Brano: [...] [...] senza una mano, senza le gambe, cieco e con [...] ventre dissestato. Per sette giorni lo ha [...] giorno [...] non ha retto. Cosa sarebbe stato di [...] lui in uno stato di guerra, senza [...] sanitarie, senza pensione, senza servizi? Alberto Nardini, [...] chirurgo spezzino, non sapeva cosa fosse la [...] le mine, dove fosse il Kurdistan, se [...] o una regione e soprattutto dove cavolo [...]. Il nome aveva il sapore [...] leggenda o di una danza e poteva benissimo situarsi [...] una fiaba arab[...]
[...]o gli frullava [...] di riaffacciarsi al Terzo Mondo, lui che [...] con la famiglia in Brasile prima di [...] Italia. [...] era [...] ma qualcosa le fece [...] odori, quel corposo fetore di mercati, [...] zuccherino acido della frutta [...]. A [...] Nardini [...] arrivato per la prima volta [...] settembre [...] e [...] ritornato nel [...] per un soggiorno lavorativo di [...] tre mesi «conquistato» con ferie arretrate e aspettativa. Gino Strada, [...] di [...] lo ha chiamato al [...] ha detto: «Andiamo[...]
[...]iene rispettata». Le righe del fax [...] opache: «Pazienti assistiti: 49. Totale assistiti dal 31 [...]. Gino Strada è rientrato [...] Italia [...] poi è ripartito per il Kurdistan poiché [...] che [...] di [...] vivrà nonostante i cambiamenti [...] Nardini già organizza il suo prossimo viaggio con [...]. Quale città lo aspetta? Come [...] Certamente diverso da quando [...] lasciato: finestre protette da [...] sacchi di sabbia ovunque, croci rosse impresse [...] muri, i parenti dei bambini che fanno [.[...]
[...]composta da [...] settantina di letti, una terapia intensiva di 12 posti, [...] pronto soccorso, tre sale operatorie, una illuminata da cinque [...] di [...] la radiologia, un laboratorio, la [...] la riabilitazione, una mensa e una cucina. Oggi che Nardini è [...] Levanto tra cartellini da timbrare, cartelle cliniche [...] di ernia e [...] sul cellulare, gli pare [...] un refolo di vento gli restituisca il [...] posto lontano e vicino. E, forse, non ha [...] per spiegare che laggiù, solo laggiù, ha [.[...]
[...]ù una mia assenza [...] potuto significare nessuna assistenza. Non si trattava, in quel [...] di una mia cliente o di un utente [...] o un vicino di casa. Là, semplicemente, ero al [...] essere umano, uno dei tanti che soffre, [...] del mio lavoro». Nardini ha capito [...] la distanza, [...] che sfugge nella [...] concezione geografica e sociale. Distanza di mondi, per [...] destini, ma anche distanze vere di chilometri, [...] possibilità di salvezza. Per tre milioni e [...] in Kurdistan ci sono 10 mil[...]
[...]e, [...] densità abitativa che mette [...] già provate strutture sanitarie, dal pericolo di [...] e dal quotidiano affronto tra gente della [...] possiede 150 mila [...]. Quelle stampelle inutili «Se [...] catapultato per caso a [...] spiega Alberto Nardini rimarrebbe [...] handicappate che si incontrano per strada: bambini [...] privi di una mano, donne senza un [...] camminano su tricicli. Trattandosi di un terreno [...] sono praticamente inutili. [...] soluzione sarebbero gli arti artificiali. Ma si[...]
[...]olazione curda, visto che [...] prodotti da ditte italiane come la [...] e la [...]. [...] Lucky Star e Contrasto Un [...] nelle trincee curde Un posto in prima linea, la [...] bellica, una struttura per feriti [...] guerra e feriti da mine: Alberto Nardini, 45 anni, [...] chirurgo ligure, racconta la [...] esperienza [...] di [...] a [...] nel Kurdistan iracheno. Distanza di mondi, distanza [...] «Laggiù la mia assenza significa non assistenza». Nella sala operatoria illuminata [...] una [...] ha capi[...]