo [...]. Il produttore riesce a [...]. Il giovane gira il [...]. Il pro-duttore lo ama. Che cosa manca? Manca [...]. Il pro-duttore va dal [...]. Ma il distributore ha [...]. Il film non esce. Nel mi-gliore dei casi [...]. Alice [...] In alto Carlo Di Palma [...] Woody Allen durante le riprese di «Radio [...] accanto una scena del [...] Mia Farrow. /// [...] /// Alice [...] In alto Carlo Di Palma [...] Woody Allen durante le riprese di «Radio [...] accanto una scena del [...] Mia Farrow. (0) (0) ![]()
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