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tipologia: Analitici; Id: 1543198


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Tipologia Documento di Convegno
Titolo [I Documenti del convegno. Appunti per le relazioni e Comunicazioni] F. Papi, LA concezione della storicità nel pensiero di Gramsci
Responsabilità
Papi, Fulvio+++   autore+++   
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Trascrizione Non markup - automatica:
Fulvio Papi
LA CONCEZIONE DELLA STORICITÀ
NEL PENSIERO DI GRAMSCI
1. Quando si deve indicare la dimensione propriamente filosofica dell'opera di Antonio Gramsci è necessario tenere presenti due direzioni egualmente importanti e tra loro naturalmente connesse: per un verso,. come è detto nel riassunto della relazione di Luporini, il <divello in cui le diverse questioni s'incontrano e tendono ad articolarsi », per altro verso, la ripresa radicale del tema dell'autonomia filosofica deL marxismo come generale concezione del mondo, la quale, nell'opera gramsciana, si ritrova sia nella vigorosa messa a fuoco della trama teoretica che sorregge e giustifica questa affermazione, sia nella valorizzazione concreta dell'universalità critica che il marxismo cosí concepito garantisce nei confronti dei problemi della storia e della cultura. Lo studio del primo punto riconduce a quell'importante dialogo che Gramsci stabili con la cultura italiana da un punto di vista originale nei confronti delle correnti e delle idee che s'intrecciavano nel panorama intellettuale italiano, punto di vista che, negli anni del dopoguerra, costituí una delle piattaforme critiche piú importanti che servirono alla nostra cultura (intendo dire nella maggioranza dei suoi orientamenti e come fenomeno di ordine complessivo) da riferimento per maturare una positiva obiet-tivazione della propria tradizione e dell'ambito storico-sociale che ne aveva garantito lo sviluppo e la continuità. L'analisi del secondo punto comporta invece la responsabilità di enucleare dall'opera stessa di Gramsci quello che egli sottolineò come il carattere fondamentale ed ineliminabile in una concezione marxista, il criterio la cui ammissione non può che essere totale, e cioè con tutte le implicazioni che ne devono
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derivare, e senza il quale, necessariamente, si approda a qualche, piú o meno evidente, deformazione dogmatica. Secondo il mio giudizio tale criterio fondamentale è quello della storicità, e credo che non sarà difficile convenire qui in maniera pregiudiziale che esso svolge continuamente in tutta l'opera gramsciana la sua funzione critica e costruttiva nei confronti di qualsiasi ordine di problemi, da quelli economico-politici a quelli della linguistica e delle scienze naturali.
Mio compito vuole essere quello di seguire all'interno dell'opera gramsciana quale significato la concezione della storicità assume, attraverso quali concetti o schemi categoriali si articola e a quali conseguenze ciò conduce, in quali limiti si trova ad essere conchiusa, e a quali feconde aperture teoretiche rimanda se venga interpretata nella direzione stessa del pensiero di Gramsci, sostituendo tuttavia ad alcuni dei piú incerti strumenti filosofici, di cui egli obiettivamente disponeva, i risultati speculativamente piú sottili e piú penetranti che la filosofia contemporanea ci offre dal suo repertorio. Il che, a mio parere, non significa, come potrebbe sembrare, un travisamento del pensiero gramsciano, o una sua assunzione di tipo pretestuale, ma se mai la ferma convinzione che non è legittimo bloccare in una fossilizzazione statica quello che era un pensiero in movimento operoso e pieno di mordente nei confronti delle esperienze fiolosofiche con cui riuscí a pervenire in contatto. In questo senso dialettico e rigorosamente storicistico ha un suo significato particolare l'affermare che il pensiero di Gramsci rappresenta ancora oggi un punto di vista valido per partecipare con criterio critico al grande dibattito ideale che dà il senso spirituale del nostro tempo. E questo significato è dato dalla convinzione che l'affermazione gramsciana intorno alla piena ed autonoma validità filosofica del marxismo vuol dire una cosa piú difficile di quello che si può a prima vista ritenere, e cioè che il marxismo con la sua concezione radicale della storicità, con le categorie in cui essa si articola, tessuto razionale in cui l'esperienza storica si riconosce e tende a una sua universalità organica, può rappresentare il centro metodico capace di comprendere le varie direzioni della cultura, i problemi interni che ciascuna di esse ritrova, le tecniche specifiche che le caratterizzano, di risolvere in una connessione dialettica le « chiusure » dogmatiche che si avvertono possibili in ogni orizzonte culturale. Da questo punto di vista, e come filosofia contemporanea, il marxismo si trova
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di fronte alla necessità di prendere il piú ampio contatto possibile con le dimensioni attuali del pensiero filosofico, non per un'astratta idea eclettica, ma per affondare radicalmente la propria capacità critico-sistematica nella storicità vivente del tempo e per it licarne le linee di connessione e di sviluppo secondo una sempre piú aperta e più sottile ricerca della realtà.
Un discorso di questo tipo meriterebbe da solo un'analisi estremamente approfondita. A noi ora basterà dire che il concetto della storicità, cosí come viene maturato nel pensiero di Gramsci, rappresenta di per sé la piattaforma teorica che autorizza il discorso stesso.
2. L'uomo, afferma Gramsci 1, è da intendere come un problema in costante divenire, la cui essenza non può essere determinata né secondo un senso spirituale, né in senso biologico. Ogni tentativo che riproduca al proprio interno questa interpretazione, o un'interpretazione che comunque si riporti a quello schema, non fa che compiere un astratto processo di astrazione e di generalizzazione. L'uomo indagato dal punto di vista della domanda «che cosa è l'uomo » appare come un polo unificante una complessa gamma di rapporti sociali. Se si cerca di analizzare la struttura stessa di questi rapporti, come ad indicarne le matrici, ci si trova di fronte ad un'infinità di relazioni che, tuttavia, per essere meglio intese anche nel loro interno carattere dialettico, possono praticamente essere indicate come segue:
a) Uomo-natura attraverso i differenti livelli in cui l'uomo umanizza la natura come economicità organizzata, tecnicità e scientificità attraverso una continua modificazione dell'ambiente naturale in cui il processo gnoseopratico può essere indicato sotto il concetto estremamente vasto e dilatato di lavoro.
b) Uomo-uomini: in cui si mette l'accento sulla costituzione di una dimensione umana relativamente autonoma in cui trovano posto i rapporti di produzione, i rapporti tra le classi e la struttura obiettiva della società civile che ne deriva.
c) Piano genericamente indicabile come « della soprastruttura ». E qui è estremamente importante stare attenti cosa s'intende in Gramsci
1 M. S., p. 28.
15.
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con questa espressione. Non credo sia il caso di stare a ripetere per l'ennesima volta che non si tratta affatto di un concetto meccanico, e che le soprastrutrure fanno parte attivamente della concreta storicità di un'epoca. Se mai si tratterà di precisare meglio che cosa si intende affermare con questa proposizione. Analizzando con attenzione il concetto gramsciano di soprastruttura io credo che possiamo indicarne soprattutto due aspetti come fondamentali:
1) piano delle ideologie religiose, politiche, morali secondo differenti ordini di socialità e di interna tecnicità;
2) piano della scienza, e non solo per la ideologicità che da determinate concezioni scientifiche può derivare o per i riflessi che un orizzonte genericamente ideologico può comportare sul piano scientifico, ma proprio per il carattere stesso del metodo della scienza e degli ordini di oggettività che essa investe. La scienza appare come soprastruttura in quanto è costruzione degli uomini genericamente razionale-operativa che, seconda le differenti e precise tecniche dei campi di ricerca, struttura il piano dialettico del conoscere e dell'agire tecnico-scientifico, secondo una generale connessione con la complessiva storicità di un'epoca.
Gramsci scrive: « ... Fa anzi maraviglia che il nesso tra l'affermazione idealistica che la realtà del mondo è una creazione dello spirito umano e l'affermazione della storicità e caducità di tutte le ideologie da parte della filosofia della prassi, perché le ideologie sono espressioni della struttura e si modificano col modificarsi di essa, non sia stato mai affermato e svolto convenientemente. La quistione è strettamente connessa, e si capisce, alla quistione del valore delle scienze cosí dette esatte o fisiche e alla posizione che esse sono venute assumendo nel quadro della filosofia della prassi di un quasi feticismo, anzi della sola e vera filosofia o conoscenza del mondo » '. Da queste affermazioni mi pare si possa ricavare questo quadro: il pensiero di Gramsci si trova a muoversi fra tre posizioni: quella idealistica, quella scientista-materialista, e quella formulazione del marxismo come storicismo assoluto che abbiamo lumeggiato. La domanda che ci poniamo ora è la seguente: come opera il pensiero gramsciano muovendosi all'interno di queste tre posizioni e fruendo dei soli strumenti filosofici che derivano strettamente da queste « forme » filosofiche?
1 M. S., p. 139.
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A me pare che Gramsci adoperi il concetto di soprastruttura estendendolo anche alla problematica scientifica ricuperando cosí, su una base differente, l'istanza positiva (quella che gli pareva positiva) dell'idealismo, la quale, dopo questa traslazione, serve per sottolineare il riconoscimento delle verità scientifiche come verità dell'uomo (a cui l'uomo ha lavorato) intesa sia nella sua accezione piú direttamente storicistica che nelle implicazioni tecniche che ne derivano. Da questa concezione si possono mettere in risalto queste conseguenze: 1) la rottura definitiva dell'ideale obiettivo-realistico in ordine alle conoscenze scientifiche; 2) viene riconosciuto il carattere umanistico-creativo (lavorativo) della scienza stessa in modo da lasciare legittimamente aperto il problema di una distinzione funzionale delle varie tecniche razionali e delle strutture razionali in cui ciascuna di esse si trova a muoversi.
E tanto ci pare giustificata l'interpretazione che abbiamo dato del pensiero di Gramsci che egli stesso scrive: « Occorre dimostrare che la concezione "soggettivistica ", dopo aver servito a criticare la filosofia della trascendenza da una parte, e la metafisica ingenua del senso comune e del materialismo filosofico può trovare il suo inveramento e la sua interpretazione storicistica solo nella concezione delle soprastrutture — (e abbiamo visto quale valore e quale estensione Gramsci conferisse al concetto di soprastrutture) —, mentre nella sua forma speculativa non è altro che un mero romanzo filosofico» 1. Da queste considerazioni complessive mi pare sufficientemente chiaro che per Gramsci il punto fondamentale per cui il materialismo storico costituisce una « novità » tra le opposte metafisiche dell'idealismo e del materialismo, nelle loro diverse e interne sfumature, è proprio nella radicale concezione della storicità.
Come ho già schematicamente accennato, questo orizzonte di pensiero esclude la possibilità di considerare un'obiettività scientifica in senso banalmente realistico, cioè come una descrizione passiva del mondo senza che in esso vi sia considerato l'uomo stesso. Da ciò mi pare, sempre seguendo il tessuto del pensiero di Gramsci, che derivi:
1) Una nuova concezione dialettica dell'oggettività. Gramsci si domanda: « Pare che possa esistere una oggettività exstrastorica ed exstra-umana? Ma chi giudicherà di tale oggettività? », e afferma: «La formu-
1 M. S., p. 141.
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lazione di Engels che " l'unità del mondo consiste nella sua materialità dimostrata... dal lungo e laborioso sviluppo della filosofia e delle scienze naturali " contiene appunto il germe della concezione giusta, perché si ricorre alla storia e all'uomo per dimostrare la realtà oggettiva. Oggettivo significa sempre " umanamente ogge.tivo ", ciò che può corrispondere esattamente a "storicamente soggettivo ", cioè oggettivo significherebbe "universale soggettivo"» 1.
2) Critica al concetto di materia come « substrato » comune a tutto il reale, concezione questa in cui Gramsci riconosce un'ampia permanenza di « pensiero religioso » in senso aristotelico-tomista il quale storicamente rivive nell'obiettivismo assoluto del positivismo e nel mito scientista che vi è connesso. Mentre sviluppa questa critica Gramsci scrive: « Secondo la teoria della prassi è evidente che non la teoria atomistica spiega la storia umana, ma viceversa, che cioè la teoria atomistica come tutte le ipotesi e le opinioni scientifiche sono superstrutture » 2.
3) Quest'ultimo punto non è altro che lo svolgimento implicito negli altri due, cioè rifiuto netto e radicale a considerare in un'accezione unilaterale o « obiettivistica » le prospettive scientifiche accettando il processo per cui esse vengono tradotte su un pino metafisico.
Non credo che a questo punto possa sembrare non giustificato l'affermare quanto si accennava all'inizio del nostro ragionamento e cioè che nel pensiero gramsciano il criterio della storicità costituisce il centro metodico che investe ogni ordine di esperienza e ne condiziona il carattere e lo svolgimento, costituendo un permanente elemento critico capace di impedire qualsiasi possibilità di caduta metafisica. Dal canto mio ritengo che questa impostazione debba essere chiarificata ulteriormente in questi termini: ogni posizione del pensiero che esprime e dipana un ordine di esperienza storica non fa che esprimere il movimento stesso del pensiero che in nessuna sua obiettivazione stabilisce un significato assoluto poiché, come razionalità e teoreticità esso rappresenta solo l'articolarsi sempre piú complesso e organico dell'esperienza in forme idonee a mantenere aperto l'infinito campo del reale come ricerca infinita. Di questo movimento del pensiero ritengo che non possa esser data alcuna
1 M. S., p. 142.
2 M. S., p. 162.
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descrizione formale-trascendentale proprio perché ogni categorizzazione che venga assunta su un piano di obiett_vità corrisponde in concreto solo a determinate fasi e a determinati ordini dell'esperienza medesima: parlare quindi di una legge metodica trascendentale ritengo si possa solo. nel caso si voglia indicare la formalità del carattere ideale di ogni obiettività. di pensiero. Cosí a me pare che uno storicismo di tipo gramsciano.. abbia il suo necessario riconoscimento metodico in un razionalismo critico, e un razionalismo critico che sviluppi sino in fondo il proprio significato, sfuggendo a qualsiasi rischio di platonismo, trovi il proprio inveramento e la propria fecondità soltanto in una integrale concezione storicistica. In una prospettiva di questo genere, io penso, è possibile riportare, con assai piú facilità e sottigliezza che nei concetto troppo vasto e generico di superstruttura, il movimento metodico della scienza con i suoi problemi interni, le sue tecniche, quale Gramsci stesso aveva chiaramente individuato 1.
3. Ora che ho cercato di delineare la portata della concezione della storicità nel pensiero di Gramsci seguendone l'interno sviluppo, mi pare giusto tentare di precisarne ulteriormente l'individualizzazione pro- cedendo a descriverne il carattere dal punto di vista « al di fuori » della stretta prospettiva gramsciana.
Sempre da Luporini viene osservato giustamente che lo storicismo di Gramsci appare improntato ad un prevalente carattere antropocentrico e che la componente naturalistica, fondamentale in una prospettiva marxista, appare in secondo piano anche se, come abbiamo veduto, non è affatto ignorata. Di questa consapevolezza se ne ha la riprova, ad esempio, quando Gramsci afferma che la scienza nasce da una struttura di bisogni obiettivi. In particolare egli scrive: «Tutta la scienza è legata ai bisogni, alla vita, all'attività dell'uomo. Senza l'attività dell'uomo, creatrice di tutti i valori, anche scientifici, cosa sarebbe 1"` oggettività" ? Un caos, cioè niente, il vuoto, se pure cosí si può dire, perché realmente, se si immagina che non esiste l'uomo, non si può immaginare Ia lingua e il pensiero. Per la filosofia della prassi l'essere non può essere disgiunto
1 ANTONIO BANFI, L'Uomo copernicano, Milano, 1949, pp. 234-242 e passim.
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dal pensare, l'uomo dalla natura, l'attività dalla materia, il soggetto dall'oggetto; se si fa questo distacco si cade in una delle tante forme di religione o nell'astrazione senza senso » 1. Dopo aver riassunto ancora una volta alcuni elementi fondamentali del pensiero gramsciano ci pare a maggior ragione che l'osservazione avanzata da Luporini sia giustificata. Nello storicismo gramsciano manca, a mio avviso, l'approfondimento di quelle ineliminabili strutture naturalistiche che in ogni momento della storicità si presentano come condizioni, ineliminabili e irriducibili, della storicità stessa 2. Si ha insomma l'impressione che la storicità sia rilevata con eccessiva prevalenza nella sua dimensione umanistico-ideale e ciò mi pare si verifichi soprattutto per tre motivi: 1) la mancanza di un ulteriore approfondimento del concetto di struttura che viene concepito sempre nella sua accezione tradizionale come insieme dei rapporti economico-sociali e quindi in una dimensione già storicamente definita; 2) la costante preoccupazione di non cadere in una delle classiche « figure » del materialismo volgare e metafisico; 3) l'influenza sensibile dell'idealismo crociano come orizzonte filosofico che, come è noto, — almeno nelle opere di cui poteva avere conoscenza Gramsci — non sviluppava il problema dell'economicità in una direzione che accennasse ad una, anche mediata, prospettiva naturalistica.
Ora a me sembra che un'analisi piú radicale dello stesso concetto di struttura, anche se non mi nascondo che si potrebbe parlare di una sua trasformazione, avrebbe condotto a rilevare dimensioni come quelle di consumo vitale di energia, di sesso, di morte che certamente entrano come elementi fondamentali nella costituzione della stessa obiettività storica, ma ciò non pertanto appaiono irresolubili in dimensioni di tipo intellettuale. Con il che si vuol dire che è piú che mai vero che ciascuno di questi elementi considerato in una accezione statica e dogmatica conduce a meri romanzi metafisici — e di ciò si ha ampia riprova nella cultura moderna —, ma anche che la loro considerazione permette di mantenere sempre valido l'aspetto naturalistico all'interno della storicità, fondamentale a mio avviso, non solo per raggiungere una piú
1 M. S., p. 55.
2 ENZO PACI, Dall'esistenzialismo al relazioniamo, Messina-Firenze, 1957, pp. 373-395.
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aderente concezione della storicità stessa, ma per poter interpretare con piú sottile aderenza i singoli fenomeni storici e gli stessi conflitti della nostra storia.
In generale mi pare di poter affermare che una prospettiva del tipo di quella sommariamente delineata consenta: 1) di impedire ogni forma di idealizzazione ottimistica del corso storico e del suo destino; 2) di mantenere sempre desto l'orizzonte problematico di ogni questione storicamente determinata; 3) di postulare la richiesta di una radicale trasformazione del mondo della necessità in mondo della libertà proprio perché si avverte l'indice di necessità (o naturalità) ineliminabile e condizionante, valorizzando cosí il piú possibile l'eroismo della ragione che umanizza il reale e ne progetta lo sviluppo, sottolineando il carattere drammatico della azione etica e politica che, come libertà, introduce nel mondo il regno che l'uomo liberamente si dà determinando esso stesso la propria essenza come un dato possibile e proprio per questo realizzabile.
Tenute presenti queste osservazioni, che non vogliono che essere richiami schematici di tutto un ordine di problemi estremamente complesso, io penso che partendo dalla stessa piattaforma gramsciana sia possibile, valorizzando e sviluppando quel concetto di storicità che abbiamo veduto prevalente e fondamentale, abbozzare una linea di sviluppo per alcune questioni della cultura contemporanea che all'interno di una certa interpretazione del marxismo non paiono aver trovato utilmente la loro soluzione. Dall'analisi rigorosa dello stesso concetto di sov.astrut-tura (e anche mettendo in evidenza alcune brevi analisi gramsciane), penso sia necessario mettere in luce il tema fondamentale del razionalismo critico e cioè la concezione dell'autonomia ideale del pensiero — intesa ovviamente come mero momento trascendentale — il quale non cadendo mai nell'assunzione realistica di se stesso come « fatto obiettivò » non solo evita qualsiasi forma di idealismo, ma diviene il criterio metodico che permette di comprendere e di valorizzare nel loro senso specifico il vario e dinamico articolarsi delle esperienze secondo sintesi pragmatico-razionali che esigono, ciascuna, il proprio patrimonio logico-linguistico e genericamente strumentale, capace continuamente di rinnovarsi secondo i diversi ordini di operazioni gnoseo-pratiche che vengono intraprese. Uno sviluppo di questa dimensione sovrastrutturale permette, tanto per sottolineare qui uno solo degli infiniti problemi, l'incontro
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positivo con i temi della moderna metodologia scientifica. Il permanere d'altro canto della richiesta e del fondamento storicista è destinato ad impedire — come del resto è già avvenuto in alcuni studiosi di questi problemi r — l'irrigidimento di queste stesse tecniche sul piano di nuove fondamentazioni di tipo generale che piú o meno palesemente conducono, o sottintendono, un esito metafisico anche se, come talora si dice, col « segno contrario ». La concezione radicale della storicità intesa come umanità-naturalità, o viceversa, proprio perché evita ogni forma di oggettivismo intellettualistico, permette di operare con piena libertà sulle diverse obiettività pratico-razionali in cui si articola il pensiero scientifico. E tanto è piú facile evitare la presunzione di « autentici » piani di verità, o di irrigidimenti tecnicistici che conducano a nuove forme di razionalismo astratto, quanto piú la dimensione della storicità opera come continua coscienza del limite, come richiamo, anche per un'infinita serie di mediazioni, ad un compito che gli uomini svolgono nella propria vita e nella propria storia per un risultato che s'innesti nella vita stessa come arricchimento e nuova storia.
Per conchiudere: dalla concezione della storicità, cosí come viene delineata dal fecondo pensiero gramsciano, e in cui il mantismo si dispiega nel suo proprio carattere originale (una volta che si sia tenuto conto della necessità di sviluppare piú a fondo quella dimensione natu- ralistica che ad una concezione della storicità si deve connettere), si ritrovano tutti gli elementi fondamentali per costituire il centro metodico d'innesto in cui le nuove esperienze filosofiche trovino il loro invera- mento universale e scontino, senza residui, il rischio di nuove evasioni metafisiche. Cosí concepito il pensiero di Antonio Gramsci si presenta come un elemento che volge verso la risoluzione di quella crisi storica e filosofica che, al di fuori di facili ottimismi, è il carattere fondamentale del nostro tempo e del nostro pensiero, divenendo cosí la coscienza universale di una ritrovata libertà.
1 LUDOVICO GEYMONAT, Saggi di filosofia neorazioszalistica, Torino, 1953, soprattutto pp. 15-26 e pp. 55-66; GIULIO PRETI, Praxis ed empirismo, Torino, 1957.
 
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in: Catalogo ISBD(G); Id: 1+++
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Livello Bibliografico Monografia+++
Tipologia testo a stampa
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Titolo della pubblicazione Studi gramsciani
Titoli e responsabilità
Studi gramsciani   atti del convegno tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958  Istituto Antonio Gramsci+++   promotore+++    Primo convegno Internazionale di Studi Gramsciani tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958+++ {Primo convegno Internazionale di Studi Gramsciani tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958 --- Primo convegno Internazionale di Studi Gramsciani tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958} 
Area della pubblicazione/stampa/distribuzione
Pubblicazione Roma+++ | Editori Riuniti+++ | Anno: 1958


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