Brano: [...] «Piccola musica, [...]. Timida, elegante, carina. Eppure non si può fare [...] meno di [...]. Era una battuta di Guy Burgess, [...] famosa spia che aveva saltato il Muro [...] di vivere in esilio a Mosca, in An [...] film televisivo diretto da John Schlesinger [...] 1983. Una battuta che potremmo [...] stesso Schlesinger, morto ieri a [...] in California, dopo una [...] lui, come tanti cineasti britannici, aveva abbandonato [...] Inghilterra», ma probabilmente non poteva fare a meno [...]. Schlesinger era nato a Londra [...] 16 febbraio 1926 e la [...] storia era in buona parte [...] di un [...] di un inglese [...]. Dai tempi di Un [...] Hollywood [...] adottato, ma lui continuava [...] sole della California alle brume [...] natìa. Un [...] come [...]
[...], ma lui continuava [...] sole della California alle brume [...] natìa. Un [...] come i più giovani Stephen Frears [...] Alan Parker, che possono essere considerati suoi [...] soprattutto per il grande eclettismo. Sì, ripercorrendo la carriera [...] Schlesinger [...] da domandarsi se davvero un solo uomo [...] film così diversi. Una maniera [...] (1962), Billy il bugiardo [...] Darling [...] Via dalla pazza folla (1967), il citato Uomo [...] (1969), Domenica maledetta domenica (1971), Il giorno [...] Il ma[...]
[...] maratoneta (1976), [...] (1979), Madame [...] (1988), [...] Comfort [...] (1995) fino [...] qualcosa di nuovo con Madonna [...] Rupert Everett, nel 2000: cosa lega tutto ciò, [...] la macchina da presa, ovvero il londinese John? Praticamente [...]. Schlesinger è la prova [...] «politica degli autori», inventata dai giovanotti della Nouvelle Vague [...] anni [...] era appunto [...]. Schlesinger non era solo [...]. Era un regista puro, [...] è Frears, uno che quando gli parli [...] mano (idealmente) alla pistola. Proprio [...] con un Autore vero, [...] Lindsay Anderson, nacque la scintilla polemica che di [...] Schlesinger dal Free Cinema, movimento al quale pure [...] avvicinato. Il primo film di Schlesinger [...] documentario sulla stazione di Waterloo, Terminus, in [...] Free Cinema. Anche il primo lungometraggio di [...] Una maniera [...] era simile ad alcuni capolavori [...] Free Cinema come Sapore di miele e Sabato sera [...] mattina, e dello stess[...]
[...]ello stesso livello: una triste storia [...] in una città industriale [...] del Nord, con uno stupendo Alan Bates, uno degli [...] assieme ad Albert Finney, Richard Harris e Tom [...] del cinema inglese sulla [...] sulla classe operaia. Ma nel [...] Schlesinger subentra («su commissione», [...] in un progetto che il suddetto Anderson [...] Lindsay aveva diretto in teatro la commedia Billy [...] di Keith [...] e Willis Hall (autori, [...] del copione di Una maniera [...] il successo era stato [...] Anderson[...]
[...]l (autori, [...] del copione di Una maniera [...] il successo era stato [...] Anderson riteneva di essere la persona giusta per [...] ma il produttore Joseph Janni (il cui [...] Giuseppe Janni: era nato a Milano nel [...] il più duttile e malleabile Schlesinger. Nacque un odio a [...] senso che Anderson non perdonò mai, e [...] del Free Cinema rifiutò per sempre al [...] al gruppo, mentre Schlesinger [...] anni parlava solo bene dei vecchi compagni [...]. Sicuramente era più diplomatico [...]. Forse ricorderete Billy il [...] un mentitore compulsivo che incarnava tutto lo [...] beffardo della [...] London: era un film [...] stile agile e astutam[...]
[...]...] London: era un film [...] stile agile e astutamente «sperimentale». Tom [...] era il protagonista, al suo [...] una giovanissima Julie Christie dalla [...] quasi offensiva. La stessa attrice sarebbe [...] grazie a Darling, il successivo film di Schlesinger, [...] frizzante ritratto della Londra anni [...]. Altri avrebbero insistito in [...] Schlesinger aveva troppe personalità per cristallizzarsi in [...]. Il kolossal in costume era [...] Via dalla pazza folla è [...] trascrizione di un classico romanzo [...] Thomas Hardy, con Bates e la Christie in abiti [...] (avrebbero replicato, in atmosfera i[...]
[...] trascrizione di un classico romanzo [...] Thomas Hardy, con Bates e la Christie in abiti [...] (avrebbero replicato, in atmosfera inizio [...] nello splendido Messaggero [...] di Joseph Losey). [...] successivo non poteva che [...] Hollywood, [...] Schlesinger esordì in modo folgorante: Un uomo [...] ancora oggi, uno dei [...] della nuova Hollywood a [...] e [...] il ritratto di una [...] maledetta e macilenta come forse solo un [...]. Sia Jon Voight (sensuale come [...] figlia Angelina [...] non saprà ma[...]
[...]sensuale come [...] figlia Angelina [...] non saprà mai essere), sia Dustin Hoffman (laido come mai nella vita, con quella camminata [...] zoppetto ottenuta mettendosi cocci di vetro nelle scarpe) furono [...] ma non vinsero, mentre si [...] proprio Schlesinger, assente alla cerimonia (Voight ritirò [...] per suo conto). Nonostante [...] Schlesinger decise di non insistere [...] Hollywood. Tornò in Inghilterra e [...] suo film migliore, un acido lamento sulla [...] e di tutte le [...]. Domenica maledetta domenica è [...] un triangolo anomalo, in cui un giovanotto [...] intrattiene sia una signo[...]
[...]a è [...] un triangolo anomalo, in cui un giovanotto [...] intrattiene sia una signora (Glenda Jackson) che [...] (Peter [...]. Amaro, feroce, scandaloso. Fu vietato in tutto [...] guadagnò [...] manciata di candidature [...]. In quel momento (1972) Schlesinger [...] dei registi più «caldi» e potenti del [...]. Continuò a fare bei film, [...] i capolavori erano terminati. Né Il giorno della [...] Il maratoneta erano [...] del passato, anche se [...] duetto Dustin [...] Olivier era di altissimo [...]. [...][...]
[...]ra fu una lenta discesa, [...] al suddetto filmetto con Madonna. Resta il ricordo di [...] che ha diretto alcuni ottimi film, e [...] capolavori. Non molti, anche fra [...] Autori, possono dire altrettanto. Una società da marciapiede Renato Nicolini Schlesinger, il cinema come professione Se ne va [...] Cowboy», «Il maratoneta», «Domenica, [...]. In alto [...] del regista scomparso John Schlesinger Accanto, [...] locandina di uno dei suoi film più [...] «Un [...] da marciapiede» Un uomo da marciapiede si [...] nella notte dei ricordi, di sicuro non [...] la trama. Come in certi sogni [...] il particolare meno caratterizzante a balzare in [...][...]
[...]on quel film. La pioggia da cui [...] può riparare, la ripetitività irresponsabile ed insieme [...] che governa le proprie [...] freddo, [...] strisciante della folla in [...] ci si sente ancora più soli, definitivamente [...] del capolavoro di John Schlesinger o ricordi [...] In fondo è una questione di dettaglio. Anche se non ricordo [...] perfettamente il volto di Dustin Hoffmann in [...] modo di camminare zoppicando, quasi strisciando la [...] che interpretava, segnato dalla deformità e dalla [...] dal[...]
[...] [...] un motivo che nella mia condizione di [...] Passalacqua non poteva non [...]. È infatti [...] della corsa di Dustin Hoffmann [...] Laureato contro la vetrata della chiesa, o della [...] Harley [...] per le autostrade e [...]. Sarà perché John Schlesinger [...] ma inglese, portatore dunque di un punto [...] ma in questo film il sogno americano [...] la nuova onda si rovescia nel suo [...]. Dal marciapiede della grande [...] dei marginali della metropoli non si fugge, [...] altro luogo, un altrove in [...]