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tipologia: Analitici; Id: 1543323


Area del titolo e responsabilità
Tipologia Periodico
Titolo Massimo Robersi, Crisi in Turchia [sopratitolo: Il governo di Ismet Inonu ha rassegnato le dimissioni] [sottotitolo: Dopo le speranze suscitate dall'abbattimento della dittatura di Menderes e Bayar il paese si ritrova con un regime inadatto ad attuare le riforme sociali necessarie]
Responsabilità
Massimo Robersi+++
  • Valabrega, Guido
  autore+++    
Rubrica od altra struttura ricorsiva
Politica internazionale [Rinascita] {Politica internazionale [Rinascita]}+++  
Area della trascrizione e della traduzione metatestuale
Trascrizioni
Trascrizione Non markup - automatica:
ll governo di Ismet Inonu ha rassegnato le dimissioni
Lrisi in urdnia.
Dopo le speranze suscitate dall'abbattimento della dittatura di Menderes e Bayar il paese si ritrova con un regime inadatto ad attuare le riforme sociali necessarie
L'assenza di una settimana dalla sua città capitale per prendere parte alle cerimonie funebri di Washington potrebbe rivelarsi fatale a Ismet Inonu e comunque gli ha già portato preoccupazioni gravissime. Il premier turco è infatti rientrato a Ankara appena in tempo per essere informato che il suo governo era entrato in crisi e che, con la defezione di due partiti della coalizione di maggioranza — il partito contadino e quello della « Nuova Turchia » — l'appoggio parlamentare necessario a mantenere in vita la formazione ministeriale attuale è venutoa mancare. E non si tratta di un fatto semplice di vita politica in un paese dai giunti democratici funzionanti: il che rende la crisi appena apertasi assai delicata e di soluzione piuttosto difficile. Anche perchè la doppia defezione è la conseguenza diretta delle elezioni amministrative svoltesi il 17 novembre scorso nel paese, per la prima volta dopo dodici anni. E' stata una consultazione abbastanza. strana — ma omogenea con il clima di « democrazia protetta » che domina il paese — perchè ancora una volta il partito della giustizia (ex democratico), scalzato dal potere con la rivolta del maggio 1960, ha dimostrato di godere un notevole prestigio (ha ottenuto circa il 60 per cento dei seggi in palio) mentre il principale partito al governo, il repubblicano, non ha ricevuto che il 30 per cento dei suffragi. Quanto agli altri partiti, quello della Nuova Turchia, il partito dei contadini, il partito nazionale, il partito operaio (esponente di taluni gruppi abbastanza vivaci della piccola borghesia) hanno subito una sconfitta anche più vistosa.
Come si spiega tutto ciò? Come mai nonostante tanti discorsi sui mutamenti e le innovazioni da apportare alla vita dello Stato, nulla in sostanza pare cambiare? La percentuale piut- tosto bassa dei votanti (60 per cento), la messa fuori legge dei partiti di sinistra, la persistenza, specie nelle campagne della rete di protezioni, appoggi e soperchierie di cui sempre s'è valso il partito della giustizia, sono tutti elementi che hanno profondamente condizionato l'esistenza d'effettive alternative elettorali, e giocato a favore del gruppo più rotto ai contatti clientelari e agli intrighi.
La consultazione di metà novembre, così impacciata e così poco innovatri ce, suona dunque conferma della stagnazione che pesantemente grava sulla Repubblica turca; se, avvicinandosi alla conclusione del 1963, vogliamo gettare uno sguardo alle passate vicende di questi ultimi dodici mesi, se ne trarrà l'impressione sconcertante che il governo dimissionario abbia mostrato quale unico serio impegno quello di mantenere tutto pressochè immobile, reprimendo ogni sforzo di rinnovamento, male o bene impostato che sia. La dimostrazione laicista degli studenti del marzo, il fallito tentativo insurrezionale d'un nucleo di militari guidati dal col. Talat Aydemin del 27 maggio, le agitazioni sindacali di quest'autunno non sono riusciti a scuotere l'apatia e l'incapacità dei partiti tradizionali, unico « grosso colpo » dei quali è stata l'associazione della Turchia alla Comunità economica europea firmata ad Ankara il 12 settembre.
E' questo un accordo tipico di tutta una situazione: esso prevede infatti, in cambio d'una prospettiva per il paese d'infeudamento permanente ai monopoli europeo-occidentali, l'immediata concessione per nove anni di aiuti e sussidi per riuscire a tirare avanti: associazione squallida, dunque, ma completamente conforme ai disegni e agli interessi che gli attuali dirigenti governativi interpretano per conto dei grandi latifondisti, dei banchieri, dei ricchi commercianti.
Così, dopo le speranze suscitate dall'abbattimento della dittatura di Menderes e Bayar, abbattimento realizzato grazie all'azione congiunta dei lavoratori, degli intellettuali e degli studenti, dei militari progressisti e della piccola e media borghesia, la Turchia si ritrova con un regime forse meno crudele del precedente, più cauto nell'intervenire repressivamen-te, ma certo altrettanto inadatto ad attuare quelle riforme radicali che possano sollevarla dall'arretratezza in cui giace.
D'altronde l'atmosfera narcotizzata si manifesta molto chiaramente anche in Parlamento. Da anni ormai i partiti della coalizione governativa sono impegnati in trattative inconcludenti per cercare di varare almeno qualcuno degli urgenti provvedimenti che la popolazione attende. Completamente assorbiti nelle lotte parlamentari essi, ad esempio, sembrano incapaci a mettere in atto le direttive del piano quinquennale che, elaborato attraverso grandi discussioni e continuamente ridimensionato negli obiettivi, doveva cominciare a realizzarsi proprio a partire dal 1963.
Le cifre divulgate in occasione dell'approvazione del piano quinquennale costituiscono una rivelazione impressionante del basso livello di sviluppo economico della Turchia, della situazione di miseria in cui si trovano i lavoratori, dell'enormità dei contrasti di classe, dell'ampiezza degli squilibri e delle strozzature. Molti aspetti dei sistemi arcaici di conduzione agricola e la stessa consistenza della presenza statale in alcuni settori dell'economia indicano il permanere di strutture feudali e semifeudali: la Turchia ha il reddito medio più basso dell'Europa mediterranea (meno di 200 dollari per persona nel 1960), solo il 5% del territorio usufruisce di energia. elettrica, il prodotto nazionale netto è composto per il 42% dall'agricoltura (industria ed edilizia . vi partecipano solo per il 22%). Nel 1961, secondo dichiarazioni ufficiali, v'erano quattro milioni di disoccupati (su una popolazione di circa 28 milioni di abitanti): il 2% degli abitanti riceveva il 38% del reddito nazionale. Inoltre questo tipo di struttura tende a trasformarsi molto lentamente: è vero che la parte dell'agricoltura nella produzione nazionale è in diminuzione (dal 53% nel 1948. al 43% nel 1960), ma contemporaneamente quella dell'industria rimane stazionaria mentre tende ad aumentare la parte dei settori terziari, che raggiunge circa il 40%.
Compito centrale del piano sembra perciò quello di promuovere un incremento sia nell'industria, al fine di ottenere un consolidamento ed una modernizzazione ' nell'economia del paese, sia nell'attività contadina che rimarrà ancora a lungo la principale.
Nell'industria è importante notare che circa il 60%. delle imprese è di proprietà statale: specialmente i settori dell'energia elettrica, delle miniere, della metallurgia sono in larga misura sotto pubblico controllo. In teoria esisterebbero dunque le possibilità per intervenire rapidamente e correttamente onde favorire uno sviluppo almeno in queste branche; ad esempio il carbone, il cromo e il ferro potrebbero venire estratti in quantità assai maggiori delle attuali, grazie all'ammodernamento degli im-Repubblica turca è legata dalla fine della seconda guerra mondiale, sono anche quelli più ostili agli sforzi dei paesi sottosviluppati per uscire da una posizione economicamente subordinata; ed è precisamente con questi pianti ed a più precise ricerche per individuare nuovi giacimenti.
Ma è proprio su questi punti che le alleanze politiche della Turchia giocano sfavorevolmente: i paesi del MEC e della NATO con i quali la criteri di subordinazione che è stato attuato l'inserimento nella CEE. Da lungo tempo giungono prestiti americani (destinati a essere spesi in acquisti di prodotti americani) e ven-
Ismet Inonu
gono fornite eccedenze agricole (che mantengono in una condizione depressa l'agricoltura turca); ad essi si sono poi aggiunti gli altri sussidi, mascherati in vario modo, della Gran Bretagna, della Francia. della Germania 'occidentale. Ma lo scopo di tali trasferimenti di denaro è sempre quello di mantenere il paese virtualmente soggetto all'Occidente obbligandolo a vivere d'elemosine e a soffocare nei debiti, a rinviare sostanziali progressi nell'industrializzazione e a mantenere al servizio della NATO un esercito di 600.000 uomini.
Analogamente onerosa è la situazione nelle campagne. I metodi di coltivazione permangono assai arretrati e occorrerebbero grandi investimenti per l'irrigazione di nuovi territori, per la trasformazione del patrimonio zootecnico (riduzione delle capre che rovinano i pascoli ed aumento del bestiame di grossa taglia), per la lotta contro l'erosione. Mancano però i fondi e i paesi del Mercato Comune, nonostante gli accordi conclusi, afflitti come sono insieme agli Stati Uniti, da grosse questioni agricole, non hanno interesse ad aiutare
in misura sostanziale la Turchia che in questo campo potrebbe ' divenire un concorrente abbastanza pericoloso.
La soluzione di tutti questi problemi economici risiede in larga parte negli indirizzi di politica generale. A esempio il desiderio, espresso recentemente da taluni , di non rifiutare sostegni economici per accelerare lo sviluppo del paese, da qualsiasi parte provengano, indica come nei circoli dirigenti vi sia pure qualcuno che avverte l'esigenza di svincolarsi da troppo costose alleanze. E' sotto questo profilo, nella cauta ricerca di nuovi indirizzi per il rafforzamento della autonomia nazionale, che si possono registrare — in concomitanza con la evoluzione distensiva su scala mondiale — alcune prese di posizione, molto timide, ma interessanti: l'approccio per ristabilire le relazioni diplomatiche con il Cairo, l'intenzione di non respingere a priori il progetto sovietico per la costruzione d'una diga in comune sul fiume Arpacavi alla frontiera nord, l'impegno a favorire l'attività di operatori economici giapponesi, il miglioramento dei rapporti con la Bulgaria e la Romania.
Tuttavia questi rimangono per ora solo accenni a riconoscere la possibilità di alternative agli indirizzi sin qui percorsi: a confronto con la vastità delle questioni all'ordine del giorno e con il peso degli impegni con gli occidentali, essi risultano veramente troppo deboli. Di fronte ai sommovimenti che scuotono tanta parte del mondo afro-asiatico in lotta per assicurarsi, accanto all'indipendenza : politica, la liberazione dalla schiavitù economica, le vaghe velleità che di tanto in tanto si fanno sentire ad Ankara paiono ben poca cosa, specie se confrontate con le clamorose affermazioni moralizzatrici pronunciate all'indomani dell'insurrezione del 1960.
In quale modo allora si possono prospettare le vie per un superamento della presente stagnazione?
Anzitutto vanno ricordati gli obiettivi a più immediata scadenza che stanno di fronte alle classi lavoratrici turche, agli intellettuali e alla borghesia progressista. Sono gli obiettivi del completamento della rivoluzione borghese, iniziata in pratica con la fine dell'Impero Ottomano nel 1919 e mai giunta a compimento. I ceti dominanti sono ancora in buona parte quelli precapitalistici dei grandi mercanti, delle gerarchie ecclesiastiche, dei proprietari fondiari e i loro interessi si scontrano quindi con quelli dei gruppi più dinamici della borghesia imprenditoriale, che vuole costruirsi un ambito, uno spazio per l'impianto delle sue industrie . e lo smercio dei prodotti.
Contemporaneamente, privati tuttora di molti diritti elementari, chiedono un cambiamento i lavoratori delle città (e spesso si sono avuti negli ultimi mesi vivaci conflitti sindacali come quelli promossi dagli operai tessili di Gaziantep e in varie aziende di Istanbul), mentre gli intellettuali e certi strati inferiori della burocrazia civile e militare, nella corruzione dominante e nell'oscurantismo generale, si sentono oppressi e impediti a esplicare la loro funzione sociale. Anche una parte delle masse contadine, nonostante il controllo esercitato su di esse dal partito della giustizia, accenna a risvegliarsi. tende ad abbandonare le campagne trasferendosi in città, prende coscienza della sua condizione.
Considerando queste spinte contrastanti, resistenze reazionarie ai vertici, e volontà di mutamenti nelle masse, lungo e difficile appare il cammino per una soluzione della crisi reale del paese che superi il penoso barcamenarsi del governo Inonu, causa effettiva del suo crollo.
Massimo Robersi
 
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in: Catalogo KBD Periodici; Id: 32454+++
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Area unica
Testata/Serie/Edizione Rinascita | settimanale ('62/'88) | ed. unica
Riferimento ISBD Rinascita : rassegna di politica e cultura italiana [rivista, 1944-1991]+++
Data pubblicazione Anno: 1963 Mese: 12 Giorno: 7
Numero 48
Titolo KBD-Periodici: Rinascita 1963 - 12 - 7 - numero 48


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