Brano: [...]tralci [...] Walter Veltroni ha tenuto ieri a Spello C [...] da questa piazza, da [...] alle spalle questo magnifico panorama italiano, è [...] dire a cosa pensiamo: non al destino [...] quel leader, non a questo o quel [...] destino [...] al nostro Paese, alla [...] meravigliosa bellezza e alla [...] storia grande e tormentata, [...] del suo presente e alle straordinarie potenzialità [...]. È un modo per [...] con quelle che sono state chiamate le [...] storia. Perché tutti noi viviamo, [...] sulle [...]
[...]tenibilità e [...] vita, può diventare un formidabile volano di [...]. Prendiamo il sole: non [...] al petrolio per la salute della Terra, [...] principali traini della crescita di domani. Il futuro è [...] tempo in cui possiamo andare. Ma il nostro paese, [...] politici ed istituzionali, sembrano temere le cose [...]. Sembrano paralizzati dal demone [...]. Sembrano pensare che il [...] può decidere sia solo quello di rinviare; [...] chi ha il potere sia solo quello [...] mettere veti, paletti, blocc[...]
[...]nsare che il [...] può decidere sia solo quello di rinviare; [...] chi ha il potere sia solo quello [...] mettere veti, paletti, bloccare sul nascere [...] che [...] nuovo. Il nuovo che sorge [...] scienza, [...] delle donne e degli [...]. Il nostro Paese deve tornare [...] di futuro. [...] di italiani chiede una Italia [...] aperta e dinamica, più giovane e mobile. [...] del nuovo millennio, non [...] della fine del secolo precedente. [...] del rigore e della responsabilità, [...] dei doveri e non s[...]
[...]ni che illuminano [...] e forniscono un senso alle cose. Non possiamo essere una [...] «il prezzo, ma non il valore delle [...]. Una società arida, in cui [...] umani sono puramente strumentali e si vive schiacciati [...] e dalla solitudine. Oggi il Paese, chi [...] con gli italiani lo sa, sembra [...]. [...] perso quella certezza che domani [...] meglio di oggi. Certezza che è [...] vitale di una comunità. [...] si [...] racconti di quella generazione che [...] ricostruito [...] dopo la guerra. /// [...]
[...]i, [...] governo Prodi, possiamo fare quello [...] non è mai stato fatto. Quello, gli italiani lo [...] stato ogni volta annunciato ai quattro venti, [...]. Verrà il tempo per [...] ciò che è nostro dovere dire: questo [...] progetto per cambiare il Paese, queste sono [...] faremo per fronteggiare i problemi e trovare [...]. E lo [...] guardando negli occhi [...] perché abbiamo deciso, [...] liberi. Liberi, più [...]. Liberi di [...] finalmente non mediare parole, non [...] cambiamenti possibili, non[...]
[...]eri è diventata una nazione: grazie a chi [...] ciò che non esisteva, a chi lottò per [...]. È così che [...] è uscita dal buio della [...] dalla vergogna delle leggi razziali, [...] della guerra: grazie a donne [...] di mettere la libertà del [...] Paese davanti a tutto, davanti alle loro stesse vite. Uniti sotto il tricolore, [...] italiana. Uniti nella Resistenza: quella [...] quella silenziosa dei deportati, quella operosa dei [...] seppero aprire la porta a chi cercava [...]. [...] giorno, la se[...]
[...].] prove più belle di sé, quando ognuno, [...] le più grandi responsabilità alla persona più [...] curare più di ogni altra cosa [...] nazionale, ha saputo fare [...] naturale, «come fosse la cosa più ovvia», [...] giusto, ciò che serviva davvero al Paese. È così, [...] che [...] è uscita dagli anni di [...]. Avevano il tricolore in mano, [...] chela [...] del [...] riempirono le piazze [...] contro gli assassini che aveva [...] a terra cinque ragazzi delle forze [...] e avevano portato via un [...] [...]
[...] riempirono le piazze [...] contro gli assassini che aveva [...] a terra cinque ragazzi delle forze [...] e avevano portato via un [...] di stato e di dialogo come Aldo Moro. Con il senso di [...] terrorismo è stato sconfitto. È di uno spirito [...] Paese ha bisogno. La priorità sono gli [...] quelli di parte. Oggi come ieri. Oggi che, come un [...] peso della neve, [...] piegata, oppressa, legata da [...] nessuno sembra in grado di sciogliere. Sono trascorsi ormai quasi [...] del Muro di Berlino e d[...]
[...][...] stava entrando nel bipolarismo politico, [...] i toni e i linguaggi di una guerra civile. Due alleanze sempre più sterminate, [...] più dalla eccitata volontà di battere [...] che [...] di interventi incisivi e netti [...] mali strutturali del Paese. Non sorprende che in questi [...] nessuno di questi mali sia stato affrontato in modo [...] non il debito, non lo squilibrio [...] non [...] della pubblica amministrazione. Le cose buone che pure [...] state fatte sono state fatte quasi sempre [...[...]
[...]portare [...] riforme, quelle [...] e modernizzazioni di cui [...]. Non sorprende allora che [...] scoprendo una crescente insofferenza nei confronti di [...] roboante e inconcludente, invadente e impotente, costoso [...]. Una politica che divide il Paese, invece di [...] per far fronte ai problemi [...] tutti. Una politica che divide [...] destra e sinistra, ma anche tra Nord [...] Sud, [...] italiani e immigrati, tra dipendenti e autonomi, [...] figli, tra laici e cattolici. La stragrande maggioran[...]
[...] ma anche tra Nord [...] Sud, [...] italiani e immigrati, tra dipendenti e autonomi, [...] figli, tra laici e cattolici. La stragrande maggioranza degli [...] di una politica come questa, che crea [...] e la usa come alibi per non [...] problemi del Paese: come far ripartire la [...] rimettere in moto [...] della mobilità sociale, come [...] meriti, allargando gli spazi di libertà delle [...] potere di decisione alla democrazia. Gli italiani nonne [...] interessi e di vedute ristrette. Riconoscono le[...]
[...] [...] minuti in qualche programma televisivo. Gli italiani [...] tengono [...] che magari fanno mille sacrifici [...] mantenere la loro famiglia, ma non rinunciano [...] al rispetto delle leggi, [...] solidarietà verso il proprio [...] arriva [...] paese lontano. Se non sente [...] di un anziano pensionato [...] i salti mortali quando a fine a [...] bolletta del riscaldamento. Se non dà risposta [...] di un operaio che vuol sapere se [...] voci che annunciano la chiusura della [...] fabbrica perché [...]
[...].] di un anziano pensionato [...] i salti mortali quando a fine a [...] bolletta del riscaldamento. Se non dà risposta [...] di un operaio che vuol sapere se [...] voci che annunciano la chiusura della [...] fabbrica perché la produzione [...] in un paese dove si possono pagare [...] bassi e preoccuparsi ancora di meno delle [...]. Se non vede [...] di un imprenditore che per [...] il proprio lavoro si trova a dover [...] mille [...] complessità burocratiche, il peso fiscale, [...] delle infrastruttu[...]
[...]nasce [...]. Per far riamare la [...] che in uno straordinario giorno di ottobre [...] mezzo di persone hanno animato con al [...] al loro partecipazione. Il Partito democratico nasce [...] donne e agli uomini e ancor più [...] ai ragazzi del nostro Paese la certezza [...] la politica e cambiare [...]. La scelta è tra [...]. Lo state vedendo. Dopo la nostra scelta [...] messo in movimento. /// [...] /// Ma guardate bene quel [...] loro file: sono preoccupati di «come» vincere, [...] vincere. Di come [...]
[...]opongono [...] di tornare a [...] esattamente come prima. Noi vogliamo voltare pagina. Noi diciamo: non cambiate [...]. /// [...] /// Questi due mesi ci metteremo [...] viaggio, toccheremo tutte le 110 [...] bellezza [...] meravigliosa diversità del Paese. Questi due mesi saranno [...] appassionante che abbiamo per far vivere le [...] dare corpo ai nostri sogni. Non sono le speranze [...] di pochi. Sono le speranze e [...] milioni di persone, che insieme cambieranno [...]. La speranza, il sogno: [...[...]
[...]lcosa che non [...] e impegnarsi per [...] possibile. Cosa di più bello [...] La speranza, la fiducia nel futuro, è il [...] che [...]. È per [...] candido. Non per ricoprire una carica. E vi chiedo, nei [...] pensare non a quale partito, ma a [...] Paese. Facciamo un Paese grande [...]. Una Italia in cui [...] per lavorare. In cui studiare [...]. In cui le donne e [...] uomini ritrovino [...] viaggiare, insieme [...] futuro. In [...] il coraggio di rischiare il [...]. E forse, un giorno, ricorderemo [...] oggi, in una[...]