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Il segmento testuale classicismo è stato riconosciuto sulle nostre fonti cartacee. Questo tipo di spoglio lessicografico, registrazione dell'uso storicamente determinatosi a prescindere dall'eventuale successivo commento di indirizzo normatore, esegue il riconoscimento di ciò che stimiamo come significativo, sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro, senza obbligatoriamente avvalersi di vocabolarii precedentemente costituiti.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 558. Entità Multimediali , di cui in selezione 9 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: CORPUS OGGETTO). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Entità Multimediali)


da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 550

Brano: [...]guardia e del « movimento moderno » in architettura, alla non accettazione dei programmi di quei movimenti, e nella volontà di proseguire individualmente una attività che non poteva (per i suoi convincimenti) che essere in qualche modo sempre sperimentale, nel rifiuto di un « nuovo » non condiviso come programma, e nel contemporaneo rifiuto (si pensi alle polemiche con Ojetti) di un semplice

« ritorno » a un'inaccettabile « età dell’oro » del classicismo accademico.

Il « neoclassicismo » milanese

Qui interessa fondamentalmente quel rapporto politicacultura (architettura) che (nel caso di Piacentini) sembra necessario ritrovare, più che direttamente nella sua attività personale, all’interno del più generale contesto che interessa altri movimenti, altri protagonisti.

Il « novecento » milanese, il « neofuturismo », il « movimentò moderno » in architettura nelle sue espressioni italiane, la « volgare » modernità della « quantità » della pratica edilizia del regime fascista: sembrano questi i riferimenti di indagine necessari anche per valutare la presenza autorevole, ma n[...]

[...]nti era indubbiamente parte della più generale adesione al « rappel à l’ordre » (richiamo al l’ordine) che i movimenti artistici europei lanciarono dopo la crisi dei primi anni del dopoguerra: Picasso si cimenterà in dipinti « neoclassici », Le Corhusier aderirà al movimento fascista francese; l’« ordine » sembrava loro essere la dimensione indispensabile e necessaria per ogni nuova costruzione umana.

Nel campo dell’architettura il nuovo « neoclassicismo » milanese sarà guidato da due giovani architetti: Giuseppe De Fi netti (18921951), allievo dell’austriaco Adolf Loos; e Giovanni Muzio (1893) che iniziò nel 1919 le case di via Moscova a Milano.

Queste furono oggetto di critica da parte di « accademici » e benpensanti, secondo i quali « era assurdo costruire nel centro di Milano case anziché palazzi », ma difese da Piacentini su alcune riviste del tempo. Tale movimento (i due protagonisti seppero infatti raccogliere intorno al loro programma giovani architetti, pittori e scultori) rifiutava l’eredità eclettica del passato, nella quale la [...]

[...] difese da Piacentini su alcune riviste del tempo. Tale movimento (i due protagonisti seppero infatti raccogliere intorno al loro programma giovani architetti, pittori e scultori) rifiutava l’eredità eclettica del passato, nella quale la « genialità » del singolo artefice era considerata l’unica dimensione' di sviluppo artistico e civile: e proponeva un metodo e una « norma » basati (a loro modo) sulla « ragione ». La « norma » era quella del neoclassicismo (anche milanese) ottocentesco, aH’interno della quale ogni edificio era anzitutto « uno » dei mattoni con cui costruire la stra

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 116

Brano: [...]a ad accettare i compromessi più frequenti e più palesi col regime, salvo poi a « pagare di persona » sia verso gli alleati che verso gli avversari. Egli sì rende conto che un discorso sull'architettura moderna non può non partire da un discorso sulle strutture politiche; di conseguenza entra direttamente in contatto, dall’interno, con le strutture politiche stesse, accettandone le pesanti ipoteche, nel tentativo di modificarle. Per opporsi al « classicismo » semplificato del regime senza essere subito posto a tacere, fa leva sulle posizioni antidemocratiche e antisovietiche del fascismo, e accomuna nella sua accusa di « Internazionale dei Pompieri » gli archi e le colonne italiane agli analoghi esempi francesi, inglesi, americani e russi. Nel 1932, per poter realizzare un esempio di architettura moderna (l’istituto di Fisica deM’Università di Roma), accetta di lavorare assieme a due architetti del regime, come Piacentini e Foschìni, all’incarico della Città Universitaria; e lo stesso fa, nel 1937, per il piano dèll’Esposizione Universale di Rom[...]

[...]lustri che vanno dal 1930 al 1945 il regime fascista non resta più indifferente al problema dell’architettura e, forse a seguito dell’alleanza col nazismo, emana in modo sempre più autorità rio direttive tese ad imporre il conformismo neoclassico, simbolo di romanità e di imperialismo, alle sue opere. Contemporaneamente in tutta Europa il razionalismo è in crisi, e il modo ufficiale di ogni nazione tende ad esprimersi attraverso i simboli del neoclassicismo, più o meno decorato o semplificato.

Gli accademici vincono il concorso del Palazzo della Società delle Nazioni di Ginevra, già nel 1927, come pure il concorso del Palazzo dei Soviet di Mosca, nel 1931. In Francia l’architettura ufficiale ritorna alle colonne, col Trocadéro di Parigi del 1937. In Germania i maestri del razionalismo sono costretti all’esi

lio dal regime nazista ed i nuovi architetti « ariani », fanatici o opportunisti, si esprimono con facciate neoclassiche o con casette a tetti spioventi. In Olanda J.J.P. Oud, maestro del razionalismo, ritorna aH'impianto volumetrico cl[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 40

Brano: [...]ralità divenne, con un ristretto gruppo di critici e studiosi quali Raffaello Giolli ed Edoardo Persico, uno dei più validi oppositori all’architettura declamatoria del fascismo (tendenzialmente autarchica e culturalmente autosufficiente), sulla base delle istanze europee della borghesia illumi

nata (v. Architettura e fascismo). In particolare, la sua adesione al linguaggio classico in architettura (negli anni Venti, cioè nel periodo del « neoclassicismo », della crisi economica e politica) e l’attenzione ai problemi del comfort, proponevano alla borghesia milanese modelli residenziali tradizionali, in contrasto col classicismo « imperiale » dell’architettura del regime (v. Piacentini) e con i primi ingenui tentativi di far coincidere poetiche e problemi del razionalismo europeo con la « rivoluzione fascista » (v. Pagano e Terragni).

Significative, da questo punto di vista, alcune sue opere milanesi: la casa della Meridiana (1925), l’hotel Touring (1927) e la casa in via S. Calimero (1927).

Assai interessante anche la sua sistematica attenzione alle questioni urbanistiche cittadine, che si risolveva in continue polemiche nei confronti della irresponsabile attività degli architetti della cultura ufficiale e deg[...]



da [Danze Sinfoniche opera 45 / Serghej Rachmaninov], p. 3Copertina (Disco vinile

Brano: [...]non tentare dirottamenti dalla linea così lungamente e felicemente collaudata.

Le Danze Sinfoniche op. 45 sono del 1940 ed appartengono, quindi, all'ultimo periodo della creatività di Rachmaninov: tre anni dopo, infatti, il musicista moriva nella sua villa di Beverly Hills. Anche in queste Danze, gradevoli, eleganti, sapientemente orchestrate, il musicista rimane della stessa opinione di sempre. Impressionismo, Espressionismo, Dodecafonia, Neoclassicismo sono passati alle sue spalle senza riuscire a destare neanche un fuggevole fremito di curiosità, di stupore, di rivolta polemica. Rachmaninov si limitava ad ignorare tali indiscrete perturbazioni e continuava a comporre brani che cinquantanni prima sarebbero parsi anche belli ma, già allora, poco arditi: alimentati da una sempre felice e cattivante vena melodica, distesi su un'orchestra che aveva anche certe sue garbate eleganze, certo suo incedere fra incalzante e solenne ma privo d'un proprio serio punto d'approdo. Prima, nella vecchia Russia, all'epoca dei Notturni e dei Preludi aveva cons[...]



da [Prélude à l'après-midi d'un faune [=Preludio al pomeriggio di un fauno]; Rapsodia No 1; Quartetto per archi opera 10 / Claude Debussy], p. 2Copertina (Disco vinile

Brano: [...]sto nel 1893, e da tre Sonate per diversi strumenti, realizzate un quarto di secolo più tardi. La stesura del Quartetto d'archi richiese al musicista un notevole sforzo e venne eseguito per la prima volta esattamente il 29 dicembre 1893 a cura del « Quatuor Ysaye » alla Société Nationale, sollevando opinioni contrastate, per lo più negative, negli ambienti tradizionali che si rendevano conto come tale lavoro vanificasse la prassi compositiva del classicismo musicale ottocentesco, nonostante vi fosse una vistosa unità tematica. Solo due critici P. Dukas e M. Kufferath si resero conto dei caratteri innovatori del Quartetto: la limpidezza del disegno, la libertà della forma, le audacie armoniche, le originalità timbriche.

Luigi Bellingardi

GUIDA ALL'ASCOLTO

Claude Debussy (Saint GermainenLaye, Parigi, 1862Parigi, 1918), considerato dai più un autentico innovatore e da alcuni autorevoli scettici, poco influenzabili, « una semplice modista » della musica, si colloca, storicamente, in un momento « particolare » nel quale sono ancora ope



da [Fogli d'album . Robert Schumann . Frederich Chopin . Franz Liszt . Franz Peter Schubert . Niccolò Paganini], p. 2Copertina (Disco vinile

Brano: [...] il pianoforte e la sua evoluzione, nel perfezionamento d'impianto e sonorità, fu alla base sia della tecnica meccanica sia dei nuovi esiti interpretativi, suggerendo le più aggiornate figurazioni ritmiche, armoniche ed espressive, nonché coinvolgendo nel suo operare tanto il melodismo vocale quanto le risorse timbriche mutuate da organici orchestrali maggiori. La pratica deH'improwisazione, tipica del virtuosismo alla tastiera sin dai tempi del classicismo viennese, divenne così nell'epoca romantica il sinonimo della fantasia inventiva, instaurando quindi un rapporto immediato e diretto tra l'artista e il suo pubblico, in cui — secondo una precisa testimonianza di Liszt — « il primo dominava l'altro, ma ne veniva condizionato ». E dal pianoforte il virtuosismo venne poi a diffondersi tra gli altri strumenti, specialmente ad arco, implicando un'intensificazione della tecnica e forme più libere di composizioni, dalle Variazioni alle Fantasie, che spesso risultavano essere brillanti elaborazioni di arie d'opera, danze popolari e romanze da salotto[...]



da Storia della Musica. Antica, Moderna e contemporanea. Guida all'ascolto. III Mozart e il '700 operistico [Fabbri], p. 13

Brano: [...]a costruzione tematica che richiama direttamente il contenuto drammatico della vicenda. Fra le più celebri è l'Ouverture di Medea, una delle pagine più stringate e concitate del musicista fiorentino. L'orchestra è ancora, sostanzialmente, quella adottata da Gluck: ma in Medea sentiamo un fremito convulso, una volontà di sospingere la musica ai margini di una non ancora tentata descrizione dell'animo umano, che sono del tutto estranee al composto classicismo del musicista tedesco. Non solo: questi bagliori improvvisi, questo respiro possente degli archi trascinanti, questa scultorea evidenza e teatralità dei temi, sono un chiaro preannuncio dell'«eroismo» beethoveniano. Nel 1797 — l'anno di Medea — Beethoven ha già tentato analoghe tempestose esplosioni sonore sul pianoforte, ma è ben lungi dall'accostarsi in questo senso all'orchestra: ^//'Eroica mancano ancora più di cinque anni. In questo grande affresco sonoro Cherubini realizza insomma — con geniale anticipazione — una felice sintesi del cupo dramma di Medea, combattuta fra un'inestinguibile[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 149

Brano: Arte e Resistenza

(U.S.A.). Il Mussolini dall'epa idropica degli « Imperatori » ritorna nell’altorilievo del 194142 Strage degli innocenti, definito da Maltese « reazione morale alla guerra, reso ancor più grottesco dal suo cubisteggiare, dal suo rifare ” Guernica ” in termini plasticamente desunti da un classicismo capovolto, in cui i nudi eroici diventano deformi corpacci e il furore della strage diventa oscena baldoria », come avviene in tanti altri disegni grotteschi di Mazzacurati.

Per rimanere nell’ambito della scultura, anche Giacomo Manzù non mancherà di esprimere la sua condanna « contro all’invadente inciviltà della guerra, della violenza, del sangue e della morte » (Raggianti). Infatti negli otto bassorilievi a stiacciato dedicati alla Passio Christi, eseguiti dall’autunno del 1939 all’estate del 1942, ce n’è uno, e precisamente l’ultimo, in cui appare un prussiano dalla gran pancia, tutto [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 448

Brano: [...]ientifici e la lingua straniera abolita del tutto).

Queste contraddizioni erano tuttavia più apparenti che reali, se si pensa che preoccupazione del legislatore fascista, nell'istituire una scuola di massa, era poi sempre quella di formare un'élite dirigente. A questo fine, taluni insegnamenti del tutto estranei agli interessi delle classi subalterne esercitavano funzione di filtro sociale. Quindi una continuità e perfino un rafforzamento del classicismo, tanto più sorprendente in quanto non coerente neppure con la sostanziale equiparazione, a livello secondario, fra licei classici, scientifici, istituti magistrali (resi quinquennali e più professionalizzanti), e istituto tecnico, equiparazione perseguita dal ministro anche in rapporto agli sbocchi universitari. In definitiva, si riproponeva la situazione esistente nel 1911.

In quel contesto erano ovviamente destinate a restare sulla carta talune innovazioni pedagogicodidattiche, come quella di studiare la personalità dell'alunno (avvalendosi anche dell’apporto fornito dalle discipline psi[...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine classicismo, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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