Brano: [...]sultati. E gli italiani? [...]. Il 7 aprile si è [...] anche una mostra di carte, libri, fotografie, documenti [...] che rimarrà aperta fino al [...] aprile. Intellettuale raffinata, autrice di [...] sperimentatrice di forme aperte del testo, Gianna Manzini (Pistoia [...] Roma 1974) esordisce nella Firenze [...] con il romanzo «Tempo [...] autrice di racconti e prose narrative (da «Incontro [...] 1929, a «Sulla soglia», 1973), di romanzi («Lettera [...] «La Sparviera» 1956, [...] cosa», 1961, «Allegro [...]
[...] [...] prospettive di ricerca sul suo laboratorio creativo [...] inediti. Alcuni scrittori, magari grandissimi, [...] pioggia, altri provocano cambiamenti totali nel modo [...] mondo, modificano il nostro percorso intellettuale. Così ha fatto Gianna Manzini [...] entrata casualmente nella mia vita di ragazza. /// [...] /// [...] chi nasce con una vocazione [...] per [...] meglio, [...] una assoluta preferenza vitale. Bene, la mia «assoluta [...] stata la lettura: leggere di giorno e [...] tutto di tutt[...]
[...], a [...] diversa: la guerra, il [...] dittatura, tutto è finito e ci si [...] mondo, rimasto sconosciuto. Torniamo invece a quello [...] quattordici e i quindici anni quando, in [...] letture voraci e sconclusionate, appare la presenza [...] Gianna Manzini. A che punto siamo [...] Le vetrine dei librai che cosa propongono degli [...] Di conseguenza che cosa leggo di loro? I [...] primo piano: campeggia [...] omnia di Mosca, amatissimo [...]. Spicca alle spalle, bene in [...] il grigio delle copertine [...]
[...] realtà. Non avevo, neanche da [...] di una differenza tra comunicazione ed espressività, [...] non per larvate intuizioni la differenza degli [...] cosa significava secolo più e secolo meno. A questo punto entrò [...] di lettrice un libro di Gianna Manzini. Rive remote, racconti pubblicati [...] benissimo come era esposto in vetrina. Non essendo un libro nuovo, [...] di circa due anni prima, era stato collocato un [...] a lato, con una copertina che mi parve elegante, [...] mi appare [...] così. Il ti[...]
[...]ima, era stato collocato un [...] a lato, con una copertina che mi parve elegante, [...] mi appare [...] così. Il titolo mi attirò. Perché «remote»? Mi pareva [...] a una poesia, pensavo a Leopardi che [...]. Così, seguendo questo punto [...] Gianna Manzini, fin dalle prime pagine, mi iniziò a [...]. [...] nelle sue frasi una sottile [...] che non sapevo da che cosa provenisse, e parole, [...] concepiti in modo alternativo a a quelli che avevo [...] trovato. Registravo sentimenti di un [...] da quelli [...]
[...].]. Mi pareva di scoprire, [...] letteratura, la narrativa dunque, era la strada [...] dire ciò che non si sarebbe potuto [...]. Cominciavo a capire che [...] dello scrivere ha inizio [...] essenziale delle parole. Seppi molto più tardi [...] Gianna Manzini: dalla rivista [...] una delle poche che [...] Chiasso, dalla cultura francese, da Proust e Valery. In Italia nel 1942 [...] più tardi, quando si affacciarono cambiamenti di [...] romanzo impegni e ideologie. Insomma era il rapporto [...] che avrebb[...]
[...][...] a dodici anni. Infine, con una decisione [...] mi fa onore, via tutto Fogazzaro e Giovanni Papini. Ebbi coraggio, ma come [...] sbagliano: lo imparai più tardi. La verità era che [...] ciò che rappresentava per me la scrittura, [...] di Gianna Manzini, mi impediva di vedere [...] anche tutto il resto era letteratura o [...] rappresentava il mio tempo. Dopo, i pentimenti non [...] riempire i vuoti con gli stessi libri, [...] del passato immaturo. A [...] non ho più ricomperato [...] Fogazzaro o Pa[...]
[...]turo. A [...] non ho più ricomperato [...] Fogazzaro o Papini. Nella mia «biblioteca» di [...] un metro e trenta, i vuoti a [...] si riempirono [...]. Arrivava Montale con Ossi [...] Le occasioni. /// [...] /// Intanto la scoperta della [...] Gianna Manzini, aveva prodotto un lavorìo interno, il [...] nebulosa e sempre meno approssimativa, che avrebbe [...] con una parola che piaceva alla scrittrice, [...]. Esso diventò poi il fine [...] una vita. Così nascevano , quasi per [...] prova segreta o un esp[...]
[...][...]. [...] dello scrivere era cominciata e [...] psicopompo era stata, come è giusto, una donna. Infine: poiché gli scrittori [...] ad ogni angolo della loro strada sono [...] e misconoscere, nel dopoguerra e dopo, catalogai [...] e scelte. Gianna Manzini fu annebbiata [...] esigente, straordinario e duro. Nella letteratura si affacciava [...] Storia, [...] tragedia del mondo, «gli altri» prendevano possesso [...]. Pratolini, Hemingway, Pavese, Ginzburg, Faulkner, Morante [...] Moravia e insieme [...[...]
[...] a strutturare, oltre che a, moltiplicare le sue caselle. Mettevo insieme qualche idea [...] tra modi [...] e [...]. Niente, quindi, di fatto, [...] dai tempi [...] era stata imboccata. E se passiamo, con [...] anni [...] e a quelli del [...] Gianna Manzini uscì dal raggio dei miei [...] rientrò, sempre per caso, nei miei interessi [...] grado di [...] la presenza singolare nella [...] maniera diversa, critica. Ciò non ne inficiava il [...] ma lo incastonava in una storia della cultura che, [...] ci ri[...]