Brano: [...] il aprite [...] antifascista [...] ebreo Eugenio Gentili, partigiano in Val d'Aosta A Milano il circolo di Primo Levi E [...] il fucile [...] scoppia la seconda guerra mondiale, Eugenio Gentili Tedeschi è un giovane architetto. Viene da una famiglia [...] torinese, ha la passione della montagna, è [...] Primo Levi. È un «antifascista per [...]. Ma non sa bene [...] antifascismo sia il suo: liberale, socialista, o [...] Quattro anni dopo, Gentili vi[...]
[...]n «non [...] giovane chimico torinese e a [...] cugina gravita una piccola [...] che ha vissuto questi anni di guerra [...] di limbo, in bilico tra la ricerca [...] seppur segregata, e la ricerca di [...] politica. Tra loro c'è [...] Eugenio Gentili Tedeschi, anche [...] di Primo Levi ti centinaia di gite [...] tutti, chi più chi meno, eravamo stati [...] leggi razziali e dallo scoppio della guerra, [...] famigli? non politicizzate». Tutte le sere, dopo [...] la bicicletta e ci [...] tutti in via S. Mar[...]
[...] più anziani; [...] di noi, e allora si [...] per ore. [...] Silvio Ottona, [...] più tardi sarebbe diventato [...] garibaldino nel biellesi, e [...] Camillo Treves, pure lui [...]. N poco a poco, [...] Levi e dei suoi [...]. Ricorda Eugenio Gentili Tedeschi: «Mi [...] di quelle discussioni fino alle due di [...]. Volevo fare qualcosa di [...] dissi a Camillo Treves. Treves mi mise in [...] persona che mi dette [...] di andare a prendere [...] in una tipografia di via [...] a Torino. Ógni tanto partivo [...]
[...] Insegnante di letteratura Italiana e Pio Foà, docente [...]. Molti degli Insegnanti e [...] scuola di via [...] saranno deportati e uccisi [...]. Eugenio [...] negli anni della Resistenza. In basso [...] attuale De Bellis Dopo [...] Eugenio Gentili Tedeschi va in Val d'Aosta, a La Salle, [...] a Courmayeur. La famiglia si è [...] poi il giovane architetto, che conosce bene [...] di [...] unire a qualche formazione. Anche Primo Levi è [...] sopra Ayas, con un gruppo di partigiani. Nel dicembre del 1943 [...]
[...] [...] mattino. Io dormivo [...] che avevamo requisito per [...] cui faceva un freddo terribile. Non presi parte alla [...] combattimenti. Si sparava a metà valle, [...] dove [...] una strozzatura tra le rocce: [...] avevamo messo le armi pesanti. I tedeschi non riuscivano [...] perche [...] un pezzo di strada [...]. Ad un certo punto [...] «vicecommissario» Gentili viene convocato [...] «Mi dissero che dalla Francia [...] un personaggio importante, che avrebbe dovuto far [...] di liberazione. Mi trovai[...]
[...]a Francia [...] un personaggio importante, che avrebbe dovuto far [...] di liberazione. Mi trovai di fronte [...] un cappotto blu, agitatissimo. Gridava a me un arma, [...]. Per [...] fummo costretti ad [...] là dove si sparava. Scesi giù con lui. I tedeschi e i [...] verso le sette di sera. La cosa mi sconvolse: [...] cappotto doveva appartenere ad un ragazzo come [...] caramelle poteva [...] regalate la [...] fidanzata. Senza munizioni Vittoriosi sui [...] della vai di Cogne, al termine della [...] se[...]
[...]alichi di altissima montagna: «Ci mettemmo in [...] diretti al Col [...] ricorda Eugenio Gentili «La [...] fino al petto, ed eravamo stracarichi. La salita fu tremenda, [...] al Col [...] smise di nevicare. In [...] i valligiani ci avvertirono [...] tedeschi, e rimanemmo nascosti per qualche ora: [...] recuperare delle armi che i partigiani del [...] sotto la neve. Mi toccò caricarmi in [...] anche una mitragliatrice da aereo, [...] greca, che pesava in modo [...] e avevo già un tascapane pieno di caric[...]