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Il segmento testuale marchigiano è stato riconosciuto sulle nostre fonti cartacee. Questo tipo di spoglio lessicografico, registrazione dell'uso storicamente determinatosi a prescindere dall'eventuale successivo commento di indirizzo normatore, esegue il riconoscimento di ciò che stimiamo come significativo, sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro, senza obbligatoriamente avvalersi di vocabolarii precedentemente costituiti.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 85Entità Multimediali , di cui in selezione 18 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: CORPUS OGGETTO). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Entità Multimediali)


da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 856

Brano: [...] autonomia nei confronti della gerarchia, ma anche nei confronti degli altri partiti democratici di sinistra, socialisti e radicali compresi.

Romolo Murri fu il padre spirituale della Lega e si prodigò in ogni senso, ma la situazione non resse a lungo: nel 1906 il « murrismo » politico venne condannato e, al clero e ai cattolici in generale, fu fatto divieto di aderire alla Lega e di partecipare ai suoi convegni.

La posizione del sacerdote marchigiano divenne sempre più difficile, finché nell'aprile 1907 gli fu comunicata la sospensione « a divinis ».

Il travaglio spirituale di Murri si colloca nel clima « modernistico » del tempo ed è possibile affiancarlo al dramma di molti altri sacerdoti desiderosi di conciliare la Chiesa con il mondo della cultura moderna e di operare al l'interno una riforma religiosa senza rompere i rapporti con l'autorità.

Il « modernismo » di Murri fu essenzialmente politico: nasceva dal tentativo di conciliare cattolicesimo e democrazia e dal fatto di aver posto, fra i primi in Italia, il problema dell'auto[...]

[...] rivista, Il Convegno, nata con lo scopo di « ravvivare e rinvigorire la vita delle coscienze », ma si può dire che la stagione più significativa di Murri sotto l’aspetto ideologico e politico si stava ormai avviando alla conclusione.

Quando, nel 1913, si ripropose candidato alle elezioni, rappresentava ormai solo se stesso: gli erano rimasti ben pochi amici. Il murrismo viveva ormai la sua ultima giornata fra il contado e il proletariato del Marchigiano, senza più risonanze nel resto del paese. Gli alleati del 1909 erano tutti scomparsi ed egli non fu rieletto.

Dopo la sconfitta del 1913, al di là dell’impegno all’interno del Partito radicale, il cammino di Murri registrò un graduale passaggio in termini filosofici dal tomismo all’idealismo gentiliano. Datosi al giornalismo militante, nel 191415 fiancheggiò le posizioni interventiste e, dopo la fine della Prima guerra mondiale, condivise le impostazioni politiche del fascismo intese come liquidazione della vecchia Italia, dello Stato risorgimentale che, per opera di Giovanni Giolitti, ave[...]

[...]adenza e di servilismo, i cattolici non sono mai voluti entrare in quel campo

restringendosi al concetto semplicemente religioso e sottilizzando sulle parole campo politico e campo sociale. Il Murri vi entra fidente, esaminando le nostre condizioni attuali e la posizione che dobbiamo prendere, astensionisti per obbedienza e per convinzioni e schiettamente democratici, nel campo delle lotte politiche ».

Uno dei meriti precipui del sociologo marchigiano fu indubbiamente quello di aver prospettato alla mentalità dei cattolici l’idea della « società in movimento », dinamicamente viva rispetto all’idea tradizionale che essi avevano della società considerata in genere pietrificata in un « ordine » storico precapitalista e rurale. 1 Giustamente sottolineerà Lorenzo Bedeschi: « ... li ha lanciati fuori dal "particulare" in cui sembravano chiudersi con la difesa degli enti intermedi, dalla famiglia al Comune. Donde quella riscoperta di una "vocazione antimoderata’’ in contrapposizione a una posizione conservatrice di "uomini d’ordine”. Vero è che, [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 11

Brano: [...]sa di ulteriori sviluppi. Ma la nuova compagine governativa, al dibattito sulla fiducia in Parlamento, risultava isolata politicamente potendo contare solo sui voti neofascisti e su quelli del partito di maggioranza relativa. In seguito a ciò, i tre ministri democristiani Giorgio Bo (v.), Giulio Pastore (v.) e Fiorentino Sullo si dimettevano subito, mal sopportando il voto determinante del Movimento sociale italiano (v.) nonostante che il leader marchigiano avesse insistito nel dichiararlo “non condizionante” l’azione governativa. La crisi, già implicita nelle cose, venne momentaneamente parata dalla confermata fiducia del Presidente della Repubblica e poi dal Consiglio nazionale democristiano ancorché malvolentieri e con l’astensione dei gruppi di sinistra. Tuttavia, specie nei partiti dell’opposizione, non venivano meno le diffidenze e i dubbi per l’appoggio determinante della destra; diffidenze aggravate in seguito da certi atteggiamenti dello stesso presidente del Consiglio che, all’occhio della gente, apparivano preoccupatamente autoritari.[...]

[...]. Le proteste, incominciate un po’ ovunque, si ripercossero in Parlamento, dove nella tumultuosa seduta del 18 luglio avvennero scontri preoccupanti. Visto il pericolo e l'isolamento politico del governo monocolore, la Direzione centrale della D.C. dichiarò esaurito il compito del gabinetto tambroniano per essere « venuto meno

10 stato di necessità » che lo aveva posto in essere. Le dimissioni divennero perciò ineluttabili e, per

11 leader marchigiano, ebbe inizio il declino politico, mentre Amintore Fanfani (v.) con la costituzione del suo terzo ministero preparava l’esperienza di centrosinistra.

Perfino i favori di Gronchi vennero meno a Tambroni, ormai relegato dal corso degli eventi ai margini del suo partito, verso il quale egli esprimeva amare critiche in una delle sue ultime sortite pubbliche al Congresso nazionale della D.C. a Napoli nel 1962. Duramente provato nel fisico e amareggiato nell'animo, morì l’anno dopo per un attacco cardiaco.

Bibliografia: manca a tutt’oggi una biografia esauriente del personaggio. Soprattutto in[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 41

Brano: [...]no nei confronti del fascismo ravennate possiamo indicare tre fasi ben individuabili: 1. neutralità fino alla primavera del 1921, con notevoli punte di simpatia per il carattere patriottico, dannunziano e antisocialista del fascismo. Numerosissimi, come ricorda Renzo de Felice, i casi di doppia tessera; 2. filofascismo accentuantesi fino al giugno 1922, con varie incrinature fino al gennaio 1923, quando l’ala conservatrice dei P.R.I. romagnolo e marchigiano (soprattutto il gruppo dirigente legato alle organizzazioni economiche e cooperativistiche) uscì dal partito dando vita ad una Federazione autonoma repubblicana. Notevole influenza su questo gruppo ebbe la “tendenzialità repubblicana” dei fascismo premarcia e la presenza, a capo delle squadre ferraresi, del l’ex repubblicano Italo Balbo (v.) ; 3. antifascismo, presente in larga parte della base e nelle organizzazioni sindacali

— Dorso, Arnaldo Guerrini (v.), Schinetti;

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 100

Brano: [...]nsigente con l’appoggio di Conti e Zuccarini. Poco dopo

11 P.R.I. si dotava di un quotidiano, La Voce repubblicana (15.1.1921), che sarebbe rimasto nella storia del partito e si sarebbe illustrato in vivaci battaglie antifasciste fino alla soppressione del 30.10.1926.

Il partito venne posto in grado di superare e i cedimenti dei “patti di conciliazione” promossi dai fascisti di Italo Balbo a Ravenna e il secessionismo di una organizzazione marchigianoromagnola dalle inclinazioni filofasciste.

Lantifascismo e l'esilio

Giovanni Conti, eletto deputato di Roma fin dal 1921, fu fra i primissimi a opporsi in Parlamento all 'indirizzo antidemocratico mussoliniano; la prima organizzazione clandestina deH’antifascismo (se si eccettua l’apparato illegale del P.C.I.) fu VItalia libera, sorta nel 1923 (con precedenza quindi rispetto all'omonima associazione (v.) di ex combattenti fondata a Firenze nel 1924) e promossa da elementi repubblicani.

Il P.R.I. aderì peraltro alla secessione parlamentare dell’Aventino (v.)f egemonizzata da Giovanni A[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 101

Brano: [...]a rivista bimestrale, formato quaderno, intitolata Problemi della rivoluzione italiana, che

nel 1937 inaugurerà una seconda serie a Nancy, dove il Volterra si era trasferito.

Guerra di Spagna e Resistenza

Quanto alle tendenze libertarie e “dazione”, sempre presenti fra i repubblicani fin dai tempi delle cospirazioni postunitarie, in qualche modo legate allo spirito delle antiche sette, poi rese più ampie sulla scia della Settimana rossa marchigianoromagnola e rinverdite dall'“Italia libera”, erano riapparse alla periferia del partitomovimento nelle condizioni specifiche dell'esilio. Nella storia degli attentati antifascisti e antimussoliniani del ventennio, accanto alla preminenza anarchica e a qualche frangia attivisticodimostrativa dovuta prevalentemente a G.L., si segnalano alcuni episodi di cui furono protagonisti esponenti repubblicani di secondo piano: fra questi, il genovese Domenico Bovone (v.) che sarà condannato a morte dal Tribunale speciale, e Giobbe Giopp che in Spagna, alla scuola di Raffaele Rossetti, nel 1937 sarà autore[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 540

Brano: [...]lla spirituale e prepolitica che investe i diritti civili dei credenti, cui poi si connettono implicitamente anche le scelte sociali in nome della giustizia distributiva e politiche toutcourt, non necessariamente identiche a quelle raccomandate dall’autorità ecclesiastica.

La “disobbedienza" di Murri e Miglioli

Ad aprire l’antologia di queste pugnaci minoranze di sinistra è certamente Romolo Murri (v.) all’alba del secolo. Il giovane prete marchigiano discepolo fra l’altro di Arturo Labriola (v.) all’Università di Roma, va considerato il vero teorico della “disobbedienza” in quanto fondatore del movimento democratico cristiano italiano, ispirato allo svinco

lo dell’ipoteca ecclesiastica centralizzatrice, e leader dell’ala giovanile in esso militante, cioè dei “cattolici giovani” per distinguerli dai tradizionali giovani cattolici. Le sue iniziative, in un crescente contesto polemico con l’autorità curiale, si svilupparono e poi si esaurirono, almeno organizzativamente, all'insegna della disobbedienza in nome di valori sociali e politici[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 578

Brano: [...] strategico di sempre maggiore importanza per sottrarre forze tedesche sia al Fronte occidentale che a quello orientale. Nell’ottobre 1943, un’unità del

S.O.E. avente in forza l’equivalente di circa una compagnia (la N. 1 Special Force) arrivò in Puglia per crearvi una base per operazioni nell’Italia occupata. Erano già giunti in territorio liberato, fra gli altri, emissari del Comitato centrale di liberazione nazionale e del C.L.N. regionale marchigiano, con i quali vennero presi accordi per l’invio di armi, esplosivi e radiotrasmittenti. Questi emissari furono poi aiutati a rientrare nelle loro sedi (tra andata e ritorno, occorrevano da sei a otto settimane).

Arrivarono in Puglia anche numerosi ex prigionieri di guerra alleati che, oltre a esprimere ammirazione e gratitudine per i generosi aiuti ricevuti dalla popolazione, portarono notizie (piuttosto vaghe) su formazioni di resistenti armati desiderosi di collegarsi con gli Alleati e bisognosi di rifornimenti; giunse così notizia anche di iniziative prese da ex prigionieri di guerra all[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 254

Brano: [...]print a cura dell’istituto regionale per la Storia del movimento di liberazione nelle Marche, Ancona 1983); AA.W., PesaroUrbino dalla Unità alla Resistenza, Urbino 1975; Ruggero Giacomi ni, Urbino 194344, Urbino 1970; Giuseppe Mari, Guerriglia sull'Appennino, Urbino 1965; La 5a Brigata Garibaldi "Pesaro”, introd. di Paolo Giannotti, Pesaro 1980; Franca del Pozzo, Alle origini del P.C.I., Urbino 1971; Egisto Cappellini, "Marco" racconta... Il PCI marchigiano nelle memorie di un suo dirigente (19211956), Ancona 1983; AA.W., Aspetti della società marchigiana dal Fascismo alla Resistenza, Urbino 1979; V. Paolucci, Un democratico urbinate di fine secolo, Urbino, 1968; E. Santarelli, Città e Università: uno studio su Urbino, “Il Comune Democratico”, a. XXIII, n. 10, Ottobre 1968.

R.Gi.

Ursella, Angelo

N. a Buia (Udine) il 22.11.1893, ivi m. nel 1984; impiegato.

Oppositore del fascismo, coinvolto nel fallito attentato di Tito Zani boni a Benito Mussolini (4.11.1925), il

22.4.1927 fu condannato in contumacia dal Tribunale speciale a 30 an[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 638

Brano: Appendice

grato con nuovi elementi, in un susseguirsi di prospettive e suggestioni fino alla vetta della collina, sovrastata dai gruppo bronzeo dello scultore marchigiano Pericle Fazzini.

Si accede al monumento attraverso una cancellata realizzata da Giovanna Fiorenzi, cui seguono una serie di spiazzi collegati da strette rampe di scale, lungo un percorso scandito da sedici lapidi marmoree, ognuna delle quali recanti, come epigrafe, un testo dettato da Franco Antonicelli che, via via, narra il travagliato percorso della Resistenza dal 1922 al 1945. Si tratta di una sorta di “libro a!l'aperto”, concluso sull'ultimo terrazzo da un blocco verticale sostenente il gruppo bronzeo di Fazzini con l'epigrafe: « La Repubblica sorta dalla Resistenza si gloria della su[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 810

Brano: [...]’ultima fu anche redattore e, dopo il 25.7.1943, direttore), lottando in prima fila per il rinnovamento del cinema e della società italiana. Fu anzi alfiere di quel gruppo compatto di amici, antifascisti militanti e comunisti (Mario Alicata, Giuseppe De Santis, Pietro Ingrao e altri), che nel 194243 approdò al film Ossessione di Luchino Visconti, di cui Puccini, quale soggettista e sceneggiatore, fu tra gli artefici principali (si dovette a luì, marchigiano, l’idea dell'episodio di Ancona).

Con Alicata venne anche incarcera

to, mentre il film « Ossessione » andava al montaggio. Nell’immediato dopoguerra, dopo aver pubblicato con Francesco Pasinetti il volumetto La regìa cinematografica (Venezia, 1945), si occupò a Milano del settimanale « Film d’oggi » (194546), di cui assunse anche la direzione, e sceneggiò tutti i film di Giuseppe De Santis, di forte contenuto antifascista e sociale, spesso operando anche da aiuto regista.

Quale regista in proprio, predilesse la commedia di costume, cui conferì una particolare eleganza di tratto nel f[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine marchigiano, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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