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tipologia: Analitici; Id: 1464948


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Tipologia Periodico
Titolo Francesco de Martino, Noterelle e schermaglie. Storia di Lelio Basso reprobo.
Responsabilità
De Martino, Francesco+++
  autore+++    
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Nome da authority file (CPF e personaggi)
Basso, Lelio+++   Titolo:oggetto+++   
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NOTERELLE E SCHERMAGLIE
STORIA DI LELIO BASSO REPROBO
La lettura di un libro recente 1, influenzato da idee attuali, che sono di moda nel partito socialista, mi induce ad un riesame il piú possibile obbiettivo di una vicenda che si svolse tra il Congresso di Firenze del 1949 e quello di Bologna del 1951 ed ebbe come epilogo assieme al consolidamento della maggioranza di sinistra l'esclusione di Lelio Basso dal gruppo dirigente del partito. Dico il piú possibile obbiettivo, perché sono convinto che non esistono storici imparziali nei giudizi, ma che è dovere di storici autentici di ricercare i fatti e la loro ricostruzione in modo scrupoloso e fedele evitando lacune, deformazioni e false interpretazioni dei documenti esistenti. La presente nota ha appunto lo scopo di utilizzare per il lettore i documenti relativi a quella vicenda e di fornire una testimonianza personale di fatti, che non sono attestati da altre fonti.
Dopo la sconfitta del Fronte popolare nel 1948 ed il grave insuccesso del partito socialista, che ottenne il piú basso numero di eletti di tutto il periodo successivo alla seconda guerra mondiale, una coalizione di centro aveva ottenuto la maggioranza nel PSI e tentò di seguire una politica piú autonoma del partito, pur senza negare l'unità con i comunisti e senza contestare il valore della rivoluzione sovietica e della funzione dell'uRs s, ma denunciando il rischio per la sinistra italiana di identificarsi con le esigenze di potenza di questo stato. Contro la linea centrista, che aveva in Riccardo Lombardi l'uomo di punta, la sinistra del partito condusse un'opposizione molto forte e talvolta con toni aspri e violenti, come si riscontrano nella polemica che insorse tra Morandi e Lombardi 2 e che aveva come tema fondamentale quello dei rapporti fra il movimento operaio italiano e quello comunista internazionale ed in ispecie l'Unione sovietica. Il centro perse la maggioranza che aveva conquistato meno di un anno prima in un momento di reazione del partito alla sconfitta elettorale, perché la sua politica non corrispondeva alle condizioni oggettive nelle quali si svolgeva la lotta politica e sociale del tempo, né interpretava le aspirazioni dei militanti, chiamati a fronteggiare un'ondata conservatrice e perfino reazionaria, che veniva montando dopo la vittoria democristiana del 1948.
1 P. AMATO, Il PSI tra frontismo e autonomia (1948-1954), Roma, Lerici, 1978.
2 Vedi ora i testi di tale polemica in R. MORANDI, La politica unitaria, Torino, Reprints Einaudi, 1975, p. 13 (scelta di scritti a cura di S. Merli dal vol. vi delle Opere di R. Morandi).
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La sinistra era costituita però da due componenti principali. Una faceva capo a Nenni ed aveva in Morandi, Cacciatore, Lizzadri gli uomini piú rappresentativi, intorno ai quali si era stretto un gruppo di giovani, destinati a costituire il nucleo piú significativo del nuovo gruppo dirigente, Luzzatto, Vecchietti, Valori, Gatto, Panzieri nonché Tolloy e Lami, che provenivano dal MUP costituitosi in Italia negli anni della guerra. Ad esso si ricollegava anche Sandro Pertini che aveva lasciato la posizione del centro al Congresso di Genova temendo che essa avrebbe in modo inevitabile portato il partito ad una rottura dell'unità con i comunisti 3. Una seconda componente faceva capo a Lelio Basso, che era stato il segretario del partito dopo la scissione socialdemocratica ed aveva nel modo piú lucido e coerente operato per una definizione rivoluzionaria e leninista del partito, non solo quindi rifuggendo da compromessi per evitare la scissione, ma anzi addirittura favorendola. Assieme a Basso vi erano molti giovani, fra i quali si possono ricordare A. Bottai, C. Bensi, G. Avolio, L. Ladaga, G. Bosio, etc. Vi era L. Matteucci, che proveniva dal vecchio partito socialista ed era autorevole esponente del partito nell'alto Lazio ed in Umbria, ed assieme a lui L. Anderlini ed A. Cirese, giovane intellettuale che si dedicava agli studi sulle credenze popolari, vi era Laura Conti, militante coraggiosa e fiera, vi erano economisti come Rienzi e tanti altri. Vi era anche chi scrive 4, che aveva sostenuto assieme ad E. Lussu fin dal Congresso di Cosenza dell'agosto 1944 del Partito d'azione la definizione socialista di esso e poi la fusione con il PSI. L'organo della corrente era il « Quarto Stato », nato nel 1945 con il nome significativo e simbolico, che ricordava quello della rivista di Rosselli e Nenni fondata nel 1926 per la lotta antifascista 5.
Assieme i due gruppi si erano imposti al Congresso di Firenze, in seguito al quale si era formata una direzione ed un esecutivo, del quale facevano parte oltre Basso, anche Bottai e chi scrive. Ma fin dall'inizio e via via piú intensamente si venne sviluppando una frattura tra Morandi e Basso, i cui termini sono poco comprensibili sul piano politico. Essa riguardava piú i modi di organizzazione interna e di direzione del partito, che secondo noi erano troppo chiusi ed obbedivano a criteri errati. Sul piano politico infatti le nostre tesi ed in particolare quelle di Basso accentuavano ancora di piú l'esigenza unitaria, come risulta in modo evidente dai nostri interventi al Congresso di Firenze e dal commento che lo stesso Basso dedicò ad esso, replicando alle critiche che ci erano state rivolte dalla stampa borghese. In tale commento Basso si riferisce sempre al mio inter-
3 « Avanti! », 30.6.1948: in sintesi, Il partito socialista italiano nei suoi Congressi, y, 1942-1955, Milano, ed. del Gallo, 1968, p. 225. Pertini considerava di per sé ottima l'iniziativa del Fronte democratico popolare e criticava l'errore di averne fatto un cartello elettorale. Ma l'idea era valida e Pertini difese appassionatamente l'unità d'azione e si oppose all'adesione dell'Italia al piano Marshall giudicato strumento di asservimento e di crociata anticomunista (vedi anche la lettera di Pertini ai compagni in « Avanti! », 2.7.1948, in cui ribadisce la sua scelta).
4 Non dunque « morandiano di ferro » come scrive AMATO, op. cit., p. 81.
5 Basso aveva fatto parte del gruppo radunatosi intorno alla rivista: N. TRANFAGLIA, Carlo Rosselli dall'interventismo a «Giustizia e Libertà », Bari, Laterza, 1968, p. 285.
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vento ed al suo 6 e sottolinea quale fosse il punto fondamentale della nostra posizione:
A Firenze si sono forse accentuate le espressioni, ma tutti i concetti esposti da De Martino e da me sulla impossibilità di due politiche della classe operaia e sul concetto di politica unitaria, come della sola politica possibile per il proletariato, sull'unità internazionale della classe operaia e sul ruolo dell'Unione sovietica in questa lotta; sull'autonomia come problema di forza ecc. sono posizioni che su questa rivista, o altrove, io ho costantemente sostenuto.
Nello stesso commento, che ha il valore di un vero e proprio programma di azione, Basso muoveva una critica esplicita alla maggioranza a sinistra e cioè
la critica di non avere svolto una lotta coerente contro l'opportunismo: « Personalmente ho espresso piú volte l'opinione che... si dovesse in primo luogo iniziare
una battaglia a fondo contro l'opportunismo, portando dinanzi al Congresso il dibattito politico sul significato della posizione romitiana e chiedendo al Congres-
so l'espulsione dei dirigenti opportunisti » (il corsivo è nostro). Ciò avrebbe dovuto servire anche a smascherare gli elementi di destra, che si erano inseriti
nelle posizioni del centro, espellendo anche questi ed annullando il centro, recuperandone la parte viva, in modo da far ritrovare il partito compatto per uno
slancio nuovo. Basso lamentava che questo però non era stato l'avviso della sinistra ed aggiungeva che era inutile recriminare sulle cose « che si potevano fare e non si sono fatte ».
Egli si dilungava con grande ricchezza di argomenti contro gli opportunisti, spiegava quale pericolo essi rappresentassero per il partito concepito come uno strumento per la lotta unitaria di classe e contro l'imperialismo e teorizzava l'incompatibilità della loro presenza nel partito stesso:
Dev'essere il Partito stesso a proclamare l'impossibilità di permanere nel Partito per tutti coloro che non sono sul terreno della lotta di classe, nel senso sopra spiegato, in modo da eliminare per quanto possibile tutti i focolai d'infezione che ancora sussistono [...]. Colpire inesorabilmente — affermava a conclusione di questa parte — questi « centri di infezione » è condizione per poter condurre un'opera di chiarificazione ideologica che rinsaldi in modo duraturo i vincoli della base del Partito.
A tale intransigente posizione, che sviluppava in modo coerente i motivi addotti contro il compromesso con la destra socialdemocratica di Saragat al momento
della scissione, faceva riscontro una non meno rigorosa ed intransigente posizione sui principi fondamentali, che avrebbero dovuto ispirare il partito socialista.
Nel replicare alle critiche mosse sulla stampa ed al discorso di De Gasperi all'Adriano di Roma, nel quale lo statista democristiano si era lungamente soffer-
mato a citare polemicamente i passi del discorso relativi ai temi unitari: « E stato rimproverato a De Martino di aver negato la possibilità di una politica socialista, a me di aver accettato il concetto della guida dell'Unione Sovietica ». Egli ribadiva tali posizioni e nei confronti di un giudizio dell'« Unità » secondo la quale
6 Dopo il Congresso, « Quarto Stato », 1949, n. 8-9, pp. 3 ss.
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per la prima volta Basso avrebbe accettato tali concetti, egli ricordava che già al Congresso di Genova aveva affermato il ruolo di primo piano dell'uRs s nella lotta
internazionale della classe operaia contro l'imperialismo. E nell'intervento al Congresso di Firenze egli affermava senza mezzi termini il concetto della guida sovie-
tica, poi ribadito nel Commento su « Quarto Stato » in termini addirittura di ordine teorico e di principio:
Il fatto che di questo fronte unitario l'Unione Sovietica costituisca l'elemento guida è un fatto obbiettivo che risulta dalla storia dell'ultimo trentennio, nel corso del quale l'uRss ha fatto passi giganteschi nella costruzione del socialismo e nello sviluppo della potenza della classe operaia, risolvendo problemi immensi pratico-teorici ed arricchendo quindi di un'enorme esperienza di cui essa è depositaria, il patrimonio della classe operaia mondiale (« Quarto Stato » 1949, n. 8-9, p. 6).
Detto questo egli però precisava che la lotta di classe si svolge fuori di schemi rigidi, citava il passo di Lenin sulla varietà e diversità delle forme di lotta secondo le condizioni del momento, si diffondeva sul tema dell'unità dei partiti della classe
operaia nell'Occidente e ribadiva il concetto, che del resto era stato comune a lui ed a Morandi durante il travaglio dell'elaborazione del Centro Interno, della
necessità di superare il dualismo fra socialisti e comunisti per creare un partito nuovo unificato, che « superando la unilateralità degli uni e degli altri, riesca veramente ad interpretare le esigenze politiche e guidare sul terreno della lotta le classi operaie dei differenti paesi ». Nei confronti dei comunisti la critica si rivolgeva all'impenetrabilità del loro linguaggio, ad un atteggiamento psicologico di chiusura, al loro schematismo ed analisi inadeguata dei dati reali, alla incapacità di tradurre in lingua occidentale la lingua comunista. In piú chiare parole la dif-
ferenza tra i due partiti consisteva in diversità di spirito e di linguaggio e mai nella volontà di fare politiche diverse. Tali concetti ed analisi erano poi riassunti
in 5 punti finali, che si possono riassumere in pochi concetti: una sola politica, la comune partecipazione allo stesso schieramento internazionale, la pratica leale
dell'unità d'azione per superare le differenze attuali e giungere in una gara di emulazione al partito di tipo nuovo auspicato.
Come risulta evidente a chiunque si avvicini ai documenti originali senza preconcetti e pregiudizi, non vi era una diversità di sostanza tra le posizioni espresse da Basso e quelle dell'altra parte della sinistra ed in particolare di Mo-
randi, che nella polemica con i centristi e con Lombardi aveva sostenuto con estrema decisione la funzione dell'uRs s nella lotta internazionale del proletariato.
Se mai la differenza consisteva nel rigore intransigente con il quale Basso si batteva contro la destra e contro l'opportunismo, fino a chiederne l'espulsione dal partito, mentre Nenni e gli altri esponenti della sinistra non si spingevano a tanto. Non era dunque su questo che esistevano rilevanti contrasti. Pesavano invece nella lotta interna del partito socialista le posizioni assunte in precedenza ed in particolare l'avversione di Basso contro la politica di unità nazionale e l'alleanza con forze borghesi, la sua scelta per una linea rivoluzionaria rigidamente classista, le sue tendenze che in qualche momento assomigliavano alle critiche di Trotzskj contro Stalin, il che legittimava in qualche modo l'accusa di trotzskismo che talvolta si sentiva riecheggiare in quel tempo nei confronti di Basso e che anche

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Nenni in qualche misura condivideva. Ma non fu su questo che si sviluppò la polemica interna che condusse alla fine alla rottura della sinistra ed alla estromissione di Basso dalla direzione.
Dopo il Congresso di Firenze nel quale la sinistra unita aveva battuto il centro, la posizione di Morandi si era rafforzata. Lo stesso Nenni aveva riconosciuto che a Morandi spettava una parte preminente nel partito, perché egli era stato l'uomo di punta nello scontro con i centristi, cosí come Basso lo era stato nella lotta contro la destra al tempo della scissione. Le piú importanti leve operative erano state dunque attribuite a Morandi e ad uomini del suo gruppo, tra i quali primeggiavano Lizzadri, Cacciatore e Tolloy, mentre Basso aveva avuto la responsabilità del lavoro ideologico di per sé importante, anzi fondamentale, ma che poteva essere facilmente ridotto ad una vuota accademia, se non congiunto ad un intenso lavoro politico e sostenuto da una comune volontà del gruppo dirigente. Del comitato esecutivo, per l'ala bassiana, oltre il suo leader, erano stati chiamati a far parte Bottai e chi scrive, ma senza incarichi di qualche rilievo. Tutti gli altri membri dell'esecutivo si riferivano a Nenni e Morandi ed a quest'ultimo in particolare. Vi era una evidente sproporzione di forza e l'equilibrio interno era tutt'altro che solido. Cosí venne sviluppandosi via via una tensione, che si accentuò con il passare del tempo. La nostra critica riguardava principalmente la scarsa democrazia interna ed i metodi che si andavano instaurando nel partito con la tendenza a far cadere la scelta su elementi sicuri e quindi con una scarsa utilizzazione delle forze disponibili. Ma dall'altro lato si opponeva l'esigenza di una direzione compatta ed unita per guidare il partito nel corso di una lotta che si annunciava molto dura ed aspra. Negavamo che vi fossero differenze sulla linea politica, ma Basso accentuava le sue riserve sul modo come questa veniva realizzata. Egli mirava inoltre a riorganizzare il gruppo, si tenevano frequenti riunioni per stabilire quali dovessero essere i nostri comportamenti, si predisponevano piani di azione per conseguire all'interno un migliore equilibrio nei rapporti di forza. Questo lavorio, che in realtà non assunse mai dimensioni importanti ed infine si restringeva ad un numero limitato ed abbastanza modesto di partecipanti, suscitava sospetti ed allarme nella parte sicuramente maggioritaria della sinistra. E cosi le cose si trascinavano stancamente, senza che si potesse mai giungere ad una chiara distinzione, ad un confronto serrato e nemmeno ad un dibattito serio sui temi che noi sollevavamo.
Cosí si giunse nell'approssimarsi del Congresso di Bologna del 1951 ad una riunione dell'Esecutivo, nel corso della quale il gruppo morandiano passò all'offensiva, perché evidentemente aveva scelto la via della rottura e dell'esclusione di Basso. In tale riunione, mentre Nenni taceva, vi fu una sorta di processo, nel corso del quale l'accusa rivolta a Basso era di frazionismo e di attività nociva all'unità del partito. Ad uno ad uno i membri dell'Esecutivo formulavano la loro critica. Nessuno fece riferimento al cosiddetto deviazionismo di Basso, nessuno accennò ad interferenze comuniste o sovietiche. Solo uno, se non erro il compianto Corona affermò che in un suo viaggio nell'uxs s un esponente sovietico aveva detto, con allusione al PSI, che il « pesce puzza dalla testa ». Ma l'allusione era vaga e non venne raccolta. Basso non si difese né fece valere le nostre ragioni.
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Egli appariva rassegnato ad un evento, che giudicava inevitabile. Solo chi scrive, nuovo dei rituali in uso in quel tempo nei partiti operai, tentò una difesa di Basso, suscitando la reazione di impazienza e di fastidio di Morandi. La riunione dell'Esecutivo non giunse ad una conclusione formale, ma la condanna era scritta negli interventi della maggioranza. A me l'esclusione che si prospettava di Basso appariva come ingiusta e non utile al partito e tentai di ottenere un intervento dei comunisti per evitare il peggio. Raccontai dunque ad Amendola e Paietta quello che stava avvenendo nel PSI ed espressi loro le mie preoccupazioni per la rottura che si profilava. Per onore del vero, essi tentarono di svolgere un'opera di mediazione e di pacificazione, ma ricevettero risposte gelide ed addirittura una sorta di ammonimento a non ingerirsi nelle vicende interne del partito socialista'. A me pareva utile affrontare un dibattito a viso aperto nel Congresso e porre la questione davanti a tutto il partito, ma Basso era preoccupato delle reazioni che questo avrebbe provocato e temeva di poter essere estromesso addirittura dal movimento operaio, mentre la milizia di classe per lui era il senso stesso della vita. Cosí dopo un colloquio privato con Morandi, i cui termini non mi furono resi noti, egli decise di abbandonare la lotta. Al Congresso l'intervento che egli pronunciò s non riprese i temi critici sui quali si era sviluppata la nostra azione né spiegò le ragioni del dissenso. In quei tempi duri gli interessi della lotta comune prevalevano sulle convinzioni individuali. Con questo si era sancita la fine della corrente bassiana, come gruppo ma non certo la fine delle idee che essa aveva rappresentato.
Prima del Congresso Basso inviò una lettera a Nenni, che è stata poi pubblicata da Bosio vari anni piú tardi 9, dopo una riunione con Basso ed altri compagni nel 1955. Anch'io conservo tra le mie carte una copia dattiloscritta di questa lettera, il cui testo corrisponde interamente a quello pubblicato da Bosio. Essa costituisce un documento importante per comprendere a pieno il clima del tempo, il senso profondo dei contrasti, il carattere degli uomini. I punti salienti consistono nella rivendicazione di una linea di sinistra piú coerente di quella di altri giunti in ritardo a convinzioni leniniste, nella conferma del proposito di battersi per il superamento dei partiti esistenti e la creazione di un solo partito della classe operaia, nell'esigenza di un rafforzamento strutturale del partito socialista per porlo in grado di promuovere tale processo, la critica ad una concezione del partito come subordinato alla guida comunista e quindi forza di
7 Basso ha poi narrato che l'intervento di Amendola e Paietta evitò che egli fosse espulso dal partito per l'accusa di avere avuto rapporti epistolari con Rajk, l'ex segretario del PC ungherese, impiccato nel 1949: « Mondo Operaio », 1979, p. 88. A me non risulta che tale espulsione fosse stata richiesta da alcuno, a meno che Morandi non avesse fatto una minaccia del genere nel colloquio di cui parlo nel testo. $ vero invece che tra le tante dicerie che giravano nel partito in quel tempo vi era anche questa del rapporto di Basso con Rajk, ma questo non formò oggetto di accuse esplicite, né vi furono riferimenti nella riunione dell'Esecutivo.
8 Egli si soffermò sull'asprezza della lotta e sui mezzi per opporsi alla reazione, indicando nell'alleanza del proletariato con i ceti medi un'esigenza fondamentale: Il partito nei suoi congressi, y, p. 317.
9 Giornale di un organizzatore di cultura, Milano, ed. Avanti, 1962, pp. 131-143.
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retroguardia. Se le cose non dovessero mutare, ecco la conclusione piú significativa, allora non resterebbe che chiedere l'iscrizione al partito comunista. Ma subito dopo la gravità di tale affermazione veniva attenuata: « Io mi rendo conto che questo fatto potrebbe avere spiacevoli riflessi sul partito, e so d'altra parte che quando ci si iscrive ad un partito si contrae un vincolo verso i compagni che non si può poi spezzare in qualunque momento ed a proprio esclusivo arbitrio. È perciò che desidero a questo riguardo sentire anche il tuo giudizio » (Bosio, p. 143).
È chiaro che la preferenza manifestata per il passaggio al partito comunista era piuttosto una pressione sul Segretario del Partito, anziché una convinzione maturata e ferma. A questo giudizio si è autorizzati a giungere sulla base dei fatti e del comportamento di Basso negli anni che seguirono al suo isolamento. Quali siano state le reazioni di Nenni a tale lettera non si è in grado di dire. Egli non condivideva le idee di Basso, ma non desiderava il suo allontanamento dal partito, anche se poi come è accaduto in altre circostanze era disposto a correre questo rischio per lo sviluppo di una politica. Lizzadri, che nel gruppo morandiano era uno dei piú decisi assertori della stretta intesa con i comunisti ed avversava Basso, ha lasciato scritto che Nenni al Congresso di Bologna resistette a lungo alle pressioni sue e di altri per escludere Basso dalla Direzione, allo scopo di bilanciare la crescente influenza di Morandi 10. Ma fini con l'accettare questa richiesta appoggiata dalla maggioranza dei dirigenti della sinistra e nel suo intervento di replica esaltò il valore della compattezza del gruppo dirigente e della sua « assoluta omogeneità », citando addirittura una confidenza di Gottwald, l'uomo che aveva attuato il colpo di stato di Praga del 1948: « compagno Nenni, non c'era nulla di preparato, siamo stati sorpresi dalla massa degli avvenimenti che non prevedevamo e se avessimo avuto alla testa del partito un gruppo direttivo nel quale per giungere a conclusione fosse stato necessario discutere cinque minuti di troppo, avremmo perso la battaglia, che vincemmo solo per la tempestività delle nostre decisioni » 11
Per la formazione della nuova Direzione, decisa l'esclusione di Basso, Pertini mi venne a chiedere, anche a nome di Morandi e degli altri, di entrare a farne parte. Ero incerto e dubbioso, perché non ero d'accordo con l'esclusione di Basso. Ne parlai con quest'ultimo, il quale non era entusiasta della proposta, ma non si sentí nemmeno di indurmi a respingerla. Allora io richiesi di non essere il solo dell'antica ala bassiana ad entrare nella Direzione e cosí venne scelto anche Mat-teucci. Nella prima riunione feci liberamente una dichiarazione, nella quale riconfermavo le posizioni assunte in precedenza. Cosí ebbe inizio un nuovo capitolo nella vita del partito, che fu caratterizzato dall'impegno e dal rigore, con il quale
lo Il socialismo italiano dal frontismo al centro-sinistra, Roma, Lerici, 1969, p. 166.
11 « Avanti! », 29.1.1951. Lizzadri, che riproduce questo passo, commenta: « I congressisti scattarono in piedi e noi del gruppo dell'albergo Baglioni (quelli cioè che avevano costretto Nenni ad accettare l'esclusione di Basso) ci guardammo allibiti. Basso veniva sacrificato alla possibilità di una decisione rapida e immediata, praticamente alla possibilità di una rivoluzione. E migliaia di persone presenti in aula acclamavano queste cose? ».
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Morandi si accinse alla sua riorganizzazione, ponendo l'accento sulla partecipazione alle lotte di massa. Vi furono aspetti positivi in quest'opera, che furono largamente riconosciuti e che diedero i loro frutti anche nelle lotte elettorali. I tempi erano duri e questo certo limitava fortemente il dibattito interno e la vita democratica del partito. Anche la vecchia opposizione centrista si venne attenuando e fini con lo scomparire ed i principali esponenti del centro furono impegnati negli incarichi politici e sindacali.
Rimaneva il caso di Basso, che non si poteva considerare chiuso in via definitiva, data la statura dell'uomo. Cosí in modo paziente chi scrive perseguí lo scopo di ottenerne il ritorno nell'attività di direzione, esercitando in modo amichevole una continua pressione su Morandi. Il quale era cosciente dei rischi insiti nei metodi adottati, che talvolta venivano poi esasperati in modo militaresco e burocratico, e si proponeva di allentare questi vincoli e di favorire la ripresa di una piú libera democrazia interna. Fu per questo che avevo tentato già in occasione del Congresso di Milano del 1953, nel quale il tema predominante era quello della lotta contro la legge maggioritaria, di giungere ad un reinserimento di Basso e gli avevo consigliato di valutare in modo piú obbiettivo le esigenze della politica socialista, che in quel tempo si muoveva per una prospettiva di distensione anche all'interno. Basso mi sembrava persuaso di tale esigenza, ma davanti al Congresso pronunciò un discorso di critica tanto aspra ed intransigente contro la linea della distensione da rendere vano il mio sforzo. Contro le critiche di Basso replicò Nenni, il quale respinse gli attacchi che venivano mossi all'uso della parola distensione e soprattutto la critica sugli errori strategici del partito IZ. In tale dibattito riaffiorava l'antica convinzione di Basso intorno ai compiti ed alle funzioni di un partito rivoluzionario della classe operaia, che si era già manifestata al tempo della liberazione. Essa si scontrava con quella di tutta la sinistra ed in ispecie con la piú duttile visione di Nenni, che in questo Congresso fu il principale antagonista.
Nonostante il contrasto di fondo, nel 1954 riuscii finalmente a fare incontrare Morandi con Basso, al quale Morandi richiese esplicitamente di rientrare nell'attività del partito ed impegnarsi per il prossimo Congresso 13. Non si può escludere che Morandi paventando future mosse di Nenni per allentare il rigore della politica unitaria fosse interessato all'attiva presenza di un uomo, la cui intransigenza era assoluta. Ma qui entriamo nel campo delle congetture.
Iz Conclusioni Congressuali nell'opuscolo Davanti al paese l'alternativa socialista. Testi e Documenti a cura della Direzione del PSI, p. 45 ss. Gran parte dell'intervento di Nenni è dedicato alla polemica con Basso, al quale si rimproverava di correre il rischio di avventure estremiste (p. 52).
13 L. BAsso, Il tessitore di Pralognan, « Il Giorno » 22.8.1976, p. 3: « sul finire del 1954 in una colazione con Morandi e De Martino mi sentii invitare a ritornare nella vita attiva del partito e a prendere di nuovo posizione nel prossimo congresso ». V. anche le dichiarazioni dello stesso Basso in « Mondo Operaio » 1977, n. 7/8, p. 63: « Per parecchi anni (i rapporti) con Morandi furono totalmente interrotti. A fine 54 attraverso De Martino, Morandi mi invitò a cena a casa sua. Anche lui non condivideva i probabili sviluppi della politica di Nenni e mi invitò a riprendere parte attiva alla vita del partito ». Per verità l'interruzione dei rapporti durò dal '51 al '54.
NOTERELLE E SCHERMAGLIE 473
Un ultimo particolare. In occasione di un viaggio nell'uRss di una delegazione italiana nel 1951, della quale anch'io facevo parte, fui chiamato da Morandi, Cacciatore e Lizzadri, i quali non senza imbarazzo e con molto garbo e cautela mi fecero comprendere che erano interessati a conoscere che cosa avrei detto nei miei incontri. Compresi a volo e dissi loro apertamente che non avrei certo approfittato di un viaggio per formulare all'estero giudizi o reclami sul mio partito e che, se ne fossi stato richiesto, avrei dato un'informazione obbiettiva sulle nostre vicende. E cosí avvenne, allorché mi si chiese per quali ragioni Basso era stato escluso dalla Direzione. In tale circostanza mi si disse che i sovietici non erano entrati in alcun modo nelle questioni interne del nostro partito, il che dimostra che a Mosca erano giunte notizie su interferenze sovietiche nel caso di Basso. Si tenga conto, per comprendere il valore dell'episodio, che erano i tempi delle grandi epurazioni staliniane nei partiti comunisti dell'Est europeo e della scomunica di Tito. A stare all'assicurazione che mi fu spontaneamente data, l'accusa di deviazionismo, che si sentiva ricorrere, piú sussurrata che espressa apertamente, non aveva origine dalle fredde terre moscovite o dai lontani arcani del Cremlino, apparteneva all'armamentario polemico di una lotta che si svolse all'interno del PSI, non molto diversa da quelle che hanno avuto luogo in altri momenti e circostanze. L'accusa di stalinismo — uno stalinismo in diciottesimo — che si muove ai metodi morandiani appare alquanto eccessiva. Certo i dissensi non venivano manifestati apertamente ed il clima era quello dell'unità sopra tutto, ma lo stesso Basso ritenuto reprobo ed escluso dagli organi dirigenti non fu bandito dalla politica. Nel 1953 fu rieletto deputato e su « Mondo Operaio » potette scrivere critiche alla politica di distensione del partito'. Certo il giudizio di Basso in tempi recenti è stato severo 15 e se ne può ben comprendere la ragione. Molto equilibrato appare il giudizio di un uomo, che era stato vicino a lui e che si era battuto per una libera cultura della sinistra, G. Bosio, formulato il 22 luglio 1955, allorché già si disperava di salvare Morandi, colpito da un male improvviso che rapidamente lo trascinava alla morte:
Colombo scuote la testa e dice che questo non ci voleva. Ed ha ragione, perché il Partito sta attraversando un periodo interessante, ma anche pericoloso ed il rigorismo di Morandi bilanciava il possibilismo di Nenni. Preoccupante la sostituzione:
14 Ad esse si riferisce anche Nenni nella replica citata alla nota precedente.
15 Non rispondono però allo stile ed alle convinzioni di Basso le parole che si leggono nel resoconto su l'« Avanti! » dell'8 dicembre 1978, p. 10, della Tavola Rotonda organizzata da « Mondo Operaio »: « si devono a Morandi tutte le disgrazie del partito socialista, che oggi senza quella parentesi sarebbe assai piú forte ». Nel testo di « Mondo Operaio », 1979, p. 87 si legge invece: « Ritengo che senza la gestione di Morandi il PSI avrebbe oggi una forza molto maggiore di quella che ha ». In genere la critica di Basso, come si è visto sopra, era a piú alto livello e non priva di momenti umani profondi, come risulta nell'intervista rilasciata a Mughini in « Mondo Operaio » n. 7-8, 1977, p. 63: « Di Morandi ho un ricordo ancora piú netto. A Perugia, verso la metà del 1955, un convegno di giovani socialisti, cui lo stesso Morandi mi aveva invitato. A sera ebbi con lui un discorso lunghissimo, commovente, in cui mi confessò come sentisse completamente fallita la sua politica, il suo tentativo di costruire un ferreo partito frontista (il termine è improprio, forse si voleva dire leninista). Era deluso degli stessi uomini che gli stavano vicini. Un discorso che aveva il sapore di un testamento. Due mesi dopo sarebbe morto ».
474 NOTERELLE E SCHERMAGLIE
Morandi era divenuto, organizzativamente, l'arbitro del Partito, facendo il vuoto attorno a sé. Come si prospetterà la successione e quali conseguenze potrà avere? Anche se personalmente non condivido gran parte della linea di Morandi, si deve riconoscere che è una testa forte. Una disunione sarebbe assai piú dannosa al Partito del rigidismo morandiano (op. cit., p. 29).
Al di fuori delle passioni di allora, ma non certo per abbandonarsi ad altre mode, come quelle attuali, si può tentare un giudizio obbiettivo. Con tutti i suoi limiti di rigidismo, come dice Bosío, non di stalinismo, l'opera di Morandi permise al partito socialista di superare la grave crisi nella quale era caduto dopo le scissioni e la sconfitta del Fronte. Esso fu posto in grado di affrontare le lotte politiche e sociali cui era chiamato. Erano lotte dure, nelle quali occorreva coraggio e vigore unitario. Per un partito come quello, che anche Basso voleva e noi con lui, un partito rivoluzionario e classista, una struttura centralizzata era forse necessaria. Noi invece pensavamo che una maggiore democrazia interna lo avrebbe reso piú valido. Basso aspirava ad un partito nuovo, democratico, senza correnti, ma con un libero dibattito interno, capace di guidare una lotta unitaria delle masse e creare in esse la coscienza dei loro compiti. Il modello ideale era sugge-
stivo e pieno di fascino. Ma non ve ne sono convincenti esempi storici. Perciò il suo pensiero inquieto oscillava tra Lenin e Rosa Luxemburg. Morandi nel suo
travaglio profondo dalla critica ai modelli storici del socialismo e del comunismo era giunto alla fine ad accettare il leninismo. Entrambi questi uomini apparten-
gono ad un'epoca nella quale la lotta per il socialismo si concepiva come un'autentica lotta rivoluzionaria. Fu certo negativo che tra di essi, cosí simili per formazione ed ispirazione, non si sia creata una salda amicizia politica e che gli sforzi
per indurli a superare i contrasti siano stati resi vani dalla morte inattesa di Morandi.
FRANCESCO DE MARTINO
DALLA SCUOLA KAFKIANA ALLA RUPE TARPEA
Come nel castello kafkiano vaga un'onnipotente presenza padrona delle anime umane, cosí tra i corridoi delle scuole sperimentali s'aggirano fantasmi mitologici padroni delle anime professionali della categoria docente, e ne decretano il processo.
Una programmazione scolastica degli anni '80 non può non iniziare con una premessa polemica contro le nuove mitologie didattiche che hanno invaso la scuola media dell'obbligo, e in particolare le scuole sperimentali. Dieci anni fa, tanto per ricordare, l'editoria didattica cattolica sfornava i primi obiettivi e le prime verifiche sotto forma di quiz rudimentali e di definizioni implumi (il senso morale, il senso dell'amicizia ecc.) sui massimi sistemi etici e dottrinali debitamente volgarizzati. Dall'altra parte stavano il contenutismo selvaggio, l'insegnan-
 
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Testata/Serie/Edizione Belfagor | Serie unica | Edizione unica
Riferimento ISBD Belfagor : rassegna di varia umanità [rivista, 1946-2012]+++
Data pubblicazione Anno: 1980 Mese: 7 Giorno: 31
Numero 4
Titolo KBD-Periodici: Belfagor 1980 - luglio - 31 - numero 4


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