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E, altret-tanto ovviamente, narrare [...] costringere i perso-naggi a [...] -è un gigante-sco esorcismo [...] no-stre paure. Partiamo dal futu-ro più [...] e da un film che va assolutamente [...] interessati al te-ma: «Accadde domani», di René Clair [...]. È la storia di Larry, [...] un tizio morto da [...]. Pop gli fa un regalo [...] ognuno [...] almeno una volta nella vita: [...] dà ogni sera il giornale. Sapendo in anticipo le notizie, Larry di-venta ricco e famoso, finché una volta legge in [...] la notizia della [...] morte. /// [...] /// Futuro o passato, fate [...] I viaggi nel tempo, natural-mente, possono andare [...]. Anche da un punto [...] teorico, la cosa più raf-finata che la [...] prodotto in questo sen-so è la trilogia [...] «Ritorno [...] futuro», diretta da Robert Ze-meckis. Nel primo episodio, Marty [...] viaggiava [...] al [...] e correva il ri-schio classico [...] queste av-venture: essere sedotto dalla propria mamma, che [...] prima aveva proprio [...] giusta per [...]. In tutta la fantascienza, [...] comporta sempre il pericolo di interferire negli [...] devastanti. Invece, nel secondo episodio [...] la combinava ancora più [...] passato con un annuario del-le gare sportive, [...] scommettendo a colpo sicuro sulle corse. Quel-lo è il sogno [...] forse. O forse no: perché sen-za [...] del [...] 1999, Marte e L. Quei futuri tutti così [...] La [...] più buffa del futuro è [...] quando diventa pre-sente: spesso [...] gran figura. Siamo nel 1997 che, [...] assai diverso da quello immaginato da John [...] nel film «Fuga da New York». Fra meno di due [...] 1999, altro an-no immaginato dalla fanta-scienza in [...] la serie tv «Spazio 1999» se lo [...] astronavi e di alieni carognoni; Ray Bra-dbury [...] le sue «Cronache marziane»; il film di Kathryn [...] «Strange [...] ce lo racconta invece [...] oggi. Una Los Angeles piena [...] realtà virtuale, di musica rock, di tensioni [...]. /// [...] /// Quelle macchine che viaggiano [...] Esiste anche un film tratto dalla «Macchina del [...]. Wells (fondamentale romanzo scritto [...] diresse George Pal, uno dei grandi «artigiani» [...]. Ma [...] ci-nematografico più curioso di questi [...] è forse nel film [...] venuto [...] (di Nicholas Meyer, 1979). Vi si immagina che Jack [...] Squartatore usi la macchina che Wells ha dav-vero [...] dalla Londra ottocentesca arrivi a San Francisco, [...]. /// [...] /// [...] da rivedere (tra [...] con un grande Malcolm McDowell). Penso al caso di una [...] che ho [...] vanno economicamente bene, e che [...] è divorato [...] di fi-nire sul lastrico, di [...] avere più la possibilità di una minestra calda. E in effetti, questa [...] di un vuoto angoscioso, nasce per lui [...] staccarsi [...] visto come paradiso terrestre. [...] connessa [...] di un passato quale [...] giocosità e assenza di preoccupazioni, si basa [...] un rifiuto del momento attuale, su un [...] è [...]. Sto ascoltando Romano Màdera, [...] junghiana e docente di Antropologia filosofica [...] di Venezia. Tema del nostro incontro [...] del futu-ro, [...] di fronte a un [...] ci appare spesso minac-cioso proprio in quanto [...]. Conosco Màdera come studioso [...] del rapporto fra identità e società (di [...] uscito un libro sullo straniero e [...] ribelle, edizio-ni [...] e quindi mi è [...] su un proble-ma, come quella del nostro [...] ansie individuali e col-lettive si intrecciano in [...]. La difficoltà a progettare [...] uno dei [...] nostra epoca. Ma se è così, che [...] si è spezzato nel nostro [...] «La modernità aveva pensato se [...] in modo messianico, come la [...] il mutamento storico. Attraverso vie diverse, che fossero [...] so-cialiste, scientiste, progressiste, la [...] di [...] usci-re da una fase storica [...] entrare in [...] non in modo catastrofico, [...] consapevole. È proprio questa fede [...] realizzabile, questa convinzione di [...] padroneggia-re il cambiamento, a [...]. Noi oggi ci troviamo, [...] tutti gli altri periodi [...] casualmente, [...] non sappiamo come uscire-mo [...] così co-me non lo sapevano le epoche [...]. Ma con un aggravante [...] nostro senso di insicurezza [...]. [...] «Perché [...] sono venute meno una serie [...] sicu-rezze legate alla tradizione. Le co-munità cosiddette naturali, le [...] predeterminati fra i sessi, come pure la certezza del [...] a vita, costituivano una serie di garanzie, una sorta [...] bagaglio di esperienze con cui entrare nella vita e [...] mutamento. Si è [...] paradossale: partendo dalla esal-tazione [...] il futuro come la negazione della tra-dizione [...] come un peso da cui ci si [...] moderni-tà ha interrotto la possibilità di fare [...] ha di-strutto [...] del tempo ciclico, in [...] che gli eventi possa-no susseguirsi in modo [...] quindi [...]. Così oggi dobbiamo affrontare [...] appoggi, senza la tutela delle [...] e del-la tradizione. Ed ecco che la [...] cresce in modo epidemi-co» Ma dobbiamo allora [...] ritorno al tempo ci-clico della tradizione sarebbe [...] appropriato per [...] come dicevo a proposito [...] che ho [...] blocca la possibilità di [...] così come la fede asso-lutistica in un [...] dalla modernità, non ci ha preservato [...] per il prossimo millennio. Quel che dob-biamo innanzitutto [...] passato, presente e futuro sono tre dimensioni [...] la presenza del presente. Quel che conta è [...] il quale è costituito proprio da queste [...] tempo. Questo però significa che [...] il presente senza abitare anche [...]. Ma se questa immagine [...] interviene lo sguardo anali-tico, [...] di vedere il futuro, individuare la possibilità [...] di un percorso là dove tutto in [...] stagnante. È stato questo il [...]. A differenza di [...] psicosi in modo [...] cioè come effetti di cause [...] nel passato [...] osserva le manifesta-zioni [...] anche come se-gni che indicano [...] possibilità per [...]. [...] cioè la prosecuzione nel futuro [...] una situazione presente insoppor-tabile, [...] e [...] ci suggerisco-no in modo indiretto, [...] i sogni, i sintomi, delle vie [...] delle nuove possibili organizzazio-ni di [...]. Riuscire a cogliere, attra-verso [...] queste immagini del futuro, significa [...] una possibi-lità di scorrimento [...] ferma. Il fine della cura [...] in questa restituzione di pro-gettualità». Viene da [...] se un simile sguardo, in [...] di scorgere im-magini latenti di un futuro possi-bile, là [...] sembrerebbe esserci [...] che stasi, possa essere applicato [...] solo agli individui, [...]. Secondo me, certi feno-meni tipici [...] nostra epoca, co-me il diffondersi in Occidente di [...] grandi tradizioni religiose, o [...] o certi aspetti del mon-do [...] essere [...] segni che ci indicano [...] idea di futuro, come nuove [...] utopiche, messianiche. Per-ché [...] grandi narrazioni -si pensi [...] al marxismo o al buddhi-smo [...] sempre la speranza, una conclusione positiva. Ma [...] dobbiamo operare una correzione. La vittoria del futuro [...] non va considerata un esito certo, che [...] in [...]. [...] conclusione vanno viste piuttosto quali [...] per parlare di tutti i buoni momenti che possiamo [...] nel presente. [...] di luce che ci aiutano [...] e [...] luce che persiste anche nei [...] di tormento. [...] pensato sempre come una [...] come un molti-plicatore di energie inerente al [...] ogni volta di [...] Giampiero Comolli [...] e il futuro Un [...] è spezzato? Il racconto Quel tempo non [...] il futuro si poteva scorgere a occhio [...] Lui, [...] scooter che doveva portarci nel Duemila La [...] cibo in pillole e bolidi volanti, la [...] avveniristici. Che cosa è sopravvissuto? Fino [...] o forse ai tredici anni, devo [...] il solo pensiero del [...] paura, mi faceva pensare a una scatola [...] in realtà, [...] nascosta la morte. Immaginavo la fine nelle sue [...] più dolorose e strazianti: [...] il [...] delle autopsie mentre fuori in [...] la vita continua a mostrarsi li-beramente, [...] al dolore di chiunque. Il motivo [...] pensavo soprattutto a Gilda, [...] a ventitré anni, e mi ri-petevo questa [...] Gilda, [...] dei vampiri le ballavano già intorno, deve [...] la vita, il mondo, i pianeti morissero [...] a capofitto nel nul-la. Macché, sbagliavo, non era [...] bastava la morte di una mia zia [...] il mondo a chiudere definitivamente i [...]. Comunque, a suo tempo, [...] soprattutto osservando le linee delle automobili appena [...] che correvano un [...] dappertutto, linee che mutavano [...] con la curva che poco per volta [...] spezzata, e quindi tutti noi eravamo certi [...] poi, grazie al [...] disposizione un bolide volante [...] grado [...] dentro la grazia lieve [...] dove non avremmo più sentito neppure il [...] al pa-ne di sempre, perché la scienza [...] genere di mangime per [...] sintetico: pillole, forse. Sem-pre in quei giorni, [...] perfino delle immagini convincenti, penso, chissà perché, [...] manifesto che pubblicizzava uno scooter. Il manifesto del «Lui», [...] non ebbe nessuna fortuna benché lì, sulla [...] che sa-rebbe stata la moto degli anni [...]. Il «Lui», ora che [...] pro-prio quella moto che doveva portarci sani [...] nuovo secolo, lo ac-quistò Ezio, il più [...] incapace compagno di [...] mai avuto. Me lo ricordo come [...] Ezio che arriva a scuola col suo «Lui» [...] di pioggia, e poi, senza dire in [...] ci comunica che quel tra-biccolo lo salverà [...] forse, nei giorni [...] tempo, lo porterà an-che [...] mite, che non fa male. Tutte bugie, Ezio, al [...] suo «Lui», riusciva a rag-giungere [...] che gli vendeva la [...] Ezio [...] fine se ne andrà dritto [...]. Non so più nulla [...] «Lui», [...] se ne vedono più per strada da [...] ma quel che peggio ignoro la sorte [...] Ezio, [...] perfino se sia ancora vivo, le ultime [...] vi dico, me lo danno alla [...] (sarà vero?) come gestore [...] italiana, come dire, alterna-tiva, [...] pessimo il servizio, e [...] cibo è meglio non [...]. Di Ezio, adesso, a [...] pallottoliere del tempo, so appena che non [...] a raggiungere il futuro, ammesso che lui, [...] «Lui», allora, pensasse a questo in [...]. Quanto a me, quanto [...] consapevolezza -al di là [...] lontano degli obitori e [...] al gelo con gli scheletri che solleticano [...] ha finalmente rinunciato a tutti [...]. [...] nelle sue forme concrete, mi [...] an-nuncia proprio come non [...] mai voluto, ma non è [...] del-le spinte ideali e inquietarmi [...] nep-pure il fatto che sia venuta meno [...] del progetto. Mi sa che forse [...] trasmutare in oro la pau-ra, [...] resa concreta e quindi [...] nonostante le pessime nuove. Certi giorni, ancora adesso, [...] inaccessibile ai vampiri e ai pipistrelli, provo [...] e scorgo soltanto delle figure lontane e [...] in-comprensibile, una confusione che [...] dentro il mio sguardo. Tuttavia [...] sulla natura di quelle ombre [...]. Mi basta coltivare soltanto [...] che si siano salvati soltanto i peggiori, [...] ne importa nulla [...] perduto la fan-tasia che [...] aspet-tare il ritorno festante di Ezio. Voglio [...] pessimo oste, ma incolume. /// [...] /// Voglio [...] pessimo oste, ma incolume. (0) (0) ![]()
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