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tipologia: Analitici; Id: 1543207


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Tipologia Documento di Convegno
Titolo [I Documenti del convegno. Appunti per le relazioni e Comunicazioni] N. Vaccaro, La dialettica quantità-qualità in Gramsci
Responsabilità
Vaccaro, Nicola+++   autore+++   
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Trascrizione Non markup - automatica:
Nicola Vaccaro

LA DIALETTICA QUANTITÀ-QUALITÀ IN GRAMSCI

La « concretizzazione » della legge hegeliana della quantità che diventa qualità viene definita da Gramsci1, nel corso del suo esame critico del Saggio popolare di Bukharin, come nodo teorico; egualmente la connessione costante della quantità alla qualità è ritenuta da lui la parte più originale e feconda forse della filosofia della prassi2. Infine un’altra osservazione va tenuta presente che « nella fisica non si esca mai dalla sfera della quantità altro che per metafora » 3.

In queste tre indicazioni sono contenuti a mio parere i termini essenziali della problematica che Gramsci svolge intorno alla dialettica quantità-qualità.

Ma per potere procedere nella nostra analisi è necessario partire da alcune constatazioni.

Un esame delle categorie in questione, come di qualsiasi altra categoria filosofica usata dal Gramsci, può essere condotto solo tenendo presente quel che costituisce uno dei punti centrali del pensiero filosofico di Gramsci: l’identificazione piena, completa della dialettica come teoria della conoscenza, in cui « i concetti generali di storia, di politica, di economia si annodano in unità organica». Si tratta di una identificazione che poggia sulla coscienza chiara della autonomia e della324

I documenti del convegno

novità assoluta della filosofia della prassi, che nella sua dialettica realizza il superamento deiridealismo e del materialismo tradizionale, espressioni, come Gramsci stesso dice, delle vecchie società. Ci troviamo cosi di fronte ad un punto che solo può farci intendere quanto intima ed inscindibile sia la connessione fra il momento della concezione ed il momento metodico, presenti in ogni categoria della dialettica. Infatti Gramsci in più luoghi si esprime in maniera esplicita e decisa contro la riduzione della dialettica a sezione della logica formale, in altri termini contro la riduzione della dialettica a logica del movimento in confronto ailla logica della stasi, rappresentata dalla logica formale. Egli avverte cioè che se la dialettica marxista deve essere concepita in tutta la sua novità, le sue categorie da un lato devono essere viste depurate da ogni contenuto speculativo (l’« auto-concetto » ) dall’altro devono essere liberate da ogni valore puramente strumentale, a cui in fondo si riducono la logica e la metodologia formali. Questo non significa negare o sminuire i problemi puramente logici, significa invece collocarli nella loro giusta luce e sulla base del rapporto al contenuto, cioè del valore gnoseologico della categoria.

Per comprendere in tutto il loro valore le indicazioni che Gramsci ci dà a tale proposito richiamiamoci alle riflessioni contenute nella nota intitolata « La tecnica del pensare » \ In tali pagine la considerazione principale è l’affermazione che la dialettica « è un nuovo modo di pensare, una nuova filosofia, ma è anche perciò una nuova tecnica ».

Da questa prospettiva vanno considerati il valore metodico dell’affermazione di Engels che della vecchia filosofia rimane anche la logica formale dopo le innovazioni portate dalla filosofia marxista, ed insieme l’altro problema del rapporto fra « tecnica s> e « pensiero in atto ».

Ogni nuova concezione, proprio perché tale, implica l'assimilazione di un nuovo procedere logico; cioè il fatto tecnico non può essere separato dal fatto filosofico. Ma se qui ci richiamiamo alla concezione di Gramsci del materialismo storico come filosofia di massa ed al contempo come teoria della conoscenza, due prospettive a mio parere qui si aprono, entrambe a valore storico. Infatti la tecnica che è incor
1 M. S., pp. 59-61.Nicola Vaccaro

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porata nella concezione per il fatto che va considerata come il modo concreto in cui si esprime il nuovo modo di pensare che essa presuppone, ha al contempo valore propedeutico sia come elevazione alla possibilità di innalzarsi ad una concezione razionale, non in senso psicologico, ma in senso storico come lotta contro le storture del senso comune e contro quel che esso ha in sé di contraddittorio, ed insieme come problema di linguaggio che intanto esplica la sua funzione in quanto implica lotta ideologica, cioè è momento della lotta per l’affermazione di una ideologia superiore, di una verità più alta. Se quindi la tecnica è strettamente connessa con la concezione, che a sua volta ne dipende, in quanto essa ha possibilità di esprimersi come tale solo quando ha elaborato ed assimilato senza residui la tecnica che le abbisogna, la categoria, il concetto, che la tecnica è ben lungi dall’esaurire, ha il suo valore essenzialmente come valore gnoseologico, i cui nessi interni sono condizionati dal rapporto dialettico uomo realtà, nel suo sviluppo. In altri termini decisivo per la comprensione della categoria nella sua dialettica è il contenuto che essa riflette, contenuto però che l’uomo stesso nel suo agire, con la sua prassi contribuisce a creare. E se qui ci si richiama alla interpretazione operata da Gramsci del materialismo storico come storicismo integrale, possiamo allora dire che non esiste una realtà, a sé stante, ma in rapporto con gli uomini che la modificano, per cui nella filosofia della prassi non è scindibile « il pensiero dalla realtà, l’uomo dalla natura, l’attività dalla materia, il soggetto dall’oggetto » 1 proprio in quanto il divenire storico è dato dallo sviluppo delle contraddizioni fra l’uomo e la materia (natura e forze produttive).

Essenziale diviene cosi la mediazione della prassi; d’altra parte se sede della attività umana è la coscienza, la quale è ciò che rende coerente la pratica stessa, essa non può non essere condizionata dal mondo reale in cui questa ultima si muove. La prassi cioè non è prassi indeterminata, ma è stata finora la prassi moventesi entro il regno della necessità. Tale considerazione è fondamentale perché giustifica la consapevolezza che la filosofia della prassi è essenzialmente « critica », richiamandoci estensivamente, per intendere tale termine,,

1 M. S., pp. 55-56.326

I documenti del convegno

aH’affermazione di Marx che « l’economia politica, in quanto è borghese, cioè in quanto concepisce l’ordinamento capitalistico, invece che come grado di svolgimento storicamente transitorio, addirittura all'inverso, come forma assoluta e definitiva della produzione sociale, può rimanere scienza soltanto finché la lotta delle classi rimane latente o si manifesta soltanto in fenomeni isolati ».

In tal senso fondamentale è il richiamo che Gramsci fa al passo della prefazione al Capitale in cui viene detto che « gli uomini diventano consapevoli (del conflitto tra le forze materiali di produzione) nel terreno ideologico » estendendo tale considerazione « ad ogni conoscenza consapevole » \ Questo viene a configurare criticamente il valore stesso gnoseologico della categoria della dialettica come momento stesso del reale, nel senso che nella teoria momento metodico e concezione s’incontrano in vista del riconoscimento delle contraddizioni reali alla cui soluzione la teoria guida la pratica. Nello stesso tempo, se ciò costituisce il valore delle sovrastrutture e richiede lo sviluppo della dottrina filosofica di esse, che deve essere sviluppo critico e non costruzione speculativa, nel momento in cui la fase storica che attraversiamo, mette al centro della nostra considerazione il concetto di egemonia, e permette insieme di elaborare quello di « guerra di posizione», l’esame del modo come sulla base della struttura si sviluppa il divenire storico, se poi non esaurisce tutta la realtà, diviene determinante per una concezione marxista.

L’acquisizione di tale orizzonte critico avente a suo centro il rapporto struttura e sovrastruttura configura decisamente la dialettica quantità-qualità. Ed infatti la dialettica quantità-qualità da un lato è posta come identica al rapporto struttura e sovrastruttura, dall’altro è identificata esplicitamente alla dialettica necessità-libertà 2.

Si tratta in sostanza di una relazione particolarmente interessante perché, in armonia con tutta la propria concezione, Gramsci cerca cosi di individuare entro il problema generale del divenire storico sulla base della struttura, quali siano le condizioni su cui applicare la volontà individuale e collettiva per promuovere l’affermarsi della libertà, il sorgere della qualità sulla base della necessità, della quantità.

1 M. S., p. 44.

2 Cfr. M. S., pp. 12-91.Nicola Vaccaro

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Non credo si possa intendere a pieno questa impostazione della dialettica quantità-qualità, se non si tengono costantemente presenti la concezione dell’unità di teoria e pratica ed insieme quella che è implicita nella definizione della filosofia della prassi come filosofia di massa, per il fatto che è qui implicita la coscienza che il nesso centrale della filosofia della prassi è dato dalla seconda glossa a Feuerbach, per cui suo carattere precipuo ed assolutamente nuovo è quello di vivere storicamente cessando « dall’essere arbitraria e diventando ne-cessaria-razionale-reale » permettendo cioè in ultima analisi un dominio sempre maggiore sulle cose attraverso la modificazione dei rapporti sociali. In sostanza il problema del divenire storico è cosi considerato non solo dal punto di vista del suo svolgersi in generale, ma anche dalla prospettiva di ricercare come influenzare tale movimento stesso. Questi due aspetti sono organicamente uniti, ed infatti l’esame del movimento storico sulla base della struttura è insieme porsi « il problema del formarsi dei gruppi politici attivi ed in ultima analisi anche il problema della funzione delle grandi personalità nella storia » 1.

Si tratta però di eliminare ogni meccanicismo e ogni traccia di miracolo. Questo significa riuscire a vedere il divenire storico come processo che si svolge non in modo volgarmente evoluzionistico, ma col passaggio della quantità alla qualità.

Siamo cosi arrivati al centro della discussione che a noi particolarmente interessa, perché qui ci imbattiamo nel rifiuto di una concezione sociologica meccanicistica quale quella contenuta nel Saggio popolare, ma nello stesso tempo si tratta di « concretizzare » la dialettica quantità-qualità rispetto all’idealismo, che da questo punto di vista confina la quantità soprattutto nel campo della natura mentre essa sparisce o tende a sparire nel mondo umano. Quando Gramsci ci dice che « il programma di riforma economica è appunto il modo concreto con cui si presenta ogni riforma intellettuale e morale » 2, ci avverte che la storia della libertà passa attraverso la lotta di classe, passa cioè attraverso la modificazione reale, ad opera della volontà

1 M. S., p. 130.

2 Mach., p. 8.

22.328

1 documenti del convegno

organizzata, delle condizioni per giungere a più alti rapporti fra gli uomini, ad una migliore organizzazione della propria vita da parte dell’umanità associata. Ma tali condizioni non sono arbitrarie né operano deterministicamente. Gramsci, per stabilire cosa debba intendersi, come debbano essere viste tali condizioni, si richiama alle due note proposizioni contenute nella prefazione al Capitale: 1) L’umanità si pone sempre solo quei compiti che essa può risolvere;... il compito stesso sorge solo dove le condizioni materiali della sua risoluzione esistano già o almeno sono nel processo del loro divenire. 2) Una formazione sociale non perisce prima che non si siano sviluppate tutte le forze produttive per le quali essa è ancora sufficiente e nuovi più alti rapporti di produzione non ne abbiano preso il posto; prima che le condizioni materiali e resistenza di questi ultimi siano state covate nel seno stesso della vecchia società1.

Proprio qui si inserisce in tutta la sua novità la dialettica quantità-qualità, perché se è vero che ogni nuova struttura crea una sua sovrastruttura e quindi la quantità trova corrispondenza nella qualità, tale processo non è meccanico, automatico, ma dialettico, della dialettica, appunto per cui il mutamento quantitativo si trasforma a un certo punto in qualitativo. Come? Abbiamo già detto all’inizio che la dialettica quantità-qualità è nodo teorico; ed in effetti nella categoria di quantità noi vediamo che sono contenuti i concetti di struttura, necessità, vita economica, mentre in quella di qualità quelli di sovrastruttura, di libertà, di spirito (di quest’ultimo termine vogliamo qui dire soltanto che esso è la coscienza, di cui la coscienza politica è solo il primo gradino).

Ma il punto è cercare il legame dialettico fra i due termini, cioè la loro relazione ed azione reciproca, per cui se è vero che quantità è condizione della qualità, questa a sua volta contribuisce allo sviluppo della quantità. Ora, la struttura in tanto è quantità, in quanto essa è il « passato », la « tradizione », il « documento » obiettivamente misurabile, di ciò che è stato fatto e continua a sussistere come condizione del presente e deirawenire. Questo stesso carattere hanno l’insieme delle forze materiali di produzione, e la contraddizione fra forze

1 M. Spp. 129-130.Nicola Vaccaro

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di produzione e rapporto di produzione costituisce appunto il fondamento ultimo, la condizione del movimento storico. La struttura è quindi l’insieme dei rapporti sociali storicamente determinati, in cui gli uomini si muovono ed operano, è « un insieme di condizioni oggettive che possonoi e debbono essere studiate coi metodi della “ filologia ” e non della 44 speculazione ” » 1. Ma cosa fa della struttura un insieme di condizioni oggettive? O meglio in che senso la struttura è questo insieme? Ci troviamo qui di fronte ad un punto centrale nel pensiero di Gramsci: si tratta infatti dell*interpretazione del concetto di necessità e regolarità nello sviluppo storico, dalla cui novità dipende il legame del materialismo storico con tutto lo sviluppo del pensiero moderno, nel senso che esso permette di porre il tema del soggetto in termini non speculativi, ma storicamente concreti.

Gramsci esclude decisamente che i concetti di necessità e regolarità nel movimento storico derivino dalle scienze naturali. La loro origine invece va ricercata nella metodologia della scienza economica di Ricardo, per cui i concetti di regolarità e di automatismo perdono ogni carattere di determinismo e meccanicismo. Infatti aH’automatismo nel senso nuovo si giunge partendo dalla rivelazione scientifica dell’apparizione storica di determinate forze prodotte dall’operare umano ed aventi un carattere di permanenza.

L’automatismo viene quindi ad essere prodotto storico, risultato deH’operare umano stesso. Ma proprio con l’averlo riportato senza residui all’interno del mondo umano, se pur è vero che la sua rileva-bilità esatta significa la sua indipendenza dall’arbitrio individuale, tuttavia il principio che esso ha a suo centro, la legge di tendenza, viene a configurarsi in modo tale che esclude definitivamente ogni determinismo. La qual cosa si chiarisce nel senso che, quando dal campo economico passiamo alla vita della società nel suo insieme, troviamo che, stabilitesi storicamente determinate forze permanenti che agiscono con regolarità, accanto a ciò che costituisce la premessa di quella regolarità e di quell’automatismo vi è operante un elemento « perturbatore » : la volontà umana, che può divenire decisiva per la realizzazione o meno della tendenza presente nella regolarità. In altri

1 M. S., p. 191.330

I documenti del convegno

termini la necessità storica nella filosofia della prassi implica infatti, accanto alla presenza di condizioni materiali, calcolabili quantitativamente, quella di una volontà che tende a modificare tali condizioni, che tende cioè a dare un corso od un altro alla tendenza presente nelle condizioni materiali stesse.

Qui appunto si inserisce la dialettica quantità-qualità, nella misura in cui l'omogeneità storica della base, della struttura non è omogeneità meccanica, ma contraddittoria se pure in misura diversa, che offre appunto la possibilità di una quantità che si muta in qualità. Per comprendere e specificare ciò dobbiamo qui fare una prima osservazione: che la quantità, nella misura in cui essa entra o è vista in dialettica con la qualità, non è alcun che di meccanico, un puro accrescimento che poi di colpo si tramuta in qualità, né è puramente schema logico, ma implica sempre una prospettiva pratica.

Richiamiamoci allora al problema della previsione che ogni automatismo implica. Anche per questo concetto che è basilare per il marxismo, abbiamo un notevole arricchimento ed una notevole chiarificazione.

Se è vero che la presenza di una regolarità storicamente costituita ci permette una prevedibilità entro una certa misura, tale prevedibilità non è un fatto astratto e schematico, ma implica il rapporto libertà-necessità, nel senso che intanto si prevede in quanto si coopera concretamente a creare il risultato preveduto. Ma qual è la condizione per potere giungere a tale cooperazione? A me pare che tutti i problemi in discussione ed in particolare il passaggio dalla quantità alla qualità trovano il loro centro nel concetto di possibilità reale. Il rifiuto di una sociologia di tipo deterministico trova una delle sue giustificazioni più profonde proprio nel fatto che ogni sociologia naturalistica intende la tendenza nel senso di una legge statistica, cioè di una media che porta ad ignorare l'elemento « perturbatore », presuppone in altri termini una passività, prescinde dal fattore umano inteso come volontà fattiva, modificatrice. In sostanza ogni sociologia naturalistica ignora non solo la concreta pratica umana, ma le determinate leggi storiche dell’operare ed il formarsi concreto della volontà stessa. Ogni qualvolta che ci si vuole spiegare il divenire storico attraverso una media si oblitera il fatto che non basta resistenza delle condizioni obbiettive, ma che l'efficacia di queste condizioni dipende anche dal gradoNicola Vaccaro

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di conoscenza che di esse si ha, e dalla capacità di servirsene, nel senso che entro le condizioni date vi sono possibilità che in tanto diventano reali, in quanto, conoscendole, si applica la volontà al punto delle condizioni concrete, che meglio permette di realizzare tale volontà stessa.

Si svolge qui una complessa dialettica che ha come suoi momenti non solo il rapporto in generale fra teoria e pratica, ma anche rincontro fra filosofia e politica da un lato, e dall’altro l’agire delle grandi masse, che da questo punto di vista non solo non sono presupposte come passive, ma si tende a vedere di esse come possano diventare sempre più coerentemente attive. Il senso della definizione di teoria come ciò che rende esplicito quel che di implicito vi è nella pratica degli uomini associati, viene cosi a ricevere la sua conferma nel passaggio della teoria a razionalità reale. Ecco perché la previsione passa si per la coscienza, ma non come schema astratto, ma come processo storico, in cui la teoria come momento politico è momento essenziale della lotta concretamente specificantesi. In tal senso la quantità nel corso stesso della lotta diviene qualità nella misura in cui si modificano i rapporti fra l’uomo e la realtà, si accresce il dominio di questi sulle cose, dominio che è a sua volta misurabile.

Proprio questa misurabilità riporta la dialettica quantità-qualità all’interno della stessa sovrastruttura nel senso della specificazione dei modi e dei momenti attraverso cui passa lo sviluppo della qualità a partire dalla quantità, poiché il soggettivo non nasce automaticamente daH’oggettivo, ma si opera il salto qualitativo quando non solo si arriva alla coscienza delle condizioni, ma tale coscienza, diffondendosi e divenendo riforma morale, riesce ad assumere in rapporto alle condizioni stesse il carattere di forza omogenea e coerente capace di modificare radicalmente la situazione. Questo è il punto decisivo per cui la concezione di partito come educatore che viene educato, ed il concetto di egemonia esteso a tutto il campo della sovrastruttura, vengono ad essere momenti essenziali nello studio del formarsi delle sovrastrutture, nelle quali il momento quantitativo e quello qualitativo perdono ogni traccia di astrattezza speculativa nella misura in cui fissano i gradi con cui da una coscienza puramente economico-corporativa si passa ad un piano « universale », come dice Gramsci, cioè ad un piano dello « spirito », al piano in cui la classe sociale, che sempre332

1 documenti del convegno

più si pone come termine risolutivo della contraddizione, è portata ad esercitare in misura maggiore la propria egemonia, realizzando insieme all’unicità dei fini politici ed economici, un’opera d’unificazione intellettuale e morale, una nuova qualità appunto. Ecco perché ogni movimento di struttura non si traduce immediatamente in un movimento della sovrastruttura. Gramsci avverte più volte di saper distinguere nella struttura i movimenti organici da quelli di congiuntura, nella cui valutazione non può però mai essere ignorata la presenza deHoperare umano, cioè i concreti rapporti sociali di forza e partendo da questi gli specifici rapporti politici in senso ampio, a quelli corrispondenti, per cui la presenza della qualità è decisiva. Ma se raccertamento, la misurazione quantitativa non può mai prescindere dall’operare umano, qual è il riflesso filosofico di ciò? A ciò si aggiunga che quantità e qualità nella loro dialettica riflettono, come ogni altra categoria del materialismo storico, sempre un rapporto uomo-materia, (ed è proprio su questo terreno che la filosofia della prassi si stacca decisamente dairidealismo che vede il movimento della categoria come movimento di un puro spirito) e lo sviluppo delle loro contraddizioni, per cui Gramsci afferma che il misurabile si misura appunto con metodi « di accertamento universalmente soggettivi, cioè appunto oggettivi » 1.

Ci troviamo di fronte ad un problema che non può essere certo esaurito in questa sede, tanta è la ricchezza della sua problematica, ma di cui non possiamo non fare cenno qui, proprio per chiarire il tema stesso preso in esame, la dialettica quantità-qualità. Teniamo presente innanzi tutto che il superamento del determinismo è una necessità imposta dalla fase superiore che attraversa il movimento operaio colle sue lotte; e ciò, dal punto di vista deH’indicazione teorica, porta a sostituire alla teoria della spontaneità naturalistica la consapevolezza come base dellagire individuale e collettivo. Il cammino di questa consapevolezza è appunto anche lotta per la libertà « dalle ideologie parziali e fallaci » in un mondo lacerato dalle contraddizioni. In tal senso la prassi è decisiva perché crea le condizioni per il sorgere della teoria, oltre che come critica reale della teoria stessa.

Infatti è sulla base dell’attività pratica che sorgono i problemi nel

1 M. p. 222.Nicola Vaccaro 333

senso che è essa a portare a maturazione la contraddizione del rapporto uomo-materia, mentre la teoria che rende più coerente la pratica trova la sua conferma nel grado di modificazione reale che viene operata.

Ma proprio per far ciò la teoria è lotta ideologica e quindi modificazione delle coscienze. In tal senso l’oggettività è-categoria storica, che passa anche essa per il rapporto struttura e sovrastruttura, proprio in quanto è, come dicevamo, lotta per l'unificazione morale ed intellettuale, mentre solo al limite, cioè nella prospettiva del regno della libertà, noi abbiamo l’attualità dello « spirito », definito da Gramsci in polemica anti-idealistiea, punto di arrivo e non di partenza.

Gramsci cosi si colloca su una posizione che esclude sia un’adaequatio che la creazione assoluta deiridealismo; non solo, ma la consapevolezza che si raggiunge delle leggi dell’agire umano non è scoperta individuale, ma consapevolezza critica di classe, in quanto essa è la presa di coscienza deiromogeneità di azione raggiunta sulla base dell’or-ganizzazione della volontà in vista di fini comuni e in rapporto a condizioni determinate, per cui la razionalità della teoria è la rispondenza non meccanica, ma potenziatrice della volontà individuale.

In tal senso il rapporto fra necessità e libertà non passa per una considerazione statistica di semplice descrizione delle relazioni fra una presunta legge e la volontà individualisticamente considerata, ma rimanda all’unificazione cosciente, per cui la legge stessa alla fine sparisce perché ne sono state modificate le condizioni. In sostanza il rapporto soggetto-oggetto è un rapporto attivo, storico, per cui anche la cosiddetta oggettività del mondo esterno viene a collocarsi in una nuova luce. Se teniamo presente quel che Gramsci dice1, vediamo che non solo è qui fuori discussione ogni posizione idealistica, in quanto riducibile sempre aH’assurdo solipsistico, ma che egli del pari respinge l’affermazione del senso comune avente carattere di materialismo metafisico, benché esso concluda « materialmente nello stesso modo » della filosofia della prassi. Qui ovviamente c’imbattiamo nella questione delle scienze naturali e quindi nella grossa questione della dialettica della natura che qui solo sfioreremo. Ricordiamoci che nei limiti della presente ricerca questo problema a noi interessa principalmente per poter

1 Af. S., pp. 54-55.334

1 documenti del convegno

spiegarci il perché deH’affermazione di Gramsci che in fisica dalla quantità non si esce se non per metafora. Ora, se la scienza è vista principalmente come un « rapporto fra uomo e realtà con la mediazione della tecnologia » (come tecnologia va considerato non solo lo strumento materiale, ma anche lo strumento mentale), questo comporta un unica dialettica, la dialettica fra uomo e natura, la dialettica fra i processi naturali e l’attività dell uomo che indaga la natura stessa. Ma questa indicazione generale è ancora insufficiente, se non teniamo conto del perché l’oggettivo va storicamente considerato anche nel campo delle scienze. Il punto di vista da cui Gramsci si colloca è quello umano, nel senso che per l’uomo non esiste altro punto di vista che quello delluomo. In tal senso due sono gli aspetti su cui va richiamata l'attenzione : da un lato che ciò che non entra nella storia è un nulla storico, ma non nulla, dall’altro che la conoscenza scientifica ha il proprio centro, la propria essenzialità nel metodo sperimentale come unità sempre più perfetta di teoria e pratica, per cui la scienza stessa è una categoria storica, che cosi non ha mai il carattere di definitività. Come allora avviene la conoscenza scientifica? Il problema è questo: che se è vero che ogni scienza ha il suo linguaggio ed il suo metodo particolari, essa progredisce nella misura in cui riesce a migliorare i suoi rapporti colla natura, in senso storicamente soggettivo e non individualistico. In tal modo la scienza non ha soltanto un aspetto tecnico o tecnologico, ma è legato a questo anche un aspetto ideologico, che in tanto assume carattere filosofico, in quanto per il progredire della propria attività la scienza è portata a fissare ed a determinare il rapporto specifico che nel proprio ambito via via si instaura fra attività umana e realtà naturale.

Vi è nella scienza, cioè, un aspetto di pensiero che più o meno esplicitamente implica sempre una concezione del mondo e che non sempre coincide con la filosofia esplicita dello scienziato. Contenuto di tale concezione è appunto il rapporto uomo e natura, rapporto non statico, ma mobile, dialettico. Per ciò stesso una concezione dialettica del rapporto uomo natura, lungi dal pretendere di fissare uno schema logico entro cui racchiudere i processi naturali, non può prescindere dalla prassi umana associata, cioè dal legame che vi è fra il processo naturale e il suo posto rispetto l’insieme della società, cioè la sua utilizzazione come momento delle forze materiali di produzione.Nicola Vac caro 335

Il rapporto struttura sovrastruttura non può cosi non influenzare la stessa scienza. Ed infatti Gramsci esplicitamente dice che « il passaggio dalla necessità alla libertà avviene per la società degli uomini e non per la natura ( sebbene potrà avere conseguenze sulla intuizione della natura, sulle opinioni scientifiche ecc.) » \

Per quanto siamo venuti dicendo, allora la dialettica quantità-qualità non è processo che riguardi mai la natura in sé presa e quindi la fisica come tale, e specialmente una particolare concezione della fisica, ma riguarda lo sviluppo del rapporto uomo e natura, cioè il momento in cui nel nostro operare sulla natura instauriamo un rapporto di conoscenza e quindi di dominio diverso sulla natura stessa. Perciò è essa dialettica che passa attraverso la storia delle scienze come storia della natura ed è insieme storia del dominio dell’uomo sulla natura. Si tratta infatti di una diversità, che in tanto assume aspetto qualitativo,, in quanto, implicando un perfezionamento dei nostri metodi di ricerche, consente di cogliere nei processi naturali quell'aspetto o quelle proprietà prima ignorate, che permettono un nuovo dominio sulla natura stessa. In ultima analisi, tutto ciò presuppone una visione unitaria dell’intera realtà che, realizzandosi con il regno della libertà, porta alla unità completa fra storia umana e storia della natura, perché nel regno della libertà « i produttori associati regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano sotto il loro comune controllo, invece di essere da esso dominati come da una forza cieca » (Marx).

1 M. Sp. 96.
 


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Titolo della pubblicazione Studi gramsciani
Titoli e responsabilità
Studi gramsciani   atti del convegno tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958  Istituto Antonio Gramsci+++   promotore+++    Primo convegno Internazionale di Studi Gramsciani tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958+++ {Primo convegno Internazionale di Studi Gramsciani tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958 --- Primo convegno Internazionale di Studi Gramsciani tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958} 
Area della pubblicazione/stampa/distribuzione
Pubblicazione Roma+++ | Editori Riuniti+++ | Anno: 1958


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