→ modalità contenuto
modalità contesto
Modalità in atto filtro S.M.O.G+: CORPUS OGGETTO
ANTEPRIMA MULTIMEDIALI
ALBERO INVENTARIALE
Legenda
Nodo superiore Corpus autorizzato

Nodo relativo all'oggetto istanziato

NB: le impostazioni di visualizzazione modificabili nel pannello di preferenze utente hanno determinato un albero che comprende, limitatamente alle prime 100 relazioni, esclusivamente i nodi direttamente ascendenti ed eventuali nodi discendenti più prossimi. Click su + per l'intero contenuto di un nodo.


INVENTARICATALOGHIMULTIMEDIALIANALITICITHESAURIMULTI
guida generale
CERCA

tipologia: Analitici; Id: 1465144


Area del titolo e responsabilità
Tipologia Periodico
Titolo Giovanni Battista Bronzini, Varietà e documenti. Togliatti e i canti popolari [scritto del 1953, per metà inedito [quadre nel testo]] [e trascrizione documento di Rocco Scotellaro [quadre di catalogo]]
Responsabilità
Bronzini, Giovanni Battista+++
  autore+++    
Area della rappresentazione (voci citate di personaggi,luoghi,fonti,epoche e fatti storici,correnti di pensiero,extra)
Nome da authority file (CPF e personaggi)
Togliatti, Palmiro+++   Titolo:oggetto+++   
Scotellaro, Rocco+++   Titolo:oggetto+++   
Area della trascrizione e della traduzione metatestuale
Trascrizioni
Trascrizione Non markup - automatica:
VARIETÀ E DOCUMENTI
TOGLIATTI E I CANTI POPOLARI
[scritto del 1953, per metà inedito]
Tra le annotazioni di canti popolari e dialettali e altro materiale d'interesse demo-logico trovato fra le carte inedite di Rocco Scotellaro e affidatomi per la pubblicazione da Rocco Mazzarone (l'amico intimo e custode intelligente della sua memoria e della sua produzione) c'è un dattiloscritto di otto cartelle intitolato Togliatti e i canti popolari, che merita di essere presentato e commentato a parte, in quanto rientra nella produzione critica del nostro.
La prima parte (fino al distico « E hanno attentato a Togliatti, / il capo dei lavoratori ») apparve su « Vie Nuove », otto mesi dopo la morte di Scotellaro, nel n. 35 del 5 settembre 1954 (annata ix), p. 17, col titolo Uno scritto inedito di Rocco Sco-tellaro.
Questo « interessante studio inedito » di Scotellaro, come si legge nella presentazione redazionale dell'articolo, era stato redatto « a suo tempo per `Vie Nuove' ». Per la precisione, esso deve essere stato commissionato a Scotellaro per il fascicolo dell'anno precedente dedicato a Togliatti in occasione del suo sessantesimo compleanno (vIII, 1953, n. 13, 29 marzo 1953), che s'intitola appunto Palmiro Togliatti compie sessant'anni. In una sezione di questo fascicolo (pp. 11-15), sotto il titolo In tutti i dialetti d'Italia il popolo canta Togliatti, furono presentati canti dialettali (non tutti, in verità, anche popolari) di varie regioni italiane composti su Togliatti. Non vi trovò posto il saggio di Scotellaro con i canti lucani da lui raccolti o trascritti, che si distingueva per impostazione critica e per originalità di documentazione, sí che meritava di essere pubblicato a solo, come fu fatto l'anno successivo.
Lo scritto è importante, prima che demologicamente in senso stretto e forse piú, come testimonianza personale del poeta nel suo ruolo di coproduttore di poesia popolare. Senza frange erudite e prolegomeni accademici, egli centra súbito e discute il momento creativo non della poesia popolare in generale, che negli anni Cinquanta — si noti — non ancora tutti riconoscevano come una utopia romantica, bensì della poesia o canzone singola, del racconto 11 per 11 detto o ridetto, o del brindisi estemporaneo. E sottolinea il carattere cooperativo di questa fase di produzione, rivendicando il contributo che vi porta la persona colta allineata ideologicamente o affettivamente con i contadini e gli operai. Cosí scrivendo, e riferendosi alla sua stessa esperienza (« [...] volte a volte, mi sono trovato a essere sia principale autore sia semplice collaboratore con la modestia e l'orgoglio che dà il lavoro comune »), egli conferma implicitamente il suo ruolo di intellettuale poeta social-popolare, come si è creduto di poterlo definire analizzando tutta la sua produzione in versi e in prosa 1.
I Rinvio a Cultura popolare in dimensione letteraria. Rocco Scotellaro, di prossima pubblicazione nella rivista « Lares ».
444 VARIETÀ E DOCUMENTI
A me sembra che la premessa contenga la parte teorica piú nuova e piú attuale del saggio, in quanto tocca un problema, quello della produzione in atto di poesia popolare, che è stato generalmente scansato dagli studiosi, volti al prodotto e tendenti, per la perdurante influenza romantica, a far svanire in una indeterminata creazione collettiva l'apporto del singolo nella sua singola identità sociale e culturale.
Scotellaro rimprovera allo stesso De Martino, riferendosi agli articoli sulla « spedizione in Lucania » che questi andava pubblicando su « Vie Nuove » e altrove, di aver trascurato di considerare il momento della creazione e di identificare i singoli autori o elaboratori, che spesso a torto e anche volutamente per « comodo intellettuale » vengono registrati come ignoti. Il fatto è che l'interesse di Ernesto De Martino era rivolto al momento della recitazione, non direi neppure della fruizione obiettiva, ma della recitazione del contadino o dell'operaio nell'incontro-scontro diretto tra lui e l'altro, tra il « nostro » e l'« alieno ».
Ciò che qui dice Scotellaro è vero soprattutto per uno speciale genere di poesia popolare cantata, che è quello sociale e politico, di carattere progressista, per la cui creazione si può arrivate, dalla cooperazione fra popolo e intellettuali fino alla delega ad essi data dal proletariato per la composizione dei canti di protesta 2. Comunque, richiamando l'attenzione sulla « fase creativa di solito comune, ma spesso individuale », Scotellaro ripropone un'antica (come tutti sanno) querelle in termini nuovi: dando una consistenza reale a quella comunione; non accettando l'alternativa, mal posta, o colletti-vita o individuo; connotando socialmente e ideologicamente le individualità (identificabili anche quando non sono personalità) che formano la comunione o che compongono in comune; non rinnegando, come spesso si faceva e si fa astoricamente, il ruolo della borghesia intellettuale nella formazione della cultura popolare.
Tale ruolo, che le va riconosciuto sia in male che in bene, ha una duplice e opposta finalità a seconda del rapporto economico e sociale ch'essa ha col proletariato. Può, infatti, rispondere a fini di strategia padronale, come è il caso, sembra, di certa produzione drammatica di fabbricazione mezzadrile del tipo dei maggi toscani, che, rievocando il mondo feudale, favorivano la conservazione di certi aspetti servili di esso, ma di fatto si ponevano pure in contraddizione stridente con la realtà e sprigionavano germi contestativi 3.
Per l'altra finalità, la borghesia intellettuale persegue intenti di aperta denuncia dei bisogni delle classi subalterne e di partecipazione ideologica alle loro rivendicazioni. Questo è il caso, in parte, della stessa poesia scotellariana ed anche, su un piano diverso, dei canti dialettali su Togliatti, che, non composti da contadini e operai (quelli da loro composti di solito non hanno credito e fortuna) o composti da essi in collaborazione con gli intellettuali, vengono cantati da contadini e operai come se fossero assolutamente propri. Cosí avvenne dei canti fatti a caldo dopo l'attentato a Togliatti del 14 luglio 1948.
Occupazioni delle terre, patto Atlantico, sparatorie della polizia contro i contadini ispirarono canti popolari lucani, il cui alto grado di dialettalità linguistica è forse spia di una relativamente maggiore partecipazione contadina alla creazione. Ma neppure in questi casi è esclusa la partecipazione della classe intellettuale locale.
La collaborazione creativa fra intellettuali e proletari è registrabile anche quando
2 G. B. BRONZINI, Kultur und Gesellschaft in den italienischen erzählenden Liedern, « Tagungsprotokoll der 9. Arbeitstagung der Kommission für Volksdichtung der SIEF », hrsg. von R. W. Brednich, J. Dittmar, D. G. Engle, I. Kriza, Budapest, Ethnographisches Institut d. U.A.d.W. 1979, pp. 61-65.
3 Cfr. S. Lo NIGRO, Genesi e funzioni dei « Maggi » drammatici in Toscana, « Atti del 40 convegno di studi sul folklore padano (Modena 1974) »: La drammatica popolare nella valle padana, Modena, Università del tempo libero 1976, pp. 533-549; G. B. BRONZINI, Rito e letteratura dei Maggi, in corso di stampa negli « Atti » del convegno su « Il Maggio drammatico nell'area tosco-emiliana », (Pisa 26-28 maggio 1978).
Alan
VARIETÀ E DOCUMENTI 445
non è simultanea. $ il caso in cui il contadino od operaio poeta utilizza schemi sintattici, motivi tematici e ritmi musicali di canzoni d'autore. Ce ne dà una testimonianza Scotellaro, concludendo il suo saggio, con la composizione dello stagnino già attore di varietà.
I canti togliattiani, come quasi tutti i canti di soggetto politico, sono legati al personaggio e al momento in cui egli riscosse il maggior successo popolare, che coincise con gli anni in cui Togliatti manifestò viva l'urgenza di stabilire rapporti piú solidi fra intellettuali e masse contadine 4. La popolarità fruitiva di detti canti è conseguentemente, come di fatto è stata, di breve durata. La popolarità creativa, invece, non viene intaccata dalla brevità di uso; rimane un fatto acquisito. Ed è merito di Scotellaro di averlo intuito anche prima che noi prendessimo coscienza critica, per via scientifica (antropologica e linguistica) della cultura contadina come un modo di produzione, condizionato e omologabile, in parte, al processo di produzione economica, facendo salvi alcuni altri valori e fattori che la teoria marxistica non considera.
GIOVANNI BATTISTA BRONZINI
Sul valore culturale e progressivo di alcune manifestazioni del folklore me- ridionale molti si sono occupati in questi ultimi tempi impostando variamente la ricerca sui testi di poesie e canti popolari della piú diversa ispirazione religiosa, civile, carnascialesca, familiare, amorosa.
Il De Martino, tra gli altri studiosi, con una sua precisa sensibilità, ha ricercato i legami e le ragioni storiche di certe espressioni, ne ha analizzato l'ambiente sociale di persona attraverso quella che è stata chiamata « la spedizione in Lucania ».
Mentre è legittimo attendersi una sistematica esposizione del materiale raccolto — che pare non debba tardare a venire alla stampa — occorre dire che dagli articoli finora letti si ha l'impressione che il termine « popolare », attribuito a certe manifestazioni, venga un po' troppo artificiosamente sovraccaricato di significati estranei; e ciò è vero soprattutto per quanto riguarda il momento creativo di una poesia, di una canzone, di un racconto, di un semplice brindisi.
Se, molte volte, è praticamente impossibile identificare — e non soltanto nella loro veste sociale, ma nella loro individuale personalità — gli autori del monumentale libro popolare che circola e vive in tanta parte del nostro Paese, è vero, invece, che nella produzione contemporanea dell'arte popolare si possono e si devono rintracciare e segnalare i veri autori con il loro nome e cognome, anzi che porli, mentre vivono, nel registro degli ignoti solo perché può essere un comodo intellettuale di chi si occupa identificare nella singola persona l'anima collettiva.
Inoltre, proprio negli scritti del De Martino, si rileva una certa disattenzione per l'elemento già colto, per l'intellettuale, il piccolo borghese pervenuti all'adesione o all'aperta amicizia per i contadini e gli operai. Il lavoro progres-
4 Vedi Togliatti e il Mezzogiorno dell'Istituto Gramsci, Sezione pugliese, 2 voll., « Atti del convegno tenuto a Bari il 2-3-4 novembre 1975 », a cura di Franco De Felice, Roma, Editori Riuniti-Istituto Gramsci, 1977; in particolare G. DE GIOVANNI, Togliatti e la cultura meridionale, I, pp. 249-308: 284-285.
446 VARIETÀ E DOCUMENTI
sivo, di cui quegli elementi sono capaci, risulta come fatto accertato che occorre, pertanto, mettere in tutta evidenza.
Personalmente ho avuto tutta un'esperienza di chi ha « studiato » in molte di queste manifestazioni, generalmente definite popolari. E, volte a volte, mi sono trovato a essere sia principale autore sia semplice collaboratore con la modestia e l'orgoglio che dà il lavoro comune.
Si capisce che il carattere popolare di una qualsiasi creazione artistica sollecita un discorso ben diverso. Qui si vuole, invece, parlare della fase creativa, di solito comune, ma spesso individuale.
Questa premessa è parsa opportuna nel presentare le canzoni e le poesie, quelle soltanto, naturalmente, che siamo riusciti a trascrivere, cantate e scritte in onore dell'On. Palmiro Togliatti in svariate circostanze della recente storia politica italiana.
Si sa come il dialetto, in genere, e, in un modo diverso, i tanti dialetti italiani operano una specie di frantumazione delle parole della lingua. Alcune parole vengono nell'uso comune masticate tanto da ricevere una conformazione inaspettata. Ciò si verifica, anche, per i nomi degli uomini politici, chi benedetto
e chi maledetto, che pure, con la radio, i giornali e la propaganda, sono continuamente detti e consacrati alla memoria.
Ma Roosevelt diventa, come si sa, Rosa Verde; Truman lo chiamano, con disprezzo, Trumone (bottiglia); Einaudi, in un paese lucano, significa « io e un altro » dalla pronunzia dialettale della parola « eie e naute »: per il nostro presidente non sia offesa affermare che quella pronuncia è, per noi, un'invenzione linguistica che spiega un fatto politico: la intelligente, liberale e aperta mentalità di un presidente in una repubblica clericale: appunto « io e un altro ».
Togliatti, nei paesi del Sud, è una delle parole, difficili in un certo senso alla lingua dialettale, che i contadini hanno imparato. Mentre De Gasperi è altrettanto difficile e addirittura non pronunziabile, i contadini riescono facilmente ad associare a Togliatti i nomi familiari alla lotta politica prima del fascismo: Nitti, Giolitti, a cui furono lungamente abituati.
De Gasperi si chiama in mille modi: Casciparro, per esempio, che è il nomignolo di una famiglia; o Gasparri in ricordo del cardinale famoso; o Caspro, De Caspro, Degà. (In Piemonte, a Dronero, qualcuno lo pronunzia: De Gaspèri.)
Il favore incontrato da Togliatti nel Mezzogiorno, oltre che a tutte le ovvie ragioni politiche, si deve in gran parte alla persona fisica e morale dell'uomo: i contadini trovano in Togliatti la persona dimessa e intelligente, consapevole
e ferma.
I primi segni di affetto e di stima, i piú commoventi, si notano nell'ambito
della vita familiare: vi si colgono i tratti di un'amicizia piú sentita e profonda
e vicina di quanto non sia la diversa partecipazione delle folle ai comizi.
Trammone Michele, un bracciante di 35 anni, con tre figli, al piú piccolo, che porta in braccio, presenta i suoi amici o semplici conoscenti in una maniera inconsueta: — Ecco questo è compagno di Togliatti — dice di uno. Il bambino chiude il pugno e sussulta sulle braccia. Per scherzo, a volte, Trammone dice:
VARIETÀ E DOCUMENTI 417
— E questo sta con Casciparro (De Gasperi). Il bambino resta imbambolato e scontroso, alza il pugno, poi abbraccia il padre.
Oltre che nei canti e nelle poesie popolari, nelle feste dell'ultimo dell'anno, di carnevale e in quelle piú intime dei battesimi e degli sposalizi, c'è sempre qualcuno che si alza per primo a chiedere, col bicchiere in mano, di parlare:
— Mando innanzi tutto — dice — un saluto al compagno Palmiro Togliatti e viva il Comunismo e i lavoratori, e viva gli sposi!
Si può — per chi lo vuole ad ogni costo — anche irridere a queste cose, ma la realtà, anche per un semplice cronista, di queste manifestazioni, è ben piú ricca di sentimenti e il volerli offendere o diminuire o irridere significa non comprenderli nel quadro dell'anima schietta e buona del popolo.
Allora può capitare la triste sorte che capitò alla polizia di Castellammare di Stabia, che volle intervenire contro i bambini di quella colonia estiva. I bambini, imperterriti, continuavano a cantare: « E con De Gasperi alla testa / non si mangia la minestra ». E aggiungevano, fingendosi adulti e ripetendo i canti dei loro padri: « E con De Gasperi non si va, non si va / Noi che siam lavo-rator, lavorator / Vogliam Togliatti, capo del lavor ».
Dopo il 14 luglio i giovani braccianti di Irsina (Matera) in gruppi, propagandarono nei campi e nei paesi vicini, dove si recavano per le feste dei vari santi padroni [sic], una canzone che aveva un'aria e una cadenza dei cantici religiosi. Cominciava cosí, e pareva continuare una storia saputa, la storia di tutti gli attentati ai capi politici del socialismo, delle uccisioni e dei massacri, la storia recente delle persecuzioni: « E hanno attentato a Togliatti, / il capo dei lavoratori... ».
La commozione popolare per l'attentato del 14 luglio fu particolarmente intensa nella prima manifestazione « Togliatti è tornato » che si ebbe in occasione della Festa dell'Unità in Settembre a Roma.
Le delegazioni napoletane fecero agire « u pazziarello » che animò la festa del fuoco e del brio meridionale. E sorse, congiuntamente, una canzone a opera di impiegato statale: Roberto Mauro, cantata sul motivo di « Simmo e Napule, Paisà »:
JAMME TUTTE ADDU TOGLIATTE
Sul motivo « Simmo e Napule: Paisà »
I
Tarantella! 'a tempesta è passata
o sserene è turnate i' che ffeste 'imm'a fà. Tutti quanti uniti a Roma cu carrette e sciaraballe, c'a bandiera e sta città!
E Rumane gente 'e core c'accuglienza ci anna fà nuie venimme a tante fore e a Tugliatte 'immí a truvà.
Manduline, chitarre e ccanzone
e cumpagne cchiú buone cu nuie 'anna cantà.
Iamme a truvà a Togliatti iammece tutte quante
o Partite cchiú putente chistu cape add'a acclamà. Fra musiche e ccanzone
e tant'a rrobba bbona
nuie a Togliatte aimm'augurà
ça cient'anne adda campà.
448 VARIETÀ E DOCUMENTI
II
Tarantella! o quattordece e luglio
na mane assassina
nce 'o vuleve luvà;
ma Togliatte ch'è cchiú forte
a scunfitte pur'a morte
e o guverno sta a tremmà.
Nè De Gà, che te crerive
c'a partita se chiureva
quante cunte te facive
senza l'oste, sai pecché?
Pecché o popolo onesto e sincero
tuccate int'o core
à strillate accussi:
Nu tuccate a Togliatte
chist'ommo sta inte o core
nun ce pruvate ancora tutte o popolo italià. L'avviso mo a chi tocca c'a a collera pò sciocca nuie pe sta libbertà nce facimme subbissà.
Finalinn
Dicimmece Togliatti
al " nostro capo amato
ca sti faticature
son venute fine e ccà
per porgergli il saluto
d'o popolo cchiú e core
pe le dà na stretta e mane
e l'abbraccio 'e sta città.
In Lucania, durante le occupazioni delle terre, nelle soste dei lunghi percorsi e nelle pause del lavoro per tracciare i. solchi, un brindisi all'acqua diceva:
« Quánne si 'ncudene statte / quanne si martidde batte; / fauce e martidde, fauce e martidde / ama vence cò Togliatti (dobbiamo vincere con T.) ».
Quando, dopo l'approvazione del Patto Atlantico, il governo fece pervenire le prime cartoline rosa di preavviso di chiamata (una ne pervenne a un giovane già morto in guerra) cominciarono caute le prime proteste.
Altrove si era sparato sui contadini, c'erano stati morti e feriti (a Lavello per esempio, in provincia di Potenza), si era proceduto a frettolosi e sommari giudizi con severe condanne.
I contadini di un paese lucano inventarono, in quell'atmosfera gonfia di paura e di sdegno, una forma segreta di protesta. Un gruppo di persone bussando alle porte dei contadini, divenne una gran folla che si trattenne a cantare fino all'alba: portavano le serenate, dissero ai carabinieri: « Hanne mannate le cartulline / cume se fossero pane e vine. / Nuie alla guerra nun ce sciame / ca vulime pace e pane. / E Togliatti dille forte / pace pace fin'a la morte ».
Nell'imminenza delle elezioni amministrative del Maggio 1952, a Tricarico correva una canzone di un giovane contadino, Maria-Mincuccio, che commentava il fatto, davvero straordinario, di due fratelli, già grossi affittuari, che improvvisamente decisero di investire i loro capitali nella gestione del principale caffè del paese.
Era una lunga cantilena monotona che suonava aspra rampogna per i due transfughi della terra: « Rocco e Michele, Michele e Rocco / chi l'amore ri li caramelle (per amore delle caramelle) / s'àane vennute le picurelle... (hanno vendute le pecorelle) / Rocco e Michele, Michele e Rocco / si ni sò giute int' u café (se ne sono andati al caffè)».
Sullo stesso motivo, nella camera del lavoro, con la partecipazione del gio-
VARIETÀ E DOCUMENTI 449
vane autore, Maria-Mincuccio, e di un intellettuale furono commentati gli atteggiamenti dei vari partiti della coalizione governativa.
Lu cuverne cu lu mal de ventre vaie cercanne cugini e parente. E risponne u signore Pacciardi m'accuntente de nu poco de larde.
E risponne Giuseppe Romita: Ero malate ma sel guarite. E risponne Villabruna
E risponne Saragat: tene l'ucchie sta fortuna.
Agge cantato lu Magnificat Pe) risponne pure Tupini
guerra 'n famiglia nun è fine.
Il ritornello era composto da tre strofe che si alternavano:
Don Alcide Don Alcide
tutto fernesce (finisce) e to nun ci cride (credi)
Chiamatelle amice e parente
e fallelle u testamente.
E risponne Palmiro Togliatti
Fanne sempre cane e gatti.
Come si può ben vedere, la rampogna anticipava la protesta per la legge truffa.
Ieri, mentre approntavo queste note e chiedevo informazioni di canti e poesie, in cui comunque si accennasse a Togliatti, il cinquantenne Nilvetti Atti-
lio, stagnino che fu già, da giovane, artista del canto napoletano nelle riviste di varietà e che con una voce squillante da contralto si esibisce al microfono nelle feste popolari, mi ha detto di aspettarlo. È venuto poco dopo a dirmi di aver composto alcuni versi in onore di Togliatti, cantabili sul motivo di « A Rossa » del noto maestro Cioffi: « Viate chella mamma ch' l'ha fatte / Riceva tutt' a gente r'o paese. / È nate nu uaglione e tene 'n faccia / doie schiocche 'e russe e nu ranate (di melograno) / Viate chella mamma de Togliatti ».
ROCCO SCOTELLARO
IL GENOCIDIO CIRENAICO E LA STORIOGRAFIA COLONIALE
In una recente nota polemica un esponente della storiografia coloniale piú legata ai temi e miti del passato, Enrico De Leone, ha vivacemente attaccato un mío articolo di vari anni fa sulla repressione italiana della resistenza delle popolazioni cirenaiche culminata nel 1930-31, prendendo in particolare di mira l'espressione di genocidio che avevo usato per definire la politica di Mussolini e De Bono, Badoglio e Graziani I. Purtroppo il De Leone, invece di discutere i risultati di
t ENRICO DE LEONE, Il genocidio delle genti cirenaiche secondo G. Rochat, in « Intervento », 1979, tm. 38-39, pp. 12 dell'estratto, che polemizza con La repressione della resistenza araba in Cirenaica nel 1930-31 nei documenti dell'archivio Graziani, in « Il movimento di liberazione in Italia », 1973, n. 110, pp. 3-39.
 
Trascrizione secondaria non visualizzabile dall'utente 


(0)
(0)






in: Catalogo KBD Periodici; Id: 31352+++
+MAP IN RIQUADRO ANTEPRIMA


Area unica
Testata/Serie/Edizione Belfagor | Serie unica | Edizione unica
Riferimento ISBD Belfagor : rassegna di varia umanità [rivista, 1946-2012]+++
Data pubblicazione Anno: 1980 Mese: 7 Giorno: 31
Numero 4
Titolo KBD-Periodici: Belfagor 1980 - luglio - 31 - numero 4


(1)
(0)










MODULO MEDIAPLAYER: ENTITA' MULTIMEDIALI ED ANALITICI





Modalità in atto filtro S.M.O.G+: CORPUS OGGETTO

visualizza mappa Entità, Analitici e Records di catalogo del corpus selezionato/autorizzato (+MAP)




Interfaccia kSQL

passa a modalità Interfaccia kSQL