Brano: [...] che le strade sono aperte, che [...]. Ad Ancona chiamo [...] dice che c'è la [...] è buona, la situazione tranquilla, la gente [...] conclude con un «ti divertirai». In traghetto conosco Jean Marie, [...] cameraman e guida, che ha vissuto due [...] Sarajevo. Parla poco, è efficace, [...] sigarette da solo, ha la [...] telecamera privata, è stato [...] mondo, ria una moglie fotografa in Eritrea. /// [...] /// Spalato è assai tranquilla [...]. I croati sembrano piuttosto [...]. Il signor Angeli [...] ci [...]
[...]..] lingua incomprensibile, nessuno sa [...]. Ci fanno passare dopo [...] sigaretta con noi e commentato (e ruote [...] Range Rover, che gli piacevano assaì TE poi si [...] territorio, diciamo, complicato: saranno [...] e mezzo per Mostar, [...] per Sarajevo. Il problema è che comincia [...] crescere una strana tensione. Vari ne sono i [...]. Intanto che bisognerebbe arrivare [...] e sono già quasi le dodici: entrare [...] Sarajevo è sconsigliabile. Risposta vaga di Jean Marie, [...] però ci spiega che preferisce fare la [...] venti chilometri assai tortuosi [...] portano alla capitale: tutto ciò per evitare [...] blocco di filza, sulla comoda strada in [...] serbi. I quali se[...]
[...] le macchine, Così come si viene [...] sulla strada a nord di Mostar alcune [...] briganti fermano le macchine e rubano tutto. Lo aveva detto Angeli: «Attenti [...]. Finché uno domandò: «Ma [...] posteggiata?». /// [...] /// Ho molta fretta di [...] Sarajevo. Si procede oltre Mostar, [...] carbonizzate. Mezzi blindati, bandierine azzurre. I ponti bombardati impongono [...] strade sterrate, piene di buche. Sobbalzando si torna In [...] ancora devastati, e gruppi ai soldati a [...]. /// [...] /// Finché a[...]
[...] tra profughi musulmani [...] arata e lunga più [...] ora per trenta chilometri soltanto; [...] tra i boschi, Naturalmente scende la nebbia. Si procede tra camion [...] MARIE guida bene, veloce e sussultorio. A un certo punto [...] le luci fioche di Sarajevo. Che si apre sulla destra [...] strada senza guard [...]. Mi allontano dalla civiltà [...] Sarajevo in pace dopo Dayton. Curva dopo curva, nel [...] fredda, con la nebbia e i camion, [...]. Più [...] otto chilometri [...] tiro serbo. Ma non sparano, dice. Ma non si sa. Chi lo può dire. Si fa [...] la [...] accompagnerà da [...] in poi: che qualcun[...]
[...]la nebbia e i camion, [...]. Più [...] otto chilometri [...] tiro serbo. Ma non sparano, dice. Ma non si sa. Chi lo può dire. Si fa [...] la [...] accompagnerà da [...] in poi: che qualcuno [...] guardando, e sta a lui decidere se [...]. Si arriva a Sarajevo; [...] inoltrata, ci si vede poco. Strade tra le rovine [...]. Posti di blocco di [...]. Finalmente si arriva in [...]. /// [...] /// Ci aspetta un amico [...] assai bene italiano, ha venti anni. L'albergo enorme è poco illuminato, [...] una cattedr[...]
[...]mente [...] conversa. La gente cammina e [...] mentre sparano: bello. Ma come abbiamo noi potuto [...] che [...] gente cammini e si incontri [...] sparano, fino a [...] sembrare quasi bello?li privilegio internazionale [...] essere cittadini [...] a Sarajevo è fortunatamente in [...]. Mi dicono che inizialmente [...] bene le televisioni; anche a loro, difesi [...] essere una città sofisticata, telematica, appartenente per [...] popolazioni [...] sembrava impossibile che della [...] civiltà del video li [...]
[...].] pièce, Bunker, che a loro non convince [...] ha girato anche [...]. Gli studenti dicono che [...] più di parlare della guerra, che non [...] la pace, non si fidano; che recitare [...] a esprimere le emozioni, le tensioni di [...]. Sono sicuri che Sarajevo è [...] hanno qualche dubbio che dopo la guerra, se finisce, [...] sarà ancora. /// [...] /// Ovunque domandiamo, la sensazione [...] inizia non trova conferme; si registra invece Il [...] depressione, la desolazione della guerra che dura. La sera, [...]
[...]tra invece Il [...] depressione, la desolazione della guerra che dura. La sera, a cena, [...] converso coi corrispondenti dei giornali. Fuori continuano a sparare. Sogghigno [...] morto durante un servizio [...] Canale [...] sulla «Pace che inizia a Sarajevo». Eppure in qualsiasi momento, [...] assurdo sia, può [...] il colpo. /// [...] /// Sto entrando nella logica [...]. [...] intervistiamo II direttore della [...] uomo colto, intelligente, liberal, che in uno [...] sacchetti di sabbia da tre anni [..[...]
[...]uzioni culturali. E se non fossero i [...] intellettuali? Per dieci anni, [...] la classe dirigente sarà formata [...] migliori combattenti? Significa mettere una pietra sopra lo sviluppo [...] di una città ricca di passato e di contraddizioni [...] Sarajevo. Fatima, poetessa trentottenne, aspetta [...]. Ha scritto cose bellissime [...] su come il dolore e [...] avvicinassero alla conoscenza, [...]. Sorride se gliele leggo: [...] madre ormai pensa che [...] ai odiare, perché quattro anni di guerra [...][...]
[...]tton ricoperto di [...] che piacerebbe molto a Oliviero Toscani, che [...] la guerra è virtuale (ma non diciamo [...]. Le insegne che sono [...] moderno, e le vetrine, non salvano dalla [...]. I nostri simboli di [...] con [...] di massa. Nei bar di Sarajevo [...] ci sono [...] molti gruppi rock di [...]. Qualcuno si stupisce che [...] cosi alta cultura rock, dove camminano con [...] sia squassato da una [...]. Come se il rock e [...] con la civiltà. Ma se fosse necessario [...] che il rock né le [...] [...]
[...]. Parliamo ancora di quello [...] lo lega alla città. /// [...] /// Mi dice che anche lui [...] e così credono ali [...] più significativi, [...] solo adesso si potrà capire [...] la batta» glia per la [...] la difesa ai un valore [...] e civile che Sarajevo per loro ha rappresentato, sarà [...] battaglia vinta o persa. Ora che in questa [...] dà per scontato che le elezioni future [...] dei partiti nazionalisti. E può darsi che [...] che hanno combattuto per queste idee sotto [...] adesso, se la pace [[...]