Brano: [...]no misterioso. /// [...] /// In treno con [...] Ulisse sfugge alla ninfa Calypso [...] a viaggiare. /// [...] /// [...] in «Calypso», al contrario viaggia [...] ricongiungersi [...] con la paura di [...] e di perdersi. Sprona con la mente [...] vada più veloce: « Più svelto, macchinista, [...] fretta/ la [...] Line sotto il sole/ [...]. Verso se stesso . La Terra Promessa di Ungaretti [...] Ungaretti nel «Taccuino del [...] il viaggio [...] vita: «Verso meta si [...] Chi [...] conoscerà?/ Non [...] si sogna/ Sma[...]
[...]TEFANO BOCCO N ETTI [...] ed un normale programma di «navigazione» lanciato. Si digita [...] spazio [...] della pagina Internet che si [...] andare a visitare. Poi, [...] (neanche tanto raro): sullo [...] computer appare [...]. Scritto con caratteri più grandi [...] media, quasi a trasmettere un senso di inappellabilità: lì, [...] non [...] nulla. Forse [...] qualcosa, un [...] di tempo telematico fa, forse [...] autori stanno ristrutturando, magari abbellendo, la propria pagina. Forse hanno cambia[...]
[...]un senso di inappellabilità: lì, [...] non [...] nulla. Forse [...] qualcosa, un [...] di tempo telematico fa, forse [...] autori stanno ristrutturando, magari abbellendo, la propria pagina. Forse hanno cambiato indirizzo. Fatto sta che lì non [...] più nulla. Che vuol dire? Che [...] persi nella rete? Domanda strana. Sarebbe un [...] come chiedere ad un [...] ha saltato il casello di Fiano Romano [...] perso nella ragnatela di strade ed autostrade [...]. [...] risponderà che no, ha solo [...] un e[...]
[...]atori [...] oceano che non esiste», sul numero 3 [...]. Scrive che i modem [...] portatili, i modem satellitari stanno per arrivare [...] tutti. Quando ci sarà la [...] terza generazione ci si potrà collegare con [...] parte del mondo. E non ci sarà più [...] dove [...] nascondere. Cambierà, insomma, il senso [...]. Non sarà più quel [...] siamo parte, in cui siamo inseriti. Non sarà più un [...] ancora oggi, nella prima fase [...] telematica, da cui si [...] trasmettere informazioni magari da immettere in rete. [...] di «localizzazione» non ci sarà [...]. Al suo posto ci [...] «segnale digitale» che ci dovrebbe identificare. Senza [...]
[...]ersità. Possa [...] anzichè [...] accettare. Ma non è il [...] visuale: [...] anche chi, con tanta [...] prova a perdere identità. Quella personale, a cui [...] nome, una password o un segnale digitale, [...]. Perdita di identità voluta ma [...] non più individuale ma collettiva. Lo sanno tutti cosa [...] nostro paese, Luther [...] (ci sono stati tre, [...] la primavera scorsa). È il nome multiplo [...] pensa sia arrivato il momento di combattere [...] chi crede [...] firma di [...] costruita in re[...]
[...] della parola, però, sbattuti [...] e là. Ma naufraghi che dentro [...] della comunicazione, possono utilizzare tutte le derive, [...] per attraversare ogni confine «stabilizzato», ogni confine [...]. Perdersi, insomma, in quella [...]. Una [...] in più. La trada che non [...] nomadi del deserto non [...] a leggere nel territorio i segni della [...]. [...] in poi saranno informati via [...] in tempo reale della presenza [...] nelle oasi che devono raggiungere. [...] piccola rivoluzione che rende [.[...]
[...]che non [...] nomadi del deserto non [...] a leggere nel territorio i segni della [...]. [...] in poi saranno informati via [...] in tempo reale della presenza [...] nelle oasi che devono raggiungere. [...] piccola rivoluzione che rende [...] sempre più vicino e più controllabile. Lo sconosciuto, [...] come condizione fondante delle [...] si marginalizza. Ma cosa abbiamo perso [...] possibilità di perdersi, almeno nel territorio, è [...] Ora che i telefonini ci permettono di [...] contatto con [...] da noi? Ne [...]
[...]no di [...] contatto con [...] da noi? Ne abbiamo [...] Franco La [...] antropologo, autore tempo fa [...] Laterza [...] uno stimolante testo dal titolo [...] senza [...]. Allora, cosa abbiamo perso [...] perderci, con [...] di massa dei telefonini? Più [...] smarrirsi i telefonini sono legati alla raggiungibilità, [...] ogni momento che è la vera ossessione [...]. Certamente se perdersi è [...] allora il cellulare ce lo impedisce. Ma [...] più significativo è che [...] fanno perdere il contatto con lo spazio. I luoghi diventano indifferenti, [...] ovunque tanto si è sempre raggiungibili. Il che non è [...]. Lei parla di un perdersi [...] valore, come qualità. Che senso ha lo [...] luogo? [...]
[...]te popolazioni crescere [...] liberati dalle conseguenze drammatiche del perdersi. Questa esperienza è ancora possibile [...] metropolitano? Direi di no. Non solo perché non [...] perdere, perché ci perdiamo anche nelle nostre [...] perché non siamo più capaci di dare [...] significato alla possibilità di perderci. Cambiare luoghi, confrontarsi con [...] costretti a ricreare in continuazione i punti [...] rigenerante a livello psichico, ma oggi nessuno [...]. Nelle culture primitive, invece, [...] [...]
[...]o percorso viene [...] nella foresta, i luoghi sono una specie [...] la quale si acquisiscono altri stati di [...]. Oggi, un [...] per colpa degli architetti, un [...] per una logica che considera importante solo ciò che [...] astratto, non ci viene più consentito di cambiare la [...] vita attraverso i luoghi. Eppure questa è [...] in cui si viaggia [...] altra. Strani viaggi i nostri [...] in luoghi sostanzialmente simili, con i Mc Donald [...] ogni angolo del mondo. Il vero viaggio non ha [...] c[...]
[...] affezionarsi profondamente. Cosa significa tutto ciò? Che [...] al nostro ambiente, alienati? La gente si [...]. Non che non viva [...] i luoghi in quanto non possiamo non [...] ma lo vive in un modo represso, [...]. Tutto questo è la [...] società più impaurita? Noi viviamo in una [...] materialistica, anche se ci dichiariamo materialisti a [...]. In realtà abbiamo un [...] immagini più che con le cose. Con le [...] piuttosto che con gli [...]. Cosa [...] di più impalpabile delle [...] La [...] ci si mette di fronte come una [...] i luoghi ci diventano estranei, abbiamo paura [...] conti. La gente si chiude [...] nelle villette e non percorre più la [...]. [...] è il simbolo della paura [...] luoghi. La gente si sigilla [...] rischiare di andare in giro a farsi [...] che non controlla. Quando è cominciata questa paura [...] luoghi? [...] sempre stata, solo che veniva [...] e ritualizzata nel[...]
[...]nare su una mappa. La città come luogo [...] strada come scuola di vita. Non [...] una punta di nostalgia [...] Mah, io sono nato a Palermo, sono [...] Cinquanta scorrazzando per la città con le [...]. Resto convinto che il [...] sia uno dei momenti più formativi nella [...]. La possibilità di sviluppare facoltà [...] è la parte più importante [...] rapporto con [...] con lo sconosciuto. La mancanza di esperienza [...] a delle [...] conseguenze sul piano cognitivo. La città è una [...] è la prima esperienza che si offre [...] per misurarsi con qualcosa di complesso. E tutto que[...]
[...]povera. Bisognerebbe buttare i ragazzini [...] strada. Solo che questo fa [...] che le città sono invivibili. I bambini, in città, [...] gli alberi. Possono stare solo nei [...] recintati. Sembra un vantaggio dei [...] fatto che i bambini non stanno più [...] invece è un prezzo spaventoso. Lei ce [...] a morte con gli architetti. Ma come vorrebbe la [...] Terzo Millennio? Gli architetti hanno trasformato [...] decisiva dello spazio in [...]. La città del Terzo Millennio [...] più dolce, più malleabile dagli abitanti. Un posto che esibisca [...] storia, di cultura. Ma siamo già a [...]. [...] degli immigrati sta modificando i [...] delle metropoli europee. Gli immigrati non hanno [...] piedi, fanno rivivere i quartieri, li rendono [...][...]
[...]iverso. Così con le persone, [...] in un modo e ti trovi di [...] che non è riducibile a te stesso. Il malinteso fa [...] fuori [...] ti costringe a misurarti con [...] sconosciuto. Somiglia molto allo smarrirsi [...]. È un mondo in [...] si «perde» più. Perché si è sempre [...] telefonino, perché è mutato il rapporto tra [...] spazio. È un progresso o una [...] Franco La [...] spiega perché considera [...] del perdersi un valore, [...] per crescere che la nostra [...] non permette più. Inizia così, con [...] un breve viaggio nelle dimensioni [...] seguiranno [...] del buio e quella del [...]. /// [...] /// Inizia così, con [...] un breve viaggio nelle dimensioni [...] seguiranno [...] del buio e quella del [...].