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da Rassegna della stampa in KBD-Periodici: Rinascita - Mensile ('44/'62) 1944 - numero 2 - luglio

Brano: Rassegna della stampa
L' Untone SOVIETICA E LA FRANCIA. In una brillante conferenza tenuta a Mosca il 19 maggio nella Sala delle Colonne del Palazzo dei Sindacati il grande scrittore sovietico Ilya Ehrenburg, dopo aver accennato ai buoni rapporti che sono esistiti nel passato tra la Russia e la Francia, ha evocato l'amicizia d' oggi tra le due grandi potenze : c La Repubblica Sovietica ha raccolto !a bandiera gloriosa della Comune pa rigina. Quando la Francia è caduta nessun russo le ha gettato la pietra addosso. Nei giorni più bui del giugno '40 il compagno Molotov, parlando del popolo francese, diceva : c Un popolo innamorato perdutamente, della libertà s. La nostra volontà di aiutare la Francia e disinteressata. Noi non vogliamo da essa le sue colonie. Noi non sogniamo le sue materie prime nè i suoi mercati. Noi non pensiamo ad occuparci dei suoi affari interni. Noi vogliamo una sola cosa: che la Francia ridiventi la Francia, che essa sia grande, forte, indipendente. Noi non diamo dei consigli ai francesi. Noi non diciamo loro:—Attendete sulla spiaggia che faccia bello. Noi conosciamo le sofferenze della Francia. E noi sappiamo che cosa sono i tedeschi. Ogni soldato dell'Esercito rosso è fiero di contribuire alla liberazione della Francia. Ecco perche un giornale clandestino francese scrive : — Tutto il popolo ha due speranze : il suo .odio e l' Esercito rosso. Il riconoscimento del Comitato francese di Liberazione Nazionale da parte del governo sovietico è differente dai riconoscimenti inglese ed americano. La differenza non è nello stile. I francesi hanno compreso e non dimenticheranno s
II. KUOMINTANG E 1 COMUNISTI. Un lungo e documentato articolo apparso in Liberté del 15 giugno espone con grande chia rezza la situazione cinese nell'estate del '44 esaminando suc cessivamente le ragioni dei rovesci militari subiti nei prim anni della guerra, l'arretratezza dell'economia e l' inesistenza dell' industria, gli errori strategici e tattici, la politica nefasta dei generali reazionari. A questo proposito, dopo aver detto che gli eserciti comunisti dello Shantung e dell' Hopei, forti di più di 300.000 uomini, controllano un territorio di circa 60 milioni di abitanti e immobilizzano una forza di oltre 200.000 giapponesi, l'articolista così prosegue : c La verità è che il Kuomintang ed i suoi eserciti non conducono la guerra così energicamente ed efficacemente come[...]

[...]ari. A questo proposito, dopo aver detto che gli eserciti comunisti dello Shantung e dell' Hopei, forti di più di 300.000 uomini, controllano un territorio di circa 60 milioni di abitanti e immobilizzano una forza di oltre 200.000 giapponesi, l'articolista così prosegue : c La verità è che il Kuomintang ed i suoi eserciti non conducono la guerra così energicamente ed efficacemente come potrebbero: e ciò anche tenendo conto delle risorse di cui nessuno contesta il carattere limitato. Se gli eserciti del Kuomintang, forti di tre milioni di uomini, si unissero negli obiettivi come nella strategia con gli eserciti comunisti della Cina del Nord, essi potrebbero rendere difficile l'esistenza ai 400.000. giapponesi che occupano la Cina. Viceversa, mezzo milione di truppe del'Kuomintang, le meglio nutrite e le meglio equipaggiate, sono impiegate nel blocco dei comunisti. L'amministrazione comunista è di gran lungs la migliore di tutta la Cina e le truppe comuniste sono migliori e di più gran rendimento di quelle del Kuomintang: è naturale quindi che queste truppe non ci tengano molto a passare sotto il comando diretto degli ufficiali incapaci che il ministro della guerra generale Ho Ing Kin potrebbe designare,. Il Kuomintang non ha realizzato niente dei tre grandi principii : nazionalismo, democrazia, livello della vita. Ma oggi, nel momento in .cui i giapponesi potrebbero tentare una suprema offensiva, l'unificazione reale di tutte le forze combattenti è per la Cirra una questione di vita o di morte. Per far ciò, occorre in primo luogo metter fine alla stupida leggenda dello c spauracchio roast), che, in' Cina come dovunque, lavora per il nemico s.
QUINTA COLONNA CECOSLOVACCA.[...]

[...]randi agrari. Apparentemente era al potere una coalizione di partiti ma in effetti la cricca dei capitalisti faceva quel che voleva ed aveva a sua disposizione una notevole quantità di organizzazioni reazionarie, fasciste e semifasciste. Il vero carattere di questa banda di nemici del paese si rivelò durante la crisi di Monaco, durante l'interludio tra Monaco e l'occupazione totale da parte dei tedeschi nel marzo 1939, e durante l'occupazione stessa. Clemente Gottwald, membro del Parlamento cecoslovacco e segretario del Partito comunista ceco, dimostra che i rappresentanti di questi gruppi reazionari ebbero una parte preponderante nella capitolazione di Monaco (Nove Ceskoslovensko del 16 giugno 1944). e Il popolo ceco voleva battersi; ma la reazione ceca, con l'aiuto di Hitler, ebbe il sopravvento e consegnò la nazione nelle mani dei nazisti. Uno dei capi del partito agrario, Tadina, tranquillizzò i con
tadini assicurando loro che Hitler, dopo tutto, non avrebbe fatto nulla contro il principio della proprietà privata. II presidente del[...]

[...]mbro del Parlamento cecoslovacco e segretario del Partito comunista ceco, dimostra che i rappresentanti di questi gruppi reazionari ebbero una parte preponderante nella capitolazione di Monaco (Nove Ceskoslovensko del 16 giugno 1944). e Il popolo ceco voleva battersi; ma la reazione ceca, con l'aiuto di Hitler, ebbe il sopravvento e consegnò la nazione nelle mani dei nazisti. Uno dei capi del partito agrario, Tadina, tranquillizzò i con
tadini assicurando loro che Hitler, dopo tutto, non avrebbe fatto nulla contro il principio della proprietà privata. II presidente della Zivnostenska Bank, Preiss, alltirchè fu proclamata la mobilitazione generale nel momento cruciale della criai di settembre, si rifiutò di mettere a disposizione del governo i fondi necessari. Quando il partito di Henlein cercò di provocare un putsch, il ministro dell' interno Cerny, uno dei capi del partito agrario, ordinò alla polizia di evacuare i, distretti dei Sudeti. La stessa ignobile funzione fu esercitata dalla reazione ceca durante la seconda Repubblica (da Monaco al marzo '39). I reazionari cechi priyarono il popolo di tutti i diritti democratici e consegnarono la Slovacchia alla banda fasciste di Hlinka. La Russia carpatira fu affidata alla Germania e all' Ungheria per facilitare e permettere i loro preparativi contro I' U. R. S.S. Venne finalmente la capitolazione totale del presidente Hacha che s'inchinò davanti alle esigenze di Hitler, fece occupare Praga dai tedeschi e formò un governo alla quisling sotto la a protezione . nazista a.
SAMOCRIT1CA. Il generale Umperto Nobile ha esaminato alcuni degli aspetti più caratteristici della vita sovietica (come
è noto, il Nobile ha soggiornaio a Mosca per quasi cinque anni dai primi del '32 al Natale del '36) in una serie di articoli che hanno ottenuto un :vivo successo. Nel secondo di questi articoli (!l Popolo. 4 luglio 1944) dopo aver espressa tutta la sua soddisfazione [...]

[...] del presidente Hacha che s'inchinò davanti alle esigenze di Hitler, fece occupare Praga dai tedeschi e formò un governo alla quisling sotto la a protezione . nazista a.
SAMOCRIT1CA. Il generale Umperto Nobile ha esaminato alcuni degli aspetti più caratteristici della vita sovietica (come
è noto, il Nobile ha soggiornaio a Mosca per quasi cinque anni dai primi del '32 al Natale del '36) in una serie di articoli che hanno ottenuto un :vivo successo. Nel secondo di questi articoli (!l Popolo. 4 luglio 1944) dopo aver espressa tutta la sua soddisfazione per averpotuto assistere da vicino, e in qualche modo parteciparvi con lo spirito, a quel formidabile processo rivoluzionario che poneva le basi di una nuova società umana, a quella profonda trasformazione che la rivoluzione andava operando nella enorme massa della popolazione sovietica >,, il generale Nobile espone con chiarezza
e con molti esempi significativi l' istituto della samocritica che egli ritiene abbia contribuito potentemente alla formazione della gioventù sovietica oltre che al poderoso sviluppo delle varie attività della vita sovietica. 4 La propaganda ostile ci rappresentava la Russia come un paese dove ogni iniziativa individuale fosse repressa, dove l' individuo fosse ridotto a poco meno di uno schiavo in balia di un tirannico potere statale. Ma è uò fatto che la mia esperienza di cinque anni mi porto invece alla conclusione che in Russia, almeno nel campo della produzione, veniva lasciata all' individuo una libertà di scelta, di iniziativa, di critica che in. molti casi, a me straniero, pareva 'persino eccessiva, e lo era infatti. E non si può certo parlare di abbassamento della dignità personale se per fino lo sguattero della cucina di un albergo, o il facchino che lustrava i pavimenti delle camere poteva nelle periodiche riunioni di servizio liberamente discutere di piani di lavoro e del modo come attuarli Negli altri paesi ad un inserviente fissano il compito da eseguire ed il salario e basta s. Dopo aver fatto un paragon; fra ciò che avveniva in quegli anni nell' U.R.S.S. e ciò"che avvenivi nell' Italia fascista dove l' insincerità e la menzogna ererSo state elevate a regola di vita, il generale Nobile così prosegue : . Ché cosa sia oggi divenuto di quella polïrieadella samocritica io non so, ma qualunque rrasfortpaziópé .abbia' subito, sia il fatto che essa contribuì alla pietRezzà di, vita della gioventù sovietica: i giovani russi erano chiamati e 'partecipare con tutte le loro forze alla costruzione della nuova bocietà. Ciascuno aveva la sensazione di essere non già tino strumento ricco, ma un artefice consapevole di essa. Quando. alla fine del 1936, tornai in Italia, riassumendo le mie esperienze di cinque anni di vita russa, espressi agli amici il mio pensiero su quella gioventù con queste parole : se una guerra scoppiasse, l' Europa farà i conti con essa. Ed ho avuto ragione s.
GRANDErze. E MISERIE DE1.1.' A. M. G. IN ITALIA. In una corrispondenza al Daily I'e/e{raph del 16 maggio la nota giornalista inglese Virginia Cowles tratta diffusamente' dei meriti
e dei difetti del governo militare alleato in Italia. Dopo aver ricordate le origini dell' A. M. G. e la sua trasformazione in A. C. C., e dopo aver esposte le grandi difficoltà incontrate nei primi mesi. l'articolista éosi prosegue : II grande impegno che tutti gli ufficiali del Governo Militare hanno mostrato nel loro lavoro, merits certamente ogni elogio. Ma se l'opera .di tin istit[...]

[...] le origini dell' A. M. G. e la sua trasformazione in A. C. C., e dopo aver esposte le grandi difficoltà incontrate nei primi mesi. l'articolista éosi prosegue : II grande impegno che tutti gli ufficiali del Governo Militare hanno mostrato nel loro lavoro, merits certamente ogni elogio. Ma se l'opera .di tin istituto va giudicata dalla sua attività più che dalla maggiore o minore buona volontà di coloro che ne fanno parte, il giudizio non può essere molto favorevole. Le funzioni dell'A.M.G. sono il mantenimento dell'ordine, l'approvvigionamento degli abitanti dei territori occupati e la loro sistemazione in locali abitabili : e questi compiti non sono stati assolti. Per quanto riguarda le prime necessità della vita, gli italiani non potrebbero star peggio. È vero che quando comandavano i tedeschi le città `e le vie di comunicazione erano pressochè Intatte, ma ,è anche varo che prima di invadere l'Italia noi avevamo fatto delle promesse : abbiamo lanciato manifestiui che decantavano i vantaggi della,liberazione e siamo arrivati
al punto di stampare le parole s libertà dal bisogno s sulla carta moneta 'di occupazione; ed il fatto che queste promesse non siano state mantenute ha contribuito notevolmente ad abbassare il livello morale del popolo. Nel momento attuale i pressi dei viveri sono praticamente incontrollati, il furto delle razioni iene forze armate alleate ha assunto la forma di un brigantaggio nazionale ed il mercato nero italiano non ha l'egsale nel mondo. Un problema altrettanto serio è la mancanzs di oggetti di vestiario. Le popolazioni dell'Italia meridionale sono sempre state povere ma le condizioni in cui versano attualmente sono impressionanti. Il fatto che nessuna distribuzione di vestiario sia stata fatta dall' A. M. G. dimostra evidentemente che i djrigenti angloamericani non considerano.gli abiti come degli oggetti di prima necessità s. Dopo aver trattato di un altro serio ed importante problema quale è quello dei profughi, Virginia Cowles così conclude 31 suo articolo : a Le condizioni in cui si trova l'Italia amministrata dagli alleati non possono certo costituire un motivo di orgoglio per le democrazie. Le giustificazioni offerte dai funzionari dell'A. M. G. sono le più varie e vanno dalle ragioni di carattere politico a quelle relative alle difficoltà dei trasporti marittimi. Certamente poche persone sono in grado di esprimere un giudizio sicuro sulla situazione dei trasporti merittimi. Ma anche il meno attento dei visitatori di Napoli non put) non essere colpito dalle proporzioni dei locali occupati dai nostri comandi militari, dall'elevato tono di vita che conducono le truppe di quella .base e dal fatto che il numero degli autoveicoli militari in circolazione è tale che non si rie
sce mai superare una velocità media di 1015 miglia all'ora.
Alcuni degli ufficiali dell'A. M. G. con i quali ho parlato sembravano seriamente preoccupati per questo stato di rose; altri lo accettavano come un effetto inevitabile della guerra; altri ancora insistevano sul fatto che gli Italiani devono considerarsi fortunati se ricevono qualche considerazione e [...]

[...]ro degli autoveicoli militari in circolazione è tale che non si rie
sce mai superare una velocità media di 1015 miglia all'ora.
Alcuni degli ufficiali dell'A. M. G. con i quali ho parlato sembravano seriamente preoccupati per questo stato di rose; altri lo accettavano come un effetto inevitabile della guerra; altri ancora insistevano sul fatto che gli Italiani devono considerarsi fortunati se ricevono qualche considerazione e negavano che vi fosse possibilità di miglioramento. L'argumento più valido a favore di un'amministrazione migliore non è di carattere sentimentale, ma strettamente realistico. La storia insegna, che e difficile ehe un paese esca libero o amico da un lungo periodo di soáerenze s.



da Stefano Pivato, Il mondo cattolico e lo sport: Gino Bartali in KBD-Periodici: Belfagor 1980 - marzo - 31 - numero 2

Brano: NOTERELLE E SCHERMAGLIE 227
IL MONDO CATTOLICO E LO SPORT: GINO BARTALI
La recente edizione di un testo miscellaneo dedicato a Fausto Coppi I conferma come da qualche tempo anche lo sport venga assunto, almeno da parte di alcuni storici, a paradigma di fenomeni la cui correlazione in riferimento al piú ampio contesto politico, sociale ed economico appare evidente. Il mito del `campionissimo' e della sua rivalità con Gino Bartali, tramandatosi attraverso una specie di storia sussurrata e proiezione di modelli etici è, probabilmente, uno di quei temi che, vuoi per l'appartenenza al fenomeno sportivo cosí esposto alla deformazione mitologica, vuoi per le implicanze — presunte o reali ma comunque fortemente presenti nell'immaginario popolare — di carattere politico e sociale, non possono essere obiettivamente sottovalutati.
Nel testo in questione i motivi della rivalità frA coppisti e bartaliani vengono ricondotti da Luigi Manconi e Nicola Gallerano, che si preoccupano di ridurre entro eque proporzioni affrettate equazioni bartaliani/democristiani e coppisti/ comunisti, piú che a motivazioni direttamente politiche anche a quella che definiscono la « fisionomia [...] psicologica e caratteriale dei due personaggi simbolo: quella di Coppi, propria di una personalità complessa intelligente tormentata, alludeva in qualche modo a un'idea di modernità e di progresso, perfino di anticon[...]

[...]testo in questione i motivi della rivalità frA coppisti e bartaliani vengono ricondotti da Luigi Manconi e Nicola Gallerano, che si preoccupano di ridurre entro eque proporzioni affrettate equazioni bartaliani/democristiani e coppisti/ comunisti, piú che a motivazioni direttamente politiche anche a quella che definiscono la « fisionomia [...] psicologica e caratteriale dei due personaggi simbolo: quella di Coppi, propria di una personalità complessa intelligente tormentata, alludeva in qualche modo a un'idea di modernità e di progresso, perfino di anticonformismo; quella di Bartali, perbenista sempliciotta domenicale, suggeriva piuttosto sentimenti moderati e tranquillizzanti, anche passatisti ». A parte la problematicità di una siffatta contrapposizione si può quindi dire che fin dall'origine tale rivalità non sia derivata da motivi esclusivamente sportivi ma — come ancora suggeriscono i due autori — in un clima politico e culturale dominato dalla guerra fredda, dalle « contrapposizioni manichee e irriducibili tra americani e sovietici (e tra filoamericani e filosovietici), occidentali e orientali, democristiani e comunisti, Truman e Stalin, De Gasperi e Togliatti » 2, la dichiarata professione di fede cattolica, e poi democristiana, di Bartali certamente entrava nel conto. [...]

[...]izione si può quindi dire che fin dall'origine tale rivalità non sia derivata da motivi esclusivamente sportivi ma — come ancora suggeriscono i due autori — in un clima politico e culturale dominato dalla guerra fredda, dalle « contrapposizioni manichee e irriducibili tra americani e sovietici (e tra filoamericani e filosovietici), occidentali e orientali, democristiani e comunisti, Truman e Stalin, De Gasperi e Togliatti » 2, la dichiarata professione di fede cattolica, e poi democristiana, di Bartali certamente entrava nel conto.
1. In effetti la lettura della stampa cattolica del periodo suggerisce quanto martellante dovesse essere, non solo sulla stampa ma nei circoli, negli oratori, in parrocchia, quella sorta di ammirazione che crebbe attorno alla figura di Bartali il quale, già nel 1937, confessava come « in tutte le strade e perfino nei solitari passi arrampicati per i poggi piú impervi, c'è sempre l'immancabile gruppo di giovani cattolici capitanati dall'assistente che mi grida a squarciagola il suo incoraggiamento » (Confidenze di Bartali, « L'Avvenire d'Italia », 18 maggio 1937).
La popolarità del « magnifico atleta cristiano », precedente a quella di Coppi, non è tuttavia disgiungibile da un clima politico e da quelle motivazioni che pervadono il mondo cattolico fra gli anni '30 e '40 e, piú in particolare, dal significato
t G. CASADIO e L. MANCONI (a cura di), Un uomo solo. Vita e opere di Fausto Coppi. Scritti e interventi di Andrea Carrea, Franco di Ciolo, Nicola Gallerano, Antonio Ghirelli, Enrico Ghezzi, Lucio Lombardo Radice, Francesco[...]

[...]arrea, Franco di Ciolo, Nicola Gallerano, Antonio Ghirelli, Enrico Ghezzi, Lucio Lombardo Radice, Francesco Moser, Anna Maria Rodari, Carmelo Samonà, Sergio Turone, un alto prelato; con una poesia inedita di Roberto Roversi, Milano, Piú libri, 1979.
2 Postfazione di Nicola Gallerano e Luigi Manconi a Un uomo solo... cit., p. 155.
228 NOTERELLE E SCHERMAGLIE
che lo sport ha rivestito per i cattolici. Se sul piano organizzativo la nascita dell'associazionismo cattolico diviene, all'inizio del secolo, una di quelle manifestazioni del « clericalismo allo stato diffuso » — secondo un'efficace espressione di Antonio Labriola — sul piano pedagogico esprime un modo di porsi antitradizionale. Un modo di porsi che non tende piú a presentare il cattolico secondo quei caratteri « domestici e infermicci » che, secondo Nietzsche, informavano la pratica quotidiana del cristiano e che la cultura anticlericale di inizio secolo iden
tificava con l'immagine del cattolico pio, servile e codino. Lo sport offriva ai cattolici la opportunità di riscattare quelle immagini e di presentarsi alle masse popolari come campioni di vitalità, di agonismo e capaci di esprimere una corag
giosa competitività. Le cap[...]

[...]edagogico esprime un modo di porsi antitradizionale. Un modo di porsi che non tende piú a presentare il cattolico secondo quei caratteri « domestici e infermicci » che, secondo Nietzsche, informavano la pratica quotidiana del cristiano e che la cultura anticlericale di inizio secolo iden
tificava con l'immagine del cattolico pio, servile e codino. Lo sport offriva ai cattolici la opportunità di riscattare quelle immagini e di presentarsi alle masse popolari come campioni di vitalità, di agonismo e capaci di esprimere una corag
giosa competitività. Le capacità fisiche e atletiche di Bartali, la sua audacia e le sue vittorie bene si prestavano ad alimentare un mito collettivo attraverso il quale si esprimeva, in un certo senso, quella filosofia del coraggio cristiano che avrebbe dovuto, proprio attraverso la diffusione della pratica sportiva, « rompere quella brutta tradizione la quale ci fa considerare come degli uomini paurosi e
sprezza il cristianesimo quasi fosse la religione dei fiacchi e dei deboli » (Echi, « L'Avvenire d'Italia [...]

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giosa competitività. Le capacità fisiche e atletiche di Bartali, la sua audacia e le sue vittorie bene si prestavano ad alimentare un mito collettivo attraverso il quale si esprimeva, in un certo senso, quella filosofia del coraggio cristiano che avrebbe dovuto, proprio attraverso la diffusione della pratica sportiva, « rompere quella brutta tradizione la quale ci fa considerare come degli uomini paurosi e
sprezza il cristianesimo quasi fosse la religione dei fiacchi e dei deboli » (Echi, « L'Avvenire d'Italia », 25 giugno 1904).
In questo quadro il mito bartaliano diviene un veicolo di modelli di comportamento non solo religiosi ma anche politici e sociali. E il campione toscano assolve un ruolo non dissimile da quello degli `eroi positivi' dei fervorini e delle filotee sui quali il pubblico dei fedeli era invitato ad esemplare l'azione quotidiana.
Cosi Bartali diviene, nell'arco di oltre un decennio di attività, un modello non solo sportivo ma, soprattutto, umano in cui si sommano tutte le qualità
positive del buon cattolico e dell'onesto cittadino. Il campione devoto è presentato come il simbolo della morigeratezza attraverso l'astinenza dagli alcolici, vec
chio e caro motivo dell'etica cattolica: « Tutti sanno [...] che è terziario francescano e particolarmente devoto a Santa Teresa di [...]

[...]tutto, umano in cui si sommano tutte le qualità
positive del buon cattolico e dell'onesto cittadino. Il campione devoto è presentato come il simbolo della morigeratezza attraverso l'astinenza dagli alcolici, vec
chio e caro motivo dell'etica cattolica: « Tutti sanno [...] che è terziario francescano e particolarmente devoto a Santa Teresa di Lisieux, beve solo acqua... » (G.U., Un grande atleta, « Pro familia », 7 agosto 1938, p. 480).
Piú spesso attraverso il campione toscano si celebra il senso dell'unità familiare:
Ha voluto far le feste a casa, con la moglie e i bambini. È un uomo Bartali che ama onorare i doveri che impongono all'uomo il rispetto della famiglia [ ...1 si è dato da fare per abbellire l'Albero di Natale dei suoi ragazzi, ha personalmente provveduto ad acquistare per essi i doni per la festa piú attesa dai piccoli: la Befana. È diventato, Bartali, un uomo qualsiasi, un papà affettuoso e straordinariamente dolce e sentimentale. Lui, aspro dominatore delle altissime vette (N. Giorgetti, Bartali 1949, « Stadium », aprile 1949, p. 24).
Fra i ruoli esercitati dal « magnifico atleta cristiano », Bartali è anche il sim
bolo della ruralità (Abele secondo la tradizione biblica) contrapposto a quello della città (Caino):
Il segreto della `continuità' è anche, e soprattutto, nella purezza patriarcale della sua vita: marito, padre esemplare, le tentazioni, i trionfi, i denari della grande città non l'hanno né allettato né mutato: egli è rimasto l'artigiano, il contadino, il lavoratore toscano, attaccato alla sua gente, alla sua terra, alla sua casa [...] (L.[...]

[...]onfi, i denari della grande città non l'hanno né allettato né mutato: egli è rimasto l'artigiano, il contadino, il lavoratore toscano, attaccato alla sua gente, alla sua terra, alla sua casa [...] (L. Ferretti, Gino Bartali, « Stadium », aprile 1949, p. 6).
NOTERELLE E SCHERMAGLIE 229
Va tuttavia detto come, accanto al mito domestico e familiare del pio Bartali
emerge, nella stampa cattolica quello del Bartali pugnace, combattivo, affatto remissivo e simbolo della riscossa del mondo cattolico; un Bartali nel quale si
sostituisce — secondo una felice definizione — alla « figura mansueta del francescano quella del pugnace domenicano » (C. Trabucco, Intervista con Bartali, « L'Avvenire d'Italia », 28 luglio 1948). E, sotto la pugnace veste del domenicano, Gino Bartali è colui che con le sue vittorie consacrate alla Madonna di Lourdes o a Santa Teresa di Lisieux offre alle masse popolari italiane « il senso della virtú della loro stirpe » (Idem); è colui che Pio xii, nel 1947, additava alle schiere degli uomini di Azione Cattolica invitandoli alla mobilitazione contro il pericolo comunista:
[ ... ] è l'ora dell'azione [ ... ] è l'ora della prova. La dura gara di cui parla San Paolo è in corso; è l'ora dello sforzo intenso. Anche 'pochi istanti possono decidere la vittoria. Guardate il vostro Gino Bartali, membro dell'Azione Cattolica: egli ha piú volte guadagnato l'ambita `maglia'. Correte anche voi in questo campionato ideale, in modo da conquistare una ben piú nobile palma: Sic currite ut comprehendetis (I Cor. 9, 24) (Discorso di S.S. Pio XII agli uomini di Azione Cattolica, « La Civiltà Cattolica », III, 1947, p. 553).
2. Occorre tuttavia mettere in luce come il mito bartaliano, pur essendo caratterizzato per tutta la sua durata da una sostanziale continuità di contenuti, ha assunto significati diversi nei differenti contesti politici in cui si è mosso, ossia durante gli ultimi anni del regime fascista prima e nel corso del dopoguerra poi. Non c'è dubbio infatti che il campione toscano abbia rappresentato, fino alla caduta del fascismo, una sorta di contrapposizione ai modelli etici e sociali del regime. E ciò tenuto anche conto delle dichiarazioni di ossequio al fascismo, rilasciate all'indomani di ogni impresa, e che, a mio avviso, scaturivano piú da un formale ossequio per una certa liturgia da parata, doverosa per un personaggio della sua fama, che da un'intima adesione a certi modelli di regime.
Il mito bartaliano nasce nella seconda metà degli anni '30 ossia in un periodo di difficili intese fra il mondo cattolico e il fascismo a cui fa da sfondo, sulla piazza e nella stampa di regime, il ritorno di un greve anticlericalismo. In un clima che, attraverso le polemiche sulle leggi razziali e le limitazioni per l'iscri
zione ai circoli cattolici mirava a subordinare l'azione del mondo cattolico a quella del regime, anche il mito bartaliano coi suoi connotati specificamente `cattolici',
contribuiva ad affermare l'orgoglio e la presenza di una tradizione autonoma di cui
nonostante i compromessi col fascismo, la chiesa intendeva salvaguardare l'aut[...]

[...] sulla piazza e nella stampa di regime, il ritorno di un greve anticlericalismo. In un clima che, attraverso le polemiche sulle leggi razziali e le limitazioni per l'iscri
zione ai circoli cattolici mirava a subordinare l'azione del mondo cattolico a quella del regime, anche il mito bartaliano coi suoi connotati specificamente `cattolici',
contribuiva ad affermare l'orgoglio e la presenza di una tradizione autonoma di cui
nonostante i compromessi col fascismo, la chiesa intendeva salvaguardare l'autonomia.
E tali motivazioni si colgono meglio analizzando alcune serializzazioni etiche
di cui si faceva portavoce il « magnifico atleta cristiano » e nelle quali non è forse azzardato cogliere una diffusa antipatia per quelle che la stampa cattolica definiva
le « esagerazioni del materialismo sportivo » criticando alcuni stereotipi proposti dallo sport di regime e predominati dalle masse muscolari come quello, ad esem
pio, di Primo Camera.
Simbiosi ideale di spirito e di corpo Bartali, anche nel comportamento verso
i suoi avversari sembra non obbedire al cliché dello sportivo fascista, ma piut
230 NOTERELLE E SCHERMAGLIE
tosto, tradurre alcuni principi dell'etica cattolica. Cosí infatti, secondo un cronista sportivo che commentò le sue gesta al Tour del 1938, trattenne i suoi gregari che
volevano `dare una lezione' al belga Vervaecke reo di aver fatto cadere in un burrone il campione toscano: « Lasciatelo, Dio lo punirà » (G.U., Un grande atleta, cit.).
Ma soprattutto[...]

[...], trattenne i suoi gregari che
volevano `dare una lezione' al belga Vervaecke reo di aver fatto cadere in un burrone il campione toscano: « Lasciatelo, Dio lo punirà » (G.U., Un grande atleta, cit.).
Ma soprattutto come modello umano Bartali si discostava alquanto da quei connotati che, secondo l'ideologia di regime, avrebbero dovuto contraddistinguere l'uomo del fascismo attraverso l'ostentazione di quella `maschilità' che era accompagnata spesso da un largo contorno di atteggiamenti di un `sano virilismo sessuale'. Bartali, contrariamente a quei modelli: «È casto per convinzione morale
e igienica, ma non è misogino, egli si sposerà un giorno [...] ma non tiene a distinguersi per essere un porcellino scatenato » (A. Cojazzi, Bravo Bartali, « Rivista dei giovani », xviii, 1937, n. 6, pp. 27778).
E fino a che punto Bartali interpretasse quella ideale simbiosi fra forza fisica
e spirituale su cui la stampa cattolica insisteva ci è dato di coglierlo, nel dopo
guerra, anche attraverso le polemiche che accompagnavano la rivalità con Fausto Coppi. La critica sportiva cattolica non lesinava encomi anche a Fausto Coppi, tuttavia la simpatia per il `campionissimo' era di natura prevalentemente biotipica, di ammirazione per le capacità atletiche, per la sua straordinaria forza muscolare. Infatti, nell'agosto del 1949 all'indomani della vittoria di Coppi al Tour nel quale Bartali si era classificato secondo, l'organo dell'associazionismo sportivo cattolico, riconoscendo che Coppi era ormai « il piú forte, il piú `fenomenale' » lamentava come mancasse « a coronamento di questa inimitabile macchina sportiva fatta di muscoli e di stile, l'alone di umanità che circonfonde ed esalta l'atletica e nobile figura di Gino [...] questo cristiano che non chiude la sua fede in un eremo ma la
professa per tutte le vie del mondo » (L. Ferretti, Gino Bartali, « Stadium », agosto 1949, pp. 56).
3. Non è facile, a causa anche di un'enfatica mitizzazione tramandatasi nella
fantasia popolare, dare il giusto peso ad uno dei punti piú controversi della vicenda bartaliana ossia al ruolo taumaturgico della sua vittoria, al Tour de France
nel 1948 in coincidenza con le calde giornate seguite all'attentato a Togliatti. Sul problema, sfiorato di recente anche da Massimo Caprara, la stampa cattolica non sembrò, in quei momenti, nutrire il minimo dubbio sulla capacità che quella
vittoria ebbe come deterrente contro la rabbia popolare in seguito all'attentato al leader comunista.
Il 25 luglio 1948 Raimondo Manzini, allora direttore de « L'Avvenire d'Italia », nell'articolo di fondo del quotidiano bolognese, intessendo le lodi dello
« sportivo cristiano, dell'atleta perfetto [...] dal calmo viso velato d'ombre » e attribuendogli capacità che solo poteva nutrire chi era cresciuto « alla scuola morale di un'educazione [...] dalla quale sono partiti per utili traguardi [...] i Fanfani, i La Pira, i Malvestiti » cosí concludeva:
Una volta tanto, nelle città, intorno agli altoparlanti, i capannelli non sono all'ascolto di irose concioni o di notizie terrorizzanti: non si discute sull'ultimo agente della Celere sbucciato dalla ferina bestialità del civilizzato cannibalismo delle demo
NOTERELLE E SCHERMAGLI[...]

[...]ere registrare una novità positiva nel panorama sconfortante delle enciclopedie per ragazzi: la pubblicazione de Il mondo dei bambini, realizzato dalle Emme edizioni di Milano, sotto la direzione di Pinin Carpi (già noto come autore di fiabe e libri per bambini) e pubblicato e distribuito dalla UTET di Torino.
Non sto a ripetere (vedi « Belfagor » xxxi, 1976, pp. 58194) che la qualità media delle enciclopedie per ragazzi, che si prendono una grossa fetta del mercato della vendita rateale in Italia, è e rimane — anche dopo gli sforzi recenti di grossi
e prestigiosi editori come Mondadori e De Agostini — paurosamente bassa e caratterizzata da: passiva dipendenza delle grandi enciclopedie per adulti; meccanica adesione agli originali stranieri da cui molto materiale viene tradotto (con il risultato di proporre ai piccoli lettori aspetti del mondo e costumi in cui non si possono riconoscere), linguaggio incerto fra il tono didattico che fa cascare le nozioni dall'alto e il bamboleggiamento sdolcinato, totale mancanza di spirito critico e forte condizionamento ideologico, sciocchezzario (ecco una tipica perla:
« La lingua francese è molto precisa e duttile; per lungo tempo è stata considerata la piú adatta in materia diplomatica e amorosa. I francesi tengono infatti in gran considerazione le belle maniere »: da Ricerche su La Francia, di D. Lifshitz, edizione inglese Mc Donald, edizione italiana Mondadori, Milano 1974, p. 11).
Né sto a ripetere le tristi consider[...]

[...]l'evidente squilibrio fra da una parte la buona qualità e la scarsa diffusione del materiale scolastico ed educat;.vo prodotto, per l'insegnamento elementare (libri di appoggio, guide, schedari, strumentario, matematiche 80, collane specializzate come « La ricerca », ecc.) e dall'altra parte la cattiva qualità e l'alta diffusione del materiale destinato a ragazzi
e famiglie, come sono i libri di testo (ancora molto brutti, ancora deturpati, i sussidiari, dall'assurda e obbligatoria parte iniziale sulla religione, approvata dal vescovo e offerta gratuitamente dallo Stato, catechismo dogmatico che fa a pugni



da Luciano Bianciardi e Carlo Cassola, I minatori maremmani (con tre documenti) [documenti: Lettera del Sindacato Minatori aderente alla CGIL, al Distretto Minerario di Grosseto del 7-8-1953 in cui si prospettano i pericoli derivanti dai metodi di conduzione della miniera, e in particolare dal cosiddetto metodo dei franamenti del tetto, firmata in calce «per la segreteria» Betti Duilio; Lettera di risposta del Distretto Minerario di Grosseto del 29 Ottobre 1953 firma in calce «L'ingegnere capo» Tullio Segu... in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1954 - 5 - 1 - numero 8

Brano: NUOVI ARGOMENTI
N. 8 MaggioGiugno 1954
I MINATORI MAREMMANI
I
Col nome di « Colline metallifere » il geologo pisano Paolo Savi intese indicare tutto il sistema montuoso della Toscana tirrenica, dalle Apuane all'Argentario. Nell'uso comune il nome si restrinse però ai monti della bassa Toscana, fra la sinistra della Cecina e la destra dell'Ombrone, con le due vette del Poggio di Montieri (m. 1052) e della Cornata di Gerfalco (m. 1060). L'importanza mineraria di questa zona era conosciuta sin dal tempo degli Etru
hi, che vi han lasciato i resti di vecchie fonderie. Lo stesso nome di uno dei paesi della zona, Montieri, allude esplicitamente (« mons aeris ») ad una origine mineraria.
Oggi il principale prodotto minerario della Maremma é la pirite, un bisolfuro di ferro, che viene usato, con il processo delle camere di piombo, per la fabbricazione dell'acido solforico, elemento fondamentale per la produzione di esplosivi e di concimi chimici. Nel 1953 in provincia di Grosseto sono state estratte 956 mila tonnellate di pirite, e cioè l'80 per cento della pirite nazionale. A sua volta la pirite italiana rappresenta quasi il 10 per cento della produzione mondiale, per cui si può dire che la pirite maremmana costituisce quasi l'8 per cento della produzione mondiale.
Al secondo posto della produzione mineraria maremmana troviamo la lignite (189 mila tonnellate estratte nel 1953). Di gran lunga inferiore la produzione di altri minerali (mercurio, antimonio, caolino, piombo, sostanze refrattarie). In complesso l'attività mineraria maremmana impiega circa 9 mila lavor[...]

[...] nazionale. A sua volta la pirite italiana rappresenta quasi il 10 per cento della produzione mondiale, per cui si può dire che la pirite maremmana costituisce quasi l'8 per cento della produzione mondiale.
Al secondo posto della produzione mineraria maremmana troviamo la lignite (189 mila tonnellate estratte nel 1953). Di gran lunga inferiore la produzione di altri minerali (mercurio, antimonio, caolino, piombo, sostanze refrattarie). In complesso l'attività mineraria maremmana impiega circa 9 mila lavoratori, pari al 12 per
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cento della popolazione mineraria italiana, e dà una produzione annua del valore di almeno dieci miliardi.
La pirite di ferro si estrae in Maremma nelle tre miniere principali di Gavorrano, Boccheggiano e Niccioleta, e nelle minori di Ravi, Ritorto e Isola del Giglio. Di recente si é iniziato anche il lavoro preparatorio per lo sfruttamento di un importante giacimento al Monte Argentario; e non é improbabile che tutto il massiccio delle Metallifere nasconda un immenso giacimento di pirite, sfruttato sino ad oggi solo in minima parte. Le miniere attualmente, in funzione hanno comunque assicurata l'attività per parecchi decenni.
Fatta eccezione per le miniere di Ravi, Ritorto e Monte Argentario, che appartengono rispettivamente alla Marchi, alla STIMA, ed alla FERROMIN, le altre miniere, ivi incluse le tre principali, appartengono alla Montecatini. La Montecatini controlla quindi tutta la pirite italiana, sia in fase estrattiva, che nelle successive trasformazioni. Questa società infatti estrae il 75 per cento della pirite italiana, produce l'86 per cento dei fertilizzanti azotati, il 75 per cento dei fosfatici, ed il 75 per cento degli anticrittogamici. Si tratta insomma di un monopolio verticale, capace di profitti difficilmente calcolabili, dato che si realizzano alla fine del ciclo di lavorazione, ma che non dovrebbero essere inferiori, per il 1953, e per il solo bacino piritifero maremmano, ai 2 miliardi di lire (1).
La più antica fra le miniere di pirite maremmane é quella di Gavorrano : la sua scoperta risale al 1898. Ma già nella prima metà del secolo scorso aveva destato interesse un ammasso ferruginoso di limonite (il cosiddetto « brucione »), che poi era niente altro che lo strato affiorante del giacimento, con le relative alterazioni prodotte dagli agenti atmosferici. Si era tentato già allora di utilizzare il brucione in siderurgia, per la fabbricazione della ghisa, ed un piccolo stabilimento era sorto a questo scopo in località Bagno di Gavorrano; ma il fallimento dell'impresa troncb i lavori di escavazione, che erano stati molto superficiali e non avevano dato quin
(1) Per determinare i profitti delle Società ci siamo basati sui dati forniti dalle Commissioni Interne.
I [...]

[...]lative alterazioni prodotte dagli agenti atmosferici. Si era tentato già allora di utilizzare il brucione in siderurgia, per la fabbricazione della ghisa, ed un piccolo stabilimento era sorto a questo scopo in località Bagno di Gavorrano; ma il fallimento dell'impresa troncb i lavori di escavazione, che erano stati molto superficiali e non avevano dato quin
(1) Per determinare i profitti delle Società ci siamo basati sui dati forniti dalle Commissioni Interne.
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di la possibilità di rilevare la presenza del giacimento di pirite. Fu solo nel 1898 che la Società Praga di Roma scopri sotto l'ammasso di brucione il giacimento, un deposito di oltre quattrocento metri di potenza (l'apice si trova infatti a 235 metri, e le esplorazioni sono giunte fino a 200 metri sotto il livello del mare). Lo sfruttamento viene oggi realizzato per mezzo di due grandi pozzi, il « Roma » e l'« Impero » (i nomi indicano l'epoca in cui la miniera fu potenziata, durante la guerra d'Africa). Dai due pozzi principali si distaccano le gallerie, e da queste i cunicoli di avanzamento ed i fornelli di estrazione. Fra sorveglianti, impiegati ed operai, i dipendenti della Montecatini a Gavorrano sono 1700, in buona pa[...]

[...]li di estrazione. Fra sorveglianti, impiegati ed operai, i dipendenti della Montecatini a Gavorrano sono 1700, in buona parte abitanti a Gavorrano, un paesino di origine feudale che sorge su di un cocuzzolo selvoso, e nelle due più recenti frazioni di Filare e di Bagno. Circa 400 minatori vengono poi dai paesi vicini, Scarlino, Ravi e Caldana : il trasporto é oggi effettuato a mezzo di autobus della Società. I dirigenti sindacali ci hanno fatto osservare la sospetta puntualità con cui gli autobus arrivano e ripartono : allo scopo, si dice, di impedire i contatti tra i minatori di Gavorrano e quelli degli altri paesi. Ma di queste « astuzie » avremo modo di parlare in seguito. Una ottantina di operai scapoli abitano infine nei cosiddetti «:camerotti », vecchie costruzioni già allestite per alloggiare prigionieri di guerra.
A Boccheggiano la pirite si cominciò ad estrarre nel 1910: anche in questo caso l'attenzione dei ricercatori fu in un primo tempo attratta dalla limonite affiorante in superficie. La miniera pareva destinata ad un rap[...]

[...]to. Una ottantina di operai scapoli abitano infine nei cosiddetti «:camerotti », vecchie costruzioni già allestite per alloggiare prigionieri di guerra.
A Boccheggiano la pirite si cominciò ad estrarre nel 1910: anche in questo caso l'attenzione dei ricercatori fu in un primo tempo attratta dalla limonite affiorante in superficie. La miniera pareva destinata ad un rapido esaurimento, quando le ricerche misero in evidenza nuovi filoni : i recentissimi lavori per la costruzione di una galleria di scolo delle acque di miniera, lunga 7 chilometri, nonché la costruzione di nuovi impianti per lo sfruttamento integrale del minerale scartato negli anni passati, hanno ridato vitalità a questo sta'biliinento, che oggi dà lavoro a circa 1100 operai; essi risiedono in gran parte nel vecchio paese di Boccheggiano, sito su un cocuzzolo dominante la val di Merse, o nei vicini paesi di Prata, Tatti, Roccatederighi, Montieri, Ciciano, Chiusdino.
La più recente delle tre miniere é quella di Niccioleta, di cui
4 LUCIANO BIANCIARDI CARLO CASSOLA
fu iniziato lo sfruttamento solo nel 1929; a quell'epoca risale anche la fondazione dell'omonimo villaggio minerario, che non figura ancora sulle carte topografiche, benché ormai conti una popolazione di 1500 persone. La miniera di Niccioleta occupa oltre 1400 dipendenti, che abitano in parte nel paese omonimo, in parte nei vicini centri di Massa Marittima, Prata e Monterotondo. Le gallerie di sfruttamento operano a quattro livelli diversi (175, 178, 252, 320 metri). L'estrazione si realizza per mezzo di sei pozzi, due di produzione e gli altri di areazione e di sgombero. I pozzi si chiamano Mezzena, Montomoli, Fonte Grilli, Serpieri, Ovest : sono, come si vede, nomi di località, o degli ingegneri costruttori, o semplicemente di un punto cardinale. Dal ciglio della collina su cui sorge il paesino, si abbraccia con un unico colpo d'occhio tutto il complesso della miniera, che si stende nella vallata sottostante : una vallata interamen[...]

[...]no a quattro livelli diversi (175, 178, 252, 320 metri). L'estrazione si realizza per mezzo di sei pozzi, due di produzione e gli altri di areazione e di sgombero. I pozzi si chiamano Mezzena, Montomoli, Fonte Grilli, Serpieri, Ovest : sono, come si vede, nomi di località, o degli ingegneri costruttori, o semplicemente di un punto cardinale. Dal ciglio della collina su cui sorge il paesino, si abbraccia con un unico colpo d'occhio tutto il complesso della miniera, che si stende nella vallata sottostante : una vallata interamente boscosa che certo, prima del '29, era conosciuta solo dai boscaioli e dai cacciatori. Ecco in alto i rompitori che frantumano il materiale, più giù tutta la serie dei canali e dei traballatori che separano lo sterile, cioè gli scisti permici mischiati sempre con la pirite, e che, scartati, formano quei mucchi immensi, biancastri, che seppelliscono lentamente la vegetazione circostante. È una vera e propria colata che la miniera vomita tutto intorno. Più in là vediamo i piazzali di caricamento, con le linee sotti[...]

[...]e dei traballatori che separano lo sterile, cioè gli scisti permici mischiati sempre con la pirite, e che, scartati, formano quei mucchi immensi, biancastri, che seppelliscono lentamente la vegetazione circostante. È una vera e propria colata che la miniera vomita tutto intorno. Più in là vediamo i piazzali di caricamento, con le linee sottili dei décauville, ed i castelli di legno, alti e scuri, che segnano l'entrata dei pozzi. Nel fondovalle passano anche i vagoncini della teleferica, una delle più lunghe d'Europa : da Niccioleta questa teleferica si porta infatti sotto Massa Marittima, qui si raccorda con l'altra, proveniente da Boccheggiano, per proseguire fino al casello ferroviario di Scarlino ed al Puntone di Follonica, dove il minerale viene imbarcato. Al casello di Scarlino fanno anche capo le teleferiche di Gavorrano e di Ravi.
Per conto nostro il paesaggio minerario è francamente bello : le lamentele contro le brutture della civiltà industriale, che deturpa la natura, non ci sembrano qui giustificate. La bellezza del paesaggio minerario è determinata, ci sembra, dal contrasto fra le strutture industriali ed il paesaggio assolutamente primitivo, ' com'è [...]

[...]carlino ed al Puntone di Follonica, dove il minerale viene imbarcato. Al casello di Scarlino fanno anche capo le teleferiche di Gavorrano e di Ravi.
Per conto nostro il paesaggio minerario è francamente bello : le lamentele contro le brutture della civiltà industriale, che deturpa la natura, non ci sembrano qui giustificate. La bellezza del paesaggio minerario è determinata, ci sembra, dal contrasto fra le strutture industriali ed il paesaggio assolutamente primitivo, ' com'è
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sempre quello delle miniere di pirite e di carbone. Certamente, se i pozzi e le laverie sorgessero nel bel mezzo di terre coltivate, di oliveti o di vigneti, l'effetto potrebbe anche essere deturpante. E c'è poi, il sottile fascino, delle installazioni di tipo ferroviario, che non mancano mai nelle miniere (décauville, teleferiche).
La Montecatini é proprietaria anche di una piccola miniera alla isola del Giglio, in località Il Faro. Qui i lavori furono cominciati in modo serio solo nel 1938, a cura della Società Mineraria Tirrena. La concorrenza della Montecatini ha avuto ragione di questa società. Oggi la Montecatini é proprietaria della miniera; la pirite estratta viene lavorata nei suoi stabilimenti di Orbetello.
La concorrenza della Montecatini minaccia anche di far ch[...]

[...]iera di Ritorto, vicino a Niccioleta, di proprietà della STIMA, che occupa un centinaio di operai. Anche la Marchi, proprietaria della miniera di Ravi, lavora in certo qual modo sotto il controllo della maggiore consorella; quanto alla Ferromin, pro prietaria del giacimento dell'Argentario (20 milioni di tonnellate di pirite già localizzate) ha sospeso di recente i lavori di allestimento, sempre a causa della concorrenza della Montecatini. Lo stesso prezzo commerciale della pirite, fissato a 7 mila lire la tonnellata, pub sembrar basso, se si considera che la Montecatini lavora praticamente in situazione di monopolio; ma si ha ragione di credere che il prezzo sia tenuto basso appositamente, per soffocare le piccole società concorrenti, oltre che per far apparire i profitti assai minori di quanto in realtà non siano. I profitti veri si realizzano grazie al monopolio degli stabilimenti di trasformazione, detenuto dalla Montecatini.
La produzione della pirite non si trova oggi in Italia di fronte a crisi di mercato. L'acido solforico, e di conseguenza i concimi chimici, non sono prodotti affatto in misura sufficiente alle richieste dell'agricoltura. Di fronte ai 16 milioni di quintali annui consumati in Italia stanno infatti i 50 milioni della media europea. La limitata produzione è una conseguenza della situazione di monopolio, come dimostrano gli altissimi profitti[...]

[...]o dalla Montecatini.
La produzione della pirite non si trova oggi in Italia di fronte a crisi di mercato. L'acido solforico, e di conseguenza i concimi chimici, non sono prodotti affatto in misura sufficiente alle richieste dell'agricoltura. Di fronte ai 16 milioni di quintali annui consumati in Italia stanno infatti i 50 milioni della media europea. La limitata produzione è una conseguenza della situazione di monopolio, come dimostrano gli altissimi profitti realizzati dalla Montecatini nel campo delle piriti: quálcosa come 2 miliardi annui, pari a 25 mila

8 LUCIANO BIANCIARDI CARLO CASSOLA
II
Può sembrare strano, ma in Maremma non esiste il termine « minatore » : i lavoratori delle miniere si chiamano « operai ». Minatore ha un significato tecnico ben preciso, ed indica quegli operai che sono direttamente impegnati nell'estrazione del minerale (una esigua minoranza, perciò). La distinzione fondamentale degli operai é quella fra « interni », addetti al lavoro di sottosuolo, ed « esterni ». Numerose le sottodistinzioni : elettricisti, che sono addetti all'illuminazione; armatori, cioè gli operai addetti ad « armare » le gallerie; carichini, cioè quelli che eseguono le « spar[...]

[...], perciò). La distinzione fondamentale degli operai é quella fra « interni », addetti al lavoro di sottosuolo, ed « esterni ». Numerose le sottodistinzioni : elettricisti, che sono addetti all'illuminazione; armatori, cioè gli operai addetti ad « armare » le gallerie; carichini, cioè quelli che eseguono le « sparate vale a dire le esplosioni delle cariche mediante le quali si abbatte la roccia : arganisti, che manovrano gli argani ai pozzi d'accesso; stradini, addetti alla manutenzione dei décauville; finalmente i minatori, termine, come si é detto, inesistente nel gergo operaio : gli operai addetti al lavoro estrattivo si definiscono « operai a produzione ».
Il gruppo minimo estrattivo è la compagnia, composta di solito di due soli operai, il minatore e l'aiuto minatore. Un gruppo di compagnie, in generale dieci, è sorvegliato da un « caporale » (nel gergo di miniera si dice « sorvegliante »). Di solito il caporale è un operaio anziano, promosso a quel grado per qualità di provata esperienza, ma di recente le società hanno cominciato [...]

[...]inalmente i minatori, termine, come si é detto, inesistente nel gergo operaio : gli operai addetti al lavoro estrattivo si definiscono « operai a produzione ».
Il gruppo minimo estrattivo è la compagnia, composta di solito di due soli operai, il minatore e l'aiuto minatore. Un gruppo di compagnie, in generale dieci, è sorvegliato da un « caporale » (nel gergo di miniera si dice « sorvegliante »). Di solito il caporale è un operaio anziano, promosso a quel grado per qualità di provata esperienza, ma di recente le società hanno cominciato a far ricorso a dei sottotecnici, con un minimo di licenza scolastica. Ogni miniera inoltre ha due o tre caporalmaggiori, ciascuno preposto ad un gruppo di cinque caporali, con il controllo quindi di una media di cinquanta compagnie.
L'apparato propriamente direttivo della miniera è costituito da un ufficio tecnico, dal quale dipendono cinque o sei capiservizio, tutti ingegneri o periti minerari, con a capo il vicedirettore; e da un ufficio amministrativo, diretto da un capoufficio. Il capoufficio ed i[...]

[...]eriti minerari, con a capo il vicedirettore; e da un ufficio amministrativo, diretto da un capoufficio. Il capoufficio ed il vicedirettore sono subordinati alla maggiore autorità della miniera, il direttore, il quale soprintende sia al lavoro tecnico che all'amministrazione.
Di recente la Montecatini ha istituito al disopra dei direttori
I MINATORI MAREMMANI 9
di miniera un Gruppo Miniere Maremma, con un segretario, i cui compiti, definiti « assistenziali », sono in realtà politici. Ma di questo ultimo organismo parleremo dopo.
Ogni miniera ha anche un certo numero di guardie giurate (in media da dieci a venti) reclutate prevalentemente fra gli excarabinieri : queste guardie vestono una divisa nera, con il distintivo della società, piccozza e alambicco, ed hanno il compito della sorveglianza all'interno ed all'esterno della miniera.
Le paghe degli operai sono quelle indicate nella tabella :
DONNE
1618 anni 573,00
1820 anni 650,80
3a categoria 755,80
2a categoria 803,50
la categoria 847,20
UOMINI
1618 anni 681,80
1820 ann[...]

[...]perai comuni inferiori a 20 anni 926,70
supériori a 20 anni 995,20
operai qualificati inferiori a 20 anni 991,10
superiori a 20 anni 1.055,50
operai specializzati 1.184,10
A queste cifre dobbiamo aggiungere un'indennità di caropane variabile da 20 a 60 lire giornaliere, proporzionalmente con la qualità del lavoro prestato; ed una indennità di sottosuolo (92 lire giornaliere) che spetta agli operai interni.
1
10 LUCIANO BIANCIARDI CARLO CASSOLA
La paga si calcola a giornata lavorativa : quindi la retribuzione mensile massima equivale a queste cifre moltiplicate per venticinque. Un'assenza per festività, per malattia, o per qualsiasi altra ragione, non viene retribuita : fanno eccezione le ferie annuali, che sono di dodici giorni per gli operai con meno di sette anni di lavoro, e di quattordici per quelli che hanno superati i setti anni.
Alla paga si aggiunge la retribuzione dei cottimi, alla quale però sono ammessi solo gli operai direttamente impiegati nella produzione, cioè i minatori e gli armatori. Gli altri ricevono solamente 75 lire giornaliere a titolo di indennità per mancato cottimo. Agli impiegati, sia tecnici che amministrativi, spetta un premio di produzione, proporzionale al tonnellaggio mensile di minerale estratto.
Il calcolo dei cottimi non é casa semplice. È regolato da un accordo, che stabilisce i minimi di produzione (la cosiddetta « produzione ad economia »), che occorre superare per poter beneficiare del cottimo. Una compagnia, che nel giro di un turno lavorativo estragga un quant[...]

[...]ellaggio mensile di minerale estratto.
Il calcolo dei cottimi non é casa semplice. È regolato da un accordo, che stabilisce i minimi di produzione (la cosiddetta « produzione ad economia »), che occorre superare per poter beneficiare del cottimo. Una compagnia, che nel giro di un turno lavorativo estragga un quantitativo di minerale inferiore all'economia, viene punita con multe, ed a lungo andare il rimanere al disotto dell'economia può anche essere motivo di licenziamento. Ma la produzione a cottimo non viene retribuita con gli stessi criteri della produzione ad economia. Dato che la paga giornaliera è la somma di cifre rispondenti a voci diverse, nel calcolo del valore della produzione a cottimo si parte non dalla cifra totale, ma da una inferiore (di recente un accordo la fissava in 850 lire). Così, se la norma di produzione ad economia è di 3 vagoncini a minatore per turno lavorativo, un vagoncino in più sarà compensato con una somma pari ad un terzo delle 850 lire. Accade in definitiva che un vagoncino prodotto in economia vien pagato 400 lire, mentre prodotto a cottimo non raggiunge le 200. Non solo, ma gli oneri sociali vengono computati solo sul lavoro ad economia, per cui i profitti della Montecatini si realizzano maggiormente proprio sul lavoro a cottimo. E si evade in questo modo la norma generale secondo la quale il lavoro straordinario deve essere retribu[...]

[...]compensato con una somma pari ad un terzo delle 850 lire. Accade in definitiva che un vagoncino prodotto in economia vien pagato 400 lire, mentre prodotto a cottimo non raggiunge le 200. Non solo, ma gli oneri sociali vengono computati solo sul lavoro ad economia, per cui i profitti della Montecatini si realizzano maggiormente proprio sul lavoro a cottimo. E si evade in questo modo la norma generale secondo la quale il lavoro straordinario deve essere retribuito meglio di quello ordinario Tutto questo, dai sindacalisti, vien definito « supersfruttamento ».
Ma il « supersfruttamento » assume anche altri aspetti, ed im
11
I MINATORI MAREMMANI
piega altri ingegnosi espedienti : innanzi tutto vi è la tendenza ad elevare il limite del lavoro ad economia, proprio considerando i maggiori sforzi del cottimista come segno di normale capacità lavorativa. In secondo luogo, poiché la produzione delle compagnie si computa, per ragioni pratiche, a vagoncini, anziché a peso od a volume, la Montecatini ha introdotto vagoncini più capaci (a Gavorrano da 340 a 402 litri), lasciando inalterata la retribuzione. Anche l'introduzione di nuove macchine (pale meccaniche, traballatori, tavole a [...]

[...]voro ad economia, proprio considerando i maggiori sforzi del cottimista come segno di normale capacità lavorativa. In secondo luogo, poiché la produzione delle compagnie si computa, per ragioni pratiche, a vagoncini, anziché a peso od a volume, la Montecatini ha introdotto vagoncini più capaci (a Gavorrano da 340 a 402 litri), lasciando inalterata la retribuzione. Anche l'introduzione di nuove macchine (pale meccaniche, traballatori, tavole a scossa ecc.) non dà alcun vantaggio agli operai, perché contemporaneamente si son rialzati i limiti di produzione ad economia.
In queste condizioni é facile capire per che cosa si stiano battendo gli operai e le loro organizzazioni sindacali : in primo luogo per il cottimo collettivo, che permetterebbe anche ai non minatori la partecipazione comune agli utili realizzati sopra l'economia; in secondo luogo per il conglobamento dei salari, che rialzerebbe almeno fino al limite di parità la retribuzione del lavoro a cottimo rispetto a quello ad economia.
Gli operai delle miniere di Maremma hanno una [...]

[...]zzazioni sindacali : in primo luogo per il cottimo collettivo, che permetterebbe anche ai non minatori la partecipazione comune agli utili realizzati sopra l'economia; in secondo luogo per il conglobamento dei salari, che rialzerebbe almeno fino al limite di parità la retribuzione del lavoro a cottimo rispetto a quello ad economia.
Gli operai delle miniere di Maremma hanno una non breve tradizione di lotta, anche se la loro origine contadina è assai recente.
Molti di essi, specialmente i più anziani, costituiscono in certo senso il modello fisico della sovrapposizione delle due economie, quella agricola e quella industriale; al paese di montagna conservano un orto od una vigna che coltivano durante le ore libere dal lavoro, e perfino nei villaggi minerari alle case si affiancano magri orticetli. È una 'sorta di rapida rivoluzione industriale : i più giovani infatti abbandonano questo costume, ed insieme la mentalità tipica del contadino toscano, e diventano operai moderni, forse fra i più consapevoli e combattivi. In una recente « Storia del PCI », quella di [...]

[...] di rapida rivoluzione industriale : i più giovani infatti abbandonano questo costume, ed insieme la mentalità tipica del contadino toscano, e diventano operai moderni, forse fra i più consapevoli e combattivi. In una recente « Storia del PCI », quella di Bellini e Galli, i minatori maremmani sono indicati, accanto agli operai di Sesto San Giovanni, fra le più combattive avanguardie del Partito Comunista Italiano.
12 LUCIANO BIANCIARDI CARLO CASSOLA
Una prima agitazione contro la Montecatini risale agli anni precedenti la guerra d'Africa, ed oggi se ne parla con tono di leg genda, mentre mancano del tutto documenti precisi accessibili. Ad ogni modo le cose andarono così : alla fine del '31 la Montecatini intese introdurre il sistema Bedaux, che è una specie di metodo Taylor applicato al lavoro di miniera. Ogni operazione lavorativa veniva analizzata e cronometrata : si stabiliva in questo modo un minutissimo sistema di punteggio corrispondente ad una giornata lavorativa media. Fissato un minimo di punti, le differenze in più o in meno si traducevano in multe od in premi.
Questa storia non piacque alle maestranze sin dall'inizio: le operazioni di rilevazione dei tempi vennero eseguite senza avvertire prima gli operai del motivo per cui si facevano : la presenza in galleria di due ingegneri sconosciuti, seduti in silenzio con gli occhi sui cronometri, stimolò gli operai ad una sorta di gara di velocità, contro quello che sarebbe stato il loro più elementare interesse. Inoltre i calcoli complicati sono facili a provocare, se non la frode, almeno il sospetto di essa. Gli o[...]

[...]più o in meno si traducevano in multe od in premi.
Questa storia non piacque alle maestranze sin dall'inizio: le operazioni di rilevazione dei tempi vennero eseguite senza avvertire prima gli operai del motivo per cui si facevano : la presenza in galleria di due ingegneri sconosciuti, seduti in silenzio con gli occhi sui cronometri, stimolò gli operai ad una sorta di gara di velocità, contro quello che sarebbe stato il loro più elementare interesse. Inoltre i calcoli complicati sono facili a provocare, se non la frode, almeno il sospetto di essa. Gli operai più anziani e più autorevoli protestarono col direttore, a Gavorrano, e questi li assicurò che il nuovo metodo andava bene, e che in nessun caso avrebbero avuto paghe inferiori alle solite : non pochi salari furono aumentati d'ufficio, avendo il Bedaux dato risultati inferiori, per calmare i più scontenti.
D'altra parte la crisi economica portò in quel tempo ad una diminuzione dei salari degli operai, in misura che raggiungeva persino il 28 per cento. Quando poi la razionalizzazione dei servizi portò al licenziamento di parecchie centinaia di operai, a Boccheggiano ed a Gavorrano si ebbe una vera e propria insurrezione : gli operai entrarono a forza negli uffici della direzione, sfasciando imposte e mobilio : le spese maggiori[...]

[...]amento di parecchie centinaia di operai, a Boccheggiano ed a Gavorrano si ebbe una vera e propria insurrezione : gli operai entrarono a forza negli uffici della direzione, sfasciando imposte e mobilio : le spese maggiori le fecero, com'era logico, le odiate macchine che calcolavano il Bedaux e compilavano il foglio paga; impiegati e direttori scapparono dalle finestre. Le autorità non se la sentirono di arrestare i sediziosi, anzi, furono gli stessi gerarchi fascisti del luogo ad intromettersi in favore degli operai.
I MINATORI MAREMMANI 13
Il Bedaux non superò così la fase sperimentale, e fu messo in disparte.
Durante la guerra gli operai, fra i quali le idee antifasciste erano assai diffuse, parteciparono attivamente alla lotta partigiana. Quando i tedeschi iniziarono la ritirata, per impedire azioni di sabotaggio nella miniera di Niccioleta furono disarmati i repubblichini e venne costituito un servizio di vigilanza sulle installazioni della miniera. La rappresaglia fascista fu sproporzionata e feroce : un reparto italotedesco di S.S. massacrò 83 minatori (1314 giugno 1944).
Nel dopoguerra pareva che la Montecatini si fosse fatta più aperta e comprensiva : rivalutati i salari, vennero riconosciuti i di' ritti delle commissioni interne a partecipare alla vita produttiva della miniera. Le prime avvisaglie di restrizioni sono posteriori al 18 Aprile 1948, ma diventarono più pressanti durante e dopo quella che si è chiamata la « lotta dei cinque mesi ».
Dal febbraio ai maggio 1951 tutte le organizzazioni sindacali si impegnarono in un'azione concorde per ottenere il cottimo collettivo. Era una grossa pasta, forse sproporzionata alle possibilità generali di lotta in un clima come quello dell'Italia di allora. Il fallimento dell'obbiettivo fondamentale (anche se si ottennero non trascurabili risultati marginali) segnò l'inizio della controffensiva della Montecatini. I diritti delle commissioni interne vennero lentamente ristretti. Soprattutto si provvide ad isolarle, confinando il segretario in un ufficio sorvegliato costantemente dalle guardie giurate e quindi sempre meno in grado di svolgere la sua funzione. Oggi l'operaio che vuol conferire con il segretario della C. I. deve prima ottenere l'autorizzazione del direttore. Ma soprattutto con un'azione discriminatoria nelle assunzioni, nella concessione di premi, licenze, permessi, si é mirato a stroncare la forza organizzata delle maestranze. Gli attivisti politici e sindacali sono perseguiti in vari modi : si cambia loro di frequente il posto di lavoro, li si concentra tutti nello stesso cantiere, li si esclude da premi e gratifiche, od addirittura si ricorre alla multa, alla sospensione, al licenziamento. Alla fine della lotta dei cinque mesi furon licenziati, fra
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gli altri, e per dichiarati motivi sindacali, gli operai Chedo Periccioli, Arnaldo Nannetti, Bino Malossi, Ideale Tognoni, della miniera di Boccheggiano, e i sorveglianti Lamberto Fierli ed Armelindo Prati, della miniera di Ribolla. Le motivazioni sono esplicite : « Perché si presume abbia fatto delle scritte in miniera », « per aver aderito ad uno sciopero », « per aver tenuto un'assemblea durante uno sciopero », « per essere intervenuto durante una riunione della Commissione Interna », « per aver reclamato contro un rapporto del capoguardia ».
I casi più recenti sono ancora più gravi. Otello Tacconi, operaio di Ribolla, é stato licenziato in questi mesi per aver criticato la Montecatini in un articolo di giornale. « Grave insubordinazione » afferma la società, ed aggiunge, per bocca dei suoi dirigenti, che « non è lecito sputare sul piatto nel quale si mangia ». Per lo stesso reato sono stati licenziati gli operai Arnaldo Senesi e Luigi Mezza, di Gavorrano il primo e di Monte Argentario il secondo.
La più forte repressione si realizza a Ribolla, dove ai motivi generali di malcontento si aggiunge, come abbiamo victo, la continua minaccia di smobilitazione. Un ultimo licenziamento, di 45 operai, provocó, nell'aprile del 1953, una vasta agitazione. Un gruppo di operai si cal?) nei pozzi e non volle uscir fuori. La direzione chiese l'intervento della forza pubblica, che si calò anch'essa in miniera, e, diretta dal dott. Riccardi, attuo (così si espressero allora certi giornali) la « brillante operazione » di arrestare gli operai sotto la imputazione di « violazione di domicilio ». Il Riccardi volle che gli operai uscissero dai pozzi ammanettati, « per dare l'esempio ».
La situazione sindacale dimostra una netta prevalenza della CGIL, che peraltro regredì un poco dopo la lotta dei cinque mesi. Assai scarsa la forza della CISL, assente addirittura in alcune miniere; più consistente quella della UIL.
Nelle ultime elezioni per la commissione interna, avvenute nel '52, la situazione era la seguente, nelle principali miniere:
Gavorrano: CGIL 997 voti e 5 seggi; CISL 162 voti e 1 seggio; UIL 147 voti e 1 seggio; Indipendenti 70 voti e 2 seggi;
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Niccioleta: CGIL 889 voti e 7 seggi; UIL 335 voti e 4 seggi;
Boccheggiano : CGIL 656 voti e 6 seggi; CISL e UIL unite 184 voti e 3 seggi;
Ribolla : CGIL 991 voti e 9 seggi; CISL e UIL unite 181 voti e 3 seggi;
Baccinello : CGIL 92 voti e 3 seggi; CISL 37 voti e 1 seggio; UIL 28 voti e 1 seggio;
Ravi: CGIL 236 voti e 3 seggi; UIL 54 voti e 1 seggio; CISL 14 vo[...]

[...]cheggiano : CGIL 656 voti e 6 seggi; CISL e UIL unite 184 voti e 3 seggi;
Ribolla : CGIL 991 voti e 9 seggi; CISL e UIL unite 181 voti e 3 seggi;
Baccinello : CGIL 92 voti e 3 seggi; CISL 37 voti e 1 seggio; UIL 28 voti e 1 seggio;
Ravi: CGIL 236 voti e 3 seggi; UIL 54 voti e 1 seggio; CISL 14 voti.
IV.
Opera del Riccardi è l'inclusione in miniera del « prete di fabbrica », un sacerdote che dipende dall'ONARMO, e che fa azione spirituale presso gli operai e le loro famiglie : una voce non smentita vuole che il prete di fabbrica riceva, come i tecnici e gli impiegati, il premio di produzione. Siamo casi entrati sul terreno più significativo per i profani, quello dei rapporti umani nelle miniere di Maremma; é l'aspetto più clamoroso, quello che balza evidentissimo agli occhi del visitatore.
Questa inchiesta sulle miniere maremmane é stata meno facile di quel che pub sembrare a prima vista, ed una visita ad un centro minerario é sempre, di questi tempi, una mezza avventura. Immaginiamo di andare a Ribolla, un tipico villaggio minerario le case sono sparse in disordine, senza un vero e proprio tracciato urbano, case grigie e squallide, anche quelle degli impiegati o del direttore, e l'impressione prima é che non siano mai state nuove, anche se risalgono a pochi anni or sono. Sparso qua e lá il materiale di miniera, travi, legname da armatura, e detriti, in 1lna campagna brulla, senza più una fresca nota di verde. Al centro della vita urbana la grossa e goffa costruzione littoria dello spaccio aziendale, del bar e del circolo. Per le strade polverose e diseguali, con pochi alberi, passeggiano su e giù due carabinieri col mitra a brac
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ciarm, a tratti compaiono le nere figure delle guardie giurate che scrutano il forestiero.
Alla fine dei turni sfilano a piccoli gruppi gli operai, davanti al basso magazzino delle lampade ad acetilene : un altoparlante li avverte dei pericoli della miniera, legge i motivi delle punizioni, minaccia multe. Con l'inasprimento della lotta sindacale (e quasi certamente per questo, anziché per deficienze tecniche di lavoro) vanno crescendo di anno in anno gli incidenti. A Gavorrano si sono avuti quattro morti nel 1953: si tratta degli operai Emilio Signori, Francesco Grippa, Antonio Anedda e Gino Malossi. In questo primo trimestre del '54 son morti gli operai Giacomo Petrocchi e Carlo Bartolini. Nel caso di quest'ultimo la società ha dichiarato che la morte è avvenuta per paralisi cardiaca, e quindi al di fuori della sua responsabilità. Ma il fatto é che il Bartolini era gravemente affetto da silicosi : impegnato in un lavoro pesante, con aria impura, é stato preso da uno svenimento, durante il quale é sopraggiunta la paralisi. Se nelle miniere di lignite c'é il rischio professionale dei reumatismi e degli scoppi di grisou, in quelle di pirite la silicosi é, per i minatori, praticamente inev[...]

[...] '54 son morti gli operai Giacomo Petrocchi e Carlo Bartolini. Nel caso di quest'ultimo la società ha dichiarato che la morte è avvenuta per paralisi cardiaca, e quindi al di fuori della sua responsabilità. Ma il fatto é che il Bartolini era gravemente affetto da silicosi : impegnato in un lavoro pesante, con aria impura, é stato preso da uno svenimento, durante il quale é sopraggiunta la paralisi. Se nelle miniere di lignite c'é il rischio professionale dei reumatismi e degli scoppi di grisou, in quelle di pirite la silicosi é, per i minatori, praticamente inevitabile. La silicosi é la conseguenza del lavoro sulla piastra, cioè sugli strati silicei che separano i filoni del minerale. Sotto l'azione dei perforatori si leva una gran polvere di silicio che, respirata, attacca i polmoni dei minatori provocando traumi, e preparando il terreno alla tbc. Una percentuale del 25 per cento, fra i ricoverati nel sanatorio di Grosseto, é costituita da minatori.
Anche a Ribolla gli incidenti vanno aumentando, ed il medico della società li attribui[...]

[...]scoppi di grisou, in quelle di pirite la silicosi é, per i minatori, praticamente inevitabile. La silicosi é la conseguenza del lavoro sulla piastra, cioè sugli strati silicei che separano i filoni del minerale. Sotto l'azione dei perforatori si leva una gran polvere di silicio che, respirata, attacca i polmoni dei minatori provocando traumi, e preparando il terreno alla tbc. Una percentuale del 25 per cento, fra i ricoverati nel sanatorio di Grosseto, é costituita da minatori.
Anche a Ribolla gli incidenti vanno aumentando, ed il medico della società li attribuisce ad una causa più psicologica che tecnica. In realtà i rapporti delle C. I. e delle organizzazioni sindacali han spesso denunciato come pericoloso il metodo di coltivazione a franamento e la insufficiente ventilazione delle gallerie. L'attuale direttore della miniera, che è un dirigente palesemente politico (fra l'altro la sua specializzazione é ' l'elettrotecnica, non la mineraria) é inavvicinabile. Gli Impiegati a lui sottoposti evitano di parlare, dicono che non son tenuti a dare alcuna informazione, si guardano l'un l'altro con la faccia lunga.
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La notizia che son venuti dei forestieri par che produca una sorta di paralisi : il medico della società, che pure é nostro amico, ed é s[...]

[...]inabile. Gli Impiegati a lui sottoposti evitano di parlare, dicono che non son tenuti a dare alcuna informazione, si guardano l'un l'altro con la faccia lunga.
I MINATORI MAREMMANI 17
La notizia che son venuti dei forestieri par che produca una sorta di paralisi : il medico della società, che pure é nostro amico, ed é stato nostro compagno di scuola, evita di incontrarci, e sapremo poi che si è chiuso in casa, dando ordine di non far entrare nessuno. Un giovane tecnico, iscritto al PCI, evita da mesi di in contrarsi con il segretario della sezione locale : ci dà qualche innocua informazione e si raccomanda poi che non si faccia il suo nome. In questi giorni é stato licenziato, per scarso rendimento.
Il clima della vita dei tecnici e degli impiegati é questo : scarsi i contatti e le visite reciproche, quando ci si trova, dopo il lavoro, non si parla di nulla, se non di donne, o si raccontano barzellette il più possibile anodine; da qualche tempo, fra gli argomenti da evitare, c'é anche il gioco del calcio.
Ribolla, subito dopo la fin[...]

[...]scritto al PCI, evita da mesi di in contrarsi con il segretario della sezione locale : ci dà qualche innocua informazione e si raccomanda poi che non si faccia il suo nome. In questi giorni é stato licenziato, per scarso rendimento.
Il clima della vita dei tecnici e degli impiegati é questo : scarsi i contatti e le visite reciproche, quando ci si trova, dopo il lavoro, non si parla di nulla, se non di donne, o si raccontano barzellette il più possibile anodine; da qualche tempo, fra gli argomenti da evitare, c'é anche il gioco del calcio.
Ribolla, subito dopo la fine della guerra, ebbe una brillante squadretta, che giocava nelle divisioni minori : a quel tempo infatti il direttore era un tifoso del football. Il direttore attuale non ne vuol sapere, e fa squadra langue. I tecnici e gli impiegati preferiscono il tennis, perché questo é lo sport che piace all'ingegnere, il quale ama canzonarli per la loro inabilità, quando si cimentano con la racchetta in mano. Sul lavoro poi è mordace : « All'Ente Maremma vi manderei, quello è il posto [...]

[...] infatti il direttore era un tifoso del football. Il direttore attuale non ne vuol sapere, e fa squadra langue. I tecnici e gli impiegati preferiscono il tennis, perché questo é lo sport che piace all'ingegnere, il quale ama canzonarli per la loro inabilità, quando si cimentano con la racchetta in mano. Sul lavoro poi è mordace : « All'Ente Maremma vi manderei, quello è il posto adatto per voi ». L'Ente Maremma, infatti, nel ceto medio locale, passa per una greppia che accoglie ogni sorta di inetti e di spostati.
È il clima della paura, insomma : si temono le spie, ufficiali e non ufficiali, della Montecatini. Le guardie giurate hanno anche questa funzione : un comizio, una riunione politica, anche una semplice cerimonia civile, è controllata attivamente.
Del resto la Montecatini esercita il suo controllo anche per mezzo delle forze dell'ordine pubblico : abbiamo già visto il caso di un'operazione di polizia diretta da un funzionario della Montecatini, proprio quel Riccardi che di recente ha assunto la mansione di segretario del Grupp[...]

[...]ono le spie, ufficiali e non ufficiali, della Montecatini. Le guardie giurate hanno anche questa funzione : un comizio, una riunione politica, anche una semplice cerimonia civile, è controllata attivamente.
Del resto la Montecatini esercita il suo controllo anche per mezzo delle forze dell'ordine pubblico : abbiamo già visto il caso di un'operazione di polizia diretta da un funzionario della Montecatini, proprio quel Riccardi che di recente ha assunto la mansione di segretario del Gruppo Miniere Maremma, con incarico « assistenziale ».
Riccardi é la personificazione degli attuali metodi direttivi. Si tratta di un ex comunista, membro della federazione del PCI di
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Teramo, e per tre anni segretario della Camera del Lavoro in quella città. Non è il solo caso, in seno alla Montecatini : uno degli attuali direttori generali, lo Sferza, ebbe un'importante carica sindacale nella CGIL, e fu in contatto con il Riccardi. È stato lo Sferza a mettere il Riccardi al Gruppo Maremma, con l'incarico che abbiamo detto. E Riccardi lo adempie scrupolosamente.
A Massa Marittima, che è il capoluogo della Maremma mineraria, Riccardi ha messo su una sorta di circolo culturale, aperto esclusivamente a tecnici, impiegati e ceto medio cittadino. All'attività culturale si affianca quella ricreativa, che è poi la ragione del successo del circolo fra la borghesia locale, rimasta sprovvista di un luogo di riunione, dopo la scomparsa del « circolo dei signori ».
Quanto all'attività culturale, il circolo ha allestito una piccola biblioteca, ha organizzato alcune conferenze, tenute da professori americani, da impiegati dell'USIS, da padri gesuiti, dallo stesso Riccardi, che ha parlato di Garcia Lorca. Fu organizzato un circolo del cinema, affiliato all'UICC, che proiettava film in formato ridotto; si tennero serate filodrammatiche e piccoli concerti : una o due manifestazioni al mese, e cioè un'attività culturale disorganica e frammentaria, che si è andata man mano estinguendo. La fortuna del circolo, a conti fatti, è stata affidata alle serate danzanti ed alle cene.
Lo scopo politico dell'iniziativa culturale del Riccardi è evidente: si intende rallier la borghesia locale, rastrellando quegli elementi che, in mancanza di altro, finivano col grav[...]

[...]o dell'iniziativa culturale del Riccardi è evidente: si intende rallier la borghesia locale, rastrellando quegli elementi che, in mancanza di altro, finivano col gravitare intorno al locale Circolo Minatori, fondato nel 1949, che gestisce il maggior cinema cittadino, ed organizza conferenze culturali, concerti, rappresentazioni in anteprima, sostiene un circolo del cinema, aderente alla FICC, ed ha fondato una attiva biblioteca moderna. Un complesso di attività culturale che lega ai minatori i gruppi intellettuali più provveduti e più impegnati di tutta la provincia : e la Montecatini. sa bene che questa alleanza non è senza pericolo per il suo monopolio e per i suoi metodi.
LUCIANO BIANCIARDI CARLO CASSOLA
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POSTILLAI
Stavamo correggendo le bozze di questo articolo, quando si é verificata la sciagura di Ribolla. Alle 8,17 del 4 rnaggio una tremenda esplosione di grisou ha provocato una serie di frane nei cantieri del pozzo « Camorra ». Sono morti 42 minatori.
Le inchieste giudiziaria e tecnica, volte ad accertare le cause del disastro e le eventuali responsabilità, prahaibilmente impiegheranno parecchio tempo prima di giungere a conclusioni definitive. Nd frattempo, crediamo opportuno pubblicare tre documenti, a nostro giudizio impressionanti, perché rivelano coane [...]

[...]ciagura di Ribolla. Alle 8,17 del 4 rnaggio una tremenda esplosione di grisou ha provocato una serie di frane nei cantieri del pozzo « Camorra ». Sono morti 42 minatori.
Le inchieste giudiziaria e tecnica, volte ad accertare le cause del disastro e le eventuali responsabilità, prahaibilmente impiegheranno parecchio tempo prima di giungere a conclusioni definitive. Nd frattempo, crediamo opportuno pubblicare tre documenti, a nostro giudizio impressionanti, perché rivelano coane tra le maestranze fosse diffuso id timore di quello che poi purtroppo é accaduto.
>I documenti sono:
1) una lettera del Sindacato Minatori aderente alla COIL, al Distretto Minerario di Grosseto. In questa lettera si (prospettano i periteli derivanti dai metodi dei conduzione della miniera, e in particolare dal cosiddetto metodo dei franamenti del tetto;
2) la risposta, di tono complessivamente tranquillante, del Distretto Minerario di Grosseto;
3) una seconda lettera del Sindacato Minatori, ohe si dichiara insoddisfatto dei chiarimenti forniti e ribadisce il proprio punto di vista sullo stato di pericolo esistente nella miniera di Ribolla.
RIBOLLA Ribalta, 781953
All'Ispettorato del Lavoro Roma Al Distretto Minerario Grosseto Al Signor Prefetto Grosseto All'Ufficio del Lavoro . Grosseto Alla Direzione Soc. Montecatini Alla Camera del Lavoro Grosseto Alla C. I. S. L. Grosseto
Alla U. I. L. Grosseto
Questo Sindacato, nell'informare le Autorità competenti, gli Enti, le Organizzazioni in indirizzo, sulla situazione esistente nella Miniera dei cantieri e graduale smobilitazione da parte della Soc. Montecatini della miniera stessa, nonché sulla trasgressione della legge di polizia mineraria, ed il continuo pericolo che minaccia la vita dei minatori.
SINDACATO MINATORI COMUNALE
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È bene toner conto innanzi tutto, che nella piena efficienza della miniera (febbraio 1948) erano impiegati 3.643 unità; con mezzi coercitivi e illegali adottati dalla Montecatini, si iniziò la smobilitazione ed arrivati nel mese di dicembre 1951, le maestranze erano ridotte ad un numero di 2.020 unità. Durante gli anni 1952, applicando un nuovo metodo di coltivazione non adeguato alla caratteristica tecnica della miniera, si venne ad eliminare i seguenti cantieri, con lo sperpero di un'enorme quantità di materiale e attrezzi di lavoro, e l'imprigionamento di migliaia di tonnellate di carb[...]

[...]erpero di un'enorme quantità di materiale e attrezzi di lavoro, e l'imprigionamento di migliaia di tonnellate di carbone.
Al divelló 125, pozzo Costantino, la compagnia n. 8 stata chiusa con un tappo, imprigionando diverse tonnellate di carbone e tutto l'armamento in ferro.,
Compagnia 74, chiusa con tappi e vi é rimasto, dati tecnici, il carbone che poteva dare lavoro per 5 mesi a 12 operai, un vagoncino, una cavala, un motore per tavella a scossa, tutti gli arnesi di lavoro, le rotaie di ferro, tutto l'armamento in ferro, ed un urgano Pomrini.
Compagnia 75, imprigionando un vagoncino, le rotaie ove scorre i'l vagoncino, tutti gli arnesi di lavoro e tutto l'armalmento im ferro.
Al divello 154125
Compagnia 2.1 chiusa con tappi dove da calcoli di tecnici competenti, vi é la possibilità .di lavoro per 126 operai per un periodo di circa 6 mesi. Pozzo n. 2 livello 110
Compagnia n. 4 chiusa con tappo ove vi sono rimasti chiusi centinaia di tonnellate, di carbone, e tutto l'armamento .im ferro.
Questi sono i cantieri chiusi di maggior rilievo, senza contare l'e altre decine chiusi per esaurimento nell'anno 1952.
Conseguentemente, attraverso piani ben prestabiliti si licenzia altre centinaia di lavoratori, arrivando nel dicembre 1952 con soli 1.700 unità lavorative nella miniera.
Evidentemente quest'azione continua nel susseguirsi del 1953, dove per l'assoluta incapaci[...]

[...] 4 chiusa con tappo ove vi sono rimasti chiusi centinaia di tonnellate, di carbone, e tutto l'armamento .im ferro.
Questi sono i cantieri chiusi di maggior rilievo, senza contare l'e altre decine chiusi per esaurimento nell'anno 1952.
Conseguentemente, attraverso piani ben prestabiliti si licenzia altre centinaia di lavoratori, arrivando nel dicembre 1952 con soli 1.700 unità lavorative nella miniera.
Evidentemente quest'azione continua nel susseguirsi del 1953, dove per l'assoluta incapacità tecnica della Direzione locale, spesso in contrasto con i subordinati tecnici che operano nella miniera, si vuole insistere nella condizione dei lavori dimostrata inefficente e dannosa al buon andamento della miniera, od allora si è dovuta riscontrare la chiusura di altri cantieri qui sotto elencati, con la diminuzione del personale che attualmente consiste nel!l'impiego di 1.420 unità. Infatti nel corso degli ultimi mesi, altri importanti cantieri di lavoro si sono chiusi, ed ultimamente, precisamente il giorno 3031 luglio si chiudevano i lavori delle compagnie 255951 lasciando imprigionato una quantità enorme di carbone.
In pr[...]

[...] unità. Infatti nel corso degli ultimi mesi, altri importanti cantieri di lavoro si sono chiusi, ed ultimamente, precisamente il giorno 3031 luglio si chiudevano i lavori delle compagnie 255951 lasciando imprigionato una quantità enorme di carbone.
In procinto di chiudere sono i cantieri dove lavorano le compagnie 20 e 70 ed anche queste sono in piena coltivazione.
Si sa inoltre che mentre si sano chiusi tutti i succitati cantieri di lavoro, nessun provvedimento viene preso dalla Società per la preparazione di nuovi
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cantieri onde assicurare la continuità del lavoro defile maestranze attuallnente occupate.
Di fronte a questa realtà di fatto, i (lavoratori si domandano se questa è un piano prestabilito dalla Soc. Montecatini con l'incondizionato appoggio di chi dovrebbe impedirlo; é esclusivamente arbitrio della Montecatini, oppure incapacità tecnica della Direzione della Miniera?
In quest'ultimo caso perché non si applica da parte degli Uffici competenti l'art. 16 della legge„ di polizia mineraria?
È indubbio che questa politica di smobilitazione graduale e di male conduzione tecnica della miniera, si ripercuote nel [...]

[...]tare un problema scottante e permanente che ogni giorno minaccia la vita del minatore.
Basta riportarsi agli infortuni verificatisi nel 1952, che sono stati pari a n. 600 gravi, can una percentuale di aumento, rispetto agli anni precedenti del 42,8 %, ed a si 2400 infortuni leggeri con una percentuale di aumento del 33,33%.
In questi ultimi mesi il numera degli infortuni 'gravi è notevolmente aumentato, proprio in virtù del conpleto disinteressamento da parte della Direzione locale, nell'incolumità del personale, infrangendo nella sua totalità la legge di polizia mineraria.
infatti la dimostrazione più esatta si pub avere riferendosi al mese di luglio u. s. nel quale sono accaduti un numero rilevanti di infortuni, e fra questi alcuni gravissimi con piena responsabilità della Direzione Montecatini, ed ecco i :dati :il giorno 5 luglio l'operaio Nelli Guido venne colto da sfiati di ossido carbonico, mentre era intento ad impedire il divamparsi di un fuoco perché sprovvisto o non sufficientelmente fornito di mezzi di protezione, come dall'art. 38 della legge di polizia mineraria; é finito al manicomio. Il giorno 15 dello stesso mese gli operai Pallini Giovanni e Bianciardi Aroldo, rimanevano infortunati gravi, specie questo ultimo per lo scoppio di griso:u per negligenza tecnica, essendo adibiti in un 'lavoro a sfondo cieco con scarsissima ventilazione artificiale in contrasto con l'art. 27 della sutmmenzionata 'legge che asserisce che tutti 'i lavoratori sotterranei devono essere convenientemente ventilati.
Il 29 luglio l'operaio Corbelli Gennaro, lavorante nella compagnia 58, veniva colto da sfiato di ossido di carbonio, e mentre era intento a scendere le scale del fornello perdeva le proprie forze e precipitava nel vuoto. Questo lavoro era stato 10 giorni prima denunciato pericoloso dalla commissione interna alla direzione della Montecatini e dalle Organizzazioni Sindacali della C. G. I. L. e U.I. L. al Distretto Minerario, in quanto si trattava di un fornello di circa 30 metri senza alcun palchetto di protezione, contra stante con l'art. 10 della suddetta legge.
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Questo é quanto é accaduto nell'ultimo mese, con gravi responsabilità della Direzione della Montecatini e che deve ,preoccupare gli Enti interessati per un immediato intervento, onde eliminare queste infrazioni della legge e garantire l'incolumità del personale mediante una migliore conduzione tecnica della miniera, nuovo metodo di coltivazione ed abolizione dei franamenti, l'abolizione dei cantieri di produzione a sfondo cieco, con scarsa e addirittura insufficiente ventilazione artificiale contrastante con l'art. 27 della flagge, tanto più perché valila totalità di questi cantieri si riscontra la presenza di gas esplodente, l'applicazione d&Wart. 28 per rendere indipendente la ventilazione di ogni cantiere, mentre attualmente con una[...]

[...]ne ed abolizione dei franamenti, l'abolizione dei cantieri di produzione a sfondo cieco, con scarsa e addirittura insufficiente ventilazione artificiale contrastante con l'art. 27 della flagge, tanto più perché valila totalità di questi cantieri si riscontra la presenza di gas esplodente, l'applicazione d&Wart. 28 per rendere indipendente la ventilazione di ogni cantiere, mentre attualmente con una sola ventola respirante, in molti casi, il riflusso di .altri lavori, si fornisce l'aria a 3 compagnie, la riparazione e l'allargamento delle gallerie di transito come dall'art. 1° parte 3a della Legge, mentre attualmente la possibilità di salvarsi in caso della fuga di un vagoncino, ma addirittura in alcune di queste sono costretti a passare carponi.
L'applicazione dell'art. 10 parte la che ammette i pozzi, le gallerie e gli scavi in genere, debbono essere solidamente armati o rivestiti quanto la natura della roccia 110 richieda.
Il rispetto dell'art. 35 dove ammette che nella miniera o cave sotterranee nessun lavoro di scavo, armature, riernipíhnenti ecc. potrà mai essere affidato ad un solo operaio, ma ce ne vorranno sempre due almeno, mentre la Soc. Montecatini di questo non ne tiene conto ed in molti casi agli operai viene imposto di lavorare isolati.
Ed in più l'applicazione ddlll'art. 41 che asserisce che tutte le disposizioni preventive degli infortuni contenuti nelle leggi e nei regolamenti generali e speciali, dovrà essere approvato e controfirmato da` ff Ingegnere delle miniere del Distretto Minerario, e rimane quindi affisso nei locali frequentasi dagli operai.
Questa é la situazione della Miniera di Ribolla, resa precaria dal metodo di coltivazione, per insufficienza di capacità tecnica da parte della Direzione, queste sono le disagiate condizioni in oui gili operai sono costretti a lavorare sotto 40 gradi di calore, e minacciati ad ogni istante dal pericolo dell'infortunio e della morte che in agguato li attende nei cantieri malsani della miniera.
Di fronte a questa situazione ed alle aperte violazioni della Legge, richiamiamo l'attenzione delle Autorità, iddllVIspettorato del lavoro e 'in special modo del D[...]

[...], queste sono le disagiate condizioni in oui gili operai sono costretti a lavorare sotto 40 gradi di calore, e minacciati ad ogni istante dal pericolo dell'infortunio e della morte che in agguato li attende nei cantieri malsani della miniera.
Di fronte a questa situazione ed alle aperte violazioni della Legge, richiamiamo l'attenzione delle Autorità, iddllVIspettorato del lavoro e 'in special modo del Distretto Minerario perché si interponga presso la Soc. Montecatini affinché siano rispettate le Leggi vigenti di polizia mineraria, e si garantisca la continuità della miniera, con nuovi criteri tecnici, produttivi, salvaguardando l'incolumità del personale ed incrementando 1'occupazione di mano d'opera per il bene dell'economia provinciale e nazionale a beneficio della nazione e di tutto il popolo.
p/la Segreteria: BEM DUILIO
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CORPO DELLE MINIERE
DISTRETTO DI GROSSETO
Prot. n. 3999 Grosseto, 29 Ottobre 1953
Oggetto: La situazione della miniera
di Ribolla e la sicurezza nelle miniere.
A S, E. Il Prefetto de[...]

[...]o la Soc. Montecatini affinché siano rispettate le Leggi vigenti di polizia mineraria, e si garantisca la continuità della miniera, con nuovi criteri tecnici, produttivi, salvaguardando l'incolumità del personale ed incrementando 1'occupazione di mano d'opera per il bene dell'economia provinciale e nazionale a beneficio della nazione e di tutto il popolo.
p/la Segreteria: BEM DUILIO
I MINATORI MAREMMANI 23
CORPO DELLE MINIERE
DISTRETTO DI GROSSETO
Prot. n. 3999 Grosseto, 29 Ottobre 1953
Oggetto: La situazione della miniera
di Ribolla e la sicurezza nelle miniere.
A S, E. Il Prefetto della provincia di Grosseto
ep.c.
Al Ministero dell'Industria e del Commercio
Direzione Generale delle Miniere
Ispettorato Tecnico Roma.
All'U~zcio Provinciale del Lavoro Grosseto
All'Associazione degli Industriali e Grosseto
Alla Camera Sindacale Provinciale (U. I. L.) Grosseto
All'Unione Sindacale Provinciale (C.S.I.L.) Grosseto
Alla F.I.L.I.E. Federazione Provinciale Grosseto
Al Sindaco del Comune di Roccastrada
Al Sindacato minatori aderente alla C.G.I.L. Ribolla
Con riferimento allarichiesta delll'Erc. Vostra e al recente interessamento di organi sindacali e della stampa relativamente alla situazione nella Miniera di Ribolla e alla sicurezza nelle miniere della Provincia, lo scrivente si pregia di fornire le seguenti notizie.
MINIERA DI RIBOLLA
La produzione e la mano d'opera. — 11 rendimento delle miniere di lignite e di carbone di tutto il mondo si avvicina alla tonnellata/.uomo/giorno o la supera anche sensibilmente.
Infatti dalle riviste e libri reperibili in questo ufficio si ricavano i dati della tabella seguente.
Rendimento in Kg : uomo giorno
u ti U. S. A.
Anni Ribolla Sarre ,° '' Paesi
o Bass[...]

[...]scrivente si pregia di fornire le seguenti notizie.
MINIERA DI RIBOLLA
La produzione e la mano d'opera. — 11 rendimento delle miniere di lignite e di carbone di tutto il mondo si avvicina alla tonnellata/.uomo/giorno o la supera anche sensibilmente.
Infatti dalle riviste e libri reperibili in questo ufficio si ricavano i dati della tabella seguente.
Rendimento in Kg : uomo giorno
u ti U. S. A.
Anni Ribolla Sarre ,° '' Paesi
o Bassi . Antracite

w
Carb. Bit.
U Lignite
1945 179 733 755 617 1020 2790 5780
1946 229 834 601 939 1050 2840 6300
1947 264 868 597 1120 1090 2780 6420
1948 293 764 618 1326 1130 2810 6260
1949 322 845 711 1047 1180 2870 6430
1950 342 960 779 1426 1210 2830 6770
1951 314 1043 858 1420 1230 2970 7040
1952 441 1037 906 — 1210 — —
24 LUCIANO BIANCIARDI CARLO CASSOLA
Risulta che dei paesi stranieri citati nella tabella stessa solo nelle mi. niere di combustibili francesi si ha un rendimento inferiore ai 1000 Kg./uomo/giorno per arrivare sino alla gigantesca cifra di oltre 7000 Kg./uomo/ giorno nelle miniere di lignite U.S.A.
Di fronte a questa situazione, al principio del 1952 la produzione di Ribolla era di circa 300 Kg./uomo/giorno, vale a dire che su una tonnellata gravava l'Importo di 3,3 giornate di manodopera, ossia una sornima già da sola superiore ad prezzo idi vendita della (lignite.
La Soc. Montecatini prospettò allo scrivente all'inizio del 1952 la situazione e chiese di essere autorizzata ad esperimentare un nuovo metodo di coltivazione che avrebbe dovuto permettere di aumentare i'l rendimento e di diminuire le spese in modo di raggiungere per lo meno l'obbiettivo di una minore perdita dell'esercizio. Si trattava di un metodo per cantieri a fondo cieco e franamento del tetto, già sanzionato da una gigantesca applicazione in Francia nella miniera di Montrambert con lavori profondi m. 700 e stranamente analoga a quella di Ribolla, quanto alla irregolarità del giacimento, a grandezza delle spinte dei terreni ed incendiabilità del carbone. Lo scrivente autorizzò l'e[...]

[...]vo sistema e convinto di contribuire al mantenimento in vita della miniera. Naturalimente durante l'esperimento di applicazione, che si considera ancora in atto (due anni non si considerano in genere sufficienti per mettere a punto un nuovo metodo di coltivazione in una miniera) c'è stato bisogno di qualche adattamento e si è manifestato qualche inconveniente che è stato subito eliminato o è in corso di eliminazione (per gli incendi) ma in complesso d'esperimento è riuscito e, senza nessun inconveniente per la sicurezza (si tornerà su questo argomento più avanti) si è potuto portare la produzione a 441 Kg./uomo/giorno nel 1952 e 545 Kg. nel 1953 (media dei primi 9 mesi).
I'l miglioramento è stato in parte dovuto all'abolizione dei servizi delle ripiene (cava esterna, trasporto in sotterraneo e messa in opera, manutenzione delle gallerie di testa) in parte alle caratteristiche del nuovo metodo e un poco infine all'alleggerimento di personale esuberante all'esterno.
Id miglioramento è stato modesto e il rendimento idi Ribolla é ancora basso (non solo rispetto a quello delle miniere straniere ma anche a quello delle analoghe del Distretto) pero ha permesso da continuazione del lavoro. Lo sforzo fisico del singolo operaio è rimasto lo stesso.
È stato scritto che il nuovo metodo di coltivazione è contrario alla legge perché a fondo cieco ed irrazionale in una miniera di carbone ,perché a franamento.
La difficoltà del fondo cieco è facilmente superata con una sufficiente ventilazione forzata; quanto ad franamento non solo esso é usato in altre
I MINATORI MAREMMANI 25
miniere di carbone italiano (si cita ad esempio il Valdarno) ma ha larga diffusione all'estero.
Un dato in proposito è quello relativo alle miniere di combustibili fossili francesi per il 1951 (dato più recente disponibile) nelle quali viene estratto 11 30,1 % dol carbone con metodi a ripiena completa, il 9,7 % con metodi a ripiena parziale, il 52,6 % con franamento del tetto e il 7,6 % per pilastri
abbandonati ecc.
Ventilazione. — Si é accusato in più occasioni la direzione della miniera di avere alcuni cantieri a ventilazione non indipendente e si è scritto che in tal modo si contravviene falPart. 28 del regolamento di Polizia mineraria 1907, n. 152. Neo riprodurre l'articolo che suona: «Nel'le miniere con sviluppo di gas infiammabile od esplodente ed i[...]

[...]ti ecc.
Ventilazione. — Si é accusato in più occasioni la direzione della miniera di avere alcuni cantieri a ventilazione non indipendente e si è scritto che in tal modo si contravviene falPart. 28 del regolamento di Polizia mineraria 1907, n. 152. Neo riprodurre l'articolo che suona: «Nel'le miniere con sviluppo di gas infiammabile od esplodente ed in quelle ove il minerale è soggetto ad incendiarsi, debbono adottarsi tutte k disposizioni necessarie a rendere, per quanto è possibile, indipendente la ventilazione di ogni singolo cantiere », anche nei giornali è stato omesso l'inciso « per quanto è possibile » con ,ii quale la presunta infrazione cade. Infatti la prevista eventuale impossibilità non deve intendersi dal punto di vista tecnico (perché tecnicamente è sempre possibile creare 'un circuito indipendente per ogni cantiere) ma solo dal punto di vista economico, e Ribolla, miniera passiva, non può essere gravata ditte lo strettalmente necessario compatibile con la sicurezza. Del resto l'inconveniente, the si è presentato in alcuni cantieri nelle zone vecchie di coltivazione (es. zona di coltivazione dell massiccio di protezione .del pozzo n. 7 e zone contigue) ove cantieri del tipo nuovo a fondo cieco si sono inseriti fra la zona di coltivazione ripiena per lo spoglio dei pilastri, sparirà nel prossimo futuro nedle zone nuove.
Infatti per es. sono stati creati con ventilazione indipendente i cantieri 71, 72, 73, 74, della zona del divello 225 e così, nasceranno gli altri cantieri, salvo qualche eventuale difficoltà per ora non prevedibile.
È doveroso far rilevare che i tracciamenti per la ventilazione indipendente sono stati iniziati mesi prima che fosse stata segnalata la presunta infrazione.
Incendi. — Il carbone di Ribolla, ricco di materie volatili e con presenza di pirite sotto forma di sottili placcature, è facilmente incendiabile e la situazione (già pesante da questo punto di vista) minaccia di diventare ancora peggiore nel prossimo futuro perché nella parte sud del giacimento, dove si indirizzano i nuovi lavori, la lignite è particolarmente ricca di pirite e di materie volatili. Si sono avuti infatti incendi anche in semplici gallerie idi tracciamento nel vergine che avanzavano a tre turni giornalieri e si citano i seguenti es.: tutti della zona sud, Camorra: discenderia 31; traversa 14; traversa 10; (con due fuochi) rimonta 12; rimonta 13; due fuochi nelle due rimonte 19; ecc.
26 LUCIANO BIANCIARDI CARLO CASSOLA
Non si .pub fare addebito di questa situazione alla direzione della miniera, la quale continua a fare [...]

[...]cimento, dove si indirizzano i nuovi lavori, la lignite è particolarmente ricca di pirite e di materie volatili. Si sono avuti infatti incendi anche in semplici gallerie idi tracciamento nel vergine che avanzavano a tre turni giornalieri e si citano i seguenti es.: tutti della zona sud, Camorra: discenderia 31; traversa 14; traversa 10; (con due fuochi) rimonta 12; rimonta 13; due fuochi nelle due rimonte 19; ecc.
26 LUCIANO BIANCIARDI CARLO CASSOLA
Non si .pub fare addebito di questa situazione alla direzione della miniera, la quale continua a fare esperimenti per trovare il modo migliore per combattere gli incendi ohe si manifestano, ed è noto a tutti coloro che hanno lavorato in passato a Ribolla ohe la situazione attuale per i fuochi è migliore di quanto non fosse anni addietro.
Temperatura nei cantieri. — È stato scritto che la temperatura nei cantieri di Ribolla raggiunge i 42°. Questa temperatura è stata effettivamente raggiunta nell'ultimo tracciamento verso sud, n, 31, al pozzo Camorra, nel mese di Luglio u. s. Non avendo modo di ridurre l'inconveniente la dire zione fece sospendere il tracciamento ed iniziare una galleria che lo raggiungerà e formerà un nuovo circuito di ventilazione per effetto del quale la temperatura in tutta la zona sarà sensibilmente ridotta. Per il resto la temperatura media estiva dei cantieri è quella di 32° 35° con qu[...]

[...] lo raggiungerà e formerà un nuovo circuito di ventilazione per effetto del quale la temperatura in tutta la zona sarà sensibilmente ridotta. Per il resto la temperatura media estiva dei cantieri è quella di 32° 35° con qualche punta di 37°. Queste cifre sono state ricavate dallo scrivente consultando in miniera il registro temperature, le cifre del quale sono determinate in contradditorio tra i rappresentanti della direzione e gli operai interessati per la liquidazione del premio per la temperatura.
Anche i1 problema delle temperature, più volte agitato recentemente, è previsto nel contratto nazionale di lavoro per gli operai addetti all'industria mineraria e l'ultimo accordountervenuto in proposito per Ribolla fra i rappresentanti degli industriali e i sindacati operai è quello del 17 Luglio 1951. In detto accordo sono stati stabiliti i premi per le temperature grado per grado dal 29° a 37°, nonché oltre i 37° ed è stata inoltre prevista una maggiorazione speciale per i lavori eseguiti in condizione di particolare disagio tra cui è [...]

[...]aria e l'ultimo accordountervenuto in proposito per Ribolla fra i rappresentanti degli industriali e i sindacati operai è quello del 17 Luglio 1951. In detto accordo sono stati stabiliti i premi per le temperature grado per grado dal 29° a 37°, nonché oltre i 37° ed è stata inoltre prevista una maggiorazione speciale per i lavori eseguiti in condizione di particolare disagio tra cui è compreso lo spegnimento degli incendi.
Preparazioni. — Si è asserito in più occasioni che le preparazioni a Ribolla sarebbero insufficienti a mantenere per il futuro l'attuale ritmo di produzione. Dopo quanto si è detto per gli incendi che si sviluppano anche in gallerie nel vergine e aggiungendo che forti pressioni interessano le gallerie di Ribolla, è facile rendersi conto del fatto che, anche volendolo non si potrebbero tracciare delle gallerie di preparazione con forte precedenza sull'apertura dei cantieri.
Tenuto conto di quanto sopra si considera soddisfacente l'entità dei tracciamenti eseguiti nei primi nove mesi del corrente anno (m. 1326 in carbone, m. 1701 in sterile nonché assaggi con m. 1395 di sondaggi interni) secondo un programma approvato da questo Ufficio e dal superiore Ministero.
Chiusura dei cantieri. — I focolai di incendio che si sviluppano obbligano :a chiudere continuamente dei cantieri creando un tappo stagno nel fornello di ingresso. Per mancanza di aria, o con iniezioni di fango o di cemento il fuoco vien spento e allora il cantiere viene riaperto e il lavoro proseguito. Un solo cantiere, quello della compagnia 8075 della zona Costan
tino, incendiato nell'estate del 1952, riaperto nel gennaio 1953 e incendiatosi di nuovo quasi subito, è stato definitivamente chiuso abbandonando in esso due passate. per circa 1200 tonnellate di lignite.
Tutti gli altri sono stati proseguiti fino in fondo, quindi non risponde a verità l'asserzione che a Ribolla si chiudono i cantieri per incendi senza aprirne dei nuovi, come dimostra del resto il fatto che la produzione mende si mantiene costante. Il materiale di cantiere viene parzialmente ricuperato prima della chiusura (per quel che è possibile senza compromettere la sicurezza e senza fare perdere tempo the favorirebbe l'estendersi del fuoco) e per il resto viene recuperato alla ripresa. Anche per questo argomento è doveroso fare osservare che gli incendi e la chiusura di cantieri sono un malcomune alle miniere di carbone di tutto il mondo e così sono frequenti le perdite di quantitativi ingenti di carbone. In Francia, per esempio, nel 1951, sono state compromesse nella chiusura di cantieri incendiati tonnellate 207.050 di carbone (si cita l'ultimo dato reperibile nelle statistiche). Dinanzi a questa cifra e pur considerando che una parte di detto tonnellaggio sarà probabilmente stata recuperata in seguito si riduce alle sue reali modeste proporzioni ill tonnellaggio perduto a Ribolla, quantitativo che corrisponde alla produzione di due soli giorni delllla miniera.
Smobilitazione delle miniere. — Alla fine dell'ultima guerra mondiale la miniera di Ribolla era rimasta l'unica dell gruppo MontecatiniMaremma in piena attività perché i suoi impianti eran[...]

[...] di detto tonnellaggio sarà probabilmente stata recuperata in seguito si riduce alle sue reali modeste proporzioni ill tonnellaggio perduto a Ribolla, quantitativo che corrisponde alla produzione di due soli giorni delllla miniera.
Smobilitazione delle miniere. — Alla fine dell'ultima guerra mondiale la miniera di Ribolla era rimasta l'unica dell gruppo MontecatiniMaremma in piena attività perché i suoi impianti erano usciti quasi indenni all passaggio del fronte. Fu allora che per non disperdere mano d'opera specializzata e per lenire la disoccupazione, la Soc. Montecatini fece affluire operai a Ri bolla dalle altre miniere del gruppo ed anche dalla miniera di Grottaôalda (Sicili a) della stessa Società. Per questo le maestranze di Ribolla hanno raggiunto i1 massimo di circa 3500 unità nel 1947. Già nel '48 pero comincio la flessione del personale sia per il ritorno di molte unità alide miniere di provenienza sia per necessario adeguamento alle minori possibilità di vendita della lignite, entrata in crisi nel 1948, sempre meno richiesta per la concorrenza del carbone estero e per la trasformazione a nafta di molti impianti che usavano lignite.
La sicurezza nelle miniere della Maremma. — L'industria mineraria è quella che in tutto .il mondo presenta 'gli indici di frequenza e di gravità fra i più alti di tutte le industrie. È quindi facile prevedere che vi saranno infortuni ed altrettanto facile è atteggiarsi a censori dopo che un infortunio è avvenuto, dicendo che do si era previsto e segnalato alle autorità competenti. +I1 persistere degli in[...]

[...]lti di tutte le industrie. È quindi facile prevedere che vi saranno infortuni ed altrettanto facile è atteggiarsi a censori dopo che un infortunio è avvenuto, dicendo che do si era previsto e segnalato alle autorità competenti. +I1 persistere degli infortuni nelle miniere di tutto il mondo malgrado gli sforzi per combatterli, sta a dimostrare la ineluttabilità del fenomeno e di questo fanno fede gli indici riportati nella tabella seguente; pure essi estratti da libri e riviste reperibili in questo ufficio.
28 LUCIANO BIANCIARDI CARLO CASSOLA
Numero dei morti ogni 3.000.000 di giornate lavorative:
Totale miniere provincia di Totale Francia Sarre Paesi Bassi Inghilterra U. S. A.
Grosseto Italia tutte 0 Miniere co Miniere
le miniere ïn di carbone öo di carbone
Anni Miniere Miniere Tot. minie re escluso .▪ ~ sferro e carb. miniere di carbone Miniere di antracite Min di carI bone bitu
di ferro di carbone w min. e lig.
e lignite
1946 3,3 16,7 15,7
1947 11,5 16,5 20 14 9,2 11,4 9,5 10,1 27,6 30,4
1948 4,6 9,6 17 11,4 11,7 14,9 4,5 7,5 22,1 29,2
1949 6,1 13,5 17,5 8,3 6,2 9 3,6 7,5 20,5 22,2
1950 10,0 13,8 19,2 10,9 11,0 10,2 4,4 8,1 17,9 22,2
1951 6,3 21,7 9,1 10,9 7,8 5,3 7,9 22,4 25,9
1952 3,1 24,6 9,1 14,8 12,7
Si [...]

[...]0 14 9,2 11,4 9,5 10,1 27,6 30,4
1948 4,6 9,6 17 11,4 11,7 14,9 4,5 7,5 22,1 29,2
1949 6,1 13,5 17,5 8,3 6,2 9 3,6 7,5 20,5 22,2
1950 10,0 13,8 19,2 10,9 11,0 10,2 4,4 8,1 17,9 22,2
1951 6,3 21,7 9,1 10,9 7,8 5,3 7,9 22,4 25,9
1952 3,1 24,6 9,1 14,8 12,7
Si deve con vera gioia constatare la soddisfacente situazione della Italia rispetto a quella dei principali paesi minerari del mondo e la lusinghiera situazione dalia provincia di Grosseto rispetto alle medie italiane. L'annc corrente stato purtroppo finora particolarmente sfavorevole, per i molti infortuni che si sono dovuti registrare, ma è da sperare che si tratti di un anno eccezionale, analogamente a quanto si é avuto nel 1950 e nel 1947.
Con questo si ritiene di poter affermare che si é fatto il possibile da parte delle direzionidelle miniere e di questo ufficio per contenere il fenomeno infortunistico, e si è lieti di comunicare che, nel piano di lotta contrc gli infortuni, la società Montecatini ha istituito un ufficio sicurezza di gruppo, diretto da un ingegnere coadiuvato da periti minerari dislocati in ogni miniera. È lecito sperare risultati brillanti, che peró potranno essere sensibili solo a scadenza di almeno run armo o due.
A proposito della sicurezza del metodo di coltivazione di Ribolla, malgrado le maestranze non fossero (meno poche unità) abituate con metodi a franamento del tetto e malgrado altre innovazioni siano state introdotte in miniera fra cui quella molto importante dille armature metalliche, in due amni non si é dovuto registrare nessun infortunio mortale e solo pochi con degenza superiore ai 30 giorni. L'infortunio mortale di oui é stato vittima ii giorno 12 settembre u. ,s. l'operaio Pisani Ersnanno deceduto sotto una frana é avvenuto in un tracciamento iniziale di cantiere, quindi praticamente in una normale galleria.
Conclusioni. Lo scrivente ritiene di aver fornito all'E. V. elementi sufficienti per dimostrare che egli segue da vicino la vita delle miniere avendo di mira uno scopo fondamentale la sicurezza del personale e un altro scopo pure importante ma subordinato a1 precedente la razionale
I MINATORI MAREMMA[...]

[...]clusioni. Lo scrivente ritiene di aver fornito all'E. V. elementi sufficienti per dimostrare che egli segue da vicino la vita delle miniere avendo di mira uno scopo fondamentale la sicurezza del personale e un altro scopo pure importante ma subordinato a1 precedente la razionale
I MINATORI MAREMMANI 29
coltivazione dei giacimenti — sempre nel rispetto delle leggi vigenti. Si augura che l'E. V. ritenga soddisfacenti i risultati raggiunti e assicura che saranno intensificati gli sforzi per garantire al massimo la vita dei lavoratori, facendo presente che nelle miniere l'imponderabile ha sempre costituito e costituirà, purtroppo, un fattore che non pub essere trascurato.
L'INGEGNERE CAPO Tullio Seguiti
SINDACATO COMUNALE MINATORI
RIBOLLA Ribolla 18111953
Al Distretto Minerario di Grosseto
e p. c.
Al Ministero Industria e Commercio
Direzione Generale delle Miniere
Ispettorato tecnico Roma
Al Sig. Prefetto della Provincia Grosseto
All'Ufficio Provinciale Lavoro Grosseto
All'Associazione Industriali Grosseto
Alla U. I. L. Grosseto
Alla C. I. S. L. Grosseto
Al Sindaco del Comune di Roccastrada
Ci sentiamo, da parte nostra, in dovere di rispondere e chiarire le errate affermazioni fatte da Codesto Distretto Minerario, nel documento inviato al Signor Prefetto, ad altri uffici ed a noi per conoscenza, riguardante la situazione nella miniera di Ribolla. Questo perché riteniamo che quanto andremo ad esporre, possa rendere chiara visione agli organi a cui la presente diretta e soprattutto a Codesto distretto, di come realmente stanno le cose ndlla miniera di Ribolla.
La produzione e la mano d'opera. — La produzione nella miniera di Ribolla nel 19421951:
1942 1951 Di$erenza
Dipendenti in forza . 1.700 2.020 + 320
Media presenze giornaliere 1.450 1.620 + 170
Rendimento coltivazione Kg. 1.200 1.900 + 700
Rendimento globale miniera . Kg. 550 420 —130
Produzione mensile . . T. 19.000 16.000 — 3.000
Operai addetti preparazione nuovi n. 200 90 —130
cantieri .
30 LUCIANO BIANCIARDI CARLO CA[...]

[...]ontro, ill rendimento di coltivazione, che nel 1942 era di 1.200 Kg. nel 1951 è salito a Kg. 1.900.:
Qui sorge spontanea la domanda: perché mentre il rendimento individuale di coltivazione è aumentato rispetto al 1942 di Kg. 700 a uolmo, il rendihnento globale è diminuito?
La risposta è semplice come lo dimostrano i dati suddetti. 11 personale addetto ai fronti di abbattimento era nel 1942 del 46 %, mentre nel 1951 era del 24 %; se invece ci fossero stati cantieri sufficienti per poter mettere i1 35 % del personale alla coltivazione il rendimento globale di 550 Kg. nel 1942 sarebbe salito a 665 nel 1951.
Analoga situazione rimane nell mese di luglio 1953:
Dipendenti in forza . n. 1.414
Media presenze giornaliere n. 1.050
Rendimento coltivazione ▪ Kg. 2.008
Rendilmento globale miniera . » 535
Produzione mensile T. 13.500
Operai addetti fronti abbatt.. 20%
Operai addetti alla preparazione nuovi cantieri n. 20
Ciò dimostra in primo luogo che non è vero che i lavoratori non rendono, poiché .il loro rendimento è quasi raddoppiato [...]

[...]ra sui 3637 gradi. È facile quindi, a chiunque abbia un minimo di conoscenza del lavoro della miniera, comprendere a quale estenuante fatica i minatori siano sottoposti.
E dimostrato altresì che l'aumento della produzione e di conseguenza la diminuzione del costo si pub avere, non con il nuovo sistema di coltivazione a franamento, ma bensì con l'apertura di nuovi cantieri ed il conseguente aumento del personale ai fronti di abbattimento.
È da osservare infine che il vostro riferimento del rendimento della miniera di Ribolla a quello di miniere estere, non ha nessun fondamento logico perché non tiene 'conto nè degli elementi esposti, né di altri, quali le caratteristiche .del giaciinento, da quantità e la qualità di meccanizzazione e di attrezzatura. Si consideri ad esempio che rendimenti di 7.000 Kg. uomogiorno si ottengono negli USA nelle miniere a cielo aperto dove la estrazione si effettua con draghe.
Ventilazione. — Si asserisce nel documento che, se a Ribolla esistono cantieri a fondo cieco, questa difficoltà è facilmente superata da una sufficiente ventilazione forzata, mentre non solamente in diversi cantieri, una
I MINATORI MAREMMANI 31
sola ventola deve fornire aria a più compagnie, ma ill fatto più grave è che queste ventole nella quasi totalità risucchiano il riflusso di altri cantieri come avviene ,per esempio al livello 225 del pozzo Raffo, diramato in due gallerie dove una di queste si alimenta di aria naturale proveniente dalia rimonta staccata al' livello 260, ove in cima è situato ill cantiere dellla compagnia 21. Pertanto, solo questo ha l'aria indipendente, mentre le compagnie 20,25 e 59 bis, situate nella stessa zona, devono prendere il riflusso e cioè la 20 quello della 21, la 25 quello della 20 e 21, la 59 quello dalia 25,20 e 21 e così dicasi per le compagnie 71727374 situate nella stessa zona e, citate come esempio nel documento.
Analoga situazione esiste in diversi altri cantieri della miniera e questo non comporta solo il forte disagio ai lavoratori ma se, come è possibile, dovesse verificarsi uno scoppio di grisou in uno di questi cantieri per il collegamento d'aria come sopra decritto, ila esplosione si propagherebbe a tutti gli altri, con l'inevitabile morte degli operai che vi lavorano.
In riferimento poi all'art. 28 della (legge idi polizia mineraria 1907 n. 152, messo in risaltò nel documento, per la frase contenuta nello stesso, « PER QUANTO È POSSIBILE », vorremmo osservare che il «QUANTO È POSSIBILE » non è riferito alle possibilità dal punto di vista economico, ma alle possibilità tecniche come tutta la legge è inspirata. Perciò, riconosciute da codesto Distretto le possibilità tecniche, non rimane che far applicare la 'legge.
Incendi. — Si dice che gli incendi nella miniera di Ribolla sono sempre esistiti in ànisura maggiore di quella attuale, imputando questo alla natura del carbone ricco di materie volatili e con presenza di pirite sotto forma di sottile placcatura. Teniamo innanzi tutto ad osservare che nella miniera di Ribolla, mai si sono avuti incendi come nel momento attuale, e che proprio per la natura deil carbone, non pub essere adeguato il metodo di coltivazione a franamento, in quanto questo determina dei vuoti, che se pur piccoli, contribuiscono ad alimentare i fuochi.
Infatti, il franamento potrebbe essere usabile in determinati lavori, come negli spurgamenti, camere a letto ecc., ma non nelle coltivazioni entro banco, dove finita quella spianata, si deve tornare sotto con la coltivazione ed allora è comprensibile che passando sotto i vuoti rimasti sopra, già combustionati, prendono aria e si incendiano.
Il confronto con le miniere estere, anche in questo caso, non ha alcun fondamento logico, perché ad esempio, nelle miniere belghe, il carbone in
gran parteè situato a filare. e non a banco, pertanto il franamento è più
attuabile; in secondo luogo, il sistema di coltivazione pub essere determinato dalle caratteristiche del terreno, e dimostrazione di questo la dà, come scrit
32 LUCIANO BIANCIARDI CARLO CASSOLA
to nel documento inviatoci, la coltivazione nelle miniere francesi, dove il 30,1 % del carbone viene estratto con metodi a ripiena completa.
Temperatura nei cantieri. — Il modo di rilevazione della temperatura nei cantieri della miniera, come si affenma ndl documento, viene ogni giorno contrastato dagli operai, perché si misura, da parte della Direzione, davanti al tubo della ventola, senza tener conto che l'operaio per svolgere il proprio lavoro é costretto a percorrere tutto ii cantiere; malgrado però questi metodi di misurazione, la temperatura supera, quasi nella totalità dei cantier[...]

[...]Preparazioni. — Basta considerare il numero di operai addetti alle grandi preparazioni per rendersi conto di come vengono eseguite. I tracciamenti accennati nel documento non rientrano nelle grandi preparazioni di nuovi cantieri, che solo per alcune centinaia di metri sono stati eseguiti, tria sono traverse di comunicazione dei vari cantieri già esistenti.
Chiusura dei cantieri. — E del tutto inconcepibile come da parte di Codesto Ufficio, si possa affermare che nella miniera di Ribolla un solo cantiere è stato chiuso, imprigionando solamente 1.200 tonn. di lignite, mentre basta riferirsi all'annata 5253 per rendersi conto delle decine di cantieri chiusi e non riaperti, imprigionando migliaia di tonnellate di carbone, armamento in ferro, arnesi di lavoro ecc... Alcune dimostrazioni al pozzo Costantino, livello 125 la compagnia n. 8 é stata chiusa con tappo, vi sono rimaste svariate tonnellate di lignite e tutto lo armamento in ferro; la colmpagnia 74 chiusa con tappo, rimanendovi carbone per 5 mesi circa di lavoro per 12 operai e inolt[...]

[...] cantieri chiusi e non riaperti, imprigionando migliaia di tonnellate di carbone, armamento in ferro, arnesi di lavoro ecc... Alcune dimostrazioni al pozzo Costantino, livello 125 la compagnia n. 8 é stata chiusa con tappo, vi sono rimaste svariate tonnellate di lignite e tutto lo armamento in ferro; la colmpagnia 74 chiusa con tappo, rimanendovi carbone per 5 mesi circa di lavoro per 12 operai e inoltre un musco, canale e motori per tavola a scossa, tutti gli arnesi da lavoro, rotaie e armamento in ferro; la compagnia 75 chiusa con tappo lasciandoci carbone, rotaie, arnesi da lavoro e tutto l'armamento in ferro; al livello 154 sono state chiuse e non riaperte a tutt'oggi le compagnie 6165216364; al livello 110 chiusa la compagnia n. 4; al pozzo n. 2, livello 100 chiuse de compagnie 84 e 85; al pozzo Raffo livello 225, chiuse e non riaperte le compagnie 59 e 60; al livello 260 la compagnia 51 e l'elenco potrebbe seguire ancora. In tutti questi cantieri chiusi vi è stato imprigionato carbone, armamento in ferro, arnesi da lavoro ecc...
[...]

[...]rte a tutt'oggi le compagnie 6165216364; al livello 110 chiusa la compagnia n. 4; al pozzo n. 2, livello 100 chiuse de compagnie 84 e 85; al pozzo Raffo livello 225, chiuse e non riaperte le compagnie 59 e 60; al livello 260 la compagnia 51 e l'elenco potrebbe seguire ancora. In tutti questi cantieri chiusi vi è stato imprigionato carbone, armamento in ferro, arnesi da lavoro ecc...
I MINATORI MAREMMANI 33
Questi sono dati incontestabili che possono essere accertati. Pertanto, in base a quanta sopra, l'affermazione fatta nel documento di codesto distretto circa la non veridicità della denunciata chiusura dei cantieri nella miniera di Ribolla é priva di fondamento.
Smobilitazione della miniera. — Per dimostrare la smobilitazione della miniera di Ribolla, non è necessario riportarsi alle 3.600 unità lavorative esistenti nel 1947, ed ai primi mesi del 1948 quando si incomincia l'alleggerimento del personale attraverso i primi consensuali, il licenziamento degli ultrasessantenni fino ad arrivare al licenziamento dei menomati fisici; ma basta riportarsi semplicemente al dicembre 1952, quando vi erano nella miniera 1.700 dipendenti.
Da allora attraverso le pressioni, le intimidazioni, il passaggio di 32 operai alla ditta Magrini, i licenziamenti in tronco per rappresaglia, siamo arrivati alla data odierna con solamente 1.400 unità lavorative nella miniera. l'1 fatto più grave e la dimostrazione più esatta della volontà di smobilitazione, da parte della Montecatini, sono Ile decine di operai Glie ogni giorno vengono chiamati dalla Segretaeria della Direzione per costringerli ad accettare :il licenziamento con il premio consensuale, minacciandoli altrimenti di licenziatnento in tronco e con la perdita di ogni indennità, mostrando ad ogni singolo la propria cartella personale discrim[...]

[...]ensuale, minacciandoli altrimenti di licenziatnento in tronco e con la perdita di ogni indennità, mostrando ad ogni singolo la propria cartella personale discriminatoria ove é segnalata l'attività politica o sindacale che questi svolge come libero cittadino fuori dell'orario di lavoro e gli scioperi che questi ha effettuato.
La smobilitazione, la Montecatini e codesto Distretto Minerario, attraverso il documento, la giustificano con la minore possibilità di vendita della lignite, mentre in questi giorni, degli autotreni sono costretti a tornare via a vuoto da Ribolla per la mancanza di lignite a disposizione nei piazzali.
Sicurezza nella miniera. — Non si comprende veramente perché, da parte di un organo governativo preposto al controllo e all'applicazione delle norme di prevenzione e di sicurezza nelle aniniere, si possa ritenere ineluttabile, l'infortunio in miniera, tentando di sostenere questa strana tesi con i dati sugli infortuni nelle miniere estere.
Non ci interessa qui indagare le cause degli infortuni in queste miniere, ma vedere invece quanti infortuni accadono nelle nostre miniere, perché questi accadono, se potevano e non potevano essere evitati. E passiamo ad illustrare i fatti; 600 infortuni gravi sono avvenuti nel solo anno 1952, nella miniera di Ribolla su un numero di 1.700 operai occupati, pari a 50 al mese, con un aumento del 42,8 % rispetto al 1951; 2.400 infortuni leggeri sono avvenuti nello stesso anno a Ribolla, pari a 500 al mese con un aumento del 33,33 % rispetto al 1951; l'infortunio mortale del Brizzigatti Giovanni, avvenuto nel Gennaio c. a. si sarebbe evitato se il tronco di galleria inoperoso dalla parte opposta al pozzo fosse stato sbarrato come prescrive l'art. 13
34 LUCIANO BIANCIARDI CARLO CASSOLA
parte II della legge. Così l'infortunio grave dell'operaio Corbelli Gennaro, se si fossero presi i dovuti provvedimenti come prescrive l'art. 14 parte II della stessa legge.
Altrettanto dicasi per d'infortunio di Pallini Giovanni e Bianciardi Aroldo se fossero stati applicati gill articoli 27 e 28 della suddetta legge. Così poteva essere eliminato l'ultimo infortunio mortale se ci fosse stato sud posto e nella galleria adiacente il legname occorrente per riparare la frana, in base all'art. 14 della legge stessa.
Conclusione. — Quanto esposto dimostra:
1) ehe id giacimento di lignite di proprietà statale non viene razionalmente coltivato come potrebbe essere e che le leggi di prevenzione e di sicurezza non vengono rispettate.
II) che codesto Distretto Minerario non è sufficientemente informato, come dovrebbe essere, sulla reale situazione della miniera di Ribolla e quindi non è in grado di assolvere ai propri compiti, non sappiamo se per insufficienza di personale o per altri motivi.
I!II) che l'attuale sistema di coltivazione danneggia il giacimento e mette in pericolo la sicurezza dei lavoratori e ehe tale sistema non si giustifica con la necessità di aumentare il rendimento poiché i dati di fatto su esposti dilmostrano inequivocabilmente che quando il sistema di coltivazione era a ripiena, si aveva una maggiore produzione.
Stando così le cose, a nostro avviso, debbono essere attuati immediati provvedimenti, quali: la revisione del sistema di coltivazione, l'applicazione delle norme di sicurezza, l'apertura di nuovi cantieri e l'ampliamento delle preparazioni per poter assicurare, date le possibilità e l'utilità pubblica, la vita e lo sviluppo della miniera di Ribolla.
Saremmo lieti se a tali provvedimenti si arrivasse dopo una discussione con le organizzazioni dei lavoratori, i dirigenti dell'azienda e rappresentanti degli Uffici Governativi.
Distinti saluti.
p/la Segreteria BEn's DUILIO



da Rocco Scotellaro, L'uva puttanella (con una nota introduttiva di Carlo Levi) in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1955 - 11 - 1 - numero 17

Brano: [...]ttanella » di Rocco Scotellaro. Il volume è comparso in questi giorni, per i tipi di Laterza. E un avvenimento importante nella nostra letteratura: è certamente una delle opere più ricche di valore e di peso di questi anni, da tutti i punti di vista: come creazione poetica originale, come racconto di fatti e descrizione di condizioni e avvenimenti di vita che sono vicini a tutti noi, come documento meridionalista, come strumento di lotta ed espressione di libertà. È forse la migliore delle opere dello scrittore lucano, morto a trent'anni, quella in cui, con più larghezza che nelle poesie, con più libertà e complessità che nell'o Inchiesta », Rocco ha espresso se stesso e insieme il mondo contadino in movimento, di cui egli era parte e guida.
L'« Uva puttanella » (come il lettore vedrà leggendo il libro, e dando un'occhiata alla lunga prefazione che lo accompagna) fu lasciato incompiuto per la morte di Rocco: e quello che è stato pubblicato in volume sono le parti finite e coerenti dell'opera; quelle che Rocco aveva portato a termine, e che si legano in unità, non soltanto per l'ispirazione comune, ma anche per l'argomento e lo sviluppo narrativo. Il piano dell'opera (successivamente, in vari momenti, tra il 1950, data dell'inizio, e il 1953, data della su[...]

[...] e guida.
L'« Uva puttanella » (come il lettore vedrà leggendo il libro, e dando un'occhiata alla lunga prefazione che lo accompagna) fu lasciato incompiuto per la morte di Rocco: e quello che è stato pubblicato in volume sono le parti finite e coerenti dell'opera; quelle che Rocco aveva portato a termine, e che si legano in unità, non soltanto per l'ispirazione comune, ma anche per l'argomento e lo sviluppo narrativo. Il piano dell'opera (successivamente, in vari momenti, tra il 1950, data dell'inizio, e il 1953, data della sua morte, modificato) era assai più ampio: ma della maggior parte del libro progettato non restano che note schematiche, appunti; indici sommari. L'opera avrebbe richiesto molti anni di lavoro, tanto che Rocco, talvolta, se ne scoraggiava, e pensava (quasi per un presagio) che non l'avrebbe mai potuta portare a termine.
Le parti pubblicate del libro hanno avuto, quasi tutte, una stesura continuata (soprattutto la prima parte, e l'ultima, quella
2 ROCCO SCOTELLARO
del carcere). Ma il metodo di lavoro di Rocco presupponeva una continua e minuziosa annotazione, una sorta di meditazione scritta (e scritta nella maniera più[...]

[...]tinuata (soprattutto la prima parte, e l'ultima, quella
2 ROCCO SCOTELLARO
del carcere). Ma il metodo di lavoro di Rocco presupponeva una continua e minuziosa annotazione, una sorta di meditazione scritta (e scritta nella maniera più estemporanea, su foglietti sparsi, su frammenti di carta, su scatole di sigarette e di cerini, su quanto gli capitava per mano); una mole di materiale, che gli doveva servire poi nella redazione definitiva, che spesso è difficile distin
guere da altre note, ché non avevano rapporto con il libro. E come un diario di appunti, nei quali vediamo rivivere il nostro amico, animati tutti dalla unità della sua persona. Ci pare dunque di estremo interesse pubblicare qui qualcuno di questi frammenti, tra í moltissimi che egli ha lasciato.
I frammenti dell'u Uva puttanella » possono distinguersi in tre categorie:
1) quelli programmatici (schemi di lavoro, indici, interpretazioni e spiegazioni di figure, personaggi, situazioni che avrebbero dovuto poi essere sviluppate, analisi del conc:tto di ,a Uva puttanella », citazioni di fonti, ecc.);
2) le note varie, appunti di immagini, di frasi, di discorsi, materiale generico e disponibile per l'opera da compiere. (In questo secondo gruppo di frammenti, numerosissimi, è, come ho detto, difficile, e talvolta impossibile, distinguere quelli che si riferiscono direttamente all'« Uva puttanella» dalle note fatte con altra intenzione o senza una destinazione particolare. Ma, in un certo senso, essi possono tutti riattaccarsi all'e Uva », perché nel libro, così come più recentemente era stato concepito, avrebbero dovuto trovare espressione unitaria tutte le diverse esperienze dell'autore);
3) quelli narrativi (che il lettore potrà agevolmente situare nel contesto del libro: alcuni sono delle varianti precedenti, o delle aggiunte che non avevano ancora trovato il loro posto, come, ad esempio, i frammenti della prigione, che non abbiamo potuto inserire nel libro per non interrompere lo sviluppo del racconto).
Ci è parso opportuno, (e crediamo di fare cosa utile e gradevole al lettore) pubblicare qui una parte di questi frammenti, che ci auguriamo possano essere poi raccolti tutti in volume, insieme alle lettere, agli scritt[...]

[...]vi (che il lettore potrà agevolmente situare nel contesto del libro: alcuni sono delle varianti precedenti, o delle aggiunte che non avevano ancora trovato il loro posto, come, ad esempio, i frammenti della prigione, che non abbiamo potuto inserire nel libro per non interrompere lo sviluppo del racconto).
Ci è parso opportuno, (e crediamo di fare cosa utile e gradevole al lettore) pubblicare qui una parte di questi frammenti, che ci auguriamo possano essere poi raccolti tutti in volume, insieme alle lettere, agli scritti vari, agli articoli su differenti argomenti,
'I I
L'UVA PUTTANELLA 3
già pubblicati qua e là e praticamente introvabili, o lasciati inediti da Rocco. Nel primo gruppo abbiamo raccolto alcuni degli schemi dell'opera, dei commenti al concetto di « Uva puttanella », delle note di lavoro di Rocco. Nel secondo alcuni dei brevi appunti tratti dai quaderni stessi in cui Rocco andava scrivendo il suo libro; e inoltre alcune pagine di uno dei molti quaderni di note, cos? ricche di materiale espressivo. Nel terzo gruppo infine, pubblichiamo i frammenti narrativi, che corrispondono alle varie parti del libro, e che serviranno al lettore, come una appendice, a completare e approfondire la propria lettura.
Tutti questi frammenti, pur nel loro disordine e nella loro incompiutezza, entrano nel quadro di un'opera che è la più viva espressione e la più diretta testimonianza di un mondo nuovo di immagini e di vita, che nasce dal movimento contadino, lo rappresenta e lo esprime. Sono parole nuove, piene insieme di verità e di poesia. Questi frammenti ne mostrano la formazione e la nascita: tanto più commoventi dunque, perché così direttamente legati a una meditazione che era insieme azione e creazione; che trovava nel movimento contadino la sua fonte, e che riportava al movimento contadino le immagini che, rappresentandolo, lo facevato reale.
Carlo Levi
FRAMMENTI DELL'« UVA PUTTANELLA »
Io
1.
Questò racconto, ispirato solo i[...]

[...]Carlo Levi
FRAMMENTI DELL'« UVA PUTTANELLA »
Io
1.
Questò racconto, ispirato solo in parte a fatti realmente avvenuti e a persone anagrafiche, ha rasentato appena l'autobiografia e l'inchiesta che sono gli strumenti più diretti della comunicazione. Per un'autobiografia mancano altri elogi e altri biasimi, e poi si
4 ROCCO SCOTELLARO
sa bene l'inganno di ogni lettera scritta all'amico ed all'amata; per un'inchiesta occorrevano calcoli che possono benissimo non tornare alla fine come accade nella varia pronunzia dello stesso verso in una poesia. Gli appunti presi sono stati un esercizio qualunque di calligrafia e di pittura del momento. Ripetendoli qui, essi hanno la forza fredda degli ossi, dispersi, nemmeno legati in scheletro. L'ordine che non c'è non lo troverete come appunto è nel grappolo d'uva che gli acini sono di diversa grandezza anche a volere usare la piú accurata sgramolatura. Questi sono acini piccoli, apireni, seppure maturi che andranno ugualmente nella tina del mosto il giorno della vendemmia. Cosi il mio paese fa parte dell'Italia.
Io e il mio paese meridionale siamo l'uva puttanella, piccola e matura nel grappolo per dare il poco succo che abbiamo. Infine l'invenzione e la realtà sono ugualmente gratuite, malgrado ogni strumento di misura e di paragone e per[...]

[...]che a volere usare la piú accurata sgramolatura. Questi sono acini piccoli, apireni, seppure maturi che andranno ugualmente nella tina del mosto il giorno della vendemmia. Cosi il mio paese fa parte dell'Italia.
Io e il mio paese meridionale siamo l'uva puttanella, piccola e matura nel grappolo per dare il poco succo che abbiamo. Infine l'invenzione e la realtà sono ugualmente gratuite, malgrado ogni strumento di misura e di paragone e perciò nessuno — uomini e partiti — si quereli e i giudici, li prego, non diano retta alle chiacchiere.
2.
Disegno generale del libro «L'uva puttanella»
la parte — Le dimissioni questa volta mi riportano, nudo e fanciullo, alla vigna del padre.
Istintivamente, perduta ogni illusione di potere essere utile agli altri e pensando di non essere stato utile a me stesso, vorrei prendere in mano la vigna e l'attività del padre.
Con le persecuzioni violente che cominciavano saremmo stati schiacciati tutti. Le forze dei signori, l'autorità loro e delle vecchie leggi si ricostituivano. Le nostre parole diventavano vecchie. C'era tuttavia una serie di fatti e di cose, che restavano, che dovevano restare.
2' parte— Storia dei movimenti locali. Comizi. Caratteri e tipi. Partiti locali, attuali e passati. I sindaci degli altri comuni. La chiesa cattolica. Il Vescovo.

L'UVA PUTTANELLA 5
Un maestro: Mazzarino.
Le prime elezioni del giugno '46, le amministrative.
Le prime dimissioni, dopo il 18 aprile '48.
Il Commissario prefettizio. Gli esami a Bari.
Le elezioni del nov. '48. Il Battesimo : non posso fare il
compare.
Ero una peschiera, avevo acqua pulita o sporca, io non c'en
travo. Votavano per me la Presidente dell'Azione cattolica e persino
i delinquenti.
Realizzazioni: Io non me ne vaco a ra qua
si la grazia nun mi fa.
3a parte — Il carcere 8 febbraio '5025 marzo '50. Le occupa
zioni di terre.
La religione della camorra. La libertà.
Come purtroppo si può essere politici oggi: con o contro
1; Americ scendo sempre la parte di uva puttanella.
4a parte — L'amore che non viene. La madre, la città.
Il paese resta come un piatto melmoso in fondo al cuore.
L'emigrazione.
5a parte — Ritorno al paese: elezioni del 7 giugno. Il semi
cerchio.
3.
L'Uva puttanella: Le ideologie, la ricchezza, la violenza, la religione e le potenze terrestri e arcane sono forze che vogliono vincere la loro battaglia su tutti gli uomini.
Gli uomini ne rimangono feriti, schiacciati o rotti, come cocci, tuttavia con la loro invincibile personalità animale « Se noi vogliam[...]

[...] come un piatto melmoso in fondo al cuore.
L'emigrazione.
5a parte — Ritorno al paese: elezioni del 7 giugno. Il semi
cerchio.
3.
L'Uva puttanella: Le ideologie, la ricchezza, la violenza, la religione e le potenze terrestri e arcane sono forze che vogliono vincere la loro battaglia su tutti gli uomini.
Gli uomini ne rimangono feriti, schiacciati o rotti, come cocci, tuttavia con la loro invincibile personalità animale « Se noi vogliamo, nessuno ci scoprirà » si dicono, anzi, per difendersi.
L'asprezza dei contadini è un carattere individuale inconfondibile; la loro adesione a un movimento è assuefazione incosciente e forzata, la loro speranza è sempre disperata perché gli uomini non vogliono bene agli uomini; per loro le linee di una qualsiasi logica, la più reale e palmare, possono essere sconvolte da un maleficio sempre corrispondente.
6 ROCCO SCOTELLARO
La provvisorietà del mondo orienta il contadino al pieno godimento di una vita, anche misera, stentata e grama; d'altra parte lo induce alla credenza religiosa.
Ma il credo religioso é anch'esso logica costruzione di uomini non c'è niente di veramente credibile.
« Se Dio c'è lo sa lui ». Il Dio è anche il maleficio.
La macchina forse potrebbe urtare contra la loro diffidenza, e vincerla, ma la macchina non é più misteriosa di un serpe. Il giorno di festa è un giorno di dura fatica.
I morti sono l'umiliazione della propria carne ad opera del maleficio.
I vivi sono portatori di maleficio, che o dorme o si sveglia nelle liti, nei furti, negli assassini.
Il padre e la madre sono i primi rivelatori del male.
Le malattie stanno nell'aria e si combinano per inaspettati colpi di vento[...]

[...]ostruzione di uomini non c'è niente di veramente credibile.
« Se Dio c'è lo sa lui ». Il Dio è anche il maleficio.
La macchina forse potrebbe urtare contra la loro diffidenza, e vincerla, ma la macchina non é più misteriosa di un serpe. Il giorno di festa è un giorno di dura fatica.
I morti sono l'umiliazione della propria carne ad opera del maleficio.
I vivi sono portatori di maleficio, che o dorme o si sveglia nelle liti, nei furti, negli assassini.
Il padre e la madre sono i primi rivelatori del male.
Le malattie stanno nell'aria e si combinano per inaspettati colpi di vento.
La nascita è un premio prezioso che ci possono rubare e che bisogna assicurare col battesimo.
L'amore non esiste. Esiste il disamore che si esprime nelle combinazioni, negli innesti, nei matrimoni quando due esseri inconciliabili sono uniti con un ferro rovente del caso. L'atto sessuale riprova soltanto l'aspirazione all'amore.
Siamo qui, senza volontà di vita, con la paura della morte. Il lavoro é un richiamo della terra .che ci vuole sempre più in pro[...]

[...]?
— No, quella poveretta ha da fare, è poca l'acqua, la pasta me l'ha fatta a colla. Ieri sera poi doveva calcinare il grano. E poi ha quattro bambini in braccio e non ha tempo.
— Tu devi fare un servizio a tua moglie, vieni da me, ti affilo un coltello di legno e le tagli l'orecchio e la porti al maresciallo.
— No, poveretta, è tanto impicciata non ha tempo né a prendere acqua né a rappezzarmi i pantaloni.
3 lire di mentine.
Padre figlio e S.S.
32.
Zia Filomena, donna pubblica, di cui ho sentito parlare, avrà più di 70 anni, regola il prezzo dei suoi servizi, secondo il costo del biglietto del cinema, da quando c'è il cinema. E anche possibile un abbonamento. 200 lire un mese di seguito.
33.
L'altra sera sei napoletani installarono su una balilla e un camioncino una bancarella di vendita. Microfono e altoparlante. Si vendevano quattro paia di pantaloni usati al prezzo di lire mille. Gran vendita dapprima. Subito dopo una contadina voleva indietro il biglietto da mille e restituire i quattro pantaloni inservibili.
20 ROCCO SCO[...]



da Danilo Dolci, Pagine di un inchiesta a palermo, introduzione di Ernesto De Martino in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1955 - 11 - 1 - numero 17

Brano: [...]he non è lavoro, si industriano, si arrangiano, vivono e non vivono. Si. tratta, dal punto di vista sociale, di un'inchiesta circoscritta soltanto al cosiddetto (( proletariato degli stracci », nelle forme di disgregazione che son proprie di Palermo e provincia: quasi un quinto delle popolazione in Palermo città. È un monde, umano ben caratterizzato, che ha per squallido scenario della sua. vita i cortili Cuscino, la Kalsa, Ballarti, Piazza Donnissini, Castello S. Pietro; Spine Sante, Partinico etc. Ë un mondo che non conosce mestieri, ma, come si è detto, modi di arrangiarsi, e, arrangiandosi, di campare la vita: arrifiatori, panerari, venditori di milza, di mussu, di budelle arrostite, minestrari, caramellai, cioccolatari; bancarellari, spicciafaccende, ruffiani, prostitute ufficiali e private, cantastorie, cenciaioli, e infine ladri o peggio. Così intenzionalmente circoscritta ai ceti sociali disgregati di Palermo e provincia l'inchiesta del Dolci si sottrae alla solita obiezione che Palermo e provincia ((non sono soltanto questo »: che è poi la obiezione di coloro che in fondo, per vari motivi, non sono disposti a riconoscere che Palermo e provincia sono ((anche» questo. D'altra parte nei documenti raccolti dal Dolci appare che oggi qualche cosa si[...]

[...]ai ceti sociali disgregati di Palermo e provincia l'inchiesta del Dolci si sottrae alla solita obiezione che Palermo e provincia ((non sono soltanto questo »: che è poi la obiezione di coloro che in fondo, per vari motivi, non sono disposti a riconoscere che Palermo e provincia sono ((anche» questo. D'altra parte nei documenti raccolti dal Dolci appare che oggi qualche cosa si muove persino in questi ambienti sociali così obbiettivamente compromessi, e che oltre le forme tradizionali della rassegnazione, della disperazione e della ribellione anarchica, comincia persino qui a farsi luce una più consapevole coscienza civica, mediata da quei partiti che laggiù stanno assolvendo una funzione ((liberale» fra questi oppressi, i partiti di sinistra. Le tre biografie che seguono la breve analisi delle condizioni dei cortili Cascino testimoniano appunto questi diversi livelli di coscienza civica, e relativamente alle prime due la biografia di Gino O. documenta certo il livello più alto. ll testo delle biografie è stato trascritto dal Dolci con
PAGINE DI UNA INCHIESTA A PALERMO 137
tutta la scrupolosa fedeltà che é necessaria per documenti che non sono destinati ai letterati, ma unicamente ai politici di oggi affinché se ne giovino nella loro opera e agli storici di domani affinché sia piú concreto e individuato il loro giudizio. Abbiamo abbastanza fiducia nella intelligenza dei lettori per non temere che taluno possa scandalizzarsi di alcuni pochi particolari molto crudi della biografia di Gino O.: la rivista si svolge a un ristretto pubblico di studiosi e pertanto non é legittimo lo scrupolo che quei particolari, indebitamente fraintesi nel loro significato, possano turbare le candide anime di fanciulli e di fanciulle.
ERNESTO DE MART P%10
CORTILE CASCINO
È chiamata « Cortile Cascino » la zona — a 200 metri dalla Cattedrale — da via D'Ossuna a Cortile Grotta; e, in senso lato, anche l'altra, a nord, separata dalla prima dalla linea ferrata.
I nudi e sudici bambini che giocano sulla ferrovia e nel fango, è quanto più impressiona a prima vista. Cinque costruzioni scalcinate di due o tre piani, e baracche a sud; tre fabbricati a due otre piani a nord: tutti con umide mura brulicanti di cimici, scorpioni e scarafaggi.
Diverse donne nella strada, intente, spidocchiano la testa di un parente o di un vicino. Due o tre fontane. Qualche a maarla » sulla porta.
Gli scoli, nel cortile Cascino propriamente detto, si raccolgono in uno spiazzo fetido. Se d'estate grande è sempre il pericolo del tifo, d'inverno nelle case più basse c'é da morire annegati. Una decina di locali, i più sottoposti, hanno porte, e talvolta finest[...]

[...] due o tre piani, e baracche a sud; tre fabbricati a due otre piani a nord: tutti con umide mura brulicanti di cimici, scorpioni e scarafaggi.
Diverse donne nella strada, intente, spidocchiano la testa di un parente o di un vicino. Due o tre fontane. Qualche a maarla » sulla porta.
Gli scoli, nel cortile Cascino propriamente detto, si raccolgono in uno spiazzo fetido. Se d'estate grande è sempre il pericolo del tifo, d'inverno nelle case più basse c'é da morire annegati. Una decina di locali, i più sottoposti, hanno porte, e talvolta finestre, protette da ripari in muratura alti circa settanta, ottanta centimetri, perché la fogna, quando piove, non inondi le case.
138 DANILO DOLCI
Tutte le costruzioni sono assolutamente inabitabili; in alcune, dai muri sfatti, é troppo pericoloso starci. Alcune stanze sono più pulite, ordinate (queste, nelle tabelle seguenti sono state segnate con « m » : le migliori); ma il tutto deve essere rifatto di sana pianta o rinnovato.
In una stanza c'é un vecchio nudo, seduto su un letto senza lenzuola (c'è solo una coperta di tipo militare): non si capisce se sia paralitico da un lato, come dice lui, o immobilizzato per l'estrema magrezza e debolezza, come dicono i vicini. In un'altra stanza si arriva per un ballatoio pericolante. E in tutte le case, (panda passa il treno, uno deside rerebbe essere fuori, e coi piedi a terra. Un «mura» si sposta oscillando per centimetri alla semplice pressione del pugno.
A un giovane, lo scorbuto ha fatto cadere tutti i denti. In una stanza vive con i giovani sposi un fratello del marito, quasi ventenne.
Da un'altra é stata rapita una ragazza a dodici anni e mezzo. In un'altra erano morti cinque bambini: « Perché io me ne andavo a lavorare — dice la mamma — e lasciavo i picciriddi incustoditi; che ci potevo fare?».
Qui una vedova di 68 anni vive facendo la lavandaia; li un marito, ma il caso é unico, «é morto divertendosi, bevendo troppo vino ». Da un cortiletto, largo tre metri, si scende, curvi, in una grotta di 2,80 X 2,20 nera, madida gi[...]

[...] andavo a lavorare — dice la mamma — e lasciavo i picciriddi incustoditi; che ci potevo fare?».
Qui una vedova di 68 anni vive facendo la lavandaia; li un marito, ma il caso é unico, «é morto divertendosi, bevendo troppo vino ». Da un cortiletto, largo tre metri, si scende, curvi, in una grotta di 2,80 X 2,20 nera, madida già d'estate, dove il terreno bagnato cede molle alla persona che si muove: non si capisce — orrido indimenticabile — come possano dormirci in otto.
Di sera soprattutto, « bugliunu gli scarafaggi ».
Nel primo dei «Cortili Cascino» le stanze sono 130 circa per 160 famiglie; nel secondo sono 80 per un centinaio di famiglie.
Essendo costanti le caratteristiche, si sono considerate 100 stanze consecutive, di cui riportiamo alcuni dati (v. lo specchio intercalato).
La maggior parte delle famiglie, spiegando noi il perché del lavoro, é stata ospitale; alcune opponevano difficoltà perché « non volevano andare sul giornale: tanto le cose vanno sempre avanti così. Vengono specialmente per le votazioni, talianu (guardano), si schifianu o promettono case popolari: ma se ne vanno tutti ».
Le 100 abitazioni, con 118 stanze complessive e 5 ripostigli, ospitano 498 persone: circa 130 famiglie: 14 di queste con libretto di pove[...]

[...] 100 stanze consecutive, di cui riportiamo alcuni dati (v. lo specchio intercalato).
La maggior parte delle famiglie, spiegando noi il perché del lavoro, é stata ospitale; alcune opponevano difficoltà perché « non volevano andare sul giornale: tanto le cose vanno sempre avanti così. Vengono specialmente per le votazioni, talianu (guardano), si schifianu o promettono case popolari: ma se ne vanno tutti ».
Le 100 abitazioni, con 118 stanze complessive e 5 ripostigli, ospitano 498 persone: circa 130 famiglie: 14 di queste con libretto di povertà.
PAGINE DI UNA INCHIESTA A PALERMO 139
Essendoci un gabinetto in una sola famiglia (« gli uomini puliti vanno sulla ferrovia »), in ogni stanza preparano da mangiare, mangiano, e fanno tanto « i bisogni corporali » che i figli; di media, persone 4,23.
Nessuna casa con acqua corrente. I pavimenti: 4 di terra, 7 di terra e piastrelle rotte, 37 di cemento rotto e di piastrelle rotte, 51 di piastrelle rotte, 4 di cemento, 15 di piastrelle.
Una quindicina di famiglie sono senza luce. Delle rimanenti, più della meta l'hanno dai vicini.
Una stanza (di 2,50 X 6,00; h = 3,20) con 11 persone; una stanza (di 4,00 X 4,30; h = 4,00) per 10 persone; 3 stanze, ciascuna per 9 persone; 6, ciascuna per 8 persone; 14, per 7 persone; 8, per 6 persone; 11, per 5 persone; 19, per 4 persone; e 54 per meno di 4 persone. Diciannove sono stati ammalati di tifo: 2 ne s[...]

[...] cenciaiuoli; 4 manovali; 2 « portantini di fatica »; 2 netturbini; 2 ciabattini; 1 militare di leva; 1 ortolano; 1 aiuto fabbro; 1 usciere; 1 cromatore; 1 marmista; 1 aiuto fornaio; 1 tubista; 1 falegname; 1 « petrusinaro » (venditore di prezzemolo).
Delle donne, 11 lavandaie, 11 cameriere, 2 comprano capelli a 40 lire ogni 200 grammi e fanno parrucche, qualcuna «lava scale »; le altre in casa.
Settantaquattro sono i bambini fino a 3 anni. Spesso denutriti, malati spesso di «infezioni, intossicazioni, interocoliti, polmoniti »; di questi malanni, negli ultimi 10 anni, ne sono morti un'ottantina; anche per «mancanza di latte ».
Dei bambini da 3 a 6 anni, 2 soli vanno all'asilo: gli altri 43 no.
Da 6 a 13 anni, 33 ragazzi vanno a scuola (spesso a 12 o 13 anni frequentano la 2a o la 3a): ma 45 ragazzi, in obbligo di scuola, né vanno né ci sono mai andati, a scuola.
I figli, non trovando lavoro, crescendo, continuano, per lo più « trafficanti» e cenciaiuoli, l'attività dei padri: di cui 31 sono stati, anche diverse volte, in carcere: ma per lo piú, « per cose di poco conto ».
Essendo 386 le persone oltre i 6 anni, e 317 gli anni complessivi di scuola, ogni persona, di media, ha frequentato 8,2 decimi di prima elementare.
140 DANILO DOLCI
Leggenda: L.P _ libretto povertà; I = larghezza o lunghezza
N. Farn. L. P. Stanze
N. 1. 1. h. 0 Ÿ
o
i F.G. 2 4,0 4,0 3,5 m
3,3 4,5 3,5 no
2 U.A. 1 2,5 2,3 2,4 no
3 F.A. 1 3,8 3,6 3,6 m
4 P.G. si 1 2,8 3,5 3,2 no
5 S.V. 1 2,2 7,0 3,2 no
6 P.V. 1 3,8 3,6 3,2 no
7 L.L. 1 3,5 3,2 3,6 no
8 P.A. si 1 3,5 3,2 3,6 no
9 P.M. 1 3,5 3,2 3,4 no
10 F.S. 1 3,2 4,8 3,8 no
11 C.G. si 1 2,2 4,0 2,2 no
12 M.V. 1 2,1 3,3 2,8 no
13 F.G. 1 3,0 3,0 2,8 no
14 F.C. si 1 2,[...]

[...]5 3,2 no
5 S.V. 1 2,2 7,0 3,2 no
6 P.V. 1 3,8 3,6 3,2 no
7 L.L. 1 3,5 3,2 3,6 no
8 P.A. si 1 3,5 3,2 3,6 no
9 P.M. 1 3,5 3,2 3,4 no
10 F.S. 1 3,2 4,8 3,8 no
11 C.G. si 1 2,2 4,0 2,2 no
12 M.V. 1 2,1 3,3 2,8 no
13 F.G. 1 3,0 3,0 2,8 no
14 F.C. si 1 2,8 3,2 2,3 no
15 S.V. sì 1 3,0 3,0 3,5 no
16 P.A. 1 3,0 3,0 3,5 no
17 N.G. 1 2,5 6,0 3,2 no
18 P.A. sì 1 3,0 2,1 2,1 no
19 S.G. 1 2,5 3,0 3,0 no
20 R.P. 1 2,5 3,0 2,3 no
21 S.S. 1 3,5 3,5 2,5 no
22 P.F. 1 4,5 3,5 1,8 no
23 M.F. 1 5,0 3,2 3,2 no
24 V.C. 1 2,0 1,7 2,0 no
25 M.S. sì 1 7,5 2,2 2,2 no
26 P.I. 2 3,0 4,0 2,6 no
2,0 3,0 2,5
27 L.G. 1 3,5 2,5 3,2 no
28 M.F. 1 3,5 2,5 3,2 no
29 C.I. 1 3,0 5,0 5,0 no
30 F.P. 1 2,6 3,2 3,5 no
31 F.A. 1 3,0 3,0 2,6 no
32 M.A. 1 3,5 3,5 3,8 no
33 P.G. 1 3,5 2,7 3,0 no
34 F.C. 1 4,0 2,7 3,0 no
35 S.D. 1 4,0 2,5 3,0 no
36 C.G. 2 5,0 2,5 2,5 no
3,0 2,5 2,5 no
37 L.N. 1 2,5 3,0 3,5 no
38 D.P. 1 3,0 3,5 3,8 no
39 P.A. 1 2,2 2,2 2,5 .. no
40 P.G. 1 4,5 4,5 3,5 no,
v v W.C. Acqua
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[...]
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camer. cas. lav. lavand. casal.
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Professione
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casal. casal. casal. casal.
tratf.
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traff. inval. traff. portant. mil. traff. cenc. manov. traff. petrusin.
cene. cenc. cene. cene. cene. traff. cene. cene.
traff. traff. traff. traff. cent.
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Tot. anni scuola
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[...],2 2,9 no
61 A.R. 1 grotta 2,2 x 2,8 no 7 2 no
62 I,.N. 1 3,0 4,0 3,5 no 8 2% no
63 M.A. I 3,0 3,8 3,5 no 6 2 no
64 P.G. i 4,5 3,5 3,0 no 6 2 no
65 C.D. 3,5 4,0 3,2 no 7 3 no
66 A.G. i 3,0 3,0 3,0 no 2 2 no
67 C.G. 1 3,0 3,0 3,0 no 3 2 no
68 A.V. 1 4,0 4,0 3,5 no 7 2% no
69 A.G. Si 1 3,8 3,5 3,2 no 1 1 no
70 P.A. 2 1,8 2,5 2,5 no 8 3 no
3,8 3,5 3,2 no
PAGINE DI UNA INCHIESTA A PALERMO 143 ,
Tot. anni scuola
Professione Numero dei figli Scuola
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Carcere Scuola
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traff.
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manov. traff.
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casal. casal. camer.
parruc. camer.
casal. camer. camer.
casal. lavand. casal. casal. lavand. casal.
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2 no
3 no
4 no
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W.C.
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no no no no no no no
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Acqua
no no no no
no no no no no no no no no no no no no no no no no no no
no no no no nò no no
PAGINE DI,UNA INCHIESTA A PALERMO 145
Professione ' Numero dei figli Tot. anni scuola Carcere volte tot. Scuola Casi tifo
nonni
pat.
Padre Madre da O a 3 da 3 a 6 asilo no da 6 a 13 scuola no oltre i 13 Padre
Madre
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calz. cucit. 1 1 1 D — 2
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usciere , casal. 5 5a — 15 — —
traff. casal. 1 2 — — 3 — — 1
traff. casal. 2 1 1 1 1 — 25 8 — —
traff. casal. 3 1 3 3a — 11 — —
traff. casal. 2 2 25 4a 12 — —
traff. casal. 1 3a 3a 6 — —
traff. casal. 2 1 — — [...]

[...] 2 — — — — —
casal. 2a 7 — —
traff. casal. 1 2 1 — — — — — 5
casal. 1 3 D 5 — —
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traff. casal. 1 — 2a 2 2a —
traff. casal. 1 — — — — —
146 DANILO DOLCI
Tre sole famiglie hanno padre e madre che sappiano leggere e scrivere. Dei loro genitori, solo due coppie sapevano leggere e scrivere. Andando di questo passo (calcolando 30 anni ogni generazione), solo tra 3000 anni tutti gli sposi di qui non saranno piú analfabeti.
ANTONIA R.
« Io, mia sorella e quattro picciriddi e lo zio mio dormiamo qua nella grotta. Stiamo testa e piedi. Se si sveglia uno, si svegliano tutti. Ci avemu un nutricheddu, certo scennemu se fa acqua. Se uno si curca, aggranca a dormire sempre cussi; aggranca e si stinnicchia e dice l'altro: — Aspetta che mi metto buono. — Chiddu in fondo dice: — Lassami mettere lu pede.
Quattro a li pedi e quattro al capizzo. D'estate fa caldo, si piglia la segatura dal mastro d'ascia e si mette in terra e si dorme anche in terra ».
Ridono intorno, con maliziosi sottintesi negli occhi, anche alcuni bambini mentre un vicino aggiunge che ogni tanto, traballando il letto, c'é qualcuno che deve stringersi ad un altro. Intanto ci hanno buttato addosso da sopra, per isbaglio, dell'acqua calda e ora pioviggina fitta fitta della terricciola. Un blocco di qualcosa, in testa.
« Dormiamo con la porta aperta per respirare meglio; d'inverno la chiudiamo. Pure me soru cun so maritu, s'accurcano cu nuatri. Ma i masculi si curcano vestuti, sono tanto educati. Cu li picciriddi...
Di giorno stiamo tutti fora. Cuciniamo ca fora, sotto la scala, che quandu piove semu riparati chiù assai.
È dodici anni che mi infilai dintra sta grotta che prima serviva di rifugio. Poi c'é venuta me soru. Dodici anni. Vogliono la buona uscita. Ventimila lire, venticinquemila lire. Uno povereddu d'unne l'have?
Venivano a vedere comunista, signorine. Una volta mia nipote curcata docu la fotografaru e stu ritrattu sul giornale giunse a Roma e Napoli. Appizzato in pubblico. Poi ci furono le votazioni e l'appizzaru ancora. Ma ca semu, ca semu arrestate.
Ci ho un quadro di Santa Rosalia, ci accendiamo ogni giorno i lu
PAGINE DI UNA INCHIESTA A PALERMO 147
vini. La pregamu e per una casa ci pr[...]

[...]sul giornale giunse a Roma e Napoli. Appizzato in pubblico. Poi ci furono le votazioni e l'appizzaru ancora. Ma ca semu, ca semu arrestate.
Ci ho un quadro di Santa Rosalia, ci accendiamo ogni giorno i lu
PAGINE DI UNA INCHIESTA A PALERMO 147
vini. La pregamu e per una casa ci promettemu due viaggi. Se mi fa levare da sto fango, due viaggi a Monte Pellegrino, scalzi, a pedi in terra, con le torce in mano fino a Monte Pellegrino. È bello. Bellissimo. C'é Santa Rosalia, tutta curcata, con tutto l'oro in testa. Che bellu veru! Nuatri ci facemu la promessa : — Santa Rosalia fammi stare bona, fammi capitare una casa. — Vede che bella! e ci fa vedere un'immagine nuova che comincia ad ammuffirsi.
« Have un rinale d'oro, un rinale pieno d'oro. Le scarpe tutte d'oro. Che bella. Bastone d'oro. Sono promissioni che dipende come nescono di bocca. Se uno sta bono, ci porta le promissioni lá in capo: la vesta, orologi, piccioli, diecimila lire, collana, braccialetti.
Ci hanno venuto a scrivere tutti i partiti: democrazia cristiana, comunisti, repubblicani, monarchia, e tutti dicono: — Dobbiamo fare fognature a questo cortile. — E più di cento anni che é così. Ci fanno vedere che tutto il mondo é nostro, poi niente. Più vampa c'é, più disperazione. — Nun dubitasse signora, nun dubitasse. — Magari signorine sono venute. Assai. Quando fu delle votazioni. Ma niente dunanu. Avìanu a acchianare i comunisti e invece acchianaru i parrini. Ma niente dunanu, né chisti né chiddi.
Chissa nica ebbe lavaggi di sangu, febbre, intossicazione al sangue. U picciriddu puru, ci ficimu u vutu. Di Santa Rosalia, allu picciriddu. Se stava bono. E é misu lu votu ora a Santa Rosalia, siccome me soru lava in qualche cucinedda.
La più grande ha nove anni. Sprovvista, la picciridda, putemu mandarli mai a scola?
Me cugnatu e me ziu nesciunu matina matina, e vanno fora sulla ferrovia; per fare i bisogni, c'è la ferrovia. Invece noi sei, nel rinale tutte cose. E poi buttiamo fora.
Me cugnatu e me ziu, pezzantini. Nésciunu di notte con la cesta e raccogliono. Vedono un mucchio di immondizie e la scartano. C'è l'immondizia che la sera [...]

[...]ugnatu e me ziu nesciunu matina matina, e vanno fora sulla ferrovia; per fare i bisogni, c'è la ferrovia. Invece noi sei, nel rinale tutte cose. E poi buttiamo fora.
Me cugnatu e me ziu, pezzantini. Nésciunu di notte con la cesta e raccogliono. Vedono un mucchio di immondizie e la scartano. C'è l'immondizia che la sera buttano fora i signori, le camerere che fanno la pulizia.
Vannu per le strade e dove ci sono le immondizie, cogliono stracci, ossa, vetro, buccie di arancio, buccie di limone, scarpe rotte, pane secco,
148 DANILO DOLCI
e fanno la giornatedda, meschini. Poi le vendono e le pulisce chi le compra. Vengono alla mattina. C'è quando piove e non escono e si sta morti di fame.
Per riempire una cesta ci vuole certe volte mezza nottata, certe volte un'ora, dipende dalla provvidenza di Dio, dalla provvidenza che manda Santa Rosalia. Quando la cartella é piena, vengono a casa. Se é poco, si possono accucchiare solo 100 lire, tornano fuori ancora. Possono guadagnare 300, 400 lire.
Quando have la cesta in collo, certe volte ci so[...]

[...]ccie di arancio, buccie di limone, scarpe rotte, pane secco,
148 DANILO DOLCI
e fanno la giornatedda, meschini. Poi le vendono e le pulisce chi le compra. Vengono alla mattina. C'è quando piove e non escono e si sta morti di fame.
Per riempire una cesta ci vuole certe volte mezza nottata, certe volte un'ora, dipende dalla provvidenza di Dio, dalla provvidenza che manda Santa Rosalia. Quando la cartella é piena, vengono a casa. Se é poco, si possono accucchiare solo 100 lire, tornano fuori ancora. Possono guadagnare 300, 400 lire.
Quando have la cesta in collo, certe volte ci sono le guardie: — Cosa portate in quella cesta! — Risponde: — Stracci, ossa vetro... — E ci
rispondono loro, le guardie: Buttalo a terra per vedere cosa c'è
dentro. Poi le guardie fanno così che coi piedi scalìanu li stracci, per vedere se ci sono cose losche, con le lampadine tascabili. Quando le guardie non ci garbizzano, o che vogliono tornare dentro, dicono: — Favorisce con noi, che domani se ne parla e va a "Casa. — Dicono loro. Di guardie ci sono che dicono: — Lascialo andare — e c'è quello che insiste, che fa l'arrugante.
Quando é già dentro la, ci stanno tre giorni per prendere informazioni. Tre giorni per chiedere in Palermo stesso. Se uno è delinquente[...]

[...]oi piedi scalìanu li stracci, per vedere se ci sono cose losche, con le lampadine tascabili. Quando le guardie non ci garbizzano, o che vogliono tornare dentro, dicono: — Favorisce con noi, che domani se ne parla e va a "Casa. — Dicono loro. Di guardie ci sono che dicono: — Lascialo andare — e c'è quello che insiste, che fa l'arrugante.
Quando é già dentro la, ci stanno tre giorni per prendere informazioni. Tre giorni per chiedere in Palermo stesso. Se uno è delinquente, che tipo é una persona. A tempo che stiamo tre giorni chiusi, un pezzo di pane così. Quando uno deve fare due o tre mesi, al carcere, gli danno anche carne, una volta alla settimana, ora non lo so se di piú. Ci hanno ora anche la radio ogni stazione. Invece quando sono per tre giorni, c'è un pezzo di pane e un formaggino. Minestra niente; anche se la famiglia vuol fare entrare la minestra nella carta velina, non la fanno entrare.
Dopo tre giorni, posato su una tavola, le informazioni sono bene:
— Andate fuori. — E si busca il pane di nuovo un'altra volta. Succede dop[...]

[...]e carne, una volta alla settimana, ora non lo so se di piú. Ci hanno ora anche la radio ogni stazione. Invece quando sono per tre giorni, c'è un pezzo di pane e un formaggino. Minestra niente; anche se la famiglia vuol fare entrare la minestra nella carta velina, non la fanno entrare.
Dopo tre giorni, posato su una tavola, le informazioni sono bene:
— Andate fuori. — E si busca il pane di nuovo un'altra volta. Succede dopo due o tre mesi la stessa canzone, in un'altra pattuglia, e si va a passare di nuovo questo capriccio: informazioni, carta d'identità. Se il padre di famiglia porta la cartella vuota, i bambini piangono:
— Papà u pane, voglio u pane. — Certo queste cose si sanno. E il papà per non sentire piangere i bambini va a fare una passeggiata e poi torna, tanto per svariare il cervello. Certe volte la moglie dice: — Chissi stannu
PAGINE DI UNA INCHIESTA. A PALERMO 149
piangendu: come facemu? — Il marito, certo, che deve fare, che non
s'affida ad andare a rubare. Per questo ci vuole quello nativo.
Certe volte ci donano a credenza.
Aspettamo che Santa Rosalia ci fazza la grazia. Di illuminarci il
cervello alle teste grosse ».
IGNAZIO P.
«Qui nel Cortile Cascino (via D'Ossuna, cortile Grotta), non abbiamo mai lavorato nessuno nei cantieri perché non abbiamo avuto mai lavoro. Siamo tutti cenciaioli in generale, i maschi; le donne, lavandaie. Qualche giovane qualche volta ha trovato lavoro per qualche tempo, qualche cantiere: ma quando, dopo poco, lo lasciavano a spasso, tornava a fare il cenciaiolo che almeno era quasi continuo.
Circa sett'anni fa, circa cinque persone morirono qui di tifo: come infatti siamo stati esiliati nel cortile dai carabinieri, che il cortile era infettivo: nessuno doveva uscire. C'era la sporchezza, fango, rifiuto di pozzi neri; ci sono le donne che al mattino i rifiuti corporali li buttano sulla ferrovia vicina, ma certe donne buttano li davanti nello spiazzo che fa il posto di concentramento dell'acqua morta. (A tempo d'inverno vengono i pompieri, tanto si alza l'acqua e il fango: ma i pompieri dicono che non c'é niente da fare: tirano solo fuori un po' d'acqua, la succhiano dal fondo delle case e vanno via). Questo tifo pidocchiale che é venuto, é venuto più di una volta: un'altra volta sono morte due persone, di tifo, e ammalate diverse decine d[...]

[...]morta. (A tempo d'inverno vengono i pompieri, tanto si alza l'acqua e il fango: ma i pompieri dicono che non c'é niente da fare: tirano solo fuori un po' d'acqua, la succhiano dal fondo delle case e vanno via). Questo tifo pidocchiale che é venuto, é venuto più di una volta: un'altra volta sono morte due persone, di tifo, e ammalate diverse decine di bambini. Soprattutto i bambini, morivano di tifo.
Quando ci hanno esiliati i carabinieri, che nessuno poteva uscire fuori, ci portavano da mangiare nelle caldaie. Quando venivano i carabinieri ad avvisarci che portavano da mangiare, sonavano la tromba. E ci venivano centinaia di persone con le latte, queste che ci mettono la conserva, pentole e così, e ci mettevamo in coda, in riga come i militari. Ci davano da mangiare perché non potevamo uscire a andare a lavorare. Per i bisogni corporali andavamo sempre, per forza, nel cortile o, se c'era qualche carabiniere buono, ci lasciava andare sulla ferrovia.
150 DANILO DOLCI
Nel mangiare, poi, c'era una specie di medicinale per disinfettarci i[...]

[...] centinaia di persone con le latte, queste che ci mettono la conserva, pentole e così, e ci mettevamo in coda, in riga come i militari. Ci davano da mangiare perché non potevamo uscire a andare a lavorare. Per i bisogni corporali andavamo sempre, per forza, nel cortile o, se c'era qualche carabiniere buono, ci lasciava andare sulla ferrovia.
150 DANILO DOLCI
Nel mangiare, poi, c'era una specie di medicinale per disinfettarci i corpi: e doveva essere purgativo perché tutti i millecinquecento, maschi
e donne, avevamo il corpo sciolto (diarrea).
Il tifo, per forza doveva venire: perché le sporchezze erano trappe, le case sono strette, senza l'acqua, e ci stanno anche otto, dieci, e anche più persone per stanza: piccole celle. Qualcuna con pavimento di terra,
e certe sono grotte. In tante case per sedersi usano pietre o latte di conserva. Pidocchi a quintali. Quando sono morti quelli là, erano pieni di pidocchi che facevano paura. Sono venuti a portare delle polveri disinfettanti e le buttavano dentro le abitazioni, sulle strade, e anc[...]

[...]lcuna con pavimento di terra,
e certe sono grotte. In tante case per sedersi usano pietre o latte di conserva. Pidocchi a quintali. Quando sono morti quelli là, erano pieni di pidocchi che facevano paura. Sono venuti a portare delle polveri disinfettanti e le buttavano dentro le abitazioni, sulle strade, e anche andavano gli uomini e le donne così, vestiti, e ci aprivano la camicia e quelli ci buttavano la polvere dentro.
Anche quest'inverno passato c'é stato la pioggia potente e si sono riempite parecchie case e sono venute delle autorità a guardare e, se ne sono andate via. La gente mettevano sui carrettini materassi, cuscini, quei pochi stracci che avevano, e andavano in giro a cercare abitazione, con gente di altri quartieri, presentandosi alla legge. Tutti questi fuori di casa, l'hanno riuniti tutti e l'hanno portati nelle stanze vuote del mercato. Centinaia di persone messe tutte assieme: come si mettono i cavalli in scuderia. Gli uomini in un posto, le donne dall'altro. Dormivano a terra, con soltanto qualche coperta. Sono stati qualche quattro
o cinque giorni. Insistevano per avere qualche abitazione. Gli regalavano 1500, 2000 lire ogni famiglia e rimandavano da dove erano venuti. Perché dice che case non ce n'erano.
Noi uomini alla mattina, tutte le mattine, chissà da quando (mi ricordo, anche la buonanima di mio padre) andiamo a fare i nostri bisogni corporali sulla ferrovia. Certe volte vengono i Metropoli di servizio e ci danno la multa: 2500 lire. Dobbiamo pagare a caro prezzo pure fare i servizi corporali. Le donne fanno a casa sua nella stanzetta. I bambini fanno o in giro o sulla ferrovia: sei mesi fa c'è andato sotto il treno un piccolo di cinque anni di alcune case più sotto.
A duecento metri dalla Cattedrale, dal centro di Palermo.
Oltre i cenciaioli e le lavandaie, alcuni non fanno nulla, alcun i fanno le bandierine con l'immagine di Santa[...]

[...]onne fanno a casa sua nella stanzetta. I bambini fanno o in giro o sulla ferrovia: sei mesi fa c'è andato sotto il treno un piccolo di cinque anni di alcune case più sotto.
A duecento metri dalla Cattedrale, dal centro di Palermo.
Oltre i cenciaioli e le lavandaie, alcuni non fanno nulla, alcun i fanno le bandierine con l'immagine di Santa Rosalia, poche fanno le prostitute ma in altra parte di Palermo, perché li siamo troppo stretti: per non essere viste dal vicino di casa.
PAGINE DI UNA INCHIESTA A PALERMO' 151
La maggioranza dei bambini non va a scuola. Giocano nel cortile, nella puzza. Quando hanno dodici, tredici anni, le ragazze si cercano subito di sposare. Si sposano fra noi stessi del cortile, tra cenciaioli, tra piccoli cenciaioli e piccole lavandaie.
Sono ritornato da prigioniero l'8 ottobre '44. Circa un mese di viaggio. A casa ho trovato la famiglia mezza morta di fame. Allora non ero sposato. Quando sono arrivato a Palermo, si sono presentati due amici miei, mi hanno chiesto se lavoravo, e io ho risposto che non lavoravo. Mi hanno portato con sé a trasportare un po' di legna che era abbandonata tra le macerie. Si é presentata una signora e mi ha domandato cosa facevo io lì, che era stato bombardato. Si sono presentati i carabinieri e mi hanno invitato di venire [...]

[...]o, e mi hanno condannato à dodici mesi: non ci avevo avvocato che non avevo da mangiare né per me né per la famiglia. Allora poi mi sono appellato. E mi hanno tolto sei mesi. Così io sono diventato delinquente per la legge. Così io mi sono macchiato le carte.
Quando sono uscito dal carcere, per fortuna non ci sono stato mai più. Ho sofferto molto, perché il mestiere che faccio non guadagno una somma da poter soddisfare la famiglia. Quindi è necessario che mia moglie deve andare a persona di servizio.
Ho avuto la febbre maltese per diciotto mesi. Sono analfabeta come quasi tutti quanti noi. Alla mattina mi alzo alle sette, sia d'inverno che di stagione. Piglio il mio carrettino, andando in giro gridando per la strada. Compro ferro vecchio e oggetti usati e stracci. Il ferro è poco di prezzo: tredici lire al chilo. Quindi nessuno vende a questo prezzo. I soldi per comprare me li da il padrone; anche la carrettina è sua: la paghiamo 50 lire al giorno. Ci sono giorni che si guadagna 300 lire, settimane intere che non si guadagna nulla. Qualche volta può capitare di guadagnare 1000 lire o, qualche colpo, di più. Questo mestiere, arrivato a mezzogiorno, non vende più nessuno. E finita la nostra pe
152 DANILO DOLCI
ranza. Tutti nel cortile facemo lo stesso: in tutto saremo duecento. Il posto di concentramento di stracci e ferro e rame, a Palermo, éproprio questo.
Si comprano le bucce degli aranci, dei mandarini, dei limoni, a 10 lire al chilo. E si rivendono al magazzino. Il magazzino li rivende a 16, 18 lire, alle fabbriche di essenze.
Molti dei bambini vanno in giro a raccogliere cicche per la strada: le sbucciano e le vendono. Ma non li spendono loro: li danno in aiuto alla famiglia. Ci sono gente che lavorano nei cantieri, gente bisognosa che non può comprare sigarette vere, comprano dieci, venti lire di questo tabacco, per risparmiare. Vanno, questi piccoli, al centro della città, in via Libertà, al Massimo, dove passa la popolazione. Se le guardie l'acchiappano li portano al Malaspina, la casa di correzione. È proibito, é vergognoso: capiscono che è uno smacco per loro stessi.
Quando piove non si lavora: in quasi tutto l'inverno si lavora pochi giorni. Nell'inverno si va da quello della pasta, o quello del pane, per fare un po' di credito. E poi giriamo da una bottega ad un'altra perché uno solo, una volta può fare credito: 1000, 1500 lire.
La gente del cortile nel pomeriggio, stiamo sulla strada al passaggio a livello, con la speranza di guadagnare qualche lira, perché li ci sono i punti di concentramento dei magazzini, e qualcuno può portare un po' di ferro, qualche cosa. C'é chi gioca a caste; c'é chi va alla cantina; c'é chi sta al sole, se non ha soldi. Si parla, nella cantina, di ferro, di rame, della vita della giornata, confortandosi l'uno con gli altri. Io domando a quello: — Quando hai guadagnato? — E lui dice, secondo: — 500, niente, poco. — E ci consoliamo fra noi altri. Questa storia é nata da eredità. La mia famiglia é in questo posto da 110 anni.
Quando noi ci ritiriamo senza [...]

[...]ldi. Si parla, nella cantina, di ferro, di rame, della vita della giornata, confortandosi l'uno con gli altri. Io domando a quello: — Quando hai guadagnato? — E lui dice, secondo: — 500, niente, poco. — E ci consoliamo fra noi altri. Questa storia é nata da eredità. La mia famiglia é in questo posto da 110 anni.
Quando noi ci ritiriamo senza nulla, nella maggioranza delle case capitano liti. — Cosa vai a fare per la strada? — dice la moglie — nessuno ti chiama? — Risponde il marito: — Se sono sfortunato che non mi chiama nessuno, che cosa ci posso fare... — sperando che il giorno dopo si possa guadagnare qualche cosa. Se passa un'altra giornata la stessa, la facciamo a cazzotti, marito e moglie.
È un cortile cieco: noi siamo al corrente solo del mestiere. Nessuno si interessa di quello che capita fuori del cortile, tranne quando ammazzano qualcuno nella città.
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La religione non conta qui dentro, perché la maggioranza sono compagni (io mi devo iscrivere alla D. C. Non per darci il voto ma per poter fare le cose mie) però, a tempo di votazione, viene il prete e qualche borghese, offrendo qualche coppa di pasta, con la speranza di avere il voto. Vengono, la maggioranza, la Monarchia; hanno fatto i tesserini, lasciavano l'indirizzo che dovevano andare a prendere un chilo di pasta. La maggioranza c'è chi ha paura e vota per il pa[...]

[...]ta fuori del cortile, tranne quando ammazzano qualcuno nella città.
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La religione non conta qui dentro, perché la maggioranza sono compagni (io mi devo iscrivere alla D. C. Non per darci il voto ma per poter fare le cose mie) però, a tempo di votazione, viene il prete e qualche borghese, offrendo qualche coppa di pasta, con la speranza di avere il voto. Vengono, la maggioranza, la Monarchia; hanno fatto i tesserini, lasciavano l'indirizzo che dovevano andare a prendere un chilo di pasta. La maggioranza c'è chi ha paura e vota per il partito che loro ci dicono. Paura che il partito sapesse che non han votato per lui. La maggioranza non va in Chiesa, non c'è domenica né giorni di festa. La domenica c'è il pensiero come svolgere per pater apparecchiare la tavola con qualcosa da mangiare.
E un rione difficile. Una volta sono venuti due persone per far fotografie e uno di qui, ubriaco alle dieci e mezzo di mattino, monarchico, ha sdraiato le mani d'improvviso e ci ha acchiappato la macchina fotografica, che non vogliono che facciano fotografie. E quelli là, meschini, si misera in paura che si spezzava la macchina fotografica di 80.000 lire.
Chi ci ha otto figli, chi sei, chi die[...]

[...]a della terra. Dopo due o tre giorni sono venuti a fare un cinema di Madonne e santi. Poi hanno visto che il cortile era troppo sporco e i bambini erano indiavolati e non ci potevano badare e sono scomparsi dalla circolazione. I bambini
gli dicevano parole sporche: Stronzi, ci rompete la minchia, all'ora
delle elezioni vi presentate — é scomparso il cinema, é scomparso tutto ».
GINO O. '
« lo nacqui come? Mia madre era una donna che si interessava di uscire documenti, era spicciafaccende, dopo essere restata vedova di un calzolaio. E frequentava gli uffici del Municipio, per l'attività che essa faceva. Li conobbe mio padre, il quale era un impiegato al Municipio. Mía madre era una bella donna e quello incominciò a farle la
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corte: non dicendo per) che era sposato, promettendole di sposarla. Mia madre gli si diede.
Nato io, nel 1912, non potevo avere il nome. Mia madre non si sentì la forza di abbandonarmi e mi diede il suo nome. Ricordo solo che giocavo 11 in mezzo a la strada e qualche volta, ricordo, vagamente, mia madre mi lasciava in consegna a qualche vicina per andare a lavorare. Poi, per la spagnola, mia madre s'ammalò e morì. Non si presentò nessuno perch[...]

[...]ANILO DOLCI
corte: non dicendo per) che era sposato, promettendole di sposarla. Mia madre gli si diede.
Nato io, nel 1912, non potevo avere il nome. Mia madre non si sentì la forza di abbandonarmi e mi diede il suo nome. Ricordo solo che giocavo 11 in mezzo a la strada e qualche volta, ricordo, vagamente, mia madre mi lasciava in consegna a qualche vicina per andare a lavorare. Poi, per la spagnola, mia madre s'ammalò e morì. Non si presentò nessuno perché mia madre era considerata armai..., e io sono rimasto íl figlio del peccato di cui . nessuno voleva interessarsi. C'era un mio fratello, figlio del primo padre, il quale era promesso sposo. E fui consegnato alla famiglia della fidanzata. Li in quella casa vi era un giovane il quale andava a borseggiare. E cominciò a insegnarmi a me, prendendo una borsetta da signorina, che si diceva in gergo ladresco «magghia appendente », che io dovevo « sbacchettare », cioè aprire. Lui stesso mi insegnava il modo: il frontino, il mezzo frontino. Che cos'è il frontino? Io dovevo andare avanti un cinque, sei metri dalla donna destinata al borseggio. Poi dovevo ritornare di scatto per prenderla di fronte. Arrivato all'altezza della borsa, alzavo il braccio sinistro e con la mano destra, passata sotto il gomito, facevo scattare la molla o il bottone, che in quei tempi si usava il bottone nelle borse; e c'erano quelle che si aprivano scorrendo, come certe valige: bisognava essere specializzati in tutti i tipi di aperture. Dunque, prima si apre, e poi si torna col mezzo frontino, infilando la mano nella borsa e prendendo il portafoglio o quello che c'era.
Quando si era già avviati, c'è un altro problema, quello dell'omertà del bambino che doveva essere provato, prima di essere affittato a borseggiare. Qualcuno di questi adulti, che veniva pure da questa carriera diceva: — Questo è un bravo ragazzo che non parla — e lo portava in giro per le città d'Italia. Io per la prima volta fui ingaggiato da un certo B. La prima volta ero timido, mi veniva come d'andare al gabinetto. Per me era una cosa paurosa, temevo che quello se ne accorgesse e mi desse botte. Da solo non era capace: ma c'era l'altro e mi dava coraggio. Io non volevo dimostrarmi un timido, un vile, e non essere ingaggiato. I soldi poi lui li portava alla famiglia dove stavo, una parte, perché li mangiavo e dormivo. A me,. non mi dava mai la soddisfazione di sapere quello che si trovava dentro i portafogli: apriva
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lui. Potevo riuscire due o tre volte al giorno. E lui faceva da palo, quello che sta per non far vedere alla gente che passa.
Nella strada dove io abitavo, quasi tutte le famiglie avevano un bambino avviato alla mia stessa strada. Via S. Agostino, Cortile Catarro, Cortile Salaro (Scalilla), e quasi in ogni strada intorno, vi era o un borsaiolo o un centro di insegnamento di borsaioli. E la cosa ancora continua, lì e a Ballar) e altrove, ma è meglio non essere troppo precisi se no li vanno ad arrestare tutti: gli fanno più male, invece di aiutarli e dargli lavoro. Che non si ripeta come alla calata del Mori: era suc cesso che per sanare il male, mettevano in galera pure Dio. Se c'era qualcuno che s'accorgeva dell'operazione, in questo rione,' nessuno parlava, anche i proprietari dei negozi: si poteva star sicuri di poter scappare, quando «s'attuzzolava », che significa: era scoperto.
Ci sono anche ora « le squadre » addette per il borsaioli, ci sono gli agenti cosiddetti specializzati, ma non hanno nessuna specializzazione. Allora ce n'erano famose, capitanate dal terribile Sciabbica che ora è in pensione e che ora, per istinto, ancora privatamente va in cerca... — Un altro famoso capo squadra c'era — lu Signorino —, perché era tutto impomatato. Sciabbica correva come una lepre.
Mi ricordo ancora che « scennevo », (mettiamo io ero « apparanzato » con te, e « scendevamo » vuol dire andavamo a « lavorare »), ed all'angolo della via Sant'Agostino con via Maqueda (dove era il centro « di lavoro » delle varie « paranze », vicino a tutte le vetrine e i negozi) veniva « la squadra ». E mi accorsi [...]

[...]mettiamo io ero « apparanzato » con te, e « scendevamo » vuol dire andavamo a « lavorare »), ed all'angolo della via Sant'Agostino con via Maqueda (dove era il centro « di lavoro » delle varie « paranze », vicino a tutte le vetrine e i negozi) veniva « la squadra ». E mi accorsi che era capitanata da Sciabbica. Avvertii subito i compagni, facemmo un dietrofront e ognuno di noi fuggì nei vicoletti. Io corsi a scattafiato fino a casa, che bastava essere preso per rimanere in carcere a disposizione, minimo tre giorni. Arrivai a casa tutto spaurito che mi spaventavo solo al pensiero che mi avesse riconosciuto. Quando si arriva di corsa a casa, quelli di casa non sanno se si arriva di corsa con « u surci », il bottino, o se si é « attuzzulati ». Bisognava riprendere fiato per spiegare la cosa.
Questa é la vita che conducono, ancora, tutte « le paranze» : soprassalti, spaventi, esaltazioni, la tema d'incontrarsi sempre con la squadra. Che ogni mattina, come escono « le paranze », cos]. escono le squadre.
Quelli che abbiamo detto, sono addetti al borseggio ,delle donne,
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« l'amínule ». Poi ci sono altre « paranze » che operano in direzione « d'u vascu », l'uomo. In che cosa consiste « u sciàmmaru »? Un giovane, spesso dell'età dai dodici ai quindici anni (che sia ben alto d> arrivare con il gomito, allargando il gomito destro o sinistro, a seconda dov'è il portafoglio) passa vicino a quello addocchiato e ci allarga « u sciàmmaru », cioè la mezza giacchetta dalla parte del portafoglio, perché l'altro veda se c'è « u surci ». Se c'è questo poggia la mano destra,. o sinistra, a seconda dov'è il portafoglio, sulla spalla del. giovane apparanzato il quale ripete la prima operazione, allargando la giacca, mentre l'altro si passa la mano sotto l'ascella e acchiappa « u surci ».
Questo fatto avviene con una certa facilità quando l'uomo viene a trovarsi in mezzo a una certa confusione, che pue, essere una carrozza che lo scansa o una bicicletta, quattro persone. E spesso questa canfusione viene creata dagli stessi apparanzati: in questi casi quattro o cinque. La prostituta, diventando più vecchia, cerca di lavar scale, magari nello stesso locale dove per vent'anni ha venduto le proprie carni; cos' questa gente stanca della galera, cerca nell'operazione di prendere la parte meno rischiosa: e da li nascono i pali, gli intrammezzi, che è tutta la tresca. Poi c'è « a nona », che è quello che prende di petto l'uomo o lo prende dietro le spalle, facendo finta che vuol passare. Poi si fanno le parti tra tutti se il colpo riesce. Ognuno secondo l'opera prestata : « a nona » prende quello che vogliono dare gli altri. La parte uguale viene divisa tra il ragazzo e quello che ha preso il portafoglio. « A nona », nella paranza, viene considerato un avventizio. La maggior parte dei borseggiati sona dei contadini, venuti dalla provincia o per entrare in una clinica o in cerca di lavoro a per fare la provvigione, e portano i risparmi della loro fatica. E poi vanno ricercati « i fardaioli »: quelli che vengono dalle Americhe, dopo aver lavorato laggiù per molti anni: ques[...]

[...]uale viene divisa tra il ragazzo e quello che ha preso il portafoglio. « A nona », nella paranza, viene considerato un avventizio. La maggior parte dei borseggiati sona dei contadini, venuti dalla provincia o per entrare in una clinica o in cerca di lavoro a per fare la provvigione, e portano i risparmi della loro fatica. E poi vanno ricercati « i fardaioli »: quelli che vengono dalle Americhe, dopo aver lavorato laggiù per molti anni: questi spesso hanno « u surciu abbuzzatu » : pieno di soldi. Poi ci sono gli specialisti per gli autobus, ché non sono tutti capaci di fare una cosa. Qui la difficoltà sta nell'alzare, soprattutto d'inverno, quando c'è il cappotto, per sfilare dalle tasche dei calzoni.
Fino a dodici anni, sempre la stessa cosa. Tante volte per far « lavorare » bene i piccioteddi, gli promettevano che li avrebbero portati ai casini. I ragazzini si facevano le seghe in comune, ognuno per conto
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suo, una specie di gara a chi godeva prima. « Calava u' duce »: che a quell'età non c'era ancora sperma. Una specie di estasi.
Una volta ci hanno portato in quattro in camera da una donna che dedicava le sue opere particolarmente a questi bambini: essa si gettò nel letto supina; il più grandicello, appunto perché tale, ci andò sopra proprio, e gli altri più piccoli, contemporaneame[...]

[...]olte per far « lavorare » bene i piccioteddi, gli promettevano che li avrebbero portati ai casini. I ragazzini si facevano le seghe in comune, ognuno per conto
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suo, una specie di gara a chi godeva prima. « Calava u' duce »: che a quell'età non c'era ancora sperma. Una specie di estasi.
Una volta ci hanno portato in quattro in camera da una donna che dedicava le sue opere particolarmente a questi bambini: essa si gettò nel letto supina; il più grandicello, appunto perché tale, ci andò sopra proprio, e gli altri più piccoli, contemporaneamente, lei ne masturbava uno e gli altri due facevano da sé, incitati dalla scena, toccati da essa stessa. Facevano, tenendole un piede, palpandole le cosce, le natiche. Lasciamo stare queste cose che ripugnano, che altrimenti dovrei dire che certe volté a chi faceva la spia lo inculavano per sfregio, ecc. ecc.
A dodici anni (c'era una specie di mercato), uno sapeva che ero capace ormai di borseggiare: e quindi venne a parlare con la famiglia e si rimase d'accordo che giravo con lui. Le mie prime esperienze, di più alto livello, sono cominciate: siamo andati anche in continente. Che si faceva? La stessa cosa. Solo a ricordare fa male. Certe volte si faceva « l'appiccico ». Io fingevo di essere [...]

[...]le natiche. Lasciamo stare queste cose che ripugnano, che altrimenti dovrei dire che certe volté a chi faceva la spia lo inculavano per sfregio, ecc. ecc.
A dodici anni (c'era una specie di mercato), uno sapeva che ero capace ormai di borseggiare: e quindi venne a parlare con la famiglia e si rimase d'accordo che giravo con lui. Le mie prime esperienze, di più alto livello, sono cominciate: siamo andati anche in continente. Che si faceva? La stessa cosa. Solo a ricordare fa male. Certe volte si faceva « l'appiccico ». Io fingevo di essere un bambino scappato di casa e l'altro, con una cinta in mano, fingeva di cercarmi da tre giorni: mi, vedeva, fingeva di volermi cinghiare, io mi ripavaro abbracciando i ginocchi di uno che prima ci eravamo assicurati che avesse « u surci » ne « la culatta ». Io gridavo, gli stringevo i ginocchi gridando — perdono —, e chiedendo aiuto a quell'uomo. Quello si impietosiva, si chinava cercando di proteggermi dalle busse, e intanto l'altro gli sfilava il portafoglio. Perché io fossi messo a conoscenza che l'operazione era riuscita, vi era un segnale convenzionale: mi faceva « a resta »: raschiava con la gola. Allora io mollavo.
Spesse volte eravamo accompagnati da una carrozzella da nolo, con il vetturino che già sapeva, per precauzione nel caso si fosse scoperti. Una volta in corso dei Mille, qui a Palermo, all'altezza del Mulino Pecoraro, mi vedo venire un uomo che portava una decina di fiaschi vuoti. E ci gettammo per l'operazione. Questo, mentre l'altro gli stava sfilando il portafoglio, se ne accorse. E allora, fingendo che gli stavano cadendo i calzoni, pregò un altro curioso che passava, di reggerci i fiaschi: e prese la rivoltella e incominciò a sparare. Noi tutti impauriti ci buttammo subito sulla carrozzella e fuggimmo. Che poi la gente credeva che fosse un rapimento di una ragazza, come di costume.
Che da Palermo e Napoli, si girava. Si stava in albergo, ci si do
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veva vestire bene. Si diceva di essere commercianti. A Milano, Torino: tutta mezza l'Italia ho conosciuto. Una volta il mio apparanzato era in possesso della tessera di giornalista. E tornavamo ogni tanto a Palermo, alla base.
Una volta, in una città, eravamo in tre, abbiamo incontrato una donna che poi portammo all'albergo. Io avevo un quattordici anni, gli altri erano maturi. Prima ci andarono gli altri, per ultimo io ci passai la notte e questa mi ha fatto raccontare cosa facevamo. La mattina dopo, questa é sparita senza farsi pagare. E ci siamo accorti, quando la polizia ci ha arrestato, che la polizia sapeva tutto quanto io avevo raccontato alla donna. Li s'era a farci da « nona » un brigadiere dei carabinieri, palermitano come noi[...]



da Theodor Wiesengrand Adorno, Aldous Huxley e l'utopia [traduzione di Elèmire Zolla] in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1958 - 7 - 1 - numero 33

Brano: ALDOUS HUXLEY E L'UTOPIA
La catastrofe europea, gettando innanzi a sé la sua lunga ombra, ha fatto scaturire per la prima volta in America il tipo dell'emigrato intellettuale. Chi si recava nel nuovo mondo nel secolo scorso era attratto soprattutto dalle sconfinate possibilità che gli si dischiudevano: emigrava per far fortuna o almeno per trovare alle sue necessità un esito che i paesi sovrapopolati di Europa gli negavano. L'istinto di conservazione era più forte dell'istinto conservatore, e lo slancio commerciale degli Stati Uniti stava sotto il segno dello stesso principio che spingeva gli emigranti oltre l'Oceano: l'adattamento felice premeva assai più della critica, la quale avrebbe indebolito il loro buon diritto e le loro possibilità di successo. I nuovi arrivati, presi com'erano dalla lotta per la vita, erano incapaci, sia per la loro educazione che per il loro passato e la loro posizione, di distanziarsi dalla strapotenza della loro esistenza vorticosa. Quando mai avessero associato al loro trapianto dei sogni utopistici, questi si scioglievano nell'orizzonte di un'esistenza ancora informe, nella leggenda del successo, nella prospettiva di arrivare dall'ago al milione. Lo scetticismo di un visitatore come Tocqueville, il quale s'accorse già cent'anni prima degli aspetti antiliberali dell'eguaglianza illimitata, rimase un'eccezione; il rifiuto di ciò che nel gergo dei conservatori della cultura tedesca fu chiamato americanismo fu proprio di americani come Poe, Emerson e Thoreau piuttosto che dei nuovi arrivati. Cent'anni dopo emigrarono non più singoli intellettuali ma la stessa intellighenzia europea come strato sociale; ve non solo i suoi componenti ebrei. Tutti costoro non volevano vivere meglio ma sopr[...]

[...]iva di arrivare dall'ago al milione. Lo scetticismo di un visitatore come Tocqueville, il quale s'accorse già cent'anni prima degli aspetti antiliberali dell'eguaglianza illimitata, rimase un'eccezione; il rifiuto di ciò che nel gergo dei conservatori della cultura tedesca fu chiamato americanismo fu proprio di americani come Poe, Emerson e Thoreau piuttosto che dei nuovi arrivati. Cent'anni dopo emigrarono non più singoli intellettuali ma la stessa intellighenzia europea come strato sociale; ve non solo i suoi componenti ebrei. Tutti costoro non volevano vivere meglio ma sopravvivere: le possibilità non erano più sconfinate e l'imposizione dell'adattamento veniva a colpirli per il tramite della concorrenza commerciale.
ALDOUS HUXLEY E L'UTOPIA 97
AI posto delle distese selvagge che si schiudevano al pioniere e nelle quali egli s'illudeva anche di rigenerarsi spiritualmente, si
stabilita una civiltà che imprigiona come un sistema la vita intera, senza lasciar sussistere neanche quegli spiragli che il disordine europeo fino all'epoca delle grosse aziende aveva lasciato aperti alla coscienza non irreggimentata. All'intellettuale_
.i __. autonomo se
si fa capire che, deve eliminarsi in quanto essere
vuole raggiungere qualcosa — se vuole inserirsi come funzionario nella vita subordinata al supercartello. Il renitente che rifiuta di capitolare e di adattarsi senza residui rimane vittima dei traumi che inesorabilmente colpiscono chi non si lasci convertire in cosa dal mondo delle cose che gli torreggia sopra ciclopico. L'intellettuale, impotente nel meccanismo dei rapporti mercificati sviluppati in ogni direzione e unici ad essere riconosciati, reágiscé al trauma con il panico.
Ìl precipitato di tutto ciò, o meglio la sua razionalizzazione, é Brave New World di Huxley. Il romanzo, una fantasia avveniristica configurata in modo rudimentale, tenta di capire il trauma partendo dal principio della smitologizzazione del mondo, esasperandolo fino all'assurdo, ricavando l'idea della dignità umana dal riconoscimento della disumanità. La conclusione é la percezione della somiglianza di tutti i prodotti in serie, uomini o cose che siano. La metafora schopenhaueriana dei prodotti di fabbrica della natura viene presa alla lettera.
Greggi brulicanti di gemelli vengono preparati nella storta. Un incubo di infiniti sosia invade la vita di veglia dell'ultima fase del capitalismo, con il sorriso obbligatorio del garbo sfornato ¿Caile charm schools e con la coscienza di stuoli sterminati di uomini unificata sulla falsariga imposta dalla communication in[...]

[...]ade la vita di veglia dell'ultima fase del capitalismo, con il sorriso obbligatorio del garbo sfornato ¿Caile charm schools e con la coscienza di stuoli sterminati di uomini unificata sulla falsariga imposta dalla communication industry. L'esperienza della singolarità, dell'hic et nunc della esperienza spontanea, già insidiata, viene schiacciata: g uomini lion sono soltanto più consumatori dei prodotti di serie sfornati dalle aziende, ma paiono essi stessi prodotti dallo strapotere delle aziende e privi di individúazione, Lo sguardo in panico, grazie a quale vengono a Pietrificarsi in allegorie della catastrofe le os
98 THEODOR WIE SENGRUND ADORNO
servazioni inassimilabili, spezza l'illusione della quotidianità innocente. Grazie ad esso il sorriso commerciale della modella diventa ciò che in effetti è: la smorfia della vittima. I venticinque anni trascorsi dall'uscita del libro hanno permesso di verificare anche più di quanta fosse necessario: minimi orrori, come le prove per l'assunzione dei ragazzi d'ascensore, che selezionano i più sciocchi, o visioni raccapriccianti come la svalutazione razionale del cadavere. Il bravo new world è un unico campo di concentramento che si crede un paradiso non essendoci nulla da contrapporgli. Se, a seguire la dottrina della Psicologia di massa di Freud, il panico é quella condizione nella quale crollano delle potenti identificazioni collettive e le energie istintive liberate si convertono in subitanea angoscia, allora l'individuo colto dal panico sarà in grado di innervare ciò che di oscuro sta alla base dell'identificazione collettiva: la falsa coscienza dei singoli i quali, privi di una vera e verificabile solidarietà, legati ciecamente a immagini del potere, si credono d'accordo con una Totalità che li soffoca con la sua ubiquità.
Huxley é esente da quell'assennatezza folle che riesce a ricavare perfino dal peggio il solito « [...]

[...]entificazioni collettive e le energie istintive liberate si convertono in subitanea angoscia, allora l'individuo colto dal panico sarà in grado di innervare ciò che di oscuro sta alla base dell'identificazione collettiva: la falsa coscienza dei singoli i quali, privi di una vera e verificabile solidarietà, legati ciecamente a immagini del potere, si credono d'accordo con una Totalità che li soffoca con la sua ubiquità.
Huxley é esente da quell'assennatezza folle che riesce a ricavare perfino dal peggio il solito « non é poi così male ». Egli non dà alcun credito alle favole per bambini seconda cui le pretese escrescenze della civiltà tecnica verranno sanate automaticamente dal progresso inarrestabile e sdegna i conforti tanto cari all'esiliato: che gli aspetti angosciosi della civiltà americana siano effimeri resti della sua primitività oppure salde garanzie della sua giovinezza. Non si concede alcun dubbio su questo punto: quegli aspetti non sono frammenti rimasti nella scia della cultura europea, ma piuttosto precorrimenti del futuro che l'aspetta: il vecchio mondo imita diligentemente il nuovo. Lo Stato universale di Brave New World non conosce differenze che non siano artificiosamente preservate fra i campi del golf e i laboratori di ricerche biologiche di Mombasa, di L[...]

[...]Brave New World non conosce differenze che non siano artificiosamente preservate fra i campi del golf e i laboratori di ricerche biologiche di Mombasa, di Londra o del polo nord, é simile al mondo che soggiace all'americanismo parodiato. Il mondo dovrebbe, secondo il motto di Berdiaev, adeguarsi all'utopia che si può intravedere a partire dallo stadio
ALDOUS HUXLEY E L UTOPIA 99
attuale della . tecnica. Invece, se si completano i suoi tratti, esso diventa un inferno: le osservazioni sullo stadio attuale della civiltà vengono spinte dalla sua teologia immanente fino all'evidenza diretta del suo disordine. Non sono tanto degli elementi tecnici o istituzionali a ribadire il quadro quanto la visione di ciò che sarebbe degli uomini qualora non conoscessero piú il bisogno. La sfera economicopolitica come tale diventa di minor peso e importanza: resta sicuro che si tratta di un sistema classista iperrazionalizzato di proporzioni planetarie, di un capita lismo di Stato pianificato fino al particolare; resta certa che la collettivizzazione totale corrisponde alla tirannide assoluta, che l'economia monetaria e l'incentivo del profitto perdurano.
Invece delle tre parole d'ordine della rivoluzione francese si proclama: Community, Identity e Stability. Community definisce una condizione della società in cui ogni singolo é sottoposto incondizionatamente al funzionamento del tutto, sul senso del quale non dovrebbe più essere possibile nel brave new world alcun interrogativo. Identity significa la sparizione delle differenze individuali, la standardizzazione spinta fino ai fondamenti biologici. Stability il tramonto di ogni dinamica sociale. La situazione astutamente calcolata si ricava per estrapolazione da certi sintomi di un esaurimento del gioco delle forze economiche nel tardo capitalismo: una perversione del Millennio. La panacea garantita dalla statica sociale è il conditioning, locuzione assai difficile a tradursi, trasferita dalla biologia e dalla psicologia behavioristica (dove significa la provocazione di ce[...]

[...]alcun interrogativo. Identity significa la sparizione delle differenze individuali, la standardizzazione spinta fino ai fondamenti biologici. Stability il tramonto di ogni dinamica sociale. La situazione astutamente calcolata si ricava per estrapolazione da certi sintomi di un esaurimento del gioco delle forze economiche nel tardo capitalismo: una perversione del Millennio. La panacea garantita dalla statica sociale è il conditioning, locuzione assai difficile a tradursi, trasferita dalla biologia e dalla psicologia behavioristica (dove significa la provocazione di certi riflessi o comportamenti mediante modificazioni deliberate del mondo circostante, attraverso il controllo di « condizioni ») la quale nella lingua corrente americana sta a significare ogni specie di controllo scientifico delle condizioni di vita: così air conditioning è il livellamento meccanico della temperatura in spazi chiusi. In Huxj ley conditioning significa la completa preformazione dell'uomo a opera della violenza sociale che va dalla riproduzione artificiale alla determinazione tecnica del conscio e dell'inconscio nel ` lo stadio infantile e al death conditioning, un allenamento che J
loo T[...]

[...] In Huxj ley conditioning significa la completa preformazione dell'uomo a opera della violenza sociale che va dalla riproduzione artificiale alla determinazione tecnica del conscio e dell'inconscio nel ` lo stadio infantile e al death conditioning, un allenamento che J
loo THEODOR WIESENGRUND ADORNO
scaccia dal fanciullo la paura della morte, per cui al fanciullo si
presentano dei morti e contemporaneamente lo si nutre di dol
! ciumi sicché associ in avvenire le due cose. L'effetto finale del
conditioning, l'adattamento perfettamente realizzato, é l'interio
rizzazione della pressione e della coercizione sociali in misura assai superiore a quella conosciuta dal protestantesimo: li uomi
ni si rassegnano ad. amare ciò, .che debbono fare, senza neanc e più sapere di rassegnarsi. Così la loro felicità viene rafforzata soggettivamente e viene mantenuto l'ordine. Tutte le rappresentazioni di un'influenza esteriore della società sul singolo, per il tramite di agenti come la famiglia o la psicologia, appaiono superate. Cie) che alla famiglia é stato già fatto, viene perpetrato ai suoi danni ancora una volta nel brave new world. Come figli della società nel senso più letterale gli uomini non si trovano in un rapporto dialettico ma coincidono con essa. Esponenti volontari della Totalità collettiva nella quale é stata assorbita ogni antitesi, essi sono in senso non m[...]

[...] viene rafforzata soggettivamente e viene mantenuto l'ordine. Tutte le rappresentazioni di un'influenza esteriore della società sul singolo, per il tramite di agenti come la famiglia o la psicologia, appaiono superate. Cie) che alla famiglia é stato già fatto, viene perpetrato ai suoi danni ancora una volta nel brave new world. Come figli della società nel senso più letterale gli uomini non si trovano in un rapporto dialettico ma coincidono con essa. Esponenti volontari della Totalità collettiva nella quale é stata assorbita ogni antitesi, essi sono in senso non metaforico « socialmente condizionati » e non già adattati al sistema sociale attraverso un loro « sviluppo ».
Il rapporto di classe viene eternato biologicamente, perché i direttori della riproduzione razziale decidono fin dalla fase embrionale dell'appartenenza a questa o quella casta designata con una lettera dell'alfabeto greco. La bassa plebe viene,reclutata mediante fina ingegnosa divisione di cellule, fra i gemelli d'uno stesso uovo, il cui sviluppo fisico e spirituale viene inibito grazie ad un'opportuna aggiunta di alcool al sangue. Ciò significa che la riproduzione dell'idiozia viene assunta dalla trionfante cultura di massa, mentre un tempo avveniva inconsciamente, sotto la pressione del bisogno, e questo perché il bisogno potrebbe essere oramai eliminato. Pietrificando razionalmente gli irrazionali rapporti di classe Huxley ne annuncia la superfluità: ormai i confini di classe hanno perduto il carattere « naturale », la cui' illusione li produceva nella storia non controllata della umanità; ormai soltanto la selezione artificiosa e volontaria e la differenziazione amministrativa nella ripartizione del prodotto
ALDOUS HUXLEY E L'UTOPIA 101
sociale assicura la continuazione delle classi. Gli embrioni e i pargoli dei paria vengono tenuti a corto di nutrimento negli stabilimenti d'incubazione del brave new world, i dirigenti preparano un'atmosfera di suburbio artificiale. Essi preparano la bassezza e la regressione fra possibilità illimitate. Ma questa regressione — introdotta dai sistemi totalitari e da loro perfezionata — é di natura totalitaria. Huxley, che se ne intende, indica le tracce della mutilazione anche nella classe superiore: « Even alphas have been conditioned ». Anche la coscienza di coloro che possono essere un poco orgogliosi di essere individuati, é colpita dalla standardizzazione in forza della loro identificazione con il gruppo al potere. Automaticamente M essi emettono i giudizi ai quali sono condizionati, così come un grosso borghese chi oggi ciarla ifelia rrr ascitä"rêligiosa che importa assai più delle condizioni economiche o proclama di non capire l'arte moderna. Il non capire diventa una virtù. Una coppia d'innamorati della casta superiore vola sopra la Manica nel pieno d'una tempesta e l'uomo desidera prolungare la trasvolata per non ritrovarsi in una folla, per restare vicino all'amata e fedele a se stesso. « I don't unterstand anything, 'she said with decision, determined to preserve her incomprehension intact ». L'osservazione di Huxley non identifica soltanto il rancore che suscita
la verità "odesta in chi non la può accettare, salvo mettere
a repentaglio il proprio equilibrio, ma fornisce la diagnosi di un nuovo tabù potentissimo. Quanto più 1' esserci, l'esistenza sociale, grazie alla sua strapotenza e chiusura, diventa l'ideologia di se medesimo per l'uomo deluso, tanto più egli ne riceve lo stigma di peccatore, che osa agitare folli pensieri contra il principio per cui ciò che é ha anche ragione. Tutti vivono in aerei, ma obbediscono al comandamento inesprimibile come tutti gli autentici tabù: Non devi volare. Gli déi della terra puniranno chi si levi in volo sopra la terra. Il divieto di una mitologia dell'esistenza ridà forza alla maledizione mitologica. Huxley lo dimostra nel linguaggio. L'idiozia dello small talk obbligatorio, la[...]

[...] obbediscono al comandamento inesprimibile come tutti gli autentici tabù: Non devi volare. Gli déi della terra puniranno chi si levi in volo sopra la terra. Il divieto di una mitologia dell'esistenza ridà forza alla maledizione mitologica. Huxley lo dimostra nel linguaggio. L'idiozia dello small talk obbligatorio, la conversazione come ciancia, viene portata con discrezione allo
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estremo. E' ormai molto tempo che esso non sta nei limiti della regola di gioco che proibisce la conversazione come mero dialogo di specialisti o come esigenza svergognata. La decadenza del parlare dipende dalla tendenza oggettiva. La metamorfosi virtuale del mondo in merci, l'importanza decisiva di ciò che é fatto e pensato attraverso il meccanismo sociale rende il discorso illusorio, lo fa morire, colpito dalla maledizione d,1 sempreuguale, riducendolo a seguito di giudizi analitici. Lei, sig re di Brave New World — né per giungere a tanto é neccsssario portare a compimento le tendenze virtuali della realtà — si intrattengono f[...]

[...]azione come mero dialogo di specialisti o come esigenza svergognata. La decadenza del parlare dipende dalla tendenza oggettiva. La metamorfosi virtuale del mondo in merci, l'importanza decisiva di ciò che é fatto e pensato attraverso il meccanismo sociale rende il discorso illusorio, lo fa morire, colpito dalla maledizione d,1 sempreuguale, riducendolo a seguito di giudizi analitici. Lei, sig re di Brave New World — né per giungere a tanto é neccsssario portare a compimento le tendenze virtuali della realtà — si intrattengono fra loro solo in quanto consumatrici, la loro conversazione si aggira ormai soltanto attorno a ciò che sta nel catalogo dell'industria onnipresente, si compone di informazioni sull'offerta, oggettivamente superflue, vuoti gusci del dialogo la cui idea era di trovare ciò che ancora non si sapesse. Senza questa idea esso sarebbe ormai maturo per la sua scomparsa. Gli uomini total mente collettivizzati e incessantemente comunicanti debbono rinunciare ad ogni comunicazione e riconocersi vnojAtadi mute, quali erano stati in segreto fin dai primordi dell'era borghese. Sprofon Idano nella minorità arcaica.
Essi sono rescissi dallo spirito, che Huxley equipara ai beni culturali tradizionali ed esemplifica in Shakespeare, nonché dalla natura come paesaggio, immagine della Creazione intatta, di qua della società. Il contrasto di spirito e natura fu il tema della filosofia borghese al suo culmine. In Brave New World entrambi si coalizzano contro laciviltà, che contamina tutto e nulla sopporta che non si adegui ad essa. La speculazione idealistica concepiva l'unità dello spirito e della natura come la piú alta conciliazione, ora essa viene intesa come l'assoluto opposto dell'assoluta reificazione. E' possibile tanto spirito (ovvero sintesi spontanea ed autonoma della coscienza) quanta « natura » (non colta, non ancora sussunta sotto le categorie) gli si contrappone; é possibile tanta natura quanto spirito che si contrapponga consapevole alla reificazione e la trascenda invece di trasformarla per incanto in natura. Invece scompaiono i due poli:
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Huxley conosce il borghese comune nuovissimo, che osserva la baia marina come spettacolo degno di contemplazione restando seduto in automobile e ascoltando i motivetti pubblicitari radiofonici. A questo si associa l'avversione verso tutto il passato: lo spirito stesso appare sorpassato, ingrediente insipido dei fatti glorificati, dei dati ultimativi, e ciò che non é piú diventa bricàbrac e ciarpame. Un motto attribuito a Ford: «history is bunk » getta nell'immondezzaio tutto ciò che non si adegua agli ultimi metodi di produzione industriale, in breve, ogni continuità della vita. Gli uomini vengono storpiati da tali riduzioni: la loro incapacità di percepire e pensare ciò che non é come é, l'autosufficienza senza vie d'uscita della loro esistenza, la dittatura della pura coerenza e conformità allo scopo soggettiva, ha come risultato la pura perdita della soggettività. I s[...]

[...] breve, ogni continuità della vita. Gli uomini vengono storpiati da tali riduzioni: la loro incapacità di percepire e pensare ciò che non é come é, l'autosufficienza senza vie d'uscita della loro esistenza, la dittatura della pura coerenza e conformità allo scopo soggettiva, ha come risultato la pura perdita della soggettività. I soggettioggetti prodotti scientificamente, depurati da ogni mito, del nonspirito del mondo, sono infantili.` Le regre`ssionii meta rovo l04 ñtárie, ;metà procurate diventano alla fine, nel quadro della cultura di massa, precetti consapevolmente decretati per il tempo libero, « proper standards of infantile decorum », risate dell'inferno sul « non sarete come bambini » cristiano. La colpa di ciò sta nella sostituzione di tutti i fini con mezzi. Il culto del prodotto, scisso da ogni finalità oggettiva — in Brave New World domina letteralmente la religione dell'automobile prima soltanto implicita, con Ford come Signore ed il segno del modello T in luogo della croce —: l'amore feticistico dell'equipaggiamento, quel segno inconfondibile della follia che é impresso in quanti che si inorgogliscono del loro senso pratico e realistico, viene elevato a norma di vita. Questo vale anche dove la libertà sembri nel brave new world avvantaggiata. Huxley dia individuato
la contraddizione per cui in una società dove i_tabú„ses sualihanno perduta la doro forza nterioreTe non cedono il passo al permesso del non permesso né sono fissati in vuote coercizioni, lo stesso piacere decade a povero fun, a occasione per il soddisfacimento narcisistico di aver «avuto» questa o quella. Il sesso diventa indifferente in grazia dell'istituzionalizzazione della
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promiscuità e la stessa evasione dalla società si áncora in essa.
rLa soluzione fisiologica viene desiderata come igiene; l'affetto che vi si accompagna, é cancellato come spreco di energia senza utilità sociale. Non bisogna lasciarsi prendere a nessun prezzo. L'atarassia protoborghese si è estesa a ogni reazione e, raggiungendo l'eros, si rivolge contro quel che fu un tempo il massimo bene, l'eudemonia soggettiva, in nome della quale era stata invocata la purificazione dagli affetti. Nell'estasi essa ghermisce il centro di ogni rapporto fra gli uomini, la via d'uscita dall'esistenza monadologica. Huxley individua il rapporto di complementarietà che lega la collettivizzazione e l'atomizzazione.
La sua rappresentazione dell'orgia organizzata ha un tono che solleva qualche dubbio sulla tesi satirica. Poiché questa attesta il carattere borghese dell'antiborghesismo, si chiude nella borghesia, Huxley inorridisce della temperanza, ma é intimamente nemico dell'ebrezza e non solo di quella narcotica, che un tempo egli condannava d'accordo con l'opinione comune. La sua coscienza, come quella di [...]

[...]resentazione dell'orgia organizzata ha un tono che solleva qualche dubbio sulla tesi satirica. Poiché questa attesta il carattere borghese dell'antiborghesismo, si chiude nella borghesia, Huxley inorridisce della temperanza, ma é intimamente nemico dell'ebrezza e non solo di quella narcotica, che un tempo egli condannava d'accordo con l'opinione comune. La sua coscienza, come quella di molti inglesi emancipati, è preformata dal puritanesimo che essa condanna. Libertà e avvilimento del sesso non sono scindibili, per lui. Nei suoi primi romanzi il libertinaggio appare già come eccitazione quasi localizzata, priva di aura, quasi come nelle cosiddette culture virili gli uomini sono soliti parlare delle donne e dell'amore fra loro con un gesto che, nell'orgoglio per la sovranità conquistata, svi lisce l'argomento. In Huxley tutto si svolge più sublimatamente che nel Lawrence delle four letter words ma proprio perciò più repressamente. La sua rivolta contro la falsa felicità sacrifica anche l'idea della vera. Molto prima che egli mostrasse simpatie per il buddismo, la sua ironia svelava, ad esempio nell'autodenuncia dell'intellettuale, il penitente furioso, dal settarismo del quale il suo livello generale d'altra parte lo preserva. La fuga dal mondo porta nella colonia nudista, dove anche il sesso verrà estirpato scoprendolo. Nonostante lo sforzo di dipingere il mondo selvaggio rimasto dietro all'assoluta cultura di massa, che in Brave New World appare come relitto dell'umano, come
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ripugnante e folle, si fanno tuttavia sentire degli impulsi reazionari. Fra le figure moderne contra le quali viene scagliato l'anatema si trova anche Freud, che in un certo passo viene equiparato a Ford, ridotto a mero efficiency expert della vita interiore. Un dileggio troppo bonariamente filisteo lo colpisce quando si dice che scopri per primo « the appalling dangers of family life ». Ma in effetti egli scopri proprio questo: la giustizia storica sta dalla sua: la critica della famiglia come agente.. dell'oppressione, proprio dell'opposizione inglese fin da Samuel Butler, é sorta nello stesso momento in cui la famiglia insieme con la sua base economica ha perduto l'ultima parvenza del diritto di determinare lo sviluppo degli uomini e si é trasformata in quell'irrazionalità neutralizzata che Huxley nell'ambito della religione tradizionale chiama per nome con forza tagliente. Di fronte alla tolleranza della sessualità che egli attribuisce al mondo del futuro (con una completa incomprensione di Freud, che restò attaccato fin troppo ortodossamente alla repressione come fine educativo) Huxley si schiera con coloro che accusano l'era industriale non tanto di disumanità quanto di decadenza dei costumi. L'abissale interro ativö dialettico: se sia possibile soltanto tanta t e icrtá quanti diZaranjirraiikére, viene risolto affermativamente dal romanzo e serve da scusa `per la sopravvivenza di detail— divieti, come se mai la felicità che sorge dalla violazione dei tabù potesse legittimare i tabù, che sono al mondo non per procurare la felicità ma per respingerla. Le orgie comunitarie che avvengono regolarmente nel romanzo, il rapido obbligatorio scambio dei partner derivano direttamente dall'ottusità dell'attività sessuale ufficiale, che fa del piacere un divertimento e lo rifiuta mediante concessioni. Ma proprio in ciò, nell'impossibilità di vedere faccia a faccia il piacere, di abbandonarsi ad esso in forza della riflessione, si perpetua l'antichissimo divieto che Huxley troppo presto rimpiange. Se esso fosse davvero infranto e il piacere si fosse sciolto davvero dai freni delle istituzioni sociali, che lo stringono anche nell'orgyporgy, il Brave New World si scioglierebbe dalla sua fissità mor
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tuaria. Il suo principio morale fondamentale è infatti che ciascuno appartiene a ciascun altro, è l'assoluta fungibilità che elimina gli uomini come esseri singoli, liquida come mitologia la loro ultima aseità riducendoli a mezzo, a essereperaltri, cioè, nel senso huxleyano, a nullità. Huxley nella prefazione alla edizione americana, aggiunta dopo la guerra, ha scoperto l'affinità di quel principio con l'affermazione di Sade, che fra i diritti dell'uomo esiste anche l'assoluta disponibilità sessuale di tutti per tutti. In ciò egli ravvisa la completa follia della ragione consequenziaria, ma gli sfugge l'incompatibilita della massima malfamata con il suo Stato universale dell'avvenire. Tutte le dittature hanno diffamato il libertinaggio, e gli stabilimenti di monta umana S.S. " di Himmler ne furono l'esatto contrario virtuosamente statalista. Il potere andrebbe definito come diritto di disporre di altre persone da parte di una persona, non come diritto di disporre di tutti da parte . di tutti. Un potere di questo genere non sarebbe concepibile nel quadro di qualsiasi ordinamento totalitario. Sarebbe affine, piuttosto che ad uno stato di anarchia sessuale, al rapporto di lavoro. Gli uomini esclusiva
mente perl'altro, l'assoluto toX!v, x6v, sarebbero si estraniati_ da se medesimi, ma anche sciolti dalla maledizione della utoconservazione, che il brave new world al pari del vecchio mono, mantiene intatta. La fungibilità pura e assoluta farebbe esplo+ ere il nocciolo dei potere e prometterebbe la libertà. La debolezza della complessiva concezione di Huxley deriva dal fatto che egli dimmi zá senza esitazione tutti i suoi concetti, ma impedendo angosciosamente che si rovescino nel loro opposto.
La scène à faire del ,romanzo è il cozzo erotico dei due mondi: il tentativo della protagonista Lenina, il tipo della ben curata e riuscita career woman americana, di attrarre nel gioco della promiscuità doverosa il « selvaggio » che ella ama. La sua controparte maschile è il tipo del giovinetto estatico e pudico, legato alla madre e con istinti repressi, il quale preferisce godere contemplativamente del suo sentimento piuttosto di[...]

[...]itazione tutti i suoi concetti, ma impedendo angosciosamente che si rovescino nel loro opposto.
La scène à faire del ,romanzo è il cozzo erotico dei due mondi: il tentativo della protagonista Lenina, il tipo della ben curata e riuscita career woman americana, di attrarre nel gioco della promiscuità doverosa il « selvaggio » che ella ama. La sua controparte maschile è il tipo del giovinetto estatico e pudico, legato alla madre e con istinti repressi, il quale preferisce godere contemplativamente del suo sentimento piuttosto di esprimerlo e si accontenta di trasfigurare liricamente l'amata; un carattere
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che viene allevato a Oxford e Cambridge come degli epsilon nella storta e che ha i requisiti sentimentali del romanzo inglese recente. Il conflitto nasce dal fatto che John sente l'offerta spiccia di se stessa da parte della bella fanciulla come una degradazione del sublime sentimento che nutre per lei e quindi la fugge. La forza persuasiva della scena si ritorce contro il suo Mema probandum. L'artificiosa grazia e la svergognatezza in cellophane di Lenina non hanno l'effetto anerotico che si vorrebbe, ma anzi sono fortemente seducenti, e lo stesso adirato selvaggio ne resta vittima alla fine del romanzo. Se ella fosse l' imago del brave new world, questo perderebbe il suo orrore. Certo ogni suo gesto é . socialmente preformato, facendo parte di un rituale convenzionale, ma oiché ella fin nell'intimo é
tutt'uno con la convenzione, la tensione ra ili á
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convenzione: psicologicamente il malamente convenzionale e sempre la traccia di un'identificazione malriuscita. Il concetto ~y ` di convenzione non meno del suo opposto è labile e incerto. Attraverso la mediazione sociale totale si ristabilisce l'umanità, la immediatezza in seconda ista[...]

[...]del suo opposto è labile e incerto. Attraverso la mediazione sociale totale si ristabilisce l'umanità, la immediatezza in seconda istanza dall'esterno edar& dentro. l öii mancano sihiíli' disposizioni"'netta civiTtá ämedcana. íuxley invece costruì ce come poli.c6htrari raggelät Nana:. nità~e la reificazione, d'accordo con tutta la tradizione romantica che ha per oggetto il contrasto dell'uomo vivo con i rapporti solidificati. Egli scorda la promessa latente della civiltà, poiché scorda che l'umanità comprende in sé oltre al contrasto con la re ie ztene—anehe~ la reificazione stessa, non solo come condizione antitetica della propria manifestazione ma anche positi vamente, come la forma, sia pur frammentaria e inadeguata, che realizza il 'Moto soggettivo Oggettivandolo. Tutte le categorie che vengono illuminate dal romanzo, la famiglia, la paternità, il singolo e la sua proprietà, sono prodotti dalla reificazione e Huxley getta questa come maledizione sul futuro, senza comprendere la benedizione del passato, che egli invoca. Così diventa involontariamente il rappresentante di quella nostalgia, la cui
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affinità con la cultura di massa il suo sguardo coglie con tale penetrazione nella canzone della storta: « Bottle of mine, it's you I've always wanted! Bottle of mine, why was I decanted ?... There ain't no Bottle in all the world Like that dear Bottle of mine ».
La ribellione del « selvaggio » contro l'amata non é quindi tanto la protesta, come si vorrebbe, della pura natura umana contro la fredda protervia della moda, poiché la giustizia poetica lo rappresenta come un'aggressione di neurotico, la cui spasmodica purezza ha per motivo l'omosessualità repressa, . come potrebbe dimostrare il maltrattato Freud.
Il selvaggio [...]

[...]a il suo sguardo coglie con tale penetrazione nella canzone della storta: « Bottle of mine, it's you I've always wanted! Bottle of mine, why was I decanted ?... There ain't no Bottle in all the world Like that dear Bottle of mine ».
La ribellione del « selvaggio » contro l'amata non é quindi tanto la protesta, come si vorrebbe, della pura natura umana contro la fredda protervia della moda, poiché la giustizia poetica lo rappresenta come un'aggressione di neurotico, la cui spasmodica purezza ha per motivo l'omosessualità repressa, . come potrebbe dimostrare il maltrattato Freud.
Il selvaggio ingiuria la puttana come l'ipocrita che trema di furore contro ciò che si deve inibire; mettendolo dalla parte dell'iniquità Huxley si allontana dalla critica della società. L'unico vero rappresentante della critica nel romanzo é l'alfa plus Bernard Marx il quale si rivolta contro il proprio conditioning, una caricatura scetticamente compassionevole di ebreo. Huxley sa che gli ebrei in quanto non perfettamente adattati vengono perseguitati e che quindi la loro coscienza si spinge oltre il sistema sociale; egli non mette in dubbio l'autenticità dell'acume critico di Bernard, ma esso viene attribuito ad una sorta di inferiorità organica, all'inevitabile inferiority complex e nella stesso tempo l'intellettuale ebreo radicale viene incolpato, secondo i modelli consacrati, di volgare snobismo e di obbrobriosa viltà morale. Dopo che Ibsen inventò Gregers Werle e Stockmann, anzi dalla filosofia della storia hegeliana in poi, la politica della cultura borghese, in nome di un atteggiamento che abbraccia e comprende la totalità, ha denunciato colui che la vorrebbe diversa come un autentico rampollo e insieme aborto del Tutto al quale si oppone, ribadendo inoltre che la verità, sia contra di lui sia attraverso a lui, sta pur sempre dalla parte del Tutto. Il romanziere Huxley é solida[...]

[...]dale con questo atteggiamento, mentre il profeta della cultura aborre dalla Totalità, Gregers Werle rovina coloro che vorrebbe salvare, e chiunque si ritenga piú saggio perché si ribella contro la stolidità noni'si'può"dtht—&&lite
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dalla fatuità di Bernard Marx. Senonché lo sguardo che valuta i fenomeni imparzialmente, liberamente, altamente, che vuole elevarsi al di sopra della limitatezza della negazione, del processo dialettico, non è, proprio per questa ragione, lo sguardo della verità o della giustizia, che dovrebbe invece non tanto cogliere l'insufficienza del Meglio, per comprometterlo davanti al Male, quanto trarre da quell'insufficienza ulteriore forza per la rivolta. Alla sottovalutazione delle forze della negatività a causa della loro impotenza corrisponde la debolezza della positività, che viene contrapposta come assoluta ° alla dialettica.
Quando il « selvaggio » durante il colloquio decisivo con il world controller dichiara « what you need is something with tears for a change », la esaltazione volutamente millantatoria della sofferenza non é soltanto una caratteristica dell'individualista cocciuto, ma riconferma la metafisica cristiana, che promette la liberazione soltanto in grazia della sofferenza. Ma poiché essa non osa ripresentarsi nel romanzo, che é illuminato a dispetto di tutto, il culto della sofferenza diventa un assurdo fine in sé, vezzo d'un estetismo il cui legame con le forze più oscure non può restare ignoto a Huxley; il nietzschiano « vivi pericolosamente » che il « selvaggio » proclama dinanzi al rassegnato edonistico controllore dell'universo, andava benissimo come motto del totalitario Mussolini, perfino d'un simile controllore universale.
In un passo, nella discussione di uno scritto biologico soppresso dal controllore universale, il nocciolo di positività del romanzo affiora liberamente. Si tratta di «the sort of idea that might easily decondition the more unsettled minds among the higher castes — make them lose their faith in happiness as the Sovereign Good and take to believing instead that the goal was somewhere beyond, somewhere outside the present human sphere; that the purpose of life was not the__ maintenance of well_being,, but some intensification and refining of consciousness, some enrargehiéñi of knowledge ». Per quanto l'ideale sia espresso in modo così tenue e pallido e prudentemente previdente, non
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evita tuttavia la contraddittorietà. a Intensification and refining of consciousness » o K enlargement of knowledge » ipostatizzano lo Spirito contrapposto alla Prassi ed al soddisfacimento dei bisogni naturali. Però_, poiché lo spirito presuppone il processo vitale della società e la divisione del lavoro, poiché la spiritualità sta in rapporta con l'esistenza come con la propria attuazione ed é implicitamente un ordine o un'indicazione impartiti alla prassi, porre in rapporto di opposizione incondizionata ed eternata lo spirito e i bisogni materiali significa perpetuare ideologicamente la situazione di divisione del lavoro e di scisma. Nulla di spirituale, neanche il sogno piú irreale di evasione dal mondo fu mai concepito che non comprendesse nel suo contenuto oggettivo la modificazione della realtà materiale. Non vi fu mai affetto, interiorità che non additasse alla fin fine all'esteriorità, e quindi, grazie ad una tale sia pur sublimata intenzionalità, non la sgretolasse mutandola in apparenza e falsità. Perfino la passione perdutamente abbandonata di Romeo e Giulietta, che Huxley trasforma in un tal quale K valore », non è un insé autarchico, ma diventa spirituale e piú che mero spettacolo dell'anima, in quanta addita di là dello spirito all'unione carnale svelata da Huxley nella nostalgia che la significa; la bellezza di « era l'usignolo e non l'allodola » non si può scindere dalla simbologia sessuale. Esaltare l'aubade per la sua trascendenza, senza darle ascolto e quindi senza rendersi conto che essa non si chiude in sé come trascendenza, ma vuole essere appagata, sarebbe altrettanto vacuo quanta la sessualità misurata col compasso nel Brave New World, la quale uccide l'incanto che non si lascia conservare in sé e per sé. L'ignominia di oggi non sta nella preponderanza della cosiddetta cultura materiale sulla spirituale; in un lamento di questo genere Huxley si troverebbe accanto come indesiderati compagni gli ArchCommuntySongsters di tutte le sette e filosofie neutralizzate. Piuttosto é da mettere sotto accusa la separazione socialmente imposta della coscienza dalla sua attuazione sociale, nella quale dovrebbe avere la sua sostanza. Già il carisma fra spiritualità e materialità
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che la fi[...]

[...]xley si troverebbe accanto come indesiderati compagni gli ArchCommuntySongsters di tutte le sette e filosofie neutralizzate. Piuttosto é da mettere sotto accusa la separazione socialmente imposta della coscienza dalla sua attuazione sociale, nella quale dovrebbe avere la sua sostanza. Già il carisma fra spiritualità e materialità
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che la filosofia perenne di Huxley istituisce, la sostituzione della « faith in happiness » con un indeterminato ed astratto « goal somewhere beyond » rafforza la condizione reificata i cui sintomi gli sono insopportabili, la neutralizzazione della cultura separata dal processo di produzione materiale. Horkheimer formulò così il concetto: « se si fa una distinzione tra bisogni materiali e spirituali allora bisogna insistere senza dubbio sul soddisfacimento di quelli materiali, perché in questo è implicita la trasformazione sociale, ed esso comprende per cosí dire la giusta società che procura a tutti gli uomini le migliori condizioni di vita possibili e coincide con l'eliminazione del potere cattivo. Ribadire però l'esigenza isolata e ideale porta all'irrazionalità reale: non si può far valere il diritto alla nostalgia, alla coscienza trascendente, alla vita pericolosa. J.a lotta contro la cultura di massa può consistere soltanto nella dimostrazione del legame fra questa e la perpetuazione dell'ingiustizia sociale. Sarebbe ridicolo accusare la gomma da masticare di nuocere alla disposizione per la metafisica, ma si potrebbe probabilmente dimostrare che i guadagni di Wrigley ed il suo palazzo a Chicago sono sostenuti dalla funzione sociale di conciliare gli uomini con le situazioni cattive, di distoglierli dalla critica. Occorre dimo strare non che la gomma da masticare rechi danno alla metafisica, ma che è essa stessa metafisica, Non critichiamo la cul tura di massa perchè essa dia troppo agli[...]

[...]esta e la perpetuazione dell'ingiustizia sociale. Sarebbe ridicolo accusare la gomma da masticare di nuocere alla disposizione per la metafisica, ma si potrebbe probabilmente dimostrare che i guadagni di Wrigley ed il suo palazzo a Chicago sono sostenuti dalla funzione sociale di conciliare gli uomini con le situazioni cattive, di distoglierli dalla critica. Occorre dimo strare non che la gomma da masticare rechi danno alla metafisica, ma che è essa stessa metafisica, Non critichiamo la cul tura di massa perchè essa dia troppo agli uomini o renda troppo sicura la vita, questo lasciamo. alla teologia luterana, ma perchè essa aiuta a far si che gli uomini ricevano troppo poco e cose troppo cattive, che interi strati vivano in una miseria interiore ed esterna spaventosa, che gli uomini si adattino all'ingiustizia, perchè essa tiene fermo il mondo in una situazione in cui si è costretti ad aspettare da un verso catastrofi gigantesche, dall'altro la congiura di élites astutissime per mantenere un precario e discutibile stato di pace ».
Huxley contrappone a correttivo della sfera dei soddisfacimenti di bisogni un'altra che la guarda con sospetto e che la borghesia chiama l'alta cultura, stando ferma ad un concetto
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invariante e biologico del bisogno. Ma ogni bisogno umano é nella sua configurazione concreta, mediato dalla storia. La statica che oggi sembra propria dei bisogni, il loro fissarsi nella riproduzione del sempreuguale, é soltanto il riflesso della produzione materiale, che con l'eliminazione del mercato e della concorr[...]

[...]er mantenere un precario e discutibile stato di pace ».
Huxley contrappone a correttivo della sfera dei soddisfacimenti di bisogni un'altra che la guarda con sospetto e che la borghesia chiama l'alta cultura, stando ferma ad un concetto
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invariante e biologico del bisogno. Ma ogni bisogno umano é nella sua configurazione concreta, mediato dalla storia. La statica che oggi sembra propria dei bisogni, il loro fissarsi nella riproduzione del sempreuguale, é soltanto il riflesso della produzione materiale, che con l'eliminazione del mercato e della concorrenza e dato il contemporaneo perdurare dei rapporti di proprietà, assume un carattere stazionario. Con la fine di questa statica il bisogno avrà tutt'altro aspetto. Se la produzione viene indirizzata al soddisfacimento dei bisogni e soprattutto di quelli prodotti dal sistema finora imperante, gli stessi bisogni si modificheranno in maniera decisiva. L'indistinguibilità del bisogno autentico dal falso é proprio della fase presente. In essa la riproduzione della vita e la sua repressione formano un tutto unico, che è ravvisabile come legge del Tutto ma non nei particolari. Un giorno si dimostrerà assai rapidamente che gli uomini non hanno bisogno dell'obbrobrio che offre loro l'industria culturale. L'idea che il cinematografo sia necessario accanto all'abitazione ed al nutrimento per la riproduzione della forza lavo rativa é vera soltanto in un mondo che piega gli uomini alla riproduzione della forza lavorativa e costringe i loro bisogni ad armonizzarsi con l'interesse dell'offerta e dei controlli sociali. L'idea che una società emancipata smanii per la cattiva recitazione di Lametta o le pessime zuppe di Devory é assurda. Tanto migliore la zuppa tanto maggiore il disprezzo per Lametta. Se sparisce la miseria sparirà il rapporto fra bisogno e soddisfacimento. Oggi la coazione a produrre il bisogno nella sua forma mediata é uno dei mezzi principali per tenere tutti al loro posto. Nulla dev'essere pensato, scritto, fatto che guardi di là da una situazione che si protrae grazie ai bisogni di coloro che ne sono vittime. E impensabile che la coazione a soddisfare i bisogni continui ad agire come vincolo in una società diversa. La società presente ha inibito l'appagamento dei bisogni in essa immanenti, ma ha anche limitato la produzione con i rimproveri ai bisogni. Essa é stata tanto pratica quanto irrazionale. Un ordinamento che abolisca l'irrazionalità nella quale é stata in
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vischiata la produzione delle merci, ma appaghi i bisogni, potrà anche abolire lo spirito pratico che si rispecchia nell'assenza di finalità dell'art pour l'art borghese. Supererà non soltanto l'antagonismo della produzione e del consumo, ma anche la loro ultimissima unificazione da parte del capitalismo di Stato, convergendo verso l'idea che, nelle parole di Karl Kraus « Dio non fece l'uomo come produttore o consumatore, ma come uomo ». A tal punto non sarà vergognoso che qualcosa non sia utile, l'adattamento sociale non avrà senso, la produzione agirà sui bisogni in modo reale e non distorto: non perché placherà il bisogno con cose inutili, ma perché il sazio potrà orientarsi nel mondo senza ricorrere al criterio dell'utilità universale.
Nella critica del falso bisogno Huxley tiene ferma l'idea dell'oggettività della felicità. L'ottusa ripetizione d[...]

[...]ognoso che qualcosa non sia utile, l'adattamento sociale non avrà senso, la produzione agirà sui bisogni in modo reale e non distorto: non perché placherà il bisogno con cose inutili, ma perché il sazio potrà orientarsi nel mondo senza ricorrere al criterio dell'utilità universale.
Nella critica del falso bisogno Huxley tiene ferma l'idea dell'oggettività della felicità. L'ottusa ripetizione della proposizione everybody's happy now diventa il massimo capo di accusa. Fin quando gli uomini vengano formati da un ordinamento fondato sulla rinuncia e sull'inganno e fin tanto che i loro bisogni vengano modellati da questo ordinamento, la felicità, che coincide con il soddisfacimento di tali bisogni, é veramente un male, nulla più dell'ultima ruota del congegno. Mentre nel mondo integrale che non tollera il dolore vale più che mai il precetto della lettera ai Romani: « piangete con chi piange », l'altro: « rallegratevi con gli allegri », diventa invece macabro scherzo: la superstite gioia che l'ordinamento lascia a coloro che inquadra deriva [...]

[...]siva. La reazione di Lenina di fronte al suo «selvaggio» che trova disgustoso un film idiota: « why did he go out of his way to spoil things ? », é la manifestazione tipica di una opaca struttura di inganni. Che non si debbano derubare gli uomini é una proibizione che ha sempre fatto parte del tesoro di proverbi di coloro che rubano. Ma la descrizione dell'irritazione di Lenina contiene anche l'elemento della critica alla concezione di Huxley stesso. Per lui la dimostrazione délia nullità della gioia soggettiva secondo i criteri della cultura tradizionale significa altresì la nullità della
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gioia in sé. Al suo posto dovrebbe porsi un'ontologia distillata dalla religione e dalla filosofia antiche, per cui la gioia ed il sommo bene oggettivo sarebbero inconciliabili. Una società che mirasse soltanto alla gioia cadrebbe nella « insanity », nell'imbestiamento meccanico. Ma la difesa troppo accesa di Lenina tradisce l'insicurezza, il sospetto che la sua specie di gioia sia infirmata dalla contraddizione interna di non essere affatto vera gioia. Per afferrare l'imbecillità di quel film e quindi la « disperazione oggettiva » dei suoi spettatori, non era necessario rammentare farisaicamente Shakespeare. Ma è l'essenza stessa del film, come duplicazione e rafforzamento di ciò che é, la sua superfluità e insensatezza stridenti nel tempo libero ancorato all'infantilismo, l'incompatibilità del realismo fondato sulla duplicazione e della contemporanea pretesa di essere immagine — tutto questo appare in evidenza nella cosa stessa, senza ricorsi a vérités eternelles dogmaticamente citate. Che il circolo vizioso tracciato così accuratamente da Huxley abbia le sue lacune, non dipende dalle manchevolezze della sua costruzione fantastica, ma dall'idea di una felicità soggettivamente completa e oggettivamente contraddittoria. Se valesse la sua critica del meramente soggettivo, cadrebbe l'idea di una felicità oggettiva, scissa dalle aspirazioni umane e ipostatizzata non meno dell'ideologia. Radice della falsità é la separazione congelata in un'alternativa immutevole. Mustapha Mond il raisonneur nonché avvocato del diavolo del libro che incarna la coscienza più esposta del brave new world, riduce a formula quell'alternativa. All'affermazione del « selvaggio » che l'uomo viene degradato dalla civiltà totale, egli risponde: «Degrade him from what position? As a happy, hardworking, goodsconsuming citizen he's perfect. Of course, if you choose some other standard than ours, then perhaps you might say he was degraded. B[...]

[...] But you've got to stick to one set of postulates ? ». Nelle doppie set of postulates che vengono offerti per la scelta come prodotti finiti, traspare il relativismo. L'esigenza di verità si scioglie in una relazione del tipo se questo si accetta, allora. Così anche il mondo dei
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valori isolato dalla profondità ed interiorità diventa preda della pragmatizzazione. Il «selvaggio» riferisce che durante uno dei suoi accessi ascetici stette a braccia tese sopra una collina avvolta da un calore rovente, per sperimentare le sensazioni di un crocifisso. Alle richieste di spiegazione, dà la curiosa risposta: « Because I feel I aught to. If Jesus could stand it. And then, if one has done something wrong... Besides, I was unhappy, that was the other reason ». Se il « selvaggio » non riesce a trovare altra giustificazione per la sua avventura religiosa e per la scelta del dolore se non l'aver sofferto, non può certo opporsi al suo intervistatore, il quale pensa sia più ragionevole prendere la droga che tutto risana, il Soma, per curarsi delle depressioni. Irrazia nalmente ipostatizzato, quindi ridotto a mero dato esistenziale, il mondo delle i[...]

[...]sta: « Because I feel I aught to. If Jesus could stand it. And then, if one has done something wrong... Besides, I was unhappy, that was the other reason ». Se il « selvaggio » non riesce a trovare altra giustificazione per la sua avventura religiosa e per la scelta del dolore se non l'aver sofferto, non può certo opporsi al suo intervistatore, il quale pensa sia più ragionevole prendere la droga che tutto risana, il Soma, per curarsi delle depressioni. Irrazia nalmente ipostatizzato, quindi ridotto a mero dato esistenziale, il mondo delle idee esige ancora una giustificazione attraverso il meramente esistente: viene coordinato cioè in vista della felicità empirica che esso dovrebbe negare.
La grezza alternativa di ..senso . oggettivo e . felicità soggettiva, la__ tesi__dell'incompatibilità, è il fondamento_ filosnfico__clella conclusione reazionaria del romanzo, che suona: si deve decidere—tra la barbarie della felicità e la cultura come condizione oggettivamente più alta, che comprende in sé l'infelicità. « La progressiva sottomissione della natura e della società » l'interpreta Herbert Marcuse, « lascia da parte ogni trascendenza, fisica e psichica, La cultura come denominazione compendiaria, di uno dei lati del dilemma, vive di inappagamenti, nostalgia, 1 fede, dolore e speranza, in breve, di ciò che non è, ma trapela nella realtà. Ciò significa però che la cultura vive nell'infelicità ». Il nodo della controversia sta nella valida disgiunzione: che non si possa aver l'uno senza l'altro, non la tecnica senza la death conditioning, non il progresso senza la congiunta regressione infantile. Ma bisogna sciogliere la purezza del pensiero dalla coscienza ideologica coatta. Soltanto il conformismo potrebbe venire a patti con l'obiettiva follia considerandola un mero inci dente dello sviluppo storico. La regressione è essenzialmente un coerente sviluppo del potere. La teoria non può con bonaria libertà ac
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cettare ciò che le si adatta nella tendenza storica, lasciando stare tutto il resto. I tentativi filosofici di adottare un « atteggiamento positivo » verso la tecnica, invocando per& che ad essa si dia un senso sono consolazioni artigianali e favoriscono soltanto la più discutibi
le gioia del lavoro ». Ma la pressione che esercita universalmente
il brave new world è in forza del suo stesso concetto inconciliabile con quella statica mortuaria che la converte in incubo. Non a caso tutti i personaggi principali come Lenina hanno tratti di smarrimento soggettivo. L'aut aut è falso. La condizione di completa immanenza raffigurata con compiaciuto orrore si trascende non grazie ad una selezione (introdotta dall'esterno e impotente) del desiderabile e dell'eliminabile, ma in virtù della sua essenza oggettiva. Huxley è a conoscenza della tendenza storica che si impone al disopra degli uomini: essa gli pare l'autoalienazione e il totale estraniamento del soggetto, che si riduce a puro mezzo, senza che sopravviva più alcun fine. Ma egli feticizza il feticismo della merce. Per lui il carattere della merce diventa ontologico, esistente in sé, ed egli capitola dinanzi ad essa invece di rendersi conto che tutta la fantasmagoria non è se non una mera forma della riflessione, la falsa coscienza di sé dell'uomo, che deve sparire con la sparizione del suo fondamento economico. La fantastica disumanità di brave new world egli non ammette che sia frutto di un lavoro sociale, che sia un rapporto fra gli uomini privo di autocoscienza: che l'uomo totalmente reificato sia completamente cieco nei propri confronti. Invece egli accumula fenomeni superficiali non analizzati, come il « conflitto fra l'uomo e la macchina ». Egli incolpa la tecnica di ciò che non dipende dalla natura della tecnica stessa (come egli ritiene, dando credito ai romantici filistei) ovvero dall'[...]

[...]del suo fondamento economico. La fantastica disumanità di brave new world egli non ammette che sia frutto di un lavoro sociale, che sia un rapporto fra gli uomini privo di autocoscienza: che l'uomo totalmente reificato sia completamente cieco nei propri confronti. Invece egli accumula fenomeni superficiali non analizzati, come il « conflitto fra l'uomo e la macchina ». Egli incolpa la tecnica di ciò che non dipende dalla natura della tecnica stessa (come egli ritiene, dando credito ai romantici filistei) ovvero dall'eliminazione del lavoro, ma dalla sua stretta dipendenza dai rapporti sociali di produzione. Anche la inconciliabilità dell'arte e della riproduzione di massa non scaturisce dalla tecnica come tale, ma dal fatto che questa, stando all'imperio di quei rapporti che perdurano contrariamente ad ogni ragione, deve mantenere l'esigenza
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dell'individuazione (secondo la locuzione di Benjamin dell'aura) esigenza che essa non può superare. Anche l'autonomia del mezzo, che Huxley addebita alla tecnica, non contrasta con il fine. Nella modalità inconscia della coscienza, nell'arte (1) il cieco gioco con i mezzi poté porre e sviluppare i fini. Il rapporto di mezzo e fine, di umanità e tecnica non si può regolare in base a priorità ontologiche. L'alternativa deriva dal fatto che l'umanità non si deve ricavare dal male. Eppure essa viene posta dinanzi alla scelta tra la ricaduta in una mitologia che a Huxley stesso appare discutibile ed un progresso verso una illibertà senza lacune. Non resta nessuno spazio per un concetto dell'uomo che non si esaurisca né nella coercizione del sistema collettivistico né nella contingenza singolare. La prospettiva per cui si denuncia lo Stato universale totalitario mentre si esalta retrospettivamente l'individualismo che vi portò, é totalitaria essa stessa. Essa non lascia vie d'uscita e implica la liquidazione di tutto quanto non si lasci eguagliare, liquidazione che a ragione fa rabbrividire Huxley. La conseguenza pratica del « non c'é niente da fare » borghese, che echeggia nel romanzo, é il perfido « devi inserirti » nel brave nera world totalitario. L'univocità della tendenza, la linearità del concetto di progresso quale viene usato nel romanzo, deriva dalla limitatezza delle forze produttive nella «preistoria ». L'inevitabilità si impone nell'utopia negativa perché la limitatezza dei rapporti di produzione, l'intronizzazione dell'apparato di produzione condizionato dal profitto come carattere peculiare delle forze produttive tecniche ed umane viene riflessa su se stessa. Huxley nella sua profezia sull'entropia della storia si lascia ingannare dall'apparenza della società contro la quale egli lotta.
(1) Schumann scrisse che in giovinezza aveva chiesto qualcosa di straordinario al pianoforte, al suo mezzo, mentre nella maturità si era interessato al suo fine, alla musica pura. Ma la superiorità indiscutibile dei suoi lavori giovanili rispetto ai tardi non si può sciogliere dalla ricchezza fantastica della composizione pianistica che produce il chiaroscuro, il colorito armonico franto, la densità della struttura compositiva. Gli artisti non estraggono da sé l'idea, che piuttosto si deve a esercizi tecnici, spesso addirittura alla giocosità cieca.
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Egli critica lo spirito del positivismo. Ma poiché anche la sua critica si ferma ai traumi, si limita all'immediatezza vissuta, e registra l'apparenza sociale senza discussione, come dato di fatto, ed egli stesso resta un positivista. Nonostante il tono sgradevole egli concorda con la critica della cultura di carattere descrittivo, la quale attraverso la deprecazione dell'inevitabile decadenza della cultura offre sostegno al rafforzamento del potere posto sotto accusa. La civiltà porta alla barbarie in nome della cultura. Huxley in luogo degli antagonismi pone una sorta di soggetto complessivo in sé non contraddittorio alla ratio tecnologica, ed in conseguenza uno sviluppo totale di natura semplice. Tali rappresentazioni sono superficiali e conformi alle idee correnti di storia universale e di stile di vita, non arriva neanche a decifrare i sintomi dell'unificazione (della quale fornisce una descrizione penetrante) come espressioni dell'essenza antagonistica, della pressione del potere, la cui totalità é teleologica. Nonostante tutto lo scherno rovesciato su « everbody's happy nowadays » la sua immagine storica racchiude un elemento profondamente armonico nella sua configurazione formale, la quale rivela meglio l'essenza di quanto non faccia la materialità delle circostanze. La concezione del progresso ininterrotto si distingue da quella liberale per l'accento, non per lo sguardo. Huxley pronostica, come un liberale benthamiano uno sviluppo che porti alla massima felicità per il massimo numero: soltanto che la prospettiva non lo attrae. Egli giudica il brave new world con lo stesso sano senso comune il cui dispotismo é dileggiato in Brave New World. Perciò appaiono dovunque nel romanzo momenti non analizzati affini proprio a quel tipo di filosofia ripulita e disinfettata alla quale Huxley è così poco favorevole. Il transeunte come irrilevante, la storia come storia del male vengono messi in contrasto con l'invariante: la filosofia perenne, l'eterna luce solare del cielo delle idee. Conformemente l'esteriorità e l'interiorità degenerano in un'antitesi primitiva: all'uomo é attribuito il male, dalla riproduzione artificiale all'invec
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chiamento precoce, mentre la categoria del singolo é investita di indiscutibile dignità. L'individualismo non svolto dalla rifles sione si afferma come se l'orrore al quale guarda il romanzo non fosse esso stesso progenie della società individualistica. Dal processo storico si elimina la spontaneità dell'uomo singolo[...]

[...]te: la filosofia perenne, l'eterna luce solare del cielo delle idee. Conformemente l'esteriorità e l'interiorità degenerano in un'antitesi primitiva: all'uomo é attribuito il male, dalla riproduzione artificiale all'invec
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chiamento precoce, mentre la categoria del singolo é investita di indiscutibile dignità. L'individualismo non svolto dalla rifles sione si afferma come se l'orrore al quale guarda il romanzo non fosse esso stesso progenie della società individualistica. Dal processo storico si elimina la spontaneità dell'uomo singolo, mentre il concetto dell'individuo viene scisso dalla storia e trasformato in un pezzo di philosophia perennis. L'individuazione, un fatto essenzialmente sociale, ritorna natura selvaggia. Invece di ravvisare la sua inerenza alla connessione delle colpe, che fu dominata dalla filosofia borghese al suo culmine, si livella empiricamente l'individuo attraverso lo psicologismo. In seguito ad una tradizione la cui strapotenza esige piuttosto la resistenza che non il rispetto, l'individuo come idea viene sollevato nell'incommensurabile mentre d'altro canto ogni singolo uomo viene ridotto ad appendice del romanticismo della delusione e della bancarotta morale. La conoscenza della nullità dell'individuo, socialmente vera, si ribalta sull'individuo che privatamente é stato inflazionato. Non solo questo libro ma tutta l'opera di Huxley[...]

[...]ge piuttosto la resistenza che non il rispetto, l'individuo come idea viene sollevato nell'incommensurabile mentre d'altro canto ogni singolo uomo viene ridotto ad appendice del romanticismo della delusione e della bancarotta morale. La conoscenza della nullità dell'individuo, socialmente vera, si ribalta sull'individuo che privatamente é stato inflazionato. Non solo questo libro ma tutta l'opera di Huxley incolpa l'individuo, trasformato in un assoluto, di essere fungibile, non veramente se stesso sibbene una « maschera di carattere » della società, facendone una ragione di inautenticità e menzogna, di ristretto egoismo, motivo di intervento per una psicologia dell'io sottilmente descrittiva. Secondo lo spirito borghese, per Huxley il singolo é tutto (perché forni a suo tempo il principio dell'ordinamento della proprietà) e nulla (perfettamente sostituibile come mero portatore della proprietà). Ecco il prezzo che l'ideologia dell'individualismo deve pagare per la sua falsità. La fabula docet del romanzo é più nichilistica di quanto possa ammettere l'umanità che esso proclama.
Perciò [...]

[...]zogna, di ristretto egoismo, motivo di intervento per una psicologia dell'io sottilmente descrittiva. Secondo lo spirito borghese, per Huxley il singolo é tutto (perché forni a suo tempo il principio dell'ordinamento della proprietà) e nulla (perfettamente sostituibile come mero portatore della proprietà). Ecco il prezzo che l'ideologia dell'individualismo deve pagare per la sua falsità. La fabula docet del romanzo é più nichilistica di quanto possa ammettere l'umanità che esso proclama.
Perciò l'ingiustizia contraddice ai fatti stessi sui quali riposa la forza positivistica. Come tutte le utopie svolte fino in fondo quella huxleyana ha i tratti della futilità. Non manca l'esatta fantasia ma lo sguardo nel futuro remoto come tale, la capacità di indovinare l'effettualità del non essere, ed il romanzo vie
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ne colpito dall'impotenza della temerarietà. Il momento antitetico della dialettica non si lascia eludere mediante la consequenzialità logica, attraverso il concetto generale di illuminismo. Chi tenti di giungere a tanto esclude il non soggettivo, non « spirituale » e non autocosciente, che é la forza motrice della dialettica. L'utopia rifinita, anche se fornita di elementi materialisticotecnici e impeccabilmente corretta dal punto di vista delle scienze naturali, è per principio una regressione nella filosofia dell'identità, n[...]

[...] Il momento antitetico della dialettica non si lascia eludere mediante la consequenzialità logica, attraverso il concetto generale di illuminismo. Chi tenti di giungere a tanto esclude il non soggettivo, non « spirituale » e non autocosciente, che é la forza motrice della dialettica. L'utopia rifinita, anche se fornita di elementi materialisticotecnici e impeccabilmente corretta dal punto di vista delle scienze naturali, è per principio una regressione nella filosofia dell'identità, nell'idealismo. Perciò le fa difetto quell'ironica esattezza che preoccupa talmente Huxley. Come il concetto non autocosciente di illuminismo totale spinge al rovesciamento nell'irrazionalità, così non si può dedurre partendo da esso se si avvererà o se si arresterà. Le catastrofi politiche imminenti non possono lasciare aperta la via d'uscita della civiltà tecnica. Ape and Essence è il tentativo in certa misura affrettato di correggere un errore che non dipendeva da scarse conoscenze di fisica atomica, ma dalla concezione lineare dello sviluppo storico e cui perciò non si può rimediare mediante correzioni ed elaborazioni del materiale aggiunto. Se la plausibilità delle prognosi di Brave New World era infirmata da eccessiva semplicità, quelle del secondo libro avveniristico, come la religione diabolistica, recano il marchio di una inverosimiglianza che non si può difendere, nel quadro di una tecnica romanzesca realistica, chiamando in causa l'allegorismo filosofico. Attraverso l'inevitabile errore concettuale si fa sentire l'incertezza della concezione generale. L'atteggiamento resta a dispetto d'ogni intenzione simile a quello dei grossi borghesi che sono sovranamente certi di non esigere la continuazione dell'economia basata sul profitto in base al proprio interesse ma per amor degli uomini, che non sarebbero ancora maturi per il socialismo. Se essi non avessero più da lavorare non saprebbero che farsene del loro tempo. Tali saggezze non sono soltanto compromesse dal loro uso, ma anche prive di contenuto gnoseologico, perché tanto reificano gli « uomini » come dati di fatto quanto incielano l'osservatore co
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me un'istanza aleggiante in libertà. Questa freddezza é alla radice dell'opera di Huxley. Pieno di fittizia preoccupazione per il male che l'utopia avverata potrebbe recare all'umanità, egli scarta il male assai più pressante e reale che tiene lontana l'utopia. E' ozioso lamentarsi di ciò che accadrà all'uomo quando la fame e la cura saranno scomparse dal mondo, il quale é loro preda in grazia della logica di quella civiltà che il romanzo non sa accusare d'altro che di produrre una cuccagna noiosa, e per essa irraggiungibile. Nonostante tutto il furore, alla base del romanza sta una costruzione della storia che ha tempo. Alla storia viene attribuito ciò che è dell'uomo. Si sta con essa in un rapporto parassitario. Il romanza sposta la colpa' del presente sui non nati e in ciò si riflette il funesto « non deve diventar diverso », prodotto ultimo dell'amalgama protoprotestante di interiorizzazione e repressione. Poiché l'uomo é aduggiato dal peccato originale e non é capace di attingere il Meglio in terra, lo stesso miglioramento del mondo viene deformato dal peccato. Ma il sangue dei nascituri non colpisce il romanzo, che si rivela inadeguato per la fragilità di uno schema generale vuoto sovente agghindato con trovate grandiose. Poiché il mutamento dell'uomo non si lascia calcolare e si sottrae all'immaginazione preconizzatrice, viene sostituito dalla caricatura degli uomini d'oggi, secondo l'antichissimo e abusato procedimento della satira. La finzione del futuro si piega all'assoluto potere del presente: ciò che ancora non é stato diventa comico attraverso l'effetto di bassa lega che lo eguaglia a ciò che già é, come gli déi nelle operette di Offenbach. Alla visione delle cose lontanissime é sostituita quella delle vicine guardate con cannocchiale rovesciato. Il trucco formale di riferire di case future come fossero passate presta al contenuto un'aria di complicità irritante. Il grottesco che colpisce il presente attraverso il confronto con la sua prosecuzione nel futuro, gode del favore dello stesso pubblico che si diverte alle raffigurazioni veristiche con teste ingrandite. Il concetto patetico dell'uomo eterno viene scontato con la riduzione all'indegnità umana della normalità di ieri
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oggi e domani. Non il momento contemplativo come tale, che il romanzo ha in comune con ogni filosofia e figurazione, dev'essergli rimproverato, ma che esso non includa nella riflessione il momento di una prassi che spezzi il continuum scellerato. L'umanità non è costretta a scegliere tra lo Stato universale totalitario e l'individualismo. Se la grande prospettiva storica é qualcosa di più della fata morgana dello sguardo ordinatore, allora deve condurre alla domanda se la società potrà autodeterminarsi o se provocherà la catastrofe tellurica.
THEODOR WIESENGRUND ADORNO
(Trad. Elémire Zolla)


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine S.S., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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