Brano: [...]e, è come se [...] incrinato. Perché ognuno ha pensato [...] propria tragedia, [...] addosso [...]. /// [...] /// Le nostre operatrici decidono allora [...] subito al lavoro. Divisi in tre gruppi, [...] affrontare altrettante [...] spazio, identità, muro. Sono i segni lasciati [...] Venezia, nelle tante discussioni, nei lavori prodotti. Ognuna di queste parole [...] strettoie della libertà e i modi di [...]. La scommessa è parlare di [...] in [...]. Partono i workshop, [...] sembra distendersi. Lavo[...]
[...]ste parole [...] strettoie della libertà e i modi di [...]. La scommessa è parlare di [...] in [...]. Partono i workshop, [...] sembra distendersi. Lavorano tutto il pomeriggio. Devono [...] fuori delle idee comuni. La discussione più serrata [...] «muro», dagli altri gruppi qualcuno cerca di [...] la voglia di non sentirsi esclusi da [...]. Ma i ragazzi allontanano [...]. La cosa che più [...] il modo deciso, secco, duro con cui [...] loro le cose più terribili, ma senza [...] pacati, condendo disi[...]
[...]allontanano [...]. La cosa che più [...] il modo deciso, secco, duro con cui [...] loro le cose più terribili, ma senza [...] pacati, condendo disillusione e rabbia. Ma il lavoro ferve, [...] colori, frasi, forbici, immagini, giornali. Si disegna il muro. Un israeliano ci mette subito [...] porta. Ma il vicino palestinese, sorridendo [...] aggiunge pure una chiave. Naturalmente, su quella chiave [...]. Sugli scaffali della biblioteca [...] rotocalco italiano del 1998, dove Al Bano [...] lascerà mai [...]
[...]realtà. Passano a [...] italiano Sandro De Bernardin e [...] moglie. Si fermano a parlare [...] e le ragazze. Li osservano al lavoro. Si dicono entusiasti. Nel pomeriggio, piccolo tour [...] che, da questa parte, si sta preparando [...]. Da sopra il Muro [...] Pianto [...] la scena incredibile: saranno migliaia a pregare. Il gruppo israeliano si [...] entrare. Ci tentano invece i [...]. Che tornano ovviamente indietro. Ma sono troppo eccitati [...] Al [...] toccano le pietre, i [...] qualcuno piange[...]
[...]tri. Ci colpisce il fatto [...] un gioco. Sorridiamo pensando a tutti [...] giochi di ruolo: questi [...] usano prima di tutto [...] come fosse il gioco della bottiglia per [...]. Lo spazio, e infine [...] due cartelloni diversi. Perché, dicono, «il muro [...] la protezione, la privacy, ma può essere [...] prigione, separazione». [...] bridges, [...] è lo slogan che ne [...]. Si decide che Ahmad, [...] e Alice, scelti dai [...] ritrovino nel pomeriggio, per tentare di scrivere [...] intenti comune. [...]
[...]ori. Perciò [...] dapprima timido, si fa [...] sonoro, a scena aperta e alla fine, [...] proscenio, il regista, il direttore, i cantanti [...] di scena. Tutti riuniti, assieme [...] nella grande festa. Tra tensioni disperazioni e [...]. Parlando del muro [...] delle bombe sui bus Ci [...] trova tutti a Gerusalemme in un bellissimo edificio, che [...] fatto apposta per ospitare la pace. E inizia la vita [...]. Dieci ragazzi palestinesi, dieci [...] in un progetto sostenuto [...] mondiale della sanità[...]