Brano: [...] di tutto [...] un suo quadro. /// [...] /// Sarà stato, penso, il [...]. Volevo a tutti i [...] Schifano. Più esattamente, una [...] tela con le sagome dei [...] futuristi fissate sopra con la vernice spray. Futurismo rivisitato a colori, [...]. Un quadro famoso come un [...] di successo, un must. A forza di cercare [...] lo beccai da un corniciaio del[...]
[...].] con riserva, spiegandomi esattamente così: «Signore mio, [...] è buono, ma secondo me è buono, [...] firma». [...] già detto: non era buono, [...] ma lo acquistai ugualmente per [...] lire. Quattro anni dopo questo [...] la nostra frequentazione. Schifano allora abitava a [...] Rubra, un posto per [...] dei luoghi più tristi e tetri che [...] Roma [...] extraurbana abbia mai conosciuto. Cosa facevo allora? Scrivevo [...] fra [...] per un giornale chiamato Reporter, [...] redazione [...] Adriano [...][...]
[...]a mai conosciuto. Cosa facevo allora? Scrivevo [...] fra [...] per un giornale chiamato Reporter, [...] redazione [...] Adriano [...] Giuliano Ferrara. Il caposervizio della cultura, Paolo Brogi, [...] poi sarebbe diventato un amico, seppe che [...] Schifano, anzi, il compagno Mario Schifano, lo stesso [...] anni Settanta finanziava Lotta Continua (ma anche Potere Operaio) [...] delle opere, inutile dire che molti quadri [...] private di qualche paraculo [...] lo so per certo, [...] lo stesso Schifano. Infatti da quel momento [...]. Brogi pensò bene che potessi [...]. Schifano fu felice della [...]. I guai iniziavano adesso. Infatti intervistare Schifano era [...] lui era in conflitto con i luoghi [...] con le definizioni, con le semplici parole, [...] tu gli dicevi, che so, «Ma è [...] un pittore pop?». E lui prendeva a lamentarsi: «No, non puoi [...] così, non puoi [...] così! Alla fine riusciva p[...]
[...]la fine riusciva perfino [...] i sensi di colpa. E va bene, figlio [...] lo dirò più. E va bene, non [...] detto in quel modo, ma intanto che [...] trucco per andare [...] con lui, cominciavamo a [...]. Ma [...] occorre fare una premessa [...] fatto Schifano a diventare così importante e [...] Diciamo [...] era portato, aveva talento, ma soprattutto ha [...] di pittura veloce, uno stile, una pittura [...] come certe serigrafie del tempo del Sessantotto, [...] finivano incollate sui muri per annunciare l[...]
[...]del tempo del Sessantotto, [...] finivano incollate sui muri per annunciare le [...] poster da sogno, e poi, anche questo [...] suoi soggetti non erano affatto male, ti [...] cuori, palme, piante, finestre, paesaggi. Era facile diventare amici [...] Schifano, [...] più complicato resistere nel [...] frequentazione del suo studio di via delle Mantellate, [...] Trastevere. Non sapevi mai di che [...] trovato, se euforico irrefrenabile oppure [...]. Ricordo, in questo senso, [...] Paolo Volponi: «Non posso[...]
[...] irrefrenabile oppure [...]. Ricordo, in questo senso, [...] Paolo Volponi: «Non posso andare da lui, [...] paura che mi salti addosso, si agita [...]. Volponi aveva da poco [...] Le [...] del capitale, nel romanzo [...] citato anche un quadro [...] Schifano [...] nello studio del protagonista. Sempre in quei giorni, [...] era quello di fare un libro illustrato, [...] di figurine. Il massimo sarebbe stato [...] insieme. Così cominciai a cercare [...] da [...] del 1915 dove si [...] mia nonna, zio Guido [...]
[...]rchia, si presentò con [...] confezione di saponette acquistate poco prima in una farmacia [...] corso Francia. Il battesimo avvenne in [...] di via Flaminia, lui passò il tempo [...] tanto che a un certo punto beccò [...] madre. Ce [...] col prete, Schifano, diceva: «Che [...] il demonio con mio figlio?». [...] era misantropo, gli piaceva [...] strada, preferiva [...] nel suo studio, amava [...] andassero a [...] non aveva nulla di [...] gli facevi visita lo rendevi contento, gli [...] raccontare quell[...]
[...]..] di casa. Io, al contrario, quando [...] lì in studio, in via delle Mantellate, [...] chiedeva di rispondere al citofono, rifiutavo ogni [...] tu, che sei il [...]. Ora che ci penso, [...] presentò anche Claudio Baglioni. Anche lui desiderava che Schifano [...] la copertina per il nuovo disco. Gli portò anzi una cassetta [...] anteprima. Preceduta da una dedica registrata. Neanche Baglioni ottenne alla [...]. /// [...] /// Proprio nel marzo del [...] mio primo romanzo, Zero maggio a Palermo. Mi sareb[...]
[...]] e dunque le case in fiamme erano [...] quelle del meteo regionale. Da qualche parte, pensando [...] ho parlato di lui come un pittore [...]. Prendevo spunto da un [...] giorni. Quando la storia del [...] abitata dalla bombe della guerra del Golfo. Schifano, [...] già detto, aveva preso [...] case in fiamme. Un insieme fitto fitto [...] sotto i bombardamenti, case [...] appena colpite dai missili; [...] che vanno e vengono nel cielo come [...] di morte grigioverde che meriti [...] raccontata al mondo. [...]
[...][...] appena colpite dai missili; [...] che vanno e vengono nel cielo come [...] di morte grigioverde che meriti [...] raccontata al mondo. [...] caldo, uno dei titoli. Non [...] però, soltanto le case in [...]. Ragionando sulla guerra, sempre [...] Schifano realizzò infatti una grande tela intitolata [...] qualcosa che parla di [...]. Un quadro nato da [...] moltissimi altri suoi lavori, se non la [...]. [...] di [...] di guerra pubblicata su Time [...] 10 dicembre 1990. La foto in questione [...] di u[...]
[...]rso nello stupore [...]. È una foto drammatica [...] non se ne vedevano, forse, dai giorni [...] Ranger in Normandia, dove chi non piange [...] soldati [...] mette comunque la propria [...] il capo chino; esattamente così è quel [...]. Nel quadro di Schifano, [...] è al centro di un caos informe, [...] pochi istanti prima della nascita [...] e dei suoi organismi, [...] resta appena una macchia bianca, ne resta [...] come in un negativo fotografico. Un quadro come [...] sia pure nella [...] era la [...] [...]
[...] al centro di un caos informe, [...] pochi istanti prima della nascita [...] e dei suoi organismi, [...] resta appena una macchia bianca, ne resta [...] come in un negativo fotografico. Un quadro come [...] sia pure nella [...] era la [...] di Mario Schifano, ma anche [...] autoritratto ideale, una dedica a se stesso. Sembrava quasi che Schifano volesse [...] al [...] John Moore (è il nome [...] in lacrime della foto) per raccontare in prima persona [...] storia del mondo. [...] poi la storia del suo [...] NO rosso. Sarà stato il 1994, [...] NO di Schifano finì sui manifesti di Rifondazione [...]. Glielo chiese espressamente il [...] Sergio Garavini, per una campagna elettorale referendaria. Bisogna proprio dire che [...] città faceva davvero la [...] porca figura, il NO [...] Schifano, faceva proprio piacere [...] in strada, era davvero [...] rispetto a ogni altro segno elettorale. Era uno che leggeva [...] Schifano; ogni mattina sul suo tavolo da lavoro [...] via delle Mantellate, fra i pennarelli, le [...] i ritagli, il portacenere di marmo nero, [...] macchine fotografiche, fra tutte queste cose [...] anche i quotidiani già [...] che li guardasse appena, [..[...]
[...]si [...] invasa dal cielo. Alla fine però quel [...] accadde un pomeriggio, decise dal nulla di [...]. Il quadro se ne [...] angolo di attesa di chissà quale ulteriore [...]. Dissi: «Lo sai che non [...] male! E lui: «Se ti piace [...] è tuo». Mario Schifano, un [...] per scherzo e un [...] sosteneva che gli americani, in realtà, in [...] 1969, non erano mai stati sulla Luna, [...] era trattato di una messa in scena [...] a punto negli [...] di Hollywood con tanto [...] direttore delle luci, mancavano s[...]
[...][...] primo piano di ragazza, una freccia segnaletica, un minuscolo [...]. Mi viene anche in [...] proposito di cose «civili», un manifesto realizzato [...] il decimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, [...] 1985. Ora, non si può [...] Schifano avesse una particolare sintonia caratteriale con Pasolini, [...] gli preferiva Moravia («il mio Alberto», lo [...] in Moravia riconosceva un tratto comune, poco [...] nulla a che vedere con il richiamo [...] alle «lucciole», alle stimmate di Pasolin[...]
[...]ia estranea al suo vero [...] lo ricordo perché ero lì, con lui [...] passare dentro un documentario, [...] «Guarda, [...] Pier Paolo. Ed era come se [...] Pasolini stesse ancora lì, a percorrere lentamente il [...] inconciliabile con la frenesia di Schifano. Ma stavamo dicendo del [...] decennale della morte: in quel manifesto, [...] il volto in primo [...] Pasolini, così ravvicinato da sembrare quasi una maschera [...] una sequenza di altre foto dove Pasolini, [...] Pasolini, con il suo trench nero, è[...]
[...]i, [...] Pasolini, con il suo trench nero, è [...] inerpica sulle dune di sabbia di Sabaudia [...] di vento, è il mare [...] direbbe Loredana Berté; è [...] Pasolini, [...] Pasolini che ha scelto di abiurare la [...] perso nel vento ritagliato [...] Schifano [...] composto in un prisma ideale, in un [...] film di soli otto fotogrammi. E Gian Maria Volonté [...] in assetto antisommossa che se lo portano [...] In [...] caso, Schifano gli aveva allungato il naso, [...] Pinocchio preso in custodia dai carabinieri [...] costituito. Lì la denuncia, il [...] in rivolta, aveva scelto il viso di [...] più famosa. E poi le riprese [...] consiglio di fabbrica davanti a piazza Colonna [..[...]
[...][...] per [...] più attuale», così disse [...] suonava un [...] da raccomandazione futura: «Fulvio [...]. Aveva ragione, tutto, proprio [...]. Peccato però che in [...] è la vita, e la storia, e [...] pittura, non sia rimasta la foto del [...] Mario Schifano, lì a [...] in costume da Zio Sam [...] di cartone a stelle e strisce sulla [...] lo volle vestire la [...] levatrice per il suo [...] davvero. In cambio, ci è però [...] una tela dove ha segnato la [...] data di nascita: 24. E neppure di alcuni [..[...]
[...]darci, ho paura che mi salti addosso [...] Il gran viavai nel suo studio di Trastevere, [...] Roma. Poi nel [...] i grandi manifesti di Rifondazione [...] il NO scritto in rosso [...] in sintesi [...] La pittura, il mondo, lo [...] a colori di Mario Schifano. Poi la passione per [...] le biciclette. E per la fotografia: [...] che diventano favola. /// [...] /// E per la fotografia: [...] che diventano favola.