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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 337

Brano: Borghi, Armando

Il principe Valerio Borghese in Corte d'assise, imputato di collaborazionismo coi tedeschi (1948)

siamo di fronte ad una stretta applicazione della legge, ma siamo di fronte ad una pervicace sovversione della legge e il Governo sta a guardare Indifferente, quando non vi aiuta e non vi incita. Chiedo sia aperta una inchiesta regolare e si interroghino non solo i magistrati ma tutti i giudici popolari per accertare la condotta seguita nello svolgimento del processo ». L’inchiesta venne infatti svolta e furono presi dei provvedimenti, non però nella 'direzione richiesta dagli interpellanti, bensì contro uno dei giudici popolari che, all’indomani del processo[...]

[...]ti svolta e furono presi dei provvedimenti, non però nella 'direzione richiesta dagli interpellanti, bensì contro uno dei giudici popolari che, all’indomani del processo, aveva rivelato i vizi in base ai quali si era pervenuti alla sentenza: il giudice popolare Renato De Benedectis venne così condannato a 4 mesi di reclusione, col beneficio della condizionale, « per rivelazione di segreti d’ufficio ».

Borghese, Natale

N. a Palmi (Reggio Calabria) il 16. 1.1904; panettiere. Nel 1928 fu condannato dal Tribunale speciale a 10 anni e 8 mesi di reclusione per attività antifascista. Dopo T8.9.1943 ha partecipato alla Resistenza.

Borghesi, Fernando

N. a Galluzzo (Firenze) il 22.6.1904; verniciatore. Membro del l'organizzazione comunista clandestina, nel

1940 fu condannato dal Tribunale speciale a 6 anni di reclusione per attività antifascista. Dopo T8.9.1943 ha partecipato alla Guerra di liberazione, partigiano combattente nell'Appennino Pistoiese, poi comandante della Brigata « Gino Bozzi ».

Borghi, Armando

N. a Castel Bo[...]

[...]bia, dovette riparare in Francia, dove conobbe e frequentò Amilcare Cipriani e donde potè rientrare in Italia solo nel dicembre 1912, in seguito a un’amnistia.

Poiché in quello stesso anno (1912) i sindacalisti rivoluzionari, sotto la guida del gruppo di Parma (diretto da Alceste De Ambris) avevano dato vita all’Unione sindacale italiana (U.S.I.), e gli anarchici (v.) vi avevano aderito, quando il De Ambris con i suoi passò all’interventismo, A.B. fu eletto segretario

generale deH’Unione. Con lo scoppio del conflitto accentuò la sua azione antimilitarista e, come segretario gènerale dell’U.S.I., con un manifesto invitò i lavoratori a « tenersi pronti a trasformare la odiosa guerra fra le nazioni nella liberatrice guerra civile ». Cercò inoltre di dare vita a un giornale deH’U.S.I., dal titolo Guerra di classe, ma venne ancora arrestato e internato all’Impruneta (Firenze).

Il conflitto mondiale disperse il movimento anarchico polverizzandone l’organizzazione, ma dopo il suo ritorno a Bologna A.B. si diede a ricostruire faticosamen[...]

[...]ta e, come segretario gènerale dell’U.S.I., con un manifesto invitò i lavoratori a « tenersi pronti a trasformare la odiosa guerra fra le nazioni nella liberatrice guerra civile ». Cercò inoltre di dare vita a un giornale deH’U.S.I., dal titolo Guerra di classe, ma venne ancora arrestato e internato all’Impruneta (Firenze).

Il conflitto mondiale disperse il movimento anarchico polverizzandone l’organizzazione, ma dopo il suo ritorno a Bologna A.B. si diede a ricostruire faticosamente le fila disunite e assottigliate dell’U.S.I.. Nel dicembre 1919 il congresso di Parma ló confermò segretario dell’U. S.l. e l’anno successivo egli si trasferì a Milano, ove collaborò al quotidiano Umanità Nova.

Nell’aprile 1920 si costituì a Firenze l’Unione anarchica italiana (U.A.I.), strettamente collegata con l'U.S.I., e nel luglio dello stesso anno Borghi venne invitato in Russia, a rappresentare l’U.S.I. al Congresso dell’Internazionale sindacale. In tale circostanza egli ebbe un colloquio con Zinoviev e illustrò al dirigente russo la necessità di creare anche in Italia « il corto circuito rivoluzionario prestissimo ». Le stesse cose ripetè a Lenin, ma poi non accettò

lo statuto deH’Internazionale sindacale e tornò in patria mentre stava assumendo slancio i[...]

[...] venne invitato in Russia, a rappresentare l’U.S.I. al Congresso dell’Internazionale sindacale. In tale circostanza egli ebbe un colloquio con Zinoviev e illustrò al dirigente russo la necessità di creare anche in Italia « il corto circuito rivoluzionario prestissimo ». Le stesse cose ripetè a Lenin, ma poi non accettò

lo statuto deH’Internazionale sindacale e tornò in patria mentre stava assumendo slancio il movimento dell’occupazione delle fabbriche (v).

Appena rientrato in Italia, essendosi il dirigente anarchico rifiutato di avere un abboccamento con i rappresentanti del governo, fu reso operante un vecchio mandato di cattura e A.B. venne rinchiuso nel carcere milanese di San Vittore, insieme con Errico Malatesta. Successivamente Borghi fu uno dei promotori dell’AIleanza del lavoro (v.), sorta nel febbraio 1922, e dopo l’avvento del fascismo visse qualche tempo a Milano.

Nel 1923, recatosi a Berlino per un convegno deH’Internazionale anarchica, passò poi a Parigi e vi soggiornò sino all’ottobre 1926, anno in cui andò in America per un ciclo di conferenze. Qui rimase sino al termine della seconda guerra mondiale, partecipando all’attività della piccola colonia di emigrati antifascisti e collaborando alla stampa anarchi[...]

[...]otori dell’AIleanza del lavoro (v.), sorta nel febbraio 1922, e dopo l’avvento del fascismo visse qualche tempo a Milano.

Nel 1923, recatosi a Berlino per un convegno deH’Internazionale anarchica, passò poi a Parigi e vi soggiornò sino all’ottobre 1926, anno in cui andò in America per un ciclo di conferenze. Qui rimase sino al termine della seconda guerra mondiale, partecipando all’attività della piccola colonia di emigrati antifascisti e collaborando alla stampa anarchica. Rientrato in Italia nel 1945, ha diretto «Umanità Nova».

B.An.

Autore di numerose pubblicazioni, tra cui:

337



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 235

Brano: [...]te presagio per il futuro. Nel più grande conflitto avvenuto nella storia l’Unione Sovietica aveva certamente dato il contributo maggiore alla vittoria contro il fascismo, pagandone il prezzo più alto: i sovietici avevano annientato 607 divisioni nemiche sul loro fronte, mentre gli Alleati occidentali ne avevano distrutto 176; il popolo sovietico aveva pagato questa vittoria con oltre 21 milioni di morti e con distruzioni e sofferenze incommensurabili.

Bibliografia essenziale:

H. SetonWatson, Storia dell'Impero russo, Torino, Einaudi, 1971; W.H. Chamberlin, Storia della rivoluzione russa, Torino, Einaudi, 1941; E.H. Carr, Storia della Russia sovietica, Torino, Einaudi, 1964; R.A. Medvedev, Lo stalinismo, Milano, Mondadori 1966; 1.1. Mine, Istorija velikogo oktjabrja, voli. 13, Moskva, 1968; G. Boffa, Storia deìl'Unione Sovietica, voli. 12, Milano, Mondadori, 1976; J. Elleinstein, Storia dell'URSS, voli. 12, Roma, Ed. Riuniti, 1976; A.B. Ulam, Storia della politica estera sovietica, Milano, Rizzoli, 1970; A.A.VV, Istorija diplomatii (pod red. V.P. Potemkina), voli. 13, OGIZ Moskva 19411945; A.A.VV, Istorila vtoroj mirovoj vojny 19391945, Voli. 112, Moskva 19731980; I. Erikson, Storia dello Stato Maggiore sovietico, Milano, Feltrinelli, 1963; 3.

F. Cohen, Bucharin e la rivoluzione bolscevica, Milano, Feltrinelli, 1975; A.B. Ulam, Stalin, Milano, Garzanti, 1973; M. Dobb, Storia dell’economia sovietica, Roma, Ed. Riuniti, 1976; G. Procacci, Il partito dell'Unione Sovietica, Bari, Laterza, 1974; M. Geller, A. Nekric, Storia dell'URSS dal 1917 ad oggi, Milano, Rizzoli, 1984; AA.VV., 50 let vooruzennych sii SSSR, Moskva, Voennoe Izd.stvo, 1968; M. Lewin, Economia e politica nella società sovietica, Roma, Ed. Riuniti, 1977; R. Schlesinger, Il partito comunista nell'URSS, Milano, Feltrinelli, 1962; A. Werth, L'Unione Sovietica nel dopoguerra 194548, Torino, Einaudi 1973; R. Risaliti, Problemi dei rapporti italorussi e [...]

[...] Izd.stvo, 1968; M. Lewin, Economia e politica nella società sovietica, Roma, Ed. Riuniti, 1977; R. Schlesinger, Il partito comunista nell'URSS, Milano, Feltrinelli, 1962; A. Werth, L'Unione Sovietica nel dopoguerra 194548, Torino, Einaudi 1973; R. Risaliti, Problemi dei rapporti italorussi e della storiografia sovietica, Pisa, Ed. Goliardica,

1979.

R.Ri.

Secondo dopoguerra

Nel 1945 la popolazione sovietica era scesa a 170 milioni di abitanti (rispetto ai 194 del 1940) e il 13.9. 1945 la Pravda rese noto che, nel corso del conflitto, erano state distrutte, date alle fiamme e saccheggiate dal nemico 1.710 città e località, più di 70.000 borgate e villaggi, 31.850 imprese industriali,

65.000 km di ferrovie, 98.000 kolcos,

1.876 soveos, 2.890 stazioni di macchine agricole. In termini economici, le perdite complessive furono calcolate in 2.600 miliardi di rubli anteguerra (il reddito statale, nel 1940, era stato di 180 miliardi di rubli). In breve, l’economia nazionale era tornata ai livelli della prima metà degli anni Tre[...]

[...](19461950) fu realizzato in anticipo, riportando l’economia sovietica ai livelli del 1940 e andando oltre: nel settore dell'industria atomica l’U.R.

5.5., che fin dal 1946 (grazie anche a tecnici tedescoorientali) aveva messo in marcia il primo reattore nucleare a Mosca, nel 1949 possedeva la bomba atomica che così cessava di essere monopolio degli U.S.A.. Nello stesso tempo i Partigiani della pace (v.) lanciavano da Stoccolma l’appello per l’abolizione delle armi atomiche, appello che sarebbe stato sottoscritto da 115 milioni di cittadini sovietici (praticamente da tutta la popolazione adulta dell’U.R.S.S.). Nell’ottobre 1952 si riunì il XIX Congresso del partito (non si riuniva dal 1939) che assunse il nome di Partito comunista deìl'Unione Sovietica (P.C.U.S.), eliminando dalla denominazione l'obsoleto aggettivo “bolscevico”. Il Congresso approvò

ii già iniziato Quinto piano quinquennale (19511955) per l’ulteriore sviluppo deH’economia, l’elevazione dei benessere materiale e l’allargamento della cultura.

Pochi mesi dopo il XI[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 525

Brano: [...]pecialmente il Cile), fondò la Confederazione perùboliviana. Un anno dopo scoppiò una guerra, vinta dai cileni. Il trattato di pace fra i due paesi della Confederazione e il Cile venne concluso separatamente ed ebbe così termine il breve esperimento confederale.

Conclusa questa prima fase di indipendenza, culminata in una nuova rovinosa guerra del Perù contro la Bolivia, la presidenza di /?. Castilla assicurò al paese un periodo di relativa stabilità (184562) nota come « la rivoluzione conservatrice ». Tale periodo storico fu caratterizzato da un certo equilibrio tra le diverse fazioni dell’oligarchia tradizionale, beneficiata dalla favorevole congiuntura del guano (i cui

depositi furono sfruttati con l’apporto di capitali inglesi). Ciò provocò una reazione nazionalistica guidata dal Partido civilista, il cui leader fu il presidente Pardo (18721876). Dopo il 1870 la crisi del mercato del guano favorì l’inizio dello sfruttamento del salnitro e, verso la metà del decennio, Io Stato peruviano cercò di negoziare un accordo con il capi[...]

[...]nternazionale. Si affermò quindi in Perù un modello di sviluppo di tipo coloniale, attraverso il libero ingresso dei capitali esteri (soprattutto nordamericani) e il rilancio dell’economia mineraria e agricola. Tale processo fu politicamente guidato dal Partido democratico.

V* aprismo » e Jl populismo

Durante la Prima guerra mondiale, in seguito aH’andamento favorevole delle esportazioni peruviane, si affermò la lunga dittatura militare di A.B. Leguìa (191930), la quale accentuò il processo di centralizzazione statale delle risorse del paese.

La crisi mondiale del 192930 provocò la nascita di nuovi equilibri politici. Uno dei fenomeni più tipici nel continente latinoamericano fu

10 sviluppo di movimenti e regimi di tipo nazionalpopulista. Nel 1924 Victor Raul Haya de la Torre aveva creato in Perù I ’Alianza popular revolucionaria americana (A.P.R.A.) e, dagli anni Trenta, tale movimento, anche se non riuscì mai a prendere il potere, influenzò notevolmente la vita politica e sociale del paese. Nel 1932, guidata dair AP.R.A., si[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 673

Brano: [...]ori, Simon (U.R.S.S.), Angiolino Soldateschi, Francesco Serpentini, Stefano Stefanini, Diano Taddei, Tersilio Tofanelli, Quinto Tompetrini, Alberto Tosi, Armido Vannucci, Mario Vannuzzi, Alvaro Vasconi, Mario Vecchiapelli, Lino Vichi, Sirio Viggiani, Elino Zannoni.

Dispersi: Vertano Contrucci. Enzo Ferretti, Mario Pieri. Ivo Tafi.

Elenco dei fucilati per rappresaglia

Aldo Angnlini, Inaco Battetti, Rinaldo Battetti, Eros Banchi, Bruno Barabissi, Renato Barabissi, Emilio Basarri, Eraldo Battisti, Settimio Battisti, Nello Bechi, Norberto Bellumori, Giovan Battista Benassi, Enrico Beni, Mauro Beni, Livio Bernardini, Onorato Bernardino, Virgilio Berti, Galliano Bertocci, Sergio Bertocci, Luigi Bianchi, Mauro Bianchi, imolo Bindi, Giuseppe Biondi, Erminio Bischi, Roberto Bizzarri, Angiolino Bogi, Rinaldo Bondani, Ferdinando Boni, Umberto Boni, Livio Botare!li, Luigi Botarelli, Seivio Bralia, Enos Camilletti, Aurelio Cappelletti, Flaminio Castagni, Angelo Cavallucci, Salvatore Cenni, Agostino dacci, Leopoldo dacci, Eugenio Cicaloni, Cassiano Coli, Piet[...]

[...]
Nelle formazioni partigiane della provincia di Grosseto combatterono anche numerosi ex prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento fascisti; comandante della formazione di Montecucco fu l’ufficiale neozelandese Rodrik, caduto in combattimento nel marzo 1944. Numerosi furono soprattutto i sovietici che costituirono il nerbo della Brigata « Camicia bianca ».

Elenco (incompleto) dei partigiani sovietici:

Barileu Albayev, Bozanov AbdiPatta, Nikolai Adamia, Ajub Alujev, Silhan Abiicanov, Tmlibk Almatov, Hani Amirenov, Hakim Abilov, Adamohoya Aidarov, Almamed Abadov, Cholsci Ascirov, Tuhmurz Abdahmanv, RuhimAli Amirov, Rochaman Ascirov, Varazdat Griyorovic Bugdassarion, Andemas Baimurzivy, MoldaCanim Baimetov, GaiOhmed Bektascov, Andrey Cudiscov, Nicolaj Covalescv, Alexander Costantin, Alexander Ciurka, Dimitri Cosei/, Kamal Carimov, Georg Chachanascille, Klichai Curakov, Bilal Farzalibecov, Ivan Grucienco, Umyali Guamaniazov, Giovanni, Ivan, Deminol Itevonweden, Hatom Hatamov, Arbos Hamidov, Ohmedgan Halinoz, Andrej Krebiz, Jev, Ivan Korotoscenco, Bgdjar Koribov, Kudaikul Kudainerdjev, Hrachin Kasimov, Galei Kapiscov, Assan Kassanov, Widold Kusi, Stanislao Klinukieviez, Serghi Kymr[...]

[...] Rahigmar Mamataiev, Isemler Makascev, Lisamesder Massaiev, Arif Nuryev, Viktor Nicolaev, Iskak Nuzarov, Gesksembai Nurnullin, Atasc Nasijev, Unisco! Nigmetullaev, Dimitri Polichuk, Mamirof Pergiaz, Georg Pidiisupy, Rozoski, Valentino Rieva, Omar Rachmanov, Alexander Sergev, Simon, Vassili Scerbakov, Ivan Soloviov, Diuson Scaimerdenov, Diuson Scitkogaiev, Vuslai Salamatov, Sattor Sunndetov, Fozil Lomedovic Sadicov, Oksikbai Tugambajev, Soruinai Tabiiov, Tahic Umirscirko. Michele Viscovkin.

La Liberazione

Grosseto fu liberata il 15.6.1944, prima dell’arrivo degli Alleati; Roccastrada, dal 21 al 23 giugno. Il 24 giugno i tedeschi si erano ritirati dall’intera provincia.

Al momento della Liberazione, il C.L.N. provinciale designò sindaco di Grosseto Lio Lenzi; vicesindaco, Delfo Fabbrini; commissario provinciale, con funzioni di prefetto, Aster Festa (comunista); e l'avvocato Magrassi come presidente della deputazione provinciale.

Governatore alleato della provincia, per conto dell’A.M.G.O.T., divenne il colonnello scozzese R A.B. Hamilton, che democraticamente collaborò con il C.L.N. riconoscendone l’autorità. Gli Alleati inviarono però in un secondo tempo, come prefetto, il funzionario De Dominicis e Aster Festa dovette limitarsi ad

673



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 302

Brano: [...] concluse: « Non interpreti, Eccellenza, questa mia comunicazione come una lettera di dimissioni. Le dimissioni, infatti, potrei darle soltanto al legittimo governo d’Italia: non a chi usurpa tale nome con le armi straniere, ed in violenza patente delle norme del diritto internazionale di guerra. Il mio atteggiamento non costituisce che una resistenza ad arbitrarie violenze, nel solo modo in cui questa resistenza è possibile: rifiutando ogni collaborazione col nemico e con quegli italiani che al nemico si sono venduti ».

Bianchini, Severino

N. a Castiglione (Siena) il 12.10. 1902; carpentiere. Membro del Partito comunista dal 1921, nel 1929 fu condannato dal Tribunale speciale a

8 anni di reclusione. Dopo 1*8.9.1943 fu tra gli organizzatori della Resistenza in Liguria, intendente delle Divisioni d’assalto Garibaldi della VI Zona.

Bianchino, Valle

il 10.10.1944, in valle Bianchino (tra Como e Lecco), unità delle S.S. fasciste condussero un rastrellamento, nel corso del’quale furono catturati i partigiani Benedetto Bocchiol[...]

[...]banda dal febbraio all 'aprile 1944, assunse il comando della formazione «Italia Libera » di valle Grana e poi della Brigata « Pao

lo Braccini » della I Divisione Alpina G.L. del Cuneese, operante nella stessa zona.

Dall’estate 1944 alla Liberazione, Ia= formazione presidiò quasi ininterrottamente la valle Grana, nel cui capoluogo (Pradleves) ebbero sede i Comandi del V settore partigiano cuneese e della I Divisione G.L.. Nel febbraio 1945 A.B. guidò il trasferimento di una parte della sua brigata nelle Langhe; qui, con il concorso di altre formazioni « Giustizia e Libertà », costitùì la III Divisione « Langhe », al comando della quale partecipò alla liberazione di Torino.

Bianco, Dante Livio

Livio; Muzio. N. a Cannes (Francia) il 19.5.1909, m. a Punta, SaintRobert, valle Gesso (Cuneo) il 12.7. 1953; avvocato. Studente universitario a Torino nei primi anni del fascismo, appartenne al cenacolo gobettiano e partecipò all’attività antifascista nell’ateneo assieme a Fernando De Rosa, Aldo Garosci, Mario Andreis e Massimo Mila. Mil[...]

[...]tizia e Libertà » cuneese. Nel febbraio 1945 assunse il comando delle formazioni « Giustizia e Libertà » di tutto il Piemonte e, con tali funzioni, divenne membro del Comando regionale militare piemontése del Comitato di liberazione nazionale.

Nel maggio 1944, a Saretto (valle Maira), sottoscrisse a nome del

C.L.N. piemontese gli accordi politici e militari con la Resistenza francese della II Regione (v. Barcelonnette).

Animatore instancabile della guerra partigiana, organizzatore di ec

cezionali qualità, fu tra gli artefici dei piani insurrezionali piemontesi, nonché limpido scrittore di saggi storicopolitici sul significato della Resistenza. Decorato di due medaglie d’argento al valor militare per atti compiuti durante la Guerra di liberazione, fu successivamente tra i dirigenti del Partito d’Azione in Piemonte. Morì in un incidente di montagna.

M.Gi.

Sul luogo dove cadde è stata posta una lapide, con epigrafe dettata da Piero Calamandrei:

« A pochi metri dall’ultima cima — avvolta nel nembo — qualcuno più saggio [...]

[...]acceso di fiera dolcezza — facci un qenno Livio — se vacilleremo — a tutti i costi bisogna salire — anche se questo è morire ».

Opere di D.L.B.: Venti mesi di guerra partigiana nel Cuneese, Cuneo, 1946; Guerra partigiana Diario e scritti, Torino, 1954.

Bianco, Vincenzo

N. a Torino l’11.2.1898; operaio fonditore. Nel Partito socialista dal 1917 e nel Partito comunista dalla fondazione, partecipò in Torino al movimento dei « Consigli di fabbrica » e all’attività dell'« Ordine Nuovo ». Costretto a emigrare dall’avvento del fascismo, si recò neirilnione Sovietica, frequentò scuole di partito e militari, quindi più volte rientrò clandestinamente in Italia per organizzarvi la lotta antifascista. Arrestato nel 1931, nel 1932 fu condannato dal Tribunale speciale a 12 anni di reclusione. Liberato in seguito ad amnistie espatriò e, allo scoppio della guerra civile spagnola, accorse tra i primi volontari nelle Brigate Internazionali, dove gli venne affidata la direzione dell'Ufficio esplorazione.

Sotto lo pseudonimo di maggiore Kriege[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 286

Brano: [...]la sua fede monarchica e, dopo il 25.7.1943, con Croce e Casati, contribuì a ricostituire il Partito liberale (v.). Dopo I'8.9.1943 sfuggì all’arresto, trovando rifugio <in Laterano, senza sapere che nel frattempo Mario Missiroli aveva ottenuto per lui il benevolo « interessamento » di Kappler.

Dopo la Liberazione fu Consultore nazionale, deputato alla Costituente e senatore di diritto nella prima Legislatura repubblicana.

Nel gennaio 1923 A.B. non nascondeva le proprie simpatie per il fascismo. Egli scrisse sul suo giornale: «...meglio fiancheggiare i fascisti e aiutarli a realizzare il loro robusto programma di restaurazione dello Stato e di ristabilimento dell’ordine morale e materiale, che non servire la democrazia in qualità di malinconica punterei la, tenuta nascosta per non urtare la suscettibilità deH’estrema sinistra ». "Seris« se, ancora, che i principii ai quali si ispiravano il Partito liberale e quello fascista « sono identici e noi liberali possiamo rivendicare di essere stati per così dire prefascisti, quando era di moda essere democratici ».

Bergamini, Carlo

Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. N. a San Felice sul Panaro (Modena) nel 1888, caduto in combattimento nelle acque dell’Asinara (Sardegna) il 9.9.1[...]

[...]ertire di 180° la rotta, per sottrarre le navi alla cattura. La manovra era compiuta da pochi minuti, quando l’intera formazione venne attaccata da bombardieri tedeschi. Una bomba colpì la nave ammiraglia sotto la plancia, facendola rapidamente scomparire tra i flutti con l’ammiraglio Bergamini e con 1.500 dei milleottocento uomini di equipaggio.

Bergamo

Provincia lombarda comprendente 249 comuni, con una popolazione complessiva di 790.000 abitanti, di cui 122.000 nel capoluogo (1966); per due terzi montagnosa, in zona prealpina molto povera, ma con numerosi bacini idroelettrici, ha una diffusa attività industriale nella piana tra la città e la limitrofa provincia di Milano. Nella vallata del Serio, ora in crisi, si sviluppò nel passato una fiorente industria della lana e della seta.

Nel 1860, tra i Mille della spedizione garibaldina furono presenti quasi duecento bergamaschi; tra essi Francesco Nullo,, che morirà nel 1863, al comando della legione italiana in Polonia, combattendo per la libertà dei polacchi dal giogo zarista. [...]

[...]pio della prima guerra mondiale, dirigenti ed esponenti socialisti non mancarono di partecipare attivamente al lavoro di assistenza, affiancandosi agli enti ufficiali.

Il primo dopoguerra

Alla fine della guerra la situazione nel movimento operaio e soprattutto contadino sembrò mutare anche nel Bergamasco. Nelle campagne, i contadini che avevano combattuto chiesero le terre che erano state loro promesse durante il conflitto e il clero seppe abilmente inserirsi nella lotta, mirando a riassorbire la protesta che, con accenti fortemente radicali, veniva guidata da Guido Miglioli (v.) e Romano Cocchi. Contemporaneamente glf operai metallurgici (aventi negli stabilimenti di Dalmine il maggioreefK tro di forza) andarono sviluppando la lotta per le otto ore, con numerose dimostrazioni che investirono anche la città.

Nel marzo 1919 le maestranze della Dalmine occuparono lo stabilimento, applicando per la prima volta in Italia quella forma di lotta nota come sciopero a rovescio. Pochi giorni dopo questa prova di forza, Benito Mussolini tenne a Dalmine un demagogico discorso chB la pubblicistica fascista indicherà come la base dei postulati sociali del fascismo. Alla fondazione dei Fasci di combattimento, avvenuta pochi giorni dopo (23 marzo) a Milano, partecipò una delegazione di 7 bergamaschi (Alfonso Vajana, Ettore Barilozzi, Angelo Ranzanici, Ubaldo Riva, G.B. Pozzi, Erminio Pranzi e G.F. De Magistris), ma solo tre di essi furono poi conseguenti con quel gesto, pr[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 243

Brano: [...]28 fu condannato dal Tribunale spedale a 8 anni di reclusione. Scontata la pena, nel 1935 espatriò clandestinamente e, dal Centro estero del suo partito, venne inviato a frequentare una scuola militare in Unione Sovietica. Durante la guerra di Spagna combattè, con il grado di ufficiale, nella Brigata «Garibaldi». Passato successivamentè in Francia, venne rinchiuso per 2 anni nel campo di concentramento del Vernet; poi, consegnato dal governo collaborazionista francese alla polizia fascista, fu confinato a Ventatene, da dove uscì alla caduta del fascismo (25.7.1943).

Dopo I'8.9.1943 fu tra gli organizzatori della Resistenza in Lombardia, comandante della I Brigata G.A.P. a Milano. Caduto in mano alle S.S., fu deportato a Mauthausen. Rientrato in patria dopo la Liberazione, membro del Comitato centrale del P.C.I. dal 1945 al 1963, per alcuni anni è stato segretario della Federazione comunista di Siena e, successivamente, segretario regionale del partito per la Toscana. Deputato alla Costituente, senatore di diritto nella prima Legislat[...]

[...]ito a Pola, ebbe il comando della 12a Pattuglia di « Arditi Nuotatori », che per la prestanza e l’ef

Aligi Barducci nel Distretto militare di Messina (1933)

ficienza dei componenti si guadagnò l’appellativo di « Potente ». Dopo aver preso parte alle disastrose operazioni militari in Sicilia fino all’aqosto 1943, e rèsosi amaramente conto delle imposture del fascismo, I’8 settembre — trovandosi col suo reparto di stanza a Santa Marinella —, A.B. reagì violentemente contro il superiore che l’invitava a porsi al servizio dei tedeschi, e con altri accorse a Roma, partecipando ai combattimenti in difesa della Capitale.

Rientrato successivamente a Firenze, attivamente cercato il contatto con le forze della Resistenza e superate le iniziali diffidenze degli antifascisti nei suoi confronti, nel febbraio 1944 fu ammesso a far parte, come semplice partigiano, della banda già di Lanciotto Ballerini (v.), dislocata sul Monte Morello. Guadagnatosi ben presto un grande ascendente sui compagni (alcuni suoi ex commilitoni vollero imporgli, a ric[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 397

Brano: Vinca

guìto dalla strage nazista di Cervaròlo tv.).

Zona libera

Il 9.6.1944 gli oltre 100 militi della

G.N.R. che presidiavano il capoluogo abbandonarono Villaminozzo, dopo che i presìdi fascisti di quasi tutti i centri appenninici circostanti erano caduti sotto gli attacchi partigiani. Compreso nel territorio libero della “repubblica” di Montefiorino (v.), subì violente rappresaglie nazifasciste tra la fine di luglio e i primi di agosto del 1944, quando furono pressoché interamente distrutti dalle fiamme il capoluogo e le borgate di Sonarèto, Carniàna, Razzolo e Minozzo. Ma l’esperienza di autogoverno riprese in settembre e continuò fino alla Liberazione. Con i suoi 415 partigiani riconosciuti (di cui 15 caduti) e col complessivo s[...]

[...]’oro al valor militare alla memoria.

N. a Roma nel 1917, m. alle Fosse Ardeatine il 24.3.1944; ufficiale di artiglieria.

Ufficiale di carriera, combattente in Russia e nei Balcani durante la Seconda guerra mondiale, I’8.9.1943, con il grado di capitano, si trovava in servizio a Roma, comandante di una batteria. Presa posizione alla Magliana, partecipò ai combattimenti per la difesa della Capitale, rimanendo ferito. Dopo due mesi di degenza abbandonò ancora claudicante l’ospedale militare del Celio dove era stato ricoverato e volle prender parte attiva alla Resistenza. Entrò nell’orqanizzazione militare clandestina “Fossi”, in seno alla quale costituì una cellula informativa e di controspionaggio. Arrestato il 18.3.1944, fu rinchiuso nelle carceri di via Tasso e, dopo aver subito per 6 giorni inenarrabili torture per non svelare i segreti dell’organizzazione, fu trucidato alle Fosse Ardeatine (v.).

Vinca

Frazione del comune di Fivizzano (v.), provincia di Massa Carrara, a

800 m s.l.m. tra le vette del Pizzo d’Uccello e della Foce di Giovo, nell’estate 1944 fu teatro di uno degli eccidi più nefandi perpetrati dalle SS tedesche, cui si unirono, per l’occasione, reparti di Brigate nere. Le azioni di rastrellamento e le razzie si erano susseguite in tutta la zona, fin dai primi di agosto, in un terribile crescendo, essendo obiettivo dei tedeschi quello di creare il vuoto lungo una fasc[...]

[...]ova nella zona adiacente al monte Sagro, con attacchi partigiani ora all’organizzazione Todt, ora contro altri obiettivi militari, i tedeschi decisero di compiere una rappresaglia terroristica che, per quattro giorni, mise a ferro e fuoco numerosi paesetti della valle.

Fu Vinca ad avere la peggio. Come si evince dalle testimonianze, in particolare dal rapporto della partigiana “Giovanna” al Comando della Divisione “Lunense” e dalla memoria di A.B. (ora in Archivio del Centro studi della Cattedrale di Massa), la mattina del 24 agosto una colonna di 54 automezzi si diresse verso il paese, passando da Monzone, mentre altre colonne salivano dal versante di Carrara e dalla Garfagnana (quest’ultima colonna subì un ritardo che consentì ai pochi fuggiti in quella direzione di mettersi in salvo).

Mentre la popolazione di Vinca intraprendeva il lavoro quotidiano, il paese venne circondato e quanti si trovarono presi nella rete vennero immediatamente trucidati (uomini, donne e bambini). Seguì l’invasione dell’abitato e, all’eccidio, si aggiuns[...]

[...]si diresse verso il paese, passando da Monzone, mentre altre colonne salivano dal versante di Carrara e dalla Garfagnana (quest’ultima colonna subì un ritardo che consentì ai pochi fuggiti in quella direzione di mettersi in salvo).

Mentre la popolazione di Vinca intraprendeva il lavoro quotidiano, il paese venne circondato e quanti si trovarono presi nella rete vennero immediatamente trucidati (uomini, donne e bambini). Seguì l’invasione dell’abitato e, all’eccidio, si aggiunsero il saccheggio e l’incendio delle case. Lo sterminio proseguì fino a sera, finché la colonna non ripartì per Monzone, portandosi dietro quattro persone, tra le quali era il parroco di Vinca don Luigi Janni. Giunti al ponte di S. Lucia, i quattro furono uccisi. Il giovane prete era salito quella mattinata stessa verso il monte Sagro per incontrarsi con alcuni partigiani e, sulla via del ritorno, era stato sconsigliato dal rientrare in paese, ma di fronte agli inquietanti segni della tragedia aveva voluto essere accanto ai suoi parrocchiani. Con lui, furono ucc[...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine A.B., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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