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tipologia: Analitici; Id: 1472791


Area del titolo e responsabilità
Tipologia Periodico
Descrizione Intervista di Saverio Tutino a Fidel Castro
Titolo Saverio Tutino, Fidel Castro dichiara all'Unità. «Vogliamo aumentare gli scambi con l'Italia». «Possiamo esportare zucchero, bestiame, polli e uova» - Castro vede la futura Cuba socialista come un immenso splendido girdino dove l'uomo possa essere felice.
Responsabilità
Tutino, Saverio+++   autore+++   
Area della rappresentazione (voci citate di personaggi,luoghi,fonti,epoche e fatti storici,correnti di pensiero,extra)
Nome da authority file (CPF e personaggi)
Castro Ruz, Fidel Alejandro+++   Titolo:oggetto+++   
Dorticós Torrado, Osvaldo+++   Corpo del testo:citato+++   
Instituto Nacional de Reforma Agraria (INRA)+++   Corpo del testo:citato+++   
Carston, Rachel+++   Corpo del testo:citato+++   
Luoghi
Italia+++ {Italia}  titolo:co-oggetto+++   
Nomi epoche, fasi o fatti storici purché non esclusivamente narrativi
Rivoluzione cubana (liberazione dell'Avana del 2/1/1959 - ) - {Revolución Triunfante [1959-1963, periodizzazione cubana] ↑ Construcción del Socialismo [1964-1975, periodizzazione cubana]} - Politiche economiche+++   Complemento:capitolo+++   
Area della trascrizione e della traduzione metatestuale
Trascrizioni
Trascrizione Non markup - manuale o riveduta:
Fidel Castro dichiara all'unità
«Vogliamo aumentare gli scambi con l'Italia»
«Possiamo esportare zucchero, bestiame polli e uova» Castro vede la futura Cuba socialista come un immenso splendido giardino dove l'uomo possa essere felice
Dal nostro corrispondente
L'AVANA, aprile Fidel Castro ha dichiarato al corrispondente dell'Unità che si deve fare uno sforzo per aumentare gli scambi fra Italia e Cuba, che già Cuba ha cominciato a vendere carne all'Italia e che l'Italia potrebbe e dovrebbe comperare più zucchero da Cuba. Il leader cubano ha ridicolizzato con una battuta sprezzante la favola del complotto contro Leoni, in Venezuela. Ha parlato a lungo, con i corrispondenti dell'Unità e del danese Land og Folk, delle floride prospettive della agricoltura cubana e della sua visione di uno sviluppo del socialismo, a misura dell'uomo, in contrasto rivoluzionario con il «progresso» capitalista.
Fidel Castro ha sostenuto questa conversazione per un'ora e mezzo, senza smettere di tagliare canna da zucchero, in una «fattoria del popolo» della provincia di Camaguey, venerdì scorso. Il primo ministro e il presidente Dorticos, con tutti i ministri, hanno passato una settimana tagliando canna dalla mattina alla sera. Hanno voluto mostrarsi esemplarmente all'altezza delle decine di migliaia di volontari che — insieme con le brigate di lavoratori stabili — consentiranno a Cuba di smentire clamorosamente, quest'anno, la storiella secondo cui, nell'agricoltura, i metodi socialisti sono destinati a incontrare le maggiori difficoltà. Cuba si avvia a grandi passi verso una produzione di zucchero di proporzioni portentose: un balzo certamente superiore al milione rispetto all'anno scorso, che pure aveva registrato un raccolto notevolmente più sostanzioso di quello del '63. Castro ci ha confermato: «Dal '63 al '65 registreremo un aumento del 50 per cento».
Fidel Castro stava dunque tagliando canna in un campo, separato dai suoi ministri e anche dal presidente Dorticos. Tagliava solo, per potere sportivamente misurare il proprio rendimento. Erano le quattro del pomeriggio e il sole batteva ancora forte. Rispettosi della sua fatica e del suo impegno, dopo qualche battuta di convenienza i giornalisti proposero di rimandare a più tardi la conversazione. Fidel aveva stabilito di mantenere una media giornaliera di cinquecento arrobas di canna abbattuta. Cinquecento arrobas fanno circa sei tonnellate e riempiono due camion. Fidel demolisce il canneto con colpi di ritmo costante, quasi come un falciatore. Ma qui l'operazione è più complessa di quella del falciatore, perché la canna va tagliata tre volte: a metà, poi in cima, per togliere le foglie, infine alla base del troncone rimasto.
Un lavoro molto duro
Il giorno prima della nostra conversazione, Fidel aveva tagliato ottocentottanta arrobas, cioè novemila cinquecento chili, in dodici ore di lavoro, cominciando alle cinque e mezzo del mattino, prendendosi un riposo a metà della giornata e poi proseguendo il lavoro coi riflettori fino alle dieci di sera. Alla nostra proposta di rimandare la conversazione a più tardi, rispose vibrando colpi anche più rapidi: «Ho due buoni polmoni. Faccio pesca subacquea. L'altro giorno ho misurato: resisto due minuti sott'acqua». Poi ha aggiunto: «E' cero che tagliando canna dimentico un poco le preoccupazioni: ma alla lunga si sente anche il bisogno di dimenticare la canna...».
Continuammo per una buona mezz'ora, poi di nuovo — credendo che la cortesia ce lo imponesse — facemmo l'atto di andarcene. Ci richiamò: «restate ancora un poco. Mi fa piacere». E giù colpi di machete e pezzi di canna che volavano sopra le nostre teste o ci facevano fare balzi indietro. La canna pesa. Fidel, a un certo punto, ce ne offrì una mezza, scorticata: «Mangiatene un po'. Non riuscirete certo a togliermene più di una arroba». L'equivalente di una arroba è di 11 chilogrammi e mezzo.
Era di buon umore e contento della sua salute. Prima si parlò un momento del nostro giornale, di cui aveva visto certi articoli con interesse. Poi ci disse che per lui, tagliare la canna era quasi un esercizio sportivo che perdipiù gli serviva come allenamento per essere più rapido nel «pitcheo» (lanciare la palla) e più sicuro nel «batear» (ribattere la palla) nel suo gioco preferito che è la «pelota». Parlò ancora della pesca subacquea e disse che un giorno ci avrebbe portato con sé un pò al largo, perché, «dove abbondano i pescatori, non abbonda il pesce». E ancora sul taglio della canna: «Lo preferisco alle riunioni. Io non fumo o fumo senza aspirare. Le riunioni sono necessarie, ma piuttosto che una riunione di dodici ore, mi faccio dodici ore qui, tagliando... Tra l'altro c'è meno fumo».
L'esempio della RDT
A una nostra domanda sulla montatura del «complotto» nel Venezuela, disse una battuta sarcastica e poi: «Tutte menzogne, con un fondo di verità: la simpatia dei comunisti italiani verso il movimento rivoluzionario venezolano». Ma quella non era la posizione più comoda per una conversazione politica. L'ambiente ci riportava all'agricoltura. Gli chiedemmo se oltre allo zucchero Cuba avrebbe presto esportato anche carne. Avevamo visto tanti bovini, lungo fa strada tra L'Avana e Camaguey. E tanti polli. Ci rispose: «Abbiamo già cominciato a esportare carne: in Italia. Vogliamo arrivare in poco tempo a esportare 50 mila capi di bestiame all'anno. Poi, in cinque anni, ci proponiamo di superare l'Uruguay. Ora esportiamo questo zucchero. Ma con la carne, avremo il nostro "oro rosso". E' una merce che non fa scherzi col prezzo: non va su e giù come lo zucchero. E perdipiù, la richiesta aumenta continuamente sul mercato mondiale. Esporteremo carne in Europa. Quanto ai polli, avete visto. L'anno scorso le uova erano strettamente razionate. Abbiamo deciso di arrivare a 60 milioni di uova in gennaio e ci siamo arrivati. Ora siamo sopra ai 90 milioni. Anche le uova, arriveremo a esportarle». Ci chiese che cosa pensassimo della mobilitazione per la zafra (il raccolto della canna). Gli dicemmo sinceramente la nostra ammirazione per la prova impressionante di capacità organizzativa: «In ogni modo — disse Fidel — il fattore coscienza è stato determinante: la coscienza, che la rivoluzione alimenta nel popolo. Il lavoro del partito è quello che traduce questa coscienza in organizzazione». Si parlò dell'obbiettivo dei 5 milioni e 100 mila tonnellate per il primo maggio: «L'obbiettivo sarà raggiunto. Poi rimane un altro mese. Dipenderà dalle piogge». Gli dissi che il Dipartimento di Stato aveva diffuso un rapporto su Cuba in cui si ammetteva a denti stretti che la zafra di quest'anno poteva arrivare a cinque milioni, ma che il prezzo sul mercato mondiale era tanto basso che Cuba non ci avrebbe guadagnato nulla: «E' probabile — rispose Fidel — che prenderanno un bello spavento con la cifra finale della zafra. Comunque, non devono dimenticare che la maggior parte della produzione di quest'anno è già venduta ai paesi socialisti per un prezzo di sei centesimi la libbra». Più del doppio del prezzo attuale alla borsa di Londra. «Avevano detto che se Cuba fosse arrivata a produrre cinque milioni quest'anno, lo zucchero sarebbe diventato dolce amaro, per il governo degli Stati Uniti. Credo che stiano già assaporando quest'amarezza: più che altro un dolore morale, perché mai hanno pensato che senza il loro modo di produzione capitalista, i lavoratori cubani sarebbero riusciti a ottenere zafra di oltre cinque milioni di tonnellate».
Qui parlammo della possibilità d'incrementare gli scambi con l'Italia. «Siamo sempre dello stesso avviso: siamo disposti a commerciare con tutti. Con l'Italia, ora, è cominciata la vendita di bestiame. Siamo in trattative anche per altro. Ma si può sapere da dove traggono lo zucchero gli italiani. Dalle barbabietole? Sfido chiunque a produrre zucchero da barbabietole ad un costo anche solo un poco meno conveniente di quello che comprerebbero da Cuba. Con la barbabietola, una libbra di zucchero non può costare meno di 10 centesimi di dollaro. L'Europa é stata costretta a usare la barbabietola quando lo zucchero cubano era totalmente controllato dogli Stati Uniti. Era un modo di difendersi dall'uscita di troppa valuta. Cuba raccoglieva dollari per gli Stati Uniti. Ma adesso la situazione è profondamente diversa. Guardate la Repubblica democratica tedesca: l'alto costo della produzione da barbabietola ha convinto i dirigenti della RDT a liquidare a poco a poco le aree di questa coltivazione; gli torna molto più a buon conto comprare lo zucchero da un altro paese».
La conversazione girava costantemente intorno ai temi dell'agricoltura e del commercio estero, che sono i poli fondamentali dell'assestamento attuale dell'economia cubana. Fidel è estremamente ottimista, addirittura entusiasta, della piega favorevole che hanno preso i suoi piani agricoli (è tornato alla presidenza dell'INRA, il ministero dell'agricoltura, nel gennaio scorso). Ci parlò di questo con visione ampia e non strettamente economica. Ci parlò ancora di produzione intensa di legumi, di agrumi: «Solo a Isla de Pinos, produciamo più agrumi di Israele. Inonderemo di agrumi i paesi socialisti. E i pomodori? Il nostro popolo godrà di un'alimentazione esemplare. Latte, carne, uova, verdure, frutta in quantità, prodotti della nostra terra. La nostra agricoltura sarà una delle più ricche e più moderne del mondo».
«Primavera silenziosa»
Elencò cifre su cifre, tra un colpo di machete e l'altro, e il suo volto sudato si illuminava di gioia: «Abbiamo comprato il campione dei tori canadesi. Faremo incroci che daranno un bestiame rinomato in tutto il mondo. Adesso vogliamo comprare vacche rosse, danesi». Poi, riassumendo: «Noi vogliamo che l'uomo goda buona salute, dopo verranno le automobili. L'umanità intiera deve godere buona salute. C'è ancora troppa fame nel mondo. Il nostro obbiettivo è innanzitutto di elevare il livello di vita. L'alimentazione è una delle prime cose». In America latina, salvo Cuba, la produzione agricola, rispetto all'incremento della popolazione, è rimasta all'indice del '39. Fidel ripeteva: «La garanzia del consolidamento della rivoluzione è la soddisfazione delle necessità del popolo. Gli alimenti, qui, sono la cosa principale. Quando l'uomo ebbe il primo camion avrebbe dato cento tori per un camion. Ma quando tutti sono arrivati a produrre camion, c'è chi cambierebbe un camion per un toro. L'alimentazione è il problema fondamentale dell'umanità in questo momento».
Alla fine ci dette un consiglio: «Volete leggere un libro interessante? Prendete Primavera silenziosa di Rachel Carston. Spiega gli effetti disastrosi per l'umanità, dell'uso dei prodotti antiparassitari nelle piante. E' un'opera scientifica, ma è insieme un tremendo atto d'accusa contro il capitalismo. La legge del profitto uccide l'umanità. La tesi dell'autore è che bisogna sottoporre la produzione agricola a un controllo di tipo biologico: i fabbricanti di anticrittogamici fanno miliardi, ma si sta distruggendo, insieme coi parassiti, gran parte dell'ambiente naturale indispensabile per la vita. Probabilmente la diffusione del cancro è dovuta a questo. Non vi sembra una tremenda lezione di vita e una grande lezione politica contro il sistema capitalista?».
Un'ora e mezzo così: noi ponendo qualche domanda, lui tagliando canne a grandi colpi di machete e parlando, parlando, sulla sua visione del socialismo a Cuba, e sull'agricoltura: «Sono nato in campagna, ma la vedevo come bellezza naturale. Ora la conosco. Comincio a conoscerla scientificamente». Dirige anche una fattoria sperimentale, dove è riuscito a ottenere un tipo di canna di altissimo rendimento.
Saverio Tutino
 
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in: Catalogo KBD Periodici; Id: 7492+++
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Riferimento ISBD l'Unità : quotidiano degli operai e dei contadini. - A. 1, n. 1 (12 feb. 1924)-28 lug. 2000n. s.!, a. 78, n. 1 (28 mar 2001)-. - Milano : s. n., 1924!-. - Ill. ; 59 cm (( Il complemento del titolo varia in: organo del Partito Comunista d'Italia dal 12 agosto 1924. Nel periodo clandestino con periodicità settimanale ed irregolare al precedente complemento si aggiungono altri alternati tra cui: Giornale dei lavoratori italiani, nel 1942 Organo centrale del Partito Comunista d'Italia, dal luglio 1943 Organ... {L'Unità [quotidiano, 1924-]}+++
Data pubblicazione Anno: 1965 Mese: 4 Giorno: 25
Numero 0
Titolo KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1965 - - aprile - 25


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