Brano: [...]sue divisioni [...]. [...] di un movimento [...] la storia [...] e delle contraddizioni dei suoi [...] dirigenti. È [...] dei perdenti, degli innovatori [...] i [...] MEZZI E FINI Dove [...] autoritarie a sinistra BRUNO TRENTIN A sinistra Alessandro Natta, [...] della svolta era presidente del Pci. [...] accanto Claudio [...] che faceva parte della [...] «Dopo le notizie da Berlino dalle federazioni ci [...] segretario mi disse: non [...] può cambiare il nome, ma ora non [...] SEGUE DALLA PRIMA Passa[...]
[...]dente del Pci. [...] accanto Claudio [...] che faceva parte della [...] «Dopo le notizie da Berlino dalle federazioni ci [...] segretario mi disse: non [...] può cambiare il nome, ma ora non [...] SEGUE DALLA PRIMA Passato e futuro Un muro tra [...] Natta [...] «Ha vinto Hitler. Il suo malumore e la [...] irritazione erano [...] che arbitrari. Eppure, qualche anno prima, [...] Berlinguer, Natta si era di fatto ritirato dalla [...] piena e impegnativa. Chi aveva occasione di [...] era colpito dalla lucida consapevolezza con cui [...] sé stesso e la condizione propria, quella [...]. Gli era chiaro che [...] solo di una politica ma di una [..[...]
[...]a segreteria del [...] risultato elettorale particolarmente deludente lo indusse ad [...] vertice, in aggiunta alla nomina di Occhetto [...]. /// [...] /// La stanza non è [...]. La luce elettrica non [...] la penombra. Mi sedetti davanti al [...] a Natta la domanda che, al telefono, [...] tante volte rivolta a me: «che facciamo?». Natta aveva una abitudine, [...] era diventato famoso, almeno fra chi lo [...] fronte a un problema, a una questione [...] posta, o che lui stesso retoricamente si [...] le braccia, le teneva aperte, sospese per [...] curvate in basso, come le ali di [...[...]
[...]amente si [...] le braccia, le teneva aperte, sospese per [...] curvate in basso, come le ali di [...] prima di spiccare il volo. Lui non spiccava nessun [...]. Con altrettanta lentezza ricongiungeva [...] intrecciava le mani. A quel punto il [...]. Natta drizzava la testa [...] corpo, con un piccolo spostamento sulle punte [...] piedi o con un assestamento se era [...] occhi [...] e riallacciava il discorso, [...] determinazione; il contrario della rassegnata e scettica [...] appena finito di manife[...]
[...]trario della rassegnata e scettica [...] appena finito di manifestare. [...] tuttavia, dava senso o [...] tutto quello che sarebbe stato detto di [...] come una ipoteca in nome della grandezza [...] della debolezza umana [...]. Anche quella mattina, Natta [...] con un «ma caro [...] cosa volete fare! [...] verbale non era una novità. Ad esso Natta talvolta [...] a togliere perentorietà alla silenziosa comunicazione corporea, [...] il dialogo, a [...] perdere quel peso di [...] non era possibile sottrarsi, obiettare. In quel momento, invece, [...] voce, la sottile smorfia [...] della bocca che[...]
[...] e [...] chiuso, guardingo, mi sembrò sottolineassero la ineluttabilità [...]. Già, cosa volevamo fare, [...] Non ci rendevamo conto della sproporzione fra [...] del fatto e la pochezza delle nostre [...]. Ma, poi, la conversazione [...] le cose che Natta disse tolsero ogni [...] a quel suo [...] le braccia. In quella occasione, nel [...] neanche [...] del tic, ma il [...] della pena per quel gli toccava di [...] dramma di una vita, e di tante [...]. In [...] restai quasi [...]. A parlare fu soprattu[...]
[...]tante volte. Ma non possiamo far finta [...] niente. Sì: cambiare nome non [...]. Ma è una premessa, una [...] un modo per far capire che non siamo indifferenti [...] che siamo capaci di reagire». Questo fu, grosso modo [...]. Dopo, parlò quasi solo Natta. Io ascoltai, con poche [...]. Parlò a me, che [...]. Non mi dimenticò del [...] credo, avesse per me considerazione e, anche, [...] affetto. Ma parlò soprattutto a [...]. Ho anche pensato, seriamente, [...]. Sai quando? Negli anni [...] cominciaron[...]
[...]; [...] questo secolo». Il discorso fu molto [...] argomentato: ma la sostanza fu questa. Mi restarono scolpite quelle [...] Hitler, il suo disegno». Credo di [...] capito, attraverso quelle parole [...] noi sia legato alla esperienza che gli [...]. Natta, con grande acume, [...] la portata storica di quanto stava accadendo, [...] sullo stesso piano della seconda guerra mondiale [...] conclusioni, sia pure con segno opposto. Ma lo interpretava, lo [...] categorie di allora, del passato. La lotta, lo [...]
[...]le [...] conclusioni, sia pure con segno opposto. Ma lo interpretava, lo [...] categorie di allora, del passato. La lotta, lo scontro [...] stessi che avevano segnato il secolo, il [...]. Neppure per vaga ipotesi [...] muro sarebbe potuta apparire a Natta come [...] quale potesse nascere qualcosa di nuovo e [...] positivo. La caduta di quel [...] con la ricomparsa della minaccia mortale bloccata [...] secolo prima. Quel muro, che tagliava [...] separava due [...] non era, in realtà, [...] perversa di[...]
[...]el [...] con la ricomparsa della minaccia mortale bloccata [...] secolo prima. Quel muro, che tagliava [...] separava due [...] non era, in realtà, [...] perversa di un autocrate del Cremlino; era, [...] che avevano vissuto la storia che aveva [...] Natta, [...] traduzione fisica delle paure e delle illusioni [...] portava dentro: il muro consentiva loro di [...] e, tutto sommato, di continuare a sperare; [...] che aveva spaccato il secolo e, aveva [...] che nel secolo hanno vissuto. Quel colloquio c[...]
[...]...] traduzione fisica delle paure e delle illusioni [...] portava dentro: il muro consentiva loro di [...] e, tutto sommato, di continuare a sperare; [...] che aveva spaccato il secolo e, aveva [...] che nel secolo hanno vissuto. Quel colloquio con Natta [...] che io abbia avuto con lui, nonostante [...] la simpatia che avevo nei suoi confronti [...] fosse reciproca. Almeno [...] con [...] e della sincerità. Dopo quel colloquio, e [...] ne seguì, qualcosa si ruppe e non [...] insieme. Come se, mentr[...]
[...] di giornale, dichiarazione [...] non parlasse del cambiamento del nome del PCI; [...] neppure ufficio di federazione, [...] o chiacchiera al bar fra iscritti in [...] discutesse dello stesso argomento. Nulla di strano, dunque. E credo che, lì [...] Natta non si sia sorpreso. Ma, dopo pochi giorni [...] Bolognina. Natta, il cui tasso [...] di diffidenza era un [...] superiore alla media, si [...] e il colloquio con [...] un rapporto; che, insomma, io quella mattina [...] lui per capire, in modo obliquo, quale [...] reazione se avessimo cambiato [...]. Si convinse c[...]