Brano: Alberto Crespi Il [...] nel cinema italiano? [...] nel Far West, senza [...] che le manifestazioni, le occupazioni di scuole [...] gli scontri con la polizia fossero un [...] a indiani e [...]. Semplicemente, il western italiano [...] metà degli anni 60 il genere più [...] del nostro cinema: fu lui a farsi [...] rivoluzionarie che percorrevano, in modo anche confuso, [...]. Carlo Lizzani, che come [...] storico del cinema e un fine intellettuale [...] regista, l[...]
[...] come [...] storico del cinema e un fine intellettuale [...] regista, lo ammette senza mezzi termini, e [...] termini della questione: «Nei nostri cassetti [...] tanti di quei film [...] tanti copioni non realizzati sullo sfruttamento delle [...] il western fu una grande metafora in [...] tutto questo [...] del nostro cinema. D'altronde anche il western [...] spesso la storia della lotta dei deboli [...]. Molti registi, me compreso, [...] per parlare di temi attuali, di cose [...] a cuore. Io, in [...] parlai del [...] e nel film [...] il fior fiore del cinema [...] Lou Castel aveva da poco [...[...]
[...]ca, un binomio inscindibile. In questo breve viaggio [...] 40 anni di Per un pugno di [...] popolarità di tutto un genere non potevamo [...] questo tema. Del resto, se Per [...] dollari è un film profondamente individualista, come [...] una volta il West [...] di alcuni eroi solitari contro i capitalisti [...] West la ferrovia e la modernità, e [...] Giù [...] testa si apre con la famosa frase [...] Mao [...] rivoluzione che non è un pranzo di [...] Questo [...] rimanere a Leone, ma i cineasti più [...] sono altri. Anche secondo Lizzani, quello [...] la metafo[...]
[...] [...] Questo [...] rimanere a Leone, ma i cineasti più [...] sono altri. Anche secondo Lizzani, quello [...] la metafora politica più forte è stato Damiano Damiani [...] film sessantottino se mai [...] uno. Anche se Damiani si [...] che il suo è un western: «I [...] a Nord del Rio Grande tuona , [...] un film sul Messico [...] della rivoluzione che parla [...] anni 60». Secondo Lizzani, era anche [...] dettare certi temi: «I nostri western erano [...] Spagna o nei dintorni di Roma, a Manziana [...]. Non potevamo [...] storie sulle Giubbe Rosse o [...]. [...] stessa ci spingeva verso [...] Messico, [...] un tono terzomondista dal quale emergevano tematiche [...] Pancho Villa, i [...[...]
[...]tri registi usavano la [...] sopra per parlare di temi ancora più [...] e più personali. Giulio Questi, in Se [...] (noto anche come Oro [...] girato nella periferia di Madrid, [...] cava che pochi mesi dopo sarebbe divenuta [...] raccontò in chiave western eventi vissuti durante [...] Resistenza, [...] lui combattuta fra i partigiani delle valli [...]. Sergio [...] il regista del celebre [...] televisivo, fece di Tomas Milian [...] dei [...] in La resa dei [...] Faccia a faccia andò oltre, racconta[...]
[...]ri, ma [...] intenti di [...] erano ovviamente altri: «Il [...] Volonté ci dice [...] ti fa capire come [...] come persone dotate di un particolare carisma [...] di una collettività: una storia che noi, [...] Italia, [...] conosciuto bene. Ma i miei western [...] tedesca, della Roma città [...] raccontata da Rossellini. Volevo mostrare come può [...] di un uomo in condizioni estreme. Durante la Resistenza ho [...] di eroismo da parte di bambini e [...] mentre ho visto spacconi che si presentavano [.[...]
[...]tto [...] Scritture, Pier Paolo aveva girato il Vangelo secondo Matteo [...] Ricordo che non lo pagammo: come compenso [...] Ferrari rossa usata, a lui piaceva da [...] i suoi ragazzi». Inevitabile chiedere a Lizzani [...] storico sulla stagione del western italiano: «Quando [...] lo ammetto, ero scettico: mi pareva [...] in un genere lontano, [...]. Poi, la risonanza dei [...] Leone mi ha fatto riflettere. Arrivai alla conclusione, e [...] convinto, che il western italiano sveli un [...] nostra cultura. Pensiamo anche a Bertolucci [...] Cina, ad Antonioni che in [...] Up racconta Londra meglio [...] incursioni che riflettono [...] italiana ad inserirsi in [...]. Forse siamo più cosmopoliti [...] o più semp[...]
[...]Repubblica Ceca. ASCESA, CADUTA E MORTE DI [...] ECCO UNA TRAGEDIA FRIZZANTE [...] Festival teatro di figura Lizzani [...] «Un fiume di dollari»: «Girando in Spagna [...] ci spingeva verso il Messico [...] tono terzomondista» Sergio [...] «Girai due western: erano [...] per ripensare [...] tedesca e descrivere vigliacchi [...] Metafora [...] di allora, molti degli [...] anni [...] oggi non sono disponibili [...]. Di Leone abbiamo già [...] pagine. Un fiume di dollari, [...] Carlo Lizzani gira nel 19[...]
[...]di dollari, [...] Carlo Lizzani gira nel 1966, [...] sceneggiare a Piero [...] pare introvabile; come pure [...] del [...] al quale partecipa Pier Paolo Pasolini [...] nei panni di un prete rivoluzionario. È invece possibile trovare [...] i due film western di Sergio [...] La resa dei conti [...] Faccia [...] faccia. Girati tra il [...] e il [...] hanno risentito [...] del clima politico di quegli [...] ragioni e spinte emotive. Se il primo diventa [...] terzo mondo, il secondo è incentrato sul [...[...]