Brano: Giordano Montecchi ROMA Impossibile [...] modo in cui Renzo Piano scolpisce lo [...] trasforma in poesia. Le forme [...] romano, quelle curve grigio [...] lassù in alto e si ripiegano dolcemente [...] come un gesto intimo, tenero sono una [...] indimenticabile. Roma, nelle sue cartoline illustrate [...] dare spazi[...]
[...]te nella [...] eleganza geometrica e tecnologica, è [...] qualcosa di meno emozionante. Il collaudo al quale [...] scatenate sorelle [...] alle prese con Brahms [...] Gershwin [...] evidentemente galvanizzate [...] in pole [...] era severissimo (due pianoforti [...] prova qualsiasi sala) e comunque non decisivo [...] che, per come sono [...] così finemente modulabili nelle loro forme e [...] qualcosa che andrà costruita e registrata via [...]. Le sale, il ciliegio, [...] il respiro degli ambienti, [.[...]
[...]] ci dice che sarà assolutamente [...] nei confronti della mediocrità, del tran tran, [...] della carta stagnola spacciata per [...] massiccio. I primi commenti sembrano [...] questa bellezza monumentale che è la più [...] soluzioni pensate da Renzo Piano: [...] si farà solo musica [...]. /// [...] /// Giusto ieri Luciano Berio [...] non ci sorprende di trovare al timone [...] e anzi ci rincuora , intervistato, osservava: «Per [...] 5 bisogna conoscere 15». Il messaggio è chiaro [...] equivoci: [...][...]
[...]trette, nelle [...] ruffiane. Fuori [...] il mondo che aspetta. E, dentro, se si [...] si deve, ci sarà un sacco di [...] di ascoltare, di scoprire, di farsi sorprendere [...] contropiede. Gente che se [...] onorerà quel corpo mozzafiato [...] Renzo Piano gli ha dato accorrerà [...] fiduciosa in quello che [...] marchio di fabbrica dal quale ci si [...] misura sorprese e gratificazioni. Un marchio che attira [...] dei soliti, grandi nomi, ma al suon [...] di musiche inaudite, di curiosità perennement[...]
[...]ricone, [...] Modugno [...] Mina, era un paese musicalmente [...] che la paura si [...] filtrare la sensazione che la cultura musicale [...] Italia [...] è forse [...] ma ha radici che [...] ritrovare. Radici di ciliegio, magari, come [...] di Renzo Piano. Con la [...] prepotente fisionomia cosmopolita e planetaria, [...] ci dice che sarà intollerante nei confronti della mediocrità, [...] tran tran [...] Fuori, la struttura è poesia. Dentro è musica: ma [...] piena [...] conviene affidarsi alla modul[...]
[...]Emiliani cominciò a promuovere il progetto e a [...]. Ma non fu una passeggiata. Prima le battaglie in [...] il concorso per scegliere chi doveva progettare [...]. Alla fine, scegliemmo dieci [...] alle spalle la costruzione di altri auditori. Renzo Piano era [...] italiano». Nel 1995 con il [...] governo Dini arrivano finalmente anche i soldi: [...] lire per iniziare i lavori. Interrotti e ricominciati più [...]. Insomma, un travaglio ma [...] «Sono contento che [...] sia stato inaugurato da Rossini[...]
[...]perto con le sue note [...] un grande futuro». E della tormentata avventura [...] Emiliani ha ripercorso le tappe in un [...] Castelvecchi, Il villaggio della musica. Un [...] book sui retroscena della costruzione, [...] una lunga intervista a Renzo Piano, e [...] sulla storia dalle origini: dalla [...] alla sede [...] di via della Conciliazione, affittata [...] Vaticano, ai precedenti tentativi (falliti) di ritrovare una sede [...]. Eccolo lì, davanti a [...] ancora ingombro di transenne, gru. Una g[...]
[...]ccorti [...] uno spazio [...] scendendo scale ripide e [...] cemento, inciampando negli sguardi di tanti volti [...] di un pubblico che per fortuna non [...] (non è stata la solita gran Kermesse [...] e [...] e la sensazione era [...] come lo stesso Piano ha detto «fra [...] cavea ed il profano della piazza». Città, parco, officina [...] è che ci sia [...] e sopratutto per le musiche tutte. Anche per il jazz, [...] dalle inaugurazioni, tenuto [...] perché privo di quel [...] sottile pellicola di char[...]