Brano: [...], non si può [...] non si saprà mai dove è nata quella strana [...] dei caschi. Però, se vogliamo cercare [...] a raccontare questa storia, bisogna tornare indietro, [...] anni. Anzi partiamo da ieri, [...] il giorno prima di oggi, partiamo da [...] Stazione Centrale che adesso è bella, più [...] tempo, adesso che le hanno ripulito la [...] eravamo 11 a [...]. Anche lui, però, era [...] e noi guardavamo la Stazione Centrale, cosi [...] stupido quando gli indichi la luna e [...] il dito. Ma questa è una storia [...] e noi siamo [...] invece a raccontare una cosa [...] e poi noi guardavamo il [...] ma non eravamo stupidi per niente, noi [...] guardavamo la Stazione Centrale e [...] anche giusto cosi, perché [...] Milano non è poi tanto [...] quando incominci a interessarti a lei come faresti con [...] compagna di scuola e non come una zia rompicoglioni. Del casco ci siamo [...]. [...] la facciata della stazione [...] candido, con [...] in mezzo e i [...] di lato e la gente dentro che [...] gente fuori che entrava, come formichine. Tante valigie che tenevano il [...] viaggiatore per il manico. Un posto grande, grandissimo. [...] stata tanta megalomania, tan[...]
[...]megalomania, tanta [...] di onnipotenza, quando [...] costruita, a quei tempi. Però a [...] oggi, certi monumenti de: [...] Trenta, sono cosi esagerati che a volte sanno [...]. /// [...] /// Un tempo, un tempo [...] libri. Dunque guardiamo la nostra Stazione Centrale [...] un po' di curiosa allegria e con [...] angoscia. E ci domandiamo che [...]. Ecco cosa dev'essere, dev'essere [...] fascismo che cercano di ributtarti dentro dalla [...] i sensi di colpa. Ti fanno sentire angosciato [...] qualcuna di q[...]
[...]na, poi un distintivo, [...] scritta, un adesivo. Ma [...] badare ai contenuti, si vedeva [...] era solo una questione di gusto per il fronzolo. [...] passò al casco da [...] degli anni Settanta. Fino a quando non [...] per sempre. Adesso perfino la Stazione Centrale [...] tanto importante. Ce ne stiamo lì, [...] sorriso, ebete per i più, ma non [...]. Scomparve più o meno [...] cui comparvero i caschi, per legge, e [...] e di tutti i tipi. Chissà dov'era finito. Forse umiliato da quel [...] più il solo[...]
[...]a mai perdere le [...] mai. E neppure odiare la [...] quando ti accorgi che fa schifo. Perché non si cancella [...] può cancellare niente, quando tu sei tutto [...] sta [...] e che ti è [...] ha cresciuto. No, cari miei. Noi siamo milanesi con [...] Stazione Centrale e le e aperte della nostra lingua [...] le potrà togliere di dosso. Noi ragioniamo con la [...] sa ancora ragionare e la nostra testa [...] cambierete voi dì certo. A questo pensavamo davanti [...] Stazione [...] Milano, che era II, grande e grossa [...] àula, come si dice da queste parti, [...] aggiunto alla cazzo perché vorrebbe dire «stupida» [...] anche che a una stazione si domandasse [...] Einstein e pensavamo anche ad altro, ma facendo [...] memoria erano tutte cose inerenti a questi [...] caschi. Il casco è venuto [...] abbassato gli occhi. [...] un casco ai piedi della [...] e sotto al casco [...] un uomo. [...][...]