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Il segmento testuale P.C.S. è stato riconosciuto sulle nostre fonti cartacee. Questo tipo di spoglio lessicografico, registrazione dell'uso storicamente determinatosi a prescindere dall'eventuale successivo commento di indirizzo normatore, esegue il riconoscimento di ciò che stimiamo come significativo, sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro, senza obbligatoriamente avvalersi di vocabolarii precedentemente costituiti.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 12Entità Multimediali , di cui in selezione 11 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: CORPUS OGGETTO). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Entità Multimediali)


da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 759

Brano: [...]arie associazioni operaie e partiti operai. In tal modo i dirigenti delle federazioni, spesso di destra, sarebbero saltati. Malgrado il rifiuto del congresso dell'U.S.S. (Neuchàtel 1920), questo tentativo conobbe qualche successo fino al 1921, ma I inizio della crisi economica ridusse la combattività dei lavoratori, mettendo le sinistre sindacali, socialiste e comuniste in condizioni di non concludere nulla.

D'altra parte, nell’aprile 1921 il P.C.S. lanciò l’appello della costituzione del Fronte unico (v.) di tutte le organizzazioni operaie contro la reazione. Ciò significava, a termine più o meno lungo, l’abbandono del progetto di Unione dei lavoratori svizzeri. Schneider, assai vicino alle posizioni di Paul Levi in Germania, si oppose a questa linea e condannò la politica deH’Internazionale comunista per il modo in cui si era manifestata in Germania e al congresso socialista di Livorno. Con un certo numero di sindacalisti, Schneider costituì un effimero Partito comunista indipendente, che non tardò a rientrare nelle fila del P.S.S..
[...]

[...]i svizzeri. Schneider, assai vicino alle posizioni di Paul Levi in Germania, si oppose a questa linea e condannò la politica deH’Internazionale comunista per il modo in cui si era manifestata in Germania e al congresso socialista di Livorno. Con un certo numero di sindacalisti, Schneider costituì un effimero Partito comunista indipendente, che non tardò a rientrare nelle fila del P.S.S..

A Zurigo, nel 1923, altri sindacalisti abbandonarono il P.C.S.. Le centrali sindacali, da parte loro, combatterono con vigore i comunisti; approfittando delle direttive dell’lnternazionale comunista relative alla formazione di frazioni e cellule in seno ai sindacati, esse procedettero a espulsioni individuali e a sciogliere intere sezioni sindacali. Il P.C.S. perdette così una gran parte delle proprie posizioni nei sindacati.

La politica della “svolta” decisa al VI Congresso deH’Internazionale comunista e applicata, non senza reticenze, anche in Svizzera a partire dal 192930, aggravò ancor più la situazione, provocando la defezione della quasi totalità degli aderenti di Schaffusa (nel 1930 essi costituiranno un Partito comunista dissidente che, nel 1935, si riunirà col P.S.S.) così come quello di numerosi altri militanti.

La reazione degli anni Venti

La scissione, la caduta della combattività operaia e la crisi economica indebolirono il P[...]

[...]si riunirà col P.S.S.) così come quello di numerosi altri militanti.

La reazione degli anni Venti

La scissione, la caduta della combattività operaia e la crisi economica indebolirono il P.S.S.: dai 53.910 iscritti nel 1920 scese a 30.742 nel 1924, per risalire con re

golarità fino a oltre 50.000 nel 1931. La percentuale dei suoi elettori passò dal 23,3% del 1922 al 28,7% del 1931, per ricadere leggermente fino al 1939 (25,9%). Quanto al P.C.S., ottenne 1*1,8% dei voti nel 1922, il 2% nel 1925 e 1*1,5% nel 1931.

Come già si è detto, l'ostracismo degli altri partiti impedì al P.S.S. di utilizzare la propria accresciuta rappresentanza parlamentare per far adottare alcuni suoi progetti di legge. Con l'insieme del movimento operaio, i socialisti dovettero limitarsi a respingere gli attacchi reazionari. Se nel 1919, grazie allo sciopero generale e alla pressione dei lavoratori, si era fatto qualche progresso in materia sociale (settimana di 48 ore), dal 1921 il movimento venne fermato e la sinistra dovette impegnarsi a bloccare i tent[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 762

Brano: [...]zione assai minore rispetto al 191418. In rapporto al 1939, i salari reali diminuirono del 13% fino al 1942, per poi risalire grazie al pieno impiego; nel 1946, il salario reale sorpassava già dell’8% quello di anteguerra. Nel 194546 le categorie meno favorite (principalmente i tessili) riuscirono a ricuperare il ritardo attraverso un'ondata di scioperi, prima di concludere a loro volta convenzioni fondate sulla “pace del lavoro”.

Nel 1940 il P.C.S., già vietato in un certo numero di cantoni, fu messo fuori legge in tutto il paese. Nel 1941 lo stesso trattamento toccò alla F.S.S., i cui eletti vennero invalidati. I due partiti proseguirono clandestinamente l'attività, nonostante gli arresti e i processi. Dopo lo scioglimento dell’Internazionale Comunista, nel 1943, la Direzione del P.C.S. propose alla F.S.S. di fondere i due partiti. Nello stesso tempo, le due organizzazioni esaminarono la possibilità di aderire al P.S.S., sulla base del nuovo programma di questo partito (“La Svizzera nuova”), molto vicino al Piano del lavoro d’anteguerra. Ma questa marcia verso l’unità incontrò, da entrambe le parti, numerosi ostacoli. Fu uno smacco e nel 1944, quando la repressione cominciò ad allen

tarsi, la F.S.S., il P.C.S. e un certo numero di socialisti di sinistra crearono il Partito svizzero del Lavoro, che otterrà qualche successo fino al 1947 (5,1% degli elettori, però contro il 20,2% ottenuto dal P.S.S.). Da parte sua, il P.S.S. si era rafforzato e, alle elezioni federali dell’autunno 1943, aveva raccolto il 28,6% dei suffragi, raggiungendo quasi il livello del 1931. Questa volta i partiti borghesi erano peraltro disposti alle concessioni per salvaguardare la pace sociale: quindi si accordarono per lasciare uno dei 7 posti nel governo a Ernst Nobs (18861957), uno dei vecchi leader della sinistra del 1918,[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 155

Brano: [...]Venezia Giulia e di parte del Friuli orientale), uno dei ruoli politici principali era svolto daH’Unione antifascista italoslava (U.A.I.S.) in cui erano rappresentate tutte le organizzazioni politiche, sindacali, culturali ecc..

L’U.A.I.S. applicava, sul piano della mobilitazione di massa, le direttive del Partito comunista sloveno (P.C. S.), la cui influenza era dominante. In tale contesto, la posizione del P.C.I. era subalterna a quella del P.C.S. impegnato a consolidare il “fatto compiuto” dell’unione di queste terre alla Jugoslavia (v.) nell’imminenza dei lavori della Conferenza della pace. Per di più, la politica jugoslava a Trieste era favorita anche dall’adesione della maggioranza della classe operaia triestina che, quantunque fosse in gran parte di nazionalità italiana, allora vedeva nella Jugoslavia di Tito soprattutto l’avamposto dell'U.R.S.S. e la garanzia sicura per la realizzazione di una società socialista. Questo nuovo corso politico suscitò forti timori, reazioni e avversione in larghi strati della popolazione triestina d[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 345

Brano: [...]ricevette così un duro colpo.

Nella primavera del 1921, con la nascita di una organizzazione comunista locale, si affacciò sulla scena politica della repubblica un nuovo protagonista. Si trattava di una piccola Sezione che aderì alla Federazione romagnola del P.C. d’I., prendendo parte all’attività di questa, ma se è vero che questa modesta organizzazione locale attraversò poi vicende spesso contraddittorie (il Partito comunista sanmarinese o P.C.S. sarà costituito solo nel 1941),

il fatto ebbe rilevanza politica.

Di fronte all’insorgere del fascismo la Repubblica di San Marino dette rifugio a non pochi perseguitati politici: dagli emilianoromagnoli che vi cercarono scampo fino all’ungherese Bela Kun. Ciò non poteva non suscitare dispute, scontri e minacce alla Repubblica da parte del banditismo fascista: nel 1921 Italo Balbo vi condusse una scorreria e, a Serravalle, si ebbe uno scontro fra fascisti e rifugiati politici, con morti e feriti. Questo episodio indusse

il governo della repubblica (retto dal P.P.) a chiamare a San Ma[...]

[...]si e dei Giovani Comunisti di San Marino (7.10.1920)

abolizione del diritto di asilo, il che significò consegnare nelle mani del

lo squadrismo fascista circa 200 rifugiati politici.

Questo grave attentato alle libertà locali verrà paragonato alla violazione operata dall’Alberoni nel 1739 e al non meno grave intervento delle forze di polizia italiane nel 1957 per rovesciare il governo di sinistra legittimamente costituito da P.S.S. e dal P.C.S..

Solo nel 1922 si trovarono le forze necessarie a fondare in San Marino il Partito Nazionale (P.N.) che altro non era se non una trasposizione locale del Partito nazionale fascista italiano. Questo partito divenne lo strumento per la restaurazione delle vecchie caste locali che cercarono di risolvere le vecchie e nuove contraddizioni economiche, sociali e politiche con l’introduzione di leggi liberticide e repressive; esse si avvalsero del sostegno del

lo squadrismo italiano che imperversò contro esponenti politici e istituzioni democratiche: Case del popolo e Camere del lavoro furono i[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 347

Brano: [...]iplina. mentre il Governo rimai» al suo posto di lavoro e di lotta contro il minacciar degli eventi, confidando netta virtù che lo regge e nel patrocinio dei Santo, che sempre nei Irangenti pi» minaccimi, protesse e salvè l’integri* t;t deila Patria.

Vha fa ttcptibhitta Ui S. Marino!

Manifesto della Reggenza di San Marino nel corso della guerra (31.7.1944)

tendo antiche gesta, la minoranza consiliare assunse il potere estromettendone il P.C.S. e il P.S.S. che ne erano i legittimi depositari. Cosicché, dopo le elezioni del 1978, si ebbe a San Marino un governo di coalizione formato da P.C.S., P.S. S. e P.S.U., confermato dalle elezioni del 1983, tuttora impegnato a consolidare la democrazia, a sviluppare l'economia, a determinare un rapporto di maggiore autonomia statale, come pure a estendere i rapporti internazionali con atti dettati da libera scelta e reciproco interesse.

L.Mar.

San Martino, Battaglia di

Il monte San Martino, a metà strada (15 chilometri in linea d’aria) fra Varese e il confine con la Svizzera, dalla sua cima di 1087 m domina una larga zona, comprendente tutta la Valcuvia, la Valtravaglia e le vie che uniscono due dei maggiori centri del Lago Maggiore[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 153

Brano: [...]N. ed il Partito comunista potè riprendere in forze la sua attività (tornarono dal confino, tra gli altri, L. Frausin e N. Kolaric), l’O.F. controllava già tutte le campagne slovene dove — lo si è visto — il movimento di opposizione al fascismo procedeva ormai da tempo su basi autonome e con un ritmo affatto diverso rispetto alla città.

Nelle fabbriche, poi, non era nemmeno raro il caso che le organizzazioni politicosindacali del P.C.I. e del P.C.S. (Partito comunista sloveno) si sviluppassero l'una accanto all'altra in un clima di aperta concorrenza e con obiettivi spesso divergenti: detto per inciso, forse fu questa una delle cause della mancata proclamazione di scioperi operai a Trieste nel marzo del 1944, a differenza di quanto accadeva in tutta l’Italia del Nord.

Agli spazi egemonici conquistatosi in loco, il movimento di resistenza sloveno che gravitava nella zona di Trieste aggiungeva poi la forza della sua collocazione internazionale in quanto membro dell’A.V.N.O.J. (Consiglio antifascista di liberazione nazionale della Jugosl[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 760

Brano: [...]spinse i sindacati ad arginare e a tenere sotto controllo i movimenti spontanei della base, e anche a opporvisi. Questo tipo di involuzione approdò nel 1927, al congresso di Interlaken, a cancellare dagli statuti sindacali la frase affermante che l'U.S.S. si muoveva « sul terreno della lotta di classe ». Lo stesso congresso escluse il cartello sindacale di Basilea che, contro la volontà del P.S.S. e dell’U.S.S., aveva sostenuto il referendum del P.C.S. contro il nuovo statuto dei funzionari federali.

Questo statuto, accettato dalla stessa organizzazione sindacale dei funzionari, apportava dei sicuri vantaggi materiali, ma in cambio proibiva loro di scioperare (disposizione che si è mantenuta fino ad oggi). Inoltre, i contratti collettivi nazionali potevano essere sfavorevoli a una sezione che godesse di una situazione migliore e di una congiuntura locale più favorevole. Sarà questo, nel 1932, il caso degli installatori di apparecchi da riscaldamento di Zurigo: essi rifiuteranno la leggera diminuizione dei salari prevista dal nuovo contra[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 741

Brano: [...] della Catalogna, ma in tale veste contribuì poi a far sciogliere i comitati locali di operai e contadini che egli stesso aveva precedentemente esaltato come presidio del nuovo ordine rivoluzionario.

Per lottare contro Franco, il P.O. U.M. costituì proprie milizie armate, i cui militanti si distinsero nei campi di battaglia. Ma ben presto

il partito entrò in conflitto con la politica moderata del Fronte popolare e in particolar modo con il P.C.S. (filosovietico) che, cercando di contenere le spinte radicali all’interno di un quadro democratico borghese, accusò apertamente il P.O.U.M. di essere una quinta colonna franchista.

Arresti ed eliminazioni

Nel marzo 1937 i contrasti con i partiti del Fronte popolare si acuirono e l’ala sinistra del P.O.U.M., facente capo a Juan And rade, criticò aspramente la partecipazione al governo.

Dopo i gravi tumulti esplosi nel maggio 1937 in Catalogna, dove le forze del governo repubblicano repressero duramente gli anarchici, anche i dirigenti del P.O.U.M. vennero arrestati (16 giugno) sotto a[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 556

Brano: [...]di liberazione.

Verso la fine del 1941 l’O.F. precisò nel suo programma che la lotta contro l'occupante si proponeva l'obiettivo della liberazione e dell’unificazione di tutti gli sloveni. Nell’aprile 1942, per decisione del Quartier generale dei Distaccamenti partigiani della Slovenia (N.O.P.O.S.) furono creati quattro gruppi operativi che, nelle rispettive zone, liberarono ampi territori. In seguito a ciò, i membri del Comitato centrale del P.C.S., nonché quelli dell’Esecutivo delTO.F. e del Quartier generale poterono trasferirsi da Lubiana nelle zone libere e procedere alla creazione, accanto ai Distaccamenti partigiani, di formazioni militari regolari. All'inizio dell’estate del 1942 fu così costituito il I Battaglione proletario “Tome Tomsic” che, alla fine dell'anno, divenne la

I Brigata dell'Esercito popolare di liberazione della Slovenia. Nel dicembre 1942 furono anche distinte

4 Zone operative: Dolejnsko, Notranjsko, le Alpi e la Stajerska.

Guerriglia in Italia

Dai territori occupati dai fascisti

nell'aprile 1941 [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 346

Brano: [...] tal senso si ebbe nel 1941, quando alcuni emigrati politici (ex combattenti nell’esercito repubblicano spagnolo) furono “rimpatriati”. Nonostante fossero rigidamente sorvegliati, questi ripresero i contatti con militanti rimasti nella repubblica e con giovani lavoratori per creare i primi

nuclei antifascisti. In quest’opera, si distinsero particolarmente i comunisti: nel 1941, a Borgo, Faetano, Santa Mustiola e in altre località aderirono al P.C.S. “autonomo e indipendente” circa 40 persone.

Gli anni della guerra

Nel corso della Seconda guerra mondiale le conseguenze della politica fascista si riversarono anche sulla piccola repubblica: dal gennaio 1943 vi venne introdotto il razionamento alimentare, in seguito al quale prosperarono la “borsa nera”, il contrabbando e l’accaparramento delle merci. Nello stesso tempo i fascisti italiani, ormai incuranti di qualsivoglia protocollo, presero l’abitudine di compiere scorribande in San Marino per catturare i “sovversivi”.

Dal 25.7.1943, con il crollo del fascismo italiano, gli antifas[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine P.C.S., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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