Brano: [...]erà [...] Patrizio Sala nasce a Bellusco, [...] di Milano, il 16 giugno del 1955. Centrocampista, mediano, alto 1,76 [...] kg, ha iniziato a giocare nel Settore [...] Monza. A diciotto anni [...] in C [...] con i brianzoli. Nel [...] il passaggio al Torino in A e [...] nella massima serie: [...] 10, era il 5 ottobre [...] e Patrizio Sala aveva solamente [...]. Vince subito lo scudetto [...] Granata vive sei stagioni da favola. [...] il passaggio alla Sampdoria, [...] alla Fiorentina, [...] al Pisa, [.[...]
[...]Bellusco, la Brianza. /// [...] /// Eppure [...] chi da Bellusco è [...] leggendaria, come ce ne sono tante nel [...] il calcio, a volte, sa raccontare. Noi ce la siamo [...] protagonista, da quel mediano di Patrizio Sala, [...] e degli artefici del Torino di Radice, [...] 50 punti, dei derby contro la Juventus [...]. Epopea leggendaria di una [...] lasciato sempre poco spazio alla fantasia. Una vita da mediano, [...] buoni e dai polmoni infiniti, omonimo del [...] Claudio, Patrizio ha attraversato sq[...]
[...]ella [...]. Io sono nato ala, poi [...] diventato mediano. Nel mio caso gli allenatori [...] avuto un ruolo [...] la corsa, comunque, è sempre [...] una mia prerogativa». Radice è stato il [...] Italia a optare per la zona mista. Il mediano, in quel Torino, [...] comportarsi? «A volte si marcava [...] a volte si giocava [...]. Io, poi, giocavo spesso [...] al mio omonimo (Claudio Sala, n. Dipendeva anche dalla squadra [...] dalle caratteristiche dei nostri avversari». /// [...] /// Quale la sfida più [...]
[...]] sulle indicazioni [...]. [...] una cosa che si è [...] per strada per colpa del tatticismo e degli equilibrismi [...]. Gol? «Pochi ma buoni. Più nelle coppe che [...] non ho mai segnato tanto. Quello più bello? Contro [...] in Coppa dei Campioni». Torino, la Juventus, i derby, Furino [...] «Con Furino non ci siamo [...] incrociati, coprivamo zone del campo diverse. Con Benetti, invece, spesso». Formidabili quegli anni? «Abbiamo [...] siamo arrivati due volti secondi, eravamo una [...] potevamo [...][...]
[...]..] incrociati, coprivamo zone del campo diverse. Con Benetti, invece, spesso». Formidabili quegli anni? «Abbiamo [...] siamo arrivati due volti secondi, eravamo una [...] potevamo [...] per altri anni ancora [...] i giusti ricambi». Lo scudetto col Torino, [...] il primo tricolore granata dopo Superga. La gioia di vincere [...] una provinciale? «Non lo so». Come? «Purtroppo in quella [...] militare. Giovedì, venerdì, sabato allenamenti, [...] e via a Roma, ogni settimana così. Sono arrivato alla fine[...]
[...] scudetto, quello [...] sono reso conto negli anni a venire. Ho vissuto molto meglio [...] dei 50 punti, quello del secondo posto [...] Juventus. Probabilmente meritavamo lo scudetto [...] precedente». Ricordi? «A [...] in serie A, lo scudetto [...] Torino, tutto troppo bello per essere vero. Oggi, vedendo gli scudetti [...] mi rendo conto meglio di [...]. Anche i festeggiamenti sono [...] e molto meno appariscenti di oggi». Il derby? «Se ne [...] prima. Una partita che per [...] i tifosi fanno la sto[...]
[...]i, [...] casuale un [...] voluto, ci siamo strisciati: io [...] preso lui, ma lui non ha preso me. Non ci siamo detti niente, [...] rialzandosi mi ha guardato in [...] per gli ultimi venti minuti [...] giocato [...] fascia. Non per timore, ma [...]. Torino [...] Italia [...] due squadre di cui ha [...] parte. Due formazioni che giocavano un [...] calcio grazie ai molti giocatori dai piedi [...] olandese aveva portato delle novità [...]. Pressing e fuorigioco [...] già, anche se allenati [...] maniera [...]
[...]ha [...] parte. Due formazioni che giocavano un [...] calcio grazie ai molti giocatori dai piedi [...] olandese aveva portato delle novità [...]. Pressing e fuorigioco [...] già, anche se allenati [...] maniera differente. Io ho vissuto questo [...] Torino [...] la Nazionale ha rappresentato una certa continuità. Nel [...] nove giocatori della Juventus (tutti [...] campo) e sei del Toro». Il mediano corre spesso, [...] il proprio fantasista. Correvo per Claudio Sala e [...] fatto volentieri, non mi ha[...]
[...]capita. [...] è che fuori del [...] se stessi ci siano la stima e [...] il compagno». Rammarichi? «Non [...] fatto parte della spedizione [...] in Spagna con la Nazionale, [...] che avevo partecipato alle qualificazioni. Ma, forse, le vittorie [...] Torino bruciano di più. Abbiamo vinto poco per [...] avevamo. Ci siamo divertiti, ma [...] nel calcio è sempre la [...]. Lavorando come [...] anni di fatiche e [...] casomai i mondiali. Quando ha attaccato le [...] «Volevo stare fermo un anno per guardarmi[...]
[...]rso di Coverciano: [...] finiscono mai, o nel calcio [...] sempre da imparare? «Nel [...] esiste un grande equilibrio. Siamo arrivati a un [...] cose nuove, ma [...] è comunque indispensabile per [...] bene il lavoro di allenatore». Il suo erede nel Torino? «Sandro [...] piuttosto che Fuser, o Dino Baggio, [...] se con caratteristiche differenti». [...] che le è rimasto [...] di calcio? «Amici? Gli amici che ho [...] sempre, [...]. Gli amici veri sono [...]. Non dimentico nessuno dei [...] ho vissuto [...]