Brano: [...]n «piccola esercito»: [...] cui venti agenti preposti alla [...] sicurezza, la famiglia al [...] I due pargoli [...] Avner, la moglie Sara, [...]. Il sorriso scompare dal [...] di prima mattina, con [...] giornali che danno conto [...] viaggio negli Usa. La politica lascia il passo [...] una raffica di indiscrezioni private: Sara che reclama un [...] personal per il viaggio, Sara che invia [...] israeliana a Washington una vera [...] della spesa»; tutti articoli destinati ai rampolli [...] pannolin[...]
[...]ella spesa»; tutti articoli destinati ai rampolli [...] pannolini compresi, che la «first [...] esige di trovare al suo arrivo in terra americana. Basta questo a [...] la partenza. Da «irritata», Sara diviene furiosa [...] nello spietato affondo di Susan [...] affermata politologa israeliana, che pone [...] colonne del [...] Il seguente interrogativo: perchè una [...] lady» che si lamenta di essere perseguitata dai media [...] «privacy» continua a stare sotto [...] riflettori, onnipresente accanto [...]
[...]mento in cui Israele ha [...] i [...] autonomi palestinesi, sino ad una [...] totale» revoca, a condizione però che non si ripetano [...] attentati di kamikaze islamici che negli [...] mesi di febbraio e marzo [...] la morte di [...] israeliani a Gerusalemme, Tel Aviv [...]. Ma è soprattutto su [...] per il futuro del negoziato con i [...] dovrebbe riservare le più [...] e l'incontro con Arafat. Il premier israeliano assicurerà Clinton [...] volontà [...] di [...] il suo esercito fuori dalla [...] [...]
[...]] Peres e [...] nazionale palestinese. [...] e Clinton parleranno ai [...] giardino della Casa Bianca, dove il 13 [...] e Yasser Arafat si [...]. Allora, [...] accusò il premier laburista [...] stretto la mano al [...] e tuonò contro gli [...] dagli Usa. Storie di ieri, del [...] leader [...] che arringa gli attivisti della [...] contro coloro che [...] svendendo [...] Israel». Eletto primo ministro, [...] sembra [...] indossare i panni del [...] ad assicurare Clinton che anche luì, prima [...] man[...]
[...]ta il ministro [...] David Levy. Quando [...] e Baker [...] Shamir e la destra lanciando [...] processo di [...] prezioso e così [...] CHICAGO In patria lo chiamano [...] Ma è certo, tra i [...] capi di governo Israeliano fino ad oggi sbarcati negli Usa, quello che ha ragione [...] il più circospetto ed ansioso [...] benvenuti. E, non fosse la [...] possibile, proprio a lui dovrebbe toccate, [...] il compilo di spezzare [...] e solido tra gli anelli che storicamente [...] quello degli aiuti finanzi[...]
[...]icamente [...]. Ma assai interessante resta, [...] suo incontro con Bill Clinton [...] alle ragioni, o meglio, [...] avevano a suo tempo spinto luì ed [...] il [...] a battere questa strada. Febbraio 1992: ancora regnante George Busti, [...] governo Usa appone per la prima volta [...] politica ad un prestito destinata [...] Israeliano. O [...] rinunciava alla costruzione di [...] nei tenitori occupati, o gli Usa non avrebbero po"tuto [...] il proprio indispensabile avallo ai 10 miliardi di dollari [...] sui mercati finanziari [...]. /// [...] /// [...] Shamir, allora primo ministro nel [...] del [...] lasciò. E pochi mesi dopo, [...] cedette il potere ai la[...]
[...]ve Baker, «per [...] le nuove opportunità di pace offerte dalla [...]. La guerra fredda era [...] conflitto del Collo aveva rotto il cerchio [...]. Nel [...] a Madrid, in quello [...] Baker [...] «un atto di necessario volontarismo diplomatico», gli Usa [...] erano riusciti ad aprire una «conferenza di [...] Medio Oriente» che preludeva ad un possibile [...] Israele ed [...]. E dire «no» a Shamir [...] in questo contesto, riaffermare [...] principio che poteva portare ad [...] fine del conflitto: «[...]
[...]che, rifiutando la logica [...] è diventata governo del paese. Ma per capire il [...] questa visita, più ancora, per cogliere il [...] relazioni [...] ed i destini del [...] bisogna ancora una volta [...] proprio alle ragioni che, [...] spinsero gli Usa a pronunciare quel primo [...]. [...] cioè stabilire quanti effettivi [...] abbia oggi la «svolta epocale» che [...] e Baker prima, e Clinton [...] Christopher poi, hanno cercato di «cogliere al volo» [...]. Tre anni fa, quando [...] Bill Clinton pr[...]
[...]va dato molto pesò alle [...] Clinton intento ad «differenziare» le proprie tesi di [...] quelle del presidente in carica. Cosi come nessuno ha [...] giorni molto peso alle afférmazioni con cui Bob [...] ha garantito il suo [...] della capitale a Gerusalemme. Poiché, come rammenta Baker, [...] certo: al di là delle inevitabili «ginnastiche [...] mediorientale degli Stati Uniti ha sempre goduto [...] appoggio bipartitico. [...] la storia di [...] è molto diversa. Certo le sue posizioni sono [...] «c[...]
[...]destino non diverso da [...] Clinton: portare a termine una politica che, a [...]. E la chiave di [...] paradòsso potrebbe stare proprio in quel miliardo [...] di dollari annui di aiuti ai quali [...] intende [...] «non subito» [...] rinunciare. Gli Usa hanno, insomma, [...] per condizionare la politica israeliana. Ed è lecito immaginare [...] Clinton [...] più che disposto ad [...] per salvare un processo [...]. [...] prova: [...] questione degli insediamenti nei tenitori [...]. Interrompere gli i[...]