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[...] AGOSTO [...] donna era un bue Pasqualina, [...] in valle Po. Noi siamo nati ai Fautori [...] Croesio. Eravamo undici figli, sette [...] maschi, la più giovane ero io. Ahi, di terra ne [...]. Quando sono nata io, [...] detto a mio fratello: «Ah, tua mamma [...] un altro [...] (testone)» Mio fratello, che [...] corre a casa e dice a nonna [...] «Mamma ha comprato un altro [...]. Mia nonna buonanima gli ha [...] no, l'é pà [...] l'è mac [...] (No no, è mica un [...] è solo una femmina). Con duecento lire (dì [...] poi via». Ho mai sentito mia [...] di avere tanti figli così. Lei diceva sempre: «Se [...] dito o [...] è lo stesso», per [...] lei i suoi figli erano tutti uguali. A misura che eravamo [...] qualcosa lavoravamo già. Mai sotto gli altri. Mangiavamo polenta, minestre di [...]. Ah, le castagne ne [...] pa (Ah, le castagne non [...] mica, non mancavano mai). Io so cos'è la [...] siamo sempre tolta la fame. [...] altre famiglie che tribolavano di [...]. Vestiti? [...] e [...] (Rattoppati e puliti). Nel mése di maggio, [...] Madonna, mio padre faceva dire il rosario [...]. Era lui che conduceva [...]. Quindici misteri dicevamo. E certe volte cantavamo [...] quella della Madonna di Lourdes. A dieci anni, quando [...] scuole, sono andata alla filatura di Paesana [...]. Oh, [...] (Oh, povero uomo), erano tante [...] bambine della mia età a lavorare. Facevamo già passare le [...]. Venticinque lire il mese [...]. [...] volta che ho portato [...] casa erano tutti felici e contenti. Ho lavorato tre anni [...] sono andata su a fare la vacherà [...]. Da sola, [...] (già, certo). Avevo le tre vacche [...] le [...] gambe non avevano ancora [...] reggere il secchio. Allora mi mettevo un [...] poi legavo il manico del secchio al [...] sorreggesse. Quando mi sono sposata avevo [...] anni. La prima figlia [...] comprata lassù a Prato Guglielmo. Ci volevano due ore a [...] a Paesana. Ho ancora lavato tutto [...] è nata. Non avevo paura. Mi dicevo: [...] si a travers di [...] se [...] vivo, se [...] a l'é già [...]. Le donne di lassù [...] «Tu sei già fortunata che hai una stanza, [...]. La tale invece si [...] le vacche». Oh, erano tante che [...] paglia. Se oggi una donna [...] sulla paglia, la gente allargherebbe la bocca [...] stupore». La [...] (La seconda parte, la placenta) [...] sotterravano nel campo. Dopo il parto rimanevo Nuto Revelli [...] nato nel 1917 a Cuneo dove vive. Ha partecipato come ufficiale [...] campagna di Russia, durante la quale e [...] campo per meriti di guerra e decorato [...] d'argento. Dopo [...] settembre ha combattuto nelle file [...] Giustizia e Libertà [...] una medaglia d'argento per le [...] azioni partigiane. Nel dopoguerra ha iniziato [...] di scrittore e di acuto raccoglitore di [...] vita dei contadini nelle Langhe. Tra le sue opere, [...] pubblicate da Einaudi, ricordiamo «Mai tardi» (1946), «La [...] poveri» (1962), «La strada del [...] (1966), [...] fronte» (1971), «11 mondo [...] due volumi (1977) e infine [...] forte», uscito alla fine [...] sulla condizione [...] contadina del Cuneese. Nuto Revelli ha raccolto [...] le testimonianze di 206 donne, anziane, di [...] nella maggioranza piemontesi e in parte donne [...] Meridione [...] nel Cuneese attraverso il matrimonio. È [...] uno degli aspetti salienti [...] forte», libro di ricerca [...] le campagne cuneesi, della campagna [...] di ieri e di [...]. [...] documentazione raccolta da Revelli [...] otto anni di lavoro (260 storie di [...] naturalmente entrata tutta nel suo ultimo libro: [...] oggi sono [...] inedite incentrate sul tema [...] cui Revelli ha appositamente lavorato per il [...]. Mi davano un po' [...] un porro ed una cipolla dentro, e [...] pane duro. Poi si passava subito [...] si incominciava a lavorare. Non bisognava uscire di [...] col buio, prima di essere andata a [...] farsi benedire. Se no, se una usciva [...] notte trovava le [...]. Anche il neonato non [...] di casa prima che fosse battezzato. I nostri vecchi si [...] così. Si, sì, [...] delle donne pratiche che [...] nel parto. Anch'io sapevo [...]. [...] ero lassù, sarà ventotto anni [...]. Vengono a chiamarmi, [...] una donna che doveva comprare. Vado là, ed eravamo [...] assistere quella donna. Il parto era gemellare, [...] riuscito bene. Mi ricordo che il [...] visto i gemelli, ha detto alla moglie: [...] Censina, [...]. /// [...] /// Basta adesso). Temeva che ne comprasse [...]. La puerpera aveva [...] anni. [...] quando il marito è [...] paese a consegnerei registrare i gemelli in Comune), [...]. Lei gli ha chiesto: «E [...] assistita?» «Pasqualina ed [...] «Era tutto normale?» «Sì [...] «Bene, allora entro stasera salgo su a [...]. [...] un l'é sei bai enta [...] baia o bin o mal (Quando uno è sul [...] bisogna che balli o bene o [...] la vita che ho fatto. Mi portavo il più [...] Domenico, [...] gli lasciavo vicino Secondina con la cioca [...] aveva paura che le serpi salissero nella [...] andavo a lavorare nei campi. La culla la ungevo [...] che le serpi non sentissero [...] del latte. Ah, io ho visto [...]. Ero lassù a San Lorenzo, [...] parte della terra [...] giù vicino a Paesana, [...] due ore di cammino. Lasciavo lassù i bambini e [...] marito malato, e scendevo a bialé i pra (ad [...] i prati), alle due di notte, una donna sola [...] giro per la campagna! Quando finivo [...] (mi scalzavo), giravo le zoccole [...] far colare l'acqua. Altre volte partivo da lassù [...] Domenico [...] la [...] (nella gerla), e Secondina alla [...] sempre di notte, sempre a bialé i pra a [...]. Lasciavo i bambini là [...] sapevo che alla tale [...]. Erano cinque i pezzi [...] sempre in ore diverse, un po' bagnavo, [...] vedere i bambini. Poi [...] coricavo di nuovo Domenico Vi [...] mi prendevo Secondino alla mano, due ore [...] mulattiera a salire, tornavo su a casa. Una volta come sono [...] incominciato a vomitare, a parlare male. Cos'era la donna di [...] Era [...] bue, e bisognava essere un bue. Per me è stato [...]. La prima occasione dì [...] a di-ciott'anni. È venuto [...] del [...] che faceva un po' [...] sensale di matrimoni), con un padre e [...] era un bel giovane, il più ricco [...]. I padri hanno parlato [...]. Il giovane mi diceva [...] nocciole, ed io a lui «A me [...] nocciole». Anche noi eravamo gente [...] quintali di grano. Ma ci siamo lasciati [...] di lui ha chiesto [...] lire di dote, e [...] offerte solo cinquemila. Allora padre e figlio [...] vedere altre [...] (ragazze), ma una era [...] troppo piccola, e ad [...] ancora le avevano fatto [...]. Gira e rigira io [...] del paese, ma non ero abbastanza ricca, [...]. Poi è venuto un [...] con [...] d' [...] che faceva anche un [...] Prima erano già andati a vedere mia [...] si erano aggiustati. Il padre mi ha [...] sono piaciuta. Allora è poi venuto [...] e così abbiamo deciso [...]. Era un [...] mio marito, il più ricco [...] suo paese. Eh, una volta erano i [...] che combinavano. Andavano a vié (a vegliare) [...] cercare le [...] ai figli, eh già. Una volta una ragazza [...] ventitré anni era già vecchia, non trovava [...] anche se era bella. Rimaneva zitella, diventata una magna, [...] zia. Io le capisco le [...] che non vogliono più sposarsi in campagna. C'è troppa fatica, e [...] ha anche il lavoro di casa. Eh, io mi addormentavo [...] tanto ero sempre stanca del lavoro. E poi la solitudine. Solo il lavoro, sempre [...] piacere, niente. Oggi se un contadino [...] ricco forse trova ancora a sposarsi. Altrimenti deve andare a [...] la sposa in Calabria. [...] saranno almeno venti le spose [...] Calabria. Ah, sono una meraviglia [...] spose. Si vede che laggiù [...] se accettano di sposarsi [...] da noi! Come ho conosciuto mio [...] Ah, [...] andiamo a ficcarci lì dentro non la [...]. Uno di un paese [...] vicino ha sposato una mia [...] di [...] Giacomo mi ha vista in [...] delle nozze e mi ha [...]. Poi è venuto giù, [...] conosciuti. È arrivato [...] io non [...] mai visto prima, nemmeno in [...]. Mah, mi savia mane se [...] o [...] (Mah, io non sapevo nemmeno [...] o [...]. È arrivato con un [...] in casa al mattino, sono già ripartiti [...]. Abbiamo appena fatto in tempo [...] altro che a parlare. Giacomo mi è piaciuto, [...] ancora aspettato un po' a decidere Mio [...] «Prima di sposare una figlia con bisogna [...] posto lassù». Infatti dopo due mesi [...] io slamo venati su a vedere il [...]. Siamo arrivati con il [...] Alba. Poi cercavamo una macchina che [...] portasse [...] Langa, ed abbiamo trovato uno [...] si è offerto di portarci. Appena saliti in [...] persona mi ha detto: [...]. Era il mese di [...] perché [...] le patate (dissotterravano le [...]. Ci siamo fermati due giorni [...] Langa, quando siamo ripartiti mio [...] mi fa: «Ti è piaciuto il posto? Poi lui è venuto [...] che ci siamo fatti sposi. Sono venuti giù anche [...]. Ci siamo sposati nel [...]. Io ero vestita di [...]. Abbiamo fatto il pranzo in [...] eravamo una sessantina di persone. La sera, era già [...] la corriera, e poi a Sapri il [...] nord. Siamo arrivati a Torino [...] Ceva. Da Ceva a [...] in macchina. Arrivati [...] alla sera, altra festa. [...] con tutti i fiori ed [...] (i nastri colorati). Hanno fatto la [...] mi sono presa paura. A sparare erano in [...] gioventù, una trentina di cacciatori nascosti dietro [...]. Oh, non ero malinconica. Anche quando ero partita [...] avevo la malinconia. Io mi ero fatta [...] «Vado [...] torno». No, stenta [...] (non stentavo, non soffrivo di [...]. [...] si era ballato fino al [...] uno che suonava la fisarmonica. Si è ballato, mangiato, [...]. [...] siamo rimasti soli io [...]. Poi abbiamo incominciato a [...] lavoro mi sono trovata bene. Adesso abbiamo una ventina [...] avevamo soltanto due vacche ed ì buoi. [...] mi sono messa subito a [...] in piemontese. Io capivo già qualcosa [...] ero stata a Vercelli ed a Pavia [...] riso. A dodici anni ero [...] Vercelli a piantare il riso. La necessità fa fare [...]. Eravamo in tre del [...] il 1957. Io giovane, discosta dai miei [...] era presa una malinconìa ed una paura di venire [...]. Poi a mettermi in [...] io avevo una paura di [...] guai a [...]. Ci avevano reclutate al [...] Comune, per il riso. Tùtto a posto, assicurazione, [...]. Ci avevano fatto anche [...] e [...] antitetanica. Per la pensione mettevano [...] di mia mamma, come se fosse stata [...] a lavorare. Il lavoro durava dal [...] 30 giugno. Otto ore al giorno, più [...] ore straordinarie. Dalle cinque del mattino [...] mangiavamo colazione, stavamo ferme mezz'ora. Poi di nuovo [...] fino a mezzogiorno. [...] e mezzo di sosta [...] poi di nuovo [...] fino alle quattro. Nelle ore di lavoro [...] testa nemmeno un momento, non potevi andare [...] nemmeno a fare la pipi, la pipì [...] lì [...]. Avevo un padrone davanti [...] che conducevano il lavoro. [...] lire di paga per le [...] ore, più cinquecento lire se [...] lo straordinario. Nel periodo mestruale lavoravamo [...] sempre. Dormivamo nelle camerate come [...] Eravamo Unte di dodici anni, tutte meridionali. [...] dopo a Pavia eravamo [...] paese, tutte [...] (ragazzine) tra i tredici [...] anni. Anche a Pavia eravamo [...] donne, la maggior parte di me-ridionali. Mica ci lasciava-! [...] vano il cancello eh, e [...] in quelle grandi [...] merate. [...] rato subito. Per parlare [...] liano che non sapevo [...] o parlare di laggiù [...] che [...] non capivano. Mi; [...] mi [...] (Io [...] tolo in piemontese, io litigo [...] piemontese). Però tutte [...] le settimane telefono a [...] sa, e parlo di laggiù, [...] ne proprio di parlare di [...] giù, non [...] dimenticato il mio dialetto! Per esempio, adesso telefono [...]. Subito dopo ho un [...] che devo svariarmi perché. Ah, io ritorno sempre [...] Natale. Gli ho [...] a mio marito: «Fin che [...] mia mamma e mio [...] una volta [...] vado giù». Pensare che mio marito [...] di me giù, sì sì. Si trova bene lui [...] mi sono trovata bene [...]. Ho due figli, due [...]. Se venisse [...] non faccio niente per non [...]. Mi piacerebbe avere una. [...] sessuale di quando ero [...] Io [...] confidenza con le [...] sorelle. E poi da [...] (ragazzina) andavo a lavorare [...] alle olive con le più anziane, sentivo, [...]. Non se ne parlava [...]. Tutto in giro ho [...]. Mi [...] mane [...] cuma [...] la vita si (Io non [...] la immaginavo nemmeno una briciola com'era la vita [...]. Io quando mi sono [...] a niente. Oggi ripeterei tutto, sono [...] venuta a vivere [...]. Adesso dovessi tornare a [...] vado più per nessun motivo. Ci vado volentieri una volta [...] perché là c'è la mia casa, la mia terra, [...] però no eh! Per me sposata non [...] a vivere laggiù: Laggiù se decidessi oggi [...] festa ed uscire non posso: laggiù la [...] va dalla pettinatrice, non si dà il [...]. Laggiù le donne, se [...] «dentro», di nascosto, sarebbero già morte [...] (di preoccupazioni, di crepacuore). Il posto le impone [...] sono, ma «dentro» sono vive. Io come sono abituata [...] che parlo con tutti e [...] e rido [...] can che latra [...] (cane che abbaia non morde) [...] se fosse laggiù. Perché laggiù gli uomini [...] ce n'è degli [...] e degli altri, non [...] degli uomini, è il costume [...] vuole cosà. Una mia sorella che [...] ha quarant'anni e sembra una vecchia, consumata [...]. La donna di laggiù [...] si lascia spegnere, è [...]. La donna sposata di [...] mesi non sembra più lei. La mia sorella che [...] Germania, come [...] mia sorella che è [...] Francia, [...] fatto una vita che le ha aiutate [...] più giovani di me Anche come sono [...]. Se mi incontro con [...] che sono [...] No, sono tanto bene [...] mia [...] sto bene in casa [...]. /// [...] /// Se mi incontro con [...] che sono [...] No, sono tanto bene [...] mia [...] sto bene in casa [...]. (0) (0) ![]()
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