[...] di [...] Cristo non è nato« In [...] del mio giovane compagno Claudio Torli [...] dalle SS. Quando mi svegliai [...] Nadja istava bussando. Claudio era ancora sveglio, [...] i capelli ricciuti in disordine, le mani [...] spenta. Andai ad aprire avvolto in [...] coperta e a piedi nudi. Risposi al buongiorno e [...] che era domenica e Natale, perciò due [...] sol giorno. La vecchia Nadja fece [...] mattina, di [...] capito la mia risposta [...] lingua nè russa, nè italiana. Grinzosa, smilza, con una camicetta [...] dal colletto unto sù una lunga sottana nera, teneva [...] le mani una scodella di latte caldo e [...] bottiglia di vodka. Claudio col coperchio della [...] latte aggiungendovi della vodka. Ilo bevvi solo del [...]. ///
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Impossibile [...] guardare negli occhi, in [...] grandi, pieni di muto dolore. Mi sembrava di [...] il viso del figlio, [...] alle porte di [...]. Eravamo stati noi ad [...]. Quegli occhi lo sapevano. Non potevamo [...] in viso. Poi ritirata la scodella [...]. Dopo un po' di [...] il fuoco ognuno tornò ai suoi pensieri. Mi posi accanto alla [...]. Rilessi il mio poema [...] filiale : la lettera natalizia. ///
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La posta partiva solo [...]. ///
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Ma non sapevo come [...]. A dire quello che [...] il rischio di visitare il fortino Zeta [...] non volevo andarci. Alle sacre icone, appese [...] il mio pensiero. ///
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Questi santi possono far grazie? [...] mi chiedevo [...]. Se i russi non hanno [...] come sarà possibile che i loro santi ci ascoltino? [...] pazzesco dire a loro ciò [...] per lettera non posso dire alla mamma : [...] tornare a casa. La lettera finì in [...] zaino. Il carrozzone postale non [...] saluti a casa. Claudio ristorato si era [...] terra. Dal suo ritorno dal [...] Zeta [...] non aveva più aperto bocca. Taciturno, pensieroso, dimagriva a [...]. Gli occhi sempre rossi, [...] sempre per terra a guardare il soffitto [...] dei libri [...] francesi che era riuscito [...] da [...] Nadja. Al [...] Zeta 47 venivano mandati i [...] ripresi nelle retrovie. Ed anche quelli che scrivevano [...] male ». Ricordo il sergente A. B che del C. Il fortino era incuneato [...] rissi. In posizione defilata, i [...] quali ledevano alla presenza di osservatori avanzati [...] volevano. Dal fortino Zeta 47 [...] vivi. I nostri generali lo [...] mandavano i miei compari che la censura [...] comando. Per poche parole di [...] incontro alla morte, ad una brutta morte. Si veniva assassinati dai comandanti [...] ti mandavano ad abitare per [...] ore quel lugubre posto. Claudio dopo tre giorni [...]. Tutta la divisione parlò [...]. E ricordarono la storia [...] il mio amico in quel posto maledetto. La compagnia di Claudio [...]. I russi attaccavano furiosamente [...]. [...] era di non mollare. La «fiat» di Claudio, [...] non aveva voglia di « cantare ». Bisognava sforzarsi, [...] sopra perchè riscaldata la [...] suo rosario. Claudio non volle. Disse di non [...] voglia. ///
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Si rifiutò infine. Il capitano minacciò. ///
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La notte passò e [...] Claudio [...] mandato al fortino. Spesse volte cercai di [...] accaduto al fortino, ma il mio amico [...]. [...] ragione che intristiva Claudio. Quando la piccola radio, [...] da un bottegaio del posto, disturbata dalle [...] faceva udire la solita « voce » Claudio [...] diventava poi nervoso e imprecava non sò [...] a che cosa;. Poi zittiva per tutta [...]. Anche a me la [...] faceva male. Diceva tante cose. Mi procurava un fastidio [...]. Però erano cose vere [...]. Forse per questo Claudio [...]. Io non ero stato [...] e ci passavo sopra. Claudio invece vi pensava [...]. La nostra finestra è specchio [...] la porta [...]. Fuori dello steccato che [...] senza copricapo, il solito [...] piantone del comando. Due gambe grosse come tronchi [...] uri petto largo, due manacce villose e un viso, [...] viso brutto, una mascella da buttero e una [...] la folla . Ombre di sera segnano una [...]. ///
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Viene la notte placida [...]. Fredda è la miseria [...] c'è più casa quando [...] compagni, [...] la strada e tetto [...]. Che [...] ? » « [...] . ///
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Che [...] ? » « [...] .