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tipologia: Analitici; Id: 1543204


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Tipologia Documento di Convegno
Titolo [I Documenti del convegno. Appunti per le relazioni e Comunicazioni] G. Tamburrano, Gramsci e l'egemonia del proletariato
Responsabilità
Tamburrano, Giuseppe+++   autore+++   
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Giuseppe Tamburrano
GRAMSCI E L'EGEMONIA DEL PROLETARIATO
Un aspetto del pensiero politico di Gramsci che non è stato sufficientemente studiato ed approfondito è la concezione dell'egemonia. Eppure tale concezione rappresenta un originale contributo allo sviluppo del marxismo ed è la chiave di volta per comprendere le tesi gramsciane sugli intellettuali ed il partito. Coloro che si sono occupati del problema o hanno allineato acriticamente la concezione gramsciana alle tesi di Marx, Lenin, Stalin, Zdanov, oppure, al contrario, hanno genericamente sottolineato l'esigenza democratica del concetto di egemonia.
Il punto di partenza della concezione gramsciana è nella critica alla interpretazione meccanicistica della filosofia marxista. Dagli scritti giovanili su Il grido del popolo alle note sul saggio di Bukharin è costante in Gramsci il rifiuto del marxismo come filosofia della necessità storica. Per questo suo atteggiamento egli fu accusato dai riformisti e dai massimalisti di ispirarsi a tesi volontaristiche mentre l'attenzione di Gramsci se da una parte è rivolta contro il fatalismo materialistico dall'altra è sempre vigilante contro il pericolo del volontarismo idealistico. Dal superamento delle due opposte concezioni nasce la filosofia della prassi, filosofia non del fatto storico, ma del fatto umano nella storia, non della volontà o delle idee astratte, ma dell'azione dell'uomo e dei gruppi nella dialettica dei rapporti sociali.
L'interpretazione riformistica del marxismo che faceva del fatto economico un nuovo « Dio ascoso » della storia (come scrisse Croce) cede ad una rinnovata concezione del marxismo come filosofia dell'azione proletaria, concezione del mondo della nuova classe fondamentale approprian-
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dosi della quale il proletariato acquista la coscienza della sua posizione nella società, della sua funzione nella storia e quindi della necessità della sua azione conseguente per tradurre in atto la sua filosofia cioè per costruire la società socialista.
Il pensiero gramsciano risente sia l'influenza della polemica di Croce contro le filosofie fatalistiche e positivistiche sia, soprattutto, l'influenza della critica leninista al marxismo deterministico della social-democrazia europea. Attraverso il leninismo, come dottrina della strategia politica del proletariato, perviene ad una puntualizzazione e ad un rinnovamento del marxismo. La rivalutazione della prassi, della consapevole volontà creatrice delle masse spinge il suo interesse verso lo studio della storia etico-politica, cioè dell'azione effettiva degli uomini. La tesi marxista che l'umanità si pone solo quei compiti per il raggiungimento dei quali esistono già le condizioni materiali, viene approfondita ed integrata nella ricerca dei modi, delle forme, del come l'umanità effettivamente realizza quei compiti; cioè l'attenzione si sposta verso le « condizioni spirituali » della dialettica storica. In tal modo il marxismo viene depurato di ogni residuo meccanicistico e l'uomo riappare in tutto il suo valore di protagonista della sua storia. È in questo quadro che occorre collocare i rapporti tra Gramsci e Lenin. Già nel Grido del popolo del 5 gennaio 1918 egli scrisse che la Rivoluzione russa « la rivoluzione contro Il Capitale di Carlo Marx. Il Capitale di Carlo Marx era, in Russia, il libro dei borghesi piú che dei proletari. Era la dimostrazione critica della fatale ne-cess_tà che in Russia si formasse una borghesia, si iniziasse un'era capitalistica... I bolscevichi rinnegano Carlo Marx, affermano con la testimonianza dell'azione esplicata, delle conquiste realizzate, che i canoni del materialismo storico non sono cosí ferrei come si potrebbe pensare e si è pensato ». Ma essi, prosegue, « vivono il pensiero marxista, quello che non muore mai, che è la continuazione del pensiero idealistico italiano e tedesco e che in Marx si era contaminato di incrostazioni positivisti-che e materialistiche ». A pagina 32 di M. S. afferma l'identità tra filosofia e politica, tra pensiero ed azione e soggiunge: « la teorizzazione e la realizzazione dell'egemonia fatta da Ilici è stato anche un grande avvenimento metafisico » .
Sul piano piú strettamente politico, cioè strategico, Gramsci aderisce alle tesi leniniste negli anni successivi alle conferenze di Zimmerwald e Kienthal. Tutta la sua azione politica, tutto il suo pensiero dell'Ordine
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Nuovo è ispirato profondamente alla strategia leninista dl preparazione della rivoluzione per la conquista violenta del potere. Egli sosteneva che la situazione italiana era analoga a quella della Russia di Kerenski (Avanti! di Torino, 26 giugno 1919), che bisognava organizzare l'avanguardia ri-volùzionaria del proletariato, sviluppare l'azione nel seno della società capitalistica, delle sue istituzioni economiche (la fabbrica) e politiche (Par• lamento, comuni ecc.) per farne scoppiare le contraddizioni, costringerla ad « interrorire le grandi masse, a colpirle ciecamente e a farle rivoltare » (Ordine Nuovo del 19 luglio 1919), apprestando contemporaneamente gli organismi in cui si doveva incarnarne il potere proletario: i Consigli. Gli anni tra la fine della guerra ed il carcere sono gli anni della passione politica, della organizzazione rivoluzionaria dei Consigli, del partito, della stampa. Egli ha la consapevolezza della incapacità del partito socialista ad affrontare la situazione obiettivamente rivoluzionaria; di fronte alla prospettiva della reazione si preoccupa di organizzare gli strumenti di assalto del proletariato; di fronte alla reazione in atto si preoccupa di rafforzare gli strumenti della resistenza. $ in uno scritto di poco anteriore al carcere che appaiono le prime intuizioni originali delle questioni nuove che si porrà in seguito, del rapporto tra proletariato, intellettuali e società nazionale: la pagina su Gobetti nella Quistione meridionale.
La critica del determinismo economico è il punto di partenza per lo studio dell'azione degli uomini nella concretezza della realtà storica. La filosofia della prassi essendo non tanto analisi delle strutture ma soprattutto delle sovrastrutture (storia etico-politica) pone l'accento inevitabilmente sulla politica, cioè sulla volontà organizzata di conservare o modificare le strutture della società. Ciò che interessa Gramsci non è tanto l'organizzazione dei rapporti di classe ma il modo come è stata creata e viene conservata questa organizzazione, ed il modo come la classe subalterna deve porsi il problema di modificarla. Entrati nel dominio della politica le questioni che sorgono non riguardano piú la società capitalistica come tipo astratto di società, ma la società capitalistica nazionale, cioè una realtà effettuale, ed inoltre non concernono i rapporti tipici tra capitalismo e proletariato ma i rapporti concreti tra classe dirigente nazionale e proletariato. Da ciò prende le mosse l'analisi del come la classe dirigente si è formata, del come riesce a mantenere il suo potere, inizia cioè finalmente (finalmente perché per la prima volta vengono affrontati questi problemi dalla letteratura marxista) lo studio della società e dello Stato,
19.
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del loro dinamismo interiore, cioè della politica tout court. Questi problemi, infatti, erano stati sempre risolti dai marxisti con generici riferi-
menti alla violenza della classe dominante, alla coercizione dell'apparato statale, alla dittatura di classe. Gramsci non nega il carattere coercitiva
dell'apparato statale ma rileva che non basta affermare che una società si regge sulla coercizione delle leggi e sulla forza materiale degli organi di repressione per comprendere le ragioni per cui una classe normalmente esercita il predominio. In effetti quando si parla di società borghese o feudale, non si intende solo un modo di produzione capitalistico o feudale mantenuto coattivamente dalle leggi, dai giudici e dalla forza mili- tare, si intende anche un certo modo di vivere e di pensare, una Weltanschauung, una concezione del mondo diffusa nella società e sulla quale si fondano le preferenze, i gusti, la morale, il costume, il buon senso, folclore ed i principi filosofici e religiosi della maggioranza degli uomini viventi in quella società. Questo modo di essere e di agire degli uomini, dei governati, è il puntello piú importante dell'ordine costituito; la forza materiale è una forza di riserva per i momenti eccezionali di crisi. Di norma il dominio della classe dominante si fonda su quelle forze che possiamo chiamare « spirituali », cioè su una adesione dei governati al tipo di società in cui vivono, al modo di vita di quell'ordine di vita sociale, cioè sul consenso. È questo consenso che interessa Gramsci, che egli cerca di definire, analizzare e spiegare.
Da ciò le sue note sul buon senso, il folclore, gli intellettuali. Nella nota « Connessione tra il senso comune, la religione e la filosofia » 1 egli parte dalla premessa che la concezione del mondo della classe dominante è stata popolarizzata ed è diventata senso comune, il che significa che i diretti sono stati conformizzati ai principi filosofici della classe dominante, principi borghesi. Ma nella realtà si è verificata una frattura tra teoria e pratica, cioè ad un certo punto per l'evoluzione dei rapporti sociali ed economici l'attività pratica di gran parte dei governati è entrata in contrasto con i principi in cui essi credono. Nella società borghese questa frattura riguarda soprattutto il proletariato, il quale, per la sua attività pratica, è. portato a credere in una concezione del mondo diversa da quella borghese.. Questa diversa concezione del mondo è la filosofia della prassi. Si pone
1 M. S., p. 5 e sgg
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quindi il problema della unificazione della teoria con la prassi, cioè di educare i lavoratori ad una nuova filosofia, alla loro filosofia, sottraendoli alla estraniazione filosofica borghese. II compito di fare acquistare ai lavoratori la coscienza del loro essere sociale spetta agli intellettuali organici della classe subalterna ed al partito. Da questa proposizione scaturiscono conseguenze assai importanti. Partendo dalla constatazione che il dominio di una classe normalmente non si fonda solo sulla forza coercitiva, Gramsci distingue la società civile dalla società politica: nella prima la classe dominante cerca il consenso, nella seconda attua la coercizione. Nelle Lettere egli scrive che lo Stato « di solito è inteso come società politica (o dittatura o apparato coercitivo per conformare la massa popolare secondo il tipo di produzione e l'economia di un momento dato) e non come un equilibrio della società politica con la società civile (o egemonia di un gruppo sociale sull'intera società nazionale esercitata attraverso le organizzazioni cosiddette private, come la Chiesa, i sindacati, le scuole ecc.). E appunto nella società civile specialmente operano gli intellettuali » I. Ne Gli intellettuali... afferma: « si possono... fissare due grandi " piani " superstrutturali, quello che si può chiamare della "società civile ", cioè dell'insieme di organismi volgarmente detti "privati " e quello della " società politica o Stato " e che corrispondono alla funzione di " egemonia " che il gruppo dominante esercita in tutta la società e a quella di " dominio diretto " o di comando che si esprime nello Stato e nel governo "giuridico " » 2. « La supremazia di un gruppo sociale », rileva nel Risorgimento, « si manifesta in due modi, come " dominio" e come " direzione intellettuale e morale " » 3. La distinzione non significa separazione tra due settori della società ma significa che il dominio di una classe non si esprime soltanto come coercizione ma è consenso dei governati corazzato di coercizione, che cioè la classe dominante plasma attraverso i suoi intellettuali e le istituzioni culturali, educative e religiose i diretti ma nello stesso tempo organizza la forza che garantisce la stabilità sociale nei periodi di crisi ed impone l'accettazione del regime ai riluttanti. Infatti, prosegue Gramsci nel ci-
L. C, p. 137.
2 .1., p. 9.
3 R., p. 70.
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tato passo del Risorgimento: « Un gruppo sociale è dominante dei gruppi avversari che tende a " liquidare " o a sottomettere anche con la forza armata ed è dirigente dei gruppi affini e alleati ».
La distinzione tra società politica e società civile (che tra l'altro non è nuova nella scienza politica), tra dominio ed egemonia non ha solo grande importanza teorica, ma ha anche una grande importanza pratica. Infatti la classe rivoluzionaria deve porsi il problema del potere non solo come appropriazione degli strumenti del dominio politico, ma anche e prima di tutto degli strumenti di egemonia: la conquista del potere non è solo conquista dell'apparato coercitivo della società politica ma prima di tutto conquista del consenso delle masse. Ciò d'altronde non significa ricerca del successo elettorale. Gramsci, pur non disconoscendo i1 valore sintomatico delle elezioni, come banco di prova della effettiva egemonia di un gruppo sociale, non si nasconde che il successo elettorale può essere un rapporto effimero ed occasionale, frutto di un boom, di uno scoppio emotivo, « di panico o di entusiasmo fittizio »1. I1 consenso deve essere espressione di un rapporto organico, di direzione intellettuale e morale, per cui le masse si sentono permanentemente legate alla ideologia e alla leadership politica dello Stato come espressione delle loro concezioni e delle loro aspirazioni. Con le parole di Renan possiamo dire che il « consenso che costituisce la coscienza nazionale è un plebiscito di tutti i giorni, una continuità silenziosa di opere ».
L'obiettivo, quindi, che devono porsi la filosofia della prassi e l'avan-
guardia del proletariato è di criticare la concezione del mondo borghese, dal senso comune fino alle piú alte espressioni filosofiche, sviluppando
quanto in essa è di progressivo, diffondendo la nuova concezione in tutti
gli strati della società, tra tutti coloro la cui attività pratica ed i cui interessi obiettivi sono in contrasto con l'organizzazione sociale capitali-
stica. La realizzazione dell'egemonia socialista porta alla unificazione cul-
turale e morale e quindi politica delle masse, della grande maggioranza del popolo che vive sfruttato direttamente o indirettamente dai rapporti
capitalistici di produzione o di distribuzione. In tal modo si risolve il problema di conquistare attivamente alla causa del socialismo la grande maggioranza degli uomini che nelle società evolute dell'Occidente è ma-
1 P., p. 138.
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tura per il socialismo perché è obiettivamente interessata alla instaurazione di una società piú giusta. La recente inchiesta dell'Express sulla Nouvelle Vague ha appurato che in Francia la grande maggioranza delle nuove generazioni è contraria alla attuale organizzazione della produzione e della distribuzione della ricchezza.
Non a caso si è parlato della società occidentale. Gramsci nel carcere comprese la profonda differenza tra la società russa prerivoluzionaria e la società occidentale. In polemica con le tesi di Trotzkj, che ignoravano queste differenze, egli scrisse: « Mi pare che Ilici aveva compreso che occorreva un mutamento dalla guerra manovrata, applicata vittoriosamente in Oriente nel '17, alla guerra di posizione che era la sola possibile in Occidente... Solo the Ilici non ebbe il tempo di approfondire la sua formula, pur tenendo conto che egli poteva approfondirla solo teoricamente, mentre il compito fondamentale era nazionale, cioè domandava una ricognizione del terreno ed una fissazione degli elementi di trincea e di fortezza rappresentati dagi elementi di società civile, ecc. In Oriente, lo Stato era tutto, la società civile era primordiale e gelatinosa; nell'Occidente, tra Stato e società civile c'era un giusto rapporto e nel tremolio dello Stato si scorgeva subito una robusta struttura della società civile. Lo Stato era solo una trincea avanzata, dietro cui stava una robusta catena di fortezze e di casematte » j.
È un rilievo acutissimo che colpisce la sostanza delle cose. La società zarista russa era circoscritta alle sfere elevate dei ceti feudali e borghesi di Mosca e di Pietroburgo; il popolo russo era in grandissima maggioranza allo stato primitivo ed amorfo. Nelle società occidentali la direzione intellettuale e morale della borghesia, l'egemonia borghese, ha raggiunto e conformizzato masse enormi di cittadini. La società russa non era borghese sia perché era poco sviluppato l'apparato produttivo capitalistico e mancavano le istituzioni politiche borghesi, sia perché, di conseguenza, le masse non erano plasmate secondo un tipo di vita e di pensiero borghesi. Perciò la Rivoluzione russa dovette porsi il compito di creare coattivamente un apparato produttivo ed una società civile di uomini coscienti ed evoluti. Nelle diverse condizioni del mondo occidentale l'obiettivo del proletariato, dei suoi partiti e dei suoi intellettuali organici con-
1 Mach., p. 68.
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siste non solo nella conquista della « trincea » statale ma nell'impossessamento delle « fortezze e delle casematte», nel penetrare cioè profondamente nella società civile sostituendo all'egemonia borghese l'egemonia socialista. La conquista della egemonia, che Gramsci definisce « democrazia moderna », non sorge dopo la conquista del potere politico: essa deve essere realizzata prima. In una nota del Risorgimento egli scrive: « un gruppo sociale può, anzi deve essere dirigente già prima di conquistare il potere governativo (è questa una delle condizioni principali pet Ia stessa conquista del potere); dopo, quando esercita il potere e anche se lo tiene fortemente in pugno, diventa dominante, ma deve continuare ad essere dirigente » 1.
Se si collega la distinzione tra società civile e società politica, tra dominio ed egemonia, con l'altra distinzione tra società arretrate e società evolute, il cui criterio discretivo è sempre dato dal riferimento alla esistenza di una società civile sviluppata, si potrà comprendere pienamente l'importanza delle note gramsciane: « per alcuni gruppi sociali che prima dell'ascesa alla vita statale autonoma non hanno avuto un lungo periodo di sviluppo culturale e morale proprio ed indipendente... un periodo di statolatria è necessario e anzi opportuno; questa "statolatria" non è altro che la normale di " vita statale ", d'iniziazione, almeno, alla vita statale autonoma e alla creazione di una " società civile" che non fu possibile storicamente creare prima dell'ascesa alla vita statale indipendente. Tuttavia questa tale " statolatria " non deve essere abbandonata a sé, non deve, specialmente, diventare fanatismo teorico ed essere concepita come " perpetua ": deve essere criticata appunto perché si sviluppi e produca nuove forme di vita statale, in cui l'iniziativa degli individui e dei gruppi sia " statale", anche se non dovuta al " governo dei funzionari" (far diventare "spontanea" la vita statale)» 2.
noto che la funzione egemonica secondo Gramsci spetta al partito ed agli intellettuali. Egli è stato accusato di avere del partito un concetto totalitario. Per Gramsci il partito è il moderno Principe, cioè lo strumento politico non piú individuale ma collettivo. La funzione del partito si collega alla realizzazione dell'egemonia. In alcune pagine 3 egli
1 R., p. 70.
2
P., p. 166.
3 M. S., p. 5 sgg.
Giuseppe Tamburrano 285
precisa che il partito moderno ha il compito di unificare la teoria e la pratica intesa come processo storico reale, cioè di creare quel blocco culturale-sociale che consiste nel dare alla massa dei lavoratori la coscienza della loro- funzione storica, una concezione del mondo conforme alla loro attività umana. È una concezione totalitaria nel senso piú alto della parola, non certo nel senso politico corrente. Infatti già nell'Ordine Nuovo del 29 novembre 1919 scriveva: « il problema concreto e immediato del partito socialista... è il problema della costruzione di un apparecchio statale, che nel suo ambito interno funzioni democraticamente, cioè garantisca a tutte le tendenze anticapitalistiche la libertà e la possibilità di diventare partiti di governo proletario e verso l'esterno sia come una macchina implacabile che stritoli gli organismi del potere politico ed industriale del capitalismo ».
Nei Quaderni dirà parole chiare contro la burocratizzazione del partito, contro lo « spirito di corpo », cioè l'ambizione di una persona o di un gruppo di persone «che puntano sullo spirito di corpo per far trionfare la parte sul tutto ed ottenere il potere e i privilegi » 1; è per la disciplina fondata sulla libertà e sulla responsabilità e non sulla costrizione esterna; è per la massima libertà di discussione interna: « un'orchestra che fa le prove, ogni strumento per canto suo, dà l'impressione della piú orribile cacofonia; eppure queste prove sono la condizione perché l'orchestra viva come un solo " strumento " » 2.
Se vogliamo in breve riassumere queste sparse osservazioni che son necessariamente lacunose ed insufficienti poiché l'argomento esigerebbe una piú estesa analisi, possiamo dire che la concezione gramsciana è una concezione realmente democratica e segna un ritorno al marxismo classico. La strategia socialista nel mondo occidentale non può consistere nell'azione rivoluzionaria di una minoranza per rovesciare il potere del gruppo dominante ed avviare con l'esercizio dittatoriale del potere l'organizzazione della vita statale. Questa strategia riguarda i paesi arretrati. Le società occidentali sono altamente industrializzate e le masse dei cittadini non vivono allo stato primordiale ed amorfo. A causa dello sviluppo dei rapporti sociali di produzione e della diffusione della ideologia della classe
1 P., p. 175.
2 Mach., p. 156,
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dominante, in Occidente la grande maggioranza dei cittadini è matura per un'azione autonoma e responsabile nella direzione del socialismo poiché essi per l'attività pratica che svolgono nei rapporti sociali — gli operai, .i salariati agricoli, i dipendenti delle aziende agricole, i piccoli proprietari, gli artigiani, i commercianti, i tecnici, il ceto medio impiegatizio ed intellettuale — sono interessati oggettivamente alla costruzione di una nuova società. Gran parte di questa massa è ancora soggetto all'influenza della ideologia borghese grazie all'azione degli strumenti borghesi di direzione culturale e morale — stampa, radio, scuola, chiesa ecc. — cioè professano ancora una concezione del mondo contrastante con i loro interessi reali. L'azione socialista non può essere diretta alla sola conquista del potere politico, perché prima o poi si scontrerebbe non solo con gli interessi dei capitalisti e delle loro appendici parassitarie, ma anche con quelle masse di cittadini interessate al socialismo ma non ancora conquistate ideologicamente all'azione socialista. L'azione socialista deve tendere, aderendo alle condizioni materiali ed intellettuali proprie di ciascun paese, ad unificare politicamente ed ideologicamente tutte le masse interessate al socialismo, cioè ad instaurare la direzione culturale e morale, l'egemonia socialista, creando il nuovo blocco storico socialista. Svuotato lo Stato borghese della sua sostanza civile, ridotto a puro apparato di coercizione politica, ad una forma senza contenuto, la conquista del potere, violenta o pacifica a seconda dell'atteggiamento della classe ancora dominante politicamente, è l'atto conclusivo del processo, la realizzazione della democrazia per eccellenza, l'unificazione organica tra società civile e società politica. La società socialista sorge cosí come società realmente democratica in cui il consenso delle masse è assicurato oltre che dalle verifiche elettorali e dalla partecipazione effettiva dei lavoratori alla vita degli organismi sociali e politici, soprattutto dalla unità ideologica e culturale esistente tra diretti e governanti, dal rapporto organico tra società civile e società politica.
Questi brevi accenni forse permettono di comprendere quanto attuale possa essere lo studio e la discussione critica della concezione dell'egemonia di Antonio Gramsci.
 
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Tipologia testo a stampa
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Titolo della pubblicazione Studi gramsciani
Titoli e responsabilità
Studi gramsciani   atti del convegno tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958  Istituto Antonio Gramsci+++   promotore+++    Primo convegno Internazionale di Studi Gramsciani tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958+++ {Primo convegno Internazionale di Studi Gramsciani tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958 --- Primo convegno Internazionale di Studi Gramsciani tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958} 
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Pubblicazione Roma+++ | Editori Riuniti+++ | Anno: 1958


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