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Il segmento testuale novecentismo è stato riconosciuto sulle nostre fonti cartacee. Questo tipo di spoglio lessicografico, registrazione dell'uso storicamente determinatosi a prescindere dall'eventuale successivo commento di indirizzo normatore, esegue il riconoscimento di ciò che stimiamo come significativo, sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro, senza obbligatoriamente avvalersi di vocabolarii precedentemente costituiti.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 28Entità Multimediali , di cui in selezione 7 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: CORPUS OGGETTO). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Entità Multimediali)


da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 332

Brano: [...]
In questo senso, allora, più che una « letteratura della Resistenza », si può dire che abbiamo avuto in Italia una « letteratura sulla Resistenza », giacché la maggioranza dei nostri scrittori si è applicata ai nuovi contenuti antifascisti senza un intimo riesame e rinnovamento autocritico della propria fragile e già ritardata formazione culturale originaria (compresa, con varie sfumature e osmosi, tra l’idealismo e l’umanesimo tradizionale, il novecentismo provinciale e il naturalismo o verismo di derivazione ottocentesca). La Resistenza come esperienza storica (ideale, culturale e morale), insomma, non ha rappresentato — se si eccettuano alcuni casi isolati — un terreno di verifica, un momento di rottura, ma è stata essenzialmente l’oggetto esterno di una serie di operazioni meramente descrittive, l’occasione di confessioni autobiografiche, la spinta a private riflessioni moralistiche, se non addirittura una sfera di nuove mitologie. Di qui il carattere illusorio di ogni rifiuto delle passate tradizioni culturali — come espressione del mondo p[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 333

Brano: [...]ne di una esperienza ideale, morale, letteraria che la cultura italiana non poteva continuare ad eludere.

La vera lezione, insomma, era nel

la presa di coscienza di questo rapporto, come fase necessaria per la costruzione di un uomo autenticamente nuovo; il che significava, poi, superamento critico della tradizione naturalisticoottocentesca, e altresì di quella manifestazione provinciale e evasiva del decadentismo e della crisi, che era il novecentismo italiano.

Dall’aver sottovalutato o non approfondito o addirittura emarginato tutto ciò, deriveranno appunto alcuni dei limiti più gravi della narrativa italiana contemporanea. Il fenomeno si manifesterà, tra gli altri, negli stessi scrittori fin qui considerati. Basta pensare alle immobili figurazioni di Uomini e no (1945), il romanzo vittoriniano ispirato alla Resistenza milanese; o, per Pavese, alle pagine di opposizione antifascista e di vita partigiana (// compagno, 1947; Prima che il gallo canti, 1949; La luna e i falò, 1950), in cui si ritrova la cronica impotenza del personaggio pa[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 334

Brano: [...]la memoria elegiaca e dell’idìllio, intesa come una specie dì espressione « ufficiale » del « ventennio » nero; anche se troppo spesso (come si è visto) si usava contro di essa una tradizione — quella naturalistica e veristica — che era da verificare con altrettanto rigore. Da qui derivano, poi, equivoci di vario genere. In un suo scritto critico, Pier Paolo Pasolini ha notato ad esempio come l’« innovatore ’ neorealistico ’ » in polemica con il novecentismo, « finisca fatalmente col riadottare un materiale linguistico superato e spesso marcescente ». Ci furono tuttavia scrittori che tentarono una operazione opposta, di restaurazione e rammodernamento della loro originaria formazione novecentesca, sui nuovi contenuti civili; tipici i casi di Giorgio Bassa ni e Carlo Cassola, e di altri autori della cosiddetta « generazione di mezzo » (quella, in sostanza, compresa tra i Vittorini e i Pavese da una parte, e i Calvino dall’altra).

I personaggi di Bassani (Cinque storie ferraresi, 1956, e II giardino dei FinziContini, 1962), siano essi antifascis[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 585

Brano: Mascagni, Pietro

Uomo deI regime

Eletto accademico d’Italia nel 1929, rappresentò l’ala più conservatrice del regime, che sul piano artistico si schierò contro il novecentismo. La sua rozzezza culturale lo indusse a deridere pesantemente e a bollare come « degenerazione » e « ciarlatanismo » ogni nuova manifestazione artistica, dalle esperienze mitteleuropee all’interesse per il jazz, dalla rinascita strumentale italiana al neoclassicismo di A. Casella.

Lungi dall'individuare la componente mistificatrice del modernismo italiano del periodo fascista, Mascagni rifiutò questo movimento culturale come pericoloso sovvertitore dei concetti di bellezza e di modernità.

L'aspra polemica condotta da Casella contro Mascagni nel libro 21 + 26 è indicativa del ruolo rispe[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 862

Brano: [...] in Germania a causa del chiaro atteggiamento antinazista assunto dal compositore. Durante gli anni della guerra il duo fondato con Sandro Materassi tenne concerti soltanto in Svizzera e in Ungheria, due dei pochi paesi europei nei qua

li non si trovavano truppe naziste. Un’analoga evoluzione, nonostante le differenze esistenti tra le due personalità artistiche, condusse Goffredo Petrassi dai primi tentativi maturati nel clima neoclassico del novecentismo caselliano agli inquietanti interrogativi esistenziali del Coro dei morti (1941), in cui il paesaggio stravolto e brutale della guerra veniva espresso dalle dure sonorità dell’orchestra. Bisognava così arrivare alle vicende del secondo conflitto mondiale perché la musica italiana, dopo, trent’anni di sterile nazionalismo e di provincialistiche preclusioni (a parte la voce solitaria di Malipiero) si reinserisse nei clima musicale europeo, facendo proprie le conquiste delle più vive correnti contemporanee.

Bibliografia: Balilla Pratella, Musica italiana, Bologna 1915; Alfredo Casella, Proble[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 31

Brano: [...]in pianoforte, dopo aver studiato scultura a Londra con Jacob Epstein e poi a Parigi, nel 1923 arrivò a Roma, dove nel 1924 incontrò Mario Mafai (v.) che sposò l’anno seguente.

Con il marito e con Scipione (Gino Bonichi), Marino Mazzacurati e altri contribuì a dar vita al gruppo artistico che sarà chiamato Scuola Romana, oggi considerato la prima esperienza di un movimento di dissenso e antagonista rispetto alla retorica classicheggiante del “novecentismo” fascista.

A partire dalla metà degli anni Trenta si dedicò sempre più decisamente alla creazione plastica e scultorea, condividendo con Mario Mafai una speciale attrazione per il mondo artistico parigino e frequenti soggiorni a Parigi.

Durante la Seconda guerra mondiale, con il marito e le tre figlie si rifugiò a Genova dal 1940 al 1943 per sfuggire alle persecuzioni razziali e rientrò nella Capitale dopo la caduta del fascismo. Nel frattempo era nato il rapporto della famiglia con le organizzazioni antifasciste.

So per Mario Mafai quelli di Genova furono gli anni che lo condussero [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 509

Brano: [...]nza del Partito socialista. Arrestato il 14 luglio insieme a quasi tutti gli altri membri del Comitato, affrontò senza piegarsi la tortura e finì deportato in Germania. Si spense nel lager di Bergen Belsen in un’imprecisata epoca posteriore al dicembre 1944.

Cagli, Corrado

N. ad Ancona il 23.2.1910, m. a Roma nel 1976; pittore e scultore. Trasferitosi a Roma nel 1932, fu tra i fondatori della “Seconda scuola romana” in polemica sia con il “novecentismo” che con la poetica neoclassica e celebrativa sostenuta dal fascismo. Nel 1936 eseguì affreschi per la Triennale di Milano, nel 1937 opere murali per l’Esposizione mondiale di Parigi e nel 1938 per la Biennale di Venezia. In quello stesso anno, in seguito all’emanazione delle leggi razziali in Italia, emigrò in Francia e poi negli Stati Uniti. Durante la Seconda guerra mondiale, volontario nell’esercito americano, partecipò allo sbarco in Normandia. Entrato con le forze di liberazione nei lager nazisti, ne documentò l’agghiacciante realtà con una serie di disegni per lo più eseguiti a Buchenw[...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine novecentismo, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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