Brano: [...]Laura Morante e a Ludovico Einaudi). Il suo ultimo libro [...] Davanti al dolore degli altri (Mondadori, pagine 112, Euro [...]. È un libro sulla [...] e realtà. Molto critico con la [...] la televisione. Se però le chiedi: [...] parla il suo libro? Lei risponde: «della [...]. Lei sente di avere [...] sulla guerra, e probabilmente è così. Lei la guerra [...] vista, per esempio ha passato [...] anni a Sarajevo, tra il [...] e il [...] durante il furibondo assedio dei [...]. E sa che averla [...] moltissimo il suo modo di pensare e [...] struttura di fredda intellettuale [...]. Signora, le[...]
[...]to [...] anni a Sarajevo, tra il [...] e il [...] durante il furibondo assedio dei [...]. E sa che averla [...] moltissimo il suo modo di pensare e [...] struttura di fredda intellettuale [...]. Signora, leggendo il suo [...] di [...] capito questo: lei pensa [...] sia molto superiore [...]. Lei pensa che la [...] pensiero, giudizi; [...] invece, da sola, trasmette [...]. E così? Se uno [...] ha bisogno [...] se uno invece vuole [...] bisogno della parola, della scrittura. Io non sarei mai [...] alle immagini, al piacere che [...] mi dà, ch[...]
[...]arola, della scrittura. Io non sarei mai [...] alle immagini, al piacere che [...] mi dà, che non [...] un piacere inferiore a quello che mi [...] è un piacere diverso. Se il problema è [...] una cosa, però, allora sì: le parole [...]. Nel suo libro lei [...] gli americani sono formidabili nel curare la [...] commessi dagli altri popoli, ma invece sono [...] dei propri orrori. Lei dice, ad esempio, [...] America non [...] un museo sulla schiavitù, [...] museo su Hiroshima, non ce ne è [...] dei pellerossa. Qual è il motivo [...] La grande forza, il grande potere degli Stati Uniti [...] basa su tre convinzioni inattaccabili ch[...]
[...]...] che fu un crimine di guerra, o [...] di lanciare la bomba su [...] si poteva almeno aspettare [...] vedere se il Giappone si arrendeva. Qualcuno vide in anticipo [...] mostra e protestò, la faccenda andò di [...] Senato e la mostra non si fece. Lei vuol dire che in America [...] una discreta censura? Certo che [...] censura. Guardi la storia recentissima. Il governo ha deciso [...] guerra in Iraq. Bene, sui nostri media, [...] Tv, [...] si fanno vedere le vittime civili, si [...] si nascondono[...]
[...]nno sul Medio oriente: [...] un luogo instabile e minaccioso. La seconda ragione è [...] americano non si sente (ne si sentirà) [...] vincolato da alcun trattato, né dal diritto [...]. Per questo ha deciso [...] paese del [...] e ha scelto il [...]. Lei pensa che [...] fosse il paese militarmente più [...] del [...] Sì, penso questo. Si sapeva benissimo che [...] molto debole e si sapeva che non [...] sterminio di massa. Per questo è stato [...]. La conquista [...] ha consentito di raggiungere [...[...]
[...]to di raggiungere [...] dimostrare che quella parte del mondo può [...]. Era questo il piano [...] ed è stato portato a termine con [...] violazione del diritto internazionale. Tutto ciò non toglie [...] convinzione che [...] fosse un orribile [...] Lei però, quattro anni, [...] guerra del Kosovo. Perché rovesciare [...] è imperialismo e rovesciare [...] va bene? Forse [...] era più pericoloso di [...] era pericoloso, molto pericoloso [...] gente. Non per il mondo. È vero, io ho [...] di deporre [.[...]
[...]..]. Io credo che in [...] spedizione militare contro un leader che sta [...] dentro e fuori dai suoi confini, sia [...]. Per esempio io sono [...] inglese in Sierra Leone, e mi sarebbe [...] mandato qualcuno a fermare il genocidio in Ruanda. Quindi lei non ha [...] guerra? Le critiche le ho. Per esempio deploro quei [...] metri, che provocavano vittime civili e danni [...]. Ma queste critiche non [...] idea sulla sostanza. Io ho giustificato [...] americano in Jugoslavia soprattutto [...] era chia[...]
[...]gnoli e si presero la [...] a Cuba, e la [...] del diavolo, dove non [...] Stato, non [...] legge, non ci sono [...]. E ora stanno usando [...]. Pare che addirittura stiano [...] camera della morte dove eseguire sentenze capitali [...] magistratura. Lei ha vissuto tre [...] Sarajevo, sotto il fuoco delle bombe serbe. Questa [...] esperienza ha pesato sulla [...] posizione a proposito della guerra [...] a [...] Me lo chiedo continuamente [...]. Si credo di sì, credo [...] sulla mia [...] decisione d[...]