Brano: [...]Personalmente, avverto tutto il [...] posizione di Nancy. Perché le cose di cui [...] sono [...] che astratte. Questo è davvero il [...] della vera disintegrazione, che incide in profondità [...] di ciascuno. Il tempo del più [...]. Di certo, quando parla [...] un unico senso, Nancy tocca un tema [...] epoca. Eppure, la situazione, [...] e ora, si sta facendo [...] insostenibile. Ciò che Sanguineti ha [...] un grido di dolore. Io che scrivo romanzi, [...] cosa debbo fare. È ammissibile accettare il [[...]
[...]una linea oltre la quale si utilizzano [...] del «mondo opaco», e tutto diventa stantìo, [...]. Bisogna [...] sempre presente. E poi, inevitabilmente, correre [...]. MEGLIO CORRERE [...] E USCIRE [...] (COME [...] Dentro la fabbrica di [...] Kristof Parla la scrittrice [...] in Svizzera, ha scritto capolavori nel francese [...] Michele De [...] Minuscola e leggera, con [...] e un paio di grossi occhiali a [...] ai due occhi quasi sempre socchiusi, sorpresa [...] che cominciava ad arrivare per il suo [...]
[...]rivare per il suo [...] S. Angelo per [...] numero cinque di Fondamenta, [...] Kristof si lascia avvicinare [...] che man mano diventano una sorpresa: ben [...] taciturna scrittrice di culto, nata in Ungheria [...] in Svizzera a 21 [...] fatti [...] parla di tutto, confessa [...] mai più nulla di così interessante come [...] della Trilogia della città di [...]. Timori, crediamo, non [...] pubblico: a [...] riesce difficile immaginarsi una [...] rende insicure le serate, come i suoi [...] Kristof ha a[...]
[...]o con dialoghi teatrali. Oggi quelle [...] prime opere in francese [...] tutte orribili. Non tutte, qualcuna buona [...]. Erano gli anni Settanta. E i tre libri [...] «Trilogia» [...] nascono? Dopo le [...] teatrali cominciai a scrivere [...] volevo parlare della mia infanzia durante la [...] mio fratello maggiore. Scrivevo sempre delle scene [...] due pagine, poi queste scene, con il [...] capitoli del mio romanzo. Quindi cambiai il mio [...] di mio fratello e trasformai i personaggi [...] e poi in [...]
[...]scrivere. [...] non capivo cosa [...] per me la Svizzera, la [...] francese. È stata una separazione difficile, [...] quella dalla mia lingua, ma non potevo continuare, come [...] fatto alcuni altri scrittori [...] a scrivere in una lingua [...] non parlavo più quotidianamente. Non avrei avuto neppure [...]. E così scrivere in francese [...] stata una necessità oltre che una sfida. Mi dicevo «come può [...] che sto scrivendo in una lingua che [...] mia». /// [...] /// Oggi mi capita di [...] Ungheria[...]
[...]. Ha il volto intriso [...] di vitalità. Il ragazzo guarda di sbieco [...] alcuni secondi e poi risponde [...]. Poi ne ferma uno [...] anni. Poi, spinto da un [...] a giocare. Lo conoscono e ne [...]. Comunque tutti i nostri [...] quattro lingue. Le parlano perché nessuno [...]. [...] al perimetro del parco [...] costruzioni a un piano, ognuna adibita a [...] sapere, «Casa della filosofia», «Casa della geografia», «Casa [...] umano», «Casa degli animali», «Casa della letteratura», «Casa [...] «Casa d[...]