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Il segmento testuale taylorismo è stato riconosciuto sulle nostre fonti cartacee. Questo tipo di spoglio lessicografico, registrazione dell'uso storicamente determinatosi a prescindere dall'eventuale successivo commento di indirizzo normatore, esegue il riconoscimento di ciò che stimiamo come significativo, sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro, senza obbligatoriamente avvalersi di vocabolarii precedentemente costituiti.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 97Entità Multimediali , di cui in selezione 8 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: CORPUS OGGETTO). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Entità Multimediali)


da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 33

Brano: Tedesco, Ferdinando

voratori) messa a punto negli Stati Uniti, a partire dal 1890, sulla base di studi compiuti dall'ingegnere

F.W. Taylor (18561915). Premessa ideologica del taylorismo era il raggiungimento di un optimum di vantaggi, sia da parte dei datori di lavoro che da parte dei lavoratori, in modo da far automaticamente cessare gli antagonismi di classe. Taylor partiva dal principio semplicistico che la prosperità poteva essere raggiunta solo portando al massimo la produzione: chi fosse riuscito a produrre di più sarebbe stato in grado di vendere a minor prezzo e, dal momento che avrebbe venduto più merci, avrebbe realizzato un maggior guadagno complessivo. Da questo elementare sillogismo economico derivava la necessità di eliminare dal processo di produzione ogni spr[...]

[...] i movimenti superflui; g) introdurre migliori metodi di inventario e di controllo; h) aumentare il salario in rapporto all'aumento della produzione.

Questi principi organizzativi presupponevano poi l'istituzione di funzionari tecnici specializzati che dovevano studiare come migliorare costantemente e aumentare la produzione e di altri funzionari, preposti invece alla sorveglianza dell'esecuzione del lavoro nei tempi e nei modi prescritti. Il taylorismo costituiva quindi un salto di qualità nell’organizzazione dello sfruttamento della forza lavoro a livello aziendale, che favoriva il passaggio dalla manifattura ottocentesca alla moderna impresa industriale. Il metodo trovò poi la sua più rilevante applicazione nelle fabbriche dell’americano Henry Ford (per cui si cominciò a parlare di fordismo) per la produzione in serie delle automobi

li attraverso la cosiddetta “lavorazione a catena”.

Molte furono le critiche rivolte contro questa nuova organizzazione del lavoro: anzitutto essa fu avversata dagli operai e dalle organizzazioni sindaca[...]

[...]esca alla moderna impresa industriale. Il metodo trovò poi la sua più rilevante applicazione nelle fabbriche dell’americano Henry Ford (per cui si cominciò a parlare di fordismo) per la produzione in serie delle automobi

li attraverso la cosiddetta “lavorazione a catena”.

Molte furono le critiche rivolte contro questa nuova organizzazione del lavoro: anzitutto essa fu avversata dagli operai e dalle organizzazioni sindacali che vedevano nel taylorismo un espediente per aumentare

il plusvalore unicamente a beneficio del capitale, anche perché comportava una ulteriore disumanizzazione del lavoro e rendeva l’operaio sempre più parcellizzato, quindi sempre più alienato rispetto al prodotto del suo lavoro. Pertanto veniva contestata l’affermazione secondo la quale gli operai, in quel modo, avrebbero guadagnato “di più”. Anche se nella fase iniziale si poteva registrare qualche incremento nei salari, restava il fatto che l’operazione veniva compiuta esclusivamente a spese della forza lavoro mentre aumentava molto più considerevolmente i profi[...]

[...]rispetto al prodotto del suo lavoro. Pertanto veniva contestata l’affermazione secondo la quale gli operai, in quel modo, avrebbero guadagnato “di più”. Anche se nella fase iniziale si poteva registrare qualche incremento nei salari, restava il fatto che l’operazione veniva compiuta esclusivamente a spese della forza lavoro mentre aumentava molto più considerevolmente i profitti (quantunque comportasse qualche investimento supplementare) .

Il taylorismo venne ulteriormente elaborato in America ad opera di Gilbreth, Barth e Thompson. In Europa si diffuse solo dopo la Prima guerra mondiale, nei paesi più avanzati industrialmente, subendo modifiche in rapporto alle necessità delle varie industrie. Una applicazione particolarmente nota fu quella elaborata da Charles Bedaux (18861944), un operaio di origine francese emigrato negli U.S.A. che inventò una speciale tecnica di misurazione del lavoro (Sistema Bedaux) basata sul massimo sfruttamento delle energie di un uomo normale in normali condizioni operative. Contro il sistema Bedaux si ebbero nel[...]

[...]ux) basata sul massimo sfruttamento delle energie di un uomo normale in normali condizioni operative. Contro il sistema Bedaux si ebbero nel primo dopoguerra scioperi e agitazioni in numerose fabbriche italiane (si veda, per esempio, la voce Roccastrada). L’inventore, peraltro, simpatizzava per il fascismo: arrestato perché accusato di collaborazionismo con i tedeschi durante la Seconda guerra mondiale, si suicidò in carcere. Paradossalmente, il taylorismo fu introdotto anche in Russia, immediatamente dopo la rivoluzione del 1917, per iniziativa di Lenin. Il leader bolscevico, che aveva sempre condannato il taylorismo perché serviva a spremere dall'operaio « tre volte più lavoro in un’uguale giornata lavorativa », vi ravvisava anche una « distribuzione razionale del lavoro aM'interno delle fabbriche » e sosteneva che il proletariato, una volta giunto al potere, poteva spogliare il taylorismo del suo aspetto di sfruttamento intensivo del lavoro per utilizzare in esso quel tanto di scientifico e razionale che possedeva. Lo stakanovismo, largamente applicato nella Unione Sovietica a partire dagli anni Trenta, può essere quindi considerato una derivazione del taylorismo.

A. Per.

Teagnoy Alessandro

Luciano Lupi. N. a Torino il 13.4.1921, ivi m. il 3.3.1945; perito agronomo. Sottotenente radiotelegrafista dell’Aeronautica, chiamato alle armi durante la Seconda guerra mondiale, venne mobilitato nel Nordafrica, dove fu fatto prigioniero dagli inglesi. Mentre si trovava in un campo di prigionia, fu reclutato con Alberto Sartori e Matteo De Bona (v.) per costituire la Missione “Costa” (v.) che, nell’agosto 1943, venne paracadutata dagli inglesi nei pressi di Villafranca Sabauda (Torino). Catturato dalle autorità badogliane con Sartori e con il terzo compo[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 539

Brano: [...] a 150.000 pezzi.

Marelli potè affermare: « Spediamo un ventilatore ogni minuto e mezzo ».

La produzione inoltre si diversificò fino a variare su una gamma superiore ai 4.000 modelli, dato che i ventilatori cominciarono a essere impiegati anche per il raffreddamento di motori. La fabbrica si ampliò, passando a occupare una superficie di 65.000 mq. L’organico salì a 1.500 dipendenti e il lavoro venne organizzato secondo le ultime teorie del taylorismo.

D’altra parte diversi fattori economici cominciavano a fondersi e a interagire positivamente tra loro: l’espansione dell’industria idroelettrica (nel 1915, anno dell’entrata in guerra, si sfioravano in Italia i

3.000 milioni di kwh prodotti) coincise con i forti ritmi di sviluppo deN’industria meccanica.

La Prima guerra mondiale sopraggiunse a incrementare rosee prospettive di nutrite commesse statali: con l’occasione la Marelli cominciò a costruire anche spolette per granate e, negli anni del conflitto, avviò per le necessità dell’esercito quella produzione di magneti che avrebbe c[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 214

Brano: [...]te, ha origini più remote nel periodo della sua giovinezza.

Nel 1922, durante il periodo di studi al Politecnico di Torino, Olivetti collaborò alla rivista « Tempi Nuovi », manifestando idee di orientamento socialista. Tali idee e il conseguente antagonismo nei confronti del regime fascista che andava consolidandosi, non si attenuarono negli anni 19251926, durante il suo viaggio di studio negli Stati Uniti, viaggio durante il qùale conobbe il taylorismo, il fordismo, e rifletté sui meccanismi istituzionali che fungono da regolatori dei conflitti sociali.

Tornato in Italia nel 1926 prese parte, insieme a Ferruccio Par ri, Carlo Rosselli, Sandro Perii ni e altri, alla organizzazione della fuga di Filippo Turati in Francia, guidando l’auto che sottraeva l'anziano leader socialista alla persecuzione fascista e tenendolo poi nascosto per alcuni giorni nella sua casa di Ivrea.

Nel periodo fascista Olivetti si concentrò essenzialmente sui problemi della fabbrica portando avanti, sulla base di quanto appreso negli Stati Uniti, la ristrutturazi[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 215

Brano: [...]ase.

Se da un lato sono evidenti, sul pensiero di A. Olivetti, le influenze del New Deal, delle varie correnti del riformismo socialista e dello spiritualismo francese di Maritain e Mounier, va altresì osservato come sia soprattutto l’attività di razionalizzazione dell’organizzazione aziendale il punto di partenza per riflessioni che si ampliano dalla sfera produttiva a quella politicosociale. Avendo importato dagli Stati Uniti il modello del taylorismo e la prassi razionalizzatrice che rendeva completamente eterodeterminato e sempre più dequalificato il lavoro operaio, Olivetti fu capace di concepire alternative a tale modello (d’altra parte il. dibattito suH’organizzazione del lavoro era in quegli anni del tutto assente anche nelle riflessioni e nella prassi del movimento sindacale) ; egli tuttavia percepì la contraddizione tra efficientismo tecnocratico e coinvolgimento responsabile della forza lavoro.

L’esigenza di conciliare l'efficienza nella sfera della produzione e la qualità della vita di lavoro, è il punto di partenza delle rifl[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 216

Brano: [...]la vita privata: erano anni nei quali, in definitiva, il fascismo garantiva condizioni favorevoli allo sviluppo aziendale.

Un più sensibile ritmo di crescita della Olivetti si ebbe con il consolidarsi, dopo il 1926, dell’opera razionai izzatri ce intrapresa da Adriano. Egli riuscì, da un lato, a ridurre drasticamente i costi di produzione attraverso l’ammodernamento tecnologico e la adozione di modelli di organizzazione del lavoro ispirati al taylorismo e al fordismo conosciuti negli Stati Uniti; dall’altro, a impostare una politica commerciale più aggressiva attraverso una efficace organizzazione della rete di vendita e l'uso di una moderna grafica pubblicitaria.

'Alla fine .degli anni Venti la Olivetti poteva considerarsi un’azienda solida che produceva 13.000 macchine da scrivere all’anno, aveva esteso la rete di vendita su tutto il territorio nazionale e aveva iniziato a esportare in Europa (nel 1929 venne costituita a Barcellona la Hispano Olivetti, prima consociata estera) e in America Latina. Essa inoltre era impegnata nel progetta[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 796

Brano: [...]e promettenti iniziative. Ricordo brevemente qui fé principali. Anzitutto la creazione di una scuola sindacale, il cui ordinamento lo stesso Gramsci si incarica di presentare nell’assemblea dell’istituto del 21 novembre. [...] L’Istituto ha inoltre in programma, nel campo scientifico, di iniziare il pro

letariato alla comprensione del tecnicismo moderno, con particolare riguardo alla tutela fisica e intellettuale dell’operaio come produttore (taylorismo, igiene domestica e del lavoro, diritto operaio). Nel campo artistico l'istituto si propone di raccogliere e coordinare le "spontanee e varie iniziative artistiche del proletariato" (teatro del popolo, scuola di artisti, Carro di Tespi, mostre artistiche, scuole corali, orchestrali: Cfr. l”’Ordine Nuovo", 17 novembre ’21). Traspaiono evidenti qui alcuni caratteristici interessi di Gramsci.

Per sviluppare negli operai la capacità creativa, l’istituto indice, sempre in gennaio, un concorso per "una novella o un bozzetto”. Zino Zini ne illustra i criteri nell”’Ordine Nuovo”, dove infatti appa[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 445

Brano: [...]ioni campanilistiche che nulla avevano a che fare con le reali esigenze dello sviluppo del paese; daN’altra, venne a riproporsi con più forza il problema deH’istruzione tecnica e professionale. Di una linea di cauta ma significativa rivalutazione dell'importanza di questo tipo di istruzione si fece carico soprattutto il ministro del l'istruzione Giuseppe Belluzzo, un ingegnere che nel 192829 cercò di introdurre nella scuola italiana una sorta di taylorismo: non si arrivò a rinnegare il valore della cultura umanisticofilosofica tradizionale, ma si diede avvio alla soppressione dei licei femminili, alla soppressione delle classi complementari (R.D. 7 gennaio 1929, n. 8) e alla loro sostituzione con Scuole di avviamento al lavoro (poi avvia

mento professionale) come istituti secondari anche se di seconda o terza categoria, infine all’avocazione di tutta l'istruzione tecnica al Ministero della Pubblica istruzione, con la creazione di una Direzione generale dell'istruzione tecnica (L. 20121928, n. 3230).

In realtà, da quei settori della popola[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 326

Brano: [...]e di aeroplani, e una sezione di costruzione di materiale ferroviario, risultante dall’assorbimento della Diatto. Neutralista con Giolitti nella fase preludente l’entrata in guerra dell’Italia, il gruppo dirigente della FIAT si convertì all’interventismo

non appena intravvide gli enormi profitti che il conflito poteva offrire, grazie anche alla messa a punto dei sistemi di organizzazione scientifica del iavoro introdotti in quegli anni con il taylorismo.

La guerra determinò il « decollo » della FIÀT: nel primo anno l’utile netto dell’azienda balzò a 8.056.000 lire e i maggiori azionisti, da Agnelli a Broglio e a Marangoni, poterono dividersi quote di 300 800.000 lire. Nell’aprile 1918 il capitale sociale fu portato a 50 milioni di lire oro. In quattro anni di conflitto le forniture all’esercito, la « militarizzazione » delle forze operaie, una dura compressione dei salari e dei consumi dei lavoratori, la spietata repressione da parte dello Stato di ogni moto sindacale e politico delle masse consentirono all’azienda torinese di assurgere [...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine taylorismo, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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