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Inutili finora i tentativi di Ahmed di far intervenire qualche autorità. /// [...] /// Infatti, è proprio questo [...] ragazzine: «I nostri genitori sanno parlare [...] cono-scono gli usi e [...] loro pae-se. Noi invece abbiamo trascorso [...] Italia, conosciamo solo la lingua italiana». /// [...] /// Il vero problema riguarda le [...] figlie: come si potrebbero trovare be-ne tornando in un [...] che ormai non è più il loro? Per quale [...] dopo [...] lavorato [...] onesta-mente, senza mai [...] avuto proble-mi con la legge, [...] trovo costretto a dover prendere una decisione così drammatica [...] il futuro della mia famiglia?». /// [...] /// Cioè probabilmente per anni. Ahmed non è in [...] la famiglia con uno stipendio decurtato. Per me e per [...] un fal-limento, ma comunque sopportabi-le. /// [...] /// Questo, Ahmed non lo [...] sa-pere che, per la legge italiana, risul-tava [...] auto, con tasse di circolazione non pagate [...]. /// [...] /// Il punto è che per [...] legge italiana la vendita [...] di una vettura va sempre [...] se ciò non è stato fatto, [...] risulta ancora del suo proprietario [...]. /// [...] /// Una cifra enorme per [...] e soprattutto una richiesta incompren-sibile, visto che Ahmed [...] al corrente di alcuna infrazione . /// [...] /// La [...] la società che riscuote [...] notificava una ri-chiesta di pagamento per tasse [...] versate per un am-montare di 18 milioni. /// [...] /// Crede-vo che tutto fosse [...]. Invece, due anni fa, [...] che lo colpì come un fulmine a [...]. /// [...] /// Naturalmente le vetture uscivano [...] italiana, e una volta vendute in Marocco [...] Motorizzazione marocchina. /// [...] /// È un sistema che [...] miei connazionali emigrati in Francia. /// [...] /// Con un solo sbocco per [...] in Marocco. Qual è il problema? Ce [...] lo stesso Ahmed. Poi con quelle tornavo [...] Marocco: [...] rivendevo le vetture per dare il ricavato [...]. /// [...] /// Dove, qualche anno dopo, nacque [...] terza bambina. Ma oggi che [...] fra la famiglia di Ahmed [...] nuova cit-tà è riuscita, [...] sue tre figlie parlano la nostra lingua, [...] cattolica, insomma «so-no» italiane, un incredibile vicenda [...] trasformare questa bella vicenda umana in un [...]. /// [...] /// Allora Ahmed capì che [...]. Portò la moglie e [...] nella città romagnola. /// [...] /// A Raven-na si trovò [...] ebbe un la-voro in regola, in una [...]. /// [...] /// Fare il [...] fu il suo primo lavoro. /// [...] /// Ahmed venne dal Marocco [...] nel 1976, fa come molti [...] connazionali. /// [...] /// Il padre, Ahmed, po-trebbe [...] a tor-nare in Marocco e per loro, [...] sentono italiane, sarebbe una tragedia. /// [...] /// Bimbe marocchine rischiano [...] «Non [...] ci sentiamo italiane» Seminario Nazionale [...] 20 settembre [...] fondamentali della Legge sul Governo [...] Programma lavori: Il Seminario [...] la Direzione del [...] Botteghe Oscure, 4 -Roma) Sono [...] Assessori [...] di Comuni, Province e Regioni, Consiglieri Regionali, Responsabili Ambiente e Territorio Direzione Pds Dipartimento Ambiente [...] Territorio Giovedì 19 settembre ore 18. /// [...] /// Distrutti, ancora: gli 8 ponti, [...] le 6 [...] sinfonica, i 4 cinema, le [...] biblioteche e i 2 musei esistenti. Il padre non può pagare [...] multa. /// [...] /// Le altre sono tutte [...]. Le moschee erano 15. /// [...] /// Di 3 chiese cattoliche, 2 [...] distrutte, una danneggiata. Distrutta anche la chiesa [...] la sinagoga. /// [...] /// Scuole e università: quelle [...]. /// [...] /// Tutte le industrie e [...] artigiane sono state distrutte. /// [...] /// Il grado di distruzione [...] del [...]. Sulla città sono piovute [...] granate. /// [...] /// Quelli feriti sono [...] di cui 500 bambini. Gli invalidi sono 3. Le persone che sono [...] campi di concentramento sono [...]. /// [...] /// I civili morti sono [...] cui 250 erano bambini. /// [...] /// Dalle donne per Mostar». ALESSANDRA [...] Tutte le cifre prima [...] guerra Le cifre di Mostar nel [...] e quelle di Mostar [...]. /// [...] /// Sono fotografie e racconti [...] madri che ora stanno lavorando per ricostruire [...] le loro vite, raccolti in un libro [...] Cooperazione [...]. Titolo: «Questa guerra non [...]. /// [...] /// E sorrisi duri da [...] tutti i ponti di Mostar che non [...]. /// [...] /// [...] e le altre «Ricominciamo [...] Mostar» Rovine, lavatrici, tombe, partite di pallone, invalidi, piedi [...]. /// [...] /// Non so vedere nessuna [...] lui per la guerra, adesso gli piace [...] macchinine e con altri giocattoli, da quando [...] space non ho notato [...] lui, ma è entusiasta di andarci. /// [...] /// Non vuole parlare della [...] dice: «Mamma non ne parlare», lui guarda [...] ma non vuol parlare. /// [...] /// Lui si ricorda spesso [...] espulsi da [...] portò una lattina con [...] da bere alle persone che avevano sete, [...] quando parla di quel fatto. /// [...] /// Malik non giocava mai, [...] di calma camminava [...] e indietro nella [...] ma si svegliava al suono di de-tonazioni. /// [...] /// Divenne isterico, gridava, saltava, [...] è calmato. [...] portato da uno psicologo [...] che il bambino non ha ri-cevuto conseguenze [...]. /// [...] /// Un giorno Malik ha [...] del padre, giocava con il fucile, [...] è partito un colpo [...] la nonna. /// [...] /// Malik piangeva molto e [...] si sparava, ha visto morire la zia [...] casa e per questo ebbe uno shock, [...] un angolo, per lungo tempo non riuscì [...]. /// [...] /// Non ho il tem-po [...] miglioramenti in lui, perché a casa [...] sempre tanta confusione e [...] occupa-ta con altre cose. Malik, nato il 24-4-89. Ho due bambini Malik [...] siamo in quattro e [...] molto gravi, [...] è stata in gran [...] un in-cendio, non [...] pavimento e solo qualche [...]. /// [...] /// Durante la guerra ci [...] volte. /// [...] /// [...] mandato al [...] space proprio perché lo [...] questi ragazzi. /// [...] /// Il piccolino me [...] raccontato quando è tornato [...] ho vietato di stare con loro, ma [...] loro abitano nello stesso appartamento con noi. /// [...] /// Recentemente [...] ha avuto una brutta [...] ragazzi più grandi di lui, gli hanno [...] hanno cercato di abusare ses-sualmente di lui, [...] non ci sono riusciti perché sono molto [...]. /// [...] /// Lui ricorda i bombardamenti, [...] ma penso che niente di tutto que-sto [...] conseguenze, ne parla abbastanza con normalità. Io non avevo molto tempo [...] durante la guerra, il mio [...] scopo era soltanto quello di [...] vivo. /// [...] /// Di sera ha paura [...] solo, si ad-dormenta e poi si sveglia [...] di dormire con noi, ma dorme poco, [...]. /// [...] /// Il momento più difficile [...] quando [...] aveva fame e chiedeva [...] io non avevo niente da [...] lui non ca-piva cosa [...] era piccolo, era troppo piccolo per [...] capire la violenza. /// [...] /// A Mostar mentre [...] i bombarda-menti, uscivo con [...] che non voleva separarsi [...] prendere [...] a cercare il cibo [...] sotto le granate e gli spari dei [...]. /// [...] /// Prima che iniziasse la [...] e mu-sulmani ritornammo a Mostar. /// [...] /// Quando è scoppiata la [...] cetnici siamo andati a Pula perché io [...] in quel periodo a Mo-star [...]. /// [...] /// Mio marito ha lasciato [...] fa e adesso fa il meccanico, io [...] caffè per pochi soldi, vivia-mo grazie ai [...] mia fami-glia mi manda [...]. /// [...] /// [...] nato il 10-5-90. Ho un so-lo bambino, [...] viviamo insie-me con [...] famiglia profuga da Gacko, [...] camere. /// [...] /// Sono madre e padre [...] e cerco di non sbagliare. Ho paura per il [...] sono per loro sia padre sia madre, [...] mio figlio più piccolo vede ogni croato [...] che ha ucciso suo padre. /// [...] /// Parliamo di tutto, mi [...] sono persone di tutte le etnie e [...] di politica. /// [...] /// Lavoro con i bambini, [...] piccoli e dolci, il tempo che trascorro [...] la più bella parte della mia giornata. /// [...] /// Devo andare a Sarajevo [...] protesi, non ho bisogno che di camminare [...]. Incontro più gli uomini [...] perchè ho più fiducia negli uomini. Ci incon-triamo nella mia [...]. /// [...] /// I serbi hanno por-tato [...] perché mio marito era un serbo. Adesso faccio tutto a [...] il cibo, in ginocchio pulisco la casa. /// [...] /// Prima della guerra, questo [...] arredato, avevo tutti gli [...]. /// [...] /// Ho due figli che [...]. Ho paura per il [...] penso che non avrò problemi con loro, [...] degli es-seri umani in questa guerra. /// [...] /// Mentre raccoglieva i fichi [...] colpito ed è rimasto ucciso. Mia suocera ora mi [...]. /// [...] /// Era il tempo dei fichi, [...] desideravo [...] e lui è andato a [...] per me. /// [...] /// Ho perso mio marito [...] una gamba e questo è il problema [...]. Quando so-no stata ferita [...] la gamba mio marito veniva sempre da [...] e cercava di consolarmi. /// [...] /// Sono stata solda-to al [...] miei compa-gni, combattendo per la libertà di [...] di tutta la Bosnia ed Erzegovina. /// [...] /// I croati mi hanno [...] in coma per quattordici giorni. /// [...] /// Ma non mi han-no [...] tanto grave come quello che ho subìto [...]. /// [...] /// Mi hanno violentata davanti a [...] fi-glio, mi hanno lasciata appesa per sette ore con [...] gamba e una mano legate, minacciavano di ta-gliarmi la [...]. /// [...] /// Durante [...] serba sono stata imprigionata [...] figlio e a mia madre. /// [...] /// Mi occupo di attività [...] famiglie dei soldati morti oppure feriti e [...]. /// [...] /// Certo [...] non è facile vivere, [...] lo stes-so e supererò tutto questo. /// [...] /// Ho bisogno di un [...] voglio vivere [...] umani-tario, riso e fagioli, [...]. Di notte faccio brutti [...] molti sedativi. /// [...] /// Ri-comincerò tutto [...] da zero. /// [...] /// Adesso sono in un [...] ho niente, ma alme-no io e la [...] abbia-mo più paura per le nostre vite. /// [...] /// Molti sono morti, e [...] amici di un tempo stavano a guardare. /// [...] /// Ma non importa, [...] è che siamo sopravvissuti, [...] vivi. /// [...] /// Nella guerra ho per-so [...] che avevo, la casa, il lavoro, il [...]. /// [...] /// Ma la cit-tà non [...] i cani e i conigli. /// [...] /// Vivevamo a [...] con mio marito, mia [...] fi-glio, ora vivo [...] nella casa dello studente, [...] importa sono felice lo stesso. /// [...] /// A loro piace la [...] gli animali e i fiori, vorrebbero ave-re [...] un coniglio. /// [...] /// Non voglio che abbiano [...] perché hanno già troppa paura delle granate [...]. /// [...] /// I miei figli non [...] questo è logi-co, hanno cambiato la casa, [...] non hanno più il pa-dre, ma io [...] di [...] e anche non voglio [...]. /// [...] /// La mia giornata è [...] niente da dire della mia giornata. La trascorro co-me molte [...] pulisco la stanza, lavo i vestiti, mi [...] mia famiglia. /// [...] /// Bisogna procurare il lavoro [...] lavori in qual-che azienda dove lavorerebbero soltanto [...]. /// [...] /// Mio marito è stato [...] occhi di mio figlio di 17 anni. Ho bisogno di essere [...]. /// [...] /// Quando è scop-piata la [...] Musulmani siamo stati cacciati dalla nostra ca-sa, [...] incendiata, siamo stati imprigionati nel museo di [...] ma di questo non [...]. /// [...] /// Non riuscivo a [...] granché, ma adesso non riesco [...] niente. /// [...] /// Io e i ragaz-zi [...] bestiame e [...]. /// [...] /// Ci occupavamo in-sieme dei [...]. La mia vita era [...] dalla mattina fino alla sera, ma ero [...]. /// [...] /// Abi-tavo con mio marito [...] figli a [...] un villaggio vicino a [...] ora vivo a Mostar [...] unica stanza con sei dei miei figli, [...] sono profughi in Germania. Mio marito era ope-raio, non [...] ricchi, i soldi non bastavano mai, ma avevamo una [...] bella. /// [...] /// Mi sono sposata a [...] avuto nove figli. /// [...] /// E vorrebbero, tut-te, una città [...]. Per esempio con un [...] giocare per tutti i bambini, di qualsiasi [...]. /// [...] /// Ora queste donne collaborano [...]. /// [...] /// E le loro storie, [...] donne di Mostar che hanno fatto un [...] sociali, scivolano una [...] i panni da lavare [...] prese, la sfo-glia di pasta stesa sul [...] mancano, voglia di lavorare, tu-betti di sedativi [...] foto e vecchie cartoline, con i parenti [...] la città ancora in-tatta. /// [...] /// Così le madri elencano [...] dai figli, le notti di pianti, la [...] i lunghi silenzi, poi dicono, a volte: «Lui [...] bombardamenti, la gente uccisa, ma penso che [...] questo gli abbia lasciato con-seguenze». Pensano, cioè sperano. Con tutte le loro [...]. /// [...] /// Bambini che le madri [...] guardare. Guardare dentro, dove [...] tutto quello che hanno [...] cinque, sei anni di vita. /// [...] /// Guardare dentro, dove [...] tutto quello che hanno [...] cinque, sei anni di vita. (0) (0) ![]()
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