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tipologia: Analitici; Id: 1543422


Area del titolo e responsabilità
Tipologia Periodico
Titolo Fatma Dost e Antonio Solaro, Turchia: perché si spera in Ecevit [sopratitolo: Novità e interrogativi dopo le elezioni del 5 giugno] [sottotitolo: Con la vittoria elettorale del Partito repubblicano del popolo, per il quale ha votato tutta la sinistra, si è aperta la strada ad una svolta democratica. Ma la destra rimane forte]
Responsabilità
Fatma Dost+++
  • Dost, Ftma
  autore+++    
Antonio Solaro+++
  • Solaro, Antonio
  autore+++    
Rubrica od altra struttura ricorsiva
Politica internazionale [Rinascita] {Politica internazionale [Rinascita]}+++  
Area della trascrizione e della traduzione metatestuale
Trascrizioni
Trascrizione Non markup - automatica:
Novità e interrogativi
dopo le elezioni del 5 giugno
Bulent Ecevit durante un comizio elettorale
di Fatma Dost
e Antonio Solaro
La situazione politica turca -ha subito con 1e elezioni del 5 giugno, un profondo mutamento. La vittoria del Partito repubblicano del popolo (Prp) infatti, per il quale, per la prima volta, ha votato l'insieme delle forze progressiste e di sinistra, ha comportato una profonda modificazione dei rapporti di forza a livello politico e parlamentare. Ricordiamo rapidamente che l'assemblea nazionale turca ha .ora i suoi 450 seggi così distribuiti: 213 al Prp, 188 al Partito della giustizia diretto dal capo del governo uscente Su-leyman Demirel, 22 al Partito della salvezza nazionale di Necmettin Erbakan (una formazione di estrema destra di ispirazione islamica), 13 ai neofascisti del •Partita di azione nazionalista guidato dal colonnello Alparslan Turkes,
3 al Partito della fiducia (formazione moderata di centro-destra), 1 al •Partito democratico (di orientamento ana- logo al Partito della fiducia) e, infine,
4 indipendenti.
Bulent Ecevit è stato incaricato, secondo .1a tradizione, di formare un nuovo governo. Una operazione non facile poiché -il leader del Prp, che ha sfiorato la maggioranza assoluta, deve ora ottenere la fiducia di un certo numero di deputati al di fuori del suo partita. Ecevit ha rifiutato un accordo con il Partito della giustizia. Ha presentato in questi giorni al presidente della repubblica, Koruturk, il quale ha accettato, la lista dei ministri del nuovo gabinetto. Adesso si è in attesa del voto di fiducia in Parlamento. Un voto che non è scontato e, che dipende dalle altre formazioni minori, dagli indipendenti e dalla posizione degli stessi partiti di destra. La situazione si presenta quindi ancora incerta e confusa, caratterizzata oltre tutto dalla collocazione del Partito della salvezza nazionale che ora appare come l'ago della bilancia dell'instabile equilibrio parlamentare.
Dal canto suo Ecevit ha riconfermato gli obiettivi di fondo che lo hanno portato alla vittoria elettorale. Tra questi il principale resta quello di riportare l'ordine democratico in un paese scosso dall'ondata di terrore- e di violenza che ha segnato la campagna elettorale, di garantire il pluralismo politico (attraverso anche la le galizzazione del partito comunista) di rimettere .in piedi l'economia travolta dall'inflazione e dalla disoccupazione. Sul piano della politica estera, Ecevit si dichiara favorevole ad un rafforzamento dei rapporti della Turchia con tutti i paesi - e pronto ad incontrare il greco 'Caramanlis per risolvere i problemi che dividono i due paesi, in particolare la crisi cipriota. Attuare questi obiettivi non sarà certamente facile. In primo luogo, perché Ecevit dovrà fare i conti con la forte opposizione di destra: infatti, come si rileva dai dati finora forniti, il Partito della giustizia di Suleyman Demirel, si è rafforzato mentre il ridimensionamento 'di- tutte le formazioni minori di destra è stato controbilanciato dal consolidamento del Partito di azione :nazionalista •del neofascista Turkes.
Came si spiega il successo elettorale di Ecevit? La « strategia della tensione » che da sette anni insanguina la
Turchia e che ha avuto il suo momento culminante nella strage del primo maggio a Istambul e negli attentati contro Ecevit durante la campagna elettorale — non è riuscita a contenere la crescita del Partito repubblicano. Per Ecevit hanno votato larghi strati di contadini, operai, artigiani, giovani, donne, intellettuali e una parte importante dei ceti medi urbani. La sua campagna elettorale è stata appoggiata dal Disk, la centrale sindacale progressista diretta da esponenti del Prp e dai comunisti. Per corn-prendere tuttavia le ragioni del successo del Prp occorre tener conto delle caratteristiche specifiche del paese e della storia delle diverse forze poli- tiche. -
Sotto l'impero ottomano, crollato alla fine della prima guerra mondiale, la principale forza del paese era rappresentata dalla burocrazia. La quale, già prima della fine dell'impero, si era spaccata in due settori. Uno, ancorato alle strutture tradizionali e alla religione musulmana; l'altro, che si ispi-- raya alla cultura e al sistema politico occidentale. Le lotte che per quasi centocinquant'anni avevano diviso le due fazioni si erano sempre svolte, salvo rare occasioni, al di fuori 'di agni collegamento con le masse popolari, rimaste estranee alle stesse riforme attuate dalla parte -più avanzata della
burocrazia: -
Fu proprio dal troncone più illuminato ed europeista di questa burocrazia che prese le mosse il movimento dei « giovani turchi » e successivamente, dopo la prima guerra mondia le, il movimento indipendentista di Ka mal Ataturk, promotore di quella che fu chiamata « una rivoluzione antimperialista e anticapitalistica »..Dopo la caduta del sultano, negli anni '20, la parte più retriva della burocrazia e con essa i feudatari e i commercianti divennero i quadri dirigenti della giovane repubblica e riuscirono ad avere un notevole peso nel governo. Queste forze ottennero il consenso di larghi strati- popolari 'dell'Anatolia sfruttando i sentimenti religiosi della parte più arretrata del paese e presentandosi come i paladini della cultura islamica. L'assenza di una borghesia industriale favorì notevolmente questo processo che, sul terreno economico, trasformò la Turchia in un paese subalterno al capitale internazionale. Sono queste le condizioni che portarono ad una sempre più forte identificazione tra burocrazia e Stato turco.
Il settore progressista della burocrazia è rimasto in minoranza fino agli-anni '50. Esso si è andato consolidando soprattutto nelle università, nell'esercito, nella magistratura. La fine della secondo guerra mondiale, che aveva visto la Turchia in una posizione di ambigua neutralità con forti simpatie verso la Germania nazista, portò con sé interessanti novità. L'apparizione di una borghesia industriale, infatti, impose -mutamenti anche nei modo di governare. Nel 1946, dopo 22 anni di potere assoluto, il vecchio Partito repubblicano del popolo, fondato da Ata-turk, fu costretto, dalle nuove forze dei ceti -dominanti che emergevano dalle trasformazioni economiche, ad accettare il pluripartitismo. Quattro anni più tardi, il Partito democratico, che rappresentava gli interessi dei notabili rurali e degli imprenditori urbani, fautori di un'economia liberale, vinse le elezioni e rimase al potere fino al colpo di Stato militare del 1960 che permise al Prp di ritrovare in parte la sua influenza, senza mai più ottenere, tuttavia, la maggioranza assoluta al Parlamento.
Con il 1960 si apre una nuova fase dinamica. La Costituzione del 1961, tuttora in vigore, è molto più avanzata della precedente. Dal 1960 al 1972 in seno al Partito repubblicano si assiste ad uno scontro tra un'ala moderata legata alle vecchie classi dominanti e un'ala che si ispira alle socialdemocrazie europee. Anche il Partito democratico, dopo il colpo di Stato del '60 si scinde, dando vita al Partito della giustizia, capeggiato 'da Su-leyman Demirel e'ad altre formazioni minori di destra. Sempre negli anni '60 sono sorti o si sono sviluppati circoli e gruppi culturali di ispirazione socialista, da cui sono poi nate varie associazioni, organizzazioni sindacali e partiti di sinistra.
Molto più lente sono state invece in questi anni le trasformazioni sociali: ancora giovane e poco consistente la classe operaia, ancora forte il potere reale degli agrari e delle forze più reazionarie. Su un totale di 42 milioni di abitanti, la popolazione attiva ar-va ai 16 milioni, di cui circa 2 milioni e mezzo sono disoccupati. Nelle campagne, dove vive il 58% della popolazione, la disoccupazione raggiunge il 30; ed un contadino su tre non dispone 'di terra, ma lavora come bracciante, quasi sempre stagionale. Più di un milione di lavoratori emigrano nei paesi della Cee. Intanto si è andati a un forte deterioramento della situazione economica: alla fine del '76 (dati ufficiali), il deficit della bilancia dei -pagamenti ammontava a 4 miliardi e 50 milioni 'di dollari, mentre l'indebitamento con l'estero ammontava ad altri 4,5 miliardi di dollari (3,4 miliardi per il settore pubblico).
Le ragioni della grave disoccupazione vanno ricercate innanzitutto, secondo il noto economista Aydin Köymen, nel particolare modello di sviluppo •del paese. L'industria turca, infatti, utilizza soltanto il 60% delle sue capacità produttive: la politica dei prezzi seguita dai monopoli non permette una utilizzazione più razionale del potenziale industriale del paese. La Turchia, inoltre, con la sua industria dipendente è soggetta a tutti gli aumenti di prezzi del mercato estero pagando sempre più care le importazioni di materie prime e semilavorati (la crisi economica turca è •di conseguenza anche il riflesso della crisi strutturale del capitalismo mondiale di cui è parte integrante).
Fra le classi dominanti non vi è attualmente un equilibrio stabile. Infatti, se è vero che negli ultimi ven-
I partiti in Turchia
Il Partito repubblicano del popolo, fondato da Kama1 Ataturk. Di tendenza socialdemocratica, è guidato da Bulent Ecevit. Nel 1973 disponeva di 185 seggi all'Assemblea nazionale; adesso, dopo le elezioni del 5 giugno, è rappresentato da 213 deputati sui 450 di cui si compone l'Assemblea.
Il Partito della giustizia, di tendenza centro-destra. Ha governato il paese prima delle elezioni. Nel 1973 ha conseguito il 29,87 per cento dei suffragi e ha avuto 149 deputati, oggi ne ha 188 (36,9 per cento dei voti).
Presidente: Suleyman Demirel, primo ministro uscente.
Il 'Partito democratico, nato nel 1970 da una scissione del Partito della giustizia. Disponeva di 45 deputati nel -1973, ma ne ha persi 26 a vantaggio delle altre formazioni. Oggi 'ha un solo deputato al Parlamento.
Il Partito della salvezza nazionale, di Necmettin Erbakan, vicepresidente del Consiglio uscente. Partito nazionalista, fautore dell'integralismo islamico, è stato ridimensionato e ha funzione del tutto secondaria.
Il Partito repubblicano della fiducia, di Turham Feyzoglu, vicepresidente del Consiglio. Nato da due scissioni del partito repubblicano. Di tendenza di centro-destra. 13 deputati al Parlamento nel 1973; nel 1977, 3 deputati.
I.1 Partito 'di azione nazionale, del colonnello Alparslan Turkes, di estrema destra: 13 deputati.
Il Partito dell'unione della Turchia, di Mustafa Timisi.
Il 'Partito operalo, della signora Behice Boran, formato nel 1961, è nell'illegalità dal 1971.
t'anni è aumentato il peso degli industriali, continua ad influire, in modo spesso determinante, la voiontà degli agrari e 'del grande capitale commerciale. Molto schematicamente si potrebbe dire che l'industria sarebbe favorevole ad un governo riformista, capace di guidare l'economia, di inserirla nel contesto mondiale e in particolare nella Cee, e di soddisfare alcuni primordiali bisogni delle masse attraverso una politica sociale di stampo paternalistico. I gruppi più conservatori, invece, legati ancora alla grande proprietà fondiaria e agli ideali nazionalistici dell'oltranzismo mussulma-no restano :favorevoli ad un governo autoritario. Su questa base, è sorto nel 1975 •il fronte nazionalista, quella coalizione dei quattro partiti di destra che fanno capo al Partito della giustizia di Demirel e che ha governato la Turchia, dopo la breve ma movimentata parentesi di Ecevit che andò dal gennaio al novembre del 1974.
Questa coalizione quadripartita non poteva comunque durare a lungo, anche per ragioni internazionali. Sia i fascisti di Turkes che i . fanatici mus-sulmani di Erbakan hanno sinora impedito la soluzione dei principali problemi di politica estera da cui dipendono molti fattori della vita interna turca: la crisi cipriota, la ripresa di buoni rapporti con la Grecia, un accordo con gli Usa che ponga fine all'embargo imposto dal Senato americano sulle forniture di armi e aiuti economici, l'adesione alla Cee.
E' stato questo insieme di fattori — oltre la violenza delle bande fasciste — ad accentuare il malessere di sempre più vasti settori sociali e a radicalizzare la protesta dei ceti popolari nei riguardi della politica del fronte nazionalista. Il Prp, al di là delle sue -interne contraddizioni, ha saputo così presentarsi al paese e all'insieme delle forze progressiste come l'unica alternativa in grado di affrontare su basi nuove e di maggiore giustizia la sempre più acuta situazione sociale ed economica e i sempre più stringenti problemi internazionali. Di qui il successo elettorale di Ecevit e l'arretramento complessivo della destra.
Si spiega dunque l'attesa con cui il paese aspetta ora una soluzione di governo solida e coerente con le indicazioni e il programma del Prp.
Turchia:
perché si.
in Ecevit
Con la vittoria elettorale del Partito repubblicano del popolo, per il quale ha votato tutta la sinistra, si è aperta la strada ad una svolta democratica. Ma la destra resta forte
fiJ i
 
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in: Catalogo KBD Periodici; Id: 33350+++
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Area unica
Testata/Serie/Edizione Rinascita | settimanale ('62/'88) | ed. unica
Riferimento ISBD Rinascita : rassegna di politica e cultura italiana [rivista, 1944-1991]+++
Data pubblicazione Anno: 1977 Mese: 7 Giorno: 1
Numero 26
Titolo KBD-Periodici: Rinascita 1977 - 7 - 1 - numero 26


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