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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 636

Brano: Gran Consiglio del fascismo

al G.C. la revisione del sistema che designava i dirigenti sindaca

li. La proposta tendeva a instaurare nei sindacati un sistema un po’ meno dittatoriale, ma venne respinta con la motivazione che

10 spirito della legislazione sindacale doveva conciliare le esigenze « rappresentative » delle categorie sindacali con le esigenze « politiche » del regime fascista. In altri termini, le esigenze sindacali dovevano segnare il passo (pochi giorni prima il G.C. aveva dovuto occuparsi della grave situazione dei braccianti agricoli dell’EmiliaRomagna, del Veneto e della bassa Lombardia, lasciandola però i[...]

[...]la revisione del sistema che designava i dirigenti sindaca

li. La proposta tendeva a instaurare nei sindacati un sistema un po’ meno dittatoriale, ma venne respinta con la motivazione che

10 spirito della legislazione sindacale doveva conciliare le esigenze « rappresentative » delle categorie sindacali con le esigenze « politiche » del regime fascista. In altri termini, le esigenze sindacali dovevano segnare il passo (pochi giorni prima il G.C. aveva dovuto occuparsi della grave situazione dei braccianti agricoli dell’EmiliaRomagna, del Veneto e della bassa Lombardia, lasciandola però irrisolta) .

11 9.10.1930 il G.C. stabilì che la pena di morte dovesse essere inserita nel nuovo codice penale, e non solo per i delitti contro la sicurezza dello Stato (come già prevedevano le Leggi eccezionali), ma anche per reati comuni. Le Leggi eccezionali vennero poi inserite nel nuovo codice penale (v. Codici fascisti).

Il 17.10.1930 il G.C. tenne una riunione « commemorativa » per celebrare i 34 morti, i 23 mutilati e invalidi e i 189 feriti, « vittime » dell'antifascismo. Un anno dopo (3.10.1931 ) decretò il blocco delle iscrizioni al partito sino all’ottobre 1932, decennale della « rivoluzione ».

Il 12.11.1932 approvò il nuovo statuto del partito, in cui si ribadiva come esso stesso fosse il massimo organo dello Stato. Il 9.12.1933 approvò una prima legge sulla istituzione delle Corporazioni.

Il 16.11.1936, in occasione delle sanzioni economiche decretate dalla Società delle Nazioni contro l’Italia in conseguenza dell’ag[...]

[...]ecretate dalla Società delle Nazioni contro l’Italia in conseguenza dell’aggressione all’Etiopia (v.), proclamò 1*8.11.1935 «data di ignominia e di iniquità nella storia dell’umanità » e ordinò alle autorità comunali di murare sugli edifici municipali in tutta Italia una lapide per ricordare l’avvenimento.

Con la riunione del 9.3.1937 stabilì l’obbligatorietà della tessera fascista per tutti i dipendenti statali. Nello stesso mese di marzo il G.C. « garantì » che il gettito del prestito immobiliare e le possibilità normali del Tesoro avrebbero permesso di affrontare il biennio 193738 senza essere costretti a operazioni di credito straordinarie (quella previsione si rivelò fallace: dovettero infatti essere create una nuova imposta sul capitale delle società per azioni — il 19.10.1937 — e una tassa straordinaria che col

piva il capitale delle società non azionarie).

Il G.C. non mancò di esprimersi sull'incremento demografico del popolo italiano: il 3.3.1937, in 7 punti, comunicò le direttive che, tradotte in legge, avrebbero fatto sorgere VUfficio demografico, poi trasformato in Direzione generale della demografia e della razza. Il giorno 1 di quello stesso mese il G.C. si era espresso su\Vautarchia (v.), mentre il 9 decreterà l’obbligo dell’iscrizione al P.N.F. per tutti i dipendenti pubblici.

11 14.3.1938 il G.C. tenne una seduta su\VAnschluss (v. Austria) per confermare la linea di Mussolini che non voleva interferire negli « affari interni » dell’Austria. Di fronte all’invasione hitleriana — dichiarò il G.C. — il governo italiano aveva agito secondo una linea politica « ispirata a una realistica valutazione della situazione in rapporto agli interessi italiani ». Nei giorni 11 e

12 di quello stesso mese il G.C. aveva stabilito nuove norme per la istituzione della Camera dei Fasci e delle Corporazioni (v. Corporativismo fascista).

Nella seduta del 6.10.1938 fu messa all’ordine del giorno la questione della « razza » (v. Antisemitismo) : nonostante qualche obiezione di Ita

lo Balbo, Emilio De Bono e Luigi Federzoni, il G.C. approvò il « foglio d’ordini » sul razzismo: il successivo 10 novembre approvò la relativa legge razziale.

Il 18.10.1938 il G.C. accolse le riforme scolastiche proposte da Giuseppe Bottai e il 15.2.1939 approvò la Carta della Scuola. Due mesi dopo (16 aprile), « accettò » la richiesta di una pseudocostituente albanese che « offriva » la corona d’Albania a Vittorio Emanuele III. .

Il 7.12.1939, a quattro mesi dall’inizio della seconda guerra mondiale, il G.C. approvò la « non belligeranza » dell’Italia. Quella fu la penultima volta che i membri del Gran Consiglio si riunirono (l’ultima fu il 25.7.1943). Per oltre 3 anni e mezzo, nonostante si ponessero problemi come quello dell'entrata in guerra dell’Italia, Mussolini giudicò inutile convocare il massimo organo dello Stato fascista. Ciò contribuì a isolare maggiormente il duce dai suoi gerarchi.

La nonbelligeranza

Alla penultima riunione del G.C. (7.12.1939), oltre a Mussolini erano presenti Italo Balbo, Emilio De Bono, Cesare De Vecchi, Giacomo Suardo, Achille Grandi, Galeazzo Ciano, Paolo Thaon de Revel, Giuseppe Bottai, Bruno Tassinari, Renato Ricci, Alessandro Pavolini, Guido BuffariniGuidi, Luigi Federzoni,

Giuseppe Volpi di Misurata, Alberto De Stefani, Roberto Farinacci, Edmondo Rossoni, Antonino Tringali Casanova, Giovanni Marinelli, Giacomo Acerbo, Achille Starace, Mario Muzzarini, Pietro Capoferri, Vincenzo Lai; segretario era Starace.

La riunione (iniziata alle ore 22, al Palazzo Venezia) si concluse approvando al l’u[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 635

Brano: [...]l Gran Consiglio di facoltà elettorali e l’altro lo incaricava di tenere aggiornata la lista dei successori di Mussolini da presentare al re « in caso di vacanza, per la nomina del Capo del Governo ». In effetti un solo nome fu iscritto in tale lista; quello di Costanzo Ciano (v.). Dopo la morte di Ciano (27.6.1939) il Gran Consiglio non sollevò mai più la questione della successione a Mussolini e la lista rimase bianca (del resto, da allora, il G.C. si riunì una sola volta, il 24.7.1943, e fu l'ultima).

Anche l’art. 12 rivestiva una certa importanza, imponendo che fosse sentito il parere del G.C. « su tutte le questioni aventi carattere costituzionale », a cominciare dalla successione al trono.

Gran Consiglio ed elezioni

Tra le sue varie attribuzioni, il Gran Consiglio aveva quella di designare i nomi dei 400 candidati che avrebbero costituito la lista unica elettorale. La meccanica era questa: le organizzazioni professionali corporative, enti culturali e di assistenza proponevano una rosa

di 2.000 nomi, dalla quale il G.C. ricavava l’elenco definitivo dei 400 candidati, ma senza essere vincolato ai nomi che gli erano stati proposti; al limite, poteva designare 400 nominativi del tutto diversi da quelli proposti. Poiché la lista approvata veniva poi automaticamente eletta (v. Elezioni), di fatto era il Gran Consiglio che decideva sulla attribuzione dei mandati.

Le elezioni fasciste furono due: nel 1929 e nei 1934. La prima lista fu approvata dal G.C. il 27.2.1929 e la legislatura che ne sortì (XXVIII) fu chiusa con decreto del 19.1.1934. Il 15 febbraio successivo gli enti autorizzati proposero la rosa di candidati per la XXIX legislatura e il 2.3.1934 il G.C. approvò i nuovi 400 « deputati » (v. Camera, Riforma fascista della). Le elezioni cessarono di esistere anche formalmente con l’istituzione della Camera dei Fasci e delle Corporazioni (v.), priva peraltro di ogni effettivo potere: questo continuava a essere affidato al Gran Consiglio, ma più precisamente a Mussolini, l’unico che avesse la facoltà di convocarlo; bastava semplicemente che egli non lo convocasse — come in realtà fece a partire dal 1939 — e il potere diventava del tutto personale.

La legge del 1928 sul Gran Consiglio consacrò la trasformazione in regime dell'ordinamento politi[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 549

Brano: [...]ngo fu trasferito a Mosca e Pajetta, dopo essersi fatto una severissima autocritica ritenuta « soddisfacente » da Togliatti, venne rinviato a lavorare in Italia, una destinazione che, in quel momento, lasciava ben poche speranze. Infatti, arrivato a Reggio Emilia (« uno dei punti di forza che ci erano rimasti »), qualche giorno dopo fu arrestato (febbraio 1933) e deferito al Tribunale speciale che lo condannò a 21 anni di reclusione.

Scriverà G.C. Pajetta nelle sue memorie: « La nostra Federazione giovanile contava nel Reggiano ben seicento aderenti. Non sapevamo allora però che la polizia fascista aveva già in mano il bandolo di quella matassa» (C/t.» pag. 186).

La “controsvolta” (193236)

Nel 1932 era intanto maturata nell’Internazionale un'altra “svolta”, di segno contrario a quella del 1929 e che dopo l’ascesa di Hitler al potere in Germania ebbe una certa accelerazione. Adottando un orientamento del tutto nuovo, ai comunisti e in particolar modo ai giovani l'Internazionale ordinò di superare le chiusure e il settarismo di sin[...]

[...]tare. Ciò presupponeva un'alleanza anzitutto con i socialisti (non più considerati, pertanto, « socialfascisti »), poi con i giellisti, i cattolici, i liberali, insomma con tutte le forze disposte a unirsi contro il fascismo.

Il VII Congresso deH'Internazionale (luglio 1935) confermò definitivamente tale orientamento già emerso nel XIII Plenum (dicembre 1933) e collaudato in Francia con il successo del Fronte popolare (v.). Alla testa della F.G.C.I. in questa nuova fase fu posto come segretario Agostino Novella e, quando l’anno successivo questi fu chiamato a lavorare presso il K.I.M., gli subentrò Celeste Negarviìle (v.). Per tradurre la nuova linea politica nella situazione interna italiana dominata dal totalitarismo fascista, bisognava stabilire un contatto con la gioventù irreggimentata nelle organizza

zioni paramilitari, universitarie, ricreative e sindacali fasciste.

A partire dal 1936 il clima politico italiano sembrava favorire la “controsvolta”: anche se la conquista dell'Etiopia (v.) aveva portato all’apice il prestigio[...]

[...]i ritardo, le Brigate Internazionali (v.).

Si spiega quindi perché nella prima fase della vicenda spagnola la F.G. C.l. non svolse come tale un ruolo degno di nota e perché fu relativamente basso il numero degli iscritti all'organizzazione giovanile fra i tanti comunisti accorsi a combattere a fianco del popolo spagnolo. Fr*a questi, il ventenne Giuliano Pajetta (v.) e il diciottenne Giovanni Pesce (v.). Davide Maggioni, ex segretario della F.G.C.I. giunto in Spagna con i sovietici diversi mesi dopo l'inizio della guerra civile, si toglierà la vita a Madrid nel 1937 (sembra per motivi sentimentali), scomparendo in tal modo anche dai libri di storia ufficiali.

L’attività della F.G.C.I. (e quella del partito in direzione dei giovani) fu nel 1938 oggetto di severe critiche da parte dell'lnternazionale per le posizioni errate assunte nel 1936. Nel riferire queste critiche, Grieco dirà: « L'impostazione data al lavoro del

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 360

Brano: [...]andosi prevalentemente delle attività di stampa e propaganda e, a partire dagli anni Sessanta, in modo più diretto dei rapporti del P.C.I. in campo internazionale. Consultore nazionale, fu eletto alla Costituente nel 1946 e deputato alla Camera dal 1953, rieletto in tutte le successive legislature. Ha sempre svolto un intensissimo lavoro parlamentare, anche come vicepresidente della Commissione Esteri.

Negli ultimi anni si è spesso parlato di G.C. Pajetta come di uno dei maggiori esponenti superstiti di quel gruppo di dirigenti comunisti formatosi tra le due guerre, nella lotta clandestina in Italia, nell’esilio e nelle carceri. Il suo nome si affianca a quelli di Paimiro Togliatti, Luigi Longo, Mauro Scoccimarro, Pietro Secchia, Giorgio Amendola e pochi altri che, per oltre mezzo secolo, hanno costituito il vertice del P.C.I. passando attraverso vicende politiche che si chiamano « bolscevizzazione del partito », Resistenza, « partito nuovo », XX Congresso del P.C.U.S., « destalinizzazione », « rinnovamento » ecc... Si tratta di un gru[...]

[...]unito nella totale accettazione del « centralismo democratico », nella disciplina interna di stile bolscevico e compattato da una visione ideologica sempre pronta ad adeguarsi alle mutate situazioni storiche. Una ideologia e una disciplina che hanno permesso a questo gruppo di tenersi ininterrottamente alla testa del Par

tito, risolvendo di volta in volta al proprio interno differenze e contrasti anche profondi.

In questo gruppo dirigente, G.C. Pajetta si è trovato a svolgere più a lungo degli altri un ruolo importante, almeno in tre direzioni: nel dare impulso alla stampa e propaganda del P.C.I. con grande estrosità di idee (famosa la campagna elettorale contro la « leggetruffa » da lui impostata nel 1953); nel promuovere spregiudicate tattiche di alleanza con gruppi e correnti politiche diverse per togliere il P.C.I. dall’isolamento in cui avrebbero voluto costringerlo gli avversari (per esempio, nel 1953 l’intesa con personalità « indipendenti » per impedire il passaggio della leggetruffa democristiana, ma nel 1958 anche con forz[...]

[...] democristiana, ma nel 1958 anche con forze moderate in Sicilia per battere la Democrazia Cristiana facendo leva sul dissidente Milazzo); e nel curare infine i rapporti del P.C.I. in campo internazionale quando fu chiamato a dirigere tale settore di lavoro.

Il suo temperamento, il gusto per l’ironia e la battuta, anche contro coloro ai quali poteva riuscire difficile sceverare la critica pungente dallo sprezzo, hanno qualche volta attirato su G.C. Pajetta diffidenze da parte degli stessi compagni di partito. Ma la sua fantasia politica, la prontezza di riflessi nell'adeguarsi ai cambiamenti di linea e la smaliziata abilità di tribuno hanno generalmente fatto sì che gli altri dirigenti giudicassero con indulgenza certe sue irruenze (come l’occupazione della Prefettura di Milano nel 1947) e improvvisazioni (come appunto risultò il « milazzismo »). D’altra parte va riconosciuto che G.C. Pajetta ha anche saputo rifiutare la immagine carismatica cara a tanti dirigenti politici, usando spesso l’ironia verso se stesso.

Durante l’intervista del 31.1.82 cit., alla domanda: « Quando facevi la lotta partigiana, ti immaginavi che poi sarebbe andata così? », egli risponde: « Assolutamente no. Pensavo che alla fine della guerra ci sarebbe stata la rivoluzione. Mai immaginavo che avrei fatto per 38 anni il deputato in un Parlamento borghese... ».



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 442

Brano: [...]timanali Era Nuova di Genova e La lima di Oneglia. Nel 1894 le leggi eccezionali di Crispi gli procurarono un mese di confino a Pisa. Portato candidato dal Partito socialista per il collegio di Onegiia; non raccolse un numero sufficiente di voti. Fu eletto invece nel 1909 e da quella legislatura fu sempre confermato fino al 1924.

Nel 1903, avendo deciso il Congresso delle leghe mutue e cooperative liguri la creazione del quotidiano II Lavoro, G.C. ne divenne il direttore. Negli anni successivi egli si spostò decisamente verso il gruppo di Bissolati (v.) e, con questi, nel congresso di Reggio Emilia uscì dal Partito socialista, per formare il Partito socialista riformista. Interventista nel 1914, combattente, ferito e decorato di medaglia d’argento, ritornò alla politica attiva come sottosegretario all’Agricoltura nel ministero Boselli, carica che di lì a poco lasciò per assumere quella di Commissario generale per gli approvvigionamenti e consumi, che mantenne fino al settembre 1917. Nel primo dopoguerra fu uno dei dirigenti del « Movim[...]

[...]li, carica che di lì a poco lasciò per assumere quella di Commissario generale per gli approvvigionamenti e consumi, che mantenne fino al settembre 1917. Nel primo dopoguerra fu uno dei dirigenti del « Movimento per le nazionalità oppresse », in cui si perpetuava l’azione delTinterventismo democratico bissolatiano. Più tardi, quando alla destra del Partito socialista italiano i residui della vecchia scissione confluirono con il gruppo di Turati, G.C. aderì al Partito socialista unificato. Il 27.1.1924, durante la campagna eléttorale, fu ferito dai fascisti, unitamente all’onorevole Gonzales e a Raffaele Rossetti (v.).

Fece parte dell’Aventino (v.) e fu tra i deputati dichiarati decaduti dal fascismo nel novembre 1926. Negli stessi giorni, la sede de « Il Lavoro » e l’abitazione di Canepa vennero devastate e saccheggiate. Dopo l’interruzione (protrattasi dall'ottobre 1926 al maggio 1927). il giornale riprese a uscire sotto la sua direzione: àllineandosi alle posizioni di « Problemi del lavoro » (v. Associazione Nazionale Studio), il quo[...]

[...] Il Lavoro » e l’abitazione di Canepa vennero devastate e saccheggiate. Dopo l’interruzione (protrattasi dall'ottobre 1926 al maggio 1927). il giornale riprese a uscire sotto la sua direzione: àllineandosi alle posizioni di « Problemi del lavoro » (v. Associazione Nazionale Studio), il quotidiano genovese costituì un’isola di relativo anticonformismo (vi collaborarono, tra gli altri, Ansaldo, Salvatorelli, il giovane Leo Ferrerò) finché nel 1929 G.C. venne dimesso da direttore e si ritirò a vita privata. Dopo la Liberazione fu eletto alla Costituente. Aderì nel 1947 alla socialdemocrazia. Fu senatore di diritto nella I legislatura.

Caneparo, Annibaie

N. a Occhieppo Inferiore (Vercelli) iT 17.7.1905. Operaio, militante nel

Partito comunista dal 1926, emigrò in Francia nel 1936 e in quello stesso anno accorse volontario garibaldino in Spagna, dove combattè nel battaglione « Antonio Gramsci » delle Brigate Internazionali.

Rientrato in Italia per una missione di partito il 2.5.1940, fu arrestato a Bardoneechia e rimase in carcere [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 359

Brano: [...]11; pubblicista, dirigente politico.

Educato in un ambiente familiare antifascista, a 14 anni entrò a far parte, a Torino, dell’organizzazione giovanile comunista clandestina e nel 1925, per aver svolto tra i compagni di studio attività contro il regime, fu espulso da tutte le scuole del regno. Persistendo nella sua attiva militanza, nel 1927 fu arrestato, deferito al Tribunale Speciale e condannato a 2 anni di reclusione (1928).

Lo stesso G.C. Pajetta così parla dei suoi esordi nella lotta politica: « La mia era una famiglia piccoloborghese. Mia madre [v. Pajetta, Elvira] era maestra elementare, mio padre impiegato di banca, laureato in legge. Dapprima socialisti, divennero poi comunisti, anche se non iscritti al partito,

lo sono un po’ come un figlio dell’oratorio.

I miei primi ricordi di bambino sono quelli del famoso sciopero generale di Torino, i 40 giorni del 1920. Facevo la quarta elementare e scioperavo per solidarietà con i miei genitori che scioperavano. A 14 anni seppi che potevo iscrivermi alla Federazione Giovanil[...]

[...]razioni, arresti. Insomma, era una bella famiglia dove tutti andavano a cercarsi i guai. Così almeno pensava la gente ». (Cfr. « Avanti o popolo, ma con giudizio », intervista rilasciata a Domenico Campana su II Giorno del 31.1.1982, pag. 3).

L’università del carcere

Nel 1931 espatriò clandestinamente in Francia e partecipò al IV Congresso del P.C.I. a Colonia, in rappresentanza dei giovani comunisti. Fu quindi designato segretario della F.G.C.I., responsabile del periodico Avanguardia (v.) e rappresentante della Federazione stessa in seno al K.I.M., l’organizzazione giovanile comunista internazionale. In tale veste fece il suo primo viaggio a Mosca (1931).

Funzionario presso il Centro del partito all'estero, da Parigi compì diverse missioni clandestine in Italia (Roma, Napoli, Sicilia) per organizzare la lotta antifascista, finché nel febbraio 1933 venne arrestato a Reggio Emilia e nuovamente deferito al Tribunale Speciale

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 308

Brano: [...]i suoi capi che subito si preparavano all’azione, nessuno della “Lazzarini” si mostrò preoccupato della sua fuga e non furono prese misure di protezione. Così « il giorno 4 alle ore 18 il rifugio dei 5 gappisti presso Lomnago veniva circondato e attaccato; dopo breve scontro 3 partigiani venivano catturati e due riuscivano a fuggire. Dei tre prigionieri, due [Giuseppe Brusa e Bartolomeo Bai) erano fucilati sul posto davanti agli occhi del terzo (G.C.), risparmiato per farlo parlare ».

Il 5 ottobre fu la volta di Walter Marcobi, leggendario e imprendibile capo dei garibaldini: aveva un appuntamento a Capolago e qui trovò una macchina della polizia politica i cui uomini, timorosi, dopo aver appena intimato l’alt gli spararono contro. Nello stesso giorno furono arrestati Antonio Cetin e Angelo Chiesa, mentre solo per un miracolo si salvarono Silvano Montanari (segretario provinciale del P.C.I.) e Adelmo Pianetii.

La trappola tornò a scattare nella notte del 7 ottobre, intorno a una cascina in località “la Gera” tra Voldomino e Cucco, d[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 253

Brano: [...] dal movimento indusse il Centro estero del partito a inviare in questa zona, a varie riprese, cinque funzionari, due dei quali (Aristide Pupazzi ed Ezio Zanelli) vennero arrestati nel 1934 per azione congiunta dell'Ovra (diretta a Milano da Nudi), della polizia, della Milizia e dei carabinieri di Trieste, Udine e Gorizia. Le indagini poliziesche vennero concentrate nelle cinque zone in cui operavano i comitati federali del partito e della F.

G.C. (Cantiere, Monfalcone e frazioni, Ronchi e frazioni; SagradoGradisca e frazioni; CormonsCapriva e frazioni; AurisinaSanta CroceOpcinaComeno; AquileiaT^rzoCervignano) comprese nelle tre province di Trieste, Udine e Gorizia. Nel corso di tali indagini vennero identificati ben 189 comunisti, una gran parte dei quali fu arrestata e deferita al Tribunale speciale che, in vari processi del 193536, inflisse durissime condanne. Altri arrestati furono inviati al confino. Fra i comunisti di Ronchi, le condanne più pesanti furono inflitte a Ostelio Modesti (20 anni di reclusione), ad Angelo Cornar e a G[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 825

Brano: [...]ta la notizia della prognosi positiva

dell’intervento operatorio, ma la tensione nelle piazze aumentò: gruppi di operai si riunirono nel centro di Roma provenienti da Tormarancio, Primavalle, Quarticciolo, Torpignattara; la polizia a Piazza Colonna cercò di disperdere i dimostranti caricandoli. Poi, seguendo le istruzioni dei dirigenti, un corteo di lavoratori sfilò davanti ai cancelli del Policlinico, salutando col pugno chiuso. Il comunista G.C. Pajetta e il socialista Oreste Lizzadri parlarono ai dimostranti in un comizio improvvisato in Piazza Colonna e li mandarono tutti a casa.

Ma la notizia « Togliatti è fra la vita e la morte » rimbalzò nelle Federazioni di partito, nelle Camere del lavoro, nelle fabbriche, e masse di lavoratori scesero spontaneamente in sciopero in tutto il CentroNord fin da quel primo pomeriggio, prima ancora che la C.G.I.L. unitaria avesse preso una qualsiasi decisione. Non restò quindi ai dirigenti sindacali (P.C.I., P.S.I., D.C.) che convalidare lo sciopero generale di protesta che si estese rapidamente[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 557

Brano: [...]apo dell’operazione di sbarco. Successivamente prevalsero tuttavia nel presidente degli U.S.A. F.D. Roosevelt altre considerazioni, sicché il comando supremo dell’operazione fu affidato a Eisenhower (v.).

Nel novembre 1945 Marshall passò a operare in campo diplomatico e venne mandato ambasciatore in Cina. Dal 1947 al 1949 fu segretario di Stato (carica corrispondente a quella di ministro degli Esteri). In tale veste, dette il nome al primo

G.C. Marshall (Algeri, 1943)

piano di « aiuti » americani all’estero (v. Marshall, Piano), con il quale gli Stati Uniti dovevano trasformare la loro superiorità militare in egemonia politica ed economica su gran parte del mondo.

La guerra fredda

Come capo della diplomazia statunitense Marshall si rivelò fedele e zelante esecutore della cosiddetta « dottrina di Truman » che consisteva nello scatenare una violenta ondata di anticomunismo in tutto il mondo, nell’arrestare e respingere indietro (roll back) la presenza e l’influenza conquistate dall’U.R.S.S. nella lotta antinazista, operando c[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine G.C., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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