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Ai tempi degli illuministi, a Parigi [...] provato. [...] provato, litigando, [...] o dietro le quinte, mostrando [...] diavolo, talvolta [...] con la gente che tumultuava [...] sul collo. Furono forse troppo lenti, [...] mesi, densi di avvenimenti e colpi di [...]. Ma erano alla fine [...] nuova Costituzione, che salvava capra e cavoli. Nessuno ne era particolarmente [...]. Gli sconfitti schiumavano di [...]. I simboli del vecchio [...] questo compromesso venivano, per carità di Patria [...] rotto della cuffia, ci sputavano sopra apertamente [...] di nascosto, anziché accendere un cero per [...] avrebbero dovuto. /// [...] /// Seguì [...] tanto da far quasi dimentica-re [...] parentesi come secon-daria. Eppure, gli storici ora [...]. Sono convinti che, in [...] po-tuto funzionare. Anche perché ad essa, [...] novità che introduceva ci si sarebbe dovuti [...] ritornare anche nei [...]. Il lettore avrà a [...] che non parliamo della Bicamerale di Massimo [...] ma [...] il 4 maggio [...] Generali, poco do-po si [...] a Parigi come as-semblea nazionale e, prima [...] settembre 1791, diede alla Francia la [...]. In sostanza quella costituzione non [...] mai applicata. Era nata morta. Il compromesso su cui [...] uno Stato nuovo, moderno e democratico, conservando [...] ele-mento unificante, fallì. Per molte ragio-ni. Ma soprattutto perché i [...] erano pro-prio i principali [...] il re Luigi X VI e la Regina Maria An-tonietta. Vi erano stati trascinati con-trovoglia, [...] su-bita con avversione anche quando [...] fatto finta di [...] come quan-do il Re si [...] la coc-carda rivoluzionaria tricolore. /// [...] /// Ma in sostanza non [...]. Qual-cuno li aveva convinti [...] che gli offrivano il compro-messo, i [...] i [...] i [...] i [...] che pure parlavano in [...] moderati di Robespierre e Saint Just, gli [...] festa o [...] lasciata fa-re. Alla prima occa-sione il [...] ri-schiare il tutto per tutto, di scappare [...] raccoglie-vano eserciti [...] per schiacciare la rivoluzione [...] e quale alla solfa [...] regime. Si sa come andò [...] fer-mati e arrestati a [...] poi oltre al trono [...] testa. Anziché un governo sta-bile [...] li-vello politico, un tavolo di regole del [...] Francia co-nobbe il Terrore, la Guerra, il Diretto-rio, Il [...] Brumaio di Napoleone [...]. Ma la cosa straor-dinaria [...] lavoro di quella prima costituente sia sopravvissuto [...] drammatici e noti avvenimenti successivi. Han fatto il loro [...] della Bastiglia e del Palazzo [...] i Giacobini e le [...] e la democrazia popolare diretta, le barricate, [...] Comitati [...] salute pubblica, la ghi-gliottina, i gulag e [...] esecuzio-ne. Restano, più pre-ziosi che mai, [...] li-bertè», i principi della dignità [...] dei diritti fondamentali [...] la laicità dello Stato, e [...] de-mocrazia rappre-sentativa, fondata su regole precise. Su questo parlavano e [...] scannavano i «costi-tuenti» del 1789. Certo, in una Francia [...] convulsioni profonde, qualcuno era con-vinto che si [...] cose an-cora più terra terra, elementari. Come il primo ministro [...] che nelle pri-me sedute cercò [...] attirare [...] dei deputati sul tre-mendo debito [...] dello Stato [...] della ban-carotta e sul siste-ma [...] imposte, [...] male perché quelli inve-ce volevano [...] parlare an-che [...] se si presta fede alla [...] di [...] figlia, Ma-dame de Stael. Nel giro di po-chi mesi [...] e appro-varono riforme davvero epoca-li come [...] del sistema feudale, la dichiarazione [...] di-ritti [...] la costituzione civile del clero, [...] degli ebrei. Detronizzarono di fatto il [...] dominio [...] e il dispotismo [...] per sostituirvi, il principio [...] com-posto di individui, ciascuno dei quali [...] altri in-dividui, è soggetto alle stesse leggi. Si arrampicarono sugli specchi [...] tutto questo con la perma-nenza [...] della mo-narchia. Discussero con passio-ne anche di [...] temi, come [...] della pena di mor-te, senza [...] e [...] della giustizia. In-trodussero per la prima [...] universale, anche se limitato per censo (dando [...] ai poveri e ai lac-chè, creiamo una [...] nobili che servono direttamente, la curiosa argo-mentazione). Si attardarono parecchio sulle [...] democratico. Arrivando, per demagogia, a [...] nessuno dei costituenti po-tesse essere rieletto [...] successiva. /// [...] /// Ma [...] della storia fece sì [...] un fallimento nascessero le basi della politica [...]. Anche se ci sarebbero [...] secoli [...] ce ne rendessimo conto. Tra i primi ad [...] è stato Francois [...] il grande intellettuale francese deceduto [...] scorso, curato-re di una avvincente raccolta degli oratori «costituenti» [...] collezione de La Pleiade. Fu lui a rendersi [...] parte, se si vuole più prosaica, ma [...] del-la Rivoluzione francese, era sta-ta sottovalutata. Possiamo [...] ancora il perché. Sappiamo che [...] avrebbe avuto una av-versione istintiva, [...] disprezzo viscerale nei confronti della democrazia parlamentare, rap-presentativa, corrotta [...] dena-ro dei borghesi [...] di Balzac o dei «filistei» [...] Marx. E che nel [...] questo disprezzo sarebbe stato [...] Lenin (che non ha dubbi che la dittatura [...] «mille volte più democratica» del par-lamentarismo «borghese»), [...] e dalla più breve [...]. Sta di fatto che [...] fine di questo secolo, dopo esserci cullati [...] tanto con illusioni di ogni tipo su [...] dei consigli, e così via, per-ché si [...] non [...] alternativa alla democrazia prosaica, [...]. Persino nelle aree sinora [...]. /// [...] /// [...] Nella Francia di duecento [...] e rivoluzionari volevano darsi un governo solido [...] Ma il loro compromesso non resse La Bicamerale [...] «La morte di Marat», il celebre dipinto [...] David [...] di fondare un Stato [...] conservando la monarchia nella realtà nacque morta IL FASTIDIO [...] e del Novecento per la democrazia parlamentare [...] quel fallimento SHAKESPEARE DEL GIORNO «I padri [...] LORD BAR DOLPH: Tutti noi siamo coinvolti in questo [...] Sapevamo [...] avventurarci in acque così infide che avevamo [...] dieci di [...] eppure abbiamo osato per [...] avremmo potuto [...] abbiamo soffocato il pensiero [...] e probabile, ed essendo stati travolti, osiamo [...]. Su, [...] tutto [...] corpo e beni. Traduzione di Giorgio [...] Dopo il successo americano, [...] Italia due nuove edizioni del «Manifesto» di Marx [...] Engels Un [...] si aggira per [...] il comunismo GABRIELLA MECUCCI Ogni [...] pagine dedicate ai libri e al mondo [...] «LO SPETTRO del comuni-smo non si aggira più per [...]. E «i proletari di [...] anziché far tremare le classi dominanti perché [...] perdere che le loro [...] in ritirata: [...] partiti si occu-pano e [...] dei ceti medi), e, quanto alla loro [...]. Eppu-re, nonostante la celebre [...] famosa chiosa de «Il Manifesto» di Marx [...] Engels [...] ormai inattuali, quelle poche cartelle sono [...] a [...]. Che direbbero i loro autori [...] sa-pessero che [...] di grazia 1998 quel loro [...] e apodittico scritto non è stato discusso da [...] operaia, nè è stato censurato [...] borghesi, ma è stato presentato nel corso di una [...] di moda? E le [...] potenza capitalistica del mon-do, «Il Manifesto», in questa ricor-renza, è diventato un vero [...]. Gli Stati Uniti, come [...] il «là», ma anche la vecchia Europa [...] le [...] odiato del mondo. In Italia si sono [...] case editrici che ci regalano preziose ristampe. La prima è quella [...] Rizzoli [...] introduzione dello storico marxista Eric [...]. Hobsbawm, e la seconda [...] Einaudi [...] prefazione e [...]. Delle previsioni sbagliate e di [...] discute ormai da tanti [...] anni che gli [...] a [...] o contro [...]. Gli errori sono evidenti [...] ma -come non ricono-scere -che quel libretto [...] quanto il capitalismo potesse essere rivoluzionario. [...] vero, che nella società postindu-striale Cipputi e una figura [...] è stata protagonista del Novecen-to: [...] grandi riforme [...] sono lì a [...]. Il co-munismo è stato [...] imploso. [...] fortuna visto le socie-tà che [...] prodotto. Ma le previ-sione di [...] mondia-lizzazione, [...] sul mercato della forza [...] ancora lì a dimo-strare che «Il Manifesto» [...] da leggere anche oggi. Non pro-getta più il [...] ci for-nisce tuttora qualche spiegazione sul nostro [...] recente passato. Ma quel saggetto che [...] in due ristampe in libreria è anche [...] per-ché sa alternare i toni apocalittici con [...] un bel pezzo di oratoria politica, di [...] da far dire a Umberto Eco: «Se [...] capitalistica intende vendicarsi dei fastidi che queste [...] le hanno procurato, esse dovrebbero essere religiosamente [...] nelle scuole per pubblicitari». E non è detto [...] fatto. Leggete «Il Manifesto», dunque, per [...] parziale attualità, per la [...] straordinaria inattualità e, so-prattutto perché [...]. /// [...] /// Leggete «Il Manifesto», dunque, per [...] parziale attualità, per la [...] straordinaria inattualità e, so-prattutto perché [...]. (0) (0) ![]()
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