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Insieme al resto della [...] Steno (considerato [...] più potente di Manto-va [...] un grande so-gno: [...] tutta [...] la mamma Mira, il [...] Anto-nio [...] due anni più grande, Emma [...] guida un gruppo imprenditoriale [...] e molto altro) di tut-to rispetto: con [...] insediamenti produttivi, sparsi tra Europa, Usa e [...] Cina, 3 mila miliardi di fatturato. Dopo gli studi alla Bocconi, Emma [...] fatto la gavetta in una delle im-prese [...] il grande salto a occuparsi di finanza [...] come ama dire lei. Imprenditrice per libera scelta [...] di famiglia? «Beh, io ho respirato impresa [...] e quindi non so proprio se sia [...] scelta. Certo è che che [...] soddisfatta di quello che faccio». Come come dire la [...] guidare il Comitato giovani di Confindu-stria. Che potrebbe essere con-siderato un [...] il laboratorio [...] italiana del futuro. Dottoressa [...] anche lei è [...] con chi sostiene che [...] Italia [...] capitalismo fami-gliare, quello delle poche grandi [...] «Dal dopoguerra ad oggi [...] un tessuto di picco-le, piccolissime e anche [...] si è via via raffor-zato e che [...]. Quindi, più che dire [...] il capitalismo delle grandi imprese, io direi [...] noi abbiamo un capita-lismo con poche grandi [...] moltissime piccole e medie aziende. Il punto è capi-re [...] che fino ad oggi è stato capace [...] e ottenere risultati in-teressanti, sarà ancora in [...] di fronte alla sfida delle concorrenza internazio-nale». A proposito di grandi [...] giorni la decisione di Ce-sare Romiti di [...] Fiat nella quale sarà sosti-tuito da un [...] Paolo Fresco. Come valuta questo pas-saggio? «Con [...] di Romiti si chiude una fase di grande [...] e di gran-de sviluppo della Fiat. Ora se ne apre [...] fatto che le aziende non avranno più [...]. La scelta di un [...] Fresco, si sposa bene con le esigenze di [...] quelle dimensio-ni. Sono convinta che il [...] saprà af-frontare bene la [...]. Una sfida che riguarda [...] la Fiat. Ma il capitalismo delle [...] piccole e medie imprese, sarà in grado [...] «Se noi, come rappresentanti del capitalismo famigliare ita-liano, [...] di fare evolvere questo modello, io di-co [...]. A certe condizioni esso [...] ruolo, crescere e creare occupazione. Perché la modernizzazione del Paese [...] la politica, lo Sta-to, ma anche [...]. [...] «Ci sono alcune debolezze importanti [...] vanno affron-tate, velocemente. La prima è quello [...]. Circa metà delle imprese [...] dieci anni dovrà affrontare questo proble-ma. E questo non è mai [...] prima. La dimensione del problema [...] non che ri-guarda la singola azienda, ma [...] di sistema. E deve preoccuparci il [...] una minoranza di impren-ditori ha pianificato la [...]. Non [...] sufficiente sen-sibilità. Il passaggio generazio-nale, se [...] esse-re una grande opportunità di cambiamento, di [...] innovazione. Se gestito male può portare [...] disastro. Pur-troppo gli esempi non [...]. Ma chi è che [...] testimone? I figli? E quando non ci [...] sono interessati [...] «Ogni azienda fa storia [...]. Però, in generale il [...] questo. [...] è che in famiglia ci [...] una persona, o anche più [...] che vuole continuare a fare [...]. Questa rappresenta la conti-nuazione [...] nor-malmente più di successo. Non sempre ciò è possibile. I proble-mi sorgano quando non [...] chiarezza di leadership, i pro-blemi di famiglia si mescolano [...] quelli [...] nascono le faide. Allora può succedere il [...]. Se non [...] continuità allora a volte [...] piuttosto che la-sciare depauperare il capitale. Ancora, si può scegliere la [...] di affidare [...] a un manager e [...] in Borsa. Una soluzione che può [...] ai vari fra-telli o cugini, che magari [...] di essere liquidati in [...]. [...] è pro-grammare il passaggio in [...] avendo il coraggio di una analisi anche spietata della [...] aziendale e famiglia-re». Ci sono in Italia le [...] ca-paci di agevolare questo passag-gio? Le [...] sono po-che, la Borsa resta [...] piccola. [...] «Comincio da noi. Serve un cambiamento culturale [...]. [...] ancora resi-stenza ad aprirsi al [...] di rischio. Anche se non è [...] lo debbano fare. Però è chiaro che [...] fa-re il salto dimensionale che non può [...] con [...] o [...] è necessario quotarsi. Per [...] gli impren-ditori devono cambiare. Cosa non facile soprattutto [...]. E al sistema finanziario [...] «Ci vuole uno sviluppo del [...]. Fino a ieri [...] un solo operatore impor-tante, [...] comincia a vedere, ma è ancora poco. [...] molto da fare anche per [...] crescere la Borsa. Anche se non dobbiamo [...] mercato azionario ha sofferto fino a poco [...] dei titoli pubblici. Il risparmiatore preferiva la [...] Bot al rischio della Borsa. Oggi [...] spazio per uno sviluppo, [...] i fondi pensione». Possibile in Italia lo [...] company sul modello an-glosassone? [...] company vere, alla [...] credo ce ne potranno [...]. Penso invece che in Italia [...] aziende piccole e medie nel cui capitale [...] altre in cui interviene il fondo chiuso. Altre ancora che si [...] Milano, o a New York. Tra [...] famigliare [...] e la [...] company [...] uno spettro di possibilità che [...] più adatte al caso italia-no». Insomma, una pluralità di stru-menti. Che ruolo possono [...] «Fondamentale. Il tema [...] al capitale di rischio [...] generazione so-no temi che stiamo trattando da [...] sotto la mia presidenza. Partirà una ricerca specifica su [...] due temi. Sentiamo di essere coloro [...] protago-nisti del capitalismo di domani e quindi [...] a questi [...] è fon-damentale». Recentemente il presidente del Consiglio [...] che [...] potrà avere un ruolo [...] senza alcuni grandi grup-pi finanziari e industriali, [...] «Noi abbiamo bisogno di fa-re diventare grandi [...] perché sono ancora poche quelle capaci di [...]. Però non possiamo pensare [...] imprese, che per [...] per cento fatturano 10/20 [...] a [...] mila miliardi. Non è neanche quello [...]. Accanto alle imprese leader [...] si costi-tuiscono in distretti che si or-ganizzano [...]. [...] è che siano aziende che [...] qualità e innovazione. Questo conta nel mercato [...]. [...] «Arrivare impreparati al passaggio generazionale [...] portare al disastro» [...] precedente, chia-mando nel massimo ruolo [...] un manager di una gran-de multinazionale Usa. Ma la strada per [...] italiane a competenze esterne, [...] come dice Corbetta, appare [...]. Naturalmente, non è solo [...]. In causa [...] la struttura del sistema [...] e il suo rap-porto con il sistema [...]. La Borsa, che pure [...] più di quanto non sia ora, uno [...] lo sviluppo delle impre-se, non è considerata [...] di aprire le aziende al capitale di [...]. Purtroppo in Ita-lia le [...] sono an-cora poche. Mentre il sistema creditizio [...] rappor-to con le piccole e medie im-prese [...] intermediazione crediti-zia. Esiste una disponibilità cre-scente [...] da destinare alle imprese come ca-pitale di [...]. Non è ancora molto [...] cultura, sia nelle imprese [...] che negli operatori finanziari [...] efficaci per rende-re reciproci i vantaggi» nota Corbetta. La Borsa, che comun-que [...] strumento importante per lo sviluppo delle imprese [...] da molte aziende con diffidenza. Così, ad esem-pio, la Barilla [...] ha di-mensioni ragguardevoli, la considera [...] cui fare ricorso soltanto [...] progetti di espansione di di-mensioni tali da [...] sostenuti [...]. Di analogo tenore la [...] Sonia Bon-figlioli. Abbiamo valutato che non [...] sufficiente, perciò abbiamo pre-ferito concentrarci sulla strut-turazione [...]. La Borsa potrà servire, [...] a grossi pro-getti di sviluppo, non realizza-bili [...] col credito». /// [...] /// La Borsa potrà servire, [...] a grossi pro-getti di sviluppo, non realizza-bili [...] col credito». (0) (0) ![]()
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