Brano: [...] civili. Dalla parte opposta, vale [...] val [...] e al quel Monte Tamaro [...] pendici [...] ardita, la Cappella di Santa Maria [...] Angeli: «così alpestre e così solitaria da [...] gli angeli le volino intorno», commentava, in [...] maggio, Padre Pozzi mentre la indicava, su [...] lontana, allungando nel vuoto una mano quasi [...] gesto la forma di questo primordiale e [...]. Era un progetto, quello [...] cappella montana, che aveva condiviso sin [...] con Mario Botta e Enzo Cucchi, [...] negli at[...]
[...]aveva condiviso sin [...] con Mario Botta e Enzo Cucchi, [...] negli atti ciclopici [...] di Botta e nel [...] di Cucchi uno degli obiettivi di sempre [...] lo appassionavano molto: figurare nel visibile [...] nel transeunte [...]. Conservava, Padre Pozzi, dentro a [...] occhi azzurri una forza sorgiva e una mobilità dello [...] quasi infantile. Cercava sempre la luce. Anche quel mattino, appena [...] di un tal corpo pietroso, mi indicava [...] «baffi di luce» che piovevano dalle fessure [...] guidan[...]
[...]use [...] una «visita guidata» nel centro di Lugano [...] in un pomeriggio invernale. Scorrevano, passo dopo passo, [...] di [...] 1, [...] di via Viani, la banca [...] Gottardo, inframmezzati a qualche capolino nelle chiesette cittadine. Di contro, Pozzi mostrava, [...] edifici dei replicanti, di quanti di Botta [...] i progetti, nulla avendo capito [...] della [...] archetipica geometria, «scesa dalle [...] dalla profondità [...]. Intertestuale era la [...] parola [...] nella ricerca rigorosa di ne[...]
[...]itrofe, spiegando spesso [...] delle proprie categorie semeiotiche e [...] per capire [...] che lavora per alternanze, chiasmi [...] gradazioni. Come un architetto, qualsiasi [...] alle prese con [...] del vuoto, un vuoto [...]. Così [...] proponeva Pozzi, sarebbe per [...] con vuoti lacerati per sottrazione di materia. In questa maniera anche [...] per lui, spazio. E raccontava il severo [...] Gianfranco Contini, come Giovanni [...] avesse programmato stralunate poesie [...] parallelepipedi, cilindr[...]
[...]a costituito [...] della nostra amicizia, in [...] rincorsi fra Firenze e Milano, [...] un flusso costante di cartoline illustrate e cioccolate svizzere [...] a sorpresa fra pagine coperte da una calligrafia quasi [...] parole, come diceva lo stesso Pozzi, visibili e invisibili. I disegni dei bambini [...] li guardava la sera «prima di spegnere [...] ricerca di quella giuntura dove si intersecano [...] e quello verbale. Si discuteva anche della [...] gioco dei bambini assume, e questo spostava [...] [...]
[...]grafica, un disegno mantenuto come [...] medievale [...] del visibile parlare». Il disegno ritrovava così [...] di legame con la parola in un [...] era solo quello della traduzione simbolica. In fondo né il [...] né le parole da sole, scriveva Padre Pozzi [...] delle imprese degli Accademici della Crusca, trasmettono [...] piuttosto nella relazione dinamica fra ciò che [...] ciò che viene disegnato. Ai bambini ticinesi aveva [...] ricerca sulle letterine di Natale, e in [...] aveva poi riportato alla[...]
[...] forse il [...] ultimo distaccarsi dalle cose terrene. Il suo itinerario dalla grammatica [...] preghiera ha trovato lì [...] a [...] discesa verso [...] delle cose per toccarvi la [...] di Dio. Elliott [...] California, 1955 In basso Padre Giovanni Pozzi a Casa [...] Uno [...] di dita sulle strade [...] Lo sguardo empatico e ironico [...] Elliott [...] nelle fotografie esposte in [...] per [...] i bambini e il percorso [...] che lo portò dalla grammatica al silenzio. /// [...] /// Elliott [...] Cali[...]
[...] strade [...] Lo sguardo empatico e ironico [...] Elliott [...] nelle fotografie esposte in [...] per [...] i bambini e il percorso [...] che lo portò dalla grammatica al silenzio. /// [...] /// Elliott [...] California, 1955 In basso Padre Giovanni Pozzi a Casa [...] Uno [...] di dita sulle strade [...] Lo sguardo empatico e ironico [...] Elliott [...] nelle fotografie esposte in [...] per [...] i bambini e il percorso [...] che lo portò dalla grammatica al silenzio.