Brano: Gente fuggita dalla fame [...] di Sarajevo. Sono quasi soltanto donne [...] bosniaci, ma anche croati o mussulmani. E persone che rifiutano [...] una nazionalità precisa, anche adesso che la [...] solchi profondi tra le diverse etnie. Ora non so più». Ci sono sguardi tesi [...] irreale nel p[...]
[...]he adesso che la [...] solchi profondi tra le diverse etnie. Ora non so più». Ci sono sguardi tesi [...] irreale nel piazzale davanti al centro sportivo [...]. Si sente solo [...] dei motori ancora accesi [...] carichi di profughi appena arrivati da Sarajevo [...] e singhiozzi quando dietro ai finestrini appannati [...] di riconoscere un viso. In [...] sospesa, gonfia di tensione, [...] stanchezza cominciano a scendere dai bus, con [...] mano e gli occhi vuoti, [...] mano protesa nella ressa [...] e le [...]
[...]conoscendo nessuno in [...] come se fosse la sentenza di una [...] poco [...] se altri [...] dovranno ancora arrivare. Solo quando i pullman [...] del centro sportivo si riempie di domande. Tutti vogliono sapere degli altri, [...] che sono rimasti a Sarajevo. Sapere se sono ancora [...] loro fuggiranno da quella città morta che [...] capitale della Bosnia. Vila ha 33 anni e [...] bimba di. Andrea, bionda come lei. Ma presto verranno mio [...] madre, e mia sorella. [...] loro casa ò bruciata. Non hanno p[...]
[...]sorella. [...] loro casa ò bruciata. Non hanno più niente [...]. /// [...] /// Vila culla la bimba, [...] confusione che la circonda, l. Eravamo jugoslavi, nient'altro. E io spero davvero [...] ci porti la [...]. Anche [...] 53 anni, non ha [...]. A Sarajevo non ha [...] marito 0 malato e [...] a Belgrado spera di [...] medicine che gli servono. In questi giorni ogni [...]. Non sai mai se avrai [...] mangiare oppure no. Ma sono sicura che [...] tornerò". Si intrecciano storie in [...] non ò più banale, [...]
[...]arla come se tutto [...] vissuto non le appartenesse. [...] morto di fame. Anche noi avevamo fame [...] file per avere un po' di pane. E magari dopo quattro ore [...] attesa ti dicevano che non ce [...] più, Mancava l'acqua e si [...] alla sorgente. Sarajevo adesso [...] una città di invalidi. Gente, giovani soprattutto, senza [...]. I [...] sono pieni. Tutti i campi sono [...]. Persino il campo sportivo [...] diventato un cimitero. Ma le croci di legno [...] abbiamo bruciate, [...] faceva [...]. E poi [...]
[...]...]. Anche dopo sono andata [...] con i mici vicini. Ma dei giovani che ne [...]. Con una borsa in mano. [...] 28 anni, aspetta [...] che la porterà a casa [...] parenti. Per i profughi stasera [...] si paga, domani anche loro saranno come [...] «A Sarajevo ho lasciato i miei genitori. Non vogliono venire via. Non so come finirà [...] nessuno potrà più vivere in quella città. Sarajevo sta morendo, non [...] tornerò mai. Non capisco come sia [...] questo. Per me la nazionalità non [...] mai avuto peso. Quando alla Croce rossa [...] di che nazionalità ero, ho risposto che [...]. Mi hanno detto che [...]. E gli ho detto: "Se [...] i[...]
[...]..] importanza come essere umano, allora non scrivete [...]. I capannelli di gente [...] si chiudono. Si scivola da un gruppo [...] cercando notizie. Tanti questa sera sono venuti [...] solo per questo. [...] sono tutti gentili, ma [...] è rimasto a Sarajevo. [...] ancora mia figlia». [...] oltre alle due borse, [...] qualche altra cosa però, una notizia che [...] mani di un ragazzo con i capelli [...] che fino a pochi minuti prima ostentava [...] suoi 21 anni: suo padre arriverà tra [...] che pure avev[...]
[...]prima ostentava [...] suoi 21 anni: suo padre arriverà tra [...] che pure aveva detto che non avrebbe [...] la città. E Igor, [...] il [...] agosto scorso per non dover [...] non sperava di [...] rivedere tanto presto. Per me non sarà facile [...] a Sarajevo. Sono fuggito grazie [...] di un amico croato, [...] portato fuori dalla città nascosto in un [...] pane. Dalla zona croata [...] in quella serba e [...] sono finito in una caserma, [...] aspettavo che alcuni parenti influenti di Belgrado mi facesse[...]
[...]nche io [...] fatta». Sorride e poi riprende: «I [...] di tutte le nazionalità sono ancora i [...]. Non avremmo mai [...] che le cose [...] andare cosi. Nessuno di noi ò [...] guerra, che 0 solo frutto [...]. Spero che i miei [...] possano tornare a Sarajevo. Per me ò più [...]. I palazzi si possono [...] paio d'anni, non cosi gli affolli e [...]. [...] accusa agenti del [...] i servizi segreti di Belgrado, [...] gli incidenti [...] nella capitale macedone una settimana [...] nei quali quattro persone r[...]