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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 35

Brano: N.A.T.O.

suo riarmo malgrado il fallimento del tentativo di creare un esercito europeo integrato.

Ruolo egemonico degli U.S.A.

Dal 1949 a oggi la N.A.T.O. è vissuta, da un punto di vista militare, su di un equivoco di fondo. Le forze armate dell’alleanza stanziate in Europa (orientate all’intervento in Europa, come la VI Flotta americana del Mediterraneo, che non dipende dalla N.A.T.O.) erano e sono insufficienti a contrastare un’ipotetica offensiva sovietica, data la superiorità quantitativa e qualitativa dell’Armata Rossa. Sin dalTinizio la credibilità della NA.T.O. è perciò stata affidata sostanzialmente alle forze statunitensi di dissuasione atomica, composte negli anni Cinquanta da bombardieri con armamento atomico, poi da missili con testata atomica stanziati sul suolo europeo (l’Italia fu tra i primi paesi a prestarsi alla costruzione di basi missilistiche americane) e oggi da missili intercontinentali basati oltre oceano o sotto i mari, con un crescendo di capacità [...]

[...] anni Cinquanta da bombardieri con armamento atomico, poi da missili con testata atomica stanziati sul suolo europeo (l’Italia fu tra i primi paesi a prestarsi alla costruzione di basi missilistiche americane) e oggi da missili intercontinentali basati oltre oceano o sotto i mari, con un crescendo di capacità di distruzione. Il controllo di queste forze atomiche però è sempre stato riservato alle autorità politicomilitari statunitensi e non alla N.A.T.O., privata quindi dell’unica carta decisiva, al punto che dal 1949 a oggi una serie di generali statunitensi hanno potuto cumulare la carica di comandante delle forze N.A.T.O. in Europa (in quanto tale, sottoposto al control

lo politico dei governi dell’alleanza) e di comandante delle forze americane in Europa, anche atomiche, e dipendente per questo aspetto essenziale soltanto da Washington, quindi in grado di scavalcare quando necessario l’intera organizzazione politicomilitare della N.A.T.O..

Per protesta appunto contro il ruo

lo egemonico degli Stati Uniti, nel 1966 la Francia di De Gaulle, senza uscire formalmente dall’alleanza, sciolse ogni impegno sul piano militare, preferendo sviluppare una forza di dissuasione atomica interamente nazionale.

Vero è che negli anni Sessanta le forze convenzionali sono state rivalutate aH’interno dell’alleanza, in nome della dottrina della « risposta flessibile », che prevedeva la possibilità di guerre limitate condotte con forze tradizionali (di cui era perciò sollecitato lo sviluppo e l’ammodernamento) e lasciava il ricorso alle arm[...]

[...]la nazione nemica, oppure alla recente bomba al neutrone « pulita », ossia con effetti radioattivi ridotti) ha permesso di preventivarne l’uso anche in guerre limitate, come tappa intermedia sulla via della distruzione atomica totale, allo scopo di equilibrare con la modernità di questi nuovi mezzi la persistente superiorità sovietica negli armamenti convenzionali.

L’opposizione della sinistra italiana

Nel 1949 l’ingresso dell’Italia nella N.A.T.O. fu accolto da una forte opposizione delle sinistre, nel paese e nel Parlamento, che temevano l’aggressività antisovietica e anticomunista deH’alleanza; i governi centristi invece la imposero come « scelta di campo » definitiva, accettando cioè l’egemonia americana in tutti i campi come strumento per rafforzare il loro potere. Le abbondanti forniture di materiale bellico statunitense e più ancora la consapevolezza di avere alle spalle una grande alleanza e davanti a sé un compito politicomilitare chiaro (la difesa dell’Occidente « libero » dall’aggressione e dalla

sovversione comunista) per[...]

[...]afforzare il loro potere. Le abbondanti forniture di materiale bellico statunitense e più ancora la consapevolezza di avere alle spalle una grande alleanza e davanti a sé un compito politicomilitare chiaro (la difesa dell’Occidente « libero » dall’aggressione e dalla

sovversione comunista) permisero inoltre una rapida ripresa delle forze armate italiane che, negli anni seguenti, pur con varie oscillazioni interne, continuarono a trovare nella N.A.T.O. un punto di riferimento e un appoggio essenziali. Con la fine della guerra fredda e il miglioramento dei rapporti col blocco sovietico, l’anticomunismo della N.A.T.O. si venne attenuando, senza però mai scomparire perché l’alleanza non può perdere il suo carattere ideologico, di strumento supernazionale di difesa de! « mondo libero », per non lasciare ulteriore spazio ai nazionalismi tradizionali, Anche in Italia l’ostilità delle sinistre è progressivamente diminuita, tanto che prima il P.S.L, poi il P.C.I., hanno rinunciato a chiedere l’uscita dell’Italia dall’alleanza, vista ormai come strumento di stabilizzazione internazionale, la cui crisi acuirebbe le tensioni tra le grandi potenze e lascerebbe le medie potenze in balia degli americani.

Struttura [...]

[...] per non lasciare ulteriore spazio ai nazionalismi tradizionali, Anche in Italia l’ostilità delle sinistre è progressivamente diminuita, tanto che prima il P.S.L, poi il P.C.I., hanno rinunciato a chiedere l’uscita dell’Italia dall’alleanza, vista ormai come strumento di stabilizzazione internazionale, la cui crisi acuirebbe le tensioni tra le grandi potenze e lascerebbe le medie potenze in balia degli americani.

Struttura e consistenza

La N.A.T.O. è retta da un Consiglio dei capi di governo, con sede a Bruxelles; ha il suo organo politico esecutivo nel Segretario generale e tre Comandi militari, rispettivamente per l’Europa, per l’Atlantico settentrionale e per la Manica.

Il comandante in capo per l’Europa ha ai suoi ordini circa 66 divisioni e 3.100 aerei da combattimento; nel suo territorio sono conservate

La NATO e repressione la NATO e fascismo

Manifesto del P.C.I. contro la N.A.T.O. (1970 circa)



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 165

Brano: [...]in Europe) e S.H.A.P.E. (Supreme Headquarters of thè Allied Powers in Europe), e questo Quartier generale ha avuto sin dall’inizio la sua sede in Parigi. In effetti è lo S.H.A.P.E., con tutto il complesso imponente delle sue istituzioni e strutture, e con gli effettivi delle forze armate che ne dipendono, distribuite in Europa e soprattutto concentrate in territorio tedesco, che realizza praticamente il nerbo costitutivo e l’essenza stessa della N.A.T.O.,

La costruzione e l’adattamento di oltre 200 aerodromi e la realizzazione dì un sistema di oleodotti per uno sviluppo di circa 9.000 km danno un’idea delle dimensioni che l’apparato militare generato dal Patto Atlantico rappresenta. Il finanziamento delle spese per creare, mantenere e accrescere continuamente una così importante struttura integrata di forze e di mezzi militari, è effettuato con una ripartizione del carico fra gli stati contraenti, che tiene conto principalmente del reddito nazionale di ciascuno come indice della rispettiva capacità contributiva.

Conseguenze del Patto
[...]

[...]to e determina, rispetto al significato politico e all’impulso storico secondo cui si era combattuta e conclusa la guerra antinazista. Esso ha suggellato e continua ad alimentare la ripresa del più tenace spirito antisovietico; e sospinge verso la can

cellazione e il sovvertimento dei risultati e delle basi di un nuovo assetto internazionale, come li produsse e pose la seconda guerra mondiale.

Il Patto Atlantico, per le concezioni da cui è nato, per l’organizzazione militare che ha prodotto, per la politica che necessariamente sviluppa e impone, rende insolubile, secondo forme pacifiche, il problema rappresentato dalla spartizione della realtà tedesca; anzi trasforma questo problema in una ragione di continuo accrescimento, nel proprio seno, del peso e della politica rivendicatrice della Repubblica Federale Tedesca, portando a una egemonia europea di questa, nel quadro e col sostegno della egemonia mondiale statunitense.

Nel marzo 1966 la Francia ha preso e comunicato formalmente la decisione di sottrarre i propri contingenti di [...]

[...]a Federale Tedesca, portando a una egemonia europea di questa, nel quadro e col sostegno della egemonia mondiale statunitense.

Nel marzo 1966 la Francia ha preso e comunicato formalmente la decisione di sottrarre i propri contingenti di forze militari dalla organizzazione integrata N.A.T.O*, separandosi da questa, e conseguentemente chiedendo il trasferimento fuori dal proprio territorio di tutti gli istituti, le strutture, gli apparati della N.A.T.O. stessa che vi avevano trovato sede e sistemazione. Ciò ha fatto, dichiarando di voler tuttavia mantenere la propria adesione al patto nella sua esclusiva accezione di impegno internazionale tradizionalmente inteso, con piena autonomia e svincolo delle forze armate delBsingolo stato. Ciò comporta necessariamente un processo di revisione del patto, quale lo si intendeva concretizzato fin qui. La revisione può anche portare, sembra anzi logicamente portare ad una accentuazione delle sue caratteristiche e conseguenze rispetto al problema tedesco; ciò non potrà andare esente comunque da reazioni, [...]

[...] francese, è suscettibile di profonde modificazioni.

U.Ba.

Dal 27 al 30.9.1965 si è svolta a Roma la XI Assemblea generale del Patto Atlantico. Questa ha concluso i propri lavori approvando una dichiarazione la quale, al di là delle preoccupazioni espresse nella prospettiva dell’uscita della Francia dalla N.A. T.O., fascia prevedere un mutamento di fisionomia nello stesso contenuto del patto; più precisamente, verso la trasformazione della N.A.T.O. in una specie di potente superpolizia internazionale, in azionè contro una non meglio identificata « sovversione », cosa che si può dedurre da due punti del 3° paragrafo della dichiarazione stessa, qui riportati:

«5) Se sotto l'aspetto militare il pericolo è diminuito, esso si è però esteso per quanto riguarda l’azione sovversiva. Esso si è aggravato non soltanto nei paesi della N.A.T.O., ma anche nei territori dei popoli sottosviluppati.

6) E’ necessario che la N.A.T.O. risponda a questa azione sovversiva con mezzi concentrati ed efficaci. E’ del resto il metodo migliore per prevenire in numerose parti del mondo il ricorso alla violenza e per mantenere ovunque le condizioni necessarie per esercitare la libertà ».

Attacco partigiano, L’

L’attacco, cioè l’azione offensiva contro le forze o le proprietà dell’avversario, costituisce una delle manifestazioni più comuni della guerra per bande (v.), ossia di quel particolare tipo di guerra che i partigiani (con l’aiuto dei patrioti e della popolazione in genere) conducono contro le forze militari di occupazio[...]

[...]avversario, costituisce una delle manifestazioni più comuni della guerra per bande (v.), ossia di quel particolare tipo di guerra che i partigiani (con l’aiuto dei patrioti e della popolazione in genere) conducono contro le forze militari di occupazione straniere e alle spalle del nemico invasore. La Resistenza italiana, assai combattiva sul piano militare, attraverso^ innumerevoli episodi e una lunga esperienza ha

Una sessione generale della N.A.T.O. (Parigi, 17.12.1960)

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 164

Brano: Atlantico, Patto

Estensione della N.A.T.O. su scala mondiale (1968)

terminate strutture economicosociali, secondo l’ordine liberalcapitalistico degli stati contraenti.

Significato politico e contenuto

AI P.A. risale la responsabilità di avere irrigidito e reso permanente, come un dato necessario, una divisione del móndo in blocchi contrapposti. Ed è evidente, nei passi che condussero ad esso, dal grande schieramento mondiale della guerra antinazista, un processo di rottura e di inversione delle alleanze, nel senso di bloccare e annullare i logici sviluppi della solidarietà anglorussoamericana, secondo una decisa spinta contro[...]

[...]l senso di bloccare e annullare i logici sviluppi della solidarietà anglorussoamericana, secondo una decisa spinta controrivoluzionaria di cui gli Stati Uniti assumono il comando. Il patto era stato preceduto e preparato dagli appelli e dalle esortazioni particolarmente di Churchill, del canadese SaintLaurent, del laburista Bevin è dalla decisa azione dei massimi responsabili americani, dal presidente Truman al segretario di Stato Marshall, ai senatori Vandenberg e Connally, i quali tutti avevano mobilitato l’opinione pubblica e insieme sviluppato le operazioni politiche e diplomatiche perché gli stati si legassero nell’impegno formale con tutte le conseguenze.

Il patto si caratterizza essenzialmentè, quanto alla sua stesura, per questi contenuti: a) impegno alla composizione pacifica e all’astensione dell’uso della forza nelle eventuali controversie tra i contraen

ti, e al rafforzamento delle « loro libere istituzioni » mediante uno sviluppo di « condizioni atte a garantire la stabilità e il benessere », particolarmente attraverso [...]

[...]utti i firmatari, e delega a questo di costituire e sviluppare l’organizzazione richiesta per la concretizzazione del patto e delle fsue finalità (art. 9); d) facoltà prevista di aggregare al patto « qualsiasi altro Stato europeo » che ne accetti e contribuisca a realizzarne il contenuto (art. 10); e) facoltà di recedere dal patto dopo 20 anni dalla sua entrata in vigore, per ciascun Stato che intenda farne denuncia (art. 13).

Struttura della N.A.T.O. L’applicazione dell’art. 9 ha portato,

con rapida successione di atti, a dar vita alla N.A.T.O., una organizzazione sempre più integrata e complessa di istituti e di strutture militari. Il Consiglio dell’Atlantico settentrionale (o, più brevemente, Consiglio Atlantico), come organo supremo delle decisioni della N.A. T.O., può essere costituito, nelle sue riunioni, sia dai capi di govèrno o da ministri degli stati membri sia da rappresentanti permanenti di essi: nella composizione ministeriale, esso si riunisce mediamente due volte all’anno; nell’altra, quella dei rappresentanti permanenti, può riunirsi anche più volte la settimana. Le sue deliberazioni debbono comunque essere adottate a[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 34

Brano: [...]ico Tempo (di Cividale, anni 40, 11.11.1943), militare Aloisio Zorzi (di Merano, anni 22, 30.4.1945). Le altre 84 salme, non identificate, sono state così classificate: 1 donna russa, 8 partigiani fucilati nel campo sportivo di Cividale (v.) il 18.12.1944, 19 militari calmucchi, 4 civici, 1 militare alpino, 51 sconosciuti.

Bibliografia: Fosse del Natisone, a cura dell'amministrazione comunale della città di Cividale del Friuli, Udine 1978.

N.A.T.O.

Nort Atlantic Treaty Organisation. Generalmente tradotta come Patto Atlantico (v.), è un'alleanza politicomilitare costituita nel 1949 come strumento della guerra fredda e della riorganizzazione dell’Europa occidentale in chiave anticomunista sotto l’egemonia statunitense.

La guerra fredda

Le tensioni tra U.S.A. e U.R.S.S. per la definizione delle relative aree d’influenza, latenti durante l’ultima fase della Seconda guerra mondiale, esplosero nel dopoguerra, vanificando rapidamente l’illusione che la creazione dell’O.N.U. (organizzazione delle Nazioni Unite) nel giugno 1945 potesse [...]

[...]per la lotta contro l’Unione Sovietica e le forze comuniste e democratiche dei singoli paesi. Il 17.3.1948 ebbe perciò vita, con il Trattato di Bruxelles, l’Unione dell’Europa occidentale (U.E.O.), un organismo politicomilitare che stringeva Gran Bretagna, Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo contro una rinascita dell’espansionismo tedesco e soprattutto contro la nuova potènza sovietica.

Un anno più tardi, il 4.4.1949, nacque a Washington la N.A.T.O., alleanza politicomilitare che riuniva Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Francia, Norvegia, Islanda, Danimarca, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Portogallo e Italia, con lo scopo ufficiale di resistere a un'eventuale aggressione sovietica e quello reale di coordinare la lotta contro il blocco sovietico e contro le forze di sinistra dei singoli paesi.

Nel 1952 furono ammesse alla N.A.T.O. Grecia e Turchia (la Spagna continuò a restare esclusa perché la dittatura franchista contrastava troppo apertamente con la propaganda democratica dell'alleanza, ma fu integrata nel dispositivo militare da accordi bilaterali con gli Stati Uniti); nel 1955 fu ammessa la Germania Occidentale, che ricevette così l'avallo per il

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 434

Brano: [...]care sui problemi da esso suscitati ».

La repressione del periodo scelbiano non risparmiò tuttavia i partigiani della pace. Centinaia furono gli imprigionati, migliaia i denunciati per la raccolta di firme nelle case e nei luoghi di lavoro, per aver pronunciato frasi « proibite » nei comizi o per aver semplicemente partecipato a manifestazioni « non autorizzate ». Decine di feriti e perfino alcuni morti si ebbero nelle mobilitazioni contro la N.A.T.O. e contro le visite dei generali americani in Italia. Tra i caduti, furono l'operaio di Terni Luigi Trastulli, i braccianti Girolamo Rosario di Adrano, Damiano Lo Greco di Piana degli Albanesi e Antonio Fani in u oli di Comacchio (v. Eccidi in Italia),

Linea politica e risultati

Il Movimento dei partigiani della pace individuava come fonte principale del periodo di guerra la politica dell'imperialismo americano e, negli interessi economici dei maggiori gruppi monopolistici, vedeva la spinta principale alla corsa al riarmo. Nell'esistenza dell’Unione Sovietica e degli altri paesi socialis[...]

[...]ecoslovacchia); Dolores Ibarruri (Spagna); Gheorghi Nadjakov (Bulgaria); Martin Niemòller (R.F.T.); Anna Seghers (R.D.T.). Tra i vicepresidenti, l'ex presidente della Repubblica portoghese Francisco da Costa Gomes, il parlamentare laburista inglese James Lamond, il presidente della Z.A.P.U. Joshua Nkomo (Zimbabwe), Abdullah Hourani, membro del Comitato centrale dell’O.L.P.. Per l’Italia, vicepresidente è Amerigo T erenzi.

Particolarmente impegnato appare, tra le personalità italiane che aderiscono attualmente al movimento, il generale Nino Pasti, ex vicecomandante in Europa per gli affari nucleari della N.A.T.O. e leader del gruppo che si raccoglie intorno alla rivista Lotta per la pace, la quale costituisce una delle componenti più vivaci dell'attuale movimento pacifista italiano. Si veda anche la voce Pacifismo.

R.Gi.

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 494

Brano: Malta

le truppe deli’Asse nell’Africa del Nord furono dovute al fatto che Malta, nonostante gli incessanti bombardamenti aerei compiuti per distruggerla, non smise mai di funzionare come porto e centro di rifornimenti della flotta inglese (si veda la voce Malta, Isola di).

L'indipendenza

Dopo la Seconda guerra mondiale Malta continuò a essere adoperata come base militare del Comando della N.A.T.O.. Per lunghi anni l’isola ospitò anche navi della VI Flotta americana, restando per tutto il corso della guerra fredda uno dei centri più importanti del dispositivo militare occidentale.

Grazie a un vivace Partito laburista, diretto da Dom Mintoff, venne però lentamente affermandosi tra la popolazione una maggioranza indipendentista maltese, mirante a una diversa collocazione politica e diplomatica dell’isola nel quadro del Mediterraneo: nazionalista da un lato, ossia favorevole alla nascita di uno Stato autonomo; e neutralista dall’altro, ossia propensa all’allontanamento di tutte le basi [...]

[...]rista, diretto da Dom Mintoff, venne però lentamente affermandosi tra la popolazione una maggioranza indipendentista maltese, mirante a una diversa collocazione politica e diplomatica dell’isola nel quadro del Mediterraneo: nazionalista da un lato, ossia favorevole alla nascita di uno Stato autonomo; e neutralista dall’altro, ossia propensa all’allontanamento di tutte le basi militari straniere dal proprio territorio. Dal 1964 infatti il Comando N.A.T.O. dovette allontanarsi da Malta che, in base a un accordo di breve periodo, avrebbe ospitato poi solo una parte del naviglio da guerra inglese. Contemporaneamente il governo maltese diede avvio a una politica di raccordo con il mondo arabo (soprattutto con la Libia) e di collegamento tra questi paesi e quelli dell'Europa meridionale.

Malta (194043), Isola di

Durante la Seconda guerra mondiale l’isola di Malta svolse un ruolo di particolare importanza a favore delle forze angloamericane nello scacchiere del Mediterraneo.

La guerra nel Mediterraneo

I capi militari inglesi, quando stab[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 716

Brano: [...] Beers, fondate un secolo fa da Cedi Rhodes e dalla famiglia tedesca Oppenheimer). Tutti questi lavoratori sono sparsi sull’altopiano settentrionale, il ricco distretto aurifero (Rand) di Johannesburg, Germiston e altre città del Transvaal, nonché in località a nord della capitale dello Stato Libero di Orange, a Bloemfontein, nelle miniere di carbone del Natal e in quelle di platino a nord di Pretoria, capitale del Transvaal. Per il 75% questi minatori sono emigranti, con contratti più o meno biennali; 250.000 di loro arrivano dai bantustans e da altre riserve (serbatoi di mano d’opera a buon mercato) spinti dalle tasse, dalle leggi sulla selezione del bestiame, da agenzie di reclutamento, da tirannie retribalizzate nei bantustans e nelle riserve stesse, o semplicemente dalla fame; altri 250.000 minatori vengono dai vicini Lesotho, Botswana, Swaziland, Malawi, Zimbabwe, Mozambico, Zambia e anche dallo Zaire.

A questa massa centrale di proletariato si affiancano oltre 1 milione di lavoratori non europei impiegati nelle manifatture e altri 500.000 circa nelle costruzioni, per un totale di 1 milione e mezzo di addetti all'industria. Di questi, 300.000 sono “coloureds” e 100.000 “asiatici”. Vi sono inoltre 320.000 lavoratori di origine europea occupati nelle manifatture e nelle costruzioni (di fronte ai complessivi 80.000 europei che lavorano alle miniere), i quali però godono di un accordo [...]

[...]rescente numero di transnazionali giapponesi (ragione per cui il governo classifica i giapponesi come “bianchi”, mentre i cinesi restano “non bianchi”).

Parte del capitale industriale è investito in produzione di armi. Stati Uniti, Francia e Germania hanno costruito un’industria per l’arricchimento dell’uranio, la quale ha contatti semiufficiali per forniture e ricerche con il M.E.C. a Bruxelles, con l’Euratom di Ispra (Italia) e anche con la N.A.T.O., di cui il Sudafrica è membro segreto. Nonostante il divieto formalmente stabilito dalle Nazioni Unite, mezzi di comunicazione militari, nonché armi terrestri, marine e aeree sono fabbricati in Sudafrica da ditte svizzere, italiane, tedesche, inglesi, statunitensi, francesi, belghe e olandesi, sia direttamente che attraverso imprese locali consociate, che ne utilizzano i rispettivi brevetti e tecnici.

Secondo il S.l.P.R.I. (Istituto internazionale di ricerca per la pace) di Stoccolma, il Sudafrica « è stato il primo importatore dei principali armamenti italiani nel periodo 197780 ». In que[...]

[...], Krupp, Kioekner e altre hanno fornito carri armati, cannoni, corvette navali, elicotteri e, dal 1972, hanno costruito e gestito a Palindaba la prima fabbrica tedesca di bombe atomiche.

Il Sudafrica, che si è sempre rifiutato di sottoscrivere il Trattato di non proliferazione nucleare, possiede il 20% dell’uranio mondiale e vende uranio integrato ai paesi del M.E.C.. Nel 1975 il governo tedesco capeggiato da Schmidt ha ammesso di avere consegnato al Sudafrica centrali nucleari in cambio di uranio.

Nell agosto 1977 l’Unione Sovietica ha protestato contro « un’esplosione atomica » avvenuta nel deserto di .Kalahari, vicino a Palindaba. Nel settembre 1979 il presidente americano Carter, da parte sua, affermava che il satellite statunitense Vela TRW647 aveva registrato una esplosione atomica avvenuta nell'Atlantico meridionale.

Lo Stato di Israele condivide l'uso potenziale delle bombe tedesche fabbricate in Sudafrica. La base aerea denominata “Drumpel”, che si trova in Namibia, è dotata di attrezzature elettroniche tedesche e dei nu[...]

[...]alahari, vicino a Palindaba. Nel settembre 1979 il presidente americano Carter, da parte sua, affermava che il satellite statunitense Vela TRW647 aveva registrato una esplosione atomica avvenuta nell'Atlantico meridionale.

Lo Stato di Israele condivide l'uso potenziale delle bombe tedesche fabbricate in Sudafrica. La base aerea denominata “Drumpel”, che si trova in Namibia, è dotata di attrezzature elettroniche tedesche e dei numeri di codice N.A.T.O.. A tutta questa attività è direttamente interessata la Deutsche Bank, presieduta fino a tempi recenti dal famoso banchiere tedesco Abs (ex nazista), già interessato durante la guerra alla produzione di razzi e gas tossici, compreso lo Zyklon B, prodotto dalla Hoechst e usato nei lager per sterminare gli ebrei.

Con i suoi Mirage Dassault, i razzi Alouette, i sommergibili Agosta, negli anni Settanta la Francia è diventata il massimo fornitore di armi del Sudafrica, sebbene il presidente francese Giscard d'Estaing solennemente af

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 724

Brano: [...]sul bilancio del Ministero della difesa (ufficiali, sottufficiali di carriera, dipendenti civili) e si capirà perché qualsiasi proposito di rinnovamento in questo campo trovi una resistenza passiva insormontabile, in ambienti ben consci della propria inutilità ma ben decisi a difendere i propri privilegi.

Le forze armate italiane sono infine il pretesto per una occhiuta ingerenza degli Stati Uniti nella vita italiana, sotto il paravento della N.A.T.O., con intenti di controllo spinti sino alla politica interna e parlamentare.

L’antimilitarismo oggi

Dinanzi a questo blocco di interessi sempre più estranei alle esigenze della difesa del Paese, compatti e ben collegati con le forze politiche ed economiche italiane e straniere, a poco sono giunti sinora gli sforzi delle minoranze impegnate nella lotta antimilitarista. Dopo le grandi battaglie popolari e parlamentari contro la N.A.T.O. durante gli anni Cinquanta, i partiti di sinistra hanno dato la priorità ad altre battaglie (dalle fabbriche alle campagne, dalle amministrazioni locali alla creazione di un’alternativa di governo), sicché i problemi della difesa, l’organizzazione delle forze armate e le sorti dei giovani sono stati trascurati a lungo. Solo piccolissimi gruppi hanno portato coraggiosamente avanti il rifiuto del servizio militare, con scarsa risonanza tra il pubblico. Dal 1968 il clamore suscitato dall’emergere del caso S.I.F.A.R., le

grandi lotte operaie e studentesche, la crescente politicizzazione dei gi[...]

[...]sercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, Bari 1967; ld.f II ruolo delle forze armate nel regime fascista, su « Rivista di storia contemporanea » 1972; Id., Il fascismo e l’esercito, in AA.VV., « Il fascismo », Torino 1972; id., Militari e politici nella preparazione della campagna d’Egitto, Milano 1971; P.

Pieri G. Rochat, Badoglio, Torino 1973; G. Bocca, Storia dell'Italia nella guerra fascista, Bari 1969; E. Cerquetti, Che cos’è la Nato, Milano 1969; « Critica marxista » 1968, fascicolo 2° dedicato alla Nato; AA. VV., Il potere militare in Italia, Bari 1971; A. D’Orsi, La macchina militare, Milano 1971; G. Rochat, L’antimilitarismo oggi, Torino 1973; S. Canestrini, L’ingiustizia militare, Milano 1973; S. Bova G. Rochat, Le forze armate in Italia, su « Inchiesta » 1971; AA.VV., Le istituzioni militari e l’ordinamento costituzionale, Roma 1974. G.Roch.

Milizia volontaria per la sicurezza nazionale

M.V.S.N.. Milizia fascista, ufficialmente istituita in Italia con decreto regio del 13.1.1923 per «provvedere, in concorso coi corpi armati della sicurezza pubblica, e con l’Esercito, a mantenere a[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 480

Brano: [...]ò che nel Patto fosse esplicitamente previsto il richiamo « al reciproco aiuto fraterno » in caso di necessità, nonché precisata la possibilità giuridica di mantenere truppe sovietiche in Ungheria e Romania (che avrebbero dovuto essere ritirate per l’imminente firma del trattato di pace con l'Austria) e la creazione (art. 5) di un Comando militare unificato sotto controllo sovietico.

Struttura

Più semplice nella sua struttura rispetto alla N.A.T.O., il Patto di Varsavia ha come organo principale il Comitato politico consultivo, al quaJe partecipano i segretari generali dei partiti comunisti, i presidenti del Consiglio e i ministri della Difesa e degli Esteri dei paesi membri. Il Comitato, che dovrebbe riunirsi due volte l’anno, è stato sempre convocato in modo irregolare e in alcuni anni non si è nemmeno riunito.

Sottoposto al Comitato politico consultivo è il Comando congiunto delle Forze Armate, a capo del quale si trova un alto ufficiale sovietico.

Fra i vari organi ausiliari del Patto di Varsavia si ricordano la Commissione pe[...]

[...]n realtà, poiché non è prevista nel Patto l’espulsione di un membro, la denuncia del trattato, presentata daH'Albania nel 1968, non ha avuto alcun riflesso pratico, tanto che questo paese può essere an

cora formalmente considerato come appartenente al Patto di Varsavia. Più complessa appare la collocazione della Romania che, verso la metà degli anni Sessanta e prendendo

10 spunto dall’uscita della Francia dall’organizzazione militare della N.A.T.O., ha assunto rispetto al Patto di Varsavia una posizione defilata. Mostrandosi preoccupati per alcune proposte di integrazione economica avanzate da scienziati sovietici riguardo all’area compresa fra I’Ucraina e il Danubio (un’integrazione che rischierebbe di compromettere l’unità della Romania e la sua indipendenza), i dirigenti comunisti romeni, e in particolare Ceausescu con un discorso del 7.5. 1966, dichiararono di impegnarsi attivamente per la distensione e per

11 concomitante scioglimento dei due blocchi militari europei, mirando intanto a impedire ogni involuzione del Patto tendent[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 463

Brano: [...]del pericolo di guerra, e intesi a richiamare al rispetto della Costituzione democratica e al dovere della disobbedienza civile in caso di tentativo reazionario in Italia. Problemi e preoccupazioni che ricorsero anche nell'intervento al C.C. del 1012.7.1967, nel quale forte ed esplicito era l’invito alla mobilitazione preventiva del partito e delle masse contro la minaccia reazionaria.

Dei primi del 1968 è lo scritto su “/ patti segreti della Nato” (“Critica marxista”, marzoaprile 1968), in cui egli documentava « gli aspetti anticostituzionali della adesione dell’Italia al Patto atlantico », con particolare riguardo agli accordi e protocolli sottratti alla conoscenza della pubblica opinione e alla discussione parlamentare. Le elezioni del maggio 1968 riportarono Secchia al Senato, ancora per il collegio di Biella.

L’intervento sovietico in Cecoslovacchia colpì Secchia; egli si allineò al giudizio del partito circa il « grave errore » e la disapprovazione della iniziativa sovietica, ma si appellò alla scelta di campo dei comunisti come ad un principio indiscutibile, e al dovere prioritario della lotta « per l’uscita dalla Nato e dal Patto Atlantico, per la partecipazione a nessuno dei due blocchi » (AS, pp. 552555). Il 12.10 a Milano, in una manifestazione indetta dall’A.N.P.I., commemorò Che Guevara esaltando l’unità nella lotta antimperialista e la continuità della Resistenza italiana e internazionale.

Secchia saiutò il movimento studentesco e giovanile affermatosi nel 1968 come « un movimento di classe e di generazioni così impetuoso quale non si aveva da cinquantanni » e ne auspicò l'unità con le masse lavoratrici in direzione del socialismo (AS, pp. 534535): egli dichiarò di non accettare le generalizzazion[...]

[...]erazioni più estremiste e anarcoidi », alle « esuberanze » e agli « eccessi » inseparabili da ogni fase acuta della lotta di classe (AS,'pp. 706709). Nel suo intervento al XII Congresso del P.C.I. (Bologna, febbraio 1969) parlò di esplosione delle contraddizioni capitalistiche e di prodromi di una « crisi rivoluzionaria », di esigenza dell’unità internazionalistaproletaria e di radicaiizzazione della campagna contro l’imperialismo americano e la N.A.T.O..

Il 27.5.1969, in una riunione del C.C. convocata nella imminenza della conferenza di Mosca dei partiti comunisti, ribadì il principio della « unità nella azione e nella lotta » di « movimenti e partiti che sono diversi e

Secchia nel suo studio qualche anno prima della morte

operano in situazioni diverse » (AS, pp. 710711). Dopo la conferenza, in una lettera a Longo disapprovò la astensione della delegazione italiana nella votazione dei capitoli principali del documento conclusivo e il conseguente isolamento del P.C.I. nel quadro del comuniSmo internazionale. La priorità assegnata da[...]

[...]co. Se, più marcatamente da allora, andò rallentandosi la sua attività esterna, non così fu del suo impegno intellettuale e morale, attestato dalle numerose lettere di tenace puntualizzazione del proprio pensiero, dalle riflessioni consegnate ai Quaderni, dalla continuità del lavoro storiografico, dallo sdegno sempre pronto per quella che egli definiva la « desistenza » del P.C.I. (si veda, in AS, p. 590, il commento all’insediamento del comando N.A.T.O. a Napoli). Né mancarono i suoi interventi al C.C., discorsi e viaggi all’estero (alcuni dei quali, a partire dal 1967, egli compì per incarico del partito).

La profonda convinzione del nesso tra « desistenza » e pericolo reazionario portò Secchia a ripercorrere le fasi dell'ascesa e della vittoria del fascismo (Le armi del fascismo, 19211971, Milano, Feltrinelli, 1971) e a dedicare « ai giovani delle officine e delle scuole » non solo una ricostruzione storica dei primi anni '20, ma anche una delineazione dei nuovi caratteri della minaccia di destra, basata sulI '« atteggiamento di determi[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine N.A.T.O., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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